Le incertezze di Ecclestone

marzo 17, 2011  |  Formula 1  |  31 Commenti  |  Lascia un commento

Tra pochi giorni il Circus della F.1 si rimetterà in moto per dare vita a un campionato molto lungo e sulla carta abbastanza indecifrabile perché i test invernali hanno chiarito ben poco dei reali valori in campo.

Ma chi in questo momento frigge di più è Bernie Ecclestone, il grande capo di tutto, l’uomo che ha fatto grande la disciplina e arricchito in maniera esagerata molti dei suoi protagonisti.

Il problema è che Bernie, al di là della sua indiscutibile bravura, si trova tra le mani un giocattolo che dà segni di stanchezza. Il rinvio della prova d’apertura in Bahrein per i noti problemi di ordine pubblico è soltanto un campanello d’allarme. Il grosso sta nascosto dietro, nelle scelte operate da anni di spostare tutto il giro dalla vecchia Europa, che è stata da sempre la culla delle competizioni automobilistiche, a piazze che con le corse ci azzeccano poco, ma con alle spalle Governi disposti a spendere cifre folli pur di avere la grande vetrina mondiale che la F.1 di oggi garantisce con la sua audience pazzesca.

Bernie ha la sua missione chiara: incassare tanto per dividere la torta (in parti non troppo uguali) con tutti quelli che animano il Circus. Per questo chiede contributi sempre più alti a chi vuole organizzare le gare. E qualcuno comincia a vacillare. La Spagna per esempio, che nel 2012 potrebbe non farcela più a corrispondere i 30 milioni di Euro richiesti (tra l’altro pare che sia Barcellona che Valencia non abbiano ancora saldato le edizioni 2010). Spa, da parte sua, convive puntualmente con questo problema e l’Australia si dice già pronta a lasciare facendo notare che organizzare il Gp costava 1,2 milioni di Euro nel 1996 mentre ce ne vogliono 36 adesso. Cifre esagerate che sono probabilmente più basse di quanto tocchi agli ultimi arrivati come la Cina, la Corea, Singapore, Abu Dhabi o l’India. Così nella lista di quelli pronti a fare le valigie è in lista d’attesa anche la Turchia e non è proprio un bel segnale. Piazze dove il pubblico è scarso e i costi insopportabili sono il presente, ma potrebbero non essere il futuro.

Un’incertezza che fa dormire poco il grande burattinaio e che si scontra con i 5 campioni del mondo al via, record di sempre, e molta curiosità per come si dipanerà la stagione. Questo, almeno, funziona ancora.

Non solo la strategia…

novembre 15, 2010  |  Formula 1  |  58 Commenti  |  Lascia un commento

L’amarezza dei tifosi Ferrari è il leit-motiv di queste ore. Dal grande entusiasmo alla terribile delusione il passo è stato breve e come sempre si finisce per esagerare nei giudizi.
Evito, volutamente, di entrare sulla stagione appena conclusa perché, bella e appassionante com’è stata, richiederebbe un discorso troppo lungo e troppo articolato per esaurirlo in un solo commento. L’ultima gara merita però un’analisi un po’ meno scontata di come i commentatori della Rai hanno fatto, calcando la mano con forza sugli errori di strategia al muretto, spostando sempre i problemi sugli operativi della squadra. Una volta Alonso vince grazie ai velocissimi meccanici (Monza, anche se non erano stati i più veloci), una volta Alonso perde il titolo per essere stato richiamato troppo in fretta (vero, probabilmente).
La verità è che chi fa sbaglia, e questo può succedere: se gli andava bene al box erano degli strateghi (e a mossa appena effettuata erano partiti gli applausi anche dei telecronisti…), sbagliando sono diventati degli stupidi. Dopo, a bocce ferme, è sempre facile bacchettare, ma le scelte si prendono al volo e per questioni di attimi si vince o si perde, così come accade con i sorpassi: quando riescono si è fenomeni, quando non riescono si è dei pirla (Alboreto dixit).
Invece la Ferrari non ha perso il mondiale, lì. Lo ha perso prima, nella settimana tra il Brasile e Abu Dhabi. In quei giorni nella testa degli uomini del Cavallino ha preso corpo l’idea che il titolo fosse già in tasca, a patto di non commettere il minimo errore.
Poi ci hanno pensato le prove di qualifica a complicare le cose, con Webber troppo indietro per essere vero. A quel punto tutti i giochi sembravano fatti: Webber è della stessa squadra di Briatore (il manager che gestisce sia Alonso che l’australiano) e a quel punto, ormai fuori dai giochi, di sicuro una mano a Vettel col fischio che Mark gliel’avrebbe data dopo tutti gli sgarbi avuti nel corso dell’anno.
Ecco allora la preoccupante dichiarazione (per uno come lui) di Alonso già sabato pomeriggio: “Domani il solo problema sarà al via, e lì anche se Button mi dovesse passare non sarà un problema”. Un pensiero troppo minimalista per un due volte campione del mondo.
Poi al via ecco che puntualmente quello che aveva previsto si è avverato: porta aperta a Button con Webber ben distante a non disturbare. Tutto troppo facile, assolutamente fuori dallo spirito di una stagione iridata corsa sempre col coltello, con 5 piloti in lotta per il titolo fino a due gare dalla fine e poi con 4 all’ultima.
Ecco, probabilmente in Ferrari non hanno interpretato l’ultima gara come un Gran Premio all’arma bianca. Troppa sicurezza mescolata a troppa paura sono state un mix che ha portato quelli di Maranello fuori strada. Era invece lecito aspettarsi una prestazione come quella della McLaren, con entrambi i piloti a dare tutto, compreso Button che pur non aveva interessi di alcun genere ma che ha saputo correre sugli stessi tempi del compagno Hamilton proteggendogli le spalle fino all’ultimo giro perché non si sa mai.
Il Massa inesistente delle ultime corse, e l’Alonso.non-Alonso di Abu Dhabi hanno tradito il senso dell’appuntamento decisivo, a prescindere da come poi sono andate le cose. E’ come se la Ferrari tutta avesse un tarlo nel cervello già prima di cominciare la corsa, scordando che nelle corse di oggi l’imprevisto è sempre dietro l’angolo, e quasi non fosse noto a tutti che su questa pista i sorpassi sono impossibili. Bisognava partire col coltello tra i denti e non con il pallottoliere in mano: pronti a ragionare quando davvero sarebbe servito, cioè a gara già avviata e verso un finale scontato. Ma non perdenti già dal via.

Jacky Ickx e la Scirocco a metano

ottobre 12, 2010  |  Ecologia, Formula 1, Volkswagen  |  72 Commenti  |  Lascia un commento

Sabato sera ho cenato con Jacques-Bernard Ickx detto Jacky, il formidabile asso belga capace di vincere in F.1, dominare la scena nelle gare riservate ai potentissimi prototipi, leggenda vivente legata ai suoi successi a Le Mans e grandissimo interprete dei rally-raid.

Ickx aveva appena finito di guidare la VW Scirocco R a metano come apripista al Rally Legend che si è corso tra ali di folla nei dintorni di San Marino, e mi ha raccontato cose mirabolanti di questa vettura che ha quasi 280 CV ed emissioni di CO2 dell’80% inferiori a un identico modello a benzina.

Uno come lui, che con la velocità ha stretto un patto trentennale, era come un bambino emozionato davanti a un regalo. Parlava delle prestazioni di quest’auto, troppo normale per uno che ha corso con tutto e vinto con tutto, come di un bolide dalle sensazioni inimmaginabili. “Va a metano – diceva – ma spinge con una rabbia che non ti puoi aspettare”.

Gli ho chiesto se il futuro può essere in auto così, poco inquinanti e molto potenti, e lui mi ha risposto che non lo sa, anche se è sicuro che un’auto elettrica brividi simili non li potrà mai dare.

Jacky ha gareggiato in un periodo che le corse piangevano un campione alla settimana, in cui i piloti di più alto livello correvano ogni domenica non importa su quali automobili “Perchè dove c’era un ingaggio si andava, e quando l’ingaggio non c’era si correva perché ci piaceva farlo” sottolineando di quanto sia contata la fortuna per riuscire a sopravvivere. “Ci infilavamo dentro vetture che ti fasciavano di benzina, con telai a traliccio pronti ad aprirsi in maniera miserevole al primo impatto, ci davamo ruotate su piste fitte di alberi e circondate da muretti; a Le Mans – corsa che lui ha vinto 6 volte – si arrivava ai 350 e ci volevano 500 metri per rallentare. Sì, tra la vita e la morte passava solo un alito e io quell’alito l’ho sentito vicino molto spesso, ma mi è sempre andata bene”.

Ha sfiorato due mondiali in F.1 e ne ha vinti due coi prototipi dominando persino la Parigi-Dakar. “Alla fine avevo la stessa voglia degli inizi, ma capivo che non era la stessa cosa. Io ogni domenica guardo Schumacher e mi dico che è un fenomeno. A quarant’anni prende pochissimi decimi dai più veloci e s’impegna come un ragazzino. Ma io lo so che per uno di quarant’anni non c’è niente da fare contro un rivale di venti se questo va forte come te. Non sbagli niente, però lui va un pelo di più. Non è il coraggio, è l’età che ti frega. E la F.1 non perdona chi è vecchio”.

Ero a bocca aperta nell’ascoltarlo: un fiume in piena, uno che ne ha viste tante, sazio di corse e di gloria. Però quando raccontava della Scirocco gli brillavano gli occhi e lì ho capito che le automobili, certe automobili, possono sorprenderti sempre, anche se vanno a metano; e che forse per questo ci sarà puntuale un modello che ci farà innamorare, che una macchina non sarà mai uguale a un elettrodomestico. E sono andato a letto sereno.

La Ferrari, lo stile e la multa

luglio 26, 2010  |  Formula 1  |  82 Commenti  |  Lascia un commento

Ci sono temi che vanno oltre lo sport e che in fretta diventano tormentoni infiniti. Quello che è successo in Germania, nel Gp di Hockenheim, va sintetizzato così: la Ferrari ha dato una grande dimostrazione di forza ed è riuscita nell’impresa per niente facile di uscire sconfitta da una domenica memorabile. Nel Circus nessuno contesta l’ordine di scuderia: in un mondiale che si deciderà con distacchi minimi, un team deve fare prima di tutto i suoi interessi. C’è però un regolamento bigotto fin che si vuole ma che punta a tutelare lo spettatore. Banalizzandolo, pretende che si facciano pure i cavolacci propri ma in maniera non sfacciata, non plateale, ma con un minimo di rispetto per chi sulle tribune o a casa non deve provare disgusto. Ed eccoci al punto: qualcosa non ha proprio funzionato nella comunicazione tra il muretto e i piloti in pista, pertanto in Ferrari faranno bene ad indagare perché l’ingegnere di Felipe abbia dato un ordine così palese (con un inutile ringraziamento successivo al suo pilota) e perché Massa, che pur è super pagato per fare il professionista, abbia rovinato tutto con un rallentamento pacchiano che ha messo in crisi lo stesso Alonso, uscito più amareggiato che felice da una giornata che doveva e poteva essere di festa. Ecco spiegata, di conseguenza, la multa nel dopo-gara. Tende a evitare che anche gli altri team (che alla bisogna si comporteranno anche loro facendo i loro interessi) siano tentati dall’operare in maniera così scoperta. Insomma c’è modo e modo. Ed è davvero un peccato che un Gran Premio del quale tutti avrebbero parlato in maniera inebriante si sia ridimensionato a un episodio maldestro.

Ferrari nelle mani di Luca

luglio 13, 2010  |  Formula 1  |  34 Commenti  |  Lascia un commento

Domenica scorsa la Ferrari ha toccato il suo punto più basso o ci potrà ancora essere del peggio? Ma sì, le regole poco chiare, i commissari che ce l’hanno con le Rosse, la sfortuna cinica e bara ancor più del destino; però gli altri ogni tanto ne sbagliano una e ogni tanto ne infilano un’altra giusta. A Maranello, se si esclude la mossa riuscita di Montecarlo con la strategia in ottica safety car, c’è ben poco di buono da ricordare in questo disgraziato 2010.

Alonso sembra la controfigura del grande campione che è stato: ce la mette tutta, ogni tanto ha colpi d’ala geniali, ma nel suo bilancio gli errori pesano più delle prodezze, e per uno con il suo passato dietro le spalle non è un bel segnale. Massa, da parte sua, il colpo migliore messo a segno è l’intempestivo rinnovo del contratto che lega le mani alla Ferrari e che non si è tramutato in un vantaggio in pista.

Si dirà: ma anche in Red Bull non è che se la passano meglio. Un po’ è vero, ma lì le auto volano e poi tutto è più chiaro: in squadra c’è un pilota superprotetto e uno palesemente sopportato. A rigor di logica le monoposto da discoteca dovrebbero essere imprendibili e in fuga in entrambi i campionati, e se non è così è anche perché errori e dispetti si sommano anziché elidersi. Ma almeno quasi ogni gara c’è qualcosa con cui consolarsi e su cui pensare di ripartire per la gara successiva (doppiette, vittorie singole o comunque sfacciate pole positions). Al contrario in Ferrari per cosa ci si può consolare? Per gli sgarbi della Federazione, per le regole sempre cucite addosso agli altri? Robaccia buona solo per consolare i quaquaraqua della stampa compiacente.

Voci maligne raccontano da tempo di un presidente sul piede di partenza, chiacchiere di retrobottega per ora sempre senza conferma.
Però è certo che l’ambiente non è sereno, che le decisioni al muretto sono puntualmente tardive o sbagliate, che la monoposto continuamente aggiornata è sempre “quasi” pronta per vincere la prossima gara.

A questo punto c’è una sola possibilità: che Montezemolo si faccia sentire con il piglio e l’ardore di un tempo. Soltanto lui può dare la svolta; anche perché se mai dovesse davvero lasciare il Cavallino sarà bene prepararsi a tempi bui come quelli ben conosciuti da chi come me ha troppi anni sulle spalle e la memoria ancora in buono stato. Dio ci scampi da manager Fiat senza nel sangue la passione per le corse: abbiamo già dato.

Hamilton è superbravo e superprotetto

giugno 28, 2010  |  Formula 1  |  41 Commenti  |  Lascia un commento

Ci risiamo, il moretto della McLaren ha infilato un’altra perla e combinato un altro pasticcio pagato al solito meno caro del dovuto.
Non è la prima volta che i commissari hanno per lui occhi dolci, e questo manda su tutte le furie i rivali che cominciano ad averne le tasche piene del trattamento gentile di cui è spesso fatto oggetto l’inglesotto di colore.
Hamilton meritava il secondo posto e la leadership del campionato pur con il sorpasso vietato alla safety car? Per la sua guida sicuramente sì, ma con una penalizzazione più tempestiva avrebbe di sicuro compromesso la sua gara (o quantomeno l’avrebbe dovuta vivacizzare operando sorpassi che altrimenti non si sono visti tranne che al via o nell’ultimo giro grazie a Kobayashi e le sue gomme fresche).
In Ferrari gridano allo scandalo, le altre squadre si alterano un po’, il suo compagno di squadra si limita a notare (con molto fair play) che “gli è andata di lusso”, resta però il fatto che in un campionato così combattuto se un pilota gode contemporaneamente di tutta la protezione del suo team e di quella di chi deve far rispettare le regole qualche cosa di anomalo c’è.

Alonso: un podio e tanti musi lunghi

giugno 14, 2010  |  Formula 1  |  21 Commenti  |  Lascia un commento

A fine Gp del Canada Alonso aveva un muso così lungo che più lungo non si può. E Domenicali aveva già il sorriso in valigia pensando a un ritorno pieno di pensieri. Il podio, questa volta, non aveva soddisfatto nessuno per i pochi punti racimolati, e c’è un perché che va al di là della gara tormentata di Massa, fuori dai punti e dalla gara.
Re Fernando, l’uomo cui nulla è impossibile, ha subito due sorpassi che, con buona pace della televisione di stato e dei ferraristi in servizio permanente e effettivo, gridano vendetta. E’ vero, due doppiati si sono messi di mezzo, ma nelle corse i doppiati fanno parte del panorama e hanno avuto sempre ruoli da protagonisti nei sorpassi da leggenda della F.1. Chi ha buona memoria ricorderà il Johansson che a Budapest nel 1989 confuse per un attimo il grande Senna permettendo a Mansell, proprio con la Ferrari, di completare al meglio una gara capolavoro con una manovra da pelle d’oca sul brasiliano. E un decennio dopo il sorpasso a Spa operato da Hakkinen su Schumacher, anche in questa occasione approfittando di un doppiato dall’andatura un po’ indecisa.
I grandi campioni, si è sempre detto, sono quelli che sanno approfittare della minima opportunità per compiere mosse decisive, e in Canada sia Hamilton sia Button hanno infilato come un pollo allo spiedo il malcapitato Alonso apparso più incerto che sorpreso. Ecco spiegato il muso lungo, e la depressione che si è impadronita di Domenicali: se anche il più bravo di tutti continua a collezionare passi falsi (in qualifica e in gara) arrivare al titolo iridato si farà sempre più difficile. Perché gli altri non regalano nulla, perché la Red Bull è velocissima e la McLaren solidissima (di testa e di sostanza). Dare la colpa ai doppiati è una visione perdente delle cose e il primo a saperlo è proprio l’asso spagnolo che più che con il destino cinico e baro se l’è presa con se stesso. Ma può consolarsi: se con tutti i contrattempi sommati in questo tormentato inizio di stagione lui è ancora attaccato alla vetta della classifica, c’è da credere che se gli errori non si ripeteranno a lottare per la corona mondiale lui ci sarà fino all’ultimo. Però niente scuse, e soprattutto stantii avvocati difensori d’ufficio che sanno di servilismo ingiustificato.

Massa prolunga. Perché tanta fretta?

giugno 10, 2010  |  Formula 1  |  18 Commenti  |  Lascia un commento

Follia, una vera follia. La Ferrari, con una fretta che non si spiega in nessun modo, se non con delle allusioni a interessi sottobanco che non vale la pena di riportare qui, ha firmato per altri due anni Felipe Massa a far da spalla a Fernando Alonso. Si fermino qui tutti i tifosi del bravo brasiliano, qui non è in discussione il suo talento, ma la logica di una conferma troppo anticipata. Perchè farlo con tanto anticipo quando non c’era nessun rischio che Massa potesse finire da qualche altra parte? Felipe è bravo e veloce, ma con le squadre al top con già in mano piloti legati da contratti pluriennali, chi poteva fargli la corte trovando l’ interesse del pilota di San Paolo? Nessuno. Non la Williams, non la Sauber, non la Renault, non la Force india e nemmeno la Toro Rosso, tralasciando l’ipotesi delle squadre ultime arrivate e non certo ricche di fascino o di soldi. Quindi?
Con l’accordo biennale, in Ferrari si sono chiuse tutte le possibilità di cambiare qualcosa se il bilancio della stagione 2010 finisse per richiederlo. Infatti, al di là delle sue doti, chi può adesso dire che questa finirà per essere una stagione travolgente per Massa? Nessuno. Sì, è vero, adesso è messo benino in classifica ma sarà così anche tra quattro mesi? Se sarà così, ecco che in quella data si sarebbe potuto trattare il prolungamento del contratto, in caso contrario si sarebbe potuto scegliere un altro nome, magari un pilota che si fosse definitivamente proposto a suon di risultati. Kubica non avrebbe chiesto di meglio che correre per Maranello, ma anche altri al richiamo in rosso non si sarebbero mai tirati indietro.
Pertanto, eccole ancora qui le malelingue: perchè dietro una mossa così intempestiva (e mal digerita anche da tanti all’interno della squadra proprio per le ragioni su dette) possono prendere corpo soltanto cattivi pensieri. Tralasciando i sospetti di tresche legate all’ingaggio del pilota (un po’ a te, un po’ a me e un pochettino al diretto interessato), l’ipotesi più gettonata è che gli sia stato chiesto esplicitamente di giocare un ruolo di fedele gregario, di non portare via punti al suo più pagato compagno di squadra. Con patti chiari, la rincorsa al titolo potrebbe essere meno complicata di quanto si stia presentando adesso, e per non avere due scomodi galli nel pollaio modenese l’unica possibilità poteva essere quella di calmare le giuste ambizioni di quello che a Maranello è considerato il meno forte dei due. Io ti assicuro il futuro, tu non mi complichi la vita. Concetto brutale che però rende l’idea.
Ci potrebbe poi anche essere la possibilità che chi tira le fila in squadra sia convinto che il migliore sulla piazza sia proprio il brasiliano e che, prima che ce lo soffino gli altri, è meglio premunirsi. Ma c’è veramente qualcuno, anche su questo blog, convinto che lo si sia fatto per questo?

Webber in paradiso, ma Raikkonen?

giugno 7, 2010  |  Formula 1  |  5 Commenti  |  Lascia un commento

Webber ha prolungato il suo accordo con la Red Bull anche per la stagione 2011. La notizia è buona per il pilota, meno buona per chi gli è ostile in seno alla squadra, ed è pessima per Kimi Raikkonen.
Ma che c’entra Kimi? Eccome se c’entra.
A fine 2009 l’ex ferrarista ha lasciato anzitempo il Cavallino per far posto ad Alonso. In realtà il finlandese aveva in mano un altro anno di contratto con quelli di Maranello, ma senza fare bizze e senza andare in isterie si è fatto da parte con una ricca (ricchissima) buonuscita e il conseguente impegno ad uscire dal giro della F.1 per un anno.
Per un ex campione del mondo, ancora nel pieno della maturità, è stato un sacrificio ben remunerato, ma pur sempre un sacrificio; in parte, ma solo in parte, compensato dalla partecipazione al mondiale rally, disciplina che lo intrigava e chi ha portato in tasca una cifra interessante, a livello dei migliori della specialità.
Il disegno era però chiaro: Raikkonen avrebbe corso quest’anno con la Citroen e i colori Red Bull per rientrare nel Circus nel 2011 proprio con la Red Bull. Ma adesso? E’ vero che nella squadra austriaca nessuno credeva che Webber si rendesse protagonista di una stagione a così alto livello, però è successo e questo ha maledettamente complicato le cose perché non si può mandare al macero un pilota nel momento che guida la classifica mondiale (ricordate? Capitò così in Ferrari ai tempi di Fiorio, quando Senna aveva già firmato un pre-contratto, ma non se ne fece nulla perché Prost era leader nel campionato e puntò i piedi).
Morale: adesso Raikkonen si avvia a un’altra stagione in purgatorio. Per la seconda stagione di fila prenderà i soldini pattuiti perché non si fai mai nulla per niente. La Red Bull lo pagherà profumatamente per non farlo correre, salvo che non si pensi di dirottarlo alla Toro Rosso. Ma lui, visto che peperino è Kimi, accetterà? Roba per avvocati, però in un mondo che parla continuamente di contenere le spese che si ripetano situazioni così è per lo meno imbarazzante.

Webber in Red Bull è “bruciato”

giugno 1, 2010  |  Formula 1  |  33 Commenti  |  Lascia un commento

Povero Webber, vive il momento migliore della sua già lunghissima carriera e nel suo team stanno meditando di farlo fuori. L’incidente di domenica scorsa in Turchia ha mandato su tutte le furie l’uomo potente del team, l’ex pilota Helmut Marko, talent scout e braccio destro del padrone Dietrich Mateschitz. Marko ha allevato sin da giovanissimo Sebastian Vettel e stravede per la stella tedesca. Dopo la gara è andato su tutte le furie e ha sparato parole di fuoco contro il leader del mondiale che lui proprio non sopporta perché sta facendo ombra al suo talentuoso pupillo. La sua esternazione pubblica: “Mark per una qualsiasi ragione era più lento e diventava sempre più lento giro dopo giro, mentre Vettel era nettamente più veloce anche perché incalzato sempre più da vicino da Hamilton e se fosse rimasto dietro a Webber sarebbe stato superato. È per questo che Sebastian ha dovuto agire. Mark sapendo di essere più lento lo avrebbe dovuto lasciar passare…” è una vera dichiarazione di guerra. Chi è vicino alla squadra giura che da adesso la vita per Webber si farà durissima, tanto che il suo manager già sa che deve trovare in fretta un volante per il suo assistito in ottica 2011 perché nel team Red Bull non ci sarà più posto.
Giusto che finisca così? Chi è vecchio del Circus non si stupisce: da sempre dentro le squadre c’è chi è più protetto e chi è sempre in discussione. Però, a scoprirlo, ci si resta sempre male. Webber, è indubbio, ha meno futuro di Vettel e probabilmente ha meno talento non tanto sul piano velocistico, quanto nella gestione delle difficoltà. Ma adesso era in paradiso, e il brusco ritorno sulla terra non potrà che sembrargli amarissimo.