Archive for gennaio, 2019

Fenomeno 500, nonnetta con numeri da record nel mondo

Fenomeno 500, nonnetta con numeri da record nel mondo


È difficile da spiegare agli analisti dell’auto il perché e il percome la Fiat 500 a dispetto dei suoi quasi 12 anni di vita riesca a rimanere un fenomeno di vendite in giro per il globo, ma così è. La chiusura dei dati relativi all’anno 2018 dice che la nonnetta ha ottenuto il suo secondo miglior risultato di sempre con una quota del 15% nel suo segmento in Europa, pari a quasi 200 mila pezzi.
La creatura di Giolito, con il design fresco e a quanto pare pure intramontabile, è stata la più venduta su 11 mercati del Vecchio Continente ed è salita sul podio in altri quattro a riprova che il made in Italy ha ancora un senso e un sapore. Quello che più inorgoglisce è che a dispetto di un’età che per altri modelli sarebbe fatale, è che l’80% delle vendite si contano fuori dai confini italiani (ben 100 i mercati nel mondo) e questo aggiunge stupore a stupore.
Fino a quando si potrà andare avanti? La domanda è lecita, ma la risposta è complessa. Già due anni fa, in occasione del decennale del grandioso lancio mondiale a Torino con un ritorno mediatico che lasciò tutti a bocca aperta, in tanti profetizzarono un declino rapido e doloroso. Al contrario i numeri sono cresciuti e l’accoglienza da parte dei compratori è rimasta caratterizzata dallo stesso entusiasmo.
Il suo messaggio mi pare comunque chiaro: se si azzecca il prodotto le soddisfazioni arrivano puntuali. E per prodotto si sottintende l’insieme dei valori: la guidabilità, i motori, le finiture e il glamour che è qualcosa che va oltre alla bellezza e tocca corde che saltano il cervello e puntano direttamente al cuore.
Un mix così è davvero raro, soprattutto da una ventina d’anni in qua dove l’auto intelligente, affidabile e con un ottimo rapporto qualità/prezzo è stato il mantra di tutti i costruttori. Nel mare delle auto grigie metallizzate la 500 si è imposta con tutta una gamma di colori sfacciati, è uscita dal coro delle auto con un bagagliaio che era puntualmente il più capiente della categoria per proporne uno che è meglio lasciar perdere, costava più della media e spesso offriva meno gadget della media, però era perfetta per chi cercava proprio una cosa così, unica e godibile.
Sostituirla non sarà facile, probabilmente sarà anche impossibile perché certe cose non nascono a tavolino o dentro un computer. Però adesso che Marchionne è entrato in un oblio quasi sorprendente, uscito da tutti i discorsi e da tutte le celebrazioni con una velocità che sgomenta, ricordare che dietro al concepimento della 500 ci sia stato anche il canadese, che per tutti non era certo un “car guy”, mi pare giusto ricordarlo. Era la vettura che citava sempre con più passione aggiungendoci un sorriso che la diceva lunga. La spinta (anche economica) che diede a Luca De Meo perché l’anteprima mondiale potesse lasciare il segno di una Fiat che stava uscendo dal coma profondo in cui l’aveva trovata appena quattro anni prima, fu un segnale forte e forse lo era stata anche la decisione di farla diventare la prima auto elettrica del Gruppo. Alla gente, persino agli appassionati, queste cose sfuggono, ma agli addetti ai lavori no. E parlano chiaro così come stanno ancora parlando i numeri.

Sorpresa: la passione pare che esista ancora!

Sorpresa: la passione pare che esista ancora!

gennaio 18, 2019  |  Senza categoria  |  42 Commenti  |  Lascia un commento


Ermete Tombolini vende automobili in una concessionaria multimarca di un centro della bassa padana dove la pianura va a sbattere contro le prime colline. L’ho contattato qualche giorno fa riguardo l’argomento della pazzesca multa sanzionata dall’antitrust per il cartello sui finanziamenti. Volevo capirne un po’ di più da uno che lavora sul campo, e nel corso della lunga conversazione si è parlato anche di acquisti in contanti in calo. Ma quello che però vi vorrei trasmettere è il suo stupore quando nei primi giorni di quest’anno si è visto entrare in concessionaria uno sbarbato cliente che cercava come usato una vettura divertente da guidare. Queste, più o meno, sarebbero state le parole che hanno stupito il venditore: «Non mi interessa la potenza assoluta, anche perché ho un budget sui 15 mila euro, ma vorrei un’auto che mi trasmetta il piacere della guida perché attorno a casa mia ci sono delle strade magnifiche su cui godermela.»
Ecco qui la meraviglia di Tombolini che, a suo dire, erano anni che non si trovava davanti un giovane con addosso la voglia di godersi una macchina per quello che la caratterizza come DNA e non per quello che c’è sopra. Non voleva i gadget, l’infotainment, la tinta, le comodità quanto l’handling, la frenata, il cambio ravvicinato o comunque ben scalato.
E lì il venditore, per sua ammissione imbarazzata, si è sentito preso in contropiede perché non è più allenato sulla materia per mancanza di abitudine. E mi ha trasmesso il suo imbarazzo insieme alla sua sorpresa.
Dunque, confinato in una provincia meno alla ribalta dove l’eco delle vetture per forza rispettose di tutto è meno pressante, c’è ancora qualcuno fresco di patente che chiede all’automobile quello che è stato centrale per quasi un secolo: non soltanto l’esigenza primaria di spostarsi ma anche il gusto di guidare. Mi pare una bella notizia. Anche voi vi siete imbattuti in casi simili, o proprio più niente, come peraltro sostengono i grandi produttori di vetture generaliste rigurado le esigenze dei nuovi automobilisti?

Vista nel retrovisore, l’auto che mi attizza di più è la Maserati Ghibli

Vista nel retrovisore, l’auto che mi attizza di più è la Maserati Ghibli

gennaio 11, 2019  |  Senza categoria  |  57 Commenti  |  Lascia un commento


Al volante macino decine di migliaia di chilometri. Lo faccio da una vita e in 52 anni di patente ho sicuramente passato il traguardo dei due milioni. Tanta autostrada sotto le mie ruote con un mondo diviso in due, quello che mi sta davanti e quello che percepisco nello specchietto retrovisore dentro l’abitacolo.
Nel tempo ho memorizzato i frontali delle auto fissandoli in due album, quelli anonimi e quelli che mi hanno entusiasmato. Ovviamente i primi sono molto di più dei secondi ed è normale che sia così perché le svolte stilistiche che reggono nel tempo sono rare. Ovviamente il doppio rene della BMW lo vedi subito, così come la forma rinnovata nel tempo ma sempre fedele all’originale delle Porsche 911 s’intuisce alla prima occhiata. Lo specchietto in questo non fa sconti: il tempo di osservazione è sempre velocissimo e fa subito da spartiacque. Non per niente la genialità di Walter De Silva allorché s’inventò il single frame dell’Audi resta una pietra miliare perché improvvisamente una marca passò dall’essere impersonale per diventare improvvisamente chiara, una valenza che ne ha cambiato il destino.
Ma al di là di tutto c’è poi il messaggio che passa dall’immagine riflessa direttamente al cuore quando sopraggiunge qualcosa che appare entusiasmante per chi sta al volante. Ed è una sensazione che cambia da guidatore a guidatore perché i gusti, vivaddio, restano gusti.
Così adesso ho capito che il frontale che mi emoziona di più, quando lo vedo ingrandirsi nel mio specchietto per confondersi con il mio immaginario, è quello della Maserati Ghibli, ma perché no, anche quello della Quattroporte. Ovviamente non ho una spiegazione precisa, ma è una cosa mi apparsa chiara nei giorni scorsi mentre percorrevo la A1 per raggiungere Milano. Magari per voi non sarà così. Ed è il bello del nostro mondo dove c’è spazio per tutti in base alle singole sensazioni, e non è neppure detto che qualcuno ci faccia caso o ci abbia mai pensato. Ma io mi sono convinto della mia scelta anche se ho realizzato la cosa soltanto adesso. E sono curioso di sapere il vostro parere, se mai ce l’avete. Ma non parliamo di bellezza o meno di una vettura rispetto a un’altra, di una marca rispetto a un’altra, ma soltanto dell’impatto visivo nel retrovisore che è una cosa ben diversa. Dai, dite la vostra.

Ecotassa, multe, Rca: la batosta continua imperterrita

Ecotassa, multe, Rca: la batosta continua imperterrita

gennaio 4, 2019  |  Senza categoria  |  32 Commenti  |  Lascia un commento


Da anni ormai Emilio Deleidi, collega dalla competenza esemplare, tiene una lezione nei Master automotive della nostra Accademia che s’intitola “L’auto come bancomat dei Governi”. Dura quasi due ore, ma tra poco questo tempo non basterà più perché dal dopoguerra in avanti ogni scusa è sempre buona per vessare l’automobile e fare cassa.
Con l’anno che va incominciare, in attesa degli aumenti delle tariffe autostradali che sono stati soltanto rinviati per non eccedere nella vergogna, tocca agli incrementi sulle assicurazioni dopo un incidente, alla stupida e irritante ecotassa che è soltanto un volgare pretesto per racimolare qualche milione in più – che sarà vanificato dalla depressione del mercato e costerà molto di più in termini di mancata IVA – e, guarda un po’, sull’aumento delle contravvenzioni che già sono carissime.
Perché tanto accanimento contro le auto è facile da capire: si raccatta più denaro che da qualsiasi altra parte ed molto difficile scamparla. Si obietterà, nel caso delle multe, che molti non le pagano; è vero, succede, ma chi Governa lo sa bene così come sa che quelli che le pagano continueranno a farlo mentre quelli che non lo faranno continueranno come prima. In pratica a essere vessati saranno sempre quelli ligi e tanto peggio per loro.
Paghiamo le tariffe delle assicurazioni più salate d’Europa, paghiamo le contravvenzioni più care del Continente, ci distinguiamo come nessuno per le accise spropositate sulla benzina, paghiamo sin dall’acquisto dell’auto una tassa di possesso, subiamo una imposta provinciale di trascrizione legata ai passaggi di proprietà, teniamo in piedi a caro prezzo due registri automobilistici (la motorizzazione e il PRA) e mi fermo qui perché l’elenco diventa offensivo più ci si addentra nei rigagnoli dei costi accessori come le patenti, le revisioni, i passaggi di proprietà, le demolizioni e così via.
Cambiano i padroni del vapore ma è sempre tutto come prima. Vi ricordate Salvini che in campagna elettorale prometteva la riduzione delle accise sui carburanti? E i grillini che si stracciavano le vesti a favore dell’ambiente e poi mettono gli sgravi a chi si può permettere una Tesla anziché favorire uno svecchiamento del parco circolante visto che qualsiasi veicolo nuovo è più pulito di quello che va a sostituire? I gialloverdi di oggi come i rosso-sbiaditi di prima, gli azzurri e tutti gli altri che sono stati al comando in non importa quale repubblica, con buona pace di tutti quegli automobilisti che quando devono cambiare vettura fanno il giro delle concessionarie di un’intera regione per spuntare 200 euro di sconto in più. Poveri loro, poveri noi e povera automobile da troppo tempo non soltanto tosata ma addirittura scorticata.