Ford Mustang rimandata nel test Euro NCAP. Il mercato se ne accorgerà?

gennaio 25, 2017  |  Senza categoria  |  84 Commenti  |  Lascia un commento

Diciamolo pure, anche per molti addetti ai lavori il risultato ottenuto dalla Ford Mustang nel crash test dell’Euro NCAP è stato davvero deludente: appena due stelle.
La fascinosa e tanto venduta granturismo americana ha mostrato grosse criticità nella protezione dei passeggeri in caso di urto frontale, insufficiente protezione dell’airbag lato guidatore e scivolamento dei passeggeri dei sedili posteriori. Peccato perché ha avuto per contro buoni riscontri riguardo l’impatto laterale, (palo e barriera) e protezione del pedone anche per la presenza del dispositivo ‘cofano attivo’ che attenua i danni causati alla persona investita. Non una bocciatura, dunque, ma un po’ di ripasso a casa le farà bene.
Come può succedere comunque a un costruttore di grande tradizione ed esperienza di scivolare così male? Probabilmente perché c’è ancora molta differenza nelle regole tra gli Stati Uniti (dove nasce l’iconica sportiva e quello è il suo principale mercato) e l’Europa. Norme differenti e risultati differenti. Questo in ogni modo non toglie che si tratti di un verdetto molto deludente anche se dalla Ford vogliono chiarire che la Mustang rimane un veicolo sicuro, superiore a tutti gli standard di sicurezza applicabili a livello globale. Non a caso – sostengono sempre in Ford – l’agenzia governativa statunitense NHTSA, notoriamente estremamente severa, ha assegnato alla Mustang ben 5 stelle.
Giusto e sbagliato che sia il verdetto, la Ford ha assicurato che nel corso del 2017 uscirà un upgrade del modello, che sarà equipaggiato di serie con il ‘freno automatico di emergenza AEB’ e con il ‘Lane Keeping Aid’, dispositivi che dovrebbero migliorare notevolmente le performance di sicurezza della Mustang.
Resta però l’amaro in bocca, anche se bisogna poi capire quanto un risultato di questo tipo arriverà alle orecchie dei clienti finali, e in ogni caso quanto li influenzerà. Se uno scandalo di portata globale come il dieselgate non ha impedito al Gruppo Volkswagen di diventare primo costruttore nel mondo con ben due anni d’ancipo sui loro piani, ben difficilente due stelle NCAP dissuaderanno chi si può permettere l’acquisto di una accattivante Mustang per il piacere di guidarla e di sfoggiarla. Voi che ne dite?

Dalla Gendarmeria svizzera un video che farà discutere

gennaio 16, 2017  |  Senza categoria  |  33 Commenti  |  Lascia un commento

Luc Bracke è stato per tanti anni il numero uno di Volvo Italia e poi anche dell’area Europa Sud. Appassionato di automobili e pure di sport, anche adesso che si può permettere di fare il pensionato a tempo pieno continua ad interessarsi del mondo che lo ha occupato per una vita.
Attento come pochi ai temi legati alla sicurezza e al futuro della guida, mi ha segnalato nei giorni scorsi un video diffuso dalla gendarmeria svizzera e dai contenuti decisamente forti https://www.youtube.com/watch?v=RL4TGGURZbQ chiedendomi che cosa ne pensavo.
Or dunque, sono invece io che velo propongo per sentire il vostro parere. L’argomento è di strettissima attualità e sta diventando un problema sociale di enorme portata: qui però è trattato in maniera estremamente forte. Lo fareste vedere sui social o sulle televisioni? Altrimenti che cosa proporreste come metodo per educare?

Son tornato giovane grazie alla Giulia

gennaio 3, 2017  |  Senza categoria  |  132 Commenti  |  Lascia un commento

Zsa Zsa Gabor, grande attrice hollywoodiana famosa per le sue battute taglienti, aveva detto che “si può avere un colpo di fulmine anche per un conto corrente in banca”. Quindi, se tanto mi dà tanto, io posso introdurre una mia variante personale: “si può avere un colpo di fulmine anche per l’Alfa Romeo Giulia”.
In questi giorni ho avuto infatti l’opportunità di godermi in santa pace una Giulia con il motore diesel da 180 cavalli e sono stato folgorato sulla via di Bologna stante che Damasco adesso non è il posto più raccomandabile.
In effetti avevo assaggiato la versione Quadrifoglio, ma era in assoluto talmente esagerata in tutto che certe sensazioni le immaginavo confinate lì. Invece no, proprio la versione più umana mi è entrata dentro. Sono purtroppo vecchio del mestiere (e non soltanto del mestiere) e quindi spesso le automobili mi scivolano un po’ addosso, ma il piacere di guida che mi ha proposto al primo impatto la Giulia è stato sorprendente. Erano anni, ma davvero anni, che una vettura non mi trasmetteva un senso di precisione così elevato nell’innesto in curva, tanto che per rifarmi a qualche cosa di simile sono tornato con la memoria alla Fiat 131 Abarth da rally con cui avevo gareggiato nel ’77, che sarebbero poi quarant’anni fa. Ricordo anche allora il piacere di sentire sotto il sedere un’auto che voltava proprio là dove volevo. Ma era una vettura da corsa, con un camber negativo esagerato, inguidabile a bassa velocità. Questa invece ha un confort assoluto combinato con la stessa prerogativa, capace di dare un senso di sicurezza assolutamente al di sopra della media, davvero il top su una berlina di generose dimensioni e con un peso ragguardevole.
Poi, vabbè, anche il resto mi è piaciuto, compresa la comodità sui lunghi tratti autostradali oppure le grandi palette sotto il volante che comandano un 8 marce automatico piacevolissimo, ma qui siamo a un livello alto che si riscontra anche in altre vetture concorrenti. Se però vi emozionate ancora per l’aspetto dinamico che un ferro con quattro ruote sotto può regalarvi, vi consiglio di prenotare un test, o comunque di provare per credere, anche se oramai si tratta di un valore che passa molto in secondo piano rispetto a parametri che oggi dettano legge: moda, versatilità, prezzo di listino, estetica, peso del brand, tenuta del valore e così via.
Ebbene sì, il gusto di guidare esiste ancora e mi sono accorto che l’avevo un po’ perso. Ritrovarlo mi ha fatto bene.

Chi sarà la sorpresa del 2017?

dicembre 20, 2016  |  Senza categoria  |  76 Commenti  |  Lascia un commento

Adesso arrivano le Feste e di tempo da dedicare al blog ne avrete poco. Però non potete cavarvela così, perché io invece vorrei farvi lavorare anche sotto l’albero. Arriva l’anno nuovo e io vi propongo una personalissima schedina: 13 vetture di cui una sola veramente premium (ma è di casa nostra e non potevo rinunciarvi) da osservare con grande attenzione perché potrebbero cavarsela bene sul mercato. Ditemi poi voi se tra queste ci sarà la sorpresa dell’anno, e se sì, fatemi sapere quale.
1. Alfa Romeo Stelvio. Dopo la fascinosa Giulia sono in molti a scommettere che sarà proprio con questa SUV, un po’ coupé e molto glamour, che l’Alfa segnerà numeri importanti relativamente al segmento in cui competerà, che non è certo quello delle utilitarie a buon prezzo.
2. Citroen C3. La sua linea sbarazzina e il sistema che filma e assicura selfie a bocca desidera dividono già i lettori di Quattroruote tra conservatori e progressisti. A mio avviso è un prodotto molto azzeccato. La prima C3 lanciò nel firmamento Olivier François, allora direttore generale; questa farà la fortuna dell’ottimo Eugenio Franzetti che ha lasciato la Comunicazione per la Direzione Vendite?
3. Ford Fiesta. Impatterà sul mercato soltanto nella seconda metà dell’anno, ma sarà una delle regine del prossimo Salone di Ginevra. A sentire quelli dell’ovale blu la best seller di casa Ford sarà rivoluzionaria, e vorrebbe ripetere il boom del 2009 quando da sola riuscì a prendersi il 5% di quota, un risultato incredibile. Difficile che si ripeta, però sarà una cliente indigesta a tanti concorrenti.
4. Hyundai i30. Chi li ferma più i coreani? Auto ben costruite, garanzia lunga e da un po’ c’è pure lo stile. Il mix è ideale per fare numeri. Semmai quello che manca un po’ è il pepe. Anzi no, sullo slancio delle imprese nei rally, arriverà anche la versione da 250 CV per sfidare apertamente la Vw Golf GTi. L’alta Corea ci annegherà?
5. Kia Rio. Secondo me una delle regine di Parigi lo scorso autunno. Ben fatta come sempre e più gustosa che mai. Dovrà vedersela prima di tutto con i cugini di Hyundai che vanno a gonfie vele con la i20 e a cui dovranno per forza pestare i piedi. E poi con tutta l’altra concorrenza che già la teme, oltre che per lo stile, anche per il sempre straordinario rapporto prezzo/qualità.
6. Mini Countryman. Vista da vicino a Los Angeles ha fatto impressione perché ormai di mini, nel senso di piccolo, non c’è più niente. Però è una vettura tosta e capace di far innamorare gli amanti del genere. Non costerà pochissimo, ma pare lo sbocco naturale per quei clienti fedelissimi che adesso pretendono qualche cosa di più.
7. Nissan Micra. È a suo modo una vera rivoluzione perché si tratta di tutta un’altra automobile. Addio India, e a tutte le ombre che l’accompagnavano, per rifarsi una verginità potendo contare su una base che sta funzionando alla grande, quella della Renault Clio. Guarderà ad un pubblico differente, e se il pubblico differente guarderà verso di lei sarà un successo annunciato.
8. Peugeot 3008. È già un fenomeno travolgente e promette di tenere bene anche nell’anno nuovo. Diversa in tutto rispetto alla versione che l’aveva preceduta, questa SUV ambiziosa spalanca nuove opportunità alla Casa del Leone che fin qui aveva ammiccato soprattutto alle monovolume. I concessionari sono molto fiduciosi e non tremano nemmeno per l’arrivo dell’altrettanto attesa nuova 5008.
9. Renault Koleos. In redazione a Quattroruote mi assicurano che spaccherà perché ha un design forte e motori turbo, sia benzina che diesel, da fare paura. Per i francesi è un buon momento sul nostro mercato grazie a una gamma tutta nuova. Mancava solo questa “ciliegiona” a completare la festa.
10. Seat Ibiza. Onestamente non ho idea di come sarà e nemmeno su quanto costerà. Negli anni ho però conosciuto bene De Meo e ho toccato con mano tanti suoi miracoli. Pertanto sono curiosissimo di capire come posizionerà l’auto simbolo dell’industria spagnola, e mi aspetto sorprese e fuochi d’artificio. Ma con me se le aspettano anche i concorrenti.
11. Skoda Kodiaq. Ne ho già parlato qui, e pure in modo lusinghiero perché ha una linea molto accattivante e assicura un senso d’insieme perfettamente riuscito. Molti analisti sono convinti che sarà la vettura che definitivamente sdoganerà la marca ceca anche da noi, con numeri in linea con il resto d’Europa dove viaggia a gonfie vele.
12. Suzuki Ignis. Nelle grandi città passerà forse inosservata, ma c’è tutto un mondo che l’aspetta a braccia aperte. Sono quelli che abitano in regioni di alta collina oppure di montagna dove un’auto ben fatta che si arrampica dappertutto può essere una insidiosa alternativa alla Panda 4×4 che spopola ma che costicchia abbastanza di più. Mi piacciono le sfide, e questa me la gusterò.
13. Toyota C-HR. L’ordine alfabetico la penalizza, ma nella mia curiosità è al primo posto perché per la marca giapponese leader nel mondo è una sfida mica da ridere. Non certo per la qualità, va da sé, e nemmeno per la tecnologia, ma per la linea esagerata che la caratterizza. Un’auto un po’ marziana da tenere molto d’occhio: specialmente in Italia i modelli un po’ sfrontati colpiscono spesso nel segno.

Spegnete quella luce, please

dicembre 7, 2016  |  Senza categoria  |  61 Commenti  |  Lascia un commento

Ebbene sì, macino molti, troppi, chilometri in autostrada e ogni anno ritrovo gli stessi problemi, quasi che si davvero impossibile venirne a capo. La nebbia, per esempio: si è tanto ridotta anche in quelle parti del nord Italia dove è sempre stata di casa. Ma mica può sparire del tutto.
Così ogni tanto si ripresenta, a volte davvero molto fitta e più spesso appena accennata oppure a banchi. Ecco, in quel momento mi ritrovo davanti troppi guidatori che accendono i fari antinebbia (anche andando a 100 all’ora o ancora di più, quando cioè la luce bassa che illumina pochi metri davanti all’auto diventa un fastidio invece che un aiuto perché oscura la visuale lontana) e soprattutto si dimenticano di spegnere la luce posteriore rossa non appena la nebbia sparisce. Così chi segue si trova a percorrere ore alla guida tormentato dal semaforo della vettura davanti che perfora il cervello e non è di nessun aiuto né per chi precede né per chi sta dietro.
Insomma, quello che dovrebbe essere (e lo è in condizioni adeguate) un grosso aiuto alla sicurezza diventa un fastidio, e alla lunga un pericolo, perché ipnotizza ed acceca chi è costretto a stare al passo, oppure a sfilare, vetture dentro le quali i rispettivi guidatori per nulla s’interessano della loro inutile fonte di luce posteriore.
Ovviamente chi è costantemente sgarbato con il prossimo non verrà mai sanzionato per questo, sarebbe troppo facile, pertanto ogni volta finisco con l’augurargli di stare lui per ore in colonne dietro ad un altro conducente maleducato quanto lui, ma so che non succederà perché in troppi casi lui sarà un guidatore occasionale, uno che fa poca strada, oppure uno che stando dietro nemmeno capirebbe perché disattento alla visuale e quindi poco infastidito.
Soluzioni? Non ne trovo, però vado giù di testa e mi trovo costretto a sognare l’auto che guida da sola perché a perdere la vista sarebbe lei e non io, e perché in quel nuovo mondo dove presto cadremo, l’auto davanti non sarebbe così inutilmente scorretta verso il prossimo.

Continua la fuga dei grandi designer verso l’Oriente

novembre 30, 2016  |  Senza categoria  |  11 Commenti  |  Lascia un commento

L’ultima bomba che circola è il possibile approdo di Wolfgang Egger a capo del design della cinese Byd, uno dei marchi più vivaci e anche più all’avanguardia tecnica di quel Paese. Egger è un designer molto popolare in Italia perché all’Alfa Romeo è stato prima valida spalla di Walter De Silva per le riuscitissime 156 e 147 e poi per aver disegnato la bellissima 8C. Vi risparmio la sua lunga e prestigiosa carriera anche in Seat e in Audi oltre che a capo dell’Italdesign, una bella storia che però ultimamente vede tante teste cadere nel dopo Winterkorn, a riprova che il dieselgate continua ad avere forti ripercussioni non soltanto nel campo più strettamente tecnico. Succede infatti che quando cambiano i capi, finiscono per cadere in disgrazia anche i preferiti dai capi, poco conta infatti il loro valore assoluto.
Egger finirà in Cina dove già lavorano illustre matite come Gert Hildebrand (Qoros), Anders Warming (Borgward), Peter Horbury (Geely-Lynk & Co.) e Dimitri Vicedomini (Huasong-Brilliance) e questo significa che a breve l’assalto di quei produttori al mercato mondiale non si baserà soltanto su prodotti ben fatti e a prezzi concorrenziali, ma anche su vetture esteticamente molto riuscite. In fondo si ripeterà quanto è successo con le coreane Hyundai e Kia dove l’arrivo del grande Peter Schreyer (il papà dell’Audi TT prima serie) ha segnato una svolta stilistica molto importante che continuerà ancora dopo il rinforzo di un altro super designer come Luc Donckerwolke.
Volendo banalizzare si potrebbe dire che noi i designer li alleviamo e poi ce li facciamo rubare, ma è una sintesi troppo sciocca. In realtà il mercato globale è questo, e dobbiamo aspettarci un futuro che vedrà per forza la parte orientale del mondo protagonista assoluta. Semmai si può notare che i soli che resistono a forti contaminazioni nel campo dello stile sono i giapponesi, che reggono benissimo la scena puntando tutto sulla qualità e sull’efficienza senza preoccuparsi troppo dell’estetica (probabilmente Mazda a parte), però saranno anche i primi a doversi guardare dall’assalto dei loro vicini. A quando un celebrato designer occidentale a capo di un centro stile giapponese?

Se un’auto è una SUV ma non lo sembra

novembre 19, 2016  |  Senza categoria  |  48 Commenti  |  Lascia un commento

Al di là dell’incredibile ritorno mediatico incontrato dalla prima SUV dell’Alfa Romeo, 850 giornalisti stipati come sardine sotto il grande telone all’esterno dei padiglioni del Salone di Los Angeles e altrettanti in fila fuori e impossibilitati ad entrare, la vera stella dell’esposizione californiana è stata la concept i-Pace, prima vettura completamente elettrica della Jaguar.

Introdotta con una presentazione assolutamente inedita che ha portato gli addetti ai lavori in un mondo virtuale fuori da ogni immaginazione, l’originale vettura ha sorpreso per la purezza delle linee e per una forma decisamente inusuale per una SUV, o almeno per come siamo abituati noi a considerare le SUV.
Filante e bassa, con un impatto aerodinamico incredibile e la promessa di rispettare uno 0-100 sotto i 4 secondi ( risultato incredibile per un’auto che si avvicina ai 5 metri e peserà non meno di due tonnellate), questa vettura rompe molti schemi.

“Non ci sono state mai difficoltà nel pensare una vettura così nuova” ha chiarito Ian Callum, il geniale designer che l’ha concepita “anzi, è stata una gioia sin dall’inizio … La libertà è divertente. E questa auto elettrica, con tutte batterie stese lungo tutto il pianale è a suo modo un inno alla libertà. Certo, è stata anche una sfida complessa, ma abbiamo trovato i modi per superarla. Ci siamo messi dietro all’idea due anni e mezzo fa ed eccola qua la I-Pace, bella e efficiente come ci auguravamo.”

Resta il fatto che proprio non sembra una SUV, peraltro non sembra nemmeno grande quanto invece è, così il risultato è quanto mai intrigante.

Ancora una volta è venuto allora in aiuto Ian Callum: “SUV è l’acronimo di Sport Utility Vehicle, e questa è una sintesi perfetta per la I-PACE Concept. Il fatto è che sorprende tutti perché tradizionalmente le SUV non hanno mai avuto un profilo elegante essendo sempre nate su architetture classiche, ma le libertà che può offrire una vettura elettrica come questa può permettere di rispondere alle esigenze di un cliente di una SUV senza costringerlo dentro una gabbia molto aggressiva.”

Si aprirà una via estetica nuova? Tra gli stand del Salone di Los Angeles se lo sono chiesti in molti.

2 milioni di auto nuove in Italia nel 2017?

novembre 11, 2016  |  Senza categoria  |  12 Commenti  |  Lascia un commento

Ormai non ci sono più dubbi: l’anno 2016 si avvia a un risultato straordinario riguardo al mercato auto nazionale. Si passerà quota 1 milione 850 mila vetture immatricolate, un numero che soltanto tre anni fa pareva un miraggio.
La grande crisi aveva colpito durissimo, e dai 2 milioni e mezzo di veicoli del 2007 si era scesi a poco più di un milione e 300 mila, praticamente la metà. Un vero incubo per i costruttori, con una strage di concessionarie che avevano messo sulla strada almeno diecimila addetti, ma probabilmente molti di più.
La crescita continuerà ancora? Le sensazioni sono buone anche per il 2017, ma è giusto chiarire che oltre questa quota si entra nel campo delle forzature. Fisiologicamente il nostro mercato deve assorbire i numeri attuali, per fare di più occorrono incentivi di vario tipo capaci di drogare la domanda e non sempre questi sono poi un bene.
Non a caso la ripresa è molto figlia dell’invecchiamento delle tante automobili vendute nel 2007 quando gli incentivi statali furono esagerati. Ed è stato un risveglio tardivo, perché nella media il ricambio avviene attorno ai 7 anni di vita. Si è andati più lunghi proprio per il difficile momento economico – che perdura da almeno sette anni – e che peraltro non promette grandi inversioni di rotta nel breve tempo. Poi, però, chi ha bisogno di un mezzo per spostarsi si sacrifica per sostituire quello che ha in casa con uno più efficiente. È proprio questa onda lunga che potrebbe assicurare un buon ricambio, e quindi vendite del nuovo, ancora per un po’.
Ghiotta opportunità, allora, per chi può presentare modelli nuovi e cavalcare l’onda della domanda. Infatti chi mette mano al portafoglio dopo una lunga attesa è sempre portato a stupire prima se stesso di chi lo circonda. Ha voglia di avere, nel limite delle sue possibilità , l’oggetto più d’avanguardia perché poi sa che dovrà tenerselo stretto per tanto tempo.
Arriveremo a due milioni l’anno prossimo? Molti analisti ne sono convinti mentre i costruttori tengono ancora il freno a mano tirato. Il dibattito è aperto, ed è pure divertente: sono tempi in cui chi si lancia in previsioni non ci sta azzeccando molto.

Che cosa non può più mancare su un’auto di oggi

novembre 2, 2016  |  Senza categoria  |  50 Commenti  |  Lascia un commento

Come deve essere l’auto utilizzabile nel suo senso più moderno? Ormai ci sono delle regole ben precise al di fuori delle quali ci stanno soltanto le vetture speciali, le sportive, le microcar oppure le vetture di super lusso.
La filosofia che va già per la maggiore, e che sarà alle base della stragrande maggioranza delle automobili di un prossimo futuro al di là del tipo di alimentazione che le equipaggerà, deve rispondere a questi criteri di base: dovrà essere facilmente parcheggiabile, di lunghezza il più possibile contenuta eppur con ciò confortevole per gli occupanti, di facile accesso (comoda per salire e per scendere) e divertente da guidare.
Detto così sembra un po’ l’uovo di Colombo, ma andando un po’ più a fondo si legge il tutto con queste caratteristiche:
• L’auto dovrà essere il più possibile leggera e con un basso momento d’inerzia
• Dovrà avere una distribuzione dei pesi il più possibile bilanciata
• Essere dotata di sospensioni al miglior livello sia dal punto meccanico che elettronico
• L’infotainment di bordo dovrà garantire il meglio sia per quello che riguarda il suono e le possibilità di sfruttare le opportunità delle rete, ma deve parallelamente regolare e ottimizzare il feeling di guida e assicurare differenti possibilità di prestazioni (eco, normale, sport…)

Infine deve trasmettere al cliente un’alta qualità percepita
Attorno a tutto questo gli ingegneri e i progettisti si arrovellano, ben sapendo che rinunciare qualcosa significa fare un grande regalo alla concorrenza.
La ciliegina sulla torta verrà poi dal design e dallo stile, valori che hanno un peso esagerato su molti mercati (da noi in particolare) ma anche meno peso su tanti altri, ragione per cui chi produce automobili sa bene che i punti chiave sono gli stessi per tutti, e pertanto si possono considerare ormai imprescindibili, mentre una linea ben riuscita oppure una grande affidabilità diventano ragioni in più per un acquisto senza essere però indispensabili.
Se ci pensate, è una vera rivoluzione soprattutto per quelli che si sono innamorati delle automobili abbastanza indietro nel tempo. Una volta si accettava un’automobile brusca, poco confortevole e magari pure brutta purché avesse sotto il cofano un motore potente, oppure si sceglieva un modello semplicemente perché assicurava una tenuta di strada formidabile, oppure ancora perché la sua linea era ricca di fascino: insomma, anche una sola caratteristica capace di fare la differenza, era già sufficiente per operare un acquisto. Al contrario, oggi e soprattutto domani, l’auto dovrà avere al minimo tanti requisiti e semmai potrà avere altre peculiarità come aggiunte, ma queste ultime da sole non basteranno più per giustificare la spesa in concessionaria.

Quelle ibride che fanno già paura alle amministrazioni comunali

ottobre 24, 2016  |  Senza categoria  |  35 Commenti  |  Lascia un commento

Bologna si rivela una città intelligente, molto aiutata dal fatto di essere una città mediamente piuttosto ricca, e chi si è trovato impreparato a subirne le conseguenze è il governo del Comune.
I fatti. Nel 2011 l’ex assessore alla mobilità, il tanto discusso Andrea Colombo poi ripudiato dal suo grande sponsor, il sindaco rieletto Virginio Merola, aveva stabilito che il numero di 78.137 vetture titolate ad entrare entro le mura della città erano troppe. Così, per liberare il centro dalle auto e renderlo il più possibile a misura di pedoni, biciclette e mezzi pubblici si era inventato una drastica revisione dei pass per entrare nella Zona a Traffico Limitato e il divieto per quasi tutte le auto diesel e benzina tradizionali. Una mossa che aveva avuto un risultato in apparenza salvifico, con un vuoto improvviso che aveva fatto gonfiare il petto al suo ideatore. Entreranno – aveva sentenziato con grande orgoglio – soltanto quelle vetture ad alimentazione ibrida oppure elettrica.
Orbene, se le 78.137 vetture del 2011 erano troppe, ad oggi quelle ammesse sono risalite a 76.644, appena 1500 in meno. Ma manca ancora un po’ a finire l’anno, poi ci saranno quelli a venire a ingrossare vistosamente questo numero. Perché?
Perché nel giro di appena 5 anni i bolognesi si sono arrangiati, e sono ricorsi in massa a vetture soprattutto ibride per riprendere a circolare dove non potevano più farlo, potendo anche approfittare alle zone di parcheggio a pagamento che per le auto non inquinanti (o meno inquinanti, come è più giusto dire) sono invece gratuite.
Morale, oggi l’aria è sicuramente migliore, ma l’affollamento non si è ridotto e promette di crescere nel giro di pochi mesi.
A quel punto che succederà? Quello che già in tanti temono: che dopo aver sborsato fior di quattrini per comperare un mezzo considerato legale e soprattutto benemerito, arrivi un ripensamento con nuovi divieti. Chi è meno giovane ricorderà quello che era successo con le auto senza marmitta catalitica, quelle senza il bollino blu, le diesel Euro 1, Euro 2, Euro 3 e così via.
Fatta la legge e trovato (a suo modo) l’inganno, chi si è svenato per mettersi in regola si è visto puntualmente becco e bastonato. A ogni aggiornamento un nuovo aggiornamento sperando sempre che l’ultimo ordinamento sia quello credibile.
Che faranno adesso i vari Municipi? Vieteranno l’accesso anche ai veicoli ibridi ed elettrici? Si spera di no, ma forse sì. Non a caso in questi giorni è arrivato l’annuncio che a Milano le vetture a gas, metano o Gpl che siano, dal prossimo febbraio se vorranno entrare nell’Area C dovranno pagare allo stesso modo delle vetture diesel e benzina ammesse.
Il fine giustifica il mezzo, questo lo si sa da sempre, ma va capito chi sente turlupinato dai suoi amministratori locali che continuamente spostano in alto l’asticella e ben poco si preoccupano di rimangiarsi la parola. E’ il caso di chi si è comperato un’auto a metano un mese fa e lo sarà anche chi ha investito ben di più in un’auto ibrida o persino elettrica non appena anche queste verranno dissuase dall’entrare là dove la politica ecologista degli addetti alla mobilità gli aveva fatto credere di poterlo fare seppur al costo di un sacrificio non da poco. Sarebbe follia pura, però però.