Ci mancava il sabotatore in casa Tesla

giugno 19, 2018  |  Senza categoria  |  13 Commenti  |  Lascia un commento

Oramai non passa giorno che non si chiacchieri di Tesla e forse il vecchio detto di Oscar Wilde “nel bene o nel male purché se ne parli” è più che mai d’attualità.
In effetti tra produzione che non decolla, vetture che prendono fuoco e maestranze che se ne vanno a casa, di argomenti per cui avere titoloni sui media ne fioccano sempre.
Ma forse siamo arrivati alla fine se è vero quanto dichiarato da Elon Musk, in una email inviata a tutti i dipendenti.
Il grande capo sostiene infatti di aver scoperto un “sabotatore” all’interno del gruppo chiarendo, con queste parole riportate dalla Cnbc, che si sarebbe trattato di
“un’azione di sabotaggio piuttosto estesa e compromettente”, come modificare i codici relativi ad alcuni prodotti oppure diffondere dei dati sensibili all’esterno senza alcuna autorizzazione.
Peraltro già in passato si era urlato al sabotaggio all’interno del mondo Tesla: accadde nel 2016 a riguardo di un razzo di SpaceX che era esploso mentre veniva rifornito prima di un test.
Staremo a vedere. Intanto rimane alto il clamore per l’annunciato taglio del 9% della forza lavoro e per i ritardi sui piani roboanti annunciati negli ultimi anni. Musk gode di una fama planetaria e di un seguito quasi religioso, ma la sensazione che qualcosa stia scricchiolando sta prendendo il centro della scena.

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Sistemi di sicurezza e crollo di certi ricambi

giugno 13, 2018  |  Senza categoria  |  31 Commenti  |  Lascia un commento

«Avanti pure con tutti questi sistemi di sicurezza, tanto alla fine gli unici che ci rimettono siamo noi!» La voce che pronuncia queste parole è quella di un noto concessionario di Milano con un giro d’affari apparentemente da capogiro.
Non è alterato, ed è anche troppo intelligente per non capire l’importanza di tutti i sistemi oggi a bordo delle automobili che aiutano a prevenire e anche ad evitare tanti incidenti, ma alla fine del mese il suo cervello si trova a fare i conti anche con il portafoglio, così continua il suo sfogo per farsi capire e quasi per scusarsi. «Il fatto è che da quando ci sono i sensori di parcheggio, le telecamere a bordo, gli indicatori che s’illuminano sugli specchietti retrovisori quando qualcuno sta sorpassando e si trova nel ben noto angolo cieco, e poi soprattutto da quando a bordo c’è la frenata assistita, i piccoli botti vanno scomparendo…».
Poi mi porta nel grande magazzino ricambi e mi mostra paraurti e portiere appese alla parete, a suo dire pieni di polvere. E insiste col lamento: «Guarda che tirare avanti, con molti dipendenti a carico, è sempre più difficile perché sulle automobili nuove non si guadagna più niente. Il cliente entra in salone e pretende sempre di spuntare lo sconto più alto, quello che puntualmente un suo amico avrebbe strappato da un mio concorrente, tanto che ormai noi possiamo soltanto sperare di incassare qualcosa dal premio della casa al raggiungimento dell’obiettivo di vendita che ci viene chiesto, ma sarebbe meglio dire che è preteso costi quel che costi. Hai presente le vetture auto-immatricolate, le ben note km 0? Si fanno per arrivare all’obiettivo, altrimenti nessuno si metterebbe in casa tante auto che ristagnano nei cortili, soprattutto certi modelli che nessuno acquisterebbe mai se non ci vedesse dietro un prezzo-affare. Così, alla fine della fiera, noi facciamo un po’ di margine sulle vendite finanziate da istituti di credito, sul lavoro in officina e va da sé sui ricambi. Già, ma un conto è vendere un filtro e un altro e vendere una portiera oppure un paraurti. Soltanto che adesso quasi nessuno più boccia la sua auto nel parcheggiarla perché nel paese dei campanelli tutto trilla, avvisa, impedisce l’urto contro ostacoli-trappola, quelli che l’occhio in passato non vedeva mai. E poi, a bassa andatura, la frenata automatica ha cancellato i piccoli tamponamenti, anzi quasi tutti i tamponamenti, ed ecco che un’altra possibile entrata va in fumo. Di questo passo marginare sarà sempre più difficile. Non posso dire maledetta sicurezza attiva, però per noi è un bel danno.»
Ovviamente io ho un altro rapporto con i sistemi di sicurezza a bordo, ma posso comprendere il disagio del mio interlocutore perché tutto dipende da che parte si esamina ogni faccenda. Come diceva Enzo Iachetti: è sempre una questione di punti di vista, come gli aquiloni che magari pensano che la terra sia attaccata al filo.

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Auto elettriche e posti di lavoro

giugno 5, 2018  |  Senza categoria  |  31 Commenti  |  Lascia un commento

L’uomo con cui ho conversato a lungo pochi giorni fa è un monumento dell’automotive mondiale. È troppo in vista perché io ne possa svelare il nome perché potrebbe avermi detto troppe cose che contano e lo metterei in difficoltà. Però, siccome la conversazione è stata lunga e i discorsi tanti, qualche cosa che non comprometterà da un lato il nostro rapporto personale e dall’altro la sua posizione professionale si può riportare.
Ad esempio la sua valutazione sociale sul futuro dell’industria dell’automobile oggi che è di fronte a una svolta che può cambiare il corso della storia ma anche mettere in ginocchio un intero comparto manifatturiero con tutto quanto ci gira attorno.
Il tema è quello dell’elettrico che avanza, e per capirne portata e relative conseguenze bisogna fare un passo indietro, all’arrivo dei robot nelle fabbriche. Bisogna allora risalire ai primi anni 70 quando i primi roboti, per dirla all’italiana, vengono dotati di pinze di saldatura per assemblare le scocche delle automobili. Da allora è stato un crescendo inarrestabile con un parallelo crollo del bisogno di operai nelle catene di montaggio. Senza arrivare per forza a quanto l’economista Jeremy Rifkin ipotizza, e cioè che entro il 2050 l’intero sistema economico mondiale potrà essere gestito dal 5% della popolazione adulta, è certo che il panorama industriale è cambiato completamente e fabbriche con 50 mila operai come un tempo Mirafiori non sono più immaginabili (oggi il record è a Wolfsburg dove la Volkswagen impiega 21 mila persone).
Ma ecco l’orizzonte che fa paura nell’ottica dei posti di lavoro, l’arrivo dei motori elettrici che sono incredibilmente più semplici di quelli tradizionali e necessitano di molti meno componenti (che tengono in piedi l’industria corollaria alle fabbriche di auto). Addirittura la Casa Bianca, durante l’Amministrazione Obama, aveva stimato una perdita di circa 3 milioni di posti di lavoro a causa dell’auto elettrica e questa minaccia oggi va letta più per difetto che per eccesso. I costruttori di auto lo sanno, mentre il pericolo dietro l’angolo sfugge ai politici che non vedono mai oltre al loro mandato elettorale.
Questo spiegherebbe molto bene – a detta del mio illustre interlocutore – perché ci sono paesi come la Norvegia che fa i soldi vendendo il suo petrolio ma si fa bella con il suo boom di auto elettriche. Già perché da loro non ci sono fabbriche di automobili e quindi non c’è nemmeno il rischio di mettere a casa migliaia di operai che sarebbero un problema sociale troppo grosso da gestire. Ma che cosa succederà in tempi medi in Gran Bretagna, Francia, Germania o anche in Italia?
Lo ha chiesto a me e io lo chiedo a voi.

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Multe raddoppiate, ma le pagano sempre in meno

maggio 28, 2018  |  Senza categoria  |  38 Commenti  |  Lascia un commento

Domenica 27 maggio su tutti i quotidiani è apparsa con grande rilievo la notizia del boom assoluto delle contravvenzioni, arrivate nel 2016 a 2,5 miliardi di euro (!) contro l’1,4 del 2006.
Già qui ci sarebbe da fare un salto sulla sedia perché si tratta di un dato stratosferico quanto ingiustificato che ci porta a un primato europeo per nulla lusinghiero. Impossibile immaginare che la nostra indisciplina sia tanto peggiorata in un decennio, più corretto immaginarsi che gli occhi elettronici sempre più sparpagliati sul territorio, meglio ancora dove è più facile fare cassa, stiano lavorando a pancia bassa.
Ma il secondo dato, ancor più sconfortante, è che di questa cifra stellare soltanto il 39% è stato riscosso mentre il 61% delle contravvenzioni sono finite in cavalleria.
Peggio di dieci anni prima? Certo che sì, visto che nel 2006 il 60% era stato pagato così che il quasi raddoppio dell’imponibile si è adeguato o quasi a quello incassato un decennio fa.
Qui si possono aprire mille discorsi. Il primo è che non serve questa tolleranza zero di comodo alle spalle degli automobilisti se poi tanti la fanno franca. Il secondo è che una volta di più siamo di fronte a due Italie, con l’eccezione del Molise che con il 75% è la regione più virtuosa dello stivale a dispetto di un sud dove appena 27,5% fa il suo dovere (addirittura il 18,4 in Sicilia…). Terzo, e più desolante, è che da noi la piaga di mancanza di certezza della pena (vale per tutto, dagli arrestati liberati all’istante, dai troppi evasori che la fanno franca fino a quelli che non pagano le contravvenzioni al codice della strada) sembra un male inestirpabile.
Uno stato che non riesce a far rispettare le sue regole (comprese quelle vessatorie ai danni dei cittadini ligi al dovere) è uno stato senza prospettive. Succede infatti, per restare al campo che ci riguarda da vicino, che multe sempre più salate, e trappole sempre più nascoste, gravano sempre e soltanto sulle vittime più rispettose delle regole: gli automobilisti che pagano subito, quasi sempre entro i primi 5 giorni.
Se si dovesse pagare meno pagheremmo tutti? Il tema ricorda il cane che si mangia la coda, però se guardiamo al 2006 il sospetto viene: quando le sanzioni erano più calmierate – e comunque molte di meno – più automobilisti espiavano la loro colpa.
Al liceo s’imparavano le parole di Svetonio: le pecore vanno tosate, non scorticate. Andatelo a riferire ai fanatici dei multavelox-bancomat.

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Auto anacronistiche e prezzo della benzina che sale

maggio 22, 2018  |  Senza categoria  |  26 Commenti  |  Lascia un commento

In questi giorni il prezzo della benzina si è impennato perché è cresciuto il costo del petrolio al barile e non ci sono buone sensazioni che a breve tornerà a calare. Anzi.
Ovviamente sarà cresciuto anche all’estero e in particolare sarà cresciuto pure negli Stati Uniti dove a dominare la scena sono le SUV più grosse e i vari pik-up mossi da motori a dir poco esagerati.
Eppure da quelle parti sta andando in scena una via senza ritorno che vede sparire i modelli più tradizionali, cioè quasi tutte le berline che avevano cercato il loro posto al sole in questo millennio.
In casa FCA è ben nota l’uscita di scena della Dodge Dart e della Chrysler 200 che pure alla loro apparizione promettevano numeri importanti che invece sono stati visti soltanto con il cannocchiale. Ma la scure è calata pesantemente anche in Ford dove in sequenza sono arrivati a fine corsa la popolare Taurus, la Fusion e la Fiesta con il listino che vede confermata la sola Mustang (icona irrinunciabile più per l’immagine che per fare cassa) e dall’anno prossimo la Focus Active che sarà il crossover più umano del Gruppo. Per il resto stop a tutte le auto tradizionali e spazio esclusivamente alle SUV e ai mastodontici pik-up che circolano puntualmente con il cassone vuoto. Ciao ciao berline e che Dio gliela mandi buona, perché se il carburante andrà alle stelle qualcuno poi dovrà farsi delle domande.
E da noi? Il problema esiste ma è meno serio. È vero sì che SUV e crossover crescono a dismisura, ma in molti casi è più la forma che la sostanza ad avere il sopravvento. Questo soprattutto tra le utilitarie dove adesso c’è la corsa a chi la fa più alta perché poi quello che conta è apparire che essere. Ma non da oggi in Italia si compera l’auto per la sua faccia piuttosto che per la sua anima, e in fondo in questo non c’è niente di male.

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Incredibile a dirsi, però accade…

maggio 15, 2018  |  Senza categoria  |  38 Commenti  |  Lascia un commento

Lo scorso sabato, nel primo pomeriggio rientravo verso casa e sull’autostrada A27 mi sono fermato nell’area di servizio Piave Ovest per guardarmi sul tablet le qualifiche della Formula 1 in Spagna.
Siccome faceva molto caldo e il sole picchiava duro ho scelto una zona ombreggiata vicino all’ingresso del punto di ristoro e, mentre mi accingevo a gustarmi il collegamento, ho notato una Mercedes un po’ datata che si è fermata pochi metri davanti a me. Il grande piazzale era deserto e si potevano contare soltanto due vetture parcheggiate, la mia e appunto la Mercedes da cui sono scesi un uomo sulla quarantina e una signora più giovane.
Perché mi sono incuriosito? Perché i due si erano sistemati esattamente sulla piccolissima area riservata ai portatori di handicap nonostante lì attorno ci fossero almeno una cinquantina di spazi liberi.
Non sono stato comunque il solo ad incuriosirmi perché nemmeno un paio di minuti dopo è arrivata una vettura della Polizia Stradale che deve aver pensato la mia stessa cosa. I due agenti sono scesi e hanno aspettato che i due uscissero dal bar, poi hanno chiesto al conducente i documenti ed hanno iniziato un controllo meticolosissimo alla vettura: fari, indicatori di direzione, stato delle coperture, bagagliaio, documenti della passeggera per finire con un lunghissimo interrogatorio. Non so come sia finita la questione perché io ero molto preso dalle qualifiche e non ho idea se ci sia stata una contravvenzione o meno. Di sicuro il conducente non ha passato dei momenti tranquilli e ben gli sta.
Resta comunque un mistero perché uno, con tutto lo spazio a disposizione si debba sistemare proprio dove non deve, e non tanto perché c’è un divieto generico quanto perché proprio nell’unica piazzola riservata ai disabili. Maleducazione, menefreghismo, oppure una insensibilità congenita? Di sicuro a uno così cialtrone io avrei tolto quei punti sulla patente che invece vengono automaticamente rapinati a chi supera anche di un solo chilometro i ridicoli e vigliacchi limiti di velocità esclusivamente per fare cassa.

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Perché il futuro a bordo di un’auto ci sorprenderà

maggio 9, 2018  |  Senza categoria  |  25 Commenti  |  Lascia un commento

Negli anni 50 ci si immaginava il nuovo millennio con le auto che volavano, incroci di strade di ogni tipo con quattro o cinque livelli di percorrenza e tante suggestioni che poi si sono perse via via, mentre in compenso sono arrivati il navigatore satellitare, l’infotainment a bordo, i sensori di parcheggio, telecamere di ogni tipo, la frenata assistita e tutti quegli aiuti alla guida che ci stanno portando verso un futuro che un po’ ci confonde ma che sarà ben lontano dal modo di portare l’auto in giro per le strade cui siamo sempre stati abituati.
Ma quello che più cambierà sarà il modo di vivere l’automobile quando si è a bordo, e lo stesso uso che si farà dei mezzi di trasporto. Per esempio è di questi giorni l’annuncio di Ford in collaborazione con Aedo, una start-up italiana, del progetto “feel the view” che sta per “sentire la vista” che altro non è che un modo un po’ pittoresco per sintetizzare che anche i non vedenti a bordo dell’auto potranno percepire quello che scorre a fianco del finestrino.
In pratica la superfice del finestrino laterale permetterà di riprodurre quello che viene fotografato da un apparecchio integrato trasformando il vetro in una sorta di display tattile in modo che i ciechi o anche gli ipo-vedenti, sfiorando con le dita questo supporto, possano mentalmente ricostruire quello che c’è attorno.
Evito di entrare sulle formidabili soluzioni che sfruttano speciali led e miracolose vibrazioni con 255 livelli d’intensità capaci di far arrivare al cervello la trasposizione di quanto scorre all’esterno, ma non posso non sorprendermi una volta di più di quanto il mondo auto, che ai meno attenti pare sempre immobile, riesca invece a superare ogni immaginazione perfezionando sempre più la sua offerta.
È vero, le auto hanno quattro ruote come un secolo fa e non si alzano da terra, per il resto invece la loro evoluzione mi affascina; e mi rammarico soltanto nel sapere che non potrò campare abbastanza per cogliere tutto quanto di straordinario arriverà negli anni a venire. Sono nato su automobili esclusivamente meccaniche che offrivano prestazioni ridicole al cospetto delle vetture di oggi, che avevano un confort imparagonabile e che si fermavano esclusivamente alla funzione primaria di spostare cose e persone da un punto all’altro. Di quelle macchine ho goduto fascino ed emozioni, ma mi sento molto fortunato per aver potuto apprezzare giorno dopo giorno tutta l’evoluzione senza farmi prendere troppo dalla nostalgia. Ho goduto sempre di ogni opportunità che mi veniva offerta, fossero i vetri elettrici, gli specchietti retrovisori manovrabili dall’interno, le gomme che quasi non si bucano più, l’aria condizionata, l’Abs, l’Esp, i cambi automatici a doppi frizione, i nuovi motori tre cilindri che sono piccolissimi ma hanno prestazioni mostruose, il navigatore satellitare e ancora, ancora, ancora…
L’idea che presto anche in non vedenti saranno meno penalizzati, almeno a bordo di un’auto, che vite umane saranno salvate perché nuovi sistemi di sicurezza verranno in aiuto, che arriveranno sistemi che metteranno limite all’abuso di distrazione a bordo (succederà molto prima di quanto pensiamo), mi eccita e semmai m’infastidisce non riuscire nemmeno ad immaginare che cosa accadrà nel giro di dieci, venti, cinquant’anni perché so che quelli che ce la faranno se la godranno proprio.

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Furbetti con targa estera, fine dei giochi?

maggio 2, 2018  |  Senza categoria  |  46 Commenti  |  Lascia un commento

Diciamolo pure: quante volte abbiamo mal digerito i troppi furbetti al volante che viaggiano sfacciati alla guida di vetture con targa estera infischiandosene dei limiti, dei tutor, dei semafori e di quant’altro, certi che a loro le multe non arriveranno mai.
Si tratta di automobilisti che oltre a non subire contravvenzioni aggirano anche il fisco perché schivano le care assicurazioni italiane, si evitano le nostre costose tasse di possesso (bollo e superbollo) e nemmeno compaiono come intestatari di auto di lusso. Molti eludono anche la regola che vuole che dopo 12 mesi una vettura straniera deve essere obbligatoriamente immatricolata in Italia contando sul fatto che i controlli sono sempre più ridotti perché, com’è noto, ormai le uniche contravvenzioni che piovono a raffica sono quelle legate a rilevazioni strumentali.
È difficile quantificare quante sono queste vetture irregolari, ma le forze dell’ordine le hanno stimate in diverse migliaia, cioè tante, troppe. E la quasi totalità hanno targhe di paesi extraeuropei o comunque fuori dalla UE. In più molte targhe si rifanno a paesi con banche dati non accessibili dalle forze dell’ordine (Romania, Polonia, Bulgaria…) e dove le assicurazioni costano meno, sempre che le auto siano poi davvero assicurate.
Adesso però la cuccagna potrebbe essere al capolinea, ma il condizionale in questi casi è sempre d’obbligo, perché è stata promessa una riforma al Codice della strada che vieterà a chiunque sia residente in Italia da più di sessanta giorni di circolare con veicoli immatricolati all’estero. Il governo l’ha annunciato in Commissione Trasporti rispondendo a una interrogazione del deputato Pd Emiliano Minnucci che ha poi commentato: “L’impostazione data a questo provvedimento rappresenta un importante punto di partenza per risolvere una situazione che nel corso del tempo è degenerata in un vero e proprio caos normativo a discapito dei cittadini onesti e delle stesse forze dell’ordine impegnate nei nostri territori. In quest’ottica, infine, consiglio al Governo di non escludere a priori l’idea di intervenire attraverso un decreto”.
Già, operare per decreto significherebbe che si è capito a fondo il problema, ma non succederà. E con le lune dopo l’ultima tornata elettorale il rischio è che tutto finisca una volta di più a tarallucci e vino.

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Multe più care di notte, un non senso

aprile 23, 2018  |  Senza categoria  |  25 Commenti  |  Lascia un commento

“La sanzione vien di notte/con le strade tutte rotte/viene, bussa e scappa via/poi mi costa una follia”. Questa sembra una filastrocca di Natale, ma purtroppo non lo è. Semmai è una sintesi un po’ sui generis di una decisione impulsiva che è entrata anni fa nel Codice della Strada sull’onda delle famigerati stragi del sabato sera e che resiste senza una vera logica.
Di che cosa si parla? Del fatto che se uno viene multato di notte deve pagare un sovrapprezzo alle contravvenzioni già per conto loro tra le più elevate di tutta Europa. Purtroppo queste avviene molto spesso allorquando la politica si muove in maniera emotiva nella convinzione di quietare un malessere diffuso.
Che senso ha infatti punire con più severità un’infrazione se quest’ultima avviene in condizioni di meno traffico e di minori rischi collaterali? Se uno transita davanti a una scuola dove c’è il limite dei 30 orari a velocità doppia oppure anche tripla è più un pericolo pubblico se lo fa alle 8,30 del mattino oppure alle 23 di sera? E se uno non rispetta uno stop in un incrocio è peggio se lo fa alle 7 di sera oppure alle 4 del mattino? Transitano più pedoni su una striscia pedonale alle 13 oppure alle 3? Allo stesso modo uno è più pericoloso se fa un uso inappropriato del telefonino mentre guida in orario di punta o al contrario se lo fa a notte fonda?
Si può continuare a lungo nell’elenco dei possibili casi di infrazione e non c’è mai paragone tra i pericoli possibili per se stessi oppure verso il prossimo, eppure il Codice della Strada fa un distinguo illogico e sbilanciato all’incontrario.
Ora, questa norma senza senso compiuto andrebbe aggiornata almeno equiparando le due situazioni, la più pericolosa contro la meno pericolosa, anche se adesso togliere la sovrattassa significherebbe immediatamente minori introiti per chi ha sempre più bisogno di fare cassa. Ne consegue che questo non avverrà mai, anche se una recente ricerca di un importante istituto di assicurazioni ha stabilito che al volante la fretta per raggiungere il posto di lavoro o la sede scolastica è micidiale. E la combinazione fretta più distrazione, nell’orario medio delle 8.38 del mattino, è fatale. È infatti a quest’ora che si registra il picco degli incidenti, non certo otto ore prima. Vallo però a spiegare al legislatore che s’illude che chi alza troppo il gomito, o peggio ancora s’impasticca di droghe di ogni tipo, smetta di farlo perché se poi guida e verrà colto sul fatto pagherà un 30% in più.

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La Cina è vicina, già proprio vicina...

La Cina è vicina, già proprio vicina…

aprile 17, 2018  |  Senza categoria  |  40 Commenti  |  Lascia un commento

Immagino che se vi parlo della Great Wall H6, SUV cinese fabbricata a Tianjin e a Bahovitsa in Bulgaria per il mercato europeo, resterete abbastanza sorpresi. In effetti sono sorpreso anch’io perché di quest’automobile so ben poco. Lanciata nel 2011 è stata provata da Quattroruote tre anni fa mentre credo che la seconda versione, uscita l’anno scorso, non sia ancora arrivata in redazione.
A leggere la stampa internazionale pare che il restyling sia molto riuscito e questo non deve sorprendere perché sono diversi anni che questo gippone è il più venduto sul mercato cinese a dispetto di dimensioni importanti che lo mettono a confronto con una concorrenza europea e americana che vanta modelli di assoluto prestigio e indubbie qualità.
Ecco, nei giorni scorsi mi sono chiesto proprio incuriosito come la seconda versione si possa essere evoluta rispetto alla prima, quella che Quattroruote non giudicò con molte negatività. E con una sintesi che faceva così: “È il momento di riscrivere i parametri di riferimento che avevamo sulle auto cinesi. Certo, non tutto il divario con le altre Case asiatiche ed europee è stato azzerato, ma è stato compiuto un passo importante. Rispetto ai modelli precedenti, la nuova Suv della Great Wall si è liberata dei contenuti datati che accomunavano tutto il made in China visto sin qui. È migliorata tanto e vanta un design molto vicino ai nostri gusti”.
Perché allora ne parlo? Semplice: perché ho fatto un balzo sulla sedia leggendo i risultati del mese di febbraio dei modelli più venduti nel mondo ed ho visto che per la prima volta una vettura cinese è entrata nella top ten.
In testa come sempre c’è la Toyota Corolla con 81.613 vetture vendute nel mese più corto dell’anno, e precede altri due mostri sacri come la Ford F-Series e ben più staccata la Vw Golf. Fatta eccezione per l’americanissima Ford, per il resto in classifica è tutta una battaglia Giappone- Europa (Toyota Rav4, Vw Tiguan, Honda Civic, Vw polo, Honda CR-V e Toyota Camry). Poi eccola, al decimo posto, la cinese Haval H6 che fa da capintesta a colleghe con gli occhi a mandorla (Bajoun S10 undicesima e Wuling Hongguang tredicesima).
Dunque i cinesi arrivano, fanno man bassa di marchi stranieri (la sola Geely si è portata a casa Volvo, Lotus, Proton ed è la maggior azionista relativa di Mercedes) e trasferiscono le conoscenze sui prodotti di casa. Cinesi snobbati da tutti fino a dieci anni fa, presi in giro per i loro prodotti puntualmente fallimentari nei test di resistenza, e oggi appetiti e appetibili. Lo ammetto: leggere che nel mese di febbraio appena 20 mila pezzi dividono la Golf regina incontrastata d’Europa da quarant’anni in qua da una SUV di cui nessuno da queste parti conosce l’esistenza è il segno del tempo che passa. E suggerisce anche chi saranno i costruttori di auto che faranno i soldi negli anni a venire.

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