Sorpresa: la passione pare che esista ancora!

Sorpresa: la passione pare che esista ancora!

gennaio 18, 2019  |  Senza categoria  |  20 Commenti  |  Lascia un commento


Ermete Tombolini vende automobili in una concessionaria multimarca di un centro della bassa padana dove la pianura va a sbattere contro le prime colline. L’ho contattato qualche giorno fa riguardo l’argomento della pazzesca multa sanzionata dall’antitrust per il cartello sui finanziamenti. Volevo capirne un po’ di più da uno che lavora sul campo, e nel corso della lunga conversazione si è parlato anche di acquisti in contanti in calo. Ma quello che però vi vorrei trasmettere è il suo stupore quando nei primi giorni di quest’anno si è visto entrare in concessionaria uno sbarbato cliente che cercava come usato una vettura divertente da guidare. Queste, più o meno, sarebbero state le parole che hanno stupito il venditore: «Non mi interessa la potenza assoluta, anche perché ho un budget sui 15 mila euro, ma vorrei un’auto che mi trasmetta il piacere della guida perché attorno a casa mia ci sono delle strade magnifiche su cui godermela.»
Ecco qui la meraviglia di Tombolini che, a suo dire, erano anni che non si trovava davanti un giovane con addosso la voglia di godersi una macchina per quello che la caratterizza come DNA e non per quello che c’è sopra. Non voleva i gadget, l’infotainment, la tinta, le comodità quanto l’handling, la frenata, il cambio ravvicinato o comunque ben scalato.
E lì il venditore, per sua ammissione imbarazzata, si è sentito preso in contropiede perché non è più allenato sulla materia per mancanza di abitudine. E mi ha trasmesso il suo imbarazzo insieme alla sua sorpresa.
Dunque, confinato in una provincia meno alla ribalta dove l’eco delle vetture per forza rispettose di tutto è meno pressante, c’è ancora qualcuno fresco di patente che chiede all’automobile quello che è stato centrale per quasi un secolo: non soltanto l’esigenza primaria di spostarsi ma anche il gusto di guidare. Mi pare una bella notizia. Anche voi vi siete imbattuti in casi simili, o proprio più niente, come peraltro sostengono i grandi produttori di vetture generaliste rigurado le esigenze dei nuovi automobilisti?

Vista nel retrovisore, l’auto che mi attizza di più è la Maserati Ghibli

Vista nel retrovisore, l’auto che mi attizza di più è la Maserati Ghibli

gennaio 11, 2019  |  Senza categoria  |  54 Commenti  |  Lascia un commento


Al volante macino decine di migliaia di chilometri. Lo faccio da una vita e in 52 anni di patente ho sicuramente passato il traguardo dei due milioni. Tanta autostrada sotto le mie ruote con un mondo diviso in due, quello che mi sta davanti e quello che percepisco nello specchietto retrovisore dentro l’abitacolo.
Nel tempo ho memorizzato i frontali delle auto fissandoli in due album, quelli anonimi e quelli che mi hanno entusiasmato. Ovviamente i primi sono molto di più dei secondi ed è normale che sia così perché le svolte stilistiche che reggono nel tempo sono rare. Ovviamente il doppio rene della BMW lo vedi subito, così come la forma rinnovata nel tempo ma sempre fedele all’originale delle Porsche 911 s’intuisce alla prima occhiata. Lo specchietto in questo non fa sconti: il tempo di osservazione è sempre velocissimo e fa subito da spartiacque. Non per niente la genialità di Walter De Silva allorché s’inventò il single frame dell’Audi resta una pietra miliare perché improvvisamente una marca passò dall’essere impersonale per diventare improvvisamente chiara, una valenza che ne ha cambiato il destino.
Ma al di là di tutto c’è poi il messaggio che passa dall’immagine riflessa direttamente al cuore quando sopraggiunge qualcosa che appare entusiasmante per chi sta al volante. Ed è una sensazione che cambia da guidatore a guidatore perché i gusti, vivaddio, restano gusti.
Così adesso ho capito che il frontale che mi emoziona di più, quando lo vedo ingrandirsi nel mio specchietto per confondersi con il mio immaginario, è quello della Maserati Ghibli, ma perché no, anche quello della Quattroporte. Ovviamente non ho una spiegazione precisa, ma è una cosa mi apparsa chiara nei giorni scorsi mentre percorrevo la A1 per raggiungere Milano. Magari per voi non sarà così. Ed è il bello del nostro mondo dove c’è spazio per tutti in base alle singole sensazioni, e non è neppure detto che qualcuno ci faccia caso o ci abbia mai pensato. Ma io mi sono convinto della mia scelta anche se ho realizzato la cosa soltanto adesso. E sono curioso di sapere il vostro parere, se mai ce l’avete. Ma non parliamo di bellezza o meno di una vettura rispetto a un’altra, di una marca rispetto a un’altra, ma soltanto dell’impatto visivo nel retrovisore che è una cosa ben diversa. Dai, dite la vostra.

Ecotassa, multe, Rca: la batosta continua imperterrita

Ecotassa, multe, Rca: la batosta continua imperterrita

gennaio 4, 2019  |  Senza categoria  |  32 Commenti  |  Lascia un commento


Da anni ormai Emilio Deleidi, collega dalla competenza esemplare, tiene una lezione nei Master automotive della nostra Accademia che s’intitola “L’auto come bancomat dei Governi”. Dura quasi due ore, ma tra poco questo tempo non basterà più perché dal dopoguerra in avanti ogni scusa è sempre buona per vessare l’automobile e fare cassa.
Con l’anno che va incominciare, in attesa degli aumenti delle tariffe autostradali che sono stati soltanto rinviati per non eccedere nella vergogna, tocca agli incrementi sulle assicurazioni dopo un incidente, alla stupida e irritante ecotassa che è soltanto un volgare pretesto per racimolare qualche milione in più – che sarà vanificato dalla depressione del mercato e costerà molto di più in termini di mancata IVA – e, guarda un po’, sull’aumento delle contravvenzioni che già sono carissime.
Perché tanto accanimento contro le auto è facile da capire: si raccatta più denaro che da qualsiasi altra parte ed molto difficile scamparla. Si obietterà, nel caso delle multe, che molti non le pagano; è vero, succede, ma chi Governa lo sa bene così come sa che quelli che le pagano continueranno a farlo mentre quelli che non lo faranno continueranno come prima. In pratica a essere vessati saranno sempre quelli ligi e tanto peggio per loro.
Paghiamo le tariffe delle assicurazioni più salate d’Europa, paghiamo le contravvenzioni più care del Continente, ci distinguiamo come nessuno per le accise spropositate sulla benzina, paghiamo sin dall’acquisto dell’auto una tassa di possesso, subiamo una imposta provinciale di trascrizione legata ai passaggi di proprietà, teniamo in piedi a caro prezzo due registri automobilistici (la motorizzazione e il PRA) e mi fermo qui perché l’elenco diventa offensivo più ci si addentra nei rigagnoli dei costi accessori come le patenti, le revisioni, i passaggi di proprietà, le demolizioni e così via.
Cambiano i padroni del vapore ma è sempre tutto come prima. Vi ricordate Salvini che in campagna elettorale prometteva la riduzione delle accise sui carburanti? E i grillini che si stracciavano le vesti a favore dell’ambiente e poi mettono gli sgravi a chi si può permettere una Tesla anziché favorire uno svecchiamento del parco circolante visto che qualsiasi veicolo nuovo è più pulito di quello che va a sostituire? I gialloverdi di oggi come i rosso-sbiaditi di prima, gli azzurri e tutti gli altri che sono stati al comando in non importa quale repubblica, con buona pace di tutti quegli automobilisti che quando devono cambiare vettura fanno il giro delle concessionarie di un’intera regione per spuntare 200 euro di sconto in più. Poveri loro, poveri noi e povera automobile da troppo tempo non soltanto tosata ma addirittura scorticata.

Le versioni a tre porte destinate a finire in soffitta.

Le versioni a tre porte destinate a finire in soffitta.

dicembre 21, 2018  |  Senza categoria  |  37 Commenti  |  Lascia un commento


Adesso è ufficiale. La nuova Golf, ottava generazione del modello tedesco attesa sul mercato a fine 2019, non avrà più la versione a tre porte copiando la scelta già fatta per la Polo. La notizia è importante perché da sempre la Golf fa tendenza nel segmento C ed è facilmente immaginabile che tutti le andranno dietro.
Ora qualche designer soffrirà perché si sa che dal punto di vista estetico le versioni a tre porte sono più riuscite rispetto a quelle a cinque: presentano fiancate più pulite e in assoluto la linea ci guadagna tanto.
Però si vendono sempre di meno perché sono più scomode per gli occupanti dei sedili posteriori sia nell’entrata e sia nell’uscita, poi perché, avendo portiere più grandi, complicano estremamente la vita anche ai passeggeri sui sedili anteriori in quanto richiedono più spazio attorno alla vettura per avere un’apertura decente, e questo si rivela un problema nei box di casa, spesso pensati molti anni fa quando le dimensioni delle automobili erano molto più compatte, e pure in molti parcheggi in piano dove le pitturazioni delle righe disegnano spazi troppo angusti pur di guadagnare un paio di posti in più per fila.
Inoltre c’è un aspetto cui un tempo si badava di meno ma che oggi angustia molti acquirenti educati alla sicurezza prima di tutto. È innegabile, infatti, che in caso di incidente estrarre eventuali feriti a bordo oppure anche abbandonare in fretta l’automobile in caso di emergenza sia molto più difficile rispetto alle vetture con doppia portiera per lato.
Morale, siamo arrivati al capolinea di una soluzione progettuale che ha avuto grande popolarità in passato, che ha accompagnato le vetture che hanno fatto la storia del boom economico e che ha avuto quasi sempre costi più contenuti. Dovremo quindi rassegnarci alle quattro maniglie per fiancata che sono spesso un orpello disarmonico (ricordate la grande idea di De Silva sulle Alfa Romeo 156 e 147 dove le aveva nascoste in alto vicino al montante, prima che questa soluzione finisse copiata un po’ da mezzo mondo?) ma tutto lascia intendere che resteranno prerogative delle vetture sportive, coupé o spider che siano. A voi dispiace?

Gli incentivi sulle elettriche fanno ridere e non convinceranno nessuno

Gli incentivi sulle elettriche fanno ridere e non convinceranno nessuno

dicembre 14, 2018  |  Senza categoria  |  65 Commenti  |  Lascia un commento


Il parco auto italiano è caratterizzato da una presenza imbarazzante di veicoli altamente inquinanti, e lo si è già scritto in questo blog già tante volte. Si tratta di vetture euro 0, 1, 2, 3 e pure le euro 4 come adesso sostengono molti sindaci.
Per fare del bene all’ambiente andrebbero tutte rottamate per essere sostituite con modelli molto meno inquinanti. Tutti quelli nuovi a listino per esempio, e poco importa con che tipo di alimentazione perché sono tutti estremamente vantaggiosi rispetto a quelli che andrebbero a rimpiazzare.
Questo lo sappiamo tutti, qua dentro e non solo qua dentro, però la cosa sfugge ai politicanti che ci governano (e pure quelli che non ci governano perché l’ignoranza in materia è quasi totale in barba ai vessilli) che beati loro l’auto mica se la devono comperare.
Così adesso sono stati proposti incentivi considerati irrinunciabili per l’acquisto di vetture totalmente elettriche, addirittura 6 mila euro per chi vorrà portarsene a casa una. Saranno in molti ad approfittarne?
In passato, chi ha buona memoria, ricorderà che cosa successe con le auto a metano, tanto per fare un esempio. Eravamo nel 2009 e lo stato propose un incentivo di 3.500 euro per auto a metano, elettriche o a idrogeno con emissioni inferiori a 120 grammi CO2/km. La cifra era cumulabile con la rottamazione con un totale di 5 mila euro di risparmio.
Ora, fece molto scalpore il numero di auto a metano acquistate sul continente (nelle regioni interessate dagli incentivi) e poi portate in Sardegna dove di distributori di metano non ne esistevano. Molti sardi comprarono di fatto lo sconto e poi giravano con il piccolo serbatoio a benzina. Facevano rifornimento più spesso, ma su una Panda avevano risparmiato quasi il 50%.
Ma questo non potrà accadere con chi abita ai piedi delle Alpi, nella piana del Campidano o comunque in Umbria, Marche, bassa Toscana e via così dove il traffico è relativo e le distanze diventano comunque alte, senza peraltro grosse città con i vincoli delle varie zone a traffico limitato. Ipotizziamo pure quello che non è comunque credibile, cioè che i nostri governanti riescano a piazzare una colonnina ogni 5 km su tutte le strade nazionali. Se anche fosse così, se anche la gente avesse il tempo di stare ferma un tot per effettuare la ricarica, dove trova i soldi per comperarsi un’auto elettrica anche con i 6 mila euro di incentivo? Col metano si arrivò a sfiorare il 50% di vantaggio, con una Nissan Leaf base ne servirebbero comunque 30 mila pur con l’aiuto statale. E di lì si va in su perché la tanta attesa Tesla Model 3 passerà i 50 mila euro e non parliamo dell’Audi e-tron, della Jaguar I-Pace e così via. Il vantaggio è ridicolo rispetto alla cifra da sborsare. Possibile che a nessuno di chi sta al governo riesca un elementare due più due?

La bella Alpine finalista nel Car of the Year. Che sorpresa!

La bella Alpine finalista nel Car of the Year. Che sorpresa!

dicembre 7, 2018  |  Senza categoria  |  38 Commenti  |  Lascia un commento


Fa sempre una certa impressione vedere come passano i tempi, come cambiano i modi di giudicare, come tutto sia sempre più in evoluzione. Ho avuto l’opportunità di far parte della giuria del Car of the Year per 23 anni (si esce per età, 64 è il limite massimo, poi largo ai giovani) e ho visto vincere la prima auto giapponese (la Nissan Micra nel 1993) la prima vettura ibrida (la Toyota Prius nel 2005) e la prima elettrica (la Nissan Leaf nel 2011) ogni volta appuntandomi il senso dei nuovi tempi.
Da ex giurato ho visto anche l’accettazione sempre più rassegnata delle imperanti SUV con la Volvo XC90 seconda classificata nel 2016 cui sono seguite le due vittorie di Peugeot 3008 e Volvo XC40, e mi ero anche segnato con un grosso punto interrogativo il secondo posto a sorpresa di Toyota GT86/Subaru BRZ. Fatico ancor oggi a capire quel risultato reso possibile però dai grandi volumi che riuscivano a mettere assieme quele due vetture grazie alla diffusione su tantissimi mercati.
La nuova Alpine A110 però stento a inquadrarla come finalista per il titolo 2019, e non perché non sia nelle mie corde, tutt’altro, ma perché condensa in sé tutto quello che non era ai miei tempi tra le ragioni ammissibili di una scelta. È prodotta in pochi esemplari (fino a poco tempo fa c’era l’obbligo di 5000 pezzi minimi all’anno), non è proiettata nel futuro perché conserva ed esalta valori di un passato romantico che ho vissuto in diretta, non è portatrice di nuove tecnologie e non propone nemmeno il massimo dei contenuti ad un prezzo accessibile per la maggioranza degli acquirenti di un’automobile. È, comunque, un’auto che fa sognare, che promette di divertire e che può entrare in famiglie dove c’è già dell’altro per svolgere i compiti oggi richiesti per lo spostamento nel breve e nel lungo raggio. Un’auto esclusiva, insomma.
Se la vedrà con la Jaguar I-Pace che rappresenta il futuro, con la Ford Focus che è la summa delle qualità richieste in passato ad una candidata per essere vincente e con la Kia Ceed che punta a diventare la prima auto coreana ad arrivare al titolo, oltre che con Mercedes Classe A, Peugeot 508 e Citroen C5 Aircross. Un mazzo di finaliste dove c’è soltanto una “matta”. Come sia finita lì rimane curioso e mi ripropongo di ripassarmi con attenzione la lista delle 31 vetture rimaste escluse.

Bene il piano FCA, ma qualche domanda l’avrei

Bene il piano FCA, ma qualche domanda l’avrei

novembre 30, 2018  |  Senza categoria  |  96 Commenti  |  Lascia un commento


Dunque Mike Manley e soprattutto il nuovo capo EMEA di FCA, Pietro Gorlier, hanno parlato. Era dalla prematura è drammatica dipartita di Sergio Marchionne che non arrivavano messaggi sul futuro degli stabilimenti italiani, dei progetti e dei programmi, e va detto che nell’ambiente il nervosismo era palese.
Adesso invece sappiamo due cose importanti: che FCA vuole investire una cifra molto pesante, oltre 5 miliardi di euro, per nuovi modelli e qualche restyling, e ancor più che nel giro di un triennio tutti gli stabilimenti italiani gireranno a piena occupazione.
Nel messaggio di qualche giorno fa non è stato detto però tutto, anche perché degli impianti FCA in Europa si parlerà in un secondo tempo, in particolare di quelli in Polonia, in Serbia e in Turchia che dovranno anche loro lavorare a buon regime per restare attivi. Chi si affiancherà alla 500 a Tychy? Qualcosa lì servirà perché oggi i numeri della reginetta di casa non sono più quelli di un decennio fa, quindi si può supporre che la nuova Lancia Ypsilon sia stata dirottata da quelle parti visto che girerebbe sulla stessa piattaforma che è poi la stessa della Panda. E in Serbia? Pare ormai certo che la 500 L avrà un seguito, forse affiancata da un nuovo modello che qualcuno suggerisce possa essere un piccolo crossover Fiat. Vedremo. Diverso il discorso turco dove potrebbe esserci molto fermento ma per prodotti che non dovrebbero arrivare da noi considerando che il caso della Tipo rimanga un’eccezione.
E in casa nostra? Nessuno ha parlato dell’Alfieri e qui ci sono due correnti di pensiero: che i modelli Gt e cabrio previsti a Modena riguardino proprio la tanto bella granturismo che sta invecchiando prima di vedere la sua luce, oppure che il piano annunciato si limiti a un prolungamento dei modelli attuali in attesa della sua venuta. Mah.
Infine si è parlato di una nuova Panda. Ma sarà davvero nuova? Già perché da oltre tre anni esiste un progetto entusiasmante e avveniristico in attesa della benedetta approvazione, rallentato si vocifera per i costi troppo alti. Magari si trattasse di questo, ma la paura (per noi vecchi innamorati di una Fiat che sulle utilitarie era sempre un decennio avanti sulla concorrenza) è che si ripieghi su una vettura più convenzionale anziché osare davvero come buona tradizione.
Infine, dai piani annunciati, è sparita la Jeeppina, su base Panda, che pare bellissima e che prevederebbe anche una versione con la copertura in tela come le Jeep degli inizi, quella diventata famosa durante la seconda guerra mondiale. Doveva nascere a Pomigliano per essere poi venduta in tutto il mondo, ma oggi il suo posto è stato preso dalla SUV piccola dell’Alfa Romeo. Non sarà che dopo le minacce di mettere tasse esagerate sulle vetture d’importazione, alla fine verrà prodotta negli States?
Vorrei spendere due parole anche sulla scelta di rinviare lo stop alla produzione di motori diesel. Mi pare corretta, e forse le proteste dei francesi giungono al momento giusto. Non ci sono soltanto quelli che abitano nei grandi centri dove le limitazioni al traffico sono pressanti, ma c’è anche anche un’altra Italia che lavora e si sposta in altre aree dove le distanze sono grandi e che dei vantaggi che trova nel diesel non vuole rinunciare.

Ps. Da qualche giorno sono in un posto molto lontano dove fatico a trovare la linea. Mi scuso se qualche vostro intervento verrà pubblicato con un po’ di ritardo.

Nuovo bollo: i lati oscuri che tormentano il Governo

novembre 23, 2018  |  Senza categoria  |  77 Commenti  |  Lascia un commento


Stanno girando nei corridoi romani diverse simulazioni sul come potrebbe cambiare a breve la tassa di possesso sulle automobili. Per tante ragioni il sistema attuale non convince più perché non è più considerato in linea con i tempi, ma tutte le soluzioni alternative paiono nascere e morire nel giro di pochi giorni. Qual è il fine che si vuole dare al cambiamento? Introdurre una nuova tassa più sensibile ai temi dell’ambiente senza però rinunciare agli oltre 6 miliardi che entrano ogni anno nelle casse dello stato. Ma non solo: semmai introitare qualcosa di più, nascondendo il tutto dietro il paravento di fare pulizia dei mezzi meno ecologici.
A oggi Il costo del bollo auto dipende sia dalla regione e sia dalla potenza del mezzo misurata in chilowatt tenendo peraltro conto anche di altri fattori, come la classe d’inquinamento (Euro I, Euro II, ecc.), dove tanto minore sarà tale classe e tanto più si pagherà di bollo, soluzione introdotta nel 2010. Inoltre per i veicoli di potenza superiore ai 185 kW – il famigerato “Superbollo” – si ha un aumento di 20 € per kW. Inoltre, le Regioni hanno anche il potere di aumentare o diminuire gli importi dovuti.
Questo a oggi. Ma che cosa potrebbe accadere? Per esempio un abbassamento in misura da definire per i veicoli a ridotto impatto ambientale che sarebbe pareggiato da un innalzamento a crescere per i veicoli più vetusti. Ma già qui sorgono grossi problemi: per esempio come quantificare il basso impatto ambientale? Fino a qualche anno fa era facile: si teneva conto della CO2 emessa – e così avviene quasi sempre in giro per l’Europa – ma adesso questo parametro mette paura perché se da un lato è facile da calcolare (chi consuma di più emette più anidride carbonica) dall’altro favorisce sfacciatamente le vetture a gasolio che oggi sono quelle più nel mirino degli ecologisti.
Un’altra soluzione sarebbe quella di tenere qualcosa di simile a oggi, dove la cilindrata incide tantissimo, arrivando a grossi sconti per le vetture ibride con l’azzeramento totale della tassa per i veicoli elettrici, pareggiando i conti con l’incremento dei costi per le vetture più vecchie e quindi più inquinanti. Parrebbe la soluzione ideale per l’ala gialla che oggi è al Governo e la cui anima attenta al clima è da sempre sbandierata con orgoglio.
Ma c’è però grosso come una casa. Può sembrare infatti un grosso favore a chi abita nei grandi centri urbani, dove i limiti di accesso e un uso intenso nel traffico cittadino giustificano i costi più elevati di acquisto, ma anche una sorta di ingiustizia per i tanti che vivono in regioni dove le grandi distanze e l’assenza di centri a elevata concentrazione di traffico che sarebbero soltanto vessati e ai quali un mezzo elettrico o comunque elettrificato può significare più problemi che vantaggi. Ma non basta: c’è infatti il tema dell’incremento della tassa per i veicoli più anziani e qui si va a toccare soprattutto un nervo sensibile che tocca entrambi i colori che sono al governo adesso, quello verde e quello giallo.
Mi spiego: l’ala movimentista, che da un lato plaude calorosamente all’idea per le ragioni sopra già dette, teme però di scontentare un elettorato che ha reso tantissimo in voti nella parte meridionale del Paese, là dove si concentra il più alto numero di vetture vecchissime; per contro l’ala leghista sostiene che del previsto aumento di entrate sui veicoli da Euro 2 in giù per pareggiare l’esenzione dei veicoli più innovativi non entrerà mai nelle casse statali perché è proprio al sud che l’evasione dalla tassa di proprietà è più diffusa. Ergo i conti non tornerebbero.
Morale, trovare la quadra pare molto difficile se non proprio impossibile. Ma siccome servono entrate in più, come verranno spennati ulteriormente gli automobilisti?

Viaggiare a 150. Allora?

Viaggiare a 150. Allora?

novembre 16, 2018  |  Senza categoria  |  35 Commenti  |  Lascia un commento


Ciclicamente si torna a parlare di portare il limite a 150 orari sui tratti di autostrade con almeno tre corsie per senso di marcia e asfalto drenante.
Si può fare? Certo che sì, è una norma già prevista dal codice della strada all’articolo 142 comma 1 dove si legge che in presenza di buone condizioni atmosferiche, con traffico adeguato e un tratto con almeno tre corsie di marcia e asfalto drenante, se ci saranno gli adeguati cartelli stradali e un sistema Tutor che controlli la media effettiva, si può marciare a 150 all’ora purché quel tratto di strada abbia avuto una incidentalità bassa nell’ultimo quinquennio.
Quindi la proposta del presidente della commissione Trasporti della Camera, il leghista Alessandro Morelli, è già attuabile senza che ci sia bisogno di nessuna norma speciale. Il solo problema, al di là dell’ostilità del Movimento 5 Stelle che è comunque al Governo, è che a decidere se metterla in atto o no deve essere per forza il concessionario della strada, quindi le varie società che hanno in gestione la rete autostradale e pure l’ANAS che è diventata a sua volta una concessionaria.
Perché quindi questo limite, da molti chiamato a gran voce e da altrettanti molti osteggiato con impeto, non entra in vigore? Sono i gestori delle strade a non decidersi perché in caso di incidentalità cresciuta perderebbero molti quattrini statali. Infatti, quando io ero ancora direttore, pubblicammo su Quattroruote quella famosa formula complessa da cui si sapeva esattamente come sarebbero girati i quattrini negli accordi tra lo Stato e le concessionarie e lì una variabile era legata al numero di sinistri, più era alto meno si incassava. Quel famoso accordo segreto denunciato dal Ministro Toninelli dopo il disastro di Genova, sconosciuto al nostro uomo di Governo ma portato alla luce del sole già sei anni fa grazie a una ricerca giornalistica molto efficace dell’ottimo collega Emilio Deleidi.
Dunque temo, per chi ci spera, che questo limite dei 150 non verrà mai adottato, seppure nulla di legale lo impedisca.

Tempi duri anche per le premium tedesche

novembre 8, 2018  |  Senza categoria  |  20 Commenti  |  Lascia un commento


Chi lo avrebbe mai detto? Sono tempi duri anche i colossi tedeschi dell’auto. Molti danno la colpa agli standard WLTP per misurare con più accortezza i dati reali dei consumi in condizione di marcia su strada, fatto sta che dopo BMW anche Mercedes ha annunciato un vero crollo degli utili nel terzo trimestre di quest’anno. In particolare BMW, quando era uscita allo scoperto, aveva sorpreso tutti perché è la prima volta da dieci anni in qua che la casa bavarese si trova a rivedere al ribasso le sue previsioni annuali.
Vediamo allora di fare un po’ di ordine riguardo alle norme WLT che sono entrate in vigore il primo di settembre e che pretendono che tutte le nuove omologazioni rispondano ai criteri di misurazione introdotti adesso. Se si ascoltano le voci che provengono da tutti i costruttori il problema è uno solo: c’è la fila ai laboratori per far verificare che le vetture rispondano ai criteri imposti. Per questo i piazzali sono pieni. In realtà pare che non tutti i modelli siano proprio confacenti e che pure l’obbligo di aggiornare quelli più datati non sia così facile da essere messo in pratica. Fatto sta che entro agosto c’è stata un’offerta esagerata di auto, arrivate sul mercato con sconti esagerati pur di eliminare gli stock in casa, mentre adesso stagnano le vendite di veicoli nuovi che stanno patendo i ritardi per essere in regola.
Di sicuro erano davvero tanti anni che non si vedevano così in sofferenza i conti dei marchi premium tedeschi e questo fa un po’ impressione. A parziale spiegazione, almeno per quanto riguarda BMW, ci sono poi i problemi che si sono aggiunti a causa della guerra commerciale tra Washington e Pechino. In Cina infatti è in atto una vera ritorsione verso gli Stati Uniti che finisce con il penalizzare con nuove tasse tutte le SUV che sono prodotte a Spartanburg, in Carolina del Sud, e che piacciono tanto agli automobilisti del Dragone. Un danno calcolato in almeno 300 milioni di euro.
Non ho parlato di Audi perché in Vw danno soltanto i dati consolidati e non splittati per marchi, ma a sentire gli spifferi pare proprio che la situazione sia in linea con la concorrenza. Morale: giorni difficili anche dove regnava sempre la festa. E questa è davvero una notizia.