Monitorare i ponti con i telefonini? Pare sia meglio che con i sensori

settembre 19, 2018  |  Senza categoria  |  5 Commenti  |  Lascia un commento


Dopo la tragedia del ponte di Genova lo scorso mese di agosto ormai una vera psicosi si sta impossessando di molti automobilisti, adesso timorosi ogni volta che devono affrontare un cavalcavia.
Come si è letto, si sta pensando di monitorare quelli più a rischio (ma bisognerebbe farlo con tutti, soldi permettendo) grazie a sensori capaci di misurare il numero e l’intensità delle vibrazioni. Eppure pare che ci sia un sistema a costo quasi nullo ed efficacia addirittura superiore: sfruttare i tanto criminalizzati telefonini che sono sempre al centro dell’attualità per i rischi conseguenti alla distrazione al volante.
Lo sostengono quelli del Massachussets Institute of Technology, il leggendario MIT di Boston, dimostrando che gli smartphone che stanno condizionando la nostra vita sono in grado, grazie agli accelerometri di cui sono dotati, di rilevare in maniera istantanea lunghezza, altezza e profondità e registrare il tutto, in particolare anche le vibrazioni di un punte che si sta attraversando.
Possibile? Certo che sì, assicurano quelli che se ne intendono (e al MIT non scherzano per nulla) arrivando a dire che i telefonini sono addirittura più accurati nei rilevamenti e soprattutto tanti di più rispetto ai sensori fissi che si possono montare sui viadotti. Addirittura chiariscono che ogni sensore mobile fornisce dati significativamente migliori in termini di risoluzione rispetto a uno fisso, ed è quindi da solo in grado di offrire informazioni paragonabili a quelle raccolte da oltre un centinaio di sensori permanenti. Mica male!
Il suggerimento sarebbe quello di creare una rete allargata di segnali, estremamente utile per evitare tragedie o possibile tragedie, proprio contando sulla diffusione capillare ormai raggiunta dai cellulari in giro per il mondo. A suo modo è poi quello che fa Google Maps che è in grado di riconoscere in tempo reale le condizioni del traffico (e quindi segnalare ingorghi o strade bloccate) proprio sfruttando i segnali che arrivano dai telefonini fermi sulle strade.

Meno male che la Jeep c’è

settembre 11, 2018  |  Senza categoria  |  30 Commenti  |  Lascia un commento


È passato un mese e mezzo dalla scomparsa di Sergio Marchionne e gli occhi di molti analisti sono stati puntati sul mercato statunitense per capire come il mercato avrebbe reagito alla scomparsa dell’uomo che da noi ha salvato il Gruppo Fiat da morte certa, ma che soprattutto di là dell’oceano ha salvato anche lì da morte certa il Gruppo Chrysler.
C’era molta apprensione, va detto, ma almeno in agosto la più piccola delle leggendarie “big three” è quella che ha performato meglio con una crescita del 10% contro il 4,1% della Ford e addirittura il -13,3% della General Motors.
Come sia potuto succedere è presto detto: perché la Jeep, marchio su cui Marchionne aveva scommesso tutto, ha ottenuta da sola uno strepitoso +20%, grazie soprattutto alla nuova Wrangler e alla Compass, e ancor meglio ha fatto RAM con un +27%. Due crescite che da sole tengono in piedi tutto il Gruppo FCA negli States dove il raddoppio delle vendite Alfa Romeo (tutto merito della Stelvio) incide comunque pochissimo perché si tratta di numeri nel totale molto marginali.
Per Michael Manley, il successore di Marchionne, si tratta di dati che portano un po’ di serenità stante la grande preoccupazione che aleggia su FCA dopo la scomparsa del suo uomo guida, e che leniscono un po’ le ferite che vengono dall’Europa dove la scarsità di modelli nuovi rallenta le vendite (Jeep esclusa, va da sé). Peraltro entro fine mese dovrebbe arrivare il nome dell’erede di Altavilla alla guida dell’EMEA (l’area che comprende i mercati di Europa, Middle East e Africa) dove se non altro dovrebbe arrivare un italiano con il toto-nomi oramai ristretto alla triade Pietro Gorlier- Daniele Chiari- Gianluca Italia, con Gorlier, attuale CEO di Magneti Marelli, nel ruolo di favorito dopo che si sarà concretizzata la vendita proprio della Magneti Marelli per portare in cassa tanti soldi freschi da far fruttare al meglio. E di quanti denari servano per rilanciare i brand nazionali Dio solo lo sa.

Bastasse il 5% di bici in più per ridurre del 30% l'inquinamento a Milano...

Bastasse il 5% di bici in più per ridurre del 30% l’inquinamento a Milano…

settembre 4, 2018  |  Senza categoria  |  16 Commenti  |  Lascia un commento

Leggo sul sempre interessante Affari&Finanza di uno studio della Regione Lombardia, con una simulazione dell’Inventario Emissioni aria di Arpa, secondo il quale se il 5% dei milanesi andasse in bicicletta si avrebbe un calo del 30% dell’inquinamento.
Accidenti, un dato strepitoso! Peccato che quello fosse soltanto il titolo, perché poi andando a leggere i numeri viene fuori -3,8% di PM10, -8% CO2 e -11% di ossidi di azoto. Numeri comunque interessanti, ma anche qui da prendere con le molle perché molto probabilmente si riferiscono al calo dell’inquinamento prodotto dagli autoveicoli, non quello globale.
Infatti quando c’è lo stop alle auto a Milano si è visto che i dati complessivi non cambiano in città, così come è noto che il massimo delle poveri sottili è stato individuato non sulle strade bensì nelle stazioni della metropolitana, in questo specifico caso generato dai freni delle carrozze e dal non ricircolo dell’aria. Ma è un dato che comunque fa media.
Un discorso analogo si può fare riguardo la CO2, dove il peso complessivo delle auto è davvero basso. Basti per questo pensare a Pechino, la città più inquinata del mondo, dove circolano milioni di biciclette senza incidere su quello che si respira perché a produrre CO2 contribuisce tutto quello che facciamo o abbiamo intorno, a cominciare dalle fabbriche per continuare con i mezzi pubblici e per terminare con il nostro vivere quotidiano.
Per esempio uno studio condotto dal Dipartimento di Fisiologia Umana dell’Università Statale di Milano ha confrontato le emissioni di CO2 del veicolo “biologico” del nostro corpo con quello delle auto più “verdi” presenti sul mercato. Si è scoperto che 4 uomini che corrono emettono più CO2 di un’auto ibrida che compie il medesimo tragitto. Questo si calcola prendendo in esame i prodotti di scarto: l’auto ibrida infatti produce 87 grammi di CO2 per chilometro arrivando a 95 quando ospita 4 uomini ognuno dei quali, per compiere lo stesso tragitto correndo, ne produrrebbe 25, per un totale di 100 grammi di CO2 emessi dai quattro ad ogni chilometro.
Peraltro un’indagine della Ademe – l’agenzia francese per l’ambiente e il controllo energetico- ha dimostrato che un impiegato produce, in media, oltre 13 tonnellate di anidride carbonica all’anno. Solo una mail, ricevuta o inviata, ne produce 19 grammi. Il calcolo viene effettuato prendendo in considerazione l’elettricità consumata da un pc e i server che elaborano l’email durante la scrittura, l’invio, la lettura della mail e anche la sua archiviazione.
La lista delle sorprese è comunque infinita, e se si calcola la CO2 prodotta comunque da chi va in bici, beh credere al dato sbandierato dalla Regione Lombardia viene da sorridere. Però fa fare i titoli, e questo conta e fa propaganda.

Quella postura alla guida che troppi ignorano

Quella postura alla guida che troppi ignorano

agosto 28, 2018  |  Senza categoria  |  23 Commenti  |  Lascia un commento


Lo ammetto, credevo che certe posture si fossero perse nella notte dei tempi, invece in questi giorni d’estate mi capitato di vedere ancora giovani e vecchi automobilisti guidare con lo schienale molto inclinato all’indietro e le braccia tese come accadeva ai piloti di F1 di metà anni 60.
Al tempo poteva essere una stupida emulazione dei grandi assi del volante che dovevano stare sdraiati dentro monoposto insicure al massimo, ma oggi nessun pilota guida più così, non importa se in F1 o in qualsiasi altra disciplina motoristica, eppure c’è gente che insiste e non capisce quanto rischi.
Credo che insegnare la posizione di guida sia un obbligo delle scuole guida e mi auguro anche che lo facciano, ma non capire che la prontezza di riflessi è fondamentale quando si conduce un mezzo dalla massa esagerata e dalle prestazioni odierne mi sgomenta.
Lo schienale va tenuto il più dritto possibile, basti per questo guardare ai piloti di rally che fanno dell’imprevedibilità al volante una regola di vita: sembrano tutti dei camionisti, ma lo fanno perché non puoi mai sapere che cosa può esserci dopo una curva e devono essere pronti a reagire nel minor arco di tempo per non finire fuori strada. Comunque schienale dritto e braccia abbastanza piegate sono la buona regola ricordando sempre che a schiena appoggiata la distanza dal volante deve essere tale che a braccia diritte si appoggino i polsi sulla corona nella parte superiore.
Sono regola ben note e completamente assimilate? Direi proprio di no, almeno in tempo di vacanze ho avuto la conferma che non lo sono. E ho trovato la cosa disperante, perché sembra proprio che chi guida non percepisca che cosa stia facendo e i pericoli che sta correndo.

Che idea! Destinare parte dei ricavi delle multe alla manutenzione delle strade…

agosto 21, 2018  |  Senza categoria  |  21 Commenti  |  Lascia un commento


La tragedia di Genova ha colpito tutti, e le sue conseguenze ce le porteremo addosso per lungo tempo. Il disastro, il dramma dei morti e la sciagura dei senza più casa sono ferite profonde che si dimenticheranno con fatica. Al contrario mi auguro di scordare in fretta il triste teatrino dei politici di turno che non hanno perso tempo per la loro campagna elettorale (eterna) dove ad ogni annuncio deve seguire subito l’annuncio successivo. Sono vecchio, quindi sono cresciuto con la sobrietà di un tempo quando i ministri aprivano la bocca una volta all’anno e magari dicevano sciocchezze anche allora, ma almeno arrivavano col contagocce e non a raffica come adesso.
Al riguardo ho letto un’intervista sulle pagine locali del Corriere della Sera al sottosegretario al Ministero delle Infrastrutture Michele Dell’Orco dove si segnala l’impegno del Governo affinché i Comuni destinino parte degli incassi delle multe alla manutenzione delle strade.
Bell’idea, ma non mi pare nuovissima. Sono decine (!) di anni che Quattroruote lo segnala nell’indifferenza generale. Doveva pertanto crollare un ponte, e che ponte, per ricordarsi che esiste una legge che prevede che questo avvenga . Ma la sicurezza e la manutenzione delle strade non hanno mai portato voti, meglio allora un’aiuola fiorita in una piazza oppure amenità simili, tanto poi per piangere c’è sempre tempo.

Se a un comportamento corretto in auto deve pensarci l’auto stessa

agosto 10, 2018  |  Senza categoria  |  10 Commenti  |  Lascia un commento

La Commissione Trasporti della Camera ha approvato il disegno di legge che prevede l’obbligo di montare sulle auto seggiolini salva bebè equipaggiati con dispositivi che ricordino la presenza del bambino a bordo.
Se soltanto questo provvedimento servirà anche a salvare una sola vita umana ben venga, ma quello che mi suggerisce questo intervento dall’alto è che siamo arrivati all’ultimo stadio della protezione degli individui a bordo.
Un tempo c’era poco e niente, poi si è cominciato a multare chi aveva comportamenti scorretti, quindi sono state inasprite le sanzioni con risultati diciamolo pure deludenti.
Ecco che adesso per eliminare i problemi non si pensa più di ricorrere agli automobilisti, bensì alla tecnologia.
Il caso dei seggiolini dei bambini che ricordano ai genitori distratti che a bordo si sono dimenticati un loro figlioletto è soltanto una faccia del problema. Ormai all’industria automobilistica si chiede di trovare un modo per disattivare i telefoni cellulari nell’abitacolo (almeno quello di chi guida) oppure di impedire la messa in moto se il guidatore è alticcio, quindi pericoloso per sé e per gli altri.
Ben vengano tutte le trovate possibili e immaginabili, ma bisogna ammettere che questa è una resa, perché comportamenti che dovrebbero essere normali vengono troppo spesso ignorati al punto che si chiede a elementi esterni di provvedere. Anche perché chi telefona mentre guida viene multato in un caso su un milione e chi alza il gomito viene pizzicato con grande difficoltà e quasi sempre dopo essere stato coinvolto in un incidente.
Evviva l’elettronica di bordo, quindi, e che sia benedetta. Però dovremmo anche chiederci in che mondo viviamo se dobbiamo affidare a comandi esterni il nostro comportamento civico.

Schillaci per il dopo Altavilla?

luglio 31, 2018  |  Senza categoria  |  23 Commenti  |  Lascia un commento


C’è un nome che nei piani alti di FCA gira senza fare troppo rumore, peraltro perfettamente in linea con chi lo porta addosso: Daniele Schillaci. L’uomo sarebbe perfetto per il dopo Altavilla in EMEA e in prospettiva anche per il ruolo di numero uno del Gruppo. Ha l’età giusta (54 anni) e un curriculum straordinario alle spalle. Oggi è vice-presidente esecutivo di Nissan mondo, capo delle vendite e del marketing e responsabile di tutta l’area dei veicoli elettrici, pertanto ricopre una carica in assoluto più alta di quella che aveva Altavilla. Però è italiano, siciliano per l’esattezza, con studi universitari al Politecnico di Milano e all’università di Warton in Pennsylvania, quindi una carriera furiosa nel suo crescendo che qui provo a riassumere: Renault Italia, Renault in Francia, direttore marketing e vendite Alfa Romeo, General Manager di Lexus Europa, presidente e amministratore delegato di Toyota Francia, vice-presidente di Toyota Europa e poi la chiamata da parte di Carlos Ghosn come suo delfino in Nissan.
Può uno così in carriera accettare un livello più basso come sarebbe quello di responsabile EMEA? È difficile che acconsenta, anche perché Nissan è un marchio in grandissima ascesa e molto avanti anche sulle vetture elettriche però, per come lo conosco e lo stimo, è anche un italiano che sente il richiamo della foresta. Dietro un aspetto molto riservato e quasi timido nasconde grandi certezze e niente gli fa tremare i polsi. Potrebbe accettare soltanto per un motivo, poter tentare la scalata a capo assoluto del Gruppo FCA dimostrando sul campo di poterne essere in grado.
Il presidente Elkann ha poco tempo per decidere e non deve commettere errori; c’è da sperare che un tentativo lo faccia. Riuscisse nell’intento darebbe un segnale forte da queste parti (di nuovo un italiano nelle posizioni che contano in seno al Gruppo) e darebbe una scossa ai mercati. In più Schillaci è un car guy, forse il solo tra i possibili papabili a un ruolo che è delicatissimo e dove non ci si può permettere il primo che passa. Staremo a vedere, e incrociamo le dita.

Il dramma di Marchionne e la sua residenza in Svizzera

luglio 25, 2018  |  Senza categoria  |  51 Commenti  |  Lascia un commento

In questi giorni cupi e persino drammatici per il Gruppo FCA si è scritto e letto di tutto su Sergio Marchionne , e non voglio inserirmi nella lista dei cantori e dei detrattori alla ricerca di una ribalta. Il mio pensiero sul manager, chi frequenta da anni questo blog lo conosce bene. Ero preparato come tutti alla sua uscita dal ponte di comando ed ero fiducioso che il passaggio del testimone, per quanto complesso, non sarebbe stato traumatico.
Purtroppo i tempi e i modi hanno complicato tutto tratteggiando un futuro, almeno nel breve, estremamente complesso e mi auguro che il sistema all’interno di FCA non perda la bussola anche se la tempesta da affrontare è di quelle che promettono il peggio.
Nella valanga di righe che i computer di mezzo mondo hanno sputato in queste ore, al di là delle parole vigliacche, delle offese gratuite oppure delle lodi sperticate e a volte persino beatificanti, c’è un concetto che troppe volte ha trovato spazio e pure troppi che gli hanno dato corda: l’etichetta di evasore, o se preferite di elusore fiscale per aver trasferito la sua residenza in Svizzera per non pagare le tasse in Italia.
Ecco, sostengo sempre che tutte le opinioni hanno diritto di cittadinanza, ma non sopporto le falsità gratuite e peggio ancora quelle interessate, soprattutto quando non vengono dalla gente che non può sapere e va ad orecchio bensì da chi, giornalista o politico, sindacalista oppure economista, parla senza informarsi prima di ergersi a giudice supremo.
I fatti dunque: Marchionne, come quasi tutti sanno, era un italiano molto anomalo perché era cresciuto sin da quando aveva appena 14 anni in Canada, più precisamente in Ontario. Che cosa significa questo? Che da quelle parti ha studiato alla scuola superiore e sempre lì ha preso ben tre lauree. Basta così? No, sempre in Canada aveva iniziato a lavorare con un crescendo di successi professionali fin che ha avuto una chiamata prestigiosissima in Svizzera come amministratore delegato di SGS Group a Ginevra. Era il 2002, e in quell’anno lui ha lasciato l’America per sistemarsi prima nel Canton Zugo e poi in una casa nel Cantone Vaud, a Blonay, un piccolo borgo con appena 6 mila abitanti.
Abitava già in Svizzera quando è arrivata la chiamata della Fiat ormai sull’orlo della bancarotta. Gli hanno detto «Vieni qui e fai quello che puoi; noi non ci caviamo più i piedi e il rischio non riuscire più a pagare i prossimi stipendi è pressoché certo».
L’uomo aveva detto sì, si era rimboccato le maniche e poi tutto quello che è successo dopo è cosa nota anche ai ciechi (meno a quelli in malafede o tormentati dai preconcetti). Soprattutto lo ha fatto senza spostare mai la sua residenza. Avrebbe dovuto cambiare casa per spostarsi in Italia? E perché mai, tanti grandi manager preferiscono stare dove già abitano, dove i figli vanno a scuola, dove si trovano bene e dove si possono rifugiare quando si ritagliano un fine settimana libero. E poi perché? La sua azienda è una multinazionale con sede all’estero e che fa profitti soprattutto all’estero. Lui poi era un canadese di fatto con lontane origini italiane. Pensate forse che il successore, l’inglese Mike Manley, si trasferirà in Italia? No di certo: continuerà ad abitare dove sta adesso e tutt’al più potrebbe avvicinarsi a Detroit dove passerà la maggior parte del tempo.
In ogni caso non corrisponde al vero, ed è questo che trovo falso e strumentale, sostenere che Marchionne si era trasferito in Svizzera per non pagare le tasse qui. Lui abitava già in Svizzera prima di arrivare da noi, e lì ha continuato ad abitare. Far credere il contrario è davvero un’operazione di bassa lega.

Non solo auto a guida autonoma, il futuro cambierà tutto

luglio 16, 2018  |  Senza categoria  |  23 Commenti  |  Lascia un commento

Questa volta tenetevi forte, perché vi traferisco un viaggio nel futuro che a me a messo non poca angoscia sul come cambierà.
Ero a un incontro che muoveva dalla sparizione della Kodak che nel 1998 aveva 170 mila dipendenti e aveva l’85% del mercato della carta fotografica nel mondo. Nel giro di pochi anni il loro modello di business è scomparso e sono andati in bancarotta. Di lì hanno spiegato che quello che è successo a Kodak succederà in molte industrie nei prossimi 5-10 anni.
Nel 1998 pensavate forse che 3 anni dopo non avreste mai più scattato le foto sulla pellicola? Eppure le fotocamere digitali erano state inventate nel 1975 ed erano già da tempo in circolazione. Ora accadrà di nuovo (ma molto più velocemente) con l’Intelligenza Artificiale, la salute, le automobili elettriche ed autonome, l’educazione, la stampa 3D, l’agricoltura e l’occupazione.
Eccoci al futuro che hanno illustrato:

1. Il software distruggerà la maggior parte delle industrie tradizionali nei prossimi 5-10 anni.

2. Uber è solo uno strumento software, non possiede automobili ma già ora è la più grande compagnia di taxi del mondo.

3. Airbnb è ora la più grande compagnia alberghiera del mondo, anche se non possiede proprietà.

4. Intelligenza artificiale: i computer diventano esponenzialmente migliori nella comprensione del mondo. L’anno scorso un computer ha battuto il miglior Go-player del mondo, 10 anni prima del previsto.

5. Negli Stati Uniti, i giovani avvocati non trovano lavoro. A causa di Watson di IBM, è possibile ottenere consulenza legale (finora per più o meno materiale di base) in pochi secondi, con un’accuratezza del 90% rispetto all’accuratezza del 70% quando eseguita dagli esseri umani. In futuro ci saranno il 90% di avvocati in meno, resteranno solo gli specialisti onniscienti.

6. Watson aiuta già gli infermieri a diagnosticare il cancro, 4 volte più preciso degli infermieri umani.
7. Automobili autonome: finirà che non vorrete più possedere una macchina. Chiamerete un’auto con il telefono, verrà visualizzata nella vostra posizione e vi condurrà a destinazione.

8. 1,2 milioni di persone muoiono ogni anno in incidenti stradali in tutto il mondo. Ora abbiamo un incidente ogni 100.000 km, con la guida autonoma si scenderà a un incidente ogni 10 milioni di km. Ciò salverà un milione di vite in tutto il mondo ogni anno.

9. I bambini di oggi non prenderanno mai la patente di guida e non vorranno mai possedere un’auto.

10. La maggior parte delle case automobilistiche o si aggiornerà o rischierà la bancarotta. Non si fabbricheranno più automobili tradizionali ma computer su ruote.

11. Le compagnie assicurative avranno enormi problemi perché, senza incidenti, l’assicurazione diventerà 100 volte più economica. Il loro modello di business dell’assicurazione auto sparirà.

12. L’elettricità diventerà incredibilmente economica e pulita: la produzione solare è stata in una curva esponenziale per 30 anni, ma ora è possibile vedere l’impatto inarrestabile. L’anno scorso, è stata installata più energia solare nel mondo rispetto ai fossili.

13. Salute. Ci sono aziende che costruiranno un dispositivo medico (chiamato “Tricorder” da Star Trek) che funziona con il telefono e prende la scansione della retina, il campione di sangue e fissa il respiro. Analizza quindi 54 bio-marcatori che identificheranno quasi ogni malattia. Sarà economico, quindi tra qualche anno tutti su questo pianeta avranno accesso a un’analisi medica superiore quasi gratuitamente. Tempi duri per i medici della mutua.

14. Stampa 3D: il prezzo della stampante 3D più economica è crollato nel giro di 10 anni. Allo stesso tempo, è diventato 100 volte più veloce. Alcune parti di ricambio di aerei sono già stampate in 3D negli aeroporti più remoti. In Cina, hanno già stampato in 3D e costruito un edificio per uffici a 6 piani. Entro il 2027, il 10% di tutto ciò che viene prodotto verrà stampato in 3D.

15. Lavoro: il 70-80% dei posti di lavoro scomparirà nei prossimi 20 anni. Ci saranno nuovi impieghi, ma non è chiaro se ce ne saranno abbastanza in così poco tempo. Ciò richiederà un ripensamento sulla distribuzione della ricchezza. In agricoltura è in arrivo un robot agricolo da 100 dollari. Gli agricoltori dei paesi del terzo mondo possono quindi diventare manager del loro settore invece di lavorare tutto il giorno sui loro campi.

16. Ci sono diverse startup che porteranno a breve le proteine degli insetti sul mercato. Il prodotto finale contiene più proteine della carne e sarà etichettato come “fonte proteica alternativa” (perché la maggior parte delle persone rifiuta ancora l’idea di mangiare insetti).

E mi fermo qui perché i punti elencati erano più di 30. Non solo auto a guida autonoma, quindi. Allacciamoci le cinture.

Imparassimo anche noi a guidare così…

luglio 10, 2018  |  Senza categoria  |  26 Commenti  |  Lascia un commento

Di ritorno da due viaggi negli Stati Uniti nel giro di quindici giorni, durante i quali ho macinato ben oltre un paio di migliaia di miglia, ho ritrovato al rientro il traffico che ben conosco dell’Autosole, e non posso esimermi da qualche confronto.
L’educazione media dei viaggiatori, per cominciare. Nel paese a stelle e strisce si viaggia quasi sempre su cinque corsie puntualmente affollatissime, specie sulla costa est, eppure distanza di sicurezza, uso delle frecce e disponibilità ad accettare le esigenze degli altri balzano subito all’occhio. Per esempio sono frequentissimi i bivi sulle autostrade, con il traffico che viaggia per esempio sulle prime due corsie di destra e che deve spostarsi sulle due più estreme di sinistra. Tutto avviene con grande pazienza, con un incrocio di veicoli da vero mal di testa, e con assoluta disponibilità di chi sopraggiunge.
Poi ecco il trionfo del sorpasso a destra senza irritazione di nessuno. Chiunque viaggi nella sua corsia, tiene l’andatura più veloce possibile (nell’ambito di limiti abbastanza rispettati, ma sempre dell’ordine di 10/15 miglia orarie un po’ sopra al dovuto) passando o facendosi sorpassare da chi è di fianco.
E nessuno sbuffa. Anche da noi in autostrada a tre o quattro corsie dovrebbe essere così, invece abbiamo una massa pecorona che occupa la fila di mezzo dimenticandosi che ne esiste una anche più a destra, e quando uno ci va e sorpassa la fila che sta incolonnata, magari dietro a uno che viaggia a 110 all’ora, si prende sempre insolenze. Certo, c’è anche chi è maestro del zigzag e questo non va bene in nessun modo, però l’idiosincrasia per la prima corsia pare impossibile da sradicare, e ritornando a viverla dopo un’esperienza americana la si nota con maggiore evidenza e insopportabile fastidio.
Infine il rispetto dei pedoni è ammirevole: anche quando questi ultimi hanno torto e si comportano male (tutto il mondo in questo è paese) l’automobilista rallenta con grande anticipo e si ferma a evidente distanza.
Vi chiederete se sono sorpreso perché è la prima volta che vado negli States? No, ci vado spessissimo, ma ogni volta rimango piacevolmente sorpreso. E non è che da quelle parti di auto ne circolino meno. Anzi. Però i clacson li lasciano alle sirene delle ambulanze, la manovre da pirata della strada sono rarissime, e il diffuso senso di civiltà al volante è amabilissimo. Dovremmo imparare a spostarci così anche noi.