Il marchio Scion verso fine corsa? E’ un avviso ai naviganti

gennaio 22, 2015  |  Senza categoria  |  46 Commenti  |  Lascia un commento

In questi giorni dall’America rimbalzano voci sempre più preoccupate riguardo il brand Scion, il marchio giovane ideato da Toyota per il mercato a stelle e strisce.
Perché l’argomento riguarda anche noi che in fondo dalle faccende americane siamo molto distanti? La ragione è semplice: perché l’eventuale fallimento di un progetto molto interessante, su cui il primo costruttore al mondo ha investito tanto, è un campanello d’allarme che squilla forte agli orecchi di quei produttori che di tanto in tanto si fanno ingolosire dall’idea di recuperare uno dei tanti marchi che hanno in casa per tentare di farlo rivivere.
Scion in America, soprattutto agli inizi, aveva sfornato idee molto originali abbinate a un prezzo di vendita estremamente contenuto. Si è rivolto da sempre ai giovani ispano-americani, vogliosi di colori vivaci e affascinati dagli impianti stereo più improbabili e potenti. Negli showroom dedicati il cliente si poteva sedere e su una parete-schermo poteva disegnarsi l’auto su misura leggendo a lato l’ammontare del costo dell’auto personalizzata. Metteva i cerchi preferiti, abbinava i colori di suo gusto, ci aggiungeva spoiler e appendici, poteva sentire il suono del suo impianto che arrivava a prevedere anche un subwoofer (bazooka) grande come tutto il bagagliaio. Un’auto fai da te da costi accessibili, che aveva subito appassionato lasciando immaginare un futuro più che roseo. Poi però le vendite si sono rallentate, quindi sono diventate un po’ stagnanti e adesso sono in sofferenza.
Gli analisti negli States prevedono per Scion la stessa triste fine del marchio Saturn di General Motors, anche in questo caso vetture dal listino amichevole, cancellato pochi anni fa.
Tenere e promuovere un marchio nuovo è una scommessa dai costi certi (e altissimi) e dai ritorni incerti. Per questo Vw, più volte tentata dal recuperare il nome NSU per una linea di prodotti low cost ci sta ripensando, per questo PSA ha rinunciato a far rivivere SImca ma si gioca tutto sulla linea DS elevata a brand a sé stante, per questo Land Rover sta prendendo tempo riguardo ad un eventuale brand Evoque che pure aveva attizzato la fantasia dei grandi capi un paio di stagioni fa.
Nei cassetti vecchi marchi come Innocenti o Autobianchi, Talbot come Hillman, DKW come NSU lottano con la polvere ma non verranno recuperati. La tentazione è grande, ma il rischio di scottarsi lo è ancora di più. Meglio andare sul sicuro e investire tutto su quello che c’è.

Chi vi irrita di più mentre state guidando?

gennaio 13, 2015  |  Senza categoria  |  67 Commenti  |  Lascia un commento

Vi dà più fastidio chi passa con il giallo del semaforo o chi in autostrada non tiene la corsia più libera a destra? Chi non mette mai gli indicatori di direzione oppure chi parcheggia nelle aree riservate ai disabili?

Lo chiedo per curiosità, perché è uscito un report dell’istituto di ricerca internazionale TNS assieme all’osservatorio LeasePlan Mobility Monitor sui comportamenti che fanno innervosire di più gli automobilisti.

La ricerca è stata condotta sui conducenti di auto a noleggio a lungo termine in 20 Paesi, quindi molti vizi comuni in casa nostra non emergono là dove vige un senso civico maggiore: vi immaginate, per esempio, uno che parcheggia nel posto dei portatori di handicap in Danimarca o in Svezia?

Vi riassumo, allora, il risultato che vede sul podio nell’ordine:

1. Il tallonamento – chi sta troppo attaccato all’auto che lo precede (24%)

2. La guida troppo lenta (20%)

3. Quelli che tagliano la strada alle altre auto (17%)

Seguono poi le aggressioni verbali di chi insulta gli altri automobilisti mentre, tra gli altri, il sorpasso pericoloso è davvero molto in basso nella lista.

Delle cose che mi sono venute in mente ad inizio pezzo non c’è traccia rilevante, è curioso conoscere quindi la vostra opinione al riguardo. Quali sono, per voi, i comportamenti alla guida che più vi irritano?

Il miracolo Chrysler è la salvezza di Fiat

gennaio 7, 2015  |  Senza categoria  |  36 Commenti  |  Lascia un commento

Accadeva il 20 gennaio del 2009 e pareva un atto di pura follia. I primi titoli di giornali annunciavano la possibilità di un accordo preliminare non vincolante per stabilire un’alleanza strategica globale che coinvolgeva Fiat e Chrysler. Un’operazione dalle prospettive nulle, un atto di pura disperazione, la morte certa di due gloriose marche automobilistiche: questi i primi commenti che mi ero annotato, presi dalla stampa italiana ma anche da quella internazionale.
Chrysler era in bancarotta, Fiat sopravviveva con l’acqua alla gola. Ripensando a quanto è successo nel giro di poco più di quattro anni, mi sono tornate in mente le parole di un mio grande direttore, Marcello Sabbatini, che sosteneva che in Italia la formula anglosassone dei “fatti separati dalle opinioni” da noi non funzionava. Lui sosteneva che i fatti non interessano, i nostri lettori vogliono sentirsi sempre dire quello che pensano, altrimenti sei tu che non capisci come stanno davvero le cose.
Eppure, un sintetico bilancio di quanto è accaduto in questo pur breve lasso di tempo (fatti, quindi) vale la pena di farlo, almeno per quello che riguarda la grande malata a stelle e strisce. Il Gruppo guidato da Sergio Marchionne ha registrato un dicembre da record sia negli Stati Uniti che in Canada chiudendo un anno da ricordare. Negli Usa si è trattato del 57° segno positivo consecutivo, le consegne nel mese sono cresciute del 20% portando il cumulato a +16%, con un volume che per la prima volta è tornato sopra i due milioni di unità (da 1.800.368 del 2013 a 2.090.639 dello scorso anno).
A dicembre il marchio di Fca che più è cresciuto è stato Chrysler (+53%) grazie alla spinta della 200 (+187%). Nell’anno, invece, le performance migliori sono state di Jeep che ha incrementato le consegne del 41% (quasi 700 mila clienti) con ben tre modelli (Wrangler, Cherokee e Gran Cherokee) oltre le 175 mila immatricolazioni. E nel 2014, il marchio Jeep ha registrato vendite per oltre un milione di unità a livello globale, battendo tutti i suoi record per il terzo anno consecutivo. Con un totale di 1.017.019 veicoli venduti, ha superato del 39% il precedente record di 731.565 unità. Nuovo record, poi, persino per Fiat che negli Usa ha registrato un +7% nell’anno con la 500 che ha tenuto e la 500L cresciuta del 68%.
I numeri non dicono tutto, ma spesso illuminano la scena. Io ero uno di quelli che nel 2009 era estremamente scettico sull’avventura americana ma davanti a questo scenario come faccio a non ricredermi? Perché sia potuto succedere lo possono sapere soltanto l’uomo col maglione e i suoi più stretti collaboratori, con merito particolare al francese Olivier François che, a capo del marketing di tutto il Gruppo oggi italoamericano, ha saputo impostare campagne pubblicitarie particolarmente riuscire e sempre capaci di arrivare al cuore del cliente yankee. Fatto sta che adesso chi ne trae i vantaggi più importanti è quella Fiat che era andata a salvare e che si può invece aggrappare a chi ha salvato per uscire dalle più recenti secche. Con Melfi che pompa auto a tutto spiano e con l’ex Bertone a Torino che viaggia a pieno regime grazie al boom di vendite della Maserati, bisogna aspettare soltanto la ripartenza di Mirafiori (Alfa più Maserati) e Cassino (Alfa). Ma grazie alla resuscitata Chrysler – e ai quattrini che incredibilmente pompa a tutto spiano – adesso si può davvero credere che il miracolo si possa ripetere.

I 10 grandi fatti dell’auto nel 2014

dicembre 29, 2014  |  Senza categoria  |  88 Commenti  |  Lascia un commento

Un altro anno va in archivio ed è tempo di bilanci. Anche per il mondo dell’auto, ovviamente, cercando di capire quello che poi la storia, a distanza di molto tempo, registrerà con più esattezza.
Che cosa è successo di importante? Molto, va da sé, ma io ho provato a buttare giù 10 eventi che mi hanno molto colpito, un elenco del tutto personale che potrebbe arricchirsi con quello che ognuno di voi potrà aggiungere. Il mio ordine è sparso:

1) Nasce FCA. La fusione di Fiat Group con Chrysler Group è una di quelle operazioni che lasciano il segno. La si può guardare da molti punti di vista differenti, ma resta un avvenimento di importanza globale dal punto di vista economico e tocca corde sentimentali sia per noi italiani sia per gli americani.

2) Nasce il marchio DS. La rivoluzione portata da Tavares nel Gruppo francese PSA vede la promozione di una linea di prodotti a marca vera e propria. Le vetture premium pagano ritorni sempre più rilevanti in campo industriale e per Peugeot-Citroen può essere un’importante ancora di salvezza in tempi molto incerti per chi vende quasi esclusivamente sul mercato europeo.

3) Montezemolo via dalla Ferrari. Dopo 23 anni carichi di successi irripetibili, Luca di Montezemolo è stato estromesso dal ponte di comando della Casa del Cavallino. Dietro questa decisione ci sono strategie interne al Gruppo FCA di cui all’esterno si sa ancora poco ma che giorno dopo giorno diventano sempre più chiare. Gli avvicendamenti, persino quelli più dolorosi, nelle grandi aziende sono all’ordine del giorno, ma il modo usato è stato ben poco elegante.

4) Mercedes trionfa in F1. Il ritorno delle frecce d’argento ha scosso il Circus. Già un anno fa si parlava chiaramente di un vantaggio tecnologico della Casa della stella, ma nessuno lo immaginava nel modo sfacciato visto su tutti i circuiti. Dopo i domini McLaren, Williams, Ferrari e Red Bull è molto probabile che si apra un’altra epopea capace di segnare il corso della F1.

5) Jeep Renegade. Che una vettura tipicamente americana potesse prendere forma in uno stabilimento italiano nessuno lo poteva immaginare fino ad un paio di anni fa. Un modello a grande respiro internazionale prodotto in una fabbrica italiana è una vanto assoluto e pure un grande premio per gli operai di Melfi che hanno ritrovato il lavoro e pure un prestigio di cui andare orgogliosi.

6) Bmw a trazione anteriore. Dal punto di vista tecnico non c’è nulla di nuovo perché in Bmw si è usata tutta l’esperienza Mini, ma resta la svolta epocale sul piano della filosofia della marca. Da oggi anche a Monaco tutto è sempre possibile e saranno i mercati a decidere che cosa e come si deve andare a produrre. A sua modo è un adeguamento ai concorrenti, che toglie però un po’ d’orgoglio snob ai fedelissimi della marca.

7) Crollo del prezzo del petrolio. Ancora in estate si viaggiava sui 100 dollari al barile mentre a cavallo di natale si è sfiorata quota 50. La guerra dell’Arabia Saudita a tutti gli altri produttori mondiali di oro nero sta squassando l’economia mondiale, ma nel loro piccolo gli automobilisti (tradizionali) ringraziano.

8) Auto a idrogeno. Ha iniziato Hyundai vendendo con un certo impegno le sue crossover a celle combustibili negli Stati Uniti, poi è arrivata Toyota a lanciare un piano agguerrito per imporre questa tecnologia in tutti i continenti. Il problema restano le infrastrutture e la miopia dei Governi locali, ma quando Toyota si mette d’impegno, e l’ibrido docet, c’è da credere che il futuro non sia troppo lontano.

9) Mary Barra. Una donna è balzata sul ponte di comando di una delle aziende più grandi del mondo, la General Motors. Non era mai successo prima che una donna salisse così in alto, figurarsi poi in un mondo estremamente maschilista come quello automobilistico. Di lontane origini italiane, figlia di un dipendente GM, una carriera sempre in seno al Gruppo americano, ha scalato tutte le posizioni fino a quella di numero uno. Clamoroso e anche giusto. Non farà rimpiangere tanti maldestri “capi supremi” che l’hanno preceduta.

10) Michael Schumacher. In realtà l’incidente che ha coinvolto il campionissimo tedesco risale agli ultimi giorni del 2013, ma il suo dramma ancora insoluto è esploso dai primi giorni di gennaio quando si è capito che la situazione era molto più grave di quanto si temesse. Ancora senza conoscenza, il 7 volte campione del mondo della F1 lotta tra la vita e la morte e la sua tragedia alberga nel cuore di tutti gli appassionati e non soltanto loro.

Le regine del 2014, la mia previsione alla resa dei conti

dicembre 16, 2014  |  Senza categoria  |  65 Commenti  |  Lascia un commento

In data 1/1/2014, cioè il primo giorno dell’anno, avevo postato un articolo dal titolo “Le mie regine del 2014”. Cercando di anticipare quello che sarebbe poi successo, avevo provato a indicare tre auto nuove che avrebbero lasciato il segno nei successivi 12 mesi.
Non è mai facile lanciarsi in pronostici, ma vado proprio fiero per la mia profezia. Chi vuole può andare a rileggersi quel pezzo, invece per chi ha memoria corta e non ha voglia di tornare indietro vi riassumo quello che avevo scritto partendo dal fatto che in realtà le mie regine sarebbero state 4, ma tralasciavo una sicura best seller come la Nissan Qashqai perché in realtà si trattava sì di un’auto nuova, ma a suo modo un continuo del modello precedente.
Avevo allora scelto questi tre modelli come vere novità: la Mercedes GLA, la Citroen Cactus e la Jeep Renegade (al tempo ancora senza nome ufficiale e quindi indicata come MiniJeep). Oggi si può asserire che la Mercedes, oltre ad essere piaciuta anche a chi non se la poteva permettere, ha risposto alle attese al punto che la Casa con la stella non ha investito pressoché nulla per reclamizzarla. Poche ne avevano da vendere e tutte hanno trovato l’acquirente.
La Cactus di Citroen aveva il compito di rompere con gli schemi e ci è riuscita in pieno, dando continuità a una tradizione che si perde nel tempo e che ha visto la marca francese osare spesso per esplorare vie nuove. I paracolpi laterali hanno fatto girare incuriosita la testa a tutti e non si può negare che la ventata di novità e freschezza abbia raggiunto l’effetto voluto.
Infine la Renegade è arrivata sul mercato come un pugno allo stomaco, prima guardata con sospetto e poi centrando l’obiettivo di proporre una piccola Jeep con i cromosomi veri del marchio, quelli delle origini per intenderci. Oggi è già un successo mondiale ed è un vanto assoluto per gli operai di Melfi che si avviano a lavorare a tempo pienissimo su un modello premium. Sfida in apparenza impossibile, quella di interpretare lo spirito più yankee possibile in salsa tricolore.
Poi, in verità, sono arrivate anche vetture molto ben riuscite come la nuova Vw Passat, la Ford Mondeo e diverse altre che all’ottima qualità non hanno aggiunto però l’effervescenza dell’inedito essendo continuazioni di serie molto fortunate (vale anche per le tre piccole gemelline Citroen, Peugeot e Toyota).
Discorso a parte per la Renault Twingo e la rivoluzionaria (per via della trazione anteriore) Bmw Serie 2 Active Tourer. Anche queste probabilmente sarebberoo potute stare nel mio personalissimo podio. Magari stanno nel vostro.

E’ partita in Europa la guerra al diesel. Come finirà?

dicembre 9, 2014  |  Senza categoria  |  83 Commenti  |  Lascia un commento

In Europa il diesel sta spopolando, ma contro queste motorizzazioni la guerra pancia a terra è iniziata e minaccia di non fare prigionieri. Chi è meno giovane ricorda che nel non lontanissimo 1990 la penetrazione delle vetture a gasolio arrivava a malapena al 10% del mercato continentale contro l’oltre 50% di oggi con punte dell’80% in mercati evoluti come la Francia.
Le ragioni di questo boom sono tante, da chi trova queste motorizzazioni più pronte a rispondere per via del turbo, chi vede tutti i vantaggi nel fatto che le auto consumano di meno e chi individua da sempre un grosso interesse dei costruttori nel proporle proprio perché consumando di meno emettono meno CO2 rispetto ai propulsori a benzina e quindi è più agevole rispettare le emissioni imposte dalla UE.
La questione ambientale in realtà non è questo, anzi questo sta anche stretto all’automobile perché la stessa automobile emette anche altri inquinanti (anzi degli inquinanti veri perché la CO2 non è un inquinante ma un gas effetto serra che non ha effetti negativi diretti sulla salute. Diventa nocivo quando vengono rilasciate grosse quantità di CO2 nell’atmosfera e queste cambiano la sua funzione come gas effetto serra, cioè la funzione di termoregolazione della superficie terrestre). Parlare solo di CO2 per l’auto significa, per esempio, che molti sforzi, molte tecnologie, molte evoluzioni fatte sin qui dall’automobile diventano trasparenti. Per motivi scientifici c’è un grande problema globale del pianeta che è quello dei cambiamenti climatici per cui i grandi accordi si fanno sulla CO2, poi però la scienza ha anche il dovere di misurare il resto degli impatti, accorgendosi dei miglioramenti o dei peggioramenti sugli altri inquinanti.
Ed è qui che i motori diesel hanno il loro tallone d’Achille, per quanto negli ultimi anni siano stati fatti dei grandi passi avanti per ridurre le emissioni dallo scappamento. In realtà i filtri antiparticolato non riescono ad acchiappare tutto e in molte grandi città la qualità dell’aria ne risente al punto che le amministrazioni non riescono più a rispettare i limiti imposti per quello che attiene alle polveri sottili. E chi sono i principali indiziati? Gli impianti di riscaldamento obsoleto, i caminetti nelle abitazioni, tanto romantici quanto velenosi, e i mezzi che vanno a nafta.
Si spiega così la crociata partita nei giorni scorsi in Francia dove il Primo Ministro Manule Valls ha dichiarato: “Noi abbiamo a lungo favorito i motori diesel, ma è stato un grave errore. Adesso in maniera pragmatica e intelligente li dovremo togliere dalle strade”.
Di conseguenza, Oltralpe si sta pensando in tutta fretta di chiudere loro tutti i centri storici e portare il prezzo alla pompa del gasolio a 2 euro al litro, mentre ci sarà un bonus di 10 mila euro per chi passerà da una vettura diesel a una elettrica. Una mossa che potrebbe dare il via a una catena che interesserà anche gli altri Pesi europei col risultato di un fine buono ma un modo di fare molto maldestro. Già, perché vittime diventeranno tutti quelli che fino a oggi hanno comperato auto a gasolio senza che nessuno li avvertisse dei rischi cui potevano e possono andare incontro: aver speso una montagna di soldi e non poter usare l’auto profumatamente comperata.
Il fine giustifica il mezzo? La questione è aperta.

Ma i giovani di oggi sanno guidare bene?

dicembre 2, 2014  |  Senza categoria  |  42 Commenti  |  Lascia un commento

Negli ultimi tempi ho viaggiato più del solito in città, e pure su strade extraurbane di medio scorrimento, e ho avuto modo di misurarmi con il cosiddetto traffico locale, quello dei pendolari di medio raggio e soprattutto di quelli che di solito accumulano un chilometraggio annuo relativamente contenuto. Meno pressato di quanto abitualmente accade, ho provato allora a guardarmi attorno e misurare l’uso che da molti viene fatto dell’automobile.
Il mio bilancio non ha nulla di scientifico, però una convinzione me la sono fatta e ho provato anche a spiegarmela: i giovani di oggi, e per giovani intendo quelli anche oltre i trent’anni, guidano mediamente peggio che un tempo.
Sia chiaro, non mi sono basato sulle prestazioni, ma sul rapporto con il volante e quello che ci sta attorno. Ecco, quando io ero ragazzo l’immagine-incubo era l’anziano con il cappello al volante della NSU Prinz: lento, distratto, incapace di qualsiasi manovra. In sintesi, pericoloso. Per contro i più disinvolti erano i giovani, compresi quelli spericolati che molto probabilmente erano più numerosi un tempo rispetto ad oggi. Al contrario sono rimasto molto impressionato dal vedere tante persone impacciate, insicure, indecise e scoprire con grande delusione che non erano necessariamente attempate, bensì molto spesso giovanotti da cui sarebbe lecito aspettarsi una scioltezza ben diversa. Automobilisti in apparenza anche molto prudenti, eppure non per questo meno pericolosi perché ad un occhio allenato non poteva sfuggire un impaccio ben poco rassicurante nel loro procedere.
Ho provato a trovarne un motivo e quello che ho elaborato, ma non pretendo che sia la verità assoluta, è che adesso manca in tanti la passione per la guida. L’auto è spesso giudicata un mezzo utile, talvolta persino indispensabile per gli spostamenti, ma nulla più. Si guida perché si deve, perché è più comodo, perchè non si può farne a meno, e si cerca di farlo nella maniera più scolastica, assai di frequente con prudenza, ma senza piacere e quindi senza amore. Si sono un po’ ridotti i vecchi e pericolosi vizi come la velocità, i sorpassi azzardati, gli zigzag spericolati, e sono stati sostituiti dai nuovi vizi non meno pericolosi: l’incertezza dell’andare, la distrazione, la superficialità nelle segnalazioni mancate, nelle frenate a senza senso per controllare un cartello o un’insegna di una via, nei parcheggi mal fatti e spesso in punti pericolosi. Ragazzi che occupano il centro strada rubando lo spazio a una circolazione a due vie per il senso di marcia, altri che in auto viaggiano a diecimila decibel per nulla interessandosi del come si deve guidare preferendo concentrarsi su quello che woofer e subwoofer sparano con violenza inaudita.
Ho molti amici cauti nel procedere quotidiano, ma innamorati del mezzo che hanno tra le mani. Sono prudenti e rispettosi delle regole, e non per questo deambulano a pene di segugio. Trovano gusto in quello che fanno quando sono al volante, esattamente come altri miei amici che hanno il piede più pesante ma sono sempre vigili nel loro andare.
Insomma, se è fisiologico che con il traffico che c’è oggi siano molti quello che lo alimentano in maniera sbagliata e annoiata, mi sorprende però che siano sempre di più quelli che per età dovrebbero essere tutto il contrario

Arrivabene e i conti della Ferrari in F1

novembre 25, 2014  |  Senza categoria  |  48 Commenti  |  Lascia un commento

L’arrivo di Maurizio Arrivabene nel ruolo di team principal della Ferrari in F1 al termine di una stagione molto deludente per le Rosse, ha acceso ancor di più i riflettori sulla squadra più leggendaria del Circus.
E’ giusto dire che Arrivabene è uno dei personaggi con più lunga militanza nella massima Formula (più “vecchi” di lui sono soltanto Williams, Dennis, Ecclestone e pochissimi altri nelle posizioni che contano) e il suo incarico prevede la gestione della squadra e degli uomini – piloti, tecnici in particolar modo – ma non la gestione del muretto box come molti confondono, e prima confondevano il lavoro di Domenicali oppure, più di recente, di Mattiacci. Gli toccherà invece trattare le questioni più spinose, come gli accordi economici oppure i regolamenti, ma qui lui ha il vantaggio di conoscere bene tutti quelli che si siederanno ai vari tavoli, compreso il presidente della FIA Jean Todt con cui ha collaborato durante tutta la sua lunga permanenza in Ferrari. Insomma, Arrivabene è uno che la sa lunga, di poche parole e molti fatti come la sua prestigiosa carriera ha sempre testimoniato.
Tra i suoi compiti, quindi, c’è quello di tornare a vincere, ma anche quello di continuare a rendere profittevole l’attività Ferrari. Sì, perché la squadra di Maranello non è soltanto quella che spende di più (o tra quelle che spendono di più, adesso che c’è un tetto ai costi più o meno rispettato da tutti) ma è anche quella che incassa di più portando sempre a casa un margine importante da “regalare” all’azienda madre, la Ferrari automobili.
Per capirci vediamo di fare un po’ i conti in tasca alla squadra modenese usando le cifre pubblicate da Forbes e mai smentite, quelle riferite alla chiusura della stagione 2013 (l’attuale è di fatto ancora in corso). Dunque: uscite per 400 milioni di dollari ed entrate per 460 milioni, peraltro 165 milioni in più di ogni altro team.
Un bilancio sontuoso in un mondo dove si spende esageratamente, anche se in alcuni casi c’è un ritorno diretto in immagine che vale tantissimo (per Mercedes nel mondo auto, per Red Bull in quello delle bibite).
Ma le entrate come si misurano per una squadra che fa attività agonistica nel Circus? Si possono considerare due filoni precisi: le sponsorizzazioni e i premi (in senso allargato).
La Ferrari allora si porta a casa (sempre dato 2013) vicino ai 250 milioni da tre partner storici, la Shell, il Banco di Santander e la Marlboro che è fedele nei secoli e che versa la bellezza di 160 milioni senza nemmeno apparire sulla vettura (per capirci Vodafone dava alla McLaren 75 milioni…).
I premi sono invece legati alla divisione della torta legata alle entrate dei diritti televisivi, alle hospitality, alle sponsorizzazioni sui circuiti e a quanto pagano i circuiti per avere in Gran Premi (in media 30 milioni di dollari cadauno). Il totale fa 1.350 milioni di dollari di cui il 60% va ai team (circa 800 milioni) secondo una divisione piuttosto opaca per chi sta all’esterno. Di sicuro si sa che la Ferrari ha di suo un 5% (40 milioni) a prescindere dai suoi risultati ma grazie alla sua presenza storica e senza interruzione al campionato di F1. In ogni caso il secondo posto tra i costruttori (campionato che vale ai fini della divisione dei premi) nel 2012 aveva fruttato alla Ferrari 170 milioni assicurando appunto il margine di 60 milioni a fine 2013.
Quest’anno? Beh, il quarto posto renderà di meno, ma non si sanno ancora né le uscite e neppure le altre entrate. Ed è anche su questo che Arrivabene dovrà dare il meglio, pur se agli appassionati questo aspetto interesserà ben poco.

L’affidabilità è il vero progresso

novembre 18, 2014  |  Senza categoria  |  64 Commenti  |  Lascia un commento

Mentre leggevo alcune liriche di Louis Simpson mi sono imbattuto in “Classico Americano”, una poesia da cui riporto alcuni versi:

“E’ una scena americana classica
Un’auto ferma a bordo della strada
E un uomo che cerca di ripararla.

La donna che rimane in macchina
Nella scena americana classica
Si volta a guardare il traffico della superstrada.

Sembrano sorpresi, e si vergognano
Di essere così indifesi..
Piantati in asso in mezzo alla strada!”

Ricordo bene quella scena, che poi erano tante scene che si ripetevano puntuali sulle nostre strade negli anni del boom e della motorizzazione di massa. E’ vero, le automobili si rompono anche oggi e chi ne è vittima impreca e si lamenta perché perde un appuntamento, si guasta le vacanze e comunque deve mettere mano al portafoglio. Ma accade tanto di meno rispetto a un tempo pur con un parco circolante cresciuto a dismisura.

Nell’ultimo mezzo secolo le quattro grandi conquiste del mondo automobilistico sono state: l’affidabilità dei mezzi meccanici, l’accresciuta sicurezza attiva e passiva, la riduzione dei consumi a dispetto di un peso dei veicoli quasi raddoppiato e di prestazioni a loro volta quasi raddoppiate, l’attenzione per l’ambiente non soltanto in quanto alle emissioni ma anche per la costruzione dei veicoli con materiali completamente riciclabili.

Tutte queste cose, unite alla tante diavolerie di bordo che si apprezzano soltanto quando se ne ha davvero bisogno, vanno sotto il nome di progresso, una parola che a molti dei romantici aficionados di questo blog va sempre un po’ stretta. Peraltro anch’io, quando mi volto indietro, sospiro: sono cresciuto a pane e motori e il mio rapporto con il comportamento su strada è qualcosa di carnale. Lego alla guida emozioni dirette ed emozioni vissute, una storia ad ogni curva, l’esame per la patente vissuto con più tensione che quello di maturità. Ma ho avuto la fortuna di restare a contatto con il mondo dell’auto e coglierne giorno dopo giorno i piccoli, grandi, continui passi avanti. E di apprezzarli nella loro interezza.

Così, rileggendo i versi all’inizio, li ho fatti miei probabilmente molto più di voi, quasi tutti più giovani. Io ho negli occhi la scena della poesia, cornice abituale dei miei primi viaggi da Bologna verso il mare, quando le Fiat 600 accostavano col cofano alzato e il motore che fumava o quando, nel bel mezzo di un acquazzone, tante vetture si fermavano ammutolite per via dei contatti bagnati. Di recente ho bucato una gomma sull’autostrada dalla parti di Casalpusterlengo. Ero al volante di una Bmw: ho imprecato un po’, poi ho premuto il pulsante rosso sul tetto, ho risposto all’assistenza attraverso il sistema di bordo, e dopo 15 minuti è arrivato il carro attrezzi. Non foravo una gomma da almeno vent’anni (che per me fanno un milione di km mal contati) e mi sono detto che poteva andar peggio. Senza spesa alcuna, per di più: l’assicurazione Bmw Mobil Care ha pensato a tutto. Oggi è davvero tutto più facile.

Quali vetture di oggi saranno candidate auto del XXI secolo?

novembre 11, 2014  |  Senza categoria  |  58 Commenti  |  Lascia un commento

Quindici anni fa, in questi giorni, veniva eletta l’auto del secolo. Fu un’esperienza straordinaria per chi, come me, ebbe la fortuna di far parte di quella grande giuria internazionale (135 giornalisti specializzati, provenienti da 32 paesi diversi scelti in giro per tutto il mondo), con un impegno che si dipanò nell’arco di due anni.
A coordinare il tutto fu un comitato direttivo composto da 5 cinque formidabili esperti capitanati da Lord Montagu di Baulieu che avevano preso in considerazione 1.500 vetture selezionandone in un primo tempo 716 e via via riducendo questo numero a 200, un elenco che venne reso pubblico in occasione del Salone di Amsterdam del 1997. A questo punto i 135 giurati ebbero a disposizione tanto prezioso materiale prodotto dal comitato scientifico che servì a tanti di noi per scoprire pregi e virtù uniche di tanti modelli di cui si sapeva poco o nulla a dispetto della loro importanza storica e tecnica.
I criteri di valutazione erano: il design, l’importanza storica, il comportamento su strada valutato in confronto con i concorrenti dell’epoca, le innovazioni tecniche.
Il successivo passaggio fu la riduzione da 200 a 100 finaliste e qui si chiese anche l’intervento degli appassionati via internet. Il risultato fu che i giornalisti produssero una lista di 25 regine cui si sarebbero potute aggiungere fino a un massimo 10 vetture scelte dal pubblico anche se poi se ne aggregò soltanto una (le altre 9 erano tra quelle già scelte dai giurati).
A questo punto ci fu la votazione finale (25 punti da assegnare alle 5 auto scelte da ogni giurato con 25 punti da dividere tra loro e un massimo di 10 punti per la prima). Le 5 superfinaliste furono poi votate nel corso di una spettacolare serata in diretta televisiva da Las Vegas e lì fu proclamata la vincitrice.
Vinse la Ford T (742 punti) davanti a Mini (617), Citroen DS (567), Vw Maggiolino (521) e Porsche 911 (303), tutte auto decisamente immortali e cariche di gloria, storia resistenza nel tempo.
Ho provato allora a pensare alle auto del secolo attuale e non riesco ad immaginarmi una possibile candidata da votare nel 2099. C’è qualche vettura secondo voi tra quelle nate dal 2000 in avanti che entrerà nelle prime 100 finaliste? Se si, quale?

p.s. Per i più curiosi tra le 100 finaliste l’Italia fu rappresentata in quantità record, ben 19 auto. Queste:
Alfa Romeo (4)
• 6C 1750
• 8C 2300
• Giulietta Sprint coupé
• Alfasud
Cisitalia (1)
• 202 – 1100 Coupé
Ferrari (3)
• 166
• 250 GT SWB Berlinetta
• 365 GTB4 Daytona
Fiat (3)
• 500 Topolino
• 600 Multipla
• Nuova 500 (1957)
Lamborghini (2)
• Miura
• Countach LP 400
Lancia (6)
• Lambda Torpedo
• Aprilia
• Aurelia B10
• Aurelia B24 Spider
• Lancia Fulvia HF Coupé
• Lancia Stratos HF Berlinetta