L’affidabilità è il vero progresso

novembre 18, 2014  |  Senza categoria  |  64 Commenti  |  Lascia un commento

Mentre leggevo alcune liriche di Louis Simpson mi sono imbattuto in “Classico Americano”, una poesia da cui riporto alcuni versi:

“E’ una scena americana classica
Un’auto ferma a bordo della strada
E un uomo che cerca di ripararla.

La donna che rimane in macchina
Nella scena americana classica
Si volta a guardare il traffico della superstrada.

Sembrano sorpresi, e si vergognano
Di essere così indifesi..
Piantati in asso in mezzo alla strada!”

Ricordo bene quella scena, che poi erano tante scene che si ripetevano puntuali sulle nostre strade negli anni del boom e della motorizzazione di massa. E’ vero, le automobili si rompono anche oggi e chi ne è vittima impreca e si lamenta perché perde un appuntamento, si guasta le vacanze e comunque deve mettere mano al portafoglio. Ma accade tanto di meno rispetto a un tempo pur con un parco circolante cresciuto a dismisura.

Nell’ultimo mezzo secolo le quattro grandi conquiste del mondo automobilistico sono state: l’affidabilità dei mezzi meccanici, l’accresciuta sicurezza attiva e passiva, la riduzione dei consumi a dispetto di un peso dei veicoli quasi raddoppiato e di prestazioni a loro volta quasi raddoppiate, l’attenzione per l’ambiente non soltanto in quanto alle emissioni ma anche per la costruzione dei veicoli con materiali completamente riciclabili.

Tutte queste cose, unite alla tante diavolerie di bordo che si apprezzano soltanto quando se ne ha davvero bisogno, vanno sotto il nome di progresso, una parola che a molti dei romantici aficionados di questo blog va sempre un po’ stretta. Peraltro anch’io, quando mi volto indietro, sospiro: sono cresciuto a pane e motori e il mio rapporto con il comportamento su strada è qualcosa di carnale. Lego alla guida emozioni dirette ed emozioni vissute, una storia ad ogni curva, l’esame per la patente vissuto con più tensione che quello di maturità. Ma ho avuto la fortuna di restare a contatto con il mondo dell’auto e coglierne giorno dopo giorno i piccoli, grandi, continui passi avanti. E di apprezzarli nella loro interezza.

Così, rileggendo i versi all’inizio, li ho fatti miei probabilmente molto più di voi, quasi tutti più giovani. Io ho negli occhi la scena della poesia, cornice abituale dei miei primi viaggi da Bologna verso il mare, quando le Fiat 600 accostavano col cofano alzato e il motore che fumava o quando, nel bel mezzo di un acquazzone, tante vetture si fermavano ammutolite per via dei contatti bagnati. Di recente ho bucato una gomma sull’autostrada dalla parti di Casalpusterlengo. Ero al volante di una Bmw: ho imprecato un po’, poi ho premuto il pulsante rosso sul tetto, ho risposto all’assistenza attraverso il sistema di bordo, e dopo 15 minuti è arrivato il carro attrezzi. Non foravo una gomma da almeno vent’anni (che per me fanno un milione di km mal contati) e mi sono detto che poteva andar peggio. Senza spesa alcuna, per di più: l’assicurazione Bmw Mobil Care ha pensato a tutto. Oggi è davvero tutto più facile.

64 Commenti  Lascia un commento

Quali vetture di oggi saranno candidate auto del XXI secolo?

novembre 11, 2014  |  Senza categoria  |  58 Commenti  |  Lascia un commento

Quindici anni fa, in questi giorni, veniva eletta l’auto del secolo. Fu un’esperienza straordinaria per chi, come me, ebbe la fortuna di far parte di quella grande giuria internazionale (135 giornalisti specializzati, provenienti da 32 paesi diversi scelti in giro per tutto il mondo), con un impegno che si dipanò nell’arco di due anni.
A coordinare il tutto fu un comitato direttivo composto da 5 cinque formidabili esperti capitanati da Lord Montagu di Baulieu che avevano preso in considerazione 1.500 vetture selezionandone in un primo tempo 716 e via via riducendo questo numero a 200, un elenco che venne reso pubblico in occasione del Salone di Amsterdam del 1997. A questo punto i 135 giurati ebbero a disposizione tanto prezioso materiale prodotto dal comitato scientifico che servì a tanti di noi per scoprire pregi e virtù uniche di tanti modelli di cui si sapeva poco o nulla a dispetto della loro importanza storica e tecnica.
I criteri di valutazione erano: il design, l’importanza storica, il comportamento su strada valutato in confronto con i concorrenti dell’epoca, le innovazioni tecniche.
Il successivo passaggio fu la riduzione da 200 a 100 finaliste e qui si chiese anche l’intervento degli appassionati via internet. Il risultato fu che i giornalisti produssero una lista di 25 regine cui si sarebbero potute aggiungere fino a un massimo 10 vetture scelte dal pubblico anche se poi se ne aggregò soltanto una (le altre 9 erano tra quelle già scelte dai giurati).
A questo punto ci fu la votazione finale (25 punti da assegnare alle 5 auto scelte da ogni giurato con 25 punti da dividere tra loro e un massimo di 10 punti per la prima). Le 5 superfinaliste furono poi votate nel corso di una spettacolare serata in diretta televisiva da Las Vegas e lì fu proclamata la vincitrice.
Vinse la Ford T (742 punti) davanti a Mini (617), Citroen DS (567), Vw Maggiolino (521) e Porsche 911 (303), tutte auto decisamente immortali e cariche di gloria, storia resistenza nel tempo.
Ho provato allora a pensare alle auto del secolo attuale e non riesco ad immaginarmi una possibile candidata da votare nel 2099. C’è qualche vettura secondo voi tra quelle nate dal 2000 in avanti che entrerà nelle prime 100 finaliste? Se si, quale?

p.s. Per i più curiosi tra le 100 finaliste l’Italia fu rappresentata in quantità record, ben 19 auto. Queste:
Alfa Romeo (4)
• 6C 1750
• 8C 2300
• Giulietta Sprint coupé
• Alfasud
Cisitalia (1)
• 202 – 1100 Coupé
Ferrari (3)
• 166
• 250 GT SWB Berlinetta
• 365 GTB4 Daytona
Fiat (3)
• 500 Topolino
• 600 Multipla
• Nuova 500 (1957)
Lamborghini (2)
• Miura
• Countach LP 400
Lancia (6)
• Lambda Torpedo
• Aprilia
• Aurelia B10
• Aurelia B24 Spider
• Lancia Fulvia HF Coupé
• Lancia Stratos HF Berlinetta

58 Commenti  Lascia un commento

Se spariranno i semafori i pedoni come faranno?

novembre 4, 2014  |  Senza categoria  |  87 Commenti  |  Lascia un commento

Leggevo nei giorni scorsi un’interessantissima intervista a Christoph Stiller, membro dell’Istituto di tecnologia di Karlsruhe, in Germania, che sta lavorando sui veicoli a guida autonoma da due decenni. A suo parere nel giro di 5, massimo 7 anni, le vetture senza pilota alla guida invaderanno le strade dei Paesi più sviluppati del pianeta e si porteranno dietro la progressiva sparizione dei semafori agli incroci delle strade perché la loro presenza si rivelerà inutile.
La ragione è intuibile: se il flusso del traffico sarà regolato da una rete che può essere quella già esistente per i telefonini, oppure una più sofisticata (e costosa) da sistemare a bordo di ogni vettura nuova, non serviranno gli indicatori attuali con le loro tre luci ma tutto sarà segnalato direttamente alle vetture, e queste si fermeranno e ripartiranno al momento opportuno mandando in pensione quel semaforo che proprio nel 2014 ha festeggiato il suo primo (e ultimo?) secolo di vita.
Ovviamente se così sarà, e lo stesso accadrà per i cartelli indicatori previsti dal codice (gli avvisi arriveranno anch’essi direttamente alle vetture) e pure quelli stradali perché su ogni auto ci sarà un GPS che conosce a menadito la strada, sarà festa grande per gli ambientalisti che addebitano alle automobili anche la responsabilità, tra le tante, dell’inquinamento ottico a danno del paesaggio.
Fin qui, al di là dello sconcerto che tutte le cose nuove esercitano sui meno preparati al futuro che è alle porte, tutto parrebbe funzionare. Con un dubbio cui occorre dare però una risposta: i pedoni. La gente. Infatti, ha ancora bisogno di sapere quand’è che ci si può avventurare attraverso quattro corsie di traffico. Che si tratti di una versione elettronica a largo spettro del “pulsante per chiedere l’elemosina” che vediamo in presenza delle strisce pedonali di oggi, o forse una “app” per segnalare al flusso del traffico che vogliamo attraversare, fatto sta che bisognerà trovare un sistema per proteggere chi vorrà valicare in sicurezza la strada. Non s’è letto molto al riguardo finora, ma è venuto il momento di pensare anche a questo.

87 Commenti  Lascia un commento

Quando in auto o in moto potevamo girare il mondo

ottobre 28, 2014  |  Senza categoria  |  53 Commenti  |  Lascia un commento


Ma oggi siamo più ricchi o più poveri di ieri? La domanda non va considerata in un senso strettamente economico, e mi piacerebbe allargarla a tanti campi. Quello automobilistico, in particolare, perché ci riguarda da vicino.
Un anno fa a Quattroruote volevamo provare a battere il record della Fiat Campagnola alla Algeri – Città del Capo. Un primato vecchissimo (1952) che sulla carta sarebbe oggi una passeggiata con una Panda 4×4. In realtà è impossibile riuscirci perché il Continente nero si è diviso in tanti stati, molti dei quali oggi estremamente turbolenti, con confini pieni di lungaggini burocratiche da espletare. Insomma, a conti fatti, è un’impresa impossibile.
Ma chi, non più giovane, ricorda i viaggi di sogno della sua età scapigliata, si accorge che adesso è diventato tutto impossibile. C’era chi andava a Kabul in Lambretta, chi esplorava tutta l’Asia Minore fino ad Aleppo; addirittura per il lancio di una vettura Renault a fine anni ’80 ci portarono nello Yemen del Nord partendo da San’a fino al deserto di Rub al-Kali. Ero poi in Libano a seguire il locale rally nel 1979 quando ricominciò la guerra e la gara si corse sotto i bombardamenti, e le spedizioni di ogni genere nel Sahara erano occasioni da non mancare.
Ecco, tutto questo adesso è diventato impossibile. Libia, Egitto, Tunisia, mete classiche per escursioni alla portata di (quasi) tutti, oggi sono quasi sempre vietate. Le rivolte e le guerre che si moltiplicano giorno dopo giorno ci hanno tolto il viaggiare “attraverso” a favore del viaggiare “trasvolando”. Marco Polo raggiungeva la Cina a piedi, a noi non è più concesso di farlo. Certo, in aereo a Shanghai o a Pechino ci arriviamo in un attimo, ma non è la stessa cosa. Ci perdiamo Bagdad, Bassora, Ormuz, Samarcanda e via di mete esotiche ormai diventate sogni proibiti. Anche in questo la mia generazione è stata più ricca rispetto a quelle più giovani: potevamo vedere con gli occhi quello che i ragazzi oggi possono immaginare solo attraverso filmati. In molti casi ci parevano viaggi da poveretti, su mezzi provvisori e alloggi di fortuna. Eravamo invece fortunati perché automobili improbabili o motorette in fin di vita ci portavano esplorare civiltà che adesso si possono soltanto studiare a casa. Mica piccola la differenza.

53 Commenti  Lascia un commento

Quei ciclisti che sfrecciano sulle strisce pedonali

ottobre 23, 2014  |  Senza categoria  |  88 Commenti  |  Lascia un commento

Ormai da 20 giorni mi trovo, purtroppo non per piacere, a girare per la città di Parma, e una cosa mi sconcerta ogni volta di più: l’abitudine consolidata dei suoi abitanti ad attraversare le strade in bicicletta, e pure ad andatura sostenuta, sulle strisce pedonali.
Lo fanno tutti, con rarissime eccezioni, e ne deduco che sia diventata una cattiva regola.
Il codice della strada al riguardo è molto chiaro: chi è munito di bicicletta deve percorrere le strisce pedonali a piedi con la bici a mano. Una regola precisa che non ammette eccezioni, e il motivo è di esclusiva sicurezza per i ciclisti.
Succede infatti che la velocità di percorrenza delle due ruote è decisamente più rapida di quella di un pedone e così pure lo spazio occupato in maniera trasversale al flusso del traffico.
Qualcuno, sbagliando, obbietterà: peggio per loro se vengono investiti. Ma non è così per due precise ragioni. La prima è che non è mai bene se qualcuno viene travolto da un mezzo molto più pesante e quindi pericolosamente offensivo, la seconda è che per un automobilista sarà sempre difficile cavarsela senza conseguenze anche se è dalla parte della ragione (che rimane una magra consolazione).
Il problema, va ribadito, è molto serio perché i tempi d’arresto si complicano anche se si viaggia a velocità di codice della strada. Un conto infatti è vedere un pedone e calcolare il proprio tempo di reazione, il suo tempo di reazione, e recepirne la velocità, un conto è farlo con una due ruote che sfreccia e può attraversare la strada in un quinto del tempo di uno che va a piedi.
Sono da molti anni molto solidale verso chi va in bicicletta (anche se sono stato tanto attaccato perché a suo mi sono dichiarato convinto sostenitore dell’uso del casco anche per i mezzi a pedali); credo infatti che molti lo facciano per necessità e molti altri per una sincera benemerita convinzione ambientalista. In entrambi i casi sono nel giusto, e chi va in auto dovrebbe avere verso di loro il massimo rispetto e la massima cautela.
Però bisogna che lo stesso avvenga anche dal lato opposto, e vi assicuro che vedersi tagliata la strada da un ciclista che non guarda a chi arriva, perché si crede protetto dalle zebre che calpesta, è ogni volta un colpo al cuore.
Ma quegli stessi vigili colpevoli che non fermano e non multano mai chi guida senza cinture, chi viaggia attaccato al telefonino, chi non mette la freccia prima di svoltare, nemmeno si preoccupano di scoraggiare chi fa un uso disinvolto e pericoloso della bici. Non è una novità che ormai si facciano contravvenzioni esclusivamente attraverso sistemi elettronici di controllo (velocità, semaforo rosso, ingressi a zone a traffico limitato) oppure a vetture ferme in divieto di sosta. Però gli automobilisti pericolosi e i ciclisti a rischio sono un problema che non si può far sempre finta di non vedere.

88 Commenti  Lascia un commento

L’auto ideale per chi macina chilometri

ottobre 16, 2014  |  Senza categoria  |  151 Commenti  |  Lascia un commento

In questo blog, ricco di appassionati con la A maiuscola, quasi sempre ci si perde in discussioni sulle automobili giudicando le stesse sul piano dell’estetica, delle prestazioni, della tecnica, a volte anche del prezzo. Quasi mai ci si pone il problema di chi una vettura la sceglie (o la deve scegliere) per soddisfare delle esigenze pratiche che vengono forzatamente prima delle caratteristiche di cui sopra.
C’è, per esempio, chi è condizionato dalle dimensioni del suo garage, magari prezioso perché sottocasa in una zona strategica, ma di vecchia costruzione e quindi pensato per veicoli un tempo molto più piccoli. Oppure c’è chi ha vincoli fisici: di piccola statura altrimenti di dimensioni fuori norma, problemi di vista la notte (il mio amico Lele, provati i fari allo Xeno, non vuole più una vettura che ne sia sprovvista), problemi di schiena (seduta alta, schienale rigido) e così via.
Infine ci sono quelli che in auto percorrono tanti chilometri, dai 40 mila in su ogni anno. Per molti di questi il confort a bordo, magari anche il cambio automatico, gli ausili alla guida (cruise control, segnalatori di sorpasso linee di corsia, controllori della distanza dal veicolo che li precede…) e tante altre diavolerie diventano irrinunciabili. Così come l’affidabilità, la robustezza, il piano di carico o anche la rosa concessa dall’azienda se si tratta di una vettura di servizio oppure di un benefit.
Ford Mondeo, Volkswagen Passat, Fiat Freemont, Peugeot 508 sono cavalli di battaglia preferiti da tanti mangiatori di chilometri. Dalla loro hanno dimensioni generose, prestazioni molto buone, consumi accettabili e persino prezzi abbordabili pur appartenendo a segmenti medio-alti.
Non so se vi siete mai posti il problema nell’ottica di consumare l’asfalto giorno dopo giorno. Se toccasse a voi una scelta con questa esigenza, su quale vettura vi tuffereste?

151 Commenti  Lascia un commento

In difesa della Fiat Duna: basta con quel linciaggio che non muore mai

ottobre 9, 2014  |  Senza categoria  |  71 Commenti  |  Lascia un commento

Ci sono infortuni, nel senso di vetture che non hanno mai incontrato i favori del pubblico, il cui ricordo infelice non sbiadisce mai.
Ancora pochi giorni fa, durante un pranzo di lavoro, un commensale con un ruolo importante nel mondo dei motori, citava con il ben noto comune disprezzo la Fiat Duna: un’automobile eletta un po’ da tutti a simbolo delle vetture mal riuscite.
Vi sorprenderete, ma la cosa l’ho trovata decisamente ingiusta.
Nei miei tanti anni di mestiere ho avuto a che fare con catenacci mal funzionanti e con macchine dalle estetiche improbabili, robaccia inqualificabile ma dimenticata da tutti. La Duna no: ha vissuto in Europa appena quattro anni eppure si è ficcata nella memoria come il peggio del peggio.
Ma era davvero così brutta? No, non lo era, almeno in senso assoluto. Andava tanto male? Mah: non eccelleva e comunque non tradiva le modeste aspettative di chi se l’era portata a casa. Quale fu, dunque, la sua colpa più grande? Essere sta presa a zimbello dalla rivista satirica Cuore. Altra spiegazione, in tutta onestà, non la trovo.
Vi chiederete quindi se sono matto a difenderne il ricordo, domanda lecita quando una convinzione si radica del pensiero comune, ma io sono certo del contrario e proverò a spiegarmi. La Duna si presentò nel 1987, con la sua carrozzeria a tre volumi molto banale di figlia tardiva di modelli poco attraenti come la Ritmo e la 127 Panorama. Arrivava dal Brasile dove non è che di solito si producano auto molto all’avanguardia, pertanto si portava addosso un marchio di miseria costruttiva e questo le fu fatale.
Ma era forse peggio, che so, della prima Dacia Logan arrivata sul mercato 17 anni dopo? Esteticamente proprio no, meccanicamente nemmeno e nemmeno il sangue della Logan era molto più blu, arrivando la quest’ultima dalla Romania che, automobilisticamente, conta molto meno del Brasile.
Eppure nessuno si è scandalizzato all’epoca per quella Logan così poco attraente, senza servosterzo e con soluzioni poverissime pur con quasi vent’anni di meno sul groppone.
Anzi, molti si eccitarono per l’idea low cost di un’auto che, per di più, tra il prezzo annunciato al lancio internazionale e il suo prezzo nelle concessionarie italiane faceva ballare quasi il 50% (in più). Una boiata la Duna, una trovata geniale la Logan. Mistero.
Ho provato a citare proprio la Logan al mio compagno di tavola leggendo nei suoi occhi uno sguardo perso. Della fetentissima Duna ricordava tutto, della miserevole rumena nulla. Buon per la Dacia, che poi ha sfornato auto molto interessanti, gradevoli e di grande successo, ma è giustizia questa? E quante auto da dietro la lavagna sono arrivate sul mercato negli anni senza subire l’oltraggio patito dalla Duna, pur essendosi rivelate indiscutibilmente più brutte, meno efficaci e in certi casi pure più costose? A voi l’ardua sentenza.

71 Commenti  Lascia un commento

Quelle auto che mai avremmo immaginato

ottobre 1, 2014  |  Senza categoria  |  112 Commenti  |  Lascia un commento

Partendo per Parigi, dove al solito le novità fioccheranno, ho provato a pensare se mai ci saranno automobili che un domani entreranno nella storia. In passato è successo e spesso lo si è capito con grande ritardo.
Peraltro, tra gli appassionati, Da una vita aleggia una sfiducia ingiustificata e tiene sempre banco il mantra che ormai le auto sono tutte uguali, sia dentro che fuori.
Niente è più sbagliato ma contro i luoghi comuni è quasi impossibile spuntarla. Così sono partito da un quarto di secolo fa, che non è un intervallo tanto lungo, e ho tentato di mettere in fila un po’ di vetture che nel 1990 mai ci saremmo immaginati di vedere sulle strade. Un elenco frettoloso che voi potrete allungare a piacere completando e arricchendo la mia veloce lista.
Sono partito dalla Toyota Prius, modello dai costi contenuti che ha aperto una via nuova per consumare di meno in città e migliorare allo stesso tempo l’ambiente. Chi avrebbe mai immaginato un’auto siffatta, oltretutto senza dimenticare il grande scetticismo con cui fu accolta.
Vado avanti con la Porsche Cayenne, simbolo per molti di arroganza al volante, ma pure una vera rivoluzione per la Casa di Stoccarda che sembrava essere incapace di tirare fuori qualcosa in grado di vendere quanto o più dell’immortale 911. Invece è arrivata una Suv per di più anche col motore a gasolio e quindi persino ibrida.
C’è poi il caso Tesla S, una vettura che è un concentrato di tecnologia e idee. È arrivata come un fulmine a ciel sereno sorprendendo tutti. Inimmaginabile nel 1990 credere che sarebbe nata un’auto elettrica, perfettamente funzionante e prestazionale, destinata a un pubblico molto abbiente invece che per un uso cittadino e di servizio.
Mi è venuta in mente anche la Ferrari FF. Venticinque anni fa il top era rappresentato dall’inarrivabile F40 e sfido chiunque a immaginarsi all’epoca un’auto del Cavallino con carrozzeria shooting brake, la trazione integrale, 200 CV in più dell’F40 è un costo, in proporzione, pari a un terzo.
E per chiudere metto la Jeep Renegade. Maddai, una Jeep che nasce in Italia, a Melfi per di più, con dimensioni contenute e un respiro addirittura mondiale! Me l’avessero detto allora, ma anche soltanto 5 anni fa, mi sarei scompisciati dalle risate, e con me tutti gli analisti. Invece è successo, perché il mondo non sta mai fermo e perché non c’è nulla più difficile che fare previsioni. Così, quando si pensa che non possa più accadere nulla, ecco che succede qualcosa, spesso qualcosa di grosso.

112 Commenti  Lascia un commento

Ha senso correre in auto in età avanzata e rischiare la vita?

settembre 23, 2014  |  Senza categoria  |  166 Commenti  |  Lascia un commento

Le cronache dalle corse americane per vetture storiche riportano due vittime in meno di un mese. Domenica scorsa Philip Bowser, 71 anni, ha perso la vita nell’abitacolo della sua Porsche 998 che, dopo essersi capotata in una delle ultime curve della lunga e velocissima Silver State Classic in Nevada, ha poi preso fuoco.
A fine agosto Lee Duran, 73 anni, che guidava una MG PA monoposto del 1934, è deceduto durante la cronoscalata Lime Rock Historics.
Entrambi i piloti erano molto avanti nell’età, e la prima domanda che viene in mente è quanto senso abbia ancora rischiare la pelle in una competizione automobilistica dopo averlo probabilmente fatto a lungo nel tempo; anche se in verità sono tanti gli appassionati che si avvicinano alle gare per vetture storiche in età avanzata, quando si possono finalmente permettere l’acquisto di una vettura da corsa e hanno intatta la voglia di provare il gusto adrenalinico delle gare.
Personalmente appartengo alla categoria di quelli che hanno corso e poi, appeso il casco al chiodo, non ne vogliono più sapere. Sento di non avere più i riflessi di un tempo, quella voglia di rischiare in ogni curva e so anche che i tempi non verrebbero più fuori, la qualcosa mi manderebbe in bestia.
Ma io non faccio testo: ho tanti amici invece che insistono e sono sempre molto bravi, suscitando in me una certa benevola invidia per la loro passione intatta e l’abilità mantenuta ad un alto livello.
Morale: non ho una risposta né logica né di cuore. Credo però che ciascuno abbia il diritto di seguire la sua passione e soprattutto di farlo quando la china degli anni presenta un tempo sempre più breve davanti. Una sorta di ora o mai più che vale pure per chi ha ansia di viaggiare, di vedere, di leggere, di studiare, di scoprire. L’importante è che si pratichi l’automobilismo sportivo dove si può farlo e non sulle strade di tutti i giorni, perché un conto è rischiare la propria vita e un altro mettere a rischio quella del prossimo.
E’ una considerazione troppo frettolosa? Pensate che i nonni debbano fare per forza i nonni e basta? Dite la vostra: se non siete già anziani oggi, vi auguro che siate un domani; quindi il problema di dar sfogo alle vostre passioni, qualunque esse siano, vi si presenterà davanti.

166 Commenti  Lascia un commento

Le sanzioni alla Russia sono un boomerang per i produttori di auto

settembre 18, 2014  |  Senza categoria  |  11 Commenti  |  Lascia un commento

Nei giorni scorsi l’interessantissimo sito internazionale “Focus2move” ha sollevato il tema dei rischi legati al mercato auto russo come conseguenza della contesa ucraina e le relative sanzioni messe in essere.
La questione è molto seria e coinvolge tanti produttori di vetture. Per primi, ovviamente, quelli che esportano in Russia i loro veicoli non avendo fabbriche collocate all’interno dei confini sovietici; ma renderà la vita problematica anche a quelli che hanno investito tanto in impianti sul posto e si potrebbero trovare in difficoltà per via di un mercato in fase molto calante.
Dunque, le sanzioni. Se L’Europa e gli Stati Uniti daranno vita alle sanzioni durissime già minacciate, Putin ha risposto che a sua volta chiuderà le importazioni di quasi tutti i prodotti dei Paesi a lui ostili. Quindi anche le automobili, salvo quelle che verranno prodotte sul posto.
Per chi ancora non ha stabilimenti impiantati da quelle parti sarà un duro colpo, e per restare vicino alle cose di casa nostra anche per la Jeep che là aveva un mercato in prospettiva molto importante e che le sarà precluso.
Ma non possono cantare vittoria nemmeno gli stranieri… locali, come Ford, General Motors e soprattutto Renault perché il mercato interno nel mese di agosto ha appena perso il 25,9% rispetto a un anno fa, nono mese negativo di fila. Numeri in ribasso che proiettano un -20% a fine anno e un 2015 ancora in calo su una base annua a 1,9 milioni di unità. Davvero poco per un’area tanto vasta e tanto promettente da ambire al primo posto in Europa davanti alla Germania.
Ci guadagnerà mai qualcuno da questa situazione? Tra sanzioni e possibile guerra sembra una battaglia esclusivamente a perdere per tutti, anche se la situazione di fatto lascia intendere che alla fine i soli a ricavarne qualcosa saranno i soliti cinesi verso i quali non ci saranno sanzioni e potranno incrementare la loro penetrazione com’è accaduto in Iran quando sono stati i soli per anni a commerciare.

11 Commenti  Lascia un commento