La crisi delle auto “pulite”

Il Centro Studi dell’Unrae, l’associazione dei costruttori esteri in Italia, ha elaborato una serie di dati previsionali per l’anno in corso. Dalla loro lettura si evidenzia una realtà che deve preoccupare non poco i fautori dell’auto eco-sostenibile. Alla fine del 2011, infatti, le vetture nuove a gasolio faranno la parte del leone tra le vendite, arrivando alla quota del 55%. Una crescita costante dopo la grande flessione del 2009. In leggerissima ripresa anche le auto a Benzina, assestate attorno al 40%, mentre continua il crollo delle auto a Gpl che non arriveranno al 3% e di quelle a metano (1,5%) oltre alla stagnazione delle ibride che piacciono a tutti ma non vanno oltre lo 0,4%.
Morale: senza gli incentivi, che furono la molla per il boom del 2009, all’utente italiano l’acquisto di un’auto a basse emissioni interessa un fico secco. È amaro constatarlo, però così è e le cifre lo testimoniano in maniera inequivocabile.
In compenso bisogna sottolineare che la media delle emissioni delle vetture nuove immatricolate nel 2011 sarà al di sotto dei 130 g/km di CO2 anticipando l’obiettivo fissato dall’Unione Europea per il 2012, traguardo centrato molto per merito della progressione delle vetture Diesel che, come è noto, hanno emissioni di CO2 più basse rispetto alle auto a benzina perché consumano meno.
A questo punto come dobbiamo leggere i dati? Strappandoci i capelli per il disinteresse generale verso le auto a Gpl o a metano (quest’ultimo fiore all’occhiello del costruttore nazionale) o rallegrarci per il lavoro complessivo del mondo automotive che lavora di lena per abbassare le emissioni sulle vetture tradizionali?

Jacky Ickx e la Scirocco a metano

ottobre 12, 2010  |  Ecologia, Formula 1, Volkswagen  |  72 Commenti  |  Lascia un commento

Sabato sera ho cenato con Jacques-Bernard Ickx detto Jacky, il formidabile asso belga capace di vincere in F.1, dominare la scena nelle gare riservate ai potentissimi prototipi, leggenda vivente legata ai suoi successi a Le Mans e grandissimo interprete dei rally-raid.

Ickx aveva appena finito di guidare la VW Scirocco R a metano come apripista al Rally Legend che si è corso tra ali di folla nei dintorni di San Marino, e mi ha raccontato cose mirabolanti di questa vettura che ha quasi 280 CV ed emissioni di CO2 dell’80% inferiori a un identico modello a benzina.

Uno come lui, che con la velocità ha stretto un patto trentennale, era come un bambino emozionato davanti a un regalo. Parlava delle prestazioni di quest’auto, troppo normale per uno che ha corso con tutto e vinto con tutto, come di un bolide dalle sensazioni inimmaginabili. “Va a metano – diceva – ma spinge con una rabbia che non ti puoi aspettare”.

Gli ho chiesto se il futuro può essere in auto così, poco inquinanti e molto potenti, e lui mi ha risposto che non lo sa, anche se è sicuro che un’auto elettrica brividi simili non li potrà mai dare.

Jacky ha gareggiato in un periodo che le corse piangevano un campione alla settimana, in cui i piloti di più alto livello correvano ogni domenica non importa su quali automobili “Perchè dove c’era un ingaggio si andava, e quando l’ingaggio non c’era si correva perché ci piaceva farlo” sottolineando di quanto sia contata la fortuna per riuscire a sopravvivere. “Ci infilavamo dentro vetture che ti fasciavano di benzina, con telai a traliccio pronti ad aprirsi in maniera miserevole al primo impatto, ci davamo ruotate su piste fitte di alberi e circondate da muretti; a Le Mans – corsa che lui ha vinto 6 volte – si arrivava ai 350 e ci volevano 500 metri per rallentare. Sì, tra la vita e la morte passava solo un alito e io quell’alito l’ho sentito vicino molto spesso, ma mi è sempre andata bene”.

Ha sfiorato due mondiali in F.1 e ne ha vinti due coi prototipi dominando persino la Parigi-Dakar. “Alla fine avevo la stessa voglia degli inizi, ma capivo che non era la stessa cosa. Io ogni domenica guardo Schumacher e mi dico che è un fenomeno. A quarant’anni prende pochissimi decimi dai più veloci e s’impegna come un ragazzino. Ma io lo so che per uno di quarant’anni non c’è niente da fare contro un rivale di venti se questo va forte come te. Non sbagli niente, però lui va un pelo di più. Non è il coraggio, è l’età che ti frega. E la F.1 non perdona chi è vecchio”.

Ero a bocca aperta nell’ascoltarlo: un fiume in piena, uno che ne ha viste tante, sazio di corse e di gloria. Però quando raccontava della Scirocco gli brillavano gli occhi e lì ho capito che le automobili, certe automobili, possono sorprenderti sempre, anche se vanno a metano; e che forse per questo ci sarà puntuale un modello che ci farà innamorare, che una macchina non sarà mai uguale a un elettrodomestico. E sono andato a letto sereno.

New York, vecchi taxi addio. E da noi?

luglio 30, 2010  |  Ecologia  |  30 Commenti  |  Lascia un commento

Una svolta epocale sta per travolgere l’America più romantica e soprattutto la città di New York. I grandi taxi gialli, quasi tutti Ford Crown Victoria, sono destinati ad andare in soffitta. Popolarissimi nei film a stelle e strisce e protagonisti assoluti nel traffico della Grande Mela, i “yellow cabs” dovranno fare posto ai “taxy of Tomorrow”, i taxi di domani, che dovranno essere esclusivamente veicoli rispettosi dell’ambiente.

È partito un concorso con proposte riservate a mezzi elettrici, ibridi, plug-in o almeno a gas naturale, possibilmente con una forma vicina alle monovolume e comunque con dimensioni molto contenute; ed entro fine anno si deciderà la direzione da prendere.

Per gli americani sarà un vero choc perché i taxi attuali, esagerati e scomodi, capaci di sfiorare i 5 metri ma con bagagliai angusti e niente spazio a bordo per le gambe dei passeggeri, fanno parte del panorama e hanno ritmato la storia della città più importante del mondo. Si parla anche di una resistenza cocciuta dei tassisti, spaventati dall’idea di dover spendere fior di quattrini per aggiornare il loro parco auto. Però, prepariamoci, perché presto il tema si trasferirà nel resto del pianeta. Sarà un bene perché quando si parla di città pulite l’esempio deve sempre partire dai mezzi pubblici, comunque non sarà facile perché si fa presto a dire elettrico, ma se duemila taxi a Roma dovranno ciucciare corrente, dove potranno farlo se non si provvede prima a una seria rete di distribuzione?