A Pomigliano ciao Panda, farà posto alla baby-Jeep

gennaio 30, 2018  |  Senza categoria  |  38 Commenti  |  Lascia un commento

La faranno, non la faranno? Ormai tutti dicono di sì, che la baby-Jeep nascerà di sicuro. Soprattutto lo ha detto il numero uno del brand, Mike Manley (peraltro uno dei tanti chiacchierati per la successione di Marchionne al vertice di FCA).
La vettura, che sarebbe più piccola della Renegade e soprattutto sarebbe davvero piccola perché non dovrebbe passare i 4 metri di lunghezza che sono proprio pochi per una SUV, dovrebbe nascere nello stabilimento italiano di Pomigliano dove non verrà più costruita la Panda che tornerà in Polonia. La ragione della scelta è molto chiara: con i costi della manodopera tricolore conviene produrre soltanto modelli premium, capaci di giustificare l’investimento grazie ai ritorni economici più alti.
La baby-Jeep dovrebbe nascere sulla piattaforma della Panda o anche della 500 o ancora della Ypsilon e sarà una sfida molto coraggiosa perché da sempre le vetture molto piccole ma pretenziose hanno fatto molta fatica ad imporsi sui mercati. In Jeep però ci credono: il marchio ha una diffusione in tutto il mondo e il progetto potrebbe sfondare anche se non verrà distribuito negli Stati Uniti. È stato proprio il grande successo della Renegade, per ora il modello più compatto di Jeep, a dare grande fiducia. Prima della sua uscita erano in tanti gli scettici, al contrario questo modello è adesso prodotto addirittura in tre stabilimenti differenti e assicura utili importanti.
Ormai le SUV stanno monopolizzando il mercato, prima nei segmenti più alti e poi via via anche in quelli più popolari. Arrivare tra i primi nel giro delle piccoline (per ora il mercato è monopolizzato dalle Suzuki Ignis e Jimny con la Ford Ecosport appena sopra i 4 metri) può dare grandi vantaggi. Ma bisogna fare in fretta perché un po’ tutti i costruttori ci stanno già facendo un pensierino.

Multe in ritardo e quella pulce nell’orecchio

gennaio 23, 2018  |  Senza categoria  |  38 Commenti  |  Lascia un commento

Avete presente la ben nota locuzione “mettere la pulce nell’orecchio”? Ecco, nei giorni scorsi un vecchio conoscente che lavora nel posto giusto in un grosso Comune italiano me l’ha messa.
Ci siamo sentiti al telefono, essendo lui un addetto ai lavori, a seguito della lamentela di un lettore di Quattroruote che chiedeva perché gli fosse arrivata con molto ritardo la giusta contravvenzione per eccesso di velocità registrata da un autovelox installato pochi giorni prima della sua infrazione.
La risposta mi è parsa molto inquietante e provo a sintetizzarla, depurata anche dal suo evidente imbarazzo. Questa non è la regola – ha voluto chiarire – però la tentazione corre sul filo, che è quello di punire con severità i trasgressori perché imparino bene la lezione. Ovviamente ogni risposta si può leggere in più maniere, e quella che genera più sospetti è che se s’invia con un grande ritardo l’avviso di multa è più facile fare cassa. Già perché, una volta avvertito, magari l’automobilista ci sta più attento (che poi sarebbe la funzione della sanzione, atta ad aumentare la sicurezza) e non ci casca più, mentre se non sa che c’è un occhio elettronico che controlla potrebbe far scattare il tassametro più volte con grande gioia del cassiere.
Ecco, adeso la pulce l’ho messa anche nel vostro orecchio. Dite la vostra.

Il mondo auto si svena per l’elettrico. Rientrerà dell’investimento?

gennaio 17, 2018  |  Senza categoria  |  83 Commenti  |  Lascia un commento

Mentre il Salone di Detroit si avvia a chiudere i battenti dell’edizione 2018 con un festival di grossi pick-up e gipponi 4×4 che sembrano infischiarsene bellamente della CO2, in Europa molti costruttori vivono con grande angoscia l’avvicinarsi del 2021 allorché entreranno in vigore le nuove norme che prevedono (come media dei modelli a listino) non più di 95 grammi per chilometro a fronte dei 130 grammi di oggi che sono già quasi impossibili da rispettare. Molti boss sono prudenti e non vogliono far trasparire le loro preoccupazioni, ma qualcuno è già uscito allo scoperto: a parlare è stato il numero uno di Mercedes con un laconico «Non sono sicuro che la faremo entro la scadenza prefissata». Dubbi che nascono anche in presenza di un calo delle vendite delle vetture diesel a favore di quelle a benzina che, si sa, emettono più CO2 delle vetture a gasolio.
Le multe, per chi non sarà in regola, si preannunciano pesantissime (95 euro per grammo di sforamento e per vettura) e questo spiega la corsa alla propulsione elettrica con investimenti da capogiro giustificati dal fatto che i veicoli elettrici contano il doppio nel calcolo delle emissioni medie della flotta. Ecco allora che Ford si è impegnata a raddoppiare i suoi sforzi per 9 miliardi di euro entro il 2020 per lanciare 40 nuovi veicoli elettrico o elettrificati, la General Motors ha previsto ben 20 modelli elettrici entro il 2020 senza dare un preventivo dell’investimento, la Mercedes spenderà 12 miliardi di euro e a Francoforte il Gruppo Volkswagen ha parlato di 40 miliardi entro il 2030 spalmati su ben 300 modelli nuovi e puliti. In sintesi l’agenzia Reuters ha calcolato in almeno 90 miliardi l’investimento dell’industria automobilistica nel breve solo in tema di elettrificazione, una cifra pazzesca, sicuramente obbligata, ma piena di incognite perché si fonda sulla speranza che l’ondata di modelli annunciati trovi il suo pubblico tenuto conto che l’auto elettrica rappresenta oggi solo poche centinaia di migliaia di unità all’anno, meno dell’1% del mercato globale.
«O si arriva almeno al 20% o saltiamo tutti in aria» è il refrain più sentito nelle stanze dei bottoni. Un buon motivo per due grossi calibri come Carlos Ghosn di Nissan-Renault e Sergio Marchionne di FCA per uscire di scena a fine anno.

I tanti misteri del boom del titolo FCA in borsa

gennaio 9, 2018  |  Senza categoria  |  103 Commenti  |  Lascia un commento

In questi giorni tiene banco la crescita continua del titolo FCA in borsa, anche a dispetto dei numeri delle vendite di dicembre davvero poco esaltanti sia di qua che di là dell’oceano. Come può succedere un fatto così? Non sapendo dare una risposta credibile, sono ricorso al collega Fabio De Rossi che è il vicedirettore di Quattroruote e che, oltre a capirne di automobili, ha alle spalle una lunga e gloriosa carriera come giornalista di economia che lo ha portato anche alla vicedirezione del settimanale Il Mondo che ha lasciato proprio per la nostra rivista. Ecco che cosa mi ha risposto:
Buy the rumors, sell the news. Forse è questo l’adagio di Borsa (ma perché poi l’adagio se si usa quando le quotazioni schizzano in alto?) che fa il caso del titolo FCA a Piazza Affari, tra la fine del 2017 e le prime sedute del 2018. Qualche dato? Le azioni hanno toccato oggi, 9 gennaio, un massimo storico nel primo pomeriggio a 19,13 superando così per la prima volta la barriera psicologica dei 19 euro (per poi ritracciare sotto la soglia tecnica e assestarsi intorno a 18,60). Le performance? Impressionanti: +25% a un mese, +92% a sei mesi, +89” a un anno. I motivi? Tutti e nessuno. Nel senso che i cosiddetti fondamentali non giustificano un boom di queste proporzioni, neanche sulla scia di una crescita generalizzata delle borse. Il dato industriale e produttivo men che meno. E allora? Buy the rumors, cioè “compra le voci” che sia dietro l’angolo un’operazione (o più operazioni) di finanza straordinaria. Dallo scorporo e la quotazione di Magneti Marelli, allo spin-off di Alfa e Maserati, oppure quello, ipotizzato l’8 gennaio da Morgan Stanley (che nello scenario migliore vede il titolo a 30 euro), di Jeep e Ram. E chissà che poi non rispunti dal cilindro di Marchionne il tanto sbandierato consolidamento, con un’alleanza non solo tecnologica nell’automotive. Tutto questo rappresenta una bolla speculativa? Forse sì, forse no. A darne una lettura maliziosa può anche voler dire: “tra i grandi gruppi automotive, FCA è quella che nel suo complesso sta messa peggio sul fronte tecnologico e, in parte, industriale. Compriamo, perché qualcosa di importante presto o tardi si dovranno inventare”. E il prossimo piano industriale (2018-2022) è già sul tavolo di Marchionne. L’appuntamento pare sia per giugno”.
Beh, di motivi ber sbizzarrirsi ce ne sono tanti. Quello che è sicuro è che chi aveva puntato sul titolo FCA la scorsa estate adesso vede il suo investimento praticamente raddoppiato! Mica male di questi tempi dove in banca, se vi va bene, vi danno l’1% di interesse annuo…

Perché rischiare senza senso nell’attraversare la strada?

gennaio 3, 2018  |  Senza categoria  |  78 Commenti  |  Lascia un commento

L’ultima l’ho vista stamattina. Una ragazza giovane anche se non giovanissima che ha attraversato la strada sulle strisce ben guardandosi dal controllare se non stava arrivando qualcuno. Parlava al telefonino e si è immessa alla velocità della luce. Ero distante quel che basta per frenare senza difficoltà, comunque in tempo per domandarmi il senso di una mossa del genere.
Sia chiaro, so benissimo che i pedoni hanno la precedenza quando attraversano sulle zebre e non per niente sto sempre molto attento. Però mi capita sempre più di frequente, specialmente in città, di chiedermi se certe persone si rendono conto di che cosa rischiano passando senza prima guardarsi attorno.
Io peraltro sono un automobilista incallito ma anche un grande camminatore a piedi e siccome interpreto con piacere entrambi i ruoli sono anche uno che ogni volta che attraversa e vede un’auto che si ferma per dare strada, ringrazia rendendo palese la sua non più giovane età, quella di uno che è stato cresciuto con quelle che si chiamavano buone maniere.
Tornando invece a quelli, e sono sempre di più, che si fiondano sulle strisce senza preoccuparsi minimamente di chi possa arrivare mi chiedo quanto siano incoscienti. Non tutti sono infatti guidatori attenti, capaci e previdenti. Purtroppo ci sono anche quelli che alzano il gomito e quelli che si fanno di sostanze sospette, quelli che guidare non è il loro mestiere e quelli con la testa tra le nuvole, magari distratti e al telefonino come alcuni di quelli che attraversano.
Ecco, sapere che si è dalla parte della ragione non è un buon motivo per rischiare inutilmente la pelle: sai che soddisfazione finire all’ospedale conoscendo che l’investitore la pagherà cara. Ci vuole prudenza al volante ma anche camminando, oltretutto nel secondo caso il rischio è molto maggiore perché si è più deboli.

Le auto del 2018 che mi incuriosiscono di più. E le vostre?

dicembre 22, 2017  |  Senza categoria  |  55 Commenti  |  Lascia un commento

Assieme al numero di gennaio di Quattroruote c’è un allegato preziosissimo, curato con la puntuale passione dal collega Roberto Lo Vecchio, dedicato alle novità del 2018. Una guida imperdibile per i veri appassionati che anticipa quello che arriverà sul mercato.
L’elenco delle vetture è lunghissimo, così mi sono preso lo sfizio di appuntarmi le vetture in rampa di lancio che mi incuriosiscono di più. Non sono le più importanti, nemmeno le più belle e nemmeno quelle che saranno le più vendute, semplicemente sono quelle che al vecchio e stanco cronista sono balzate all’occhio lasciando peraltro fuori l’ottava generazione della Golf che non è certo arrivi entro dicembre e che però mi attizza assai perché sarà la grande scommessa del dopo De Silva (salto nel futuro oppure salto nel vuoto, le scommesse sono già aperte).
Ecco la top ten delle mie personalissime curiosità:
1. Rolls Royce Cullinan – Il nome del diamante grezzo più grande al mondo si sposa alla prima SUV della marca più prestigiosa al mondo. Non ho idea di che cosa si possono inventare sulla base della Phantom 8, ma dovrà essere capace di giustificare un costo direttamente legato al diamante che la identifica.
2. Audi e-tron – La prima risposta vera del Gruppo tedesco al dieselgate sarà questa elettrica assolutamente pretenziosa, con 500 km di autonomia e uno stile un po’ spaccone per le tradizioni conservatrici del brand. Per anni la marca ha riempito i forzieri di famiglia, questa volta li svuoterà un po’ ma c’era forte il bisogno e potrebbe tenere alta l’immagine tecnologica. Bella sfida.
3. Alpine A110 – L’auto del ritorno di un modello che a un vecchio rallista come il sottoscritto suscita emozione e nostalgia. So che tutta la prima produzione è già stata venduta sulla carta, ma aspetto l’auto su strada perché il confronto con il passato mi entusiasma e allo stesso tempo mi preoccupa.
4. Kia Stinger – È la novità meno nuova, perché è da un po’ che si vede, se ne parla, fa parlare. Tutti prevedono che al di là della sua bella linea farà molta fatica a imporsi sul mercato, però è davvero piacevole e pone per la prima volta la marca coreana in una nuova dimensione. E a me le scommesse divertono sempre.
5. BMW X2 – Dovrebbe essere molto piccola e potrebbe pestare i piedi a molti concorrenti, soprattutto a tanti che veri concorrenti della Casa di Monaco non sono mai stati. Se il prezzo non sarà sfacciato prevedo molto scompiglio in un segmento cui stanno guardando tutti con molta attenzione e altrettanta attesa.
6. Mercedes Classe A – La quarta generazione consolida la terza così come la seconda consolidò la prima. Sembra una banalità, in effetti con questo modello la Mercedes prima ha imposto una vettura per signore e poi è passata ai maschietti. Pareva un azzardo, invece è stato un successo formidabile. Qui si resta sullo stile sportivo ma si aggiunge la variante tre volumi. Eddai, è proprio una sfida…
7. Ford Focus – Quando si rinnova una bestseller l’attenzione e la tensione sale ai massimi. Ford piace alla sua clientela perché più che emozione assicura sempre certezze e tranquillità. Sono sicuro che non deraglieranno da questa filosofia: sbagliare qui potrebbe costare carissimo.
8. Peugeot 508 – La storia insegna che le berline grosse del leone sono state spesso dei gioielli incompresi. I sussurri assicurano che questa versione avrà uno stile che non passerà inosservato, indispensabile per convincere tutti quelli che o-è-tedesco-o-niente, e a Ginevra, alle soglie della primavera, vedremo come la 508 sboccerà.
9. Volvo XC40 – Chi è meno giovane ricorda come gli svedesi riuscirono a imporsi come maestri nel campo delle prime station wagon. Adesso la loro ambizione è fare altrettanto con le SUV sempre in voga. Se la stupefacente XC90 era un traguardo per pochi, se la XC60 era bella ma ancora non troppo possibile, qui non ci sono più scuse: stile, imprinting, sicurezza e status sono improvvisamente accessibili. I concessionari sono in piena fibrillazione.
10. Range Rover Evoque – L’auto della grandi sorprese, arrivata a suo tempo in ritardo dopo un lancio interminabile, ha stupito il suo stesso costruttore per la capacità di resistere all’incedere degli anni con un successo senza fine. Adesso arriva la nuova generazione che dovrà per forza essere diversa. In questi casi il rischio è di tradire le attese, che sono ovviamente altissime, ma non succederà.

Adesso mi aspetto però quelle che sono le auto che più attizzano voi tra quelle in arrivo. Vivaddio il mercato è pieno di proposte e i gusti sono ancora molto differenti. I vostri, in particolare.

Amministrazioni comunali e visione d’insieme

dicembre 19, 2017  |  Senza categoria  |  26 Commenti  |  Lascia un commento

Ho letto nei giorni scorsi un’interessante e, a mio avviso, intelligente lettera di un lettore al quotidiano La Repubblica. Provo a sintetizzarla con i passaggi che mi paiono più interessanti. L’autore, Luca Poggi, si dice trentasettenne attento ai problemi del traffico, dei parcheggi e dell’inquinamento e soprattutto uno che considera un risorsa tutti i cittadini a prescindere che viaggino a piedi, in bicicletta oppure in auto. Ma proprio perché sono tutti cittadini uguali, quando il tempo si fa brutto, quando cade qualche fiocco di neve, ciclisti, passeggiatori indefessi oppure automobilisti, si mettono indistintamente al volante e il traffico sulle strade si blocca se queste ultime, con il passare degli anni, sono state sacrificate nelle loro dimensioni per ricavarci camminamenti ad hoc.
Il concetto non è campato in aria e chi vive nelle città più popolose si accorge quanto il tempo casa-lavoro si allunga con il meteo negativo. Secondo il lettore il solo metodo sensato per ridurre le automobili non è allora punire le automobili, bensì fare in modo che non sia necessario usarle, magari con un servizio di mezzi pubblici attrattivo o con il lavoro vicino a casa.
In effetti, oggi in molte città strade un tempo larghissime sono state mortificate per dare vita a delle piste ciclabili deserte quando piove oppure quando d’estate picchia un sole cocente, quando è buio oppure quando gela per terra. In sintesi lui sosteneva nella sua lettera che punire le automobili quando c’è bisogno di automobili significa rendere peggiore la vita dei cittadini.
La verità, ovviamente, sta nel mezzo. I ciclisti in crescita hanno bisogno di spazi dedicati, meglio ancora se protetti, il problema è che gli amministratori che si improvvisano operatori di mobilità quasi mai operano con una visione d’insieme ma intervengono con operazioni tampone oggi per non scontentare una categoria, domani per non scontentare quell’altra. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: la viabilità è in sofferenza e il lamento continuo la fa da padrone. «Per fare bene ci vorrebbero i soldi – è la risposta che va per la maggiore – e nessun Comune li ha più.» Però va anche detto che un bel progetto d’insieme “trasporto pubblico – trasporto privato” non si vede mai, un qualcosa del tipo: ecco la nostra città ideale per far convivere al meglio autobus, tram, vetture private, ciclisti e pedoni. Questo è il disegno e questi sono i costi affinché si realizzi in armonia. Per riuscirci servono queste risorse, e giù un bel numero non buttato a caso. A fronte di un discorso compiuto magari potrebbero saltar fuori quattrini anche da privati interessati a un progresso fondato sull’efficienza. Ma prima di chiedere i soldi, fuori il progetto complessivo e dettagliato. Un piano vero, insomma, da amministratori che non guardano soltanto al breve periodo. Purtroppo il problema, ne sono convinto, non sono i soldi, quanto la capacità di immaginare una città migliore senza che a guidare le scelte siano la demagogia e non le esigenze dei cittadini. Compresi quegli automobilisti che l’automobile la scelgono non per passione ma per necessità.

Se anche Dallara si deve convertire…

dicembre 5, 2017  |  Senza categoria  |  65 Commenti  |  Lascia un commento

Un pomeriggio al Motor Show di Bologna a pendere dalle labbra dell’ingegner Gianpaolo Dallara, un vero car guy all’americana, un vero appassionato di auto, che lavora nel mondo delle quattro ruote da 57 anni infilzando una perla dopo l’altra nella sua personalissima collana.
Dallara, che è da molti anni il più importante costruttore di vetture da corsa del mondo, ha creato un impero dove splende sempre il sole. Tutte le monoposto delle principali categorie extra F1 nei 5 continenti sono fabbricate da lui, inoltre a lui si rivolgono i più grandi costruttori quando devono chiedere soluzioni all’avanguardia per i loro modelli di punta, da corsa e non solo. Da fuori pare incredibile che aziende al più alto livello si fidino a mostrare a questo genio il loro stato dell’arte: di solito temono soffiate a destra e a manca. Con lui invece no, perché sa farsi i fatti suoi anche se si trova maneggiare nello stesso arco di tempo una trovata avveniristica della Ferrari e una della Porsche. Mirabolante.
Poche settimane fa ha poi reso concreto un suo vecchio segno: produrre una vettura stradale che doveva essere il regalo per i suoi 80 anni anche se è stata presentata quando le primavere sono diventate nel frattempo 81. Una vettura alla sua maniera, estremamente sportiva, pazzescamente adrenalinica con i suoi 400 CV per 850 chili di peso. Roba all’inglese, ma con sofisticazioni tipicamente italiane.
Unico vezzo, a suo giudizio imprescindibile, il cambio manuale perché, sono parole sue «non riuscivo ad immaginarmi niente di diverso, perché credo che per divertirsi serva soprattutto questo…».
Bene, finalmente uno che ha dentro al petto qualcosa che batte in maniera giusta. «Macché – ha aggiunto in fretta – in azienda qualcuno mi ha suggerito che, almeno come optional, forse sarebbe stato meglio offrire anche il cambio automatico con i comandi al volante perché fa più vettura da corsa. Io ho ribattuto che magari in pista è così, ma che su strada, nei rally… No, mi hanno detto, anche nei rally non usa più, che i clienti il vecchio cambio sulle sportive vere non lo vuole più nessuno. Ho ceduto, e l’ho messo come optional. Orbene, a oggi, il 95% degli ordini già in casa vuole la versione con le palette, tanto che stiamo pensando di mettere il manuale inizialmente come optional e probabilmente di arrivare a toglierlo del tutto.»
Riusciranno i frequentatori di questo blog a farsene una ragione?

Ps: nota per così dire di servizio. Per un po’ di tempo sarò lontano dalla redazione e, dove mi troverò, potrei avere dei problemi a collegarmi e pure a rispondere ad eventuali domande. Portate pazienza se ci sarà un po’ da aspettare per l’immissione dei post. Grazie.

Gioco a Pokemon e vado a sbattere

novembre 28, 2017  |  Senza categoria  |  46 Commenti  |  Lascia un commento

Alzi la mano chi lo scorso anno non ha incrociato qualcuno con la mania di scoprire, attraverso l’app sul telefonino, i Pokemon, quelle creature immaginarie individuate con la realtà aumentata, in giro per le strade, nei cortili delle case, in pieno centro storico oppure nei giardini pubblici.
Una vera mania e anche un serio pericolo, perché c’era gente che bloccava l’auto all’improvviso oppure si portava dal lato opposto della strada per scovare questi mostri tascabili indicati da piccoli spilli blu sulla mappa stradale che poi si aprivano miracolosamente una volta arrivati fisicamente nelle vicinanze del punto di interesse. Ammetto che qualche sospetto legato alla sicurezza mi era passato per la testa, ma non potevo certo immaginare i pazzeschi risultati – appena resi noti – di una ricerca della Purdue University relativo al periodo luglio-novembre 2016: oltre 100 mila incidenti negli Stati Uniti che avrebbero generato danni fino a 7 miliardi di dollari.
Gli autori hanno preso in esame una contea dell’Indiana, incrociando i dati sugli incidenti stradali con la posizione dei luoghi di interesse delle città dov’era possibile raccogliere ricompense del gioco. In base ai dati, la probabilità che un incidente accadesse nel raggio di 100 km da un Pokestop era del 26,5% più alta. Dopo di che hanno allargato i risultati su scala nazionale, arrivando a calcolare che negli Stati Uniti l’aumento degli incidenti attribuibili a Pokemon Go è stato pari a 145.632, con un numero di feriti per un totale di 29.370 e con addirittura 256 morti.
Ecco, il mondo punta alla mortalità zero sulle strade, i costruttori investono cifre altissime sulla sicurezza attiva dei veicoli di nuova produzione, poi arriva un gioco giapponese che attecchisce in tutto il mondo coinvolgendo ragazzini, adulti e nonnetti e ci ritroviamo con questi numeri agghiaccianti, mentre i corsi di guida sicura stanno ancora a insegnare che bisogna tenere le mani sul volante nella posizione nove e un quarto…

In difesa delle donne al volante pericolo costante

novembre 23, 2017  |  Senza categoria  |  85 Commenti  |  Lascia un commento

Sfatiamo un mito. Donna al volante, pericolo costante non è più una verità. Per anni, meglio ancora decenni, il refrain ci ha accompagnato in aggiunta a sorrisini e scongiuri ma adesso, se si crede a una ricerca dell’Institute of Transport Economics pubblicata su Frontiers in Psychology, risulta che i giovani uomini sono quelli che commettono più distrazioni. La ricerca è stata effettuata in Norvegia, però c’è da credere che anche da noi il risultato non si dovrebbe discostare molto.
Gli studiosi hanno preso in esame due gruppi di persone: un primo composto da 1100 studenti di scuole superiori, un secondo da un campione di 617 uomini e donne rappresentativo della popolazione norvegese. Sono stati somministrati loro degli appositi questionari sulle distrazioni alla guida e i risultati hanno permesso di rilevare che le donne, soprattutto un po’ più adulte, e coloro che sentivano di poter avere il controllo di ciò che può disturbare al volante riportavano meno disattenzioni.
Oggi siamo circondati da persone che guidano molto piano e molto male, e se ben guardiamo sono individui piuttosto giovani anziché attempati guidatori. Conducenti che lambiccano sul telefonino, che chiacchierano con i passeggeri non guardando la strada davanti, che staccano le mani dal volante per dar vita a goffi balli a ritmo di musica sparata al massimo. L’auto non è più considerato un mezzo di trasporto, bensì una scatola di ferro dentro cui si può fare tutto anziché stare concentrati, quasi che la guida autonoma ci sia già anche se invece è ancora lontana da venire.
Temo che si sia perso il senso del pericolo, quello che un tempo veniva soprattutto dalla tentazione di pigiare sull’acceleratore. Paradossalmente, adesso che quasi tutti vanno molto più piano che in passato, ci sono più rischi perché ci si sposta con la testa tra le nuvole, o comunque impegnata altrove. Anche le donne, si badi bene, non ne sono esenti. Telefonano quanto i maschi e molte volte manovrano sgraziatamente, però hanno più paura e spesso il loro procedere lentamente, e quasi sempre a centro strada, non è dovuto a distrazione ma piuttosto all’insicurezza che le porta, se non altro, a fare più attenzione a dove mettono le ruote.
I giovani, invece, a mio personalissimo avviso guidano molto peggio che un tempo perché hanno tanta passione in meno per l’automobile: si credono esageratamente sicuri e liberi di fare quello più li aggrada, anche leggere il giornale come tanti sconsiderati al volante facevano una volta. Con la differenza che se già era pura follia sfogliare un quotidiano alla guida, figuriamoci sfogliarlo sul telefonino, magari contemporaneamente rispondendo a un post su facebook e mettendo la didascalia a una foto su instagram.
E non mi rassicura che la ricerca si stata fatta in Norvegia, cioè tanto lontano da noi. Temo invece che scendendo verso sud i problemi aumentino invece che diminuire.