Kimi, ci vuole tempo non coraggio

Kimi, ci vuole tempo non coraggio

marzo 9, 2010  |  Rally  |  7 Commenti  |  Lascia un commento

È davvero dura la vita per Kimi Raikkonen nel Mondiale Rally, ancora una volta ritirato per incidente, e non potrebbe essere altrimenti perché la disciplina è molto specialistica e l’asso finlandese è soltanto alla sua settima gara in assoluto, la seconda nel calendario iridato. Kimi corre con una vettura estremamente competitiva e su fondi a lui decisamente poco noti (neve in Svezia, terra in Messico): l’esperienza non si inventa e questa lacuna è difficile da accettare per uno abituato a combattere al più alto livello.
Il suo problema rimane la voglia di ottenere prestazioni velocistiche da assoluto. Se si accontentasse di terminare le corse nei primi dieci, visto il mezzo di cui dispone e delle sua naturali grandi doti di guida, non avrebbe problemi. Al primo anno, senza una carriera nei rally alle spalle, sarebbero risultati che farebbero la gioia di qualsiasi altro pilota, ma essendo lui un campione del mondo, oltretutto della disciplina più importante delle quattro ruote, non gli basta. Lui vuole lottare per la vittoria e questo lo porta ad osare al limite delle sue capacità.
Oggi nei rally si prova troppo poco e un pilota al suo primo anno non può conoscere i percorsi avendo potuto effettuare ricognizioni limitate. I suoi rivali hanno in mano le strade e hanno tecniche collaudate alle spalle, un vantaggio troppo grosso e oggettivamente incolmabile.
Ma Kimi è testardo. È arrivato in F.1 dopo pochissime gare in monoposto (per di più con la piccola F.Renault) e non ha avuto problemi con le vetture più potenti del Circus. Nei rally è diverso. I fondi cambiano, le manovre improvvisate non si… improvvisano, i segreti si scoprono soltanto gradualmente. Insomma non ci vuole più coraggio, ci vuole più tempo. Raikkonen, quando non sbatte non va per niente piano e sull’asfalto se la caverà probabilmente molto meglio, ma non può farsi illusioni di impadronirsi in fretta della specialità.
A indisporre, semmai, sono i risolini di quelli dei rally, un mondo straordinario che però vive sempre con fastidio l’arrivo di celebrati campioni da altri mondi. Quando Loeb, talento eccelso, si è presentato per correre a Le Mans nessuno lo ha guardato con disgusto e nessuno, in cuor suo, ha sperato che facesse una figuraccia. Nei rally accade un po’ il contrario, soprattutto tra gli appassionati. Era successo così con Valentino Rossi e accadrà ancora: i rallisti soffrono perché la loro disciplina non ha il ritorno mediatico della F.1 o del Motomondiale, però quando arriva l’interesse dei media, trainato dalle stelle che vanno a correre sulle strade soprattutto per divertirsi, si chiudono a riccio e sperano soltanto che gli intrusi tornino a casa. Peccato che sia così: in fondo per gli assi dei rally è la grande opportunità di far vedere quanto sono bravi.

Raikkonen, Rossi, Kubica e la smania per i rally

dicembre 1, 2009  |  Rally  |  16 Commenti  |  Lascia un commento

Passione, moda oppure puro divertimento. Una chiave ci deve essere se ormai c’è la fila di blasonati campioni che si dedicano o si vogliono dedicare ai rally. Kimi Raikkonen ha scoperto questa specialità quest’anno e ci ha preso tanto gusto da far balenare addirittura l’idea di correre il mondiale a tempo pieno tanto che si parla di un suo impiego nella squadra junior della Citroën nel 2010. Sarebbe clamoroso per un campione del mondo di F.1, ancora vincente e persino il più pagato del Circus. Fascino dei rally oppure un dispetto verso l’ambiente dorato dei Gran Premi (che comunque gli assicurerebbe un lauto stipendio da parte della Ferrari anche il prossimo anno dopo averlo appiedato con un contratto in essere)? Chi può dirlo. Di sicuro i rally sono la grande passione di Valentino Rossi che non appena può si diverte a fare pieghe sui percorsi stradali, possibilmente su quelli sterrati mai nascondendo la sua intenzione di voler chiudere la carriera correndo a tempo pieno in questa disciplina. Ma i rally stanno piacendo un sacco anche a Robert Kubica che dalla fine del mondiale non lascia passare una domenica senza correre un rally alla guida di una Renault oltretutto nemmeno da assoluto, da che è evidente che non cerca gloria ma puro piacere. E poi c’è Kovalainen che ha già detto che se non troverà un volante si darà lui pure ai rally anche se dove e con chi non è ancora chiaro. Si badi bene, in assoluto non è una novità perché in passato si ricordano divagazioni in questa disciplina da parte di altri grandissimi del Circus, da Clark a Graham Hill, da Ronnie Peterson ad Alain Prost, da Elfor a Reutemann per non parlare di Keke Rosberg che a suo tempo ne fece per un po’ una vera mania. Ma perché, secondo voi, i rally hanno tanto fascino proprio sui re della velocità?

Raikkonen nei rally a caccia d’affetto?

maggio 11, 2009  |  Formula 1, Rally  |  9 Commenti  |  Lascia un commento

Anno davvero duro per Kimi Raikkonen, l’asso della Rossa che una volta non rende lui e una volta lo mortifica la sua squadra. Le voci di un suo taglio a fine anno a favore di Alonso si moltiplicano, rendendogli le cose sempre più difficili anche se lui, finlandese, dovrebbe essere freddo e insensibile a tutto.
Come allo stadio, con le squadre in difficoltà, gli ci vorrebbe una bella iniezione di fiducia dal pubblico, cioè dai suoi sostenitori che gli sono ancora grati per il titolo iridato vinto in volata due stagioni fa. Ma come fare se il mondiale corre lontano dall’Italia?
Una soluzione c’è, e potrebbe rivelarsi formidabile. Kimi, infatti, dovrebbe correre il rally della Marca a Treviso il 30 maggio. Al volante della Fiat Grande Punto S2000 con cui ha già gareggiato sulle nevi del nord a inizio stagione, l’asso delle Ferrari sarà la grande attrazione della gara. Problemi di ordine pubblico? Il rischio esiste perché il bagno di folla potrebbe prendere in contropiede i pur bravi organizzatori del Motoring Club Sernaglia che hanno una grande esperienza alle spalle, ma un Kimi a portata di mano di folla sarà un grande colpo e per lui una boccata d’affetto di portata clamorosa. Con un dubbio: alla fine la Ferrari lo lascerà davvero correre o all’ultimo momento qualcuno ci ripenserà?