Se a decidere gli acquisti è la generazione Z

aprile 6, 2017  |  Senza categoria  |  49 Commenti  |  Lascia un commento

Chi conta al momento dell’acquisto di un’auto nuova? I più vecchi di questo di mondo ricordano due stadi ben precisi che potremmo banalizzare con passato remoto e passato prossimo.
Nel passato remoto era quasi esclusivamente il capofamiglia a decidere. La scelta era una questione di passione oppure di conoscenze tecniche oppure ancora di portafoglio. L’uomo di casa faceva valere a sua discrezione una delle regioni sopra scritte e si recava in concessionaria a diceva: compro questa.
Nel passato prossimo la moglie oppure la compagna ha visto un peso sempre crescente, questo almeno a dare ascolto ai venditori delle concessionarie. L’aspetto passione è finito in secondo piano, quello delle conoscenze tecniche è diventato abbastanza marginale mentre le ragioni di budget famigliare oppure quelle funzionali al vivere quotidiano hanno preso il sopravvento.
E adesso? Ho posto la questione a diversi top manager del settore e la risposta che ho ricevuto mi ha aperto un orizzonte cui non ero preparato. Oggi quelli cui prestare più attenzione, perché stanno diventando decisivi nell’acquisto, sono i post millennial, la cosiddetta “generazione Z”. Si tratta dei giovani di età compresa tra i 16 e i 19 anni che in casa si fanno sentire e portano esigenze precise. Sono loro infatti quelli che stanno orientando gli stili di vita, dell’abbigliamento e persino alimentari.
Se il ragazzino è vegano ecco che alla lunga anche la mamma più tradizionalista comincia a convertirsi ad un cibo meno rosso, e così anche il papà più formale, sempre più preso in giro dai rampolli di casa, comincia ad allentare la cravatta e piano piano a farla sparire, almeno al di fuori dell’ufficio.
Allo stesso modo, e qui la cosa ci tocca più da vicino, ecco che sotto pressione dalla figliolanza che si vorrebbe il più possibile vicina, si comincia a domandare al venditore com’è l’infotainment di bordo, a chiedere quante prese USB ci sono oppure se c’è la possibilità di collegare il telefonino allo schermo dell’automobile. Succede che i nativi digitali hanno esigenze per loro irrinunciabili essendo cresciuti con i sistemi connessi. Pertanto la velocità di punta, la ripresa e l’handling sono concetti spariti dal loro vocabolario e ancor più dal loro immaginario: hanno interessi differenti e aspettative precise. Chiedono, insistono e addirittura pretendono, e i genitori vanno loro dietro. I grandi si limitano a restringere l’area del costo e dell’uso, poi però cedono sulla parte multimediale.
Di conseguenza, chi deve vendere fa sempre più pressione sui costruttori perché adeguino la loro offerta alla concorrenza più evoluta. Che ci piaccia oppure no, ormai non si può più restare indifferenti a queste nuove pretese dei clienti. È il presente, bellezza. Chi non si aggiorna non vende.

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Dopo Lancia anche Chrysler: amputare per vivere più sani

marzo 30, 2017  |  Senza categoria  |  75 Commenti  |  Lascia un commento

Le ultime Lancia arrivate sul mercato erano delle Chrysler rimarchiate perché nell’accordo con il presidente degli Stati Uniti Obama c’era scritto che se si fossero vendute oltre oceano un tot di vetture Chrysler (quindi a sostegno dell’industria locale) il prezzo da pagare da parte di Fiat avrebbe avuto un 5% di sconto. Un vero affare, e questo ha spiegato la mossa che il popolo dei lancisti ha capito ben poco, ma che ci stava nell’ottica di una acquisizione che avrebbe potuto rimediare i destini (e così peraltro è successo) di due grandi aziende, una in Italia e una negli States.
Curiosamente però proprio i due marchi che si sono combinati vivono oggi con prospettive molto cupe. Di Lancia si è già detto e scritto molto: al di là dei numeri sempre sorprendenti sul mercato italiano dove un solo modello raggiunge quote di mercato da grande marchio generalista estero – in febbraio 7 mila auto per Lancia contro 6 mila Nissan e 5 mila Hyundai, tanto per dare dei numeri indicativi – è chiaro che il futuro è fosco per non dire senza speranza. Ma anche Chrysler non è che stia proprio bene.
Il glorioso brand a stelle a strisce nel 2016 ha avuto un crollo vertiginoso che si sintetizza in un -25%, peggior performance tra i primi 75 marchi auto nel mondo. In linea peraltro con il piano comunicato a suo tempo da Marchionne. Il canadese aveva chiarito che tutti gli sforzi si sarebbero concentrati su Jeep e Ram con numeri marginali per Dodge e Chrysler, così come Fiat e Alfa Romeo sarebbero stati al centro delle attività sulla sponda europea.
Fa comunque impressione leggere che tanti analisti danno ormai per spacciata anche la Chrysler, secondo tanti avviata alla sparizione dal mercato nel giro di 5 anni.
Vale per l’industria la regola della medicina: per salvare la vita a un individuo a volte è necessario amputare qualche arto e impedire la cancrena. Il risanamento di FCA è cosa ormai alla luce del sole e l’uomo col maglione può andare fiero dell’impresa: aveva detto che entro il 2018 (anno previsto per il suo addio) FCA avrebbe raggiunto 9 miliardi di utile operativo, 5 miliardi di utile netto e 5 miliardi di cassa, e tutto si sta confermando – incredibilmente, soprattutto per i più scettici –assicurando contorni da leggenda al progetto iniziale.
Resta comunque un po’ di sgomento in chi, come il sottoscritto, è nato quando le vetture non avevano nemmeno i freni a disco e l’iniezione era intramuscolare o al massimo endovenosa. La Lancia ha più di 110 anni sulle spalle e la Chrysler più di 90: un tempo erano dei punti fissi nel firmamento automotive. Scoprirle adesso stelle cadenti, al di là di tutte le logiche industriali perfettamente comprensibili, mette tanta tristezza.

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Se il futuro non vi sgomenta, guardate qui…

marzo 15, 2017  |  Senza categoria  |  41 Commenti  |  Lascia un commento

Il futuro non deve mai farci paura, perché la storia insegna che alla fine si va sempre avanti e mai indietro, però qualche brivido lungo la schiena può venire quando si tocca un po’ con mano come potrebbe essere il domani prossimo venturo.
A me è successo guardando questo video estremamente realistico legato alla grande novità presentata al Salone di Ginevra da Italdesign e Airbus: un qualche cosa che non è una vera automobile e nemmeno un velivolo a decollo verticale, o forse è anche tutti e due insieme. Quello che è stato presentato sotto il nome di Pop.Up è a tutti gli effetti il primo sistema di trasporto modulare e multi-modale, completamente elettrico e dunque a zero emissioni, pensato per ridurre il traffico nelle affollate megalopoli del futuro.
Guardate qui come funziona e a che cosa serve:

Adesso ditemi che cosa ne pensate. È una soluzione molto più dietro l’angolo di quanto si creda, ed è quanto mai ricca di fascino. Di conseguenza stimola mille considerazioni che immagino molto differenti in ciascuno di voi, e credo che si possa aprire un vivace dibattito a patto di non bollare subito la prospettiva come impossibile, inguardabile o inconcepibile.
Qui non è questione di essere pro o contro, tanto qualche cosa di molto differente a breve accadrà rivoluzionando le nostre vite come è successo quando apparirono le prime automobili, quando i primi telefonini hanno stravolto le nostre quotidiane abitudini e quando la rete, con le sue informazioni improvvisamente accessibili ovunque, ci ha messo il sapere a portata di mano.
Scavate dentro di voi e buttate giù le vostre reazioni: il confronto può rivelarsi estremamente eccitante e ricco di sfumature.

Purtroppo per una quindicina di giorni mi dovrò assentare dal blog perché dove mi troverò (un posto di piacere, nessun problema :-) ) sarò scollegato dalla rete tranne che per le emergenze. I commenti entreranno due o tre volte al giorno: portate pazienza. Sono sicuro che le discussioni fioccheranno interessanti come e più di sempre.

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Giulia e Car of the Year: scherzetto o dispetto?

marzo 8, 2017  |  Senza categoria  |  172 Commenti  |  Lascia un commento

Al Salone dell’Auto di Ginevra, lo stand dell’Alfa Romeo aveva i contorni della festa di Halloween, con una tensione che si tagliava con il coltello. Clima cupo in salsa d’intrigo.
Come molto probabilmente già sapete, il previsto arrivo in volata per l’aggiudicazione del Car of the Year si è concluso con la vittoria per appena 23 punti (319 contro 296) della Peugeot 3008 contro la Giulia. In assoluto è un risultato che ci può stare, erano le due più serie candidate al titolo e siccome a vincere è una sola, complimenti a chi ce l’ha fatta.
Perché allora tanta aria da funerale? Per una ragione ben precisa.
Durante la votazione è successo infatti che due paesi confinanti, Spagna e Portogallo, con la sola eccezione del collega Alberto Mallo che è giurato da una vita e pure uno dei più rispettati in circolazione, hanno platealmente votato “contro” la marca italiana, un comportamento davvero inedito, almeno da un quarto di secolo in qua.
Di solito chi è in lotta per vincere non può sperare di prendere sempre il voto più alto, di primeggiare dappertutto, di essere l’auto che tutti indistintamente mettono al primo posto, però la storia insegna che se non sta in vetta può scendere di un gradino, di due, forse anche di tre, questo è l’intervallo medio. Raramente è accaduto che chi lottava per vincere finisse all’ultimo posto, o addirittura senza nemmeno un voto, come se non fosse in lista.
Magari a Torino, prima della votazione, potevano temere in qualche sgambetto dei francesi, di solito abbastanza nazionalisti, e forse a Parigi potevano aspettarsi lo stesso dagli italiani (anche se questo è successo in passato davvero di rado), ma non è andata così. In italia la Peugeot 3008 ha ottenuto tre primi posti (su 6) e tre secondi posti, in Francia la Giulia ha potuto contare su due primi posti (sempre su 6) e su quattro votazioni sul podio. Ci sta.
Ma in Portogallo, dove pure c’è un vecchio esperto di votazioni come Joaquim Oliveira, la Giulia ha ottenuto da lui l’ultimo posto con appena un punto, mentre Francisco Mota, anche lui non di primo pelo, ha dato due punti all’Alfa (ultima) contro i 10 alla Peugeot. Totale 18 a… 3. Roba mai vista tra due favorite che logica voleva lottare alla pari.
E in Spagna? Ancora peggio. Su sei votanti due addirittura non hanno considerato la Giulia e gli altri, escluso il già citato Mallo (che l’ha messa al primo posto) le hanno riservato le briciole. Risultato finale 50 contro 16. E se si sommano Spagna e Portogallo il totale fa 68 a 19. Ora 49 punti di scarto in una sfida che è finita con un distacco di appena 23 ha generato molto scompiglio tra tutti gli altri giurati e ha fatto discutere molto anche gli addetti ai lavori, compresi quelli delle altre Case.
Perché è successo un fatto così anomalo, assolutamente inusuale nella storia del Premio?
Vado con le ipotesi.
1) Portoghesi e spagnoli sono incompetenti? Conoscendoli quasi tutti, lo escludo.
2) La Giulia ha caratteristiche non piacciono da quelle parti? Proprio no, anzi. Guidabilità e stile sono tradizionalmente apprezzate. Tanto è vero che nella mia personalissima valutazione della vigilia mettevo proprio Spagna e Portogallo dalla parte dell’Alfa Romeo. Pensavo che loro, assieme a Gran Bretagna e Germania, fossero i posti dove la vettura italiana avrebbe raccolto più consensi. In effetti è andata così nel Regno Unito (31 contro 15) e in Germania (34 a 30).
3) Spagnoli e portoghesi hanno voluto mandare un messaggio forte e palesemente dispettoso agli uomini del Biscione? Scommetterei su questo, anche se non è un atteggiamento che condivido.
Che cosa può aver generato tanto risentimento? Mi hanno riferito, ma non ho potuto verificare, che fosse stato organizzato un test cumulativo (per un confronto alla pari) in Spagna dove l’Alfa non avrebbe mandato le sue vetture. Mi hanno detto anche che molti colleghi di là non hanno avuto le vetture in prova. Anche qui non so se sia vero, ma se fosse così sarebbe gravissimo: il voto non è una marchetta, e se si deve giudicare bisogna farlo valutando bene i mezzi in lizza. Sarebbe come fare la recensione di un libro senza averlo letto, ma basandosi soltanto su un comunicato stampa dell’editore (qualcuno lo fa? Male). Di sicuro il meccanismo ha avuto una falla, perché in tanti anni di esperienza diretta non mi era mai capitato di assistere a un fatto del genere.
In sintesi, credo che ci siano dei mea culpa sia in casa Alfa Romeo (omessa collaborazione?) che da parte di quei giurati che hanno voluto incidere tanto pesantemente sul risultato finale. La Giulia avrebbe potuto primeggiare per una manciata di punti, altrettanto avrebbe potuto fare la Peugeot. Ma una votazione lineare avrebbe messo d’accordo tutti, così è invece un finale oltre che troppo strano anche troppo zoppo per un premio che io considero ancora il più serio e il più importante in circolazione.

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Invecchiare bene, la scommessa difficile di troppe auto

marzo 2, 2017  |  Senza categoria  |  109 Commenti  |  Lascia un commento

Succede a tutti di incontrare un vecchio amico di cui si erano perse un po’ le tracce perché si sa, il lavoro, la vita in città differenti, gli interessi che cambiano, e via con il libro delle scuse sebbene con gli amici non dovrebbe capitare mai.
A me è successo qualche giorno fa e se sul piano personale lo considero un momento importante (ma la mia sfera privata qui non deve entrare proprio) sul piano professionale è stato un momento che mi ha (ria)aperto gli occhi.
L’ho incrociato, infatti, al volante di un’auto conservata benissimo a dispetto dell’età. «Ha più di 12 anni – mi ha detto subito, cogliendo all’istante il mio stupore – ma ha appena 100 mila km nelle ruote.»
Ma io non ero stupito per il suo stato di salute, ottimo peraltro, ma per la sua linea pochissimo appassita rispetto a tante sue vetture di pari categoria e altrettanto vetuste. Si tratta di un’Audi A6, la prima disegnata da Walter de Silva, il primo modello a montare il “single frame”, la calandra unica che molti all’inizio, e in senso volutamente dispregiativo, avevano battezzato il “termosifone”.
Or dunque, mentre l’ammiravo mi dicevo che quella linea era invecchiata proprio bene, e ripensavo che dal 2004 in poi quelle Audi che fin lì erano state sempre ben fatte ma continuamente confuse e irriconoscibili avevano trovato l’impronta che ne avrebbe poi girato il destino.
Da allora, da quella A6, ogni volta che un’Audi si materializza nello specchietto retrovisore ti dice chi è, senza generare il minimo dubbio. Una svolta stilistica epocale che basta da sola a dire che chi ha tracciato quel segno ha marchiato, piaccia o non piaccia, la storia. Come la O di Giotto, la Z di Zorro, la croce per i cristiani, la stella di David per gli ebrei, l’alfa e l’omega per la vita o la morte.
Per mia natura non amo le graduatorie che pure vanno tanto di moda. Meglio Coppi o Bartali? Maradona o Pelè? il Maggiolino o la Mini Minor? Però inquadro con grande serenità il contesto in cui inserire il meglio, e se parlo di ciclismo so che nell’Olimpo della disciplina Bartali e Coppi ci stanno a buon diritto, così come Maradona o Pelè in quello del calcio, il Maggiolino o la Mini Minor in quello delle auto.
E se immagino il mio Olimpo dei car designer so che ci sta per forza Walter de Silva non fosse altro che per questa intuizione che ha impresso la svolta di una marca che faticava ad avere una personalità e che invece, da un certo giorno in avanti, è diventata l’oggetto di desiderio dei fortunati che se la sono comperata e di altrettanti che l’avrebbero acquistata se soltanto ne avessero avuto le possibilità. Non tutti, va da sé, e meno male se no sai che noia, ma tanti come mai prima.
Se ne avete voglia, fate allora la fatica di mettere una in fianco all’altra le sue dirette concorrenti dell’epoca e giudicatene serenamente la tenuta della linea nel tempo. Ve ne elenco un po’: Alfa Romeo 166, Saab 9-5, Volvo S80, Bmw Serie 5 (quella di Chris Bangle), Mercedes Classe E W211. Tutte auto molto interessanti e pure dirompenti al debutto, ma precocemente invecchiate. Mentre la A6 del mio amico mi è parsa sì datata, ma non quanto le altre. E ho pensato alla cara Alfa 156, più vecchia addirittura di sette anni, che ha ancora una purezza irraggiungibile. E ho fatto il più facile dei 2+2: disegnata dalla stessa mano. Vorrà pur dire qualcosa.

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Car of the Year. Ecco chi vincerà e perché

febbraio 21, 2017  |  Senza categoria  |  143 Commenti  |  Lascia un commento

Ci siamo di nuovo: il 6 marzo a Ginevra verrà svelata la vettura eletta “Car Of The Year 2017”. I 58 giurati voteranno entro il 3 marzo e come sempre l’esito finale aprirà mille discussioni tra gli appassionati.
Come molti sanno qua dentro, ho fatto parte di questa giuria per 21 anni, nel corso dei quali ho imparato a capire i differenti modi di ragionare dei colleghi che, provenendo da tutta l’Europa, dal Portogallo alla Russia, dalla Scandinavia alla Grecia, tengono conto di esigenze differenti, di culture differenti e anche di priorità differenti.
Sulla base dell’esperienza, da diversi anni su questo blog ho provato ad immaginare come sarebbe andata a finire,e finora ci ho sempre preso, motivando sempre il mio perché, ben sapendo però che non potrà essere sempre così.
Non mi esimo dal farlo nemmeno quest’anno, allora, ricordando che la quarantina di candidate (tutte auto uscite nell’anno 2016 e con la richiesta tassativa di poter essere ordinate in almeno 5 mercati) si è assottigliata a 7 vetture finaliste, troppe a mio avviso in quanto se le prime quattro o cinque escono dalla selezione abbastanza ben delineate, gli ultimi due o tre posti fanno parte di un grande calderone dove bastano pochi voti per far preferire un modello anziché un altro.
Vado, allora, con la logica di sempre, partendo da quelle con minori possibilità di farcela via via risalendo verso il podio e a quella che secondo me sarà la vincitrice.
Ecco, dunque, chi non vincerà di sicuro. Elenco due auto: la Mercedes Classe E e la Volvo S90/V90. Dico la Volvo perché di fatto non è una vettura nuova, bensì la riproposizione come berlina della magnifica SUV XC90 che l’anno scorso ha sfiorato la vittoria dopo un eccitante testa a testa con l’Opel Astra. Stesso pianale, stessi motori, stesso tutto: per questo dai giurati avrà pochi voti. La fascinosa Mercedes Classe E è invece più nuova ed è pure ambiziosa, ma al di fuori della Germania rischia di bucare poco. Costa molto e non è abbastanza rivoluzionaria per farsi preferire. Di sicuro faticherà a prendere voti sui mercati latini, ma anche gli inglesi potrebbero rivelarsi reticenti. No, per me è fuori dai giochi.
Non vedo benissimo nemmeno Nissan Micra e Citroen C3. La Micra non è ancora su strada in troppi Paesi, e questo la rende un oggetto un po’ misterioso. È vero che i giurati hanno potuto provarla, ma sempre in condizioni molto riservate, mai sulle vie di tutti i giorni. L’impatto con l’uso quotidiano è invece molto importante in una valutazione di questo tipo, inoltre il giurato premuroso misura anche l’attenzione dell’uomo della strada. Temo che Nissan pagherà in termini di voti la presentazione nella parte finale dell’anno. La Citroen C3 subirà per contro la concorrenza interna con la Peugeot 3008 e, paradossalmente, i suoi punti forti, quelli che la premieranno sul mercato, valgono poco agli occhi di molti giurati, soprattutto quelli del nord: l’estetica riuscita e l’infotainment a bordo. Il resto della vettura non è altrettanto innovativo e questo le costerà un po’ caro.
Toyota. La C-HR divide in maniera manichea l’uomo della strada. Ha un’estetica molto caratterizzata che piace da impazzire oppure lascia sgomenti. Questo di solito non è mai un male sul mercato, ma impressiona poco i giurati che guardano più ad altri valori piuttosto che l’estetica. E di valori dentro la C-HR ce ne sono molti, manca però la motorizzazione diesel che, per quanto oggi l’immagine dei propulsori a gasolio sia offuscata al pari dell’olio di palma, continua comunque ad avere numeri che contano molto. Se non mi sbaglio sui giurati (qualcuno negli ultimi tempi è di fresco arrivo e non ho avuto modo di vederlo in azione) questa assenza verrà notata e sottolineata in negativo. Considero la H-CR come mina vagante, anche perché in passato Toyota ha colto successi strepitosi con la prima Yaris e poi con la Prius, ma penso che al massimo salirà sul podio e lì si fermerà sul terzo gradino.
Sarà allora testa a testa tra Peugeot 3008 e Alfa Romeo Giulia? Penso di sì. La SUV francese ha una gamma di motori al più alto livello e viaggia sull’onda del successo commerciale di questa tipologia di veicoli che però non sono mai riusciti a vincere l’Oscar delle auto, appunto il Car Of The Year. Che cosa può disturbare la 3008 nella sua caccia al titolo? La presenza della Citroen C3 che un po’ di voti glieli ruberà e poco altro. È una candidata fortissima. Se non ce la farà sarà soltanto per colpa della Giulia.
Dunque l’Alfa Romeo potrebbe spuntarla, anzi, la spunterà. Si tratta di un’auto assolutamente nuova in tutto, con motori aggressivi e una piacevolezza di guida sconvolgente che non passerà inosservata a chi deve votare. In più è di fatto il ritorno in grande stile di un marchio dal blasone lustrissimo e per i giurati latini avrà peso anche la sua linea che sa sedurre chi dà ancora valore allo stile.
M’immagino quindi un arrivo allo sprint un po’ come successo l’anno scorso, e penso che alla fine la spunterà la Giulia. Ma mentre scrivo i giurati ci stanno ancora pensando e li immagino più che mai combattuti. Il 6 marzo sapremo tutto.

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E poi uno dice che le auto sono sempre uguali

E poi uno dice che le auto sono sempre uguali

febbraio 14, 2017  |  Senza categoria  |  91 Commenti  |  Lascia un commento

Nelle ultime settimane mi sono goduto un bel po’ di vetture esposte prima a Ferrara in occasione di Auto e Moto del Passato e poi a Torino per Automotoretrò. Un tuffo all’indietro per respirare quell’aria di un tempo che riempie i polmoni di molti di noi che guardiamo con grande interesse a quello che ci prospetta il futuro ma anche con tanta nostalgia a quello che ci aveva regalato il passato.
Così, attraversando i tanti padiglioni ho imbarcato ricordi e fatto confronti. Soprattutto ho ripensato ai tanti discorsi da bar che animano le discussioni di noi appassionati quando parliamo delle auto di oggi. In particolare alla favola metropolitana che come un mantra accompagna l’uscita di tante automobili nuove: è uguale a quella che c’era prima che è uguale a quella di ancor prima.
Ecco, a spasso per queste esposizioni ha guardato molte nonne delle vetture di oggi e mi è venuta in mente la sequenza dell’uomo di Neanderthal che cresce, cresce e muta di aspetto pur sembrando sempre quello precedente.
E mi sono seduto su una Porsche 912, poi su una Golf prima serie e vi risparmio la Mini che avevo posseduto in versione Austin Cooper S con i codolini e i cerchi Minilite da 10 pollici. Io non sono certo cresciuto da allora, anzi, ma mi sono chiesto come facevo ad entrarci, sebbene nel 1969 ci avessi pure gareggiato.
La verità è che ci abituiamo e ci aspetteremmo sempre rivoluzioni invece che evoluzioni, e ci troviamo delusi quando questo non accade. Bisognerebbe allora guardare indietro dopo che si è fatto bene l’occhio all’ultimo modello. Ecco, salire su quello precedente è già un bel salto all’ingiù. Basta far passare un anno, meglio ancora due. Perché chi progetta le auto nuove vede e lavora dove non immaginiamo. Modifica, aggiunge, migliora e arricchisce. Lui lo sa, non fatichiamo a capirlo nella sua interezza. Eppure come un’automobile diventa di ieri il confronto si fa impietoso, e bisogna aspettare che un modello passi da vecchio a storico per tornare a volergli bene.

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Sarà anche americana, ma FCA per gli italiani resta la mamma

febbraio 4, 2017  |  Senza categoria  |  199 Commenti  |  Lascia un commento

Leggo dal sito di Quattroruote: “Un trionfo italiano. Si possono riassumere così i risultati del nostro referendum online Le auto che preferisco 2017, un vero e proprio plebiscito per l’industria tricolore, che si è affermata in tutte le categorie previste dal regolamento”.
La sintesi è perfetta, ma si poteva anche scrivere: “un risultato bulgaro” con riferimento alle elezioni che si tenevano in Bulgaria ai tempi dell’influenza dell’Unione Sovietica, che finivano con la netta maggioranza di un solo partito.
Riporto per chi non avesse letto l’esito finale, culminato con la vittoria assoluta dell’Alfa Romeo Giulia per molti versi prevedibile, il risultato per categorie che mi ha mandato al tappeto:

Citycar: Fiat 500
Piccole: Alfa Romeo MiTo
Compatte: Alfa Romeo Giulietta
Beline medie: Alfa Romeo Giulia
Berline grandi: Maserati Ghibli
Ammiraglie: Maserati Quattroporte
Sportive: Ferrari F12berlinetta
Cabrio: Abarth 124 Spider
Suv e fuoristrada compatte: Fiat 500X
Suv e fuoristrada grandi: Maserati Levante
Monovolume: Fiat 500L Living

Ora, non è che la concorrenza fosse assente, insomma non è che qui ci fosse soltanto un partito da votare, ma è stato come se fosse così, e qualche considerazione bisogna pur farla.
Prima di tutto: hanno votato in tantissimi, mi dicono quasi 40 mila, che è un numero già abbastanza difficile da manipolare. Poi, le auto del Gruppo sono sempre sotto critica comune, però rimangono sempre in vetta alle vendite. Questo significa che gli italiani alla fine le comprano e di conseguenza le votano. Infine anche la concorrenza qualche domanda se la dovrebbe porre: perché i loro clienti non intervengono per difendere le loro vetture preferite? Non leggono Quattroruote? A giudicare dai commenti sul forum della rivista sono più quelli che si scaldano per altre marche (Alfa Romeo a parte, forse) che quelli che si sperticano in lodi per FCA. Allora?
Il dubbio che mi viene è che anche noi appassionati di auto siamo democristiani dentro: come ai tempi della prima repubblica, quando la gente nei bar o per la strada si vantava sempre di non votare mai per lo scudo crociato, preferendo spesso partitini più piccoli e più digeribili. Ma al dunque, quando si doveva infilare il voto nell’urna, vinceva sempre la balena bianca e i partitini restavano piccoli (anche se poi, con il proporzionale, diventavano decisivi per formare maggioranze instabili).
Ecco, rileggendomi i risultati della votazione elencati sopra mi è tornata in mente la DC del bel tempo che fu. Siamo mammoni, e probabilmente mamma Fiat l’abbiamo sempre nel cuore.

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Ford Mustang rimandata nel test Euro NCAP. Il mercato se ne accorgerà?

gennaio 25, 2017  |  Senza categoria  |  84 Commenti  |  Lascia un commento

Diciamolo pure, anche per molti addetti ai lavori il risultato ottenuto dalla Ford Mustang nel crash test dell’Euro NCAP è stato davvero deludente: appena due stelle.
La fascinosa e tanto venduta granturismo americana ha mostrato grosse criticità nella protezione dei passeggeri in caso di urto frontale, insufficiente protezione dell’airbag lato guidatore e scivolamento dei passeggeri dei sedili posteriori. Peccato perché ha avuto per contro buoni riscontri riguardo l’impatto laterale, (palo e barriera) e protezione del pedone anche per la presenza del dispositivo ‘cofano attivo’ che attenua i danni causati alla persona investita. Non una bocciatura, dunque, ma un po’ di ripasso a casa le farà bene.
Come può succedere comunque a un costruttore di grande tradizione ed esperienza di scivolare così male? Probabilmente perché c’è ancora molta differenza nelle regole tra gli Stati Uniti (dove nasce l’iconica sportiva e quello è il suo principale mercato) e l’Europa. Norme differenti e risultati differenti. Questo in ogni modo non toglie che si tratti di un verdetto molto deludente anche se dalla Ford vogliono chiarire che la Mustang rimane un veicolo sicuro, superiore a tutti gli standard di sicurezza applicabili a livello globale. Non a caso – sostengono sempre in Ford – l’agenzia governativa statunitense NHTSA, notoriamente estremamente severa, ha assegnato alla Mustang ben 5 stelle.
Giusto e sbagliato che sia il verdetto, la Ford ha assicurato che nel corso del 2017 uscirà un upgrade del modello, che sarà equipaggiato di serie con il ‘freno automatico di emergenza AEB’ e con il ‘Lane Keeping Aid’, dispositivi che dovrebbero migliorare notevolmente le performance di sicurezza della Mustang.
Resta però l’amaro in bocca, anche se bisogna poi capire quanto un risultato di questo tipo arriverà alle orecchie dei clienti finali, e in ogni caso quanto li influenzerà. Se uno scandalo di portata globale come il dieselgate non ha impedito al Gruppo Volkswagen di diventare primo costruttore nel mondo con ben due anni d’ancipo sui loro piani, ben difficilente due stelle NCAP dissuaderanno chi si può permettere l’acquisto di una accattivante Mustang per il piacere di guidarla e di sfoggiarla. Voi che ne dite?

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Dalla Gendarmeria svizzera un video che farà discutere

gennaio 16, 2017  |  Senza categoria  |  33 Commenti  |  Lascia un commento

Luc Bracke è stato per tanti anni il numero uno di Volvo Italia e poi anche dell’area Europa Sud. Appassionato di automobili e pure di sport, anche adesso che si può permettere di fare il pensionato a tempo pieno continua ad interessarsi del mondo che lo ha occupato per una vita.
Attento come pochi ai temi legati alla sicurezza e al futuro della guida, mi ha segnalato nei giorni scorsi un video diffuso dalla gendarmeria svizzera e dai contenuti decisamente forti https://www.youtube.com/watch?v=RL4TGGURZbQ chiedendomi che cosa ne pensavo.
Or dunque, sono invece io che velo propongo per sentire il vostro parere. L’argomento è di strettissima attualità e sta diventando un problema sociale di enorme portata: qui però è trattato in maniera estremamente forte. Lo fareste vedere sui social o sulle televisioni? Altrimenti che cosa proporreste come metodo per educare?

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