Mamma mia che emozione!

gennaio 28, 2011  |  Stati Uniti, Storia dell'auto  |  57 Commenti  |  Lascia un commento

Prima di invitarvi a questo blog un po’ inusuale vorrei che vi pappaste questo breve filmato, tanto intenso e capace di far scattare in piedi oltre duecento persone, in occasione della consegna del premio intitolato a Gianni Mazzocchi, per un applauso che è sembrato non finire mai. E’ indispensabile che lo vediate, se no tutto quello che viene dopo perde il suo senso.

Ho avuto l’opportunità, ma io direi proprio la fortuna, di cenare a Milano con quest’uomo, un personaggio ieratico dal fascino indescrivibile. Il tempo l’ha colpito con la violenza di 77 anni vissuti a combattere, ma il carattere è rimasto intatto così come il carisma.
L’avevo dall’altra parte del tavolo e pensavo di continuo che quello davanti a me è uno degli uomini più importanti della storia dell’automobile (oltre che della storia americana intera) e volevo domandargli tutto l’immaginabile e soprattutto l’inimmaginabile. Ero io e tutti voi insieme: quante cose ci potrebbe raccontare uno così, uno che ha sfidato Clinton, Bush e Obama, ma più di ogni altra cosa uno che ha piegato il colosso General Motors negli anni 60 quando quell’industria, la più potente del mondo, era più forte persino della Russia intera.
Lottare per la Casa Bianca presentandosi come leader della sinistra e dei verdi in America è come votarsi al martirio, eppure è arrivato sempre allo scontro finale senza avere alle spalle nessun partito e senza quei capitali che negli USA sono tutto per vincere alle elezioni. La sua forza sono sempre stati i consumatori, quelli che lui difende tutt’ora avendo dato il via a questo movimento che poi si è diffuso in tutti i luoghi della terra.
Pensavo, e penso, dove altrimenti sarebbe stato possibile per un uomo, convinto delle sue ragioni, portare in tribunale e battere la General Motors nel momento del suo massimo splendore. Mi sono immaginato in Italia un avvocato di Rocca Cannuccia disposto a giocarsi tutto in giovane età per obbligare la Fiat a ritirare un suo modello perché pericoloso. E lo stesso in Francia, in Gran Bretagna, in Germania… Una storia da film (e prima o poi un film su di lui lo faranno di sicuro) che rappresenta in pieno il sogno americano dove chi ha talento, coraggio e iniziativa può arrivare nei posti più alti del Paese. Uno che ha smascherato le partite truccate nel basket, ha inchiodato i sostenitori del nucleare quando volevano imporre impianti non del tutto sicuri ma comunque approvati dal governo, obbligato stati reticenti a rispettare i diritti civili.
Uno, che ha obbligato i costruttori a fabbricare vetture sempre più sicure ma che non guida nessuna automobile. Vabbè, questo non è un blog, è adrenalina pura; e non posso pretendere che voi interveniate nella discussione. Però, amici miei, avrei proprio voluto avervi tutti con me: con la vostra passione sareste stati una cornice perfetta.

50 anni fa l’Innocenti

ottobre 26, 2010  |  Storia dell'auto  |  77 Commenti  |  Lascia un commento

Mezzo secolo fa, di questi giorni, veniva presentata la “A 40”, prima auto Innocenti della storia. Si poteva acquistare sia in versione “berlina” che “combinata” rispettivamente a 880 mila e 930 mila lire. Erano ancora gli anni in cui ci si poteva buttare in avventure automobilistiche più o meno spregiudicate e le strade erano ricche di automobili dai marchi più diversi.
Oggi si è riparlato dell’Innocenti, più volte associando questo marchio a un’eventuale vettura low cost di casa Fiat; illazioni peraltro puntualmente smentite. D’altronde già a inizio anni 90 il marchio Innocenti era stato recuperato dal Gruppo proprio per vetture a basso costo derivate dai modelli brasiliani (l’Elba o la Mille) oppure dalla Jugoslavia (la Koral), quindi non ci sarebbe nulla di strano se per la terza volta il marchio tornasse in vita. Non se ne farà invece nulla perché rimettere in pista nomi del passato significa prevedere grossi investimenti in termini di lancio, di promozione e di marketing complessivo, operazioni che alla fine convincono tutti quei costruttori che hanno le casseforti piene di brand gloriosi e inutilizzati a lasciar perdere.
Tutto sommato credo, però, che sia giusto così: Innocenti non è un nome al pari di Packard o Nsu, di Isotta Fraschini o di De Soto. Vive nella memoria degli italiani di mezza età e un po’ nel mio cuore di ragazzo che la piccola spider 950 se la sognava la notte. Non sarà un dramma se resterà sepolto sotto la polvere, ma dimenticare il suo anniversario è forse troppo, e che nessuno se ne sia ricordato mi ferisce un po’.