Disastri acclarati e liquidazioni d’oro

maggio 31, 2017  |  Senza categoria  |  13 Commenti  |  Lascia un commento

Forse avrete letto del ribaltone in casa Ford nei giorni scorsi dove un po’ tutto il management è stato rivoltato a cominciare dal nuovo numero uno che è diventato il sessantaduenne Jim Hackett. L’amministratore delegato in carica, Mark Fields è stato rimosso a causa della performance deludente di Ford, le cui azioni hanno perso il 30% circa del loro valore da quando Fields è diventato amministratore delegato, nel luglio del 2014.
Tre anni, probabilmente poco fortunati, che hanno chiuso la carriera dell’ambizioso Fields a lungo delfino smanioso del ponte di comando saldamente nelle mani di Alan Mullally, il grande salvatore della casa americana nella quale aveva regnato per otto anni dopo una lunga carriera alla Boeing.
Ma perché si parla qui di Fields? Semplicemente perché per noi comuni mortali è un po’ uno shock scoprire che il CEO di Ford, per il suo infelice triennio, è stato liquidato con una buonuscita di oltre 55 milioni euro!
Certo, poca roba a confronto con la liquidazione del suo predecessore Mulally che si era portato via nel 2014 la bellezza di 300 milioni di dollari, ma almeno lui si era affermato, nei suoi otto anni alla guida, come uno dei migliori amministratori delegati nella storia dell’industria delle quattro ruote. Con lui, il valore di mercato di Ford era salito di 48 miliardi di dollari a 63 miliardi di dollari.
Insomma, è probabilmente volgare fare gli indignati per le superliquidazioni dei dirigenti delle multinazionali, resta però lo sconcerto quanto il denaro corre tanto copioso non per chi ha collezionato successi bensì per chi ha infilato sconfitte a catena. In confronto fanno perfino tenerezza i 5,5 milioni di euro di buonuscita da Amedeo Felisa dopo i suoi 26 anni in Ferrari (amministratore delegato dal 2008 al 2016) considerando gli straordinari utili macinati dalla casa di Maranello con lui e Montezemolo regnanti alla guida dell’azienda. Anche perché quei 5,5 milioni di euro glieli ha versati quello stesso Gruppo che 13 anni fa destinò 101,5 milioni di euro all’uscente Cesare Romiti, cifra che al tempo l’Adusbef calcolò equivalente alla paga mensile di 28.125 cassintegrat E non era una Fiat proprio in grande salute in quel lontano 2004…

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Se anche la Lotus va in mano ai cinesi

maggio 24, 2017  |  Senza categoria  |  23 Commenti  |  Lascia un commento

Il Gruppo cinese Zhejiang Geely Holding ha annunciato la decisione di rilevare dalla Proton il 51% del celebre brand britannico di auto sportive Lotus.
Due secche righe di comunicato stampa hanno ufficializzato il passaggio della leggendaria marca britannica a far compagnia alla Volvo in terra di Cina e per quelli come me, che sono nati con il marchio Lotus molto vicino al cuore, è un colpo un po’ duro da digerire dal punto di vista sentimentale, anche se dal 1996 non era più il caso di parlare di marca britannica perché era diventata proprietà dei malesi della Proton.
Dunque, assorbito il colpo e accettata l’idea che ormai i cinesi si comprano tutto (in Italia nel giro di pochi anni si sono portati via tra gli altri Pirelli, il Gruppo Ferretti che produce yacht di lusso, la De Tomaso Automobili Spa, l’azienda alimentare Fiorucci, la moda di Miss Sixty la moda da uomo firmata Cerruti, i prodotti in pelle di Desmo, le motociclette Benelli, l’abbigliamento Sergio Tacchini oltre a decine di altre piccole e medie imprese) bisogna sperare che la Lotus abbia un futuro roseo come sta accadendo con la Volvo, sicuramente rinata dopo le sofferenze patite quando era in mano alla Ford.
D’altronde peggio di oggi non potrà andare, almeno leggendo i commenti dei più importanti analisti internazionali: tutti concordi sul fatto che la Lotus Cars gode di un grande prestigio in tutto il mondo, ma che non è mai stata capace di tradurre una così prestigiosa fama in denaro contante.
Attualmente la gamma conta su quattro linee di modelli (Elise, Evora, Exige ed Eleven), inoltre l’anno scorso l’azienda aveva annunciato la produzione di una SUV rivale della Porsche Cayenne per l’inizio nel 2019. Un progetto cui era stato dato poco credito perché sono ormai troppi anni che i proclami si sovrappongono ai proclami senza che mai niente venga alla luce.
Che cosa succederà adesso? Nessuno può ovviamente sbilanciarsi, però già sono partiti i primi mormorii, tra cui la possibilità che i motori attuali vengano sostituiti da propulsori Volvo e che in fretta verrà sviluppata una vettura molto meno sportiva e più confortevole per paesi emergenti come la Cina stessa e anche l’India.
Ma è presto per le speculazioni, ci vorrà un po’ di tempo. Intanto piangiamo qualche lacrima intrisa di nostalgia: che ci piaccia o no, nel mondo dell’auto non ci sono più le stagioni di una volta.

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Con la comunicazione non si scherza

maggio 19, 2017  |  Senza categoria  |  30 Commenti  |  Lascia un commento

In un mondo che va sempre più di corsa, grazie soprattutto alla rete che in un amen amplifica ogni spiffero, il controllo della comunicazione è sempre più strategico.
Eppure anche grandi Gruppi mondiali di tanto in tanto scivolano sulla classica buccia di banana con conseguenze quasi irreparabili.
È successo allora alla grande Ford che ha preso tempo e mal gliene incolse. Ecco, in sintesi, che cosa è stato pubblicato dall’autorevole Wall Street Journal qualche giorno fa:
“Licenziare per fare più profitti: Ford sarebbe pronta a tagliare il 10% della sua forza lavoro in tutto il mondo. Una decisione legata alle pressioni sull’amministratore delegato, Mark Field, per far aumentare i profitti e i valori del titolo dell’azienda in Borsa. Tradotto in numeri, il gigante automobilistico americano arriverà a licenziare 20 mila lavoratori. Attualmente Ford impiega 202 mila lavoratori nel mondo. Il taglio, che potrebbe essere annunciato nei prossimi giorni, arriva mentre Ford punta a centrare una riduzione dei costi per 3 miliardi di dollari nel 2017, con l’obiettivo di migliorare la redditività nel 2018.”
Questa notizia ha fatto in fretta il giro del globo perché si tratterebbe di una vera strage di dipendenti, poi è arrivata la risposta della Ford che ha ridimensionato di molto la faccenda, anche se come sempre le smentite trovano puntualmente molta meno eco.
“Ford annuncia un programma di esodo e pre-pensionamento che coinvolgerà 1.400 dipendenti tra il Nordamerica e la regione Asia-Pacifico. Il piano, che rientra nella più ampia strategia di riduzione dei costi su scala globale (quantificata in tre miliardi di dollari l’anno per i prossimi tre anni) prevede la riduzione del 10% della forza lavoro nei due quadranti operativi attraverso l’adesione volontaria ai programmi a partire da settembre”.
Dunque 1400 (volontari) e non 20 mila, e c’è una bella differenza. Ma se invece di tenere tutto nascosto, il piano fosse stato annunciato subito e in maniera chiara, non si sarebbe potuto evitare tutto il can can generato dai 20 mila licenziamenti dedotti dal Wall Street Journal, un numero ottenuto ragionando su tutta la forza lavoro mondiale anziché su quella di un’area molto più ristretta?
Con la comunicazione non si scherza, e non mi sorprenderei se in fretta cadesse qualche testa.

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Miti e verità attorno alle SUV

maggio 9, 2017  |  Senza categoria  |  62 Commenti  |  Lascia un commento

Inutile girarci troppo attorno, ma oramai delle SUV oppure delle crossover che spopolano sul mercato se ne parla sempre di più. Lo fanno i costruttori che hanno trovato una vera miniera d’oro, in quanto i margini di guadagno su questa tipologia di vettura sono significativamente più alti che sulle berline a due o tre volumi, e lo fanno i compratori che simpatizzano con sempre maggior convinzione per i gipponi dalla guida alta da terra.
Assodato questo, mi sono trovato a parlarne con amici felici proprietari di fuoristrada e similari, scoprendo che ci sono alcuni miti al riguardo che è bene sfatare oppure confermare. Eccovene alcuni:
1. Sono veicoli più sicuri. Sì e no, e vediamo perché. Si tratta sicuramente di mezzi più sicuri in caso di impatto con altri veicoli. Li aiuta la stazza e anche l’altezza nel caso di scontro con vetture tradizionali oppure city car. Ma il discorso cambia, e di molto, se si tiene conto dello spazio di frenata (ovviamente più alto a causa del peso maggiore) e della stabilità in situazioni di emergenza dovute a manovre improvvise. Da qui la buona norma che si usa di solito quando dei Tir viaggiano attaccati a voi: “in caso di frenata improvvisa, voi vi fermerete ma chi vi segue no”. Ecco, se avete una SUV che vi tallona non dimenticate mai che in caso di emergenza potreste essere tamponati violentemente…
2. Assicurano una visibilità migliore. Sì, su questo non ci sono dubbi. La guida rialzata dà più sicurezza e permette di vedere più lontano. Anche in caso di nebbia, la posizione più in alto e più eretta aiuta molto.
3. Caricano di più. Non è vero. Mediamente tra le berline di pari categoria e marca e le crossover c’è un’impalpabile differenza come volume complessivo del bagagliaio, e lo scontro è perso pressoché sempre se si prendono in esame le versioni station wagon.
4. Consumano di più. Sempre, ed è facile capire perché: sono più alte, pesano di più ed hanno sempre un’aerodinamica peggiore.
5. Hanno prestazioni migliori. Mai, nel confronto con il modello tradizionale di pari categoria e marca.
6. Sono più comode. Un tempo sicuramente no, adesso i progressi sono stati evidenti durante le condizioni di marcia e in molti casi le SUV sono più agevoli nelle fasi di salita e discesa, ma non nel caso di quelle più grandi dove i meno alti debbono faticare un po’.
7. Sono più facili da parcheggiare. In assoluto sì, perché la posizione rialzata permette un controllo maggiore di che cosa c’è attorno, ma le dimensioni più generose a molti guidatori mettono soggezione.
8. Aiutano di più sui terreni difficili. Sì e no. Dipende dal fondo: se è sterrato e sconnesso l’altezza aiuta molto, se c’è fango il peso può aiutare purché non ce ne sia troppo da affondare. In ogni caso la differenza si percepisce di più se la trazione va sulle quattro ruote, oggi però due terzi abbondanti delle crossover vendute sono a sola trazione anteriore. In caso invece di neve, se è alta sulla strada meglio i gipponi, se è bassa o peggio ancora se c’è ghiaccio la deriva dovuta al peso maggiore può rivelarsi un grosso problema per il conducente sia in frenata che in caso di sbandata improvvisa.
9. Costano di più. Sempre, a parità di modello di pari categoria e marca.
10. Piacciono di più. Il trend direbbe proprio di sì e tutti i costruttori prevedono ancora almeno dieci anni di crescita non importa se si parla di SUV piccole, medie, grosse e persino luxury.

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Telecamere a bordo per spendere meno di assicurazione

maggio 3, 2017  |  Senza categoria  |  28 Commenti  |  Lascia un commento

Dopo oltre un anno e mezzo di discussioni, il Senato ha approvato, in seconda lettura, il cosiddetto ddl concorrenza. Un provvedimento, che il 7 ottobre 2015 aveva ottenuto il via libera della Camera, e che a Montecitorio dovrà tornare per il via libera definitivo. Tra l’altro il ddl introduce anche norme contro le truffe, in particolare contro i professionisti delle testimonianze. L’identificazione di eventuali testimoni sul luogo dell’incidente, infatti, dovrà risultare fin dalla denuncia del sinistro. In tribunale, l’ammissione di testimoni non identificati nell’immediatezza dell’incidente sarà ammessa solo in caso di comprovata impossibilità di identificazione. Il giudice potrà anche verificare la “ricorrenza” di eventuali testimoni ed escluderli nel caso in cui risultino presenti in più di tre sinistri negli ultimi cinque anni.
Questa mossa mi pare davvero necessaria, per quanto tardiva. La piaga dei falsi testimoni oculari è alla base della crescita a dismisura dei premi assicurativi (al resto contribuiscono i carrozzieri complici) che vanno a colpire soprattutto le persone per bene del sud Italia e comunque delle città con più alta incidenza di sinistri.
Nel provvedimento si parla anche dell’introduzione delle scatole nere, dove ombre e luci si mescolano molto perché più che a una tutela per i guidatori si percepisce una grossa protezione per le società assicurative offrendo loro il fianco a più di un pretesto per non pagare i danni.
Quello che invece tutti si aspettano che entri in vigore al più presto è l’obbligatorietà delle telecamere a 360 gradi sempre in funzione (con autocancellazione col passare dei minuti salvo fissare le immagini per almeno 20 secondi prima e dopo un sinistro). Questo sì sarebbe di grande aiuto per gli automobilisti, perché potrebbe denunciare l’eventuale comportamento maldestro di un altro conducente – ad esempio una moto che sorpassa a destra e poi converge al centro – oppure un semaforo ancora verde in un incrocio, oppure ancora un cartello segnaletico che non si vede perché coperto dalle frasche di un albero e così via.

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Quelle auto preziosissime sottratte agli ebrei

Quelle auto preziosissime sottratte agli ebrei

aprile 26, 2017  |  Senza categoria  |  51 Commenti  |  Lascia un commento

Nei giorni scorsi sul sito della Frankfurter Allgemeine è apparso un articolo molto interessante dove si denunciava come, vergognosamente, grandi musei e ricche collezioni private che conservano – e spesso ostentano – auto che sono dei veri gioielli dell’anteguerra, non permettano però di risalire agli originali proprietari.
Adducono le scuse più incredibili, e nessuno interviene per fare chiarezza, semplicemente perché si tratta di vetture che erano appartenute ad ebrei deportati nei campi di concentramento o costretti a scappare dal loro paese.
L’articolo ricorda che nel 1938 proprio agli ebrei fu ritirata la patente, così che furono costretti a lasciare ferme le loro vetture. Un parco sterminato di oldtimer preziosissime che i loro proprietari rivorrebbero indietro (come sta accadendo, anche qui con grande fatica, per le opere d’arte) senza per adesso riuscirci, sebbene sarebbe tutto sommato facilissimo perché i registri automobilistici sono sopravvissuti alla fine del III Reich.
La Frankfurter Allgemeine ha provato a fare ricerche in giro per la Germania dove si contano oltre 250 musei di auto e dove i club importanti sono tantissimi. Niente da fare, nessuno sa niente, nessuno pare possedere un libretto, nessuno è capace di una ricerca così banale come risalire dalle targhe d’epoca ai proprietari originali.
Ho provato a immaginare che cosa succederebbe se una cosa simile accadesse a casa nostra, poi mi sono detto che no, non potrebbe accadere. E mi sono scoperto, una volta di più, felice di essere italiano.

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Vi mancano i fari a scomparsa di un tempo?

aprile 19, 2017  |  Senza categoria  |  39 Commenti  |  Lascia un commento

Nei giorni scorsi ho ricevuto una accorata mail di un attento e appassionato architetto torinese dove, in una sintesi un po’ brutale, mi chiedeva quanto segue:
Gli anni 70, ma soprattutto gli 80′, sono stati per quanto mi riguarda i più fertili in tema di contenuti automobilistici e affini (inventiva, stile, produzione, ricerca, corse, piloti, vicende, nascita di miti, ecc.), ma tra questi ciò che mi ha sempre suscitato un forte interesse era la soluzione tecnica dei fari a scomparsa che popolavano numerosissime auto di quel periodo, e non solo sportive. Ricordo tra le tante la TR7, l’F40 e la prima Miata, come auto con un fascino altissimo, ma che diventava irresistibile soprattutto al calar della luce naturale, per via del fatto che necessitava l’apertura dei fari a scomparsa. Ora tutto ciò, a mia conoscenza, è svanito sulle nuove auto: immagino che le normative stringenti sugli urti dei pedoni, l’efficientamento aerodinamico e la presenza di corpi illuminanti (bi-xeno o Full Led) che ormai rappresentano loro stessi il design delle vetture, ha messo in “naftalina” l’utilizzo di questa soluzione tecnica che mi ha sempre fatto battere il cuore”.
In effetti, per le ragione sopra scritte, i fari a scomparsa sono spariti dal panorama automobilistico. Io ricordo che all’epoca il mondo dei designer si divideva in due partiti ben distinti: quelli che li amavano con una passione persino esagerata e quelli che li detestavano.
Voi da che parte state? Li rimpiangete? Li rivorreste magari con soluzioni tecnologiche adeguate ai tempi, o preferite gli occhioni allungati che vanno per la maggiore adesso, oppure ancora adorate quelli quasi invisibili e inseriti nelle pieghe della carrozzeria ma capaci di sparare la luce a un chilometro di distanza?

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Scommettere sul fut…Urus

aprile 12, 2017  |  Senza categoria  |  48 Commenti  |  Lascia un commento

Ero in Lamborghini per l’inaugurazione della bella esposizione con tutte le monoposto guidate in carriera da Ayrton Senna, dalle Formula Ford degli inizi fino alla Williams della tragica stagione 1994. Protagonista, tra queste, la bianca McLaren al volante della quale Senna nel ’93 provò il motore Lambo di F1 che avrebbe poi dovuto guidare l’anno successivo, anche se, sul più bello, poi non se ne fece nulla per il clamoroso dietrofront di Ron Dennis che preferì i tanti soldi della Peugeot.
Così, passeggiando tra le meraviglie del museo della Casa di Sant’Agata, mi sono gustato la SUV Urus che arriverà in versione di serie alla fine di quest’anno. Una vettura su cui il costruttore ha scommesso forte, con assunzioni in massa di dipendenti e un nuovo stabilimento dedicato. Da quelle parti nessuno si nasconde che il modello a guida alta potrebbe rivoluzionare la storia della marca, con numeri di vendita altrimenti inimmaginabili.
Sarà davvero così? Il pubblico dei fans delle granturismo estreme accetterà la versione extralarge? Tutto farebbe credere di sì, ma saranno gli occhi attenti dei marchi concorrenti che valuteranno i risultati con grande attenzione perché se il giocattolo funziona poi ci si dovrà giocoforza adeguare.
Chi ha buona memoria ricorda lo scetticismo e il disgusto per l’arrivo della Cayenne che pareva un bestemmia in casa Porsche, poi si è visto invece com’è andata a finire. Anche la poco eccitante Bentayga pareva azzeccarci poco con la raffinata tradizione Bentley, però i numeri del primo anno parlano di un successo che viaggia sugli stessi numeri in Europa e negli Stati Uniti (100 pezzi al mese sia di qua che di là dall’Oceano con il Far East che viaggia ancor meglio): niente male per una vettura che costa dai 160 mila Euro in su.
Ma la vera cartina di tornasole potrebbe proprio essere la Lamborghini Urus: dovesse spopolare nel suo elitario segmento, dove peraltro già è attesa anche l’Aston Martin, non sarà facile per McLaren e soprattutto Ferrari fare spallucce, al di là dei niet sdegnosi continuamente ripetuti. Io sono curiosissimo; e se mi chiedessero di puntare le quattro lire che ho in tasca, scommetterei di sicuro.

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Se a decidere gli acquisti è la generazione Z

aprile 6, 2017  |  Senza categoria  |  49 Commenti  |  Lascia un commento

Chi conta al momento dell’acquisto di un’auto nuova? I più vecchi di questo di mondo ricordano due stadi ben precisi che potremmo banalizzare con passato remoto e passato prossimo.
Nel passato remoto era quasi esclusivamente il capofamiglia a decidere. La scelta era una questione di passione oppure di conoscenze tecniche oppure ancora di portafoglio. L’uomo di casa faceva valere a sua discrezione una delle regioni sopra scritte e si recava in concessionaria a diceva: compro questa.
Nel passato prossimo la moglie oppure la compagna ha visto un peso sempre crescente, questo almeno a dare ascolto ai venditori delle concessionarie. L’aspetto passione è finito in secondo piano, quello delle conoscenze tecniche è diventato abbastanza marginale mentre le ragioni di budget famigliare oppure quelle funzionali al vivere quotidiano hanno preso il sopravvento.
E adesso? Ho posto la questione a diversi top manager del settore e la risposta che ho ricevuto mi ha aperto un orizzonte cui non ero preparato. Oggi quelli cui prestare più attenzione, perché stanno diventando decisivi nell’acquisto, sono i post millennial, la cosiddetta “generazione Z”. Si tratta dei giovani di età compresa tra i 16 e i 19 anni che in casa si fanno sentire e portano esigenze precise. Sono loro infatti quelli che stanno orientando gli stili di vita, dell’abbigliamento e persino alimentari.
Se il ragazzino è vegano ecco che alla lunga anche la mamma più tradizionalista comincia a convertirsi ad un cibo meno rosso, e così anche il papà più formale, sempre più preso in giro dai rampolli di casa, comincia ad allentare la cravatta e piano piano a farla sparire, almeno al di fuori dell’ufficio.
Allo stesso modo, e qui la cosa ci tocca più da vicino, ecco che sotto pressione dalla figliolanza che si vorrebbe il più possibile vicina, si comincia a domandare al venditore com’è l’infotainment di bordo, a chiedere quante prese USB ci sono oppure se c’è la possibilità di collegare il telefonino allo schermo dell’automobile. Succede che i nativi digitali hanno esigenze per loro irrinunciabili essendo cresciuti con i sistemi connessi. Pertanto la velocità di punta, la ripresa e l’handling sono concetti spariti dal loro vocabolario e ancor più dal loro immaginario: hanno interessi differenti e aspettative precise. Chiedono, insistono e addirittura pretendono, e i genitori vanno loro dietro. I grandi si limitano a restringere l’area del costo e dell’uso, poi però cedono sulla parte multimediale.
Di conseguenza, chi deve vendere fa sempre più pressione sui costruttori perché adeguino la loro offerta alla concorrenza più evoluta. Che ci piaccia oppure no, ormai non si può più restare indifferenti a queste nuove pretese dei clienti. È il presente, bellezza. Chi non si aggiorna non vende.

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Dopo Lancia anche Chrysler: amputare per vivere più sani

marzo 30, 2017  |  Senza categoria  |  75 Commenti  |  Lascia un commento

Le ultime Lancia arrivate sul mercato erano delle Chrysler rimarchiate perché nell’accordo con il presidente degli Stati Uniti Obama c’era scritto che se si fossero vendute oltre oceano un tot di vetture Chrysler (quindi a sostegno dell’industria locale) il prezzo da pagare da parte di Fiat avrebbe avuto un 5% di sconto. Un vero affare, e questo ha spiegato la mossa che il popolo dei lancisti ha capito ben poco, ma che ci stava nell’ottica di una acquisizione che avrebbe potuto rimediare i destini (e così peraltro è successo) di due grandi aziende, una in Italia e una negli States.
Curiosamente però proprio i due marchi che si sono combinati vivono oggi con prospettive molto cupe. Di Lancia si è già detto e scritto molto: al di là dei numeri sempre sorprendenti sul mercato italiano dove un solo modello raggiunge quote di mercato da grande marchio generalista estero – in febbraio 7 mila auto per Lancia contro 6 mila Nissan e 5 mila Hyundai, tanto per dare dei numeri indicativi – è chiaro che il futuro è fosco per non dire senza speranza. Ma anche Chrysler non è che stia proprio bene.
Il glorioso brand a stelle a strisce nel 2016 ha avuto un crollo vertiginoso che si sintetizza in un -25%, peggior performance tra i primi 75 marchi auto nel mondo. In linea peraltro con il piano comunicato a suo tempo da Marchionne. Il canadese aveva chiarito che tutti gli sforzi si sarebbero concentrati su Jeep e Ram con numeri marginali per Dodge e Chrysler, così come Fiat e Alfa Romeo sarebbero stati al centro delle attività sulla sponda europea.
Fa comunque impressione leggere che tanti analisti danno ormai per spacciata anche la Chrysler, secondo tanti avviata alla sparizione dal mercato nel giro di 5 anni.
Vale per l’industria la regola della medicina: per salvare la vita a un individuo a volte è necessario amputare qualche arto e impedire la cancrena. Il risanamento di FCA è cosa ormai alla luce del sole e l’uomo col maglione può andare fiero dell’impresa: aveva detto che entro il 2018 (anno previsto per il suo addio) FCA avrebbe raggiunto 9 miliardi di utile operativo, 5 miliardi di utile netto e 5 miliardi di cassa, e tutto si sta confermando – incredibilmente, soprattutto per i più scettici –assicurando contorni da leggenda al progetto iniziale.
Resta comunque un po’ di sgomento in chi, come il sottoscritto, è nato quando le vetture non avevano nemmeno i freni a disco e l’iniezione era intramuscolare o al massimo endovenosa. La Lancia ha più di 110 anni sulle spalle e la Chrysler più di 90: un tempo erano dei punti fissi nel firmamento automotive. Scoprirle adesso stelle cadenti, al di là di tutte le logiche industriali perfettamente comprensibili, mette tanta tristezza.

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