Chi non mette la cintura è un asino addirittura

Al solito vi porto anche argomenti che mi suggerisce la vita quotidiana. Nei giorni scorsi sono stato a Roma e sono rimasto abbastanza sconcertato osservando il traffico che mi passava sotto gli occhi. Ho aspettato una persona all’incrocio tra via Margutta e via del Babuino e siccome ero in grande anticipo mi sono concentrato sulle persone al volante scoprendo, con triste sorpresa, che troppi, quasi la metà dei guidatori, non indossavano le cinture di sicurezza. Per la verità tanti usavano tranquillamente anche il telefonino tenendolo appoggiato all’orecchio, ma lo stupore per le cinture è stato più grande. Siccome è noto che è proprio andando a bassa velocità che le cinture compiono al meglio il loro dovere, e che la maggioranza degli incidenti avviene in città, non mi spiego perché tanta intolleranza verso uno strumento così utile. È vero, molti erano autisti di auto di servizio (già, forse loro sono convinti di essere immortali) ma la fauna a cintura libera era comunque molto variegata: tanto donne in particolare, quelle che di solito sono più prudenti.
La mia, va detto, non è un’analisi scientifica; però ho aspettato molto e controllato molto. Potrei aggiungere che a Milano, Bologna e Trieste, le città che frequento di più, non è così e che forse Roma non è “il centro di Roma” ma un’area più vasta e articolata. In ogni caso mi ha colpito tanta inutile e sciocca negligenza. È così anche dalle vostre parti? E se fosse mai così, perché secondo voi gli automobilisti sono tanto stupidi da mettere inutilmente a rischio loro stessi quando sono al volante? Leggi tutto

Maleducazione al volante regola costante

È vero, usare l’auto è sempre più una tortura. Penso ovviamente a uno come il sottoscritto che ogni anno percorre più di 50 mila km e che deve confrontarsi continuamente con la maleducazione di troppi.
Gli esempi per prendersela con i consimili si sprecano, e non mi riferisco ai casi più eclatanti di rozzezza su quattro ruote, ma soprattutto ai quei comportamenti sbagliati ostentati come diritti.
Mi spiego meglio con un paio di esempi. Il primo è l’insofferenza di troppi ad usare in autostrada la corsia di destra. Il problema, va detto, si è evidenzia quando le corsie sono più di due. In questo caso troppi occupano di default quella di mezzo, spesso addirittura la terza quando si tratta di autostrade a quattro corsie.
Hai voglia di velocizzare il traffico, se tra un camion e l’altro ci sono 500 metri liberi ci fosse mai uno che si mette tutto a destra. No, i più stanno in mezzo così che le tre corsie i riducono di fatto a due. Dice: ma io procedo a 130 all’ora, cioè alla velocità massima permessa dal codice, quindi che cosa importa dove mi piazzo? In teoria è vero, ma siccome a quella velocità si può viaggiare anche affiancati che male c’è se si sfrutta tutta la carreggiata anziché soltanto due terzi? Evito poi di sottolineare come molti stiano in mezzo anche andando più piano dei 130, a volte persino molto più piano salvo poi prendersela con quelli che magari li passano senza fare zigzag restando sulla loro corsia di marcia (compresa quella più a destra) come avviene su tutte le autostrade del mondo. Se tutti si sforzassero di comportarsi come il codice prevede, e cioè occupando sempre la corsia libera più a destra possibile, il traffico sarebbe molto più scorrevole a vantaggio di tutti, specie dei tanti che in auto sono costretti a viverci macinando chilometri non per piacere ma per lavoro.
Altro caso, molto differente ma altrettanto istruttivo se non proprio comune, è l’aggressività che si palesa anche in situazioni ben più tranquille. Venerdì ho affiancato una signora ferma a un semaforo con al suo fianco un bambinello in piedi e appoggiato alla plancia. Mi sono permesso di avvertire la signora che così facendo metteva a grande rischio l’incolumità del ragazzino (se c’è un tamponamento, se parte l’airbag…) e per risposta mi sono preso un “Si faccia gli affari suoi: il figlio è mio e faccio quello che mi pare”.
Villana? Certo, ma soprattutto male informata che in tempi di sanità pubblica i costi cadono su tutta la comunità, compresi gli eventuali che dovessero mai accorrere a suo figlio.

Non male il nuovo codice. Però…

agosto 5, 2010  |  Codice della strada  |  226 Commenti  |  Lascia un commento

Un lettore mi ha scritto per conoscere la mia opinione sul nuovo codice della strada. Gli ho risposto direttamente, ma l’argomento sollevato può essere d’interesse generale e quindi lo propongo a tutti voi anticipando il mio punto di vista, ma ben curioso di conoscere la vostra opinione su cosa vi è piciuto e su che non vi è andato giù.

Allora, tutto sommato, a me è sembrato che sia stato fatto un buon lavoro, anche con opportune limature su posizioni tempo fa piuttosto sbilanciate. Tre cose, però, non mi convincono per nulla e le elenco di seguito:

1. Non è passata la proposta che prevedeva l’obbligo per chi è avanti con l’età di presentarsi alla visita di controllo per il rinnovo del permesso di circolazione con una lettera (chiusa) del medico di base da consegnare al medico esaminatore. Quest’ultimo, infatti, non può sapere le reali condizioni fisiche dell’esaminando (se soffre di malattie che possono presentare complicazioni pericolose quando si è alla guida – tipo l’epilessia – oppure se prende medicinali che possono generare sonnolenza e così via). Questo per trasferire la responsabilità della concessione del rinnovo della patente su chi può saperne molto di più di quel poco che si può scoprire in un controllo per forza di cose troppo sbrigativo.

2. È rimasto l’obbligo del limite di velocità dei 100 orari in autostrada per i neo-patentati. Un errore, secondo me, perché si obbligano proprio i meno esperti a circolare in mezzo ai veicoli più pesanti, cioè là dove il pericolo è maggiore e dove la visibilità è più scarsa.

3. È rimasto il limite per i neo-patentati di condurre esclusivamente vetture di scarsissima potenza (50 kW per tonnellata con un massimo di 70 kW). Un’ingiustizia bella e buona perché va a colpire le famiglie meno abbienti, quelle che non si possono permettere un acquisto ad hoc, peraltro di un’automobile poi difficilmente rivendibile. Col risultato che nella maggioranza dei casi o il neo-patentato non può guidare, oppure lo fa con l’auto che c’è in casa, ma entrando immediatamente (per quanto giocoforza) nell’illegalità.

Capisco, in quest’ultimo caso, le buone intenzioni del legislatore, preoccupato dei giovani e di tutti gli incidenti gravi che li coinvolgono, ma non si può pretendere che le famiglie (che magari lo farebbero anche, se ne avessero la possibilità economica) debbano acquistare delle auto apposite per far fare esperienza agli aspiranti autisti. Biasimarli è come incolpare quelli che ancora viaggiano con auto vecchissime e inquinanti: lo fanno perché sono nemici dell’ambiente o perché non hanno la possibilità di comperarsi un’auto più nuova?