Ha senso correre in auto in età avanzata e rischiare la vita?

settembre 23, 2014  |  Senza categoria  |  166 Commenti  |  Lascia un commento

Le cronache dalle corse americane per vetture storiche riportano due vittime in meno di un mese. Domenica scorsa Philip Bowser, 71 anni, ha perso la vita nell’abitacolo della sua Porsche 998 che, dopo essersi capotata in una delle ultime curve della lunga e velocissima Silver State Classic in Nevada, ha poi preso fuoco.
A fine agosto Lee Duran, 73 anni, che guidava una MG PA monoposto del 1934, è deceduto durante la cronoscalata Lime Rock Historics.
Entrambi i piloti erano molto avanti nell’età, e la prima domanda che viene in mente è quanto senso abbia ancora rischiare la pelle in una competizione automobilistica dopo averlo probabilmente fatto a lungo nel tempo; anche se in verità sono tanti gli appassionati che si avvicinano alle gare per vetture storiche in età avanzata, quando si possono finalmente permettere l’acquisto di una vettura da corsa e hanno intatta la voglia di provare il gusto adrenalinico delle gare.
Personalmente appartengo alla categoria di quelli che hanno corso e poi, appeso il casco al chiodo, non ne vogliono più sapere. Sento di non avere più i riflessi di un tempo, quella voglia di rischiare in ogni curva e so anche che i tempi non verrebbero più fuori, la qualcosa mi manderebbe in bestia.
Ma io non faccio testo: ho tanti amici invece che insistono e sono sempre molto bravi, suscitando in me una certa benevola invidia per la loro passione intatta e l’abilità mantenuta ad un alto livello.
Morale: non ho una risposta né logica né di cuore. Credo però che ciascuno abbia il diritto di seguire la sua passione e soprattutto di farlo quando la china degli anni presenta un tempo sempre più breve davanti. Una sorta di ora o mai più che vale pure per chi ha ansia di viaggiare, di vedere, di leggere, di studiare, di scoprire. L’importante è che si pratichi l’automobilismo sportivo dove si può farlo e non sulle strade di tutti i giorni, perché un conto è rischiare la propria vita e un altro mettere a rischio quella del prossimo.
E’ una considerazione troppo frettolosa? Pensate che i nonni debbano fare per forza i nonni e basta? Dite la vostra: se non siete già anziani oggi, vi auguro che siate un domani; quindi il problema di dar sfogo alle vostre passioni, qualunque esse siano, vi si presenterà davanti.

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Le sanzioni alla Russia sono un boomerang per i produttori di auto

settembre 18, 2014  |  Senza categoria  |  11 Commenti  |  Lascia un commento

Nei giorni scorsi l’interessantissimo sito internazionale “Focus2move” ha sollevato il tema dei rischi legati al mercato auto russo come conseguenza della contesa ucraina e le relative sanzioni messe in essere.
La questione è molto seria e coinvolge tanti produttori di vetture. Per primi, ovviamente, quelli che esportano in Russia i loro veicoli non avendo fabbriche collocate all’interno dei confini sovietici; ma renderà la vita problematica anche a quelli che hanno investito tanto in impianti sul posto e si potrebbero trovare in difficoltà per via di un mercato in fase molto calante.
Dunque, le sanzioni. Se L’Europa e gli Stati Uniti daranno vita alle sanzioni durissime già minacciate, Putin ha risposto che a sua volta chiuderà le importazioni di quasi tutti i prodotti dei Paesi a lui ostili. Quindi anche le automobili, salvo quelle che verranno prodotte sul posto.
Per chi ancora non ha stabilimenti impiantati da quelle parti sarà un duro colpo, e per restare vicino alle cose di casa nostra anche per la Jeep che là aveva un mercato in prospettiva molto importante e che le sarà precluso.
Ma non possono cantare vittoria nemmeno gli stranieri… locali, come Ford, General Motors e soprattutto Renault perché il mercato interno nel mese di agosto ha appena perso il 25,9% rispetto a un anno fa, nono mese negativo di fila. Numeri in ribasso che proiettano un -20% a fine anno e un 2015 ancora in calo su una base annua a 1,9 milioni di unità. Davvero poco per un’area tanto vasta e tanto promettente da ambire al primo posto in Europa davanti alla Germania.
Ci guadagnerà mai qualcuno da questa situazione? Tra sanzioni e possibile guerra sembra una battaglia esclusivamente a perdere per tutti, anche se la situazione di fatto lascia intendere che alla fine i soli a ricavarne qualcosa saranno i soliti cinesi verso i quali non ci saranno sanzioni e potranno incrementare la loro penetrazione com’è accaduto in Iran quando sono stati i soli per anni a commerciare.

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La più bella tra le Ferrari di Luca

settembre 12, 2014  |  Senza categoria  |  70 Commenti  |  Lascia un commento

La fine dell’era Montezemolo in Ferrari sta tenendo banco ovunque per il fragore, i modi e i tempi in cui è diventata di dominio pubblico. Evito allora di entrare anch’io sulla vicenda se non per sintetizzare due precisi convinzioni che ho maturato nel tempo.
La prima è che io credo che nessuno sia più adatto per stare al comando della Ferrari di Luca Montezemolo avendo tutte quelle qualità che sono indispensabili lì. E mi riferisco a charme, presa sui clienti, rispetto per i collezionisti, passione per le corse e ansia sin quasi maniacale che si producano auto assolutamente perfette.
La seconda è che non credo in alcun modo che chi gli succede abbia idea di portare fuori dai nostri confini l’azienda e tantomeno di appannare il blasone.
Premesso questo, vorrei coinvolgervi in una sorta di sondaggio (al solito con le vostre gradite motivazioni anche solo legate all’emozione che sono sempre molto illuminanti per me) riguardo a quali siano state le auto che più vi sono piaciute tra le tantissime nate nei 23 anni di Luca re.
Lascerei da parte le Maserati, compresa la grande intuizione della Quattroporte che resta una mossa a dir poco geniale, e mi concentrerei sulle Rosse che hanno fatto epoca. Ne riassumo qualcuna con grande fretta: 355, 360, 550, 575, 456, 599, 612, 458, ma aggiungerei le fuori categoria Enzo e LaFerrari, e soprattutto le ultime che hanno fatto svoltare il marchio con un occhio a una clientela che prima non c’era e cioè la California e la FF.
Un mare enorme con molte declinazioni e tante anteprime assolute dal punto di vista tecnico, a cominciare dall’adozione del fondo piatto oppure del cambio elettroattuato al volante.
Non ho una preferita, ma il cuore di collezionista mancato mi farebbe mettere in garage una 456 per la sua eleganza oppure una 550 (due auto ancora acquistabili a prezzi ragionevoli ma destinate ad aumentare in fretta il loro valore). Invece voi?

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Addio specchietti, non li vuole più nessuno

settembre 4, 2014  |  Senza categoria  |  98 Commenti  |  Lascia un commento

Il primo automobilista al mondo che decise di usare un banale piccolo specchio per vedere che cosa accadeva alle sue spalle fu Ray Harroun, che passerà alla storia per essere il primo vincitore della leggendaria 500 Miglia di Indianapolis nel 1911. Lo fece proprio in quella gara per evitare di portarsi a bordo il meccanico il cui principale compito era quello di controllare chi arrivava alle spalle.
Fu un espediente furbo, subito giudicato intelligente; così dal 1914 diverse vetture lo offrirono come accessorio in attesa che dal 1919 lo specchietto (poi diventato gli specchietti) diventasse obbligatorio in tutti i paesi del mondo.
Bè, questo nostro compagno di vita in auto si sta avviando alla fine perché ormai tutti i costruttori stanno chiedendo di eliminarlo a favore di un uso diffuso di telecamere a bordo, capaci di assicurare una visione più completa di quanto accade dietro, e attorno, a chi sta al volante. In particolare a premere sono i produttori di auto elettriche che sono i più sensibili all’aerodinamica che rimane chiave nella riduzione dei consumi.
Accadrà presto? A sentire i tecnici ci vorranno dai 5 ai 7 anni almeno, perché bisognerà normare le nuove apparecchiature su tutti i mercati, ma gli esperti scommettono che succederà per forza; così come avverrà con l’obbligo di montare in vettura la telecamera per le manovre in retromarcia che, negli Stati Uniti, entrerà in vigore già a metà 2018. La richiesta pressante è venuta qui da tante associazioni di consumatori allarmate per i troppi incidenti nell’uso dell’auto a marcia indietro: soltanto negli Usa si contano oltre 200 vittime l’anno di cui un terzo sono bambini. Quest’ultima, comunque, non sarà una mossa che stravolgerà molto, perché si valuta che nel giro di un paio d’anni già tre quarti delle auto nuove sul mercato avranno in dotazione la telecamera posteriore.
Faremo fatica ad adeguarci oppure ci saranno malumori? Io vorrei credere di no perché adoro il progresso che migliora le cose. Ma scommetto che non mancheranno le resistenze…

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Qual è il nome di auto che più avete nel cuore?

agosto 26, 2014  |  Senza categoria  |  95 Commenti  |  Lascia un commento

Su un popolare blog negli Stati Uniti sta spopolando un quesito che a quanto pare appassiona molto gli appassionati di auto a stelle e strisce: qual è il nome di automobile che più avete nel cuore?
Al riguardo gli americani pare che non abbiano dubbi: la maggioranza con largo margine ha votato e continua a votare Mustang, nome iconico di una vettura iconica per eccellenza.
Ho provato a girare la domanda a cinque miei amici e di rimbalzo ho ottenuto cinque risposte differenti: Testarossa, Panda, Golf, Miura e Delta. D’altronde nel Paese dei Comuni non poteva essere diverso, ognuno con la sua idea. Ma cinque intervistati non fanno certamente statistica, così ho pensato di girare la domanda alla platea ben più allargata di questo blog.
Che cosa rispondete? E magari, se ne avete voglia, dite a me, e agli altri frequentatori, anche perché. Sarà una sorta di viaggio nel mondo degli appassionati con età, passioni ed emozioni profondamente diverse.

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Strade buie o illuminate. Tutela dell’ambiente o sicurezza?

agosto 13, 2014  |  Senza categoria  |  22 Commenti  |  Lascia un commento

Da anni si scontrano correnti di pensiero riguardo l’illuminazione delle strade. Da una parte ci sono i fautori della massima luce per aumentare la sicurezza sia per chi circola in auto sia per ridurre i rischi nell’ottica di rapine, stupri e furti di veicoli. Dall’altra ci sono le amministrazioni comunali, che vorrebbero risparmiare sui costi, e gli ambientalisti che vedono nella luce artificiale e nella sua produzione un forte fattore d’inquinamento.
Tempo fa ho avuto il piacere di stare a pranzo con l’austronauta Paolo Nespoli che è stato sei mesi nello spazio. Da lassù, mi diceva, il paese più illuminato è sicuramente l’Italia. Troppo a suo parere.
Non ho elementi per contraddirlo e nemmeno la competenza per stabilire se sia più importante la sicurezza delle persone oppure l’ambiente in cui vivono, sono però convinto che tutto quello che si può fare per combinare al meglio le due cose sia un traguardo cui ambire.
Questo è anche ciò cui stanno lavorando in una piccola cittadina danese, Albertslund, dove c’è una strada di 9,2 km illuminata a giorno in cui convivono centinaia di lampade differenti regolate da ogni tipo possibile di sensore per trovare la miglior soluzione ai problemi di cui sopra. La Danimarca, come molti sanno, è uno dei Paesi più impegnati contro la CO2, e pure tra quelli che stanno facendo lo sforzo massimo per arrivare alla mortalità zero sulle strade. Ecco allora che tutti i sensori sparsi su quei quasi 10 km misurano la densità del traffico, la qualità dell’aria, il rumore, le condizioni meteorologiche, i raggi UV e via così. Un lavoro titanico per arrivare a una combinazione che possa soddisfare un po’ tutti, e non soltanto in Danimarca bensì poi in tutte le città del pianeta: luci diffuse, spot, regolate automaticamente in base alle informazioni, che si accendono al passaggio di veicoli o di persone. Dietro a tutto c’è il Danish Outdoor Lighting Lab ( più conosciuto come DOLL) che da molti anni lavora per arrivare a sorgenti di luce a bassissimo impatto ambientale e i cui prototipi di lampade sono decisamente all’avanguardia con grande distacco anche rispetto alle LED che adesso vanno tanto di moda. Oggi ben 25 tra i più grandi produttori del mondo stanno adottando le luci DOLL, capaci peraltro di fare più o meno luce a seconda dell’ambiente circostante e delle necessità, e presto lo scopriremo anche noi che siamo proprio gli ultimi della filiera. Ma quello che conta è che si arrivi al miglior compromesso tra sicurezza e inquinamento, con un po’ d’attenzione in più per chi sulle strade circola: auto, moto e soprattutto biciclette e pedoni.

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Quelle auto appena uscite di listino. Le top e i flop secondo voi.

agosto 6, 2014  |  Senza categoria  |  94 Commenti  |  Lascia un commento

Dall’inizio dell’anno sono già spariti dal listino del nuovo ben 18 automobili con la Toyota iQ che è già in lista d’attesa per essere la prossima. Tra queste alcuni modelli sono stati molto importanti per numeri e per peso nei rispettivi marchi. Il caso più eclatante è la Lamborghini Gallardo che rimane al momento l’auto più venduta della Casa di Sant’Agata, uscita dal mercato per far posto alla strepitosa Huracàn.
Scorrendo l’elenco ci sono quindi vetture che, credo, pochi rimpiangeranno come l’Aston Martin Cygnet, la Seat Exeo, la Tata Aria, la Tata Vista, la Hyundai Genesis Coupé o la Citroen C8, ma ci sono anche auto che qualcuno ricorderà nel tempo con molto affetto. Tra queste io metterei la Fiat Sedici, la Lancia Musa, la Toyota Urban Cruiser oppure ancora la Suzuki Sx4, la Subaru Legacy e la Hyundai i40 senza dimenticare la sinuosa Mazda CX7, le Bmw Serie 3 Coupé e Cabrio, la Corvette C6 e l’Aston Martin V12 Vantage.
Un elenco fitto e ricco che a voi magari suggerisce qualcosa. C’è un modello in particolare che vi piaceva e in un certo senso vi mancherà? C’è un’auto che credete che nel tempo entrerà nella memoria e farà felice qualche collezionista anche col portafoglio non troppo gonfio? Ce n’è almeno una che proprio non sopportavate?

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Volkswagen Italia festeggia i 60 anni. Ma pochi sanno che…

luglio 29, 2014  |  Senza categoria  |  42 Commenti  |  Lascia un commento

Volkswagen Italia ha appena festeggiato i 60 anni e siccome si tratta di un’azienda dagli straordinari risultati, oggi è tutto rose e fiori, feste comprese.
Quello che però pochi ricordano sono stati gli inizi della grande avventura, quando Gerhard Richard Gumpert, tedesco innamoratissimo della città di Bologna dove viveva e dove è sepolto, dovette lottare con le unghie e con i denti contro la locale Amministrazione.
Gumpert è stato il fondatore e primo Presidente della Società, nata con il nome Autogerma, e aveva il desiderio di impiantare una grande sede proprio a Bologna anche perché aveva installato tutto a pochi passi dai binari che portavano alla stazione Centrale, una posizione strategica dove sarebbe bastata una piccola deviazione per poter avere i treni merci in casa e dar vita al magazzino ricambi diventato nel frattempo indispensabile.
Purtroppo l’amministrazione comunale dell’epoca poco amava questo imprenditore tedesco arrivato nel nostro Paese nel 1940 come Segretario di Legazione dell’Ambasciata di Germania. Lo consideravano un “nazista”, la peggior etichetta nella Bologna rossa del dopoguerra.
L’Autogerma produceva affari e dava lavoro, ma questo non poteva bastare. Non passava giorno che qualcuno non gli rompesse le scatole. Abitava sul colle di San Luca, la collina che domina la città, e i vigili in motoretta andavano persino a controllare ogni settimana che le sue magnifiche rose non superassero il muro di cinta, non mancando di multarlo ogni qualvolta accadeva.
Così, quando non accontentato da Bologna per il magazzino ricambi decise di accettare l’offerta della città di Verona per edificarlo là, non mancò lo sgarbo più grande: intitolare la via che confinava con l’Autogerma “via Marzabotto”. Voleva essere un dispetto, fu invece la goccia che lo convinse a trasferire tutta la sede a Verona dove oggi è il vanto della città scaligera.
Chi c’era ricorda anche che Gumpert regalò a Bologna persino una scuola, e che alla morte dell’indimenticato grande patron del Bologna calcio, Renato Dall’Ara, si offrì di comperare la squadra dove giocava il suo connazionale Haller; ma tutto l’establishment locale s’indignò all’idea, preferendo imprenditori in bolletta che poi negli anni hanno distrutto tutto.
Storie ormai dimenticate che culminarono con le suppliche di restare quando fu chiaro che l’Autogerma avrebbe fatto armi e bagagli per scappare a Verona. Ecco lì qualcuno che conta capì che erano stati commessi gravi errori nel passato, così partirono le lusinghe e le promesse. Ma Gumpert era tedesco anche in quel momento: presa una decisone non sarebbe mai tornato sui suoi passi anche se lui, personalmente, restò sempre a vivere nella città di cui era innamorato a dispetto delle troppe assurde angherie sopportate.
Ecco, oggi che si festeggiano i primi 60 anni e si stappano meritate bottiglie con le bollicine, ripassarsi un po’ di storia non è male anche perché tanti che pure lavorano a Verona non la conoscono di sicuro.

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Skoda: un blasone incredibile e un passato comunista che ne offusca l’immagine

luglio 23, 2014  |  Senza categoria  |  68 Commenti  |  Lascia un commento

Adesso tocca a voi fedelissimi della prima ora e nuovi arrivati sul blog. Tocca a voi darmi una mano per rispondere a un mio amico che mi ha posto nei giorni scorsi una domanda a bruciapelo, intelligente ma cui ho faticato a ribattere in maniera veloce.
Il tema è la Skoda e la sua immagine in Italia. Perché una casa dal blasone così alto e dalla vita così lunga fa tanta fatica ad affrancarsi da un’immagine dimessa che le piovuta addosso nel dopoguerra al tempo dell’occupazione comunista? Sì perché la Laurin & Klement che nasce nel lontano 1895 e diventa Skoda nel 1925, dalle sue origini fino alla prima guerra mondiale è stata una marca che forniva le sue auto a re, imperatori e maragià indiani, mica vetture a basso costo. Il suo heritage, come dicono quelli che la sanno lunga, è di quelli di gran lusso: produceva automobili da spellarsi le mani quando in Italia la Fiat pensava ai guidatori di tutti i giorni e la Lancia a inventare soluzioni sofisticate ma non certo a mettersi in concorrenza con Bentley e Rolls Royce come invece facevano i ceki. Al riguardo basta un numero solo a parlare: cento anni fa, nel 1914, lo stabilimento di Mlada Boleslav occupava una superficie di 28 mila metri quadrati, un’estensione fuori dalla norma per una fabbrica del Vecchio Continente. Non solo, ma in quegli anni il 40% della produzione andava all’estero con un successo travolgente anche in paesi lontanissimi come Australia, Nuova Zelanda e Giappone.
Possono quarant’anni di socialismo esasperato aver appannato così un brand? Si dovrebbe dire no, ma se si parla con la gente della strada quasi nessuno da noi ricorda le Skoda di lusso, tantomeno se le immagina. E pensare che quando la Volkswagen se la comprò, molti ceki s’indignarono trovando la cosa indecorosa: l’auto dei ricconi diventata di proprietà di chi fa le auto del popolo.
Come fare a scrollarsi di dosso un passato prossimo per ricordare quello remoto non è facile. E al mio amico non ho saputo rispondere con prontezza. Voi, invece, potete aiutarlo?

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Quando provate un’auto, quali sono i vostri metri di giudizio?

luglio 16, 2014  |  Senza categoria  |  121 Commenti  |  Lascia un commento

In un recente tragitto Milano-Trieste-Milano non ho usato una vettura superpremium e nemmeno un’auto modaiola, ma una Peugeot 308 SW con il motore 1.6 diesel e cambio manuale. Andata di giorno con molto traffico e ritorno di sera con pochi mezzi sulla strada. Strada facendo mi sono accorto di guidare un mezzo che mi pareva cucito addosso e mentre i fari bucavano la notte mi sono messo a fare i complimenti a chi ha concepito questa automobile così poco appariscente ma assolutamente in linea con le migliori tedesche della categoria.
Ovviamente ognuno di noi ha i suoi parametri per valutare, in un tragitto apparentemente lungo ma tutto sommato breve, un’automobile, e io conosco bene quali sono le cose che me la fanno apprezzare visto che, a dispetto dell’età, provo ancora per la guida un piacere animalesco. Per esempio la 308 ha uno sterzo un po’ duro, perfetto per una guida pulita, indispensabile per infilarsi in un sorpasso di due camion che si stanno a loro volta sorpassando. Poi ha un volante in pelle della giusta misura, grosso quanto basta per trasmettere un senso di controllo efficace, con due orecchiette appoggia pollici su misura per i miei… pollici. Quindi, quando si tiene l’avambraccio appoggiato al bracciolo si scopre che la mano cade proprio dove deve: sulla leva del cambio, che è un sei marce rapportato come Dio comanda. Il motore non è particolarmente potente, ma in sesta a soli 1000 giri ha ancora un alito di verve per riprendere senza vuoti mentre a 2.200 passa già i 150 orari. Infine il consumo istantaneo in autostrada era sempre sotto i 5 litri per 100 Km, il che mi metteva di buonumore.
Oltretutto non mi sono stancato per nulla, a riprova che la posizione di guida, apparsami subito buona, è in realtà eccellente, così ho deciso che il prestigioso Car of the Year non è stato assegnato a caso. Ma tutto questo preambolo porta soltanto ad esaudire un mia curiosità, cioè capire come voi giudicate un’auto quando vi capita di salirci sopra. Vi ho elencato alcune delle cose a cui io bado di più, diciamo così d’istinto, però voi v’interessate magari a tutt’altro, e m’attizza saperlo. Ecco, non quando guardate un’auto dall’esterno, bensì quando ci salite sopra e la guidate per la prima volta: a che cosa si rivolge la vostra attenzione oppure la vostra curiosità? Quali sono le impressioni grazie alle quali decidete che un’auto vi piace o non vi piace dal punto di vista della guida?

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