Incidenti stradali, segnali positivi dai numeri

dicembre 9, 2012  |  Senza categoria  |  101 Commenti  |  Lascia un commento

Ogni tanto qualche dato confortante solleva il morale. Sono usciti in questi giorni i dati definitivi (Istat-Aci) sugli incidenti stradali, dati relativi al 2011 completo. I numeri sono confortanti, pur sapendo che bisogna fare sempre meglio. Dunque tutti i riferimenti sono in miglioramento, anche tenendo conto del calo del traffico nel 2011 che sarà ancor più sensibile nei bilanci 2012: meno incidenti (-2,7%), meno morti (-5,6%) e meno feriti (-3,5%). L’Italia in Europa non eccelle, ma galleggia a centro classifica facendo però meglio di Austria, Germania e Belgio che pochi anni fa ci precedevano.

La maggioranza dei sinistri avviene sulle strade extraurbane e urbane mentre sulla rete autostradale gli incidenti si sono ridotti moltissimo (pesano per il 5,4%), ma anche qui occorre fare un distinguo importante: se infatti nel giro di 10 anni gli incidenti sulla media delle autostrade si sono ridotti del 45%, sulla rete di Autostrade per l’Italia il calo è stato addirittura del 75%. Ovviamente c’è un perché, e conta tanto: sui tratti di Autostrade per l’Italia è stato steso per tutta la lunghezza l’asfalto drenante e pure tutti gli spartitraffico sono a norma. Non sono dettagli da poco e i numeri lo testimoniano. Se si fa, si possono anche chiedere aumenti di pedaggio, in caso contrario è lecito parlare di sopruso e di recente Quattroruote ha stigmatizzato, per esempio, le pessime condizioni della Milano-Torino.

Non vi voglio tediare con troppi numeri, però è bene sapere che da quando i controlli sul territorio sono aumentati c’è stato un crollo dei sinistri nelle 16 ore maledette che vanno dalle 22 alle 6 di mattina del venerdì e dalle 22 alle sei di mattina del sabato. Ebbene dal 2010 al 2011 le morti totali si sono più che dimezzate scendendo da 917 a 421!

Infine vi segnalo una curiosità: il peggior decennio, in Italia, resta quello degli anni 60, pur con molto meno traffico ma con mezzi evidentemente molto meno sicuri e strade a loro volta meno protette. Il miglior decennio è fortunatamente l’ultimo. Il confronto è istruttivo: 56.431 morti negli anni 2000 contro 95.386 degli anni ’60. Insomma, il sistema dei trasporti (veicoli, viabilità e leggi), pur con tutte le sue contraddizioni, ha funzionato.

101 Commenti  Lascia un commento

Mustang contro Mini

novembre 29, 2012  |  Senza categoria  |  206 Commenti  |  Lascia un commento

Girando per i vari stand del Salone di Los Angeles, al di lá delle novità esposte e degli interessanti incontri che si possono materializzare, sono i pensieri che si accavallano a pretendere la scena.
Ormai il mercato a stelle e strisce è un continuo confronto tra i produttori locali e le vetture d’importazione, che sono sempre più di moda e che spesso dettano le regole del gioco.
Non a caso è qui che due anni fa venne in mente a Olivier Francois il riuscitissimo slogan “imported from Detroit” per caratterizzare i modelli del Gruppo Chrysler: siccome le auto d’importazione piacevano tanto agli americani lui pensò che sottolineare che le Chrysler erano “importate da Detroit” poteva fare presa sui clienti. Era un nonsenso voluto che poi si è rivelato efficacissimo.
Così pensavo alle grandi differenze che ancora caratterizzano i modelli locali da quelli importati e mi chiedevo come avrei reagito da americano ai grandi controsensi puntualmente sotto gli occhi, per esempio i differenti prezzi di listino.
Guardavoallora la Ford Mustang, un’icona che resiste inossidabile nel tempo. Il modello più economico, col motore 6 cilindri e una cavalleria sotto il cofano da eccitare non poco, parte da 22 mila dollari (poco più di 17 mila euro). Per contro la Mini John Cooper Works parte da 40 mila dollari.
Sono due auto non paragonabili per dimensioni, usi e raffinatezza tecnologica, però lo scarto nel prezzo è sconcertante. Perché mai, se fossi un utente americano, dovrei preferire un’auto molto più piccola, non certo più comoda, con meno potenza e consumi nemmeno troppo distanti in un paese dove la benzina costa 3 euro scarsi al gallone?
Eppure le Mini piacciono e si vendono bene. Chi le sceglie si sente cool, si bea del suo essere diverso. E lo stesso discorso si può traslare a quei 50 mila che avranno comperato nel 2012 una Fiat 500 pagandola ben più di una Mustang che è comunque una sportiva, quindi più cara della media delle berline Usa.
Non mi sono dato una risposta che mi ha convinto, però credo che questa sia soltanto l’ennesima riprova che le automobili non sono elettrodomestici, e che all’acquisto il cuore pesa ancora tantissimo alla faccia di quello che dice il cervello.

206 Commenti  Lascia un commento

Quando voi venite a trovarci…

novembre 22, 2012  |  Senza categoria  |  137 Commenti  |  Lascia un commento

Nei giorni scorsi un nutrito gruppetto composto da diversi tra i più assidui frequentatori di questo blog si è presentato presso il nostro centro prove per vedere come lavoriamo, e poi è venuto in visita anche alla redazione e al museo.

A organizzare tutto è stato “civile” e debbo dire che per noi è stata una bella sorpresa quando ci è arrivata la conferma che un gruppettodi  matti, provenienti anche da molto lontano, si sarebbero materializzati per controllare de visu com’è che lavoriamo.

Credo che sia stata una giornata molto istruttiva e vi allego due video (uno sulla mattinata in pista) e uno molto divertente con domande battenti su ciascuno, anche per scoprire dal vivo chi sono e che cosa pensano.

I link sono qui di seguito; saranno poi loro ad intervenire se vorranno aggiungere qualcosa o rispondere alle vostre curiosità:

http://tv.quattroruote.it/eventi-saloni/video/evento-visita-vairano-blogger-mov/

http://tv.quattroruote.it/eventi-saloni/video/evento-intervista-blogger-mov/

Buona visione

137 Commenti  Lascia un commento

Un calcio a 13 miliardi

novembre 19, 2012  |  Senza categoria  |  80 Commenti  |  Lascia un commento

Sul “Sole 24 Ore” è apparso un interessantissimo ed eloquente articolo di Gian Primo Quagliano, oltretutto estremamente dettagliato voce per voce, da cui risulta che l’anno orribile del mondo dell’auto non sarà in Italia un disastro soltanto perché si venderanno meno automobili, ma perché tutto il sistema è andato in profondo rosso.

Il bilancio complessivo per l’acquisto e l’esercizio di autoveicoli crollerà per quasi 13 miliardi di euro passando dai 198,1 del 2011 ai 185,5 di quest’anno. La stima è stata fatta da Econometrica considerando i dati disponibili sull’andamento delle singole voci di spesa e le dinamiche dei prezzi che continuano a essere in crescita nonostante la crisi. Lo studio rileva che alla fine soltanto le tasse automobilistiche e i rincari del carburante registreranno il segno più, ma per via del carico fiscale, non certo per scelta dei consumatori.

A questo punto è indispensabile valutare quanto vale una perdita secca di 13 miliardi di euro per capire la portata del danno scientificamente operato contro il mondo automotive, oltretutto quello che, come settore, ha l’incidenza più alta sul Prodotto Interno Lordo del nostro paese.

13 miliardi, allora, sono ben di più dei risparmi attesi, in termini di minor spesa al lordo del fisco, nel 2012 e nel 2013 (rispettivamente 3,85 miliardi nel 2012 più 6,7 miliardi nel 2013), con la manovra dei tagli alle pensioni che tanto ha fatto discutere.  Quasi 26 mila miliardi di vecchie lire evaporati per pura miopia demagogica, ben sapendo che mentre gli operai di una fabbrica scendono in piazza e vanno sui giornali, il milione e passa di addetti alla filiera automobilistica allargata subiscono in silenzio la perdita dei posti di lavoro senza che nessuno s’indigni.

Il problema è che non si sa come gridare, contro chi gridare, per essere un minimo ascoltati. L’UNRAE, l’associazione degli importatori esteri, ha annullato la sua annuale conferenza stampa per protesta verso chi, nel Governo, non ascolta nessun grido di dolore che arriva dal nostro ambiente ormai in ginocchio. I concessionari, i gommisti, le officine sono rassegnati e piegati. I politici sono da un anno in campagna elettorale e non ascoltano ma lanciano soltanto proclami per trovare un minimo di consenso. Intanto tutto si ferma, anzi no, va indietro, e nel disinteresse generale ai piani che contano.

80 Commenti  Lascia un commento

Quattroruote Advisor, un amico su cui contare

novembre 12, 2012  |  Senza categoria  |  46 Commenti  |  Lascia un commento

Augurandomi che qualcuno se ne sia accorto, per la prima volta nella sua storia Quattroruote ha dato vista a un’edizione straordinaria arrivata in edicola in questi giorni. Ma non è della rivista che voglio parlare, bensì dell’iniziativa che essa promuove e che è, a mio personalissimo avviso, qualche cosa di estremamente rivoluzionario per un mondo solitamente chiuso ed autoreferenziale come quello delle automobili.

Ripeto un po’ il concetto già scritto nell’editoriale della rivista, ma siccome la cosa la sento moltissimo la ripeto ribadendola: per la prima volta arriva un qualche cosa che permetterà a tutti voi di farvi sentire non soltanto per lamentarvi o per ringraziare qualcuno, ma soprattutto per dare un segnale utile e prezioso agli altri come voi.

Quattroruote Advisor sarà uno strumento indispensabile per radiografare tutta la filiera delle quattro ruote: voi, forti della vostra esperienza vissuta potrete avvisare gli altri segnalando ciò che non ha funzionato o quello che ha funzionato benissimo.

Il mezzo, ritengo, sarà fondamentale soprattutto per le donne, perché di solito sono quelle più a rischio quando vanno da un gommista oppure in officina o ancora in una carrozzeria. Considerate sempre meno esperte dei maschietti, vengono spesso spennate o comunque soggette  a comportamenti non troppo  consoni con l’etica professionale.

Avere un sistema geolocalizzato che ti può dire che cosa c’è attorno a te, e sapere chi è più corretto e chi lo è meno, permetterà scelte più oculate, in un certo qual modo garantite dai pareri di persone che si sono trovate nella stessa situazione.

Noi ci abbiamo lavorato per più di un anno perché mettere a punto un’operazione di questa portata è stato estremamente complesso, e sappiamo che non saranno certamente sufficienti gli oltre centomila indirizzi già catalogati per renderlo completo. Di qui a qualche mese entreranno altre categorie e strada facendo il complesso si completerà. Però bisognava partire e ci siamo sentiti pronti al grande passo.

Gli esperti sostengono che per andare a regime ci vorranno almeno 12 mesi, il tempo che arrivi un numero di contributi all’altezza, ma noi non abbiamo fretta: abbiamo atteso 56 anni di vita per arrivare a questa novità, che sarà mai aspettare per la sua messa a punto. L’importante che l’Italia sia stato il primo paese europeo a poter mettere in piedi una cosa così, difficile ma piena di fascino, e soprattutto dalla parte della gente comune. Quella stessa gente che adesso potrà dire la sua anche riguardo le stesse automobili con la forza dell’esperienza vissuta. Noi continueremo a dirvi, prima di tutti, come sono le auto che arrivano, voi ci direte dopo migliaia di chilometri sulle spalle, come vanno effettivamente. Un modo meraviglioso di chiudere il cerchio.

46 Commenti  Lascia un commento

La Lancia, il cuore e la ragione

novembre 4, 2012  |  Senza categoria  |  305 Commenti  |  Lascia un commento

Sono un lancista di vecchissima data, uno di quelli che in gioventù si divideva in clan, quelli della Fulvia Coupé da una parte e quelli dell’Alfa Romeo Gt Junior dall’altra. Con la Lancia ho corso a lungo e mi sono divertito un sacco. E come tutti i lancisti di vecchia data ho visto sempre questo marchio glorioso soffrire (negli anni 50 ero troppo piccolo e prima della guerra non c’ero).

Ricordo bene che ne parlai a lungo con Vittorio Ghidella, probabilmente era il 1980, a un rally dei Mille Laghi in Finlandia dov’era venuto con la moglie. Proprio il manager forse più “automobilaro” della storia Fiat mi parlò preoccupato della difficoltà di imporre questo marchio al di fuori dei confini italiani. “Io ce la metterò tutta, può scommetterci – mi disse quasi a tranquillizzarmi, anche se non ero certamente io il suo problema – ma la Fiat deve pensare in grande e nel grande la Lancia farà sempre fatica”.

Io riportai su Autosprint quelle parole, con il mio indimenticato direttore, Marcello Sabbatini, che ci fece un titolo impietoso “Ghidella non vede un futuro per la Lancia”. Allora arrivano molte lettere in redazione (le mail erano una cosa inimmaginabile) e in tutte c’era un livore incredibile contro in capo della Fiat che, peraltro, a breve andava sfornando il meglio del marchio, la Thema, la Delta e la Prisma.

Riporto questo episodio per sottolineare come la Lancia sia stata sempre un cruccio per tutti gli uomini sul ponte di comando del Gruppo- Il suo limite stava sempre nell’inesistente penetrazione sui mercati esteri, e questo anche quando la Stratos e poi la Delta vincevano tutto nei rally.

Adesso si sta generando molto scalpore, inevitabile, sui piani Fiat che parlano di un ridimensionamento (non della chiusura, sia chiaro) della Lancia contrapposto al grande rilancio del marchio Alfa Romeo. Ma da un punto di vista manageriale non ci possono essere confronti tra i due brand, non fosse altro perché oggi l’Alfa potrebbe contare su tutti i dealer Chrysler in America che non aspettano altro che vetture del Biscione da proporre, anche se le avrebbero preferite prodotte negli Usa anziché in Italia. Follia, si dirà, ma negli americani è ancora vivo il triste ricordo delle Alfa italiane che avevano mille problemi di qualità costringendo la marca a una ingloriosa fuga da quel mercato.

Oggi, quindi, dovendo guardare avanti e trovare una soluzione (se mai ci sarà) ai problemi occupazionali negli stabilimenti italiani, ecco che non c’era molta scelta: marchio premium per marchio premium, era naturale il sacrificio di quello che non ha nessuna immagine fuori dai nostri confini.

Ovvio che per uno come me è una ferita, ma siccome le strategie commerciali dettano legge a quelle industriali, temo che non ci fosse altra scelta. Alfa e Jeep sono due brand di respiro mondiale, Fiat e Chrysler sono marchi transnazionali e Lancia oppure Dodge sono marchi locali, con la differenza che il locale inteso come Nord America vale volumi molto più grandi di un locale riferito alla sola Italia con un pochino di Francia.

Certo chi ama la Lancia vorrebbe scelte in questa direzione a prescindere dalla prospettive, però chi deve operare non può ragionare con il cuore ma deve usare la ragione. Investire quel poco che si ha su tutto è miope, farlo dove può valerne la pena è più saggio. Lo fanno i medici per salvare un malato di cancrena: amputano un arto ma dopo la persona ha prospettive di vita. Nel caso in questione comunque, l’arto non verrà tagliato: ha le funzioni piuttosto ridotte, in attesa di tornare in uso non appena nuove medicine saranno disponibili.

305 Commenti  Lascia un commento

Andavo a 100 all’ora per trovar la bimba mia

ottobre 22, 2012  |  Senza categoria  |  229 Commenti  |  Lascia un commento

Ieri ascoltavo la radio in macchina e ad un certo punto, girando a caso per trovare un’emittente che si sentisse abbastanza bene tra i monti in cui mi stavo avvitando, è saltato fuori un Morandi d’annata che urlava “andavo a 100 all’ora per trovar la bimba mia”.

E’ stata una folgorazione. Ho resettato il cervello rimettendolo a quegli anni in cui il mezzo meccanico era spacciato sempre per qualcosa di speciale; uno strumento che attizzava la fantasia, che prometteva l’impossibile.

Non eravamo soltanto giovani, volevamo esserlo. La beat generation era arrivata in Italia in ritardo, ma le parole di Kerouac nel suo romanzo “Sulla strada” ci entravano dentro (“Le uniche persone per me sono i pazzi, quelli che sono pazzi di vita, pazzi per parlare, pazzi per essere salvati, vogliosi di ogni cosa allo stesso tempo, quelli che mai sbadigliano o dicono un luogo comune, ma bruciano, bruciano , bruciano, come favolose candele color giallo che esplodono come ragni attraverso le stelle e, nel mezzo, si vede la luce blu e tutti fanno ahh …).

Ecco ho ripensato che la Esso, per pubblicizzare la sua benzina, diceva: “metti un tigre nel motore”. Non era un messaggio qualsiasi, impreziosito da quel tigre declinato al maschile, era proprio un incitamento. Si voleva vivere sopra le righe e l’automobile era considerato ancora lo strumento perfetto per avere libertà, emozioni, illusioni.

Per vent’anni un paio di generazioni (dai più giovani ai già maturi) s’accontentavano di un volante per viaggiare oltre la banalità del vivere quotidiano, poi sono arrivati altri sistemi post-sessantottini che “voglio una vita spericolata” di Vasco Rossi interpretava al meglio. L’automobile, con il suo “il brivido, ma non il rischio” passava la mano. Diventava politicamente corretta. La Fiat lanciava la sua vettura ideale, la Uno “comodosa e risparmiosa” e tutti le sono andati dietro. Le auto da strumento ideale per cuccare e da bramare, diventavano intelligenti, ergonomiche, poco appariscenti, sicure e soprattutto politicamente corrette. Il nuovo Morandi oggi canterebbe “Andavo a 50 all’ora per trovar la bimba mia” e non venderebbe un disco (anche perché non ci sono più).

Lo so, lo so. Quasi tutti voi mi direte che è giusto così.  So anche che avete sicuramente ragione, che quegli anni sono il passato e quelle emozioni delle false illusioni. Ma sentire il Gianni nazionale mi ha ricordato i tempi in cui, in mancanza di soldi, ci bastava mettere un gancio di gomma al cofano della 500 per illuderci che eravamo dei draghi del volante, bastava anche piazzare un casco sul lunotto e si era subito  piloti, infine appiccicando la decal con sopra scritto “me la dai o scendi” dei veri sciupafemmine.

Sì, eravamo ingenui, ma per un’automobile avremmo compiuto qualsiasi pazzia, neanche si trattasse oggi dell’ultimo smartphone.

229 Commenti  Lascia un commento

Io a bordo vorrei che non mancasse mai…

ottobre 17, 2012  |  Senza categoria  |  152 Commenti  |  Lascia un commento

Parlando con alcuni colleghi, di età ed esperienze differenti, siamo entrati in una sorta di avvitamento molto curioso: tralasciando un uso specifico (debbo trasportare roba, oppure vado in vacanza, oppure ancora voglio spendere il meno possibile) e pensando di poter prendere un’auto dal nostro parcheggio dove sono allineate tutte le vetture per le prove, qual è la prima cosa che vorrei trovarci sopra, oppure quali sarebbero le cose a cui, potendo, non rinuncerei.

Il micro sondaggio interno, che ha coinvolto gente delle prove e anche di altri settori non direttamente collegati con la guida, ha prodotto questi tre aggeggi come i più gettonate: il Gps, il cambio automatico e i sensori di parcheggio.

Con la mente, allora, mi sono ripassato i tanti anni legati a questo mondo, e di conseguenza quello che ricordo nelle parole di mio padre, di me ragazzo e poi uomo, di mia moglie, dei miei amici e, ovviamente dei colleghi.

Ad esempio: avere il cambio sincronizzato. Chi se ne rammenta più oggi; eppure era il sogno di tanti, stanchi delle prime marce che non entravano se non da fermi, oppure delle scalate con gli ingranaggi che s’imputavano.

E poi i vetri elettrici. Ormai li hanno quasi tutte le vetture, ma sai che lusso un tempo! E che scocciatura quando bisognava dal posto guida aprire i finestrini dietro per arieggiare, oppure quello del passeggero per chiedere un’informazione…

E così l’autoradio. Oggi è praticamente di serie su tutti i modelli, eppure i meno giovani ricordano la voglia di possederla, e anche lo scomodo rito dei modelli estraibili che seguivano i proprietari al ristorante, in ufficio, in banca o fare compere.

Infine l’aria condizionata. Persino quella manuale che non si regolava mai, troppo caldo o troppo freddo, era un miraggio: il sogno di uno status e la sopravvivenza nei viaggi più lunghi sotto il solleone.

Oggi i ragazzini, che sono cosa ben differente da me a dai miei colleghi, chiedono se a bordo ci sono i comandi vocali, dov’è la presa per l’Ipod, si attaccano con il loro smartphone sul bluetooth non appena salgono, e ti accorgi che d’istinto corrono su tutti gli schermi con le dita perché per loro tutto deve funzionare col sistema touch screen.

E voi, prima di tutto, che cosa vorreste che ci sia a bordo?

152 Commenti  Lascia un commento

So guidare, no tu no

ottobre 12, 2012  |  Senza categoria  |  248 Commenti  |  Lascia un commento

La legge è legge, ma nelle pieghe della legge ci sono talvolta delle storture che danno da pensare. Quanto è successo ad esempio a Paola de Martini, indimenticata campionessa di rally, probabilmente la pilotessa italiana che ha viaggiato più forte in questa disciplina. Vi risparmio il suo curriculum completo, mi limito a dire che ha corso brillantemente nel mondiale e nell’europeo dove è arrivata tra i primi ottenendo persino una vittoria assoluta (impresa in passato toccata soltanto a Donatella Tominz con la Fiat ufficiale).

Paoletta, come tutti la conoscono nel giro delle corse, aveva un talento innato e un coraggio fuori dal comune, e si è sempre battuta alla pari con i colleghi maschi nonostante le gare un tempo fossero ben più dure di oggi e le vetture (ha corso con la Delta Integrale, ma anche con differenti Audi, Subaru, Mitsubishi e Toyota Corolla Wrc) per nulla addomesticabili.

Chi ci ha gareggiato contro ne ricorda la grinta, e chi se la troverà di fronte adesso (già, perché la signora ha deciso di riprendere a competere visto che il suo coetaneo Andreucci continua a menare le danze del tricolore rally) è meglio che si prepari a far fatica per starle davanti.

Ma c’è sempre un ma. Paola, per ragioni che non conosco, ha dovuto rifare la patente di guida come sta capitando a tanti ultimamente. Tutta la trafila: compresi corso ed esame, peraltro superato brillantemente. Adesso, quindi, è neopatentata e per un anno potrà condurre solo vetture con potenza massima di 55 kw/tonnellata con un massimo di 70 kw.

Non mi permetto di discutere l’applicazione della legge (la legge sì, e la posizione di Quattroruote al riguardo è ben nota: è un’anomalia soltanto italiana) però la cosa bisogna ammettere che è abbastanza paradossale. Con tanta gente che guida non sapendo ancora come si può controllare un mezzo in emergenza, magari avendo sulle spalle 10 o 20 e anche più anni al volante, l’idea che chi ha padroneggiato con maestria mezzi potentissimi e super performanti sia per un anno impedito di guidare una comune utilitaria, o anche quel fuoristrada ipervitaminizzato con cui va a far spesa la moglie del dottore, sconcerta un po’. Certo, non è che io non ci dormo sopra per questo, ma se fossi nei suoi panni credo che non la prenderei bene.

248 Commenti  Lascia un commento

Anche la Golf, se si volta indietro…

ottobre 5, 2012  |  Senza categoria  |  196 Commenti  |  Lascia un commento

In questi giorni si è parlato molto della Volkswagen Golf per via dell’arrivo dell’ultima nata, la settima della lunga e gloriosa serie. Prendendo spunto da questo, ho provato a mettere in fila qualche cifra per un ragionamento più vasto che vada oltre la vettura tedesca e interessi tutto il mercato dell’auto in Italia.

Muoviamo da un punto fermo: la Golf è la regina del suo segmento non fosse altro che per i numeri. Lo scorso anno se ne sono vendute, dentro i patri confini, poco più di 40 mila esemplari, un traguardo da leccarsi i baffi per tutta la concorrenza. Ma prima come andava?

Ecco, il suo anno record è il 1987 quando in Italia se ne vendettero la bellezza di 108 mila con un mercato globale che non era molto lontano da quello del 2011. In quell’anno se la giocava, per la supremazia, con una Fiat Ritmo a fine vita. Il contorno era invece contenuto su traguardi piuttosto modesti, addirittura marginali.

Per contro, adesso, pur in presenza di un mercato che fa una fatica bestiale, il contesto è cresciuto molto e la concorrenza è talmente agguerrita e diffusa che il leader, appunto la Golf, fatica a stare al 30% delle vendite di allora.

Quale morale bisogna trarne? Che non c’è più nulla di facile; che tutti i costruttori si stanno tuffando in non importa quale nicchia, così che l’affollamento è addirittura feroce e ci si scanna per una piccola quota. Adesso lì dove la Golf e le varie Fiat (Ritmo, Tipo, Bravo e così via) spopolavano, ci sono tutti, compresi i costruttori premium che un tempo mai si sarebbero degnati a scendere di categoria ma che adesso si giocano tutte le carte disponibili.

Ed è qui che la Fiat, cacciato a mio avviso in malo modo Ghidella, sbagliò la sua prospettiva strategica, perdendo di vista la via europea che negli anni 90 badava più alla qualità che allo stile. Perdere quote in Europa, dove gli altri arrivavano sempre più agguerriti, è stato grave anche se per lungo tempo le alte vendite in Italia (mercato che cresceva sempre più) mascheravano i numeri, addirittura li drogavano.

Poi la grande crisi del Gruppo torinese, conclamata verso la fine del millennio, è precipitata nel suo punto più basso nei primi anni 2000. A quel punto, illudersi di avere le risorse per risalire la china in Europa era pura utopia: tutto è diventato più difficile.

Adesso nel segmento C lottano fianco a fianco i soliti generalisti europei (Fiat, Alfa, Lancia, più Renault, Peugeot, Ford, Opel, Citroen, serie speciali comprese, come la gamma DS), ma anche la Mini, i giapponesi, i coreani, gli spagnoli e i cechi, tutti i marchi premium e i… cinesi della Volvo. Piatto ricco mi ci ficco. E la regina Golf stravince accontentandosi delle briciole rispetto ai primati di un quarto di secolo fa.

196 Commenti  Lascia un commento