Festa Nissan: la Juke va al massimo

marzo 3, 2011  |  Senza categoria  |  89 Commenti  |  Lascia un commento

Tra l’euforia diffusa che si respirava tra gli stand del Salone di Ginevra non sfuggiva l’entusiasmo della gente di Nissan. Il colosso giapponese sta vivendo un ottimo momento soprattutto in Europa tanto che a più di un uomo di comando è sfuggito che l’obiettivo immediato è nel Vecchio Continente il sorpasso sulla Toyota. Guerre tra giapponesi, si dirà, ma anche la conquista di una posizione di prestigio che dà ragione a chi ha puntato su prodotti di successo per aprire una strada che qualche anno fa pareva davvero tutta in salita.
A sostegno dei numeri ci sono i traguardi di vendita della solita Qashqai e anche quelli, in scia, della giovane Juke che sta incontrando il consenso che tutti in Nissan speravano. Anche in Italia, peraltro, la Juke va fortissimo: nel segmento relativo a crossover/Suv/fuoristrada le due giapponesi guidano la classifica delle vendite e qui è giusto tornare ad uno dei miei primi blog, quello in cui mi chiedevo (e vi chiedevo) se la nuova arrivata avrebbe incontrato il gusto degli italiani oppure no. Ricordo che i pareri erano molto diversi e che commentai che è sempre meglio un’auto la cui linea divide o fa discutere rispetto a una che passa inosservata, anonima. Adesso si può affermare che la Juke è sicuramente un successo, almeno in termini di vendite. Un parametro che non è assoluto ma che sta molto a cuore a chi le auto le produce.

La 4C e la mia testardaggine

marzo 1, 2011  |  Senza categoria  |  102 Commenti  |  Lascia un commento

Eccola la fascinosa Alfa Romeo 4C, si è materializzata tra gli applausi e assieme alla mia sconfitta personale. In redazione adesso c’è chi esulta e ha ragione: avevamo tre modelli tra cui scegliere e tutti sponsorizzavano la versione che è stata presentata. Ma io no, non ho voluto credere fino alla fine che avrebbero optato per la versione più ricca, più costosa, più esagerata nelle finiture. Io ero sicuro che avrebbero optato per la versione più grezza, più spartana, più economicamente accessibile. Ero sicuro che Marchionne avrebbe volato basso e ho imposto a tutti l’idea-Cavicchi.

Ho sbagliato: hanno optato per la versione di serie A, dove il tocco di Ramacciotti riporta ai suoi giorni migliori alla guida della Pininfarina. Adesso, oltre ad uscire sconfitto, mi tocca solo incrociare le dita sperando che dalla concept alla produzione in serie non cambino le cose (ma tutti giurano che non cambieranno). Così la 4C è un’Alfa con la A maiuscola. In fondo dovrei essere contento di essere stato smentito, però adesso devo affrontare gli ottimisti della redazione, quelli che mi dicevano che a loro risultava giusta la versione A e non sarà facile. Dirò loro che mi sono sbagliato, come lo dico a voi. Però brucia: un passo falso per un direttore non è mai una medaglia.

Ci mancava l’ALV…

febbraio 22, 2011  |  Senza categoria  |  87 Commenti  |  Lascia un commento

Finalmente una sigla nuova: nel mondo automobilistico se ne sentiva proprio la mancanza. Dopo MPV (Multipurphose Vehicle), SUV (Sport Utility Vehicle), SAV ( Sport Activity Vehicle), SAC (Sport Activity Coupe) e Crossover arriva adesso l’ALV (Activity Life Vehicle). La categoria l’ha suggerita Mike Arcamone, amministratore delegato di GM Corea per inquadrare il segmento che dovrebbe inaugurare la nuova 7 posti della Chevrolet, l’Orlando, che sta già suscitando molto interesse sul mercato e che è di fresco sbarco anche in Italia.
Ormai, anche per noi addetti ai lavori, che con le auto dobbiamo conviverci da mattino a sera, raccapezzarci diventa sempre più difficile, ma m’immagino il disagio dei consumatori che vengono bombardati di sigle senza nemmeno la pazienza dei costruttori di spiegarne il significato. Vabbè, si dirà, tanto poi uno si spiega a modo suo: chiama le auto per modello (o per sigla) e di tutto il resto ne farà volentieri a meno; ci sono sempre i vecchi soprannomi a venire incontro: minivan, monovolume, fuoristrada, famigliare, berlina, coupé, spider… però uno si sente poi fuori posto quando deve parlare con chi è più aggiornato, quello che sa tutto sull’ABS (freni), ma anche sull’ESP (controllo di stabilità), sull’ASC (antipattinamento), l’ACC (controllo adattativo di velocità), sul CDS (controllo dinamico della stabilità), l’ECS (controllo delle sospensioni), l’HSA (Controllo partenze in salita), l’NVA (aiuto nella guida notturna) e via così perché ormai ci sono più sigle che costruttori. A Quattroruote di acronimi ne contiamo più di 100 perché molte volte lo stesso sistema prende un nome diverso a seconda della marca che lo utilizza, così che capirci qualcosa diventa impossibile.
“Ma per i giovani è tutto chiarissimo”, mi tranquillizzava tempo fa un noto ingegnere di madrelingua inglese, che di fronte alla mia diffidenza ha aggiunto: “credimi”.
Non mi ha convinto, anzi, ha rafforzato il mio scetticismo. Ma forse è soltanto perché io sono vecchio: ho iniziato a guidare su una Fiat 600D, un’auto capace di mandare giù di testa un ragazzo in piena tempesta ormonale. Non c’era niente di elettronico a bordo, ma aveva, davvero una rarità per quel tempo, i sedili ribaltabili. E anche a noi giovani allora sembrò tutto chiarissimo.
Però l’Active Life Vehicle no, pietà.

Quella crisi che giustifica tutto

febbraio 17, 2011  |  Senza categoria  |  66 Commenti  |  Lascia un commento

La colpa è sempre della crisi economica. Ogni problema che oggi affligge chi ha a che fare con le automobili è figlio della crisi e forse è anche vero perché ci sono meno soldi in giro e tutti debbono risparmiare. Di sicuro chi ci rimette di più è l’incolpevole automobilista o potenziale automobilista che quotidianamente va a sbattere contro queste questa maledetta giustificazione: “è la crisi”.
Succede quando gli viene la voglia, caso sempre più raro, di comperare una nuova vettura e si presenta in concessionaria. In quel momento vorrebbe essere tranquillizzato, assistito con amore e pazienza da chi gli propone di svenarsi per l’acquisto. Invece chi vende ha sempre fretta perché ormai gli addetti sono sempre meno e hanno dei tempi precisi da rispettare: al massimo tot minuti per cliente, perché poi c’è un altro in fila o comunque perché queste sono le direttive. I corteggiamenti di una volta sono storia passata “perché sa, la crisi, impone l’ottimizzazione del lavoro…”. Ma succede anche dopo che l’auto l’ha ordinata. Messa la regolare firmetta ogni certezza si fa nebbia: l’attesa auto nuova può essere pronta da portare via ma anche farsi desiderare mesi. Ma com’è possibile se adesso si vendono in Italia sempre meno auto? E’ possibile e indovinate un po’ perché. Per colpa della crisi. I produttori non si fidano ad aumentare la produzione e così il cliente deve rassegnarsi ad aspettare il suo turno. E quando l’auto è arrivata, quando per cause sempre giudicate imprevedibili l’auto ha un problema? Ci vuole pazienza e rassegnarsi ad aspettare perché ormai i ricambi sono merce rara, perché i concessionari (per colpa della crisi, guarda un po’) non hanno più il magazzino puntualmente rifornito. E allora il pezzo va ordinato e appena possibile arriverà. Ci sono poi i casi in cui in officina non ci cavano i piedi, non trovano la ragione dei guai e si va per tentativi cambiando prima questo poi quello con il cliente che entra in un girone dantesco che lo porta alla disperazione. Ma come? I meccanici non dovrebbero essere sempre aggiornatissimi? Dovrebbero, e infatti le case organizzano di continuo dei corsi di addestramento, ma per via della solita immancabile crisi, molti concessionari non mandano i dipendenti perché poi non avrebbero personale in officina, perché i corsi costano, perché, perché.
Il discorso è ancora lungo perché, ovviamente per colpa della crisi, il petrolio sale e i petrolieri ci sguazzano rincarando all’istante e riabbassando a babbo morto; perché le amministrazioni comunali senza soldi aumentano i parcheggi e le multe; perché tutto rincara giusto appena un po’ di più del dovuto (tanto qualche punto percentuale in più chi se ne accorge) e la storia infinita si alimenta.
Di tutto questo ne parlavo con un collega e assieme si ci s’intristiva finché lui non mi ha gelato con questa considerazione: “Ma prima, quando la crisi non c’era, quando si vendevano due milioni e mezzo di auto, in concessionaria dedicavano più tempo ai clienti? Non mi pare; dicevano che c’era la fila e non si potevano dilungare più del dovuto. Al tempo, i concessionari erano pure restii a mandare i dipendenti ai corsi d’aggiornamento perché c’era tanto lavoro in officina; e immancabilmente la benzina saliva di corsa, le autostrade rincaravano più del dovuto (tanto non c’era crisi), i parcheggi costavano sempre di più e le multe raddoppiavano”. Ohibò.

Zanuccoli, la Fiat e i rally…

febbraio 15, 2011  |  Senza categoria  |  30 Commenti  |  Lascia un commento

Arturo Zanuccoli è stato per anni uno dei navigatori più conosciuti e più apprezzati della leggendaria squadra Fiat nei rally. Erano i primi anni 70 e lui, in coppia con Giulio Bisulli detto “Bullit” brillava oltre che per la bravura anche per un sense of humour unico. Lasciate le corse si era ritagliato la parte di uno capace di vivere, senza l’ansia quotidiana di trovare i soldi per tirare avanti. Padre notaio, fratello gemello notaio, e lui a collezionare avventure: quello che si direbbe fare la bella vita. Poi la vecchiaia che avanza, forse la sola vera donna amata che scappa via, il fratello che muore e Arturo, “Attila” per tutti, è rimasto solo con il suo cagnolino Billy.
Conoscenti mi raccontano che ultimamente si trascinava da una panchina all’altra parlando ad alta voce con il suo cane. Gli diceva che quando sarebbe morto lui lo avrebbe seguito.
Venerdì sera Billy è morto, e sabato mattina Zanuccoli si è presentato in macchina sul molo di Cesenatico con il cagnolino a bordo. Ha aperto i finestrini, si è allacciato le cinture, poi ha messo la prima ed è entrato con l’auto in mare. Un uomo della marineria ha capito tutto e si è tuffato gridandogli di slacciare le cinture ma “Attila”, che in tutta la sua vita non ha mai gridato, gli risposto con un fievole no. E si è inabissato.
Vi chiederete perché vi ho raccontato questa triste storia, e la risposta è che il mondo dei piloti è ricco di vicende che si faticano ad accettare e di finali che lasciano senza parole. Enzo Ferrari coniò una definizione straordinaria nella sua semplicità: “piloti che gente”.

Ferrari, Ford e l’ironia fuori posto

febbraio 11, 2011  |  Senza categoria  |  64 Commenti  |  Lascia un commento

Non c’è niente da fare, quando in Italia si tocca la Ferrari si perde il senso della misura. Come sicuramente sapete la Ford a Detroit non ha digerito che la nuova monoposto di Maranello usasse la sigla F 150 ed è ricorsa immediatamente alle vie legali. Premesso che io sono convintissimo che a Maranello nessuno abbia voluto rubare nulla agli americani, resta che i nomi e le sigle in campo automobilistico hanno pesi e significati che noi nemmeno ci immaginiamo, tanto che le cause e le tutele sono continue e ossessive. L’F 150 per la casa dell’ovale blu non è soltanto un nome, è il simbolo di uno strepitoso successo commerciale, il veicolo più venduto negli Stati Uniti per ben 24 anni di seguito e anche il truck leggero più venduto per 34, tanto che gli analisti stimano che la serie-F da sola in tempi recenti ha prodotto la metà dei profitti della marca.
Chiaro che gli americani non potessero accettare che andando su un motore di ricerca e battere F 150 salti fuori una monoposto rossa prima che il loro mezzo tanto glorioso. Chiunque si sarebbe tutelato al loro posto, e infatti la Ferrari è corsa subito ai ripari senza colpo ferire. Ma una cosa così evidente è stata subito ridicolizzata dai media italiani perché ogni osservazione a una scelta del Cavallino deve essere incasellata alla voce oltraggio. I titoli sui quotidiani sono stati un’offesa alla storia dell’automobile: si è andati da “La Ford s’infuria: nome copiato Ma la Ferrari non è un furgone “a “La Ford sfida la Ferrari con un furgoncino” sottolineando in segno di spregio il concetto di furgone che proprio non c’azzecca. Nessuno che si sia chiesto al contrario che cosa sarebbe successo se in Ford avessero battezzato una loro vettura con il nome California oppure Testarossa. Dio ci mantenga la Ferrari per quello che produce e per la storia che si porta appresso, ma ci liberi dei troppi difensori d’ufficio, sempre esageratamente suscettibili non appena si sfiora qualsiasi cosa che attenga alle Rosse.

Kubica, io sto con lui

febbraio 7, 2011  |  Senza categoria  |  83 Commenti  |  Lascia un commento

Come tutti, la tragedia di Kubica mi ha profondamente colpito. E assieme alla tragedia mi hanno ferito troppi commenti fuori luogo dei tanti che sanno sempre che cosa dire non sapendo mai che cosa fare. Con il passare delle ore mi sono intristito, indignato e perfino offeso per i troppi perbenisti in circolazione capaci solo di criticare il pilota reo di aver corso in macchina, lui che di professione fa il pilota professionista.
Poi oggi mi sono imbattuto su un commento di una persona che non conosco, che non so chi sia, apparso su un sito amatoriale curato da un amico, Mauro Argenti, pilota gentleman di grande valore. Vi invito a leggere quello che ha scritto questo appassionato (si firma Paolo Bellodi)
http://www.autosportservice.it/on-line/Home/articolo2443.html
Sono parole a mio avviso azzeccatissime. Altro non so e non voglio aggiungere, ma sono cose che soltanto chi ama lo sport dei motori può, di getto, buttare giù tanto bene.
Per correttezza mi hanno comunicato che il pezzo originale scritto da Paolo Bellodi è apparso sul sito per cui collabora assiduamente e di cui vi allego il link originale
http://www.422race.com/2011/il-commento-bravo-kubica-pilota-vero/

Se la Ferrari torna alle origini

gennaio 24, 2011  |  Senza categoria  |  132 Commenti  |  Lascia un commento

La scorsa settimana ho avuto l’opportunità di ammirare dal vivo la Ferrari FF e vi posso assicurare che è stata una sorpresa assoluta. Avevo visto in anticipo le fotografie e ammetto che ero rimasto un po’ perplesso: l’auto mi pareva un po’ troppo strana per essere il top della gamma Ferrari. Poi, invece, la folgorazione, perché ho abbracciato con gli occhi una vettura di straordinario fascino, curata in maniera maniacale nelle linee, nei giochi di luci e ombre, nei particolari.
La FF passerà alla storia per essere la prima auto del Cavallino con la trazione integrale e questo, va da sé, metterà in secondo piano le mille altre qualità che nasconde in ogni angolo. Un peccato, perché probabilmente è una delle più belle Ferrari di tutti i tempi; in più all’interno ha uno spazio incredibile potendo ospitare quattro passeggeri comodi anche se molto alti. Il bagagliaio, inoltre, è capace di contenere, al di là delle cose più snob come possono essere due grandi sacche da golf, anche un passeggino per bambini, o diversi borsoni, senza nemmeno dover reclinare gli schienali, nel qual caso, invece a bordo ci stanno persino gli sci, cosa normale su qualsiasi berlina ma eccezionale trattandosi di una granturismo modenese.
Non basta. A me quello che è piaciuto di più è che con questa vettura la Ferrari sta tornando alle origini. Mi spiego: il geniale Enzo aveva creato il suo impero sapendo affiancare, con geniali intuizioni, i bolidi più esasperati a modelli estremamente sciccosi, quelli con cui andare nelle località più mondane senza dover per forza apparire piloti in gita premio o sfacciati possidenti.
Auto come la 250 California o la 275 GTB avevano i cavalli e la rabbia in corpo, ma anche curve appropriate e uno charme inarrivabile. Ecco, io la FF l’ho vista così, ricca di tecnologia e non meno ricca di buongusto. Forse ai più sfegatati l’idea di una Ferrari non brutale nelle forme può convincere poco, ma mi pare un errore grave. Questa scatta da 0-100 in 3”7 pur con tutto il peso che si porta addosso: mi pare che possa bastare. In compenso ha una classe unica, che proprio non guasta; e non vedo perché non si debba tornare, anche, alle vere Ferrari granturismo dei bei dì che furono.

Macché auto pulite, non le compra nessuno

gennaio 21, 2011  |  Senza categoria  |  101 Commenti  |  Lascia un commento

In questi giorni è girata l’ennesima indagine di mercato da cui si evince che gli italiani sono orientati a comprare sempre di più le vetture rispettose dell’ambiente. Un messaggio politicamente corretto che però è smentito clamorosamente dai fatti.
I dati statistici, a chiusura dell’anno appena concluso, sono infatti impietosi nelle loro cifre: le vetture Gpl rispetto al 2009 hanno perso in quote di mercato (quindi non soltanto in numeri assoluti) il 10%, quelle a metano il 57% e quelle ibride il 70%. Un disastro assoluto che semmai testimonia che l’amore per le auto ecocompatibili era soltanto figlio dei grandi sconti favoriti dagli incentivi, la sola ragione per cui si sono vendute nel 2009 tante auto a metano in Sardegna dove non esiste nemmeno una pompa che lo eroghi.
Temo che, come sempre accade quando si va a intervistare la gente, le buone intenzioni mascherino le cattive abitudini. Accade così anche con i giornali: ogni volta che si fanno indagini di mercato per capire che cosa si aspetta il possibile compratore viene fuori che vuole più solidarietà, argomenti etici in evidenza, paginate di cultura e via di questo passo; poi, però, per vendere copie bisogna sbattere il mostro in prima pagina, curiosare su storie di sesso, titolare sulle imprese sportive.
Non ci sono più dubbi: se si vuole imporre l’auto verde bisogna che intervengano i vari stati con importanti sgravi fiscali, la sola leva che può convincere i compratori a lasciare la strada vecchia per la nuova. Sperare che il mercato si muova autonomamente e per convinzione è pura utopia. Sarebbe bello, questo sì. Ma non succederà mai, almeno in tempi brevi o anche medi.

Aiuto, mi sono perso qualcosa?

gennaio 18, 2011  |  Senza categoria  |  92 Commenti  |  Lascia un commento

Vedo che gli argomenti del blog non li detta più il direttore ma i vari partecipanti. Uno intavola una discussione e chi interviene va immediatamente fuori tema: gira e rigira si parla sempre della Fiat, anzi, più che della Fiat, di Marchionne. Allora restiamo qui se è qui che avete voglia di sfogarvi (peraltro con una passione apprezzabile, che testimonia di quanto l’argomento vi sta a cuore).
Vi chiedo allora un commento su questo giudizio: “Tutti devono dire grazie a Marchionne. Ha preso la Fiat sull’orlo del baratro e l’ha salvata. Non era scontato. Gli va riconosciuto di aver capito che in un mondo globalizzato l’auto non aveva futuro se non avesse attivato una grande collaborazione internazionale”.
Ve lo chiedo perché a pronunciarle domenica scorsa a Torino, e le avrete probabilmente lette su tutti i principali quotidiani di lunedì, non è stato un servo sciocco del gran capo Fiat, ma un manager che ha guidato a suo tempo la Casa torinese e che è l’editore del Gruppo Repubblica-L’Espresso, peraltro quello che oltre a produrre giornali di grande spessore e di grande impegno politico detta le linee guida a tutta la sinistra italiana, compresa quella di solito più accesa.
Da queste considerazioni, per chi le ha pronunciate, io sono stato preso un po’ in contropiede. E voi?