Car of the Year 2015. Secondo me ecco chi vincerà e perché

febbraio 23, 2015  |  Senza categoria  |  110 Commenti  |  Lascia un commento

In questi giorni i 58 giurati di 22 differenti paesi europei stanno votando per eleggere, tra le sette finaliste, quella che lunedì 2 marzo, durante una cerimonia in diretta tv dal Salone di Ginevra, verrà proclamata l’Auto dell’Anno 2015.
Ho fatto parte per oltre 20 anni di questa giuria da cui si esce senza eccezioni al compimento del 64esimo anno di età, e so per esperienza che fare pronostici è quasi sempre impossibile perché le valutazioni dei singoli giurati sono differenti e soprattutto sono veramente differenti le visioni (perché differiscono sul posto le esigenze, la cultura e le aspettative) in base alle aree geografiche. I nordici giudicano in maniera molto essenziale, i latini danno molto peso anche al design, i tedeschi badano tanto alla qualità, i francesi sono molto nazionalisti, i portoghesi, a dispetto della loro collocazione ai margini del continente, sono molto preparati, e così via.
Difficile pertanto fare previsioni e il risultato finale è atteso con molta curiosità dagli stessi giurati, fatta eccezione per la presenza, in alcune edizioni, di vetture chiaramente superiori al resto del lotto. Per esempio io, nel mio abbondante ventennio da votante, ricordo soltanto la prima Toyota Yaris e la prima Ford Focus favorite senza nessun dubbio, per il resto incertezza assoluta.
Quest’anno a giocarsi il titolo di regina saranno queste 7 finaliste: la BMW Serie 2 Active Tourer, la Citroën C4 Cactus, la Ford Mondeo, la Mercedes-Benz Classe C, la Nissan Qashqai, la Renault Twingo e la Volkswagen Passat. Ricordo che per essere candidate le vetture debbono essere in vendita su almeno 5 mercati europei al momento della prima selezione (quindi entro il dicembre 2014) ed essere prodotte in almeno 5 mila esemplari all’anno. Ogni giurato avrà a disposizione 25 punti da dividere su un minimo di 5 finaliste con un massimo di 10 punti alla prima.
Ovviamente, io come tutti, non ho idea di chi potrà essere eletta vincitrice, ma se mi baso sulla mia esperienza passata (anche se diversi giurati del mio tempo non ci sono più e quindi ho meno il polso dei nuovi arrivati) credo di immaginare chi potrà primeggiare. E alla conclusione ci arrivo cominciando a togliere dalla lotta quelle candidate che, basandomi sull’esperienza vissuta, per una ragione o per l’altra non potranno avere i favori di molti elettori.
La vedo dura, ad esempio, per la Nissan Qashqai perché ha la “colpa” non scritta di essere arrivata sul mercato già a gennaio 2014. Troppo presto, prima ancora che fosse eletta la regina 2014. Non è un motivo tecnico, quindi, ma di opportunità; e so che molti a questo badano.
Non vedo benissimo, per quanto l’auto sia a mio avviso meritevole, la Citroen Cactus: so che ai giurati latini piacerà ma so anche che il blocco scandinavo e i russi sono di solito refrattari alle caratteristiche estetiche (che sono premianti sulla Cactus). Avrà quindi molti voti ma a mio parere non a sufficienza.
Discorso un po’ simile si può fare per la Renault Twingo. La stampa in generale, alla sua presentazione, l’aveva battezzata come la 500 a 4 porte e questo non era un complimento, bensì un’etichetta un po’ scomoda. La scelta della trazione posteriore poi ha mortificato il bagagliaio e su una utilitaria questa può essere una colpa grave conoscendo il metro di misura di molti giurati.
La vedo un po’ dura anche per Classe C e Mondeo, due auto ben riuscite che avranno sostenitori convinti che però si divideranno, chi per l’una e chi per l’altra, disperdendo voti.
Al dunque, credo che la Bmw Serie 2 Active Tourer, incasserà molti punti non tanto perché si tratta della prima Bmw a trazione anteriore, quanto perché il suo comportamento su strada ha stupito molti addetti ai lavori. Nei test approfonditi, anche sul bagnato, ha dato risposte davvero eccellenti e questo è di solito un motivo di appeal caro alla larga schiera di giurati che mettono il piacere della guida al primo posto. Valore importante perché di solito trasversale, dal Portogallo alla Russia, dalla Finlandia all’Italia.
Infine resta la Vw Passat che io vedo favorita perché potrebbe mettere d’accordo un po’ tutti. L’auto ha una linea perfetta senza apparire troppo di design, ha motori e prestazioni interessanti, un prezzo alto ma non altissimo, una qualità oggettiva che non si discute (altro valore molto trasversale) e sarà messa un po’ da tutti ai primi posti, anche se magari non sempre al primo. E per esperienza so quanto conti avere sempre voti buoni, piuttosto che dei massimi e dei minimi. La vedo piazzatissima o votata come prima. E siccome alla fine è il totale dei voti che conta, se avessi due lire da scommettere le punterei lì.

In Giappone più colonnine che distributori? Da noi è impossibile tutto

febbraio 18, 2015  |  Senza categoria  |  24 Commenti  |  Lascia un commento

Sul sito www.macitynet.it leggo quanto segue: “Uno studio di Nissan evidenzia che nel paese del Sol Levante le stazioni di ricarica sono circa 40.000 contro le 34.000 che offrono il solo carburante. Questo significa che in un tempo relativamente breve da quando i veicoli elettrici hanno cominciato a essere diffusi, le infrastrutture di supporto si sono moltiplicate rapidamente, favorite ovviamente anche dal fatto che una presa di corrente, seppure per auto, non ha le stesse complicazioni e costi di un distributore di carburante fossile”.
La notizia, comunque da verificare, è molto interessante perché apre una prospettiva che da noi appare ancora molto lontana: quella di avere più colonnine di ricarica elettrica che distributori di benzina. Il fatto è che in Italia parlare di infrastrutture equivale a infilarsi in un ginepraio da cui è praticamente impossibile uscire. Le complicazioni per chi vuole fare qualcosa sono continue e così si finisce per rinunciare.
Già abbiamo scritto che se in Germania bastano 3 mesi per impiantare un distributore di metano mentre da noi non bastano 3 anni, ecco che a Bologna hanno appena inaugurato (con un ritardo di un anno sui tempi previsti) il “kiss & ride”, un sottopassaggio al servizio della Stazione Centrale e l’alta velocità dove si può sostare per un periodo massimo di 15 minuti dall’entrata all’uscita e dove nemmeno il guidatore può mai scendere dalla vettura (se avete con voi la nonnina deve fare tutto da sola, compreso lo scarico delle valigie dal bagagliaio). Ma c’è una coda: lì le vetture a Gpl non possono entrare.
Ma come? In tutto il mondo le auto, considerate ecologiche, sono sempre ammesse perché le nuove valvole di sicurezza le proteggono, invece in Italia no: esistono ancora vecchie norme e troppi pregiudizi.
Hai voglia di arrivare al Giappone…

Europa tra le minacce di Grecia e Ucraina e l’inatteso boom dell’auto

febbraio 10, 2015  |  Senza categoria  |  76 Commenti  |  Lascia un commento

Stiamo vivendo giorni molto difficili per l’Europa, stretta tra due problemi molto più grossi di quanto le generazioni precedenti potevano mai immaginarsi. Da una parte la crisi della Grecia che è sull’orlo del baratro, con la probabile uscita dall’euro sempre più minacciosa perché, se succederà, non sarà per vera scelta ma per mancanza di alternative. Dall’altra la situazione drammatica in cui versa l’Ucraina e che ci vede tutti sul chi va là perché quando si arriva tanto vicini a una vera guerra è molto difficile prevedere che conseguenze si possono avere per gli altri Paesi dell’Unione Europea.
Eppure, quasi si tratti di un paradosso, l’economia della Vecchia Europa pare avviata a una ripresa che, qui o là, sembra essere forte o meno forte ma che pur sempre ripresa è. E guarda caso passa anche dal mondo dell’auto, uno dei settori che negli ultimi cinque anni ha sentito e pagato di più la crisi economica.
Vuoi grazie al crollo del prezzo del petrolio, vuoi perché il ricambio delle auto vecchie diventa una necessità, fatto sta che il mese di gennaio ha dato segnali insperati non soltanto nei paesi più in salute come la Gran Bretagna, dove si è arrivati al 35. mese consecutivo con il segno più, ma anche dove meno ce lo si poteva aspettare.
Il +11% dell’Italia è stato quindi una sorpresa (e poteva essere un dato molto migliore se non ci fosse stato il problema della mancanza delle targhe…), e pure il +27,5% della Spagna è stato notevole, per quanto influenzato dagli incentivi alla rottamazione. Ma soprattutto ha sconvolto tutti gli analisti il +47,1% della Grecia. Sì, proprio quella Grecia a rischio default. Non ci sono soldi per la carne, per le pensioni e la disoccupazione è a livelli stellari, però l’impennata nelle vendite di automobili deve far riflettere. Il panorama è inquietante, ma la gente in Europa (+7% il mercato totale) si rimette in auto. Per gli ottimisti è il segno che dalla voragine si può risalire, per i pessimisti che troppi ballano mentre il Titanic affonda. Non resta allora che aspettare i numeri di febbraio, anche se le prime cifre ufficiose che girano parlano di un altro mese da incorniciare.
E voi, siete ottimisti o pessimisti? Che lettura date alla ripresa economica che si sta percependo, pur a dispetto di una catastrofica guerra che minaccia di essere alle porte e di una Grecia che potrebbe finire fuori dall’Europa?

Bmw i3, un gioiello sotto costo?

febbraio 3, 2015  |  Senza categoria  |  77 Commenti  |  Lascia un commento

Nei giorni scorsi ho avuto occasione di percorrere molti chilometri al volante della Bmw i3 che sta facendo un test di durata per Quattroruote. Non sto a dirvi che l’automobile offre prestazioni davvero interessanti e che nel traffico cittadino garantisce scatti a dir poco brucianti, capaci di piantare quasi tutte le altre auto che incontra sulla strada. L’accelerazione del motore elettrico è talmente sorprendente che già in troppi prima di me l’hanno sottolineata. Lo stesso si può dire per la qualità delle finiture e del suo livello premium che trasuda continuamente. Persino la frenata mi è parsa migliore rispetto alla prima volta che avevo guidato quest’auto, ma forse perché allora fu in pista e lì tutto si amplifica. Fatto sta che la domanda che mi ha tormentato non appena ho fatto il cambio di vettura è “ma quando ci perdono su ogni auto che vendono?”.
Niente a sentire gli uomini Bmw, ma la loro risposta non mi convince. C’è troppo ben di Dio concentrato in quei 4 metri, troppa tecnologia diffusa perché i conti adesso tornino. E mi sono dato anche una risposta; non è casuale il prezzo sotto ogni logica. Accadde all’inizio anche con la Toyota allorché lanciò la prima, decisamente brutta, Prius. Pure allora quel concentrato di futuro arrivava sul mercato a un prezzo troppo basso rispetto agli investimenti sostenuti. Perché fanno così, allora? Perché a volte i costruttori accettano di produrre in perdita?
Quando queste “dirompenti” automobili nuove arrivano sul mercato, i concorrenti sono spesso molto curiosi di capire quanto verrebbe a costare farsi a casa propria una vettura simile. Ogni Casa ha un reparto molto raffinato, nel gergo si chiama di tear-down, in cui ogni cosa della concorrenza viene vivisezionata per valutare quanto costerebbe rifarla uguale. Si parla anche di reverse-engineering, concepire una cosa partendo dal prodotto finale. In questi casi un prezzo basso di vendita serve a far passare ogni velleità di imitazione ai concorrenti, lasciando loro capire che perderebbero soltanto denaro. Chi è più ricco, ma deve esserlo davvero, può anche provarci, mentre i più desisteranno.
Morale: per vincere in molti casi bisogna anche saper perdere risorse. Almeno in una fase iniziale. Ed è molto meno folle di quanto si potrebbe pensare.

Se anche lo sport parla solo tedesco

Se anche lo sport parla solo tedesco

gennaio 28, 2015  |  Senza categoria  |  50 Commenti  |  Lascia un commento

La pubblicità Volkswagen appena uscita sui principali quotidiani di tutta Europa, oltre ad essere molto bella, testimonia lo spirito tutto tedesco di affrontare le corse in automobile. L’ansia del dominio, e la voglia di non fare prigionieri, trasuda in maniera sfacciata. VW ha debuttato nel mondiale rally con una organizzazione e con mezzi economici che nessun possibile concorrente è in grado di mettere in campo. I migliori piloti a disposizione, un’auto perfetta e come corollario di tutto e di più.
Serviva proprio uno sforzo così in un momento in cui gli avversari stavano smobilitando? Sicuramente no, ma comportarsi in questo modo è nel DNA delle squadre tedesche. È successo a inizio millennio con l’Audi a Le Mans. Si doveva lottare contro vetture private ma lo squadrone d’argento si comportò subito come se avesse dovuto sfidare la NASA. È stato un massacro, poi sono arrivati avversari veri come Peugeot e Toyota e la grande esperienza accumulata è servita assai.
Chi è meno giovane ricorda lo sbarco dell’Audi nel mondiale rally. Lo spirito era lo stesso, i mezzi esagerati anche, ma la grande esperienza del team Lancia e poi la forza di quello Peugeot guidato da quel genio che era Jean Todt, limitarono i danni lasciando una sensazione di battaglia vera sul campo.
Oggi nei tre principali appuntamenti al top (F1, Mondiale Rally e Le Mans – il Mondiale sport ha ancora meno impatto sul grande pubblico) sono al vertice brand tedeschi, e non può essere un caso. È questo durerà finché loro lo vorranno.

Il marchio Scion verso fine corsa? E’ un avviso ai naviganti

gennaio 22, 2015  |  Senza categoria  |  46 Commenti  |  Lascia un commento

In questi giorni dall’America rimbalzano voci sempre più preoccupate riguardo il brand Scion, il marchio giovane ideato da Toyota per il mercato a stelle e strisce.
Perché l’argomento riguarda anche noi che in fondo dalle faccende americane siamo molto distanti? La ragione è semplice: perché l’eventuale fallimento di un progetto molto interessante, su cui il primo costruttore al mondo ha investito tanto, è un campanello d’allarme che squilla forte agli orecchi di quei produttori che di tanto in tanto si fanno ingolosire dall’idea di recuperare uno dei tanti marchi che hanno in casa per tentare di farlo rivivere.
Scion in America, soprattutto agli inizi, aveva sfornato idee molto originali abbinate a un prezzo di vendita estremamente contenuto. Si è rivolto da sempre ai giovani ispano-americani, vogliosi di colori vivaci e affascinati dagli impianti stereo più improbabili e potenti. Negli showroom dedicati il cliente si poteva sedere e su una parete-schermo poteva disegnarsi l’auto su misura leggendo a lato l’ammontare del costo dell’auto personalizzata. Metteva i cerchi preferiti, abbinava i colori di suo gusto, ci aggiungeva spoiler e appendici, poteva sentire il suono del suo impianto che arrivava a prevedere anche un subwoofer (bazooka) grande come tutto il bagagliaio. Un’auto fai da te da costi accessibili, che aveva subito appassionato lasciando immaginare un futuro più che roseo. Poi però le vendite si sono rallentate, quindi sono diventate un po’ stagnanti e adesso sono in sofferenza.
Gli analisti negli States prevedono per Scion la stessa triste fine del marchio Saturn di General Motors, anche in questo caso vetture dal listino amichevole, cancellato pochi anni fa.
Tenere e promuovere un marchio nuovo è una scommessa dai costi certi (e altissimi) e dai ritorni incerti. Per questo Vw, più volte tentata dal recuperare il nome NSU per una linea di prodotti low cost ci sta ripensando, per questo PSA ha rinunciato a far rivivere SImca ma si gioca tutto sulla linea DS elevata a brand a sé stante, per questo Land Rover sta prendendo tempo riguardo ad un eventuale brand Evoque che pure aveva attizzato la fantasia dei grandi capi un paio di stagioni fa.
Nei cassetti vecchi marchi come Innocenti o Autobianchi, Talbot come Hillman, DKW come NSU lottano con la polvere ma non verranno recuperati. La tentazione è grande, ma il rischio di scottarsi lo è ancora di più. Meglio andare sul sicuro e investire tutto su quello che c’è.

Chi vi irrita di più mentre state guidando?

gennaio 13, 2015  |  Senza categoria  |  67 Commenti  |  Lascia un commento

Vi dà più fastidio chi passa con il giallo del semaforo o chi in autostrada non tiene la corsia più libera a destra? Chi non mette mai gli indicatori di direzione oppure chi parcheggia nelle aree riservate ai disabili?

Lo chiedo per curiosità, perché è uscito un report dell’istituto di ricerca internazionale TNS assieme all’osservatorio LeasePlan Mobility Monitor sui comportamenti che fanno innervosire di più gli automobilisti.

La ricerca è stata condotta sui conducenti di auto a noleggio a lungo termine in 20 Paesi, quindi molti vizi comuni in casa nostra non emergono là dove vige un senso civico maggiore: vi immaginate, per esempio, uno che parcheggia nel posto dei portatori di handicap in Danimarca o in Svezia?

Vi riassumo, allora, il risultato che vede sul podio nell’ordine:

1. Il tallonamento – chi sta troppo attaccato all’auto che lo precede (24%)

2. La guida troppo lenta (20%)

3. Quelli che tagliano la strada alle altre auto (17%)

Seguono poi le aggressioni verbali di chi insulta gli altri automobilisti mentre, tra gli altri, il sorpasso pericoloso è davvero molto in basso nella lista.

Delle cose che mi sono venute in mente ad inizio pezzo non c’è traccia rilevante, è curioso conoscere quindi la vostra opinione al riguardo. Quali sono, per voi, i comportamenti alla guida che più vi irritano?

Il miracolo Chrysler è la salvezza di Fiat

gennaio 7, 2015  |  Senza categoria  |  36 Commenti  |  Lascia un commento

Accadeva il 20 gennaio del 2009 e pareva un atto di pura follia. I primi titoli di giornali annunciavano la possibilità di un accordo preliminare non vincolante per stabilire un’alleanza strategica globale che coinvolgeva Fiat e Chrysler. Un’operazione dalle prospettive nulle, un atto di pura disperazione, la morte certa di due gloriose marche automobilistiche: questi i primi commenti che mi ero annotato, presi dalla stampa italiana ma anche da quella internazionale.
Chrysler era in bancarotta, Fiat sopravviveva con l’acqua alla gola. Ripensando a quanto è successo nel giro di poco più di quattro anni, mi sono tornate in mente le parole di un mio grande direttore, Marcello Sabbatini, che sosteneva che in Italia la formula anglosassone dei “fatti separati dalle opinioni” da noi non funzionava. Lui sosteneva che i fatti non interessano, i nostri lettori vogliono sentirsi sempre dire quello che pensano, altrimenti sei tu che non capisci come stanno davvero le cose.
Eppure, un sintetico bilancio di quanto è accaduto in questo pur breve lasso di tempo (fatti, quindi) vale la pena di farlo, almeno per quello che riguarda la grande malata a stelle e strisce. Il Gruppo guidato da Sergio Marchionne ha registrato un dicembre da record sia negli Stati Uniti che in Canada chiudendo un anno da ricordare. Negli Usa si è trattato del 57° segno positivo consecutivo, le consegne nel mese sono cresciute del 20% portando il cumulato a +16%, con un volume che per la prima volta è tornato sopra i due milioni di unità (da 1.800.368 del 2013 a 2.090.639 dello scorso anno).
A dicembre il marchio di Fca che più è cresciuto è stato Chrysler (+53%) grazie alla spinta della 200 (+187%). Nell’anno, invece, le performance migliori sono state di Jeep che ha incrementato le consegne del 41% (quasi 700 mila clienti) con ben tre modelli (Wrangler, Cherokee e Gran Cherokee) oltre le 175 mila immatricolazioni. E nel 2014, il marchio Jeep ha registrato vendite per oltre un milione di unità a livello globale, battendo tutti i suoi record per il terzo anno consecutivo. Con un totale di 1.017.019 veicoli venduti, ha superato del 39% il precedente record di 731.565 unità. Nuovo record, poi, persino per Fiat che negli Usa ha registrato un +7% nell’anno con la 500 che ha tenuto e la 500L cresciuta del 68%.
I numeri non dicono tutto, ma spesso illuminano la scena. Io ero uno di quelli che nel 2009 era estremamente scettico sull’avventura americana ma davanti a questo scenario come faccio a non ricredermi? Perché sia potuto succedere lo possono sapere soltanto l’uomo col maglione e i suoi più stretti collaboratori, con merito particolare al francese Olivier François che, a capo del marketing di tutto il Gruppo oggi italoamericano, ha saputo impostare campagne pubblicitarie particolarmente riuscire e sempre capaci di arrivare al cuore del cliente yankee. Fatto sta che adesso chi ne trae i vantaggi più importanti è quella Fiat che era andata a salvare e che si può invece aggrappare a chi ha salvato per uscire dalle più recenti secche. Con Melfi che pompa auto a tutto spiano e con l’ex Bertone a Torino che viaggia a pieno regime grazie al boom di vendite della Maserati, bisogna aspettare soltanto la ripartenza di Mirafiori (Alfa più Maserati) e Cassino (Alfa). Ma grazie alla resuscitata Chrysler – e ai quattrini che incredibilmente pompa a tutto spiano – adesso si può davvero credere che il miracolo si possa ripetere.

I 10 grandi fatti dell’auto nel 2014

dicembre 29, 2014  |  Senza categoria  |  88 Commenti  |  Lascia un commento

Un altro anno va in archivio ed è tempo di bilanci. Anche per il mondo dell’auto, ovviamente, cercando di capire quello che poi la storia, a distanza di molto tempo, registrerà con più esattezza.
Che cosa è successo di importante? Molto, va da sé, ma io ho provato a buttare giù 10 eventi che mi hanno molto colpito, un elenco del tutto personale che potrebbe arricchirsi con quello che ognuno di voi potrà aggiungere. Il mio ordine è sparso:

1) Nasce FCA. La fusione di Fiat Group con Chrysler Group è una di quelle operazioni che lasciano il segno. La si può guardare da molti punti di vista differenti, ma resta un avvenimento di importanza globale dal punto di vista economico e tocca corde sentimentali sia per noi italiani sia per gli americani.

2) Nasce il marchio DS. La rivoluzione portata da Tavares nel Gruppo francese PSA vede la promozione di una linea di prodotti a marca vera e propria. Le vetture premium pagano ritorni sempre più rilevanti in campo industriale e per Peugeot-Citroen può essere un’importante ancora di salvezza in tempi molto incerti per chi vende quasi esclusivamente sul mercato europeo.

3) Montezemolo via dalla Ferrari. Dopo 23 anni carichi di successi irripetibili, Luca di Montezemolo è stato estromesso dal ponte di comando della Casa del Cavallino. Dietro questa decisione ci sono strategie interne al Gruppo FCA di cui all’esterno si sa ancora poco ma che giorno dopo giorno diventano sempre più chiare. Gli avvicendamenti, persino quelli più dolorosi, nelle grandi aziende sono all’ordine del giorno, ma il modo usato è stato ben poco elegante.

4) Mercedes trionfa in F1. Il ritorno delle frecce d’argento ha scosso il Circus. Già un anno fa si parlava chiaramente di un vantaggio tecnologico della Casa della stella, ma nessuno lo immaginava nel modo sfacciato visto su tutti i circuiti. Dopo i domini McLaren, Williams, Ferrari e Red Bull è molto probabile che si apra un’altra epopea capace di segnare il corso della F1.

5) Jeep Renegade. Che una vettura tipicamente americana potesse prendere forma in uno stabilimento italiano nessuno lo poteva immaginare fino ad un paio di anni fa. Un modello a grande respiro internazionale prodotto in una fabbrica italiana è una vanto assoluto e pure un grande premio per gli operai di Melfi che hanno ritrovato il lavoro e pure un prestigio di cui andare orgogliosi.

6) Bmw a trazione anteriore. Dal punto di vista tecnico non c’è nulla di nuovo perché in Bmw si è usata tutta l’esperienza Mini, ma resta la svolta epocale sul piano della filosofia della marca. Da oggi anche a Monaco tutto è sempre possibile e saranno i mercati a decidere che cosa e come si deve andare a produrre. A sua modo è un adeguamento ai concorrenti, che toglie però un po’ d’orgoglio snob ai fedelissimi della marca.

7) Crollo del prezzo del petrolio. Ancora in estate si viaggiava sui 100 dollari al barile mentre a cavallo di natale si è sfiorata quota 50. La guerra dell’Arabia Saudita a tutti gli altri produttori mondiali di oro nero sta squassando l’economia mondiale, ma nel loro piccolo gli automobilisti (tradizionali) ringraziano.

8) Auto a idrogeno. Ha iniziato Hyundai vendendo con un certo impegno le sue crossover a celle combustibili negli Stati Uniti, poi è arrivata Toyota a lanciare un piano agguerrito per imporre questa tecnologia in tutti i continenti. Il problema restano le infrastrutture e la miopia dei Governi locali, ma quando Toyota si mette d’impegno, e l’ibrido docet, c’è da credere che il futuro non sia troppo lontano.

9) Mary Barra. Una donna è balzata sul ponte di comando di una delle aziende più grandi del mondo, la General Motors. Non era mai successo prima che una donna salisse così in alto, figurarsi poi in un mondo estremamente maschilista come quello automobilistico. Di lontane origini italiane, figlia di un dipendente GM, una carriera sempre in seno al Gruppo americano, ha scalato tutte le posizioni fino a quella di numero uno. Clamoroso e anche giusto. Non farà rimpiangere tanti maldestri “capi supremi” che l’hanno preceduta.

10) Michael Schumacher. In realtà l’incidente che ha coinvolto il campionissimo tedesco risale agli ultimi giorni del 2013, ma il suo dramma ancora insoluto è esploso dai primi giorni di gennaio quando si è capito che la situazione era molto più grave di quanto si temesse. Ancora senza conoscenza, il 7 volte campione del mondo della F1 lotta tra la vita e la morte e la sua tragedia alberga nel cuore di tutti gli appassionati e non soltanto loro.

Le regine del 2014, la mia previsione alla resa dei conti

dicembre 16, 2014  |  Senza categoria  |  65 Commenti  |  Lascia un commento

In data 1/1/2014, cioè il primo giorno dell’anno, avevo postato un articolo dal titolo “Le mie regine del 2014”. Cercando di anticipare quello che sarebbe poi successo, avevo provato a indicare tre auto nuove che avrebbero lasciato il segno nei successivi 12 mesi.
Non è mai facile lanciarsi in pronostici, ma vado proprio fiero per la mia profezia. Chi vuole può andare a rileggersi quel pezzo, invece per chi ha memoria corta e non ha voglia di tornare indietro vi riassumo quello che avevo scritto partendo dal fatto che in realtà le mie regine sarebbero state 4, ma tralasciavo una sicura best seller come la Nissan Qashqai perché in realtà si trattava sì di un’auto nuova, ma a suo modo un continuo del modello precedente.
Avevo allora scelto questi tre modelli come vere novità: la Mercedes GLA, la Citroen Cactus e la Jeep Renegade (al tempo ancora senza nome ufficiale e quindi indicata come MiniJeep). Oggi si può asserire che la Mercedes, oltre ad essere piaciuta anche a chi non se la poteva permettere, ha risposto alle attese al punto che la Casa con la stella non ha investito pressoché nulla per reclamizzarla. Poche ne avevano da vendere e tutte hanno trovato l’acquirente.
La Cactus di Citroen aveva il compito di rompere con gli schemi e ci è riuscita in pieno, dando continuità a una tradizione che si perde nel tempo e che ha visto la marca francese osare spesso per esplorare vie nuove. I paracolpi laterali hanno fatto girare incuriosita la testa a tutti e non si può negare che la ventata di novità e freschezza abbia raggiunto l’effetto voluto.
Infine la Renegade è arrivata sul mercato come un pugno allo stomaco, prima guardata con sospetto e poi centrando l’obiettivo di proporre una piccola Jeep con i cromosomi veri del marchio, quelli delle origini per intenderci. Oggi è già un successo mondiale ed è un vanto assoluto per gli operai di Melfi che si avviano a lavorare a tempo pienissimo su un modello premium. Sfida in apparenza impossibile, quella di interpretare lo spirito più yankee possibile in salsa tricolore.
Poi, in verità, sono arrivate anche vetture molto ben riuscite come la nuova Vw Passat, la Ford Mondeo e diverse altre che all’ottima qualità non hanno aggiunto però l’effervescenza dell’inedito essendo continuazioni di serie molto fortunate (vale anche per le tre piccole gemelline Citroen, Peugeot e Toyota).
Discorso a parte per la Renault Twingo e la rivoluzionaria (per via della trazione anteriore) Bmw Serie 2 Active Tourer. Anche queste probabilmente sarebberoo potute stare nel mio personalissimo podio. Magari stanno nel vostro.