Macché auto pulite, non le compra nessuno

gennaio 21, 2011  |  Senza categoria  |  101 Commenti  |  Lascia un commento

In questi giorni è girata l’ennesima indagine di mercato da cui si evince che gli italiani sono orientati a comprare sempre di più le vetture rispettose dell’ambiente. Un messaggio politicamente corretto che però è smentito clamorosamente dai fatti.
I dati statistici, a chiusura dell’anno appena concluso, sono infatti impietosi nelle loro cifre: le vetture Gpl rispetto al 2009 hanno perso in quote di mercato (quindi non soltanto in numeri assoluti) il 10%, quelle a metano il 57% e quelle ibride il 70%. Un disastro assoluto che semmai testimonia che l’amore per le auto ecocompatibili era soltanto figlio dei grandi sconti favoriti dagli incentivi, la sola ragione per cui si sono vendute nel 2009 tante auto a metano in Sardegna dove non esiste nemmeno una pompa che lo eroghi.
Temo che, come sempre accade quando si va a intervistare la gente, le buone intenzioni mascherino le cattive abitudini. Accade così anche con i giornali: ogni volta che si fanno indagini di mercato per capire che cosa si aspetta il possibile compratore viene fuori che vuole più solidarietà, argomenti etici in evidenza, paginate di cultura e via di questo passo; poi, però, per vendere copie bisogna sbattere il mostro in prima pagina, curiosare su storie di sesso, titolare sulle imprese sportive.
Non ci sono più dubbi: se si vuole imporre l’auto verde bisogna che intervengano i vari stati con importanti sgravi fiscali, la sola leva che può convincere i compratori a lasciare la strada vecchia per la nuova. Sperare che il mercato si muova autonomamente e per convinzione è pura utopia. Sarebbe bello, questo sì. Ma non succederà mai, almeno in tempi brevi o anche medi.

Aiuto, mi sono perso qualcosa?

gennaio 18, 2011  |  Senza categoria  |  92 Commenti  |  Lascia un commento

Vedo che gli argomenti del blog non li detta più il direttore ma i vari partecipanti. Uno intavola una discussione e chi interviene va immediatamente fuori tema: gira e rigira si parla sempre della Fiat, anzi, più che della Fiat, di Marchionne. Allora restiamo qui se è qui che avete voglia di sfogarvi (peraltro con una passione apprezzabile, che testimonia di quanto l’argomento vi sta a cuore).
Vi chiedo allora un commento su questo giudizio: “Tutti devono dire grazie a Marchionne. Ha preso la Fiat sull’orlo del baratro e l’ha salvata. Non era scontato. Gli va riconosciuto di aver capito che in un mondo globalizzato l’auto non aveva futuro se non avesse attivato una grande collaborazione internazionale”.
Ve lo chiedo perché a pronunciarle domenica scorsa a Torino, e le avrete probabilmente lette su tutti i principali quotidiani di lunedì, non è stato un servo sciocco del gran capo Fiat, ma un manager che ha guidato a suo tempo la Casa torinese e che è l’editore del Gruppo Repubblica-L’Espresso, peraltro quello che oltre a produrre giornali di grande spessore e di grande impegno politico detta le linee guida a tutta la sinistra italiana, compresa quella di solito più accesa.
Da queste considerazioni, per chi le ha pronunciate, io sono stato preso un po’ in contropiede. E voi?

Da Detroit un filo di speranza

gennaio 11, 2011  |  Senza categoria  |  137 Commenti  |  Lascia un commento

Dunque, la vita può davvero ripartire; persino dove tutto sembrava finito per sempre. Detroit, una delle città più inospitali del mondo, in questi giorni sorride. Soltanto due anni fa il suo Salone dell’auto era il festival della desolazione: fuori c’erano operai che manifestavano per le chiusure delle fabbriche e dentro gli stand erano avvolti da una penombra inquietante: niente lustrini, niente auto nuove e un senso di fine corsa che ti prendeva alla gola e mandava in soffitta un secolo di storia dell’auto che ha avuto Motor City come ombelico del mondo.
Quest’anno, invece, il miracolo: luci, suoni e un buonumore contagioso si sono presi la scena. Il mercato che aveva sfiorato il collasso nel 2010 è ripartito alla grande: 11,6 milioni di auto (mostruosi fuoristrada compresi) sono un gran bel traguardo e per l’anno che è appena iniziato si prevede un altro milione in più di consegne. Il costo dei carburanti è salito molto anche negli Usa, ma rispetto al 2008 non c’è la stessa paura. Allora iniziò un breve boom di vendite di auto ecologiche o comunque con bassi consumi, adesso invece tutti sono tornati ai light trucks, i bestioni che fanno tanto America.
“Un buon segno” mi diceva un vecchio amico da una vita alla GM “vuol dire che è tornata la voglia di usare la macchina per piacere e non per bisogno. Non c’è niente di più yankee di un grosso motore che pompa benzina. Di questo passo noi in GM quest’anno incasseremo 4 miliardi di dollari in più…”.
In Europa, comunque non sarà così, ma molti scommettono che anche da noi il sistema ripartirà. A fare da locomotiva sarà la Germania che dopo la sbornia del 2009 e il crollo del 2010 promette un anno coi fiocchi. E l’Italia? Nuvole scure sono sempre presenti ma un po’ di fiducia in più alberga tra gli analisti. Di solito è l’America che detta la strada: nel mondo dell’auto tutto accade sempre prima di là che di qua. E vedere che negli States è tornato il sereno fa ben sperare, o almeno sperare un po’. Di questi tempi è già un consolante passo avanti non vedere il baratro fisso.

Marchionne e il suo passato

gennaio 3, 2011  |  Senza categoria  |  159 Commenti  |  Lascia un commento

Più volte, nel blog, ho letto considerazioni poco lusinghiere sull’a.d. di Fiat, Sergio Marchionne, basate non soltanto sul suo modo di agire, ma prevenute sul fatto che lui non provenga dal mondo dell’auto. In effetti, prima di arrivare in Fiat, Marchionne era amministratore delegato del Gruppo SGS di Ginevra, leader mondiale nei servizi di ispezione, verifica e certificazione; un gruppo forte di 55 mila dipendenti in tutto il mondo. Il nome di Sergio Marchionne, proprio per l’ottima gestione del gruppo svizzero, risanato in soli due anni, era all’epoca molto stimato negli ambienti economici e finanziari internazionali.
E’ una colpa non venire dal mondo dell’auto, non avere nel Dna un’esperienza specifica? Mi pongo la domanda perché se mi guardo attorno scopro che Alan Mullally, l’uomo che ha recuperato la Ford dal baratro in cui era finita, è arrivato all’auto dalla Boeing, quindi si occupava di aerei. Ma anche Ed Whitacre, l’uomo che ha dissotterrato la General Motors dall’oltretomba non veniva dal mondo dell’auto, bensì dalla ExxonMobil e prima ancora dall’AT&T (la compagnia telefonica statunitense). Basta così? No, perché il suo successore, ed attuale a.d. di GM, Daniel Francis Akerson proviene dall’ American Express dove era sempre a.d…
Non mi sono preso la briga di ripassarmi tutti i vari capi del mondo auto, però a memoria ricordo che Jean-Martin Folz, l’uomo capace di riportare ai fasti del passato il Gruppo PSA veniva dallo zucchero, più precisamente da Eridania Béghin-Say mentre il suo successore, Christian Streiff arrivava da capo di Airbus. Insomma, io credo che i giudizi vadano sempre spogliati dai pregiudizi. Oggi i grandi capi di azienda vengono scelti per le loro capacità secondo il concetto che chi è bravo in un settore può essere capace anche in un altro completamente differente. Aggiungo che spesso chi è molto innamorato del prodotto (qualunque esso sia) non è detto che non si riveli dannoso, magari perché finisce con il ragionare col cuore anziché con il cervello. Peraltro non è vero neppure il contrario e Piech, tanto per fare il nome del più prestigioso, ne è la riprova. Credo, insomma, che sono le mosse che uno compie che contino alla distanza, e non la “vita” precedente.
Marchionne, che fino a due anni fa era l’idolo dei sindacati italiani e adesso per loro è il diavolo, sta portando avanti il suo difficile percorso per salvare la Fiat e la Chrysler (due pesche mica da ridere) e sul come lo fa deve essere giudicato. Si pensa che operi male? Per questo lo si critichi. Si pensa che faccia bene, o comunque che abbia ben poche alternative? Allora lo sia applauda.
Ma sempre senza preconcetti sul suo passato che proprio sono fuori luogo. Conta dove uno va, non da dove viene.

Nel 2011 vorrei che…

dicembre 28, 2010  |  Senza categoria  |  132 Commenti  |  Lascia un commento

Uno strappo alla regola per capodanno si può fare. Me lo chiede un fedele presenzialista del blog, “italiandandy”.
Questa la sua idea-curiosità: che cosa sperano di avere/vedere, da automobilisti, nel 2011, gli amici del blog? Quali sono i loro più grandi desideri? Sognano qualcosa di ovvio come l’abbassamento dei prezzi dei carburanti, o anche qualcosa di più imprevedibile e curioso?
Se l’argomento vi appassiona lo appureremo dal numero di interventi. Si parte!

Cento novità in arrivo. Troppe?

dicembre 22, 2010  |  Senza categoria  |  110 Commenti  |  Lascia un commento

Ci sarà anche la crisi, ma la fiducia evidentemente non manca; almeno non manca ai costruttori di automobili. Nel numero di gennaio di Quattroruote c’è al solito l’ampia sezione delle novità dell’anno che va a cominciare, e bisogna notare che ci sarà da divertirsi sia per l’importanza dei modelli in arrivo che per la loro quantità. Sì, perché cento auto nuove pronte al lancio sono davvero fuori da ogni ragionevolezza, almeno visti i tempi che corriamo e le tasche vuote di molti possibili clienti in tutta l’Europa.
In anticipo rispetto a voi (dirigere Quattroruote qualche vantaggio lo dovrà pur dare…) mi sono quindi sfogliato le pagine e mi sono gustato le anteprime: beh, di sostanza ne ho vista tanta perché non c’è Casa che non abbia qualche carico da giocare. Sono aspettative fuori luogo? Il tema me lo pongo: i mercati sono tutti, chi più chi meno, in forte contrazione e senza nemmeno gli spiccioli per un caffè al bar è pensabile che sia sufficiente il richiamo di un modello nuovo a rimettere in movimento tutto?
Davvero non so rispondere, ma vi assicuro che scoprire che cosa succederà mi attizza, perché nei prossimi dodici mesi, con tutte queste proposte al top dell’interesse, sapremo se il vecchio continente può reggere ancora all’invasione delle quattro ruote oppure se la saturazione è un dato di fatto cui adeguarsi senza più ambizioni di crescita e illusioni di grandeur.
Date, allora un’occhiata alla lista delle auto in rampa di lancio, e magari giudicate con occhio critico le forme delle vetture più attese così come ho fatto io, e poi parliamone. Questa volta la discussione va sul concreto e magari assieme al bilancio 2011 verificheremo se i più di noi ci hanno preso o hanno toppato le previsioni.

Quel metrò che inquina tanto…

dicembre 12, 2010  |  Senza categoria  |  97 Commenti  |  Lascia un commento

Il tema scotta, ma bisogna pur parlarne. Il Corriere della Sera ha portato alla luce con grande evidenza un’inchiesta della Procura di Milano che mette sotto accusa in maniera impietosa una realtà che a politici ed ambientalisti risulterà particolarmente scomoda: nel metrò l’aria è dieci volte più inquinata che in superficie. Sotto la città lo smog prodotto dall’usura dei freni, dai binari e dai cavi elettrici è ben oltre i limiti di legge; altro che quello prodotto dalle automobili, da sempre nel mirino di tutti.
Attenzione: questo non significa che non si debba continuare a migliorare l’aria che respiriamo anche attraverso il contributo dei veicoli a due o quattro ruote, però è importante che salti fuori che la crociata non può continuare ad essere a senso unico. Chiunque di noi, non importa dove abiti, può controllare quotidianamente come spesso i mezzi pubblici contino su bus obsoleti e puzzolenti, come dai camini di troppi uffici dell’amministrazione statale, provinciale o comunale escano gas velenosi tollerati in maniera esattamente opposta di quanto avviene per le auto. In quest’ultimo caso non ci sono ecopass di alcun genere: al mezzo privato è vietato tutto, a quello pubblico è concesso troppo. Scoprire che viaggiare in metrò è molto più insalubre che farlo per strada dà perlomeno da pensare. Non perché si debba rinunciare a migliorare le vetture, ma per intervenire e provare a fare qualcosa anche riguardo al resto, magari mettendoci almeno un centesimo dell’impegno che hanno profuso in questi ultimi venti anni i costruttori di automobili.

Che nome per la Lancia king size?

dicembre 9, 2010  |  Senza categoria  |  82 Commenti  |  Lascia un commento

Quelli perennemente arrabbiati si calmino un momento, giusto il tempo per affrontare il tema che sto per proporvi: che nome dare alla prossima ammiraglia Lancia. La premessa è indispensabile prima che i commenti si riempiano di rimpianti e di rancori, perché bisogna farsene una ragione: la Lancia di una volta non c’è più e mai più ci sarà.
In realtà è mezzo secolo che il marchio torinese ha segnato il passo con poche eccezioni (la Fulvietta, la Thema, la Delta e fors’anche la Prisma), perle nel mare di brutture come la Trevi o la Beta berlina. Ma non è del passato che ho voglia di parlare, bensì del futuro più prossimo che alla Lancia porterà presto tre auto nuove, la Ypsilon, il monovolume grande su base Voyager, e la berlinona su base 300C (auto a mio avviso molto ben riuscita, anche se molti si indigneranno).
Ecco la 300C nuova versione la si vedrà a Detroit e per ora si sa che avrà finiture e interni di sogno mentre ci sono un po’ di perplessità sulla sua linea dopo il… rinfresco. Ritoccare linee ben riuscite è sempre difficile e questo genera apprensione, ma i bene informati assicurano che si sta ancora lavorando sugli ultimi perfezionamenti, quindi incrociamo le dita.
Le indecisioni più grandi vertono comunque sul nome da dare alla versione per l’Europa che, in quasi tutti i paesi, porterà la livrea Lancia. Girano al momento tre ipotesi: un nome tutto nuovo (improbabile), un nome leggendario ma un po’ antico (Flaminia) e uno di grande successo e più recente (Thema). Sono in corso sondaggi discreti qua e là per il Vecchio Continente e l’occasione è propizia per sentire anche il vostro parere. Quale nome preferireste ripescando nel passato: Flaminia o Thema?

Giornalisti, lettori e un sondaggio alla buona…

dicembre 4, 2010  |  Senza categoria  |  95 Commenti  |  Lascia un commento

E’ partito il Motor Show e quest’anno non si tratta di un’edizione qualsiasi. Serve infatti agli operatori del settore, un mondo sterminato che troppo spesso si riduce alla conta degli operai che nelle fabbriche ma che va allargato a numeri dieci volte più grandi perché a soffrire sono anche i fornitori e tutti quelli che vivono attorno alle concessionarie e che sono altrettanto a rischio del posto di lavoro, per toccare con mano le reazioni del pubblico e avere il polso delle situazione, soprattutto di quello che accadrà nei prossimi mesi.
Nei due giorni destinati alla stampa e agli operatori ho provato, allora, un mini-sondaggio tra i colleghi per capire quale auto avrebbero letta come regina della manifestazione. Il valore di questo sondaggio è minimo: non ho parlato con tutti e comunque la scientificità non è stata per niente di casa. Una semplice domanda e una raccolta nemmeno scritta delle risposte. Alla buona, insomma.
Mi ha comunque colpito che la maggioranza, una larga maggioranza, abbia messo davanti a tutte le altre auto, la Range Rover Evoque. Poco conta che per qualcuno fosse la più bella, per qualcun altro la più interessante e così via, a me ha colpito che per ragioni differenti era comunque il nome più gettonato. Mi sono chiesto quindi se una risposta simile potrà venire anche dal grande pubblico e non potendo rivolgere la domanda agli spettatori (anche perché non sarò sul posto) provo a girarla a voi. Vorrei. Insomma. capire quanta distanza c’è tra i giudizi di chi in mezzo alle auto c’è a tempo pieno, e magari attiva dei filtri di giudizio forse troppo sofisticati, e gli appassionati che invece hanno altri gusti, parametri, valori e esigenze alla base del loro giudizio di getto. Ribadisco: giudizio di getto. Perché non vorrei farvi riflettere troppo, non mi spetto un’analisi raffinata: così come ho interpellato i colleghi per una risposta al volo, vorrei sapere voi, tra le auto esposte al Motor Show (per quello che ne potete sapere, se non siete stati sul posto) quella che giudichereste regina. al di là delle convinzioni che avete sulle singole marche, sui giudizi di merito, sui frutti delle vostre competenze.
In sintesi, addetti ai lavori e appassionati viaggiano su due strade diametralmente differenti o ci sono ancora situazioni che fanno convergere i giudizi?

Magico Tarquini: l'Italia allora c'è...

Magico Tarquini: l’Italia allora c’è…

novembre 23, 2009  |  Senza categoria  |  10 Commenti  |  Lascia un commento

Un italiano campione del mondo sulle quattro ruote fa una certa impressione perché non accade di frequente. In F.1 non succede dai tempi di Ascari, quando questo campionato nasceva e pareva che soltanto quelli di casa nostra potessero farcela; nei rally bisogna tornare a fine anni ’80 grazie a Biasion, e per il mondiale Turismo a 22 anni orsono grazie a Roberto Ravaglia.
Insomma, benedetto sia Gabriele Tarquini se ci ha riportato una corona iridata grazie al titolo conquistato a Macao domenica scorsa dopo una stagione intensa a combattuta fino all’ultimo giro. Tarquini non è un più di primo pelo: corre da una vita e da almeno vent’anni è sempre al top; però gli mancava la grande consacrazione che è finalmente arrivata e che è un vero premio alla carriera.
Per il nostro automobilismo è una sana boccata d’ossigeno perché ci stavamo convincendo che le corse in automobile non siano fatte per noi. Curioso, perché in moto siamo al top non soltanto con l’immenso Valentino Rossi, ma brilliamo in tutte le categorie e in nessun campionato si possono fare i conti senza i nostri. Purtroppo non accade altrettanto in auto e qui bisognerebbe aprire un discorso troppo lungo se alla fine sono sempre gli altri a vincere e mai i nostri ragazzi. Il mondiale sfumato ad Alboreto un quarto di secolo fa è l’ultima occasione sfuggita in F.1, poi tanta, troppa nebbia. I fenomeni nascono persino in Finlandia (dove i partecipanti alle gare in pista sono quattro gatti) mentre nessuno dei nostri riesci a imporsi. Non siamo una razza inferiore, però un po’ lo sembriamo: sarebbe ora che chi può cominciasse a guardare anche nel nostro giardino.