Ha ancora senso spendere un patrimonio per comperare un box?

marzo 15, 2019  |  Mercato, Senza categoria  |  22 Commenti  |  Lascia un commento


Investire in un box per ricoverarci un’automobile ha ancora senso? Il tema è molto meno banale di quanto si possa credere per almeno un paio di buone ragioni: i costi e il futuro delle automobili.
I COSTI. In Italia negli anni del boom economico le città videro una continua ricostruzione dopo i danni della seconda guerra mondiale, mentre le periferie erano tutto un fiorire di cantieri per dare vita a palazzi su palazzi per rispondere alla grande richiesta di alloggi . Al tempo le auto erano poche, le strade sufficientemente larghe per ospitare eventuali vetture, e i soldi faticosamente racimolati per arrivare alla prima casa non prevedevano l’aggiunta di un box. Pertanto ne vennero costruiti pochi in rapporto agli appartamenti col risultato che nel tempo la caccia al garage è diventata maniacale. Oggi parcheggiare in strada è quasi impossibile mentre tutti vorrebbero la propria auto sotto casa. Il risultato è che un appartamento vale molto di più se con box annesso, e il bene in sé è diventato preziosissimo con prezzi di vendita saliti alle stelle mano a mano che le offerte si sono fatte più scarse. In parallelo l’investimento nel box ha fruttato i soldi spesi e ancora adesso c’è chi industria per trovarne uno pur con cifre da capogiro. Ma ha ancora senso indebitarsi? La risposta è anche qui doppia: nel breve sì se l’esigenza diventa primaria, ma anche no se si pensa a una spesa oggi persino esagerata (nei grandi centri si arriva anche a 100 e passa mila euro…) come forma di investimento per rendere più preziosa la proprietà in ottica futura, cioè tra venti o trenta anni.
CHE AUTO AVREMO? Già, il nuovo tema è che tutto porta a pensare a un concetto del possesso dell’automobile molto differente dall’attuale. In pratica si parla di guida autonoma, di far sparire le automobili dai centri urbani, di passare dal concetto di possesso a quello del noleggio diffuso: in pratica di fare piazza pulita delle automobili di proprietà. In sintesi, quello che un po’ tutti gli analisti e il pensiero politico corrente immaginano è un domani dove l’automobile passi da fine primario a semplice mezzo di trasporto declinabile in tanti modi, ma sempre meno come bene proprio ed esclusivo. È possibile, addirittura è molto probabile, che le automobili stiano entrando in una fase di declino storico e qualche indicatore c’è già. Per esempio anche il semplice carsharing, il numero di veicoli condivisi globalmente in Italia tra il 2013 e il 2017 è quintuplicato, mentre il numero degli iscritti e dei noleggi è cresciuto rispettivamente di diciotto e trentasette volte. Senza contare che da marzo 2017 a marzo 2018 si è riscontrato un aumento non solo del numero di auto condivise, ma anche del numero di noleggi giornalieri per auto.
Se la crescita dei vari trend sarà davvero così, investire una fortuna in un box per lasciare qualcosa un domani ai figli può rivelarsi allora un’operazione miope, basata sui bisogni di oggi ma non a misura dei bisogni di domani. E prima d’infilarsi in un investimento in proporzione molto più alto che in quello di un appartamento, è bene capire per che scopo lo si vuole fare.

Panda o non Panda noi arriveremo a Roma

marzo 8, 2019  |  Senza categoria  |  51 Commenti  |  Lascia un commento


A Torino avranno le loro buone ragioni a sostenere che l’originalissima Fiat 120 non sarà l’erede della Panda, non fosse altro perché nascerà sulla nuova piattaforma che internamente chiamano “new mini” e che sarebbe una via di mezzo tra i segmenti A e B, ma siccome su quella nasceranno anche l’erede della 500 e la piccola Jeep (in gergo interno Renegade jr.) come si può negare che non si tratti allora della erede della Panda?
Il progetto tanto avveniristico in realtà ha già almeno quattro stagioni sulle spalle e io ebbi la… sfortuna di vederlo appena nato, esaltandomi per l’idea nel suo complesso. Direte perché la sfortuna? Perché per un giornalista non c’è niente di più frustrante di apprezzare una cosa in anteprima con il vincolo di mantenere il segreto. In quei casi bisognerebbe rispondere di no, ma poi la curiosità che fa parte della professione finisce spesso per prendere il sopravvento e ci sono cascato come peraltro è già successo molte altre volte anche se mai con lo stesso fastidio perché qui il parto è stato davvero ritardato oltre ogni umana immaginazione.
L’idea che ha un papà preciso, il francese Olivier François capo del brand Fiat e anche capo del marketing di FCA, ha trovato in fretta molta ostilità per via di guerre interne che ora parrebbero risolte. Un peccato perché la proposta di una vettura che ci si può creare a piacimento, spendendo poco all’origine ma poi arricchendola di tutto ciò che si ritiene più adatto ai propri gusti e al proprio modo d’intenderne l’uso, è piena di fascino e rimane una soluzione che nessuno come la Fiat può proporre stante un dominio nel campo delle utilitarie che tutta la concorrenza riconosce da mezzo secolo in qua.
Le felici linee tradiscono peraltro una mano felice, quella di Roberto Giolito che la Panda 3 l’aveva già disegnata così come era successo con la nuova 500 – per restare soltanto ai suoi due più recenti successi – e lui ci aveva proprio lavorato per creare l’erede della Panda attuale come da ordini superiori.
Quello che conta è che comunque questo progetto abbia visto la luce perché è ancora anni luce davanti a tutti i competitori, e quando arriverà nelle concessionarie (se l’industrializzazione non ne stravolgerà i punti fermi, ma non dovrebbe succedere) riporterà sicuramente la Fiat ai livelli di sempre tra le vetture più accessibili. Se poi invece di Panda la vorranno chiamare Gingo…

Cinture in auto, il conducente deve imporle oppure i danni li paga lui

Cinture in auto, il conducente deve imporle oppure i danni li paga lui

febbraio 22, 2019  |  Senza categoria  |  49 Commenti  |  Lascia un commento


Se mai ci fossero ancora dei dubbi, adesso è intervenuta la Corte di Cassazione a stabilire definitivamente (sentenza 2531/19) come stanno le cose: in auto i passeggeri (compresi quelli dei sedili posteriori) devono indossare le cinture di sicurezza. Ma se fino a ieri per molti questo era erroneamente considerato soltanto un consiglio, adesso è stato chiarito che, se non succede, la colpa è sempre di chi guida e che non si è curato che questo sia avvenuto prima di mettersi in viaggio. Con una ggiunta importantissima. Che, dopo l’ultima recente sentenza, in caso di incidente e di danni fisici, il passeggero può rifarsi sul guidatore e ottenere i danni subiti. Da tempo si sa che le assicurazioni non pagano per le conseguenze di chi, coinvolto in un sinistro, non ha indossato le regolari cinture, ma la novità è che adesso chi non era legato può rifarsi su chi non si è curato preventivamente che fosse avvenuto.
In pratica è stato sentenziato che il conducente concorre al danno. Quindi che ha il dovere di far indossare a tutti i passeggeri le cinture e pure il diritto di far scendere dall’auto chi non si vuole adeguare.
Siccome in certe parti dello Stivale c’è ancora una visibile resistenza a indossare quei nastri che salvano la vita e che sono peraltro obbligatori, questa sentenza aggiunge peso alle conseguenze. E se siete tra quelli che “tanto a me non può succedere perché io so guidare” preparatevi al peggio.

Non si uccidono così i cavalli

Non si uccidono così i cavalli

febbraio 8, 2019  |  Senza categoria  |  31 Commenti  |  Lascia un commento


Adesso succede che ai motori calano la potenza, e per chi ha molte lune sulle spalle è davvero un’inversione che va contro la storia. Mi occupo di automobili da una vita, che significa oltre mezzo secolo, e ho sempre visto la tendenza, a volte anche un po’ truffaldina, di indicare semmai più cavalli ai propulsori per farli diventare appetibili, per battere la concorrenza, perché era un vanto da sbandierare.
Adesso invece un po’ da tutte le Case stanno arrivando anticipazioni ai nostri uomini che lavorano in Quattroruote Professional – e che si occupano delle banche dati – di tenersi pronti a una raffica di nuove omologazioni da cui risulterà che molte vetture, al momento nel mirino dell’ecotassa, avranno meno cavalli sotto il cofano.
I motori saranno gli stessi, ma saranno depotenziati (oppure resteranno come prima ma saranno declassati da cavalli a ronzini) per sfuggire alla tagliola del listino aumentato. Scopriremo così che auto identiche – perché nessuno le toccherà – avranno una certa potenza in Italia e una più vitaminizzata fuori dai nostri confini.
Sono cose che possono succedere quando arrivano normative che danneggiano il mercato e mettono a rischio posti di lavoro, ma che viste dall’estero generano soltanto risolini di scherno. Però provassero loro a barcamenarsi in Italia dove programmare qualcosa diventa sempre più difficile…

L'orgoglio italiano tiene banco anche a Hong Kong

L’orgoglio italiano tiene banco anche a Hong Kong

febbraio 1, 2019  |  Senza categoria  |  14 Commenti  |  Lascia un commento


Fuori dai confini l’Italia tira sempre, soprattutto quando si parla di motori. Hong Kong per esempio è, per cantarla con Lucio Dalla, dall’altra parte della luna eppure per lanciare al meglio il nuovo Salone internazionale dell’Auto (14-19 dicembre 2019) tutto ha avuto i contorni del tricolore.
Nel regno della finanza internazionale, dove i quattrini scorrono a fiumi e dove non esiste un disoccupato alla faccia degli oltre sette milioni di abitanti ficcati uno sull’altro negli altissimi grattacieli della città, la lingua italiana per qualche ora è andata per la maggiore. I padroni di casa erano i cinesi della Leviosa Ltd, una società guidata da due ricche donne giovani e ambiziose, ma in bella mostra c’erano tre prototipi sportivi ed elettrici di tre brand dal nome che a noi risuona gentile: Giugiaro, Pininfarina e Bertone con i loro rappresentanti a raccontare come viene visto il futuro da chi ha fatto così bene in passato. Ma anche sul palco, a introdurre come sarà l’Hong Kong International Motor Show, c’era l’italianissimo Rino Drogo in qualità di responsabile delle operazioni, e ai piedi del palco ma vigile che tutto filasse per il meglio c’era un altro dei nostri, Luca Perotti, un passato in FCA e ora a capo di una società, la Alian con base a Martigny in Svizzera, che gestisce tutto l’evento per conto dei cinesi. E guarda caso la prima azienda che ha annunciato la sua presenza al Salone è stata la Lamborghini perché saremo pure tanto lontani ma su quelle strade, dove le supercar si sprecano e le Tesla elettriche sono di più che le utilitarie, il made in Italy tira che è una bellezza e se non ti fai una Ferrari oppure non sogni una Pagani sei proprio un fallito.
Come spesso succede, lontano da casa, l’italianità ha quindi un senso e inorgoglisce. Il Ministro del Turismo e dei Trasporti Benjamin Wong, che di recente è stato a Matera per i festeggiamenti per l’elezione della città a capitale della cultura, ha avuto parole amabili per la nostra terra ed era informatissimo su tutto, anche sugli strepitosi bilanci appena presentati dalla Ferrari e relativi all’anno 2018. Là dov’è il regno delle griffe del lusso i manager locali stanno molto attenti anche ai numeri. E noi, i pochi giornalisti che eravamo lì a fare da spettatori, ci siamo sentiti della partita, accumunati nel successo tricolore anche se una supercar come si deve non ce la potremo permettere mai.

Sorpresa: la passione pare che esista ancora!

Sorpresa: la passione pare che esista ancora!

gennaio 18, 2019  |  Senza categoria  |  42 Commenti  |  Lascia un commento


Ermete Tombolini vende automobili in una concessionaria multimarca di un centro della bassa padana dove la pianura va a sbattere contro le prime colline. L’ho contattato qualche giorno fa riguardo l’argomento della pazzesca multa sanzionata dall’antitrust per il cartello sui finanziamenti. Volevo capirne un po’ di più da uno che lavora sul campo, e nel corso della lunga conversazione si è parlato anche di acquisti in contanti in calo. Ma quello che però vi vorrei trasmettere è il suo stupore quando nei primi giorni di quest’anno si è visto entrare in concessionaria uno sbarbato cliente che cercava come usato una vettura divertente da guidare. Queste, più o meno, sarebbero state le parole che hanno stupito il venditore: «Non mi interessa la potenza assoluta, anche perché ho un budget sui 15 mila euro, ma vorrei un’auto che mi trasmetta il piacere della guida perché attorno a casa mia ci sono delle strade magnifiche su cui godermela.»
Ecco qui la meraviglia di Tombolini che, a suo dire, erano anni che non si trovava davanti un giovane con addosso la voglia di godersi una macchina per quello che la caratterizza come DNA e non per quello che c’è sopra. Non voleva i gadget, l’infotainment, la tinta, le comodità quanto l’handling, la frenata, il cambio ravvicinato o comunque ben scalato.
E lì il venditore, per sua ammissione imbarazzata, si è sentito preso in contropiede perché non è più allenato sulla materia per mancanza di abitudine. E mi ha trasmesso il suo imbarazzo insieme alla sua sorpresa.
Dunque, confinato in una provincia meno alla ribalta dove l’eco delle vetture per forza rispettose di tutto è meno pressante, c’è ancora qualcuno fresco di patente che chiede all’automobile quello che è stato centrale per quasi un secolo: non soltanto l’esigenza primaria di spostarsi ma anche il gusto di guidare. Mi pare una bella notizia. Anche voi vi siete imbattuti in casi simili, o proprio più niente, come peraltro sostengono i grandi produttori di vetture generaliste rigurado le esigenze dei nuovi automobilisti?

Vista nel retrovisore, l’auto che mi attizza di più è la Maserati Ghibli

Vista nel retrovisore, l’auto che mi attizza di più è la Maserati Ghibli

gennaio 11, 2019  |  Senza categoria  |  57 Commenti  |  Lascia un commento


Al volante macino decine di migliaia di chilometri. Lo faccio da una vita e in 52 anni di patente ho sicuramente passato il traguardo dei due milioni. Tanta autostrada sotto le mie ruote con un mondo diviso in due, quello che mi sta davanti e quello che percepisco nello specchietto retrovisore dentro l’abitacolo.
Nel tempo ho memorizzato i frontali delle auto fissandoli in due album, quelli anonimi e quelli che mi hanno entusiasmato. Ovviamente i primi sono molto di più dei secondi ed è normale che sia così perché le svolte stilistiche che reggono nel tempo sono rare. Ovviamente il doppio rene della BMW lo vedi subito, così come la forma rinnovata nel tempo ma sempre fedele all’originale delle Porsche 911 s’intuisce alla prima occhiata. Lo specchietto in questo non fa sconti: il tempo di osservazione è sempre velocissimo e fa subito da spartiacque. Non per niente la genialità di Walter De Silva allorché s’inventò il single frame dell’Audi resta una pietra miliare perché improvvisamente una marca passò dall’essere impersonale per diventare improvvisamente chiara, una valenza che ne ha cambiato il destino.
Ma al di là di tutto c’è poi il messaggio che passa dall’immagine riflessa direttamente al cuore quando sopraggiunge qualcosa che appare entusiasmante per chi sta al volante. Ed è una sensazione che cambia da guidatore a guidatore perché i gusti, vivaddio, restano gusti.
Così adesso ho capito che il frontale che mi emoziona di più, quando lo vedo ingrandirsi nel mio specchietto per confondersi con il mio immaginario, è quello della Maserati Ghibli, ma perché no, anche quello della Quattroporte. Ovviamente non ho una spiegazione precisa, ma è una cosa mi apparsa chiara nei giorni scorsi mentre percorrevo la A1 per raggiungere Milano. Magari per voi non sarà così. Ed è il bello del nostro mondo dove c’è spazio per tutti in base alle singole sensazioni, e non è neppure detto che qualcuno ci faccia caso o ci abbia mai pensato. Ma io mi sono convinto della mia scelta anche se ho realizzato la cosa soltanto adesso. E sono curioso di sapere il vostro parere, se mai ce l’avete. Ma non parliamo di bellezza o meno di una vettura rispetto a un’altra, di una marca rispetto a un’altra, ma soltanto dell’impatto visivo nel retrovisore che è una cosa ben diversa. Dai, dite la vostra.

Ecotassa, multe, Rca: la batosta continua imperterrita

Ecotassa, multe, Rca: la batosta continua imperterrita

gennaio 4, 2019  |  Senza categoria  |  32 Commenti  |  Lascia un commento


Da anni ormai Emilio Deleidi, collega dalla competenza esemplare, tiene una lezione nei Master automotive della nostra Accademia che s’intitola “L’auto come bancomat dei Governi”. Dura quasi due ore, ma tra poco questo tempo non basterà più perché dal dopoguerra in avanti ogni scusa è sempre buona per vessare l’automobile e fare cassa.
Con l’anno che va incominciare, in attesa degli aumenti delle tariffe autostradali che sono stati soltanto rinviati per non eccedere nella vergogna, tocca agli incrementi sulle assicurazioni dopo un incidente, alla stupida e irritante ecotassa che è soltanto un volgare pretesto per racimolare qualche milione in più – che sarà vanificato dalla depressione del mercato e costerà molto di più in termini di mancata IVA – e, guarda un po’, sull’aumento delle contravvenzioni che già sono carissime.
Perché tanto accanimento contro le auto è facile da capire: si raccatta più denaro che da qualsiasi altra parte ed molto difficile scamparla. Si obietterà, nel caso delle multe, che molti non le pagano; è vero, succede, ma chi Governa lo sa bene così come sa che quelli che le pagano continueranno a farlo mentre quelli che non lo faranno continueranno come prima. In pratica a essere vessati saranno sempre quelli ligi e tanto peggio per loro.
Paghiamo le tariffe delle assicurazioni più salate d’Europa, paghiamo le contravvenzioni più care del Continente, ci distinguiamo come nessuno per le accise spropositate sulla benzina, paghiamo sin dall’acquisto dell’auto una tassa di possesso, subiamo una imposta provinciale di trascrizione legata ai passaggi di proprietà, teniamo in piedi a caro prezzo due registri automobilistici (la motorizzazione e il PRA) e mi fermo qui perché l’elenco diventa offensivo più ci si addentra nei rigagnoli dei costi accessori come le patenti, le revisioni, i passaggi di proprietà, le demolizioni e così via.
Cambiano i padroni del vapore ma è sempre tutto come prima. Vi ricordate Salvini che in campagna elettorale prometteva la riduzione delle accise sui carburanti? E i grillini che si stracciavano le vesti a favore dell’ambiente e poi mettono gli sgravi a chi si può permettere una Tesla anziché favorire uno svecchiamento del parco circolante visto che qualsiasi veicolo nuovo è più pulito di quello che va a sostituire? I gialloverdi di oggi come i rosso-sbiaditi di prima, gli azzurri e tutti gli altri che sono stati al comando in non importa quale repubblica, con buona pace di tutti quegli automobilisti che quando devono cambiare vettura fanno il giro delle concessionarie di un’intera regione per spuntare 200 euro di sconto in più. Poveri loro, poveri noi e povera automobile da troppo tempo non soltanto tosata ma addirittura scorticata.

Le versioni a tre porte destinate a finire in soffitta.

Le versioni a tre porte destinate a finire in soffitta.

dicembre 21, 2018  |  Senza categoria  |  37 Commenti  |  Lascia un commento


Adesso è ufficiale. La nuova Golf, ottava generazione del modello tedesco attesa sul mercato a fine 2019, non avrà più la versione a tre porte copiando la scelta già fatta per la Polo. La notizia è importante perché da sempre la Golf fa tendenza nel segmento C ed è facilmente immaginabile che tutti le andranno dietro.
Ora qualche designer soffrirà perché si sa che dal punto di vista estetico le versioni a tre porte sono più riuscite rispetto a quelle a cinque: presentano fiancate più pulite e in assoluto la linea ci guadagna tanto.
Però si vendono sempre di meno perché sono più scomode per gli occupanti dei sedili posteriori sia nell’entrata e sia nell’uscita, poi perché, avendo portiere più grandi, complicano estremamente la vita anche ai passeggeri sui sedili anteriori in quanto richiedono più spazio attorno alla vettura per avere un’apertura decente, e questo si rivela un problema nei box di casa, spesso pensati molti anni fa quando le dimensioni delle automobili erano molto più compatte, e pure in molti parcheggi in piano dove le pitturazioni delle righe disegnano spazi troppo angusti pur di guadagnare un paio di posti in più per fila.
Inoltre c’è un aspetto cui un tempo si badava di meno ma che oggi angustia molti acquirenti educati alla sicurezza prima di tutto. È innegabile, infatti, che in caso di incidente estrarre eventuali feriti a bordo oppure anche abbandonare in fretta l’automobile in caso di emergenza sia molto più difficile rispetto alle vetture con doppia portiera per lato.
Morale, siamo arrivati al capolinea di una soluzione progettuale che ha avuto grande popolarità in passato, che ha accompagnato le vetture che hanno fatto la storia del boom economico e che ha avuto quasi sempre costi più contenuti. Dovremo quindi rassegnarci alle quattro maniglie per fiancata che sono spesso un orpello disarmonico (ricordate la grande idea di De Silva sulle Alfa Romeo 156 e 147 dove le aveva nascoste in alto vicino al montante, prima che questa soluzione finisse copiata un po’ da mezzo mondo?) ma tutto lascia intendere che resteranno prerogative delle vetture sportive, coupé o spider che siano. A voi dispiace?

Gli incentivi sulle elettriche fanno ridere e non convinceranno nessuno

Gli incentivi sulle elettriche fanno ridere e non convinceranno nessuno

dicembre 14, 2018  |  Senza categoria  |  65 Commenti  |  Lascia un commento


Il parco auto italiano è caratterizzato da una presenza imbarazzante di veicoli altamente inquinanti, e lo si è già scritto in questo blog già tante volte. Si tratta di vetture euro 0, 1, 2, 3 e pure le euro 4 come adesso sostengono molti sindaci.
Per fare del bene all’ambiente andrebbero tutte rottamate per essere sostituite con modelli molto meno inquinanti. Tutti quelli nuovi a listino per esempio, e poco importa con che tipo di alimentazione perché sono tutti estremamente vantaggiosi rispetto a quelli che andrebbero a rimpiazzare.
Questo lo sappiamo tutti, qua dentro e non solo qua dentro, però la cosa sfugge ai politicanti che ci governano (e pure quelli che non ci governano perché l’ignoranza in materia è quasi totale in barba ai vessilli) che beati loro l’auto mica se la devono comperare.
Così adesso sono stati proposti incentivi considerati irrinunciabili per l’acquisto di vetture totalmente elettriche, addirittura 6 mila euro per chi vorrà portarsene a casa una. Saranno in molti ad approfittarne?
In passato, chi ha buona memoria, ricorderà che cosa successe con le auto a metano, tanto per fare un esempio. Eravamo nel 2009 e lo stato propose un incentivo di 3.500 euro per auto a metano, elettriche o a idrogeno con emissioni inferiori a 120 grammi CO2/km. La cifra era cumulabile con la rottamazione con un totale di 5 mila euro di risparmio.
Ora, fece molto scalpore il numero di auto a metano acquistate sul continente (nelle regioni interessate dagli incentivi) e poi portate in Sardegna dove di distributori di metano non ne esistevano. Molti sardi comprarono di fatto lo sconto e poi giravano con il piccolo serbatoio a benzina. Facevano rifornimento più spesso, ma su una Panda avevano risparmiato quasi il 50%.
Ma questo non potrà accadere con chi abita ai piedi delle Alpi, nella piana del Campidano o comunque in Umbria, Marche, bassa Toscana e via così dove il traffico è relativo e le distanze diventano comunque alte, senza peraltro grosse città con i vincoli delle varie zone a traffico limitato. Ipotizziamo pure quello che non è comunque credibile, cioè che i nostri governanti riescano a piazzare una colonnina ogni 5 km su tutte le strade nazionali. Se anche fosse così, se anche la gente avesse il tempo di stare ferma un tot per effettuare la ricarica, dove trova i soldi per comperarsi un’auto elettrica anche con i 6 mila euro di incentivo? Col metano si arrivò a sfiorare il 50% di vantaggio, con una Nissan Leaf base ne servirebbero comunque 30 mila pur con l’aiuto statale. E di lì si va in su perché la tanta attesa Tesla Model 3 passerà i 50 mila euro e non parliamo dell’Audi e-tron, della Jaguar I-Pace e così via. Il vantaggio è ridicolo rispetto alla cifra da sborsare. Possibile che a nessuno di chi sta al governo riesca un elementare due più due?