Se l’uso del telefonino diventa una scusante e non un’aggravante

giugno 27, 2017  |  Senza categoria  |  37 Commenti  |  Lascia un commento

Ha fatto molto scalpore la notizia del tragico incidente che nei giorni scorsi ha coinvolto l’attore Domenico Diele. Come è noto, Diele ha investito e ucciso una 48enne nei pressi dell’uscita autostradale di Montecorvino Pugliano, nel Salernitano. Un tipico caso di omicidio stradale in quanto, subito dopo l’incidente, il conducente è stato portato all’ospedale di Salerno per gli accertamenti di rito ed è risultato positivo sia ai cannabinoidi che agli oppiacei. È anche emerso che Diele non potesse guidare, in quanto la sua patente era stata sospesa per un precedente problema di utilizzo di stupefacenti.
Una situazione come peggiore non potrebbe essere perché già girare senza patente è vietato, e poi per l’uso (l’abuso si potrebbe dire) di sostanze stupefacenti, peraltro ammesse subito dopo dallo stesso Diele: «Sono eroinomane, chiedo perdono». Ma quello che è peggio che l’investitore ha aggiunto come una sorta di giustificazione «Mi sono distratto con il telefonino. È stato un incidente non un omicidio».
Eccoci al punto, ormai armeggiare con il telefonino in auto viene considerato quasi inevitabile, anziché pericoloso e da schivare assolutamente. E pertanto viene usato come scusante quando invece è una vera aggravante, peraltro con una sorta di comprensione da parte di molti, anzi di troppi.

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Povera Alfa Romeo se chi è in prima linea la maltratta così

giugno 24, 2017  |  Senza categoria  |  36 Commenti  |  Lascia un commento

Hai voglia di rinnovare la gamma, mettere si su strada modelli all’altezza della miglior concorrenza e investirci sopra dei gran soldi per tenere in vita stabilimenti che parevano avviati all’oblio e dar lavoro agli operai che nemmeno avevano più speranze, se poi il frutto di tutto va in mano a venditori che pare vogliano fare di tutto per svilire gli sforzi fatti più in alto.
La vittima in questo caso è l’Alfa Romeo, marca che sta compiendo sforzi sovrumani per ritornare come merita sulla scena internazionale, ma il discorso si potrebbe traslare anche ad altri costruttori perché, alla fine di tutto, l’anello debole rimane il contatto tra la rete dei concessionari e i potenziali clienti.
Un perfetto esempio di malasanità commerciale ha visto coinvolto un mio conoscente sabato 17 giugno in una concessionaria del varesotto, peraltro direttamente invitato a presentarsi e con l’appuntamento già fissato.
Era interessato, come tanti di questi tempi, alla nuova Stelvio. Si informa, è curioso oltre che attratto, ma percepisce ben poco calore da chi dovrebbe essere lì per vendere. Gli racconta che è felice proprietario di una Range Rover Evoque e che intenderebbe darla dentro in permuta, peraltro sottolineando l’alto valore residuo di cui gode questo modello.
Stupito, riceve come risposta che siccome l’auto si vende bene ci pensi lui a vendersela direttamente; di conseguenza non gli prepara né un preventivo e nemmeno dà una valutazione dell’usato.
Successivamente il mio conoscente chiede delucidazioni sugli allestimenti. Appositamente domanda se la Stelvio lì esposta sia al top di gamma, conscio del fatto che si trattava di una entry level. Solo allora il venditore si ricorda di specificare che esistono altri allestimenti molto più ricchi, ma non presenti.
Fin lì, comunque, ancora nessun preventivo.
Il conoscente si sposta quindi su Giulia. Entusiasta della posizione di guida, prende in considerazione l’ipotesi di tornare ad una berlina. Il venditore non si prodiga di fornire alcuna informazione. Interrogato su che versione fosse quella esposta il venditore, scocciato più che mai, cita unicamente il propulsore. Ancora non c’è traccia di preventivi.
Infine chiede una prova su strada, visto che era stato invitato a presentarsi in concessionaria per quello. Gli viene detto che non è possibile perché l’unica Stelvio a disposizione é in officina, in attesa di un test drive pomeridiano.
Facile intuire la fine della storia. Chi era interessato alla Stelvio, aveva voglia e, beato lui, i quattrini per cambiare la sua Evoque, adesso un’Alfa Romeo non l’avrà più nei suoi programmi (e ci vado leggero…), con quale ingiusto danno per la marca è facilmente immaginabile.

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Guida autonoma e zero morti in incidenti stradali. Ecco perché

giugno 14, 2017  |  Senza categoria  |  70 Commenti  |  Lascia un commento

Il Master di Marketing Automotive della Quattroruote Academy si avvia alla sua conclusione in un crescendo di interventi da leccarsi i baffi. Il meglio del mondo auto, dall’Italia ma anche dall’estero, ha tenuto lezioni che, una per l’altra, meriterebbero pagine per l’importanza del loro contenuto. Riassumerle tutte è impossibile, però vi voglio proporre un concetto che non va assolutamente sottovalutato, espresso dal Presidente e Amministratore Delegato di Volvo Italia, Michele Crisci che è anche il nuovo presidente dell’UNRAE, l’associazione dei costruttori esteri presenti sul nostro mercato.
Tema della sua lezione era “Usare la sicurezza come strumento di marketing”. Strategia che si lega direttamente a una Casa come Volvo che è sempre stata pioniera e poi all’avanguardia sul piano della sicurezza stradale, non a caso il costruttore che dopo aver studiato, e montato per primo le cinture a tre punti, ha ceduto gratuitamente a tutta la concorrenza il suo sapere perché nello spirito della marca la sicurezza deve sempre venire prima del guadagno.
Ovviamente, nel corso della lezione, si è parlato anche della guida autonoma ed è venuta fuori la solita questione morale che è sempre al centro di tutti i dibattiti riguardo l’auto che guida da sola: «In caso di necessità, tra investire un bambino oppure un gruppo di persone sedute su una panchina, come si comporterà la vettura?»
Al riguardo si è spesso scritto e detto che toccherà al legislatore e a un accordo tra Governi trovare la soluzione che metta d’accordo tutti, ma Crisci è stato lapidario ed esaustivo: «Il dubbio non esiste, perché con la guida autonoma non ci dovrà mai essere un incidente; quindi nessuna scelta, non serve».
Il fine infatti è di arrivare, e ci si arriverà, ad avere veicoli che non possono impattare contro niente, e fino che non saranno in grado di operare così (nel senso delle infrastrutture necessarie) non gireranno.
Concetto espresso da chi è ai vertici di una marca come la Volvo che da tempo ha dichiarato che dal 2020 non ci sarà più un morto oppure un ferito a bordo di una loro vettura, e pertanto va ascoltato con molta attenzione. Rifletteteci su, mi pare illuminante.

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Un modo strepitoso per allertare i pedoni più distratti. Bravi i francesi!

giugno 5, 2017  |  Senza categoria  |  57 Commenti  |  Lascia un commento

Ci sono molti modi per favorire l’educazione stradale, ma quello che potete vedere cliccando qui mi pare davvero azzeccato e comunque sorprendente.
Non ho idea di quanto possa costare, ma se lo possono permettere in Francia non vedo perché non si possa fare anche da noi. Trovare il modo giusto è sempre difficile: gli spot cruenti sono criticati, quelli troppo ovvi si rivelano di scarso effetto, le multe sappiamo i limiti che hanno (sono temute da chi di solito è attento, e non servono a nulla contro i più scorretti). Qui si è percorsa una via davvero innovativa che di sicuro lascerà il segno sui pizzicati a fare i loro comodi: c’è solo da augurarsi che serva anche per gli altri che assistono alla scena. La strada per arrivare alla mortalità zero è quanto mai impervia e tutto può rivelarsi utile.
Voi che cosa ne pensate?

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Disastri acclarati e liquidazioni d’oro

maggio 31, 2017  |  Senza categoria  |  13 Commenti  |  Lascia un commento

Forse avrete letto del ribaltone in casa Ford nei giorni scorsi dove un po’ tutto il management è stato rivoltato a cominciare dal nuovo numero uno che è diventato il sessantaduenne Jim Hackett. L’amministratore delegato in carica, Mark Fields è stato rimosso a causa della performance deludente di Ford, le cui azioni hanno perso il 30% circa del loro valore da quando Fields è diventato amministratore delegato, nel luglio del 2014.
Tre anni, probabilmente poco fortunati, che hanno chiuso la carriera dell’ambizioso Fields a lungo delfino smanioso del ponte di comando saldamente nelle mani di Alan Mullally, il grande salvatore della casa americana nella quale aveva regnato per otto anni dopo una lunga carriera alla Boeing.
Ma perché si parla qui di Fields? Semplicemente perché per noi comuni mortali è un po’ uno shock scoprire che il CEO di Ford, per il suo infelice triennio, è stato liquidato con una buonuscita di oltre 55 milioni euro!
Certo, poca roba a confronto con la liquidazione del suo predecessore Mulally che si era portato via nel 2014 la bellezza di 300 milioni di dollari, ma almeno lui si era affermato, nei suoi otto anni alla guida, come uno dei migliori amministratori delegati nella storia dell’industria delle quattro ruote. Con lui, il valore di mercato di Ford era salito di 48 miliardi di dollari a 63 miliardi di dollari.
Insomma, è probabilmente volgare fare gli indignati per le superliquidazioni dei dirigenti delle multinazionali, resta però lo sconcerto quanto il denaro corre tanto copioso non per chi ha collezionato successi bensì per chi ha infilato sconfitte a catena. In confronto fanno perfino tenerezza i 5,5 milioni di euro di buonuscita da Amedeo Felisa dopo i suoi 26 anni in Ferrari (amministratore delegato dal 2008 al 2016) considerando gli straordinari utili macinati dalla casa di Maranello con lui e Montezemolo regnanti alla guida dell’azienda. Anche perché quei 5,5 milioni di euro glieli ha versati quello stesso Gruppo che 13 anni fa destinò 101,5 milioni di euro all’uscente Cesare Romiti, cifra che al tempo l’Adusbef calcolò equivalente alla paga mensile di 28.125 cassintegrat E non era una Fiat proprio in grande salute in quel lontano 2004…

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Se anche la Lotus va in mano ai cinesi

maggio 24, 2017  |  Senza categoria  |  23 Commenti  |  Lascia un commento

Il Gruppo cinese Zhejiang Geely Holding ha annunciato la decisione di rilevare dalla Proton il 51% del celebre brand britannico di auto sportive Lotus.
Due secche righe di comunicato stampa hanno ufficializzato il passaggio della leggendaria marca britannica a far compagnia alla Volvo in terra di Cina e per quelli come me, che sono nati con il marchio Lotus molto vicino al cuore, è un colpo un po’ duro da digerire dal punto di vista sentimentale, anche se dal 1996 non era più il caso di parlare di marca britannica perché era diventata proprietà dei malesi della Proton.
Dunque, assorbito il colpo e accettata l’idea che ormai i cinesi si comprano tutto (in Italia nel giro di pochi anni si sono portati via tra gli altri Pirelli, il Gruppo Ferretti che produce yacht di lusso, la De Tomaso Automobili Spa, l’azienda alimentare Fiorucci, la moda di Miss Sixty la moda da uomo firmata Cerruti, i prodotti in pelle di Desmo, le motociclette Benelli, l’abbigliamento Sergio Tacchini oltre a decine di altre piccole e medie imprese) bisogna sperare che la Lotus abbia un futuro roseo come sta accadendo con la Volvo, sicuramente rinata dopo le sofferenze patite quando era in mano alla Ford.
D’altronde peggio di oggi non potrà andare, almeno leggendo i commenti dei più importanti analisti internazionali: tutti concordi sul fatto che la Lotus Cars gode di un grande prestigio in tutto il mondo, ma che non è mai stata capace di tradurre una così prestigiosa fama in denaro contante.
Attualmente la gamma conta su quattro linee di modelli (Elise, Evora, Exige ed Eleven), inoltre l’anno scorso l’azienda aveva annunciato la produzione di una SUV rivale della Porsche Cayenne per l’inizio nel 2019. Un progetto cui era stato dato poco credito perché sono ormai troppi anni che i proclami si sovrappongono ai proclami senza che mai niente venga alla luce.
Che cosa succederà adesso? Nessuno può ovviamente sbilanciarsi, però già sono partiti i primi mormorii, tra cui la possibilità che i motori attuali vengano sostituiti da propulsori Volvo e che in fretta verrà sviluppata una vettura molto meno sportiva e più confortevole per paesi emergenti come la Cina stessa e anche l’India.
Ma è presto per le speculazioni, ci vorrà un po’ di tempo. Intanto piangiamo qualche lacrima intrisa di nostalgia: che ci piaccia o no, nel mondo dell’auto non ci sono più le stagioni di una volta.

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Con la comunicazione non si scherza

maggio 19, 2017  |  Senza categoria  |  30 Commenti  |  Lascia un commento

In un mondo che va sempre più di corsa, grazie soprattutto alla rete che in un amen amplifica ogni spiffero, il controllo della comunicazione è sempre più strategico.
Eppure anche grandi Gruppi mondiali di tanto in tanto scivolano sulla classica buccia di banana con conseguenze quasi irreparabili.
È successo allora alla grande Ford che ha preso tempo e mal gliene incolse. Ecco, in sintesi, che cosa è stato pubblicato dall’autorevole Wall Street Journal qualche giorno fa:
“Licenziare per fare più profitti: Ford sarebbe pronta a tagliare il 10% della sua forza lavoro in tutto il mondo. Una decisione legata alle pressioni sull’amministratore delegato, Mark Field, per far aumentare i profitti e i valori del titolo dell’azienda in Borsa. Tradotto in numeri, il gigante automobilistico americano arriverà a licenziare 20 mila lavoratori. Attualmente Ford impiega 202 mila lavoratori nel mondo. Il taglio, che potrebbe essere annunciato nei prossimi giorni, arriva mentre Ford punta a centrare una riduzione dei costi per 3 miliardi di dollari nel 2017, con l’obiettivo di migliorare la redditività nel 2018.”
Questa notizia ha fatto in fretta il giro del globo perché si tratterebbe di una vera strage di dipendenti, poi è arrivata la risposta della Ford che ha ridimensionato di molto la faccenda, anche se come sempre le smentite trovano puntualmente molta meno eco.
“Ford annuncia un programma di esodo e pre-pensionamento che coinvolgerà 1.400 dipendenti tra il Nordamerica e la regione Asia-Pacifico. Il piano, che rientra nella più ampia strategia di riduzione dei costi su scala globale (quantificata in tre miliardi di dollari l’anno per i prossimi tre anni) prevede la riduzione del 10% della forza lavoro nei due quadranti operativi attraverso l’adesione volontaria ai programmi a partire da settembre”.
Dunque 1400 (volontari) e non 20 mila, e c’è una bella differenza. Ma se invece di tenere tutto nascosto, il piano fosse stato annunciato subito e in maniera chiara, non si sarebbe potuto evitare tutto il can can generato dai 20 mila licenziamenti dedotti dal Wall Street Journal, un numero ottenuto ragionando su tutta la forza lavoro mondiale anziché su quella di un’area molto più ristretta?
Con la comunicazione non si scherza, e non mi sorprenderei se in fretta cadesse qualche testa.

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Miti e verità attorno alle SUV

maggio 9, 2017  |  Senza categoria  |  62 Commenti  |  Lascia un commento

Inutile girarci troppo attorno, ma oramai delle SUV oppure delle crossover che spopolano sul mercato se ne parla sempre di più. Lo fanno i costruttori che hanno trovato una vera miniera d’oro, in quanto i margini di guadagno su questa tipologia di vettura sono significativamente più alti che sulle berline a due o tre volumi, e lo fanno i compratori che simpatizzano con sempre maggior convinzione per i gipponi dalla guida alta da terra.
Assodato questo, mi sono trovato a parlarne con amici felici proprietari di fuoristrada e similari, scoprendo che ci sono alcuni miti al riguardo che è bene sfatare oppure confermare. Eccovene alcuni:
1. Sono veicoli più sicuri. Sì e no, e vediamo perché. Si tratta sicuramente di mezzi più sicuri in caso di impatto con altri veicoli. Li aiuta la stazza e anche l’altezza nel caso di scontro con vetture tradizionali oppure city car. Ma il discorso cambia, e di molto, se si tiene conto dello spazio di frenata (ovviamente più alto a causa del peso maggiore) e della stabilità in situazioni di emergenza dovute a manovre improvvise. Da qui la buona norma che si usa di solito quando dei Tir viaggiano attaccati a voi: “in caso di frenata improvvisa, voi vi fermerete ma chi vi segue no”. Ecco, se avete una SUV che vi tallona non dimenticate mai che in caso di emergenza potreste essere tamponati violentemente…
2. Assicurano una visibilità migliore. Sì, su questo non ci sono dubbi. La guida rialzata dà più sicurezza e permette di vedere più lontano. Anche in caso di nebbia, la posizione più in alto e più eretta aiuta molto.
3. Caricano di più. Non è vero. Mediamente tra le berline di pari categoria e marca e le crossover c’è un’impalpabile differenza come volume complessivo del bagagliaio, e lo scontro è perso pressoché sempre se si prendono in esame le versioni station wagon.
4. Consumano di più. Sempre, ed è facile capire perché: sono più alte, pesano di più ed hanno sempre un’aerodinamica peggiore.
5. Hanno prestazioni migliori. Mai, nel confronto con il modello tradizionale di pari categoria e marca.
6. Sono più comode. Un tempo sicuramente no, adesso i progressi sono stati evidenti durante le condizioni di marcia e in molti casi le SUV sono più agevoli nelle fasi di salita e discesa, ma non nel caso di quelle più grandi dove i meno alti debbono faticare un po’.
7. Sono più facili da parcheggiare. In assoluto sì, perché la posizione rialzata permette un controllo maggiore di che cosa c’è attorno, ma le dimensioni più generose a molti guidatori mettono soggezione.
8. Aiutano di più sui terreni difficili. Sì e no. Dipende dal fondo: se è sterrato e sconnesso l’altezza aiuta molto, se c’è fango il peso può aiutare purché non ce ne sia troppo da affondare. In ogni caso la differenza si percepisce di più se la trazione va sulle quattro ruote, oggi però due terzi abbondanti delle crossover vendute sono a sola trazione anteriore. In caso invece di neve, se è alta sulla strada meglio i gipponi, se è bassa o peggio ancora se c’è ghiaccio la deriva dovuta al peso maggiore può rivelarsi un grosso problema per il conducente sia in frenata che in caso di sbandata improvvisa.
9. Costano di più. Sempre, a parità di modello di pari categoria e marca.
10. Piacciono di più. Il trend direbbe proprio di sì e tutti i costruttori prevedono ancora almeno dieci anni di crescita non importa se si parla di SUV piccole, medie, grosse e persino luxury.

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Telecamere a bordo per spendere meno di assicurazione

maggio 3, 2017  |  Senza categoria  |  28 Commenti  |  Lascia un commento

Dopo oltre un anno e mezzo di discussioni, il Senato ha approvato, in seconda lettura, il cosiddetto ddl concorrenza. Un provvedimento, che il 7 ottobre 2015 aveva ottenuto il via libera della Camera, e che a Montecitorio dovrà tornare per il via libera definitivo. Tra l’altro il ddl introduce anche norme contro le truffe, in particolare contro i professionisti delle testimonianze. L’identificazione di eventuali testimoni sul luogo dell’incidente, infatti, dovrà risultare fin dalla denuncia del sinistro. In tribunale, l’ammissione di testimoni non identificati nell’immediatezza dell’incidente sarà ammessa solo in caso di comprovata impossibilità di identificazione. Il giudice potrà anche verificare la “ricorrenza” di eventuali testimoni ed escluderli nel caso in cui risultino presenti in più di tre sinistri negli ultimi cinque anni.
Questa mossa mi pare davvero necessaria, per quanto tardiva. La piaga dei falsi testimoni oculari è alla base della crescita a dismisura dei premi assicurativi (al resto contribuiscono i carrozzieri complici) che vanno a colpire soprattutto le persone per bene del sud Italia e comunque delle città con più alta incidenza di sinistri.
Nel provvedimento si parla anche dell’introduzione delle scatole nere, dove ombre e luci si mescolano molto perché più che a una tutela per i guidatori si percepisce una grossa protezione per le società assicurative offrendo loro il fianco a più di un pretesto per non pagare i danni.
Quello che invece tutti si aspettano che entri in vigore al più presto è l’obbligatorietà delle telecamere a 360 gradi sempre in funzione (con autocancellazione col passare dei minuti salvo fissare le immagini per almeno 20 secondi prima e dopo un sinistro). Questo sì sarebbe di grande aiuto per gli automobilisti, perché potrebbe denunciare l’eventuale comportamento maldestro di un altro conducente – ad esempio una moto che sorpassa a destra e poi converge al centro – oppure un semaforo ancora verde in un incrocio, oppure ancora un cartello segnaletico che non si vede perché coperto dalle frasche di un albero e così via.

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Quelle auto preziosissime sottratte agli ebrei

Quelle auto preziosissime sottratte agli ebrei

aprile 26, 2017  |  Senza categoria  |  51 Commenti  |  Lascia un commento

Nei giorni scorsi sul sito della Frankfurter Allgemeine è apparso un articolo molto interessante dove si denunciava come, vergognosamente, grandi musei e ricche collezioni private che conservano – e spesso ostentano – auto che sono dei veri gioielli dell’anteguerra, non permettano però di risalire agli originali proprietari.
Adducono le scuse più incredibili, e nessuno interviene per fare chiarezza, semplicemente perché si tratta di vetture che erano appartenute ad ebrei deportati nei campi di concentramento o costretti a scappare dal loro paese.
L’articolo ricorda che nel 1938 proprio agli ebrei fu ritirata la patente, così che furono costretti a lasciare ferme le loro vetture. Un parco sterminato di oldtimer preziosissime che i loro proprietari rivorrebbero indietro (come sta accadendo, anche qui con grande fatica, per le opere d’arte) senza per adesso riuscirci, sebbene sarebbe tutto sommato facilissimo perché i registri automobilistici sono sopravvissuti alla fine del III Reich.
La Frankfurter Allgemeine ha provato a fare ricerche in giro per la Germania dove si contano oltre 250 musei di auto e dove i club importanti sono tantissimi. Niente da fare, nessuno sa niente, nessuno pare possedere un libretto, nessuno è capace di una ricerca così banale come risalire dalle targhe d’epoca ai proprietari originali.
Ho provato a immaginare che cosa succederebbe se una cosa simile accadesse a casa nostra, poi mi sono detto che no, non potrebbe accadere. E mi sono scoperto, una volta di più, felice di essere italiano.

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