Auto anacronistiche e prezzo della benzina che sale

maggio 22, 2018  |  Senza categoria  |  26 Commenti  |  Lascia un commento

In questi giorni il prezzo della benzina si è impennato perché è cresciuto il costo del petrolio al barile e non ci sono buone sensazioni che a breve tornerà a calare. Anzi.
Ovviamente sarà cresciuto anche all’estero e in particolare sarà cresciuto pure negli Stati Uniti dove a dominare la scena sono le SUV più grosse e i vari pik-up mossi da motori a dir poco esagerati.
Eppure da quelle parti sta andando in scena una via senza ritorno che vede sparire i modelli più tradizionali, cioè quasi tutte le berline che avevano cercato il loro posto al sole in questo millennio.
In casa FCA è ben nota l’uscita di scena della Dodge Dart e della Chrysler 200 che pure alla loro apparizione promettevano numeri importanti che invece sono stati visti soltanto con il cannocchiale. Ma la scure è calata pesantemente anche in Ford dove in sequenza sono arrivati a fine corsa la popolare Taurus, la Fusion e la Fiesta con il listino che vede confermata la sola Mustang (icona irrinunciabile più per l’immagine che per fare cassa) e dall’anno prossimo la Focus Active che sarà il crossover più umano del Gruppo. Per il resto stop a tutte le auto tradizionali e spazio esclusivamente alle SUV e ai mastodontici pik-up che circolano puntualmente con il cassone vuoto. Ciao ciao berline e che Dio gliela mandi buona, perché se il carburante andrà alle stelle qualcuno poi dovrà farsi delle domande.
E da noi? Il problema esiste ma è meno serio. È vero sì che SUV e crossover crescono a dismisura, ma in molti casi è più la forma che la sostanza ad avere il sopravvento. Questo soprattutto tra le utilitarie dove adesso c’è la corsa a chi la fa più alta perché poi quello che conta è apparire che essere. Ma non da oggi in Italia si compera l’auto per la sua faccia piuttosto che per la sua anima, e in fondo in questo non c’è niente di male.

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Incredibile a dirsi, però accade…

maggio 15, 2018  |  Senza categoria  |  38 Commenti  |  Lascia un commento

Lo scorso sabato, nel primo pomeriggio rientravo verso casa e sull’autostrada A27 mi sono fermato nell’area di servizio Piave Ovest per guardarmi sul tablet le qualifiche della Formula 1 in Spagna.
Siccome faceva molto caldo e il sole picchiava duro ho scelto una zona ombreggiata vicino all’ingresso del punto di ristoro e, mentre mi accingevo a gustarmi il collegamento, ho notato una Mercedes un po’ datata che si è fermata pochi metri davanti a me. Il grande piazzale era deserto e si potevano contare soltanto due vetture parcheggiate, la mia e appunto la Mercedes da cui sono scesi un uomo sulla quarantina e una signora più giovane.
Perché mi sono incuriosito? Perché i due si erano sistemati esattamente sulla piccolissima area riservata ai portatori di handicap nonostante lì attorno ci fossero almeno una cinquantina di spazi liberi.
Non sono stato comunque il solo ad incuriosirmi perché nemmeno un paio di minuti dopo è arrivata una vettura della Polizia Stradale che deve aver pensato la mia stessa cosa. I due agenti sono scesi e hanno aspettato che i due uscissero dal bar, poi hanno chiesto al conducente i documenti ed hanno iniziato un controllo meticolosissimo alla vettura: fari, indicatori di direzione, stato delle coperture, bagagliaio, documenti della passeggera per finire con un lunghissimo interrogatorio. Non so come sia finita la questione perché io ero molto preso dalle qualifiche e non ho idea se ci sia stata una contravvenzione o meno. Di sicuro il conducente non ha passato dei momenti tranquilli e ben gli sta.
Resta comunque un mistero perché uno, con tutto lo spazio a disposizione si debba sistemare proprio dove non deve, e non tanto perché c’è un divieto generico quanto perché proprio nell’unica piazzola riservata ai disabili. Maleducazione, menefreghismo, oppure una insensibilità congenita? Di sicuro a uno così cialtrone io avrei tolto quei punti sulla patente che invece vengono automaticamente rapinati a chi supera anche di un solo chilometro i ridicoli e vigliacchi limiti di velocità esclusivamente per fare cassa.

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Perché il futuro a bordo di un’auto ci sorprenderà

maggio 9, 2018  |  Senza categoria  |  25 Commenti  |  Lascia un commento

Negli anni 50 ci si immaginava il nuovo millennio con le auto che volavano, incroci di strade di ogni tipo con quattro o cinque livelli di percorrenza e tante suggestioni che poi si sono perse via via, mentre in compenso sono arrivati il navigatore satellitare, l’infotainment a bordo, i sensori di parcheggio, telecamere di ogni tipo, la frenata assistita e tutti quegli aiuti alla guida che ci stanno portando verso un futuro che un po’ ci confonde ma che sarà ben lontano dal modo di portare l’auto in giro per le strade cui siamo sempre stati abituati.
Ma quello che più cambierà sarà il modo di vivere l’automobile quando si è a bordo, e lo stesso uso che si farà dei mezzi di trasporto. Per esempio è di questi giorni l’annuncio di Ford in collaborazione con Aedo, una start-up italiana, del progetto “feel the view” che sta per “sentire la vista” che altro non è che un modo un po’ pittoresco per sintetizzare che anche i non vedenti a bordo dell’auto potranno percepire quello che scorre a fianco del finestrino.
In pratica la superfice del finestrino laterale permetterà di riprodurre quello che viene fotografato da un apparecchio integrato trasformando il vetro in una sorta di display tattile in modo che i ciechi o anche gli ipo-vedenti, sfiorando con le dita questo supporto, possano mentalmente ricostruire quello che c’è attorno.
Evito di entrare sulle formidabili soluzioni che sfruttano speciali led e miracolose vibrazioni con 255 livelli d’intensità capaci di far arrivare al cervello la trasposizione di quanto scorre all’esterno, ma non posso non sorprendermi una volta di più di quanto il mondo auto, che ai meno attenti pare sempre immobile, riesca invece a superare ogni immaginazione perfezionando sempre più la sua offerta.
È vero, le auto hanno quattro ruote come un secolo fa e non si alzano da terra, per il resto invece la loro evoluzione mi affascina; e mi rammarico soltanto nel sapere che non potrò campare abbastanza per cogliere tutto quanto di straordinario arriverà negli anni a venire. Sono nato su automobili esclusivamente meccaniche che offrivano prestazioni ridicole al cospetto delle vetture di oggi, che avevano un confort imparagonabile e che si fermavano esclusivamente alla funzione primaria di spostare cose e persone da un punto all’altro. Di quelle macchine ho goduto fascino ed emozioni, ma mi sento molto fortunato per aver potuto apprezzare giorno dopo giorno tutta l’evoluzione senza farmi prendere troppo dalla nostalgia. Ho goduto sempre di ogni opportunità che mi veniva offerta, fossero i vetri elettrici, gli specchietti retrovisori manovrabili dall’interno, le gomme che quasi non si bucano più, l’aria condizionata, l’Abs, l’Esp, i cambi automatici a doppi frizione, i nuovi motori tre cilindri che sono piccolissimi ma hanno prestazioni mostruose, il navigatore satellitare e ancora, ancora, ancora…
L’idea che presto anche in non vedenti saranno meno penalizzati, almeno a bordo di un’auto, che vite umane saranno salvate perché nuovi sistemi di sicurezza verranno in aiuto, che arriveranno sistemi che metteranno limite all’abuso di distrazione a bordo (succederà molto prima di quanto pensiamo), mi eccita e semmai m’infastidisce non riuscire nemmeno ad immaginare che cosa accadrà nel giro di dieci, venti, cinquant’anni perché so che quelli che ce la faranno se la godranno proprio.

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Furbetti con targa estera, fine dei giochi?

maggio 2, 2018  |  Senza categoria  |  46 Commenti  |  Lascia un commento

Diciamolo pure: quante volte abbiamo mal digerito i troppi furbetti al volante che viaggiano sfacciati alla guida di vetture con targa estera infischiandosene dei limiti, dei tutor, dei semafori e di quant’altro, certi che a loro le multe non arriveranno mai.
Si tratta di automobilisti che oltre a non subire contravvenzioni aggirano anche il fisco perché schivano le care assicurazioni italiane, si evitano le nostre costose tasse di possesso (bollo e superbollo) e nemmeno compaiono come intestatari di auto di lusso. Molti eludono anche la regola che vuole che dopo 12 mesi una vettura straniera deve essere obbligatoriamente immatricolata in Italia contando sul fatto che i controlli sono sempre più ridotti perché, com’è noto, ormai le uniche contravvenzioni che piovono a raffica sono quelle legate a rilevazioni strumentali.
È difficile quantificare quante sono queste vetture irregolari, ma le forze dell’ordine le hanno stimate in diverse migliaia, cioè tante, troppe. E la quasi totalità hanno targhe di paesi extraeuropei o comunque fuori dalla UE. In più molte targhe si rifanno a paesi con banche dati non accessibili dalle forze dell’ordine (Romania, Polonia, Bulgaria…) e dove le assicurazioni costano meno, sempre che le auto siano poi davvero assicurate.
Adesso però la cuccagna potrebbe essere al capolinea, ma il condizionale in questi casi è sempre d’obbligo, perché è stata promessa una riforma al Codice della strada che vieterà a chiunque sia residente in Italia da più di sessanta giorni di circolare con veicoli immatricolati all’estero. Il governo l’ha annunciato in Commissione Trasporti rispondendo a una interrogazione del deputato Pd Emiliano Minnucci che ha poi commentato: “L’impostazione data a questo provvedimento rappresenta un importante punto di partenza per risolvere una situazione che nel corso del tempo è degenerata in un vero e proprio caos normativo a discapito dei cittadini onesti e delle stesse forze dell’ordine impegnate nei nostri territori. In quest’ottica, infine, consiglio al Governo di non escludere a priori l’idea di intervenire attraverso un decreto”.
Già, operare per decreto significherebbe che si è capito a fondo il problema, ma non succederà. E con le lune dopo l’ultima tornata elettorale il rischio è che tutto finisca una volta di più a tarallucci e vino.

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Multe più care di notte, un non senso

aprile 23, 2018  |  Senza categoria  |  25 Commenti  |  Lascia un commento

“La sanzione vien di notte/con le strade tutte rotte/viene, bussa e scappa via/poi mi costa una follia”. Questa sembra una filastrocca di Natale, ma purtroppo non lo è. Semmai è una sintesi un po’ sui generis di una decisione impulsiva che è entrata anni fa nel Codice della Strada sull’onda delle famigerati stragi del sabato sera e che resiste senza una vera logica.
Di che cosa si parla? Del fatto che se uno viene multato di notte deve pagare un sovrapprezzo alle contravvenzioni già per conto loro tra le più elevate di tutta Europa. Purtroppo queste avviene molto spesso allorquando la politica si muove in maniera emotiva nella convinzione di quietare un malessere diffuso.
Che senso ha infatti punire con più severità un’infrazione se quest’ultima avviene in condizioni di meno traffico e di minori rischi collaterali? Se uno transita davanti a una scuola dove c’è il limite dei 30 orari a velocità doppia oppure anche tripla è più un pericolo pubblico se lo fa alle 8,30 del mattino oppure alle 23 di sera? E se uno non rispetta uno stop in un incrocio è peggio se lo fa alle 7 di sera oppure alle 4 del mattino? Transitano più pedoni su una striscia pedonale alle 13 oppure alle 3? Allo stesso modo uno è più pericoloso se fa un uso inappropriato del telefonino mentre guida in orario di punta o al contrario se lo fa a notte fonda?
Si può continuare a lungo nell’elenco dei possibili casi di infrazione e non c’è mai paragone tra i pericoli possibili per se stessi oppure verso il prossimo, eppure il Codice della Strada fa un distinguo illogico e sbilanciato all’incontrario.
Ora, questa norma senza senso compiuto andrebbe aggiornata almeno equiparando le due situazioni, la più pericolosa contro la meno pericolosa, anche se adesso togliere la sovrattassa significherebbe immediatamente minori introiti per chi ha sempre più bisogno di fare cassa. Ne consegue che questo non avverrà mai, anche se una recente ricerca di un importante istituto di assicurazioni ha stabilito che al volante la fretta per raggiungere il posto di lavoro o la sede scolastica è micidiale. E la combinazione fretta più distrazione, nell’orario medio delle 8.38 del mattino, è fatale. È infatti a quest’ora che si registra il picco degli incidenti, non certo otto ore prima. Vallo però a spiegare al legislatore che s’illude che chi alza troppo il gomito, o peggio ancora s’impasticca di droghe di ogni tipo, smetta di farlo perché se poi guida e verrà colto sul fatto pagherà un 30% in più.

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La Cina è vicina, già proprio vicina...

La Cina è vicina, già proprio vicina…

aprile 17, 2018  |  Senza categoria  |  40 Commenti  |  Lascia un commento

Immagino che se vi parlo della Great Wall H6, SUV cinese fabbricata a Tianjin e a Bahovitsa in Bulgaria per il mercato europeo, resterete abbastanza sorpresi. In effetti sono sorpreso anch’io perché di quest’automobile so ben poco. Lanciata nel 2011 è stata provata da Quattroruote tre anni fa mentre credo che la seconda versione, uscita l’anno scorso, non sia ancora arrivata in redazione.
A leggere la stampa internazionale pare che il restyling sia molto riuscito e questo non deve sorprendere perché sono diversi anni che questo gippone è il più venduto sul mercato cinese a dispetto di dimensioni importanti che lo mettono a confronto con una concorrenza europea e americana che vanta modelli di assoluto prestigio e indubbie qualità.
Ecco, nei giorni scorsi mi sono chiesto proprio incuriosito come la seconda versione si possa essere evoluta rispetto alla prima, quella che Quattroruote non giudicò con molte negatività. E con una sintesi che faceva così: “È il momento di riscrivere i parametri di riferimento che avevamo sulle auto cinesi. Certo, non tutto il divario con le altre Case asiatiche ed europee è stato azzerato, ma è stato compiuto un passo importante. Rispetto ai modelli precedenti, la nuova Suv della Great Wall si è liberata dei contenuti datati che accomunavano tutto il made in China visto sin qui. È migliorata tanto e vanta un design molto vicino ai nostri gusti”.
Perché allora ne parlo? Semplice: perché ho fatto un balzo sulla sedia leggendo i risultati del mese di febbraio dei modelli più venduti nel mondo ed ho visto che per la prima volta una vettura cinese è entrata nella top ten.
In testa come sempre c’è la Toyota Corolla con 81.613 vetture vendute nel mese più corto dell’anno, e precede altri due mostri sacri come la Ford F-Series e ben più staccata la Vw Golf. Fatta eccezione per l’americanissima Ford, per il resto in classifica è tutta una battaglia Giappone- Europa (Toyota Rav4, Vw Tiguan, Honda Civic, Vw polo, Honda CR-V e Toyota Camry). Poi eccola, al decimo posto, la cinese Haval H6 che fa da capintesta a colleghe con gli occhi a mandorla (Bajoun S10 undicesima e Wuling Hongguang tredicesima).
Dunque i cinesi arrivano, fanno man bassa di marchi stranieri (la sola Geely si è portata a casa Volvo, Lotus, Proton ed è la maggior azionista relativa di Mercedes) e trasferiscono le conoscenze sui prodotti di casa. Cinesi snobbati da tutti fino a dieci anni fa, presi in giro per i loro prodotti puntualmente fallimentari nei test di resistenza, e oggi appetiti e appetibili. Lo ammetto: leggere che nel mese di febbraio appena 20 mila pezzi dividono la Golf regina incontrastata d’Europa da quarant’anni in qua da una SUV di cui nessuno da queste parti conosce l’esistenza è il segno del tempo che passa. E suggerisce anche chi saranno i costruttori di auto che faranno i soldi negli anni a venire.

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Inventare nuovi modi per rendere accessibile l’acquisto di un’auto nuova

aprile 10, 2018  |  Senza categoria  |  97 Commenti  |  Lascia un commento

Il prezzo d’acquisto delle automobili ha tenuto banco qui nelle scorse settimane quando si è parlato di sud e di vecchie carrette che circolano ancora. Al di là del fatto oggettivo che le automobili, nell’ambito del loro segmento di appartenenza, non sono aumentate in proporzione a molti altri articoli sul mercato, è chiaro che in tempi di crisi economica il listino rimane un fattore decisivo al momento della scelta, specialmente quando si guarda ai modelli più piccoli o comunque più accessibili.
Peraltro oggi il panorama offre vetture sempre all’avanguardia tecnica, un po’ perché la sicurezza lo pretende e molto perché le soluzioni ecologicamente meno invasive diventano sempre più richieste per quanto abbiano costi di produzione esageratamente elevati. Il risultato è che anche tra le utilitarie l’offerta propone vetture ricche di aggeggi un tempo riservati soltanto all’alto di gamma (Esp, airbag, controlli di frenata, pressione delle gomme…) così come soluzioni molto accattivanti sul piano del confort, dell’infotainment (che tanti ormai pretendono), dell’estetica e pure della comodità. Morale: automobili che costano sempre di più.
Mi ha allora molto interessato l’opinione di un assoluto guru del mondo automotive in Italia, Massimo Ghenzer, considerato dall’ambiente – e senza eccezioni – il vero numero uno nel Belpaese non soltanto per il suo glorioso passato al vertice di Ford Italia e Ford Europa, ma anche per la sua argutissima visione.
Sono allora andato a spulciare sul suo blog e, all’interno di un discorso per gli addetti ai lavori intitolato la strategia dei prezzi, ho estratto quanto segue:
“Credo che i costruttori dovrebbero dedicarsi, in parallelo alla presentazione dei gioielli tecnologici, alla tematica del consumatore medio e dei giovani che hanno problemi più basici di gestione di budget familiari sempre più limitati. Tutte le case automobilistiche sono impegnate a ricercare l’innovazione nel progettare nuovi prodotti, ma è arrivato il momento di esercitare la stessa determinazione e continuità d’intenti nel ricercare modelli di acquisto innovativi che rendano il processo più semplice ed economico per il consumatore”.
Mi sembra un pensiero molto mirato e non facilone. Lo sarebbe stato se avesse scritto che le auto dovrebbero costare meno, senza motivare come, sull’onda dei proclami della politica populistica che va per la maggiore. Ha invece chiarito che bisogna trovare nuove strade nel cercare modelli di acquisto innovativi a tutto vantaggio di chi l’auto la vorrebbe ma a certi livelli non se la può permettere.
In un mondo di contratti di lavoro a tempo determinato, con i giovani cui nessuno garantisce più il futuro, con le banche che non erogano prestiti a chi non possiede garanzie, con i proprietari di case che non affittano a chi non può firmare fideiussioni, tocca ai costruttori di auto inventarsi qualcosa, magari caricandosi anche dei rischi dopo che per una vita hanno fatto soltanto affari.

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Auto blu: ecco come si fanno cancellare le multe…

aprile 3, 2018  |  Senza categoria  |  44 Commenti  |  Lascia un commento

Mi considero da mezzo secolo un macinatore di chilometri – con una media molto cauta di 50 mila all’anno che fa un totale mal contato di due milioni e mezzo già accumulati – e da sempre in autostrada mi vedo sorpassare da vetture blu, ma anche di un grigio anonimo, con i lampeggianti accesi e medie da Gran Premio di F1.
Ogni volta provo ad immaginarmi il perché di tanta fretta e ammetto che un po’ scalpito perché spesso anch’io avrei fretta e non mi posso permettere di viaggiare a piede giù perché il codice della strada, perché il tutor, perché, perché. E mi dico che forse loro avranno motivi ben più seri dei miei.
Poi nei giorni scorsi leggo della polemica sui giornali riguardo le auto blu della Regione Emilia Romagna che si sono fatte cancellare le multe da un paio di prefetture e mi sono letto le motivazioni portate per la cancellazione.
Ne pesco qualcuna a caso, ma la ragione è sempre la stessa “impegni istituzionali”. Per esempio l’assessore al bilancio Emma Petitti ne ha prese ben tre per uno stesso viaggio tra la Riviera romagnola e Modena: “doveva partecipare a un incontro in università organizzato dalla Fondazione marco Biagi”. Apperò.
Poi leggo che l’assessore all’agricoltura, Simona Caselli, correva oltre i 150 orari a Faenza per partecipare a una visita ai siti produttivi agroalimentari della zona su invito del sindaco di Brisighella. Leggo ancora dell’assessore alla Protezione Civile, Paola Gazzolo, che pescata a 159 all’ora si è giustificata sostenendo che era di ritorno, sottolineo di ritorno (!), da un incontro con gli amministratori locali della Valmarecchia per discutere di parchi.
Mi fermo qui perché non serve andare oltre. Io so che spesso ho appuntamenti almeno altrettanto importanti e mi devo organizzare per arrivare in tempo, so che c’è gente che magari freme perché vorrebbe arrivare in ospedale il più presto possibile perché hanno ricoverato un suo caro, so che per un intoppo sull’autostrada uno può essere in ritardo e rischia di perdere l’aereo. So, soprattutto, che comunque la multa arriverà e sarà salatissima, mentre nessuna giustificazione sarà accettata. Ecco, andate avanti voi, se volete…

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Da aprile arriva l’eCall sulle auto. Ma non senza inciampi

marzo 27, 2018  |  Senza categoria  |  55 Commenti  |  Lascia un commento

Com’è giusto che sia, qualche quotidiano in questi giorni ha annunciato con rulli di tamburo l’introduzione dall’1 aprile in tutta Europa del sistema a bordo dei veicoli che sarà capace di chiamare da solo i soccorsi in caso d’incidente. Si chiama eCall e risponde a una direttiva che suona così: “un’iniziativa che ha come scopo quello di fornire assistenza rapida agli automobilisti coinvolti in incidenti stradali, ovunque si trovino all’interno dell’Unione europea. Questa iniziativa diventerà obbligatoria in ogni nuovo automezzo venduto all’interno dell’UE a partire da aprile 2018 e i dispositivi dovranno essere installati su tutti i nuovi modelli di auto e furgoni leggeri entro il 31 marzo 2018”. Una funzione quanto mai utile quando guidatore è incosciente o impossibilitato a muoversi perché in automatico chiamerà il 112, numero di emergenza europeo. Peraltro questo sistema deve anche assicurare la privacy, così la chiamata registrerà solo il tipo di veicolo, la tempistica, la posizione esatta dell’incidente e il numero dei passeggeri.
A questo punto però è bene fare un po’ di chiarezza. La disposizione è meritevole e utilissima, capace probabilmente di ridurre i tempi di intervento per i soccorsi del 50% nelle aree rurali e del 40% nei centri urbani. La chiamata sarà automatica dal veicolo incidentato e manuale su quelle di un veicolo soccorritore o comunque testimone di un sinistro. Non sarà però un sistema attivo per ogni veicolo venduto all’interno della UE a partire dal primo aprile (magari!) ma dovrà essere installato soltanto sui veicoli di nuovo tipo, quindi con omologazioni a partire dal 31 marzo. Lo chiarisce il Regolamento di Esecuzione(UE) 2017/78 della Commissione del 15 luglio 2016. La differenza non è insignificante.
In più in Italia c’è un problema: a parte Lombardia, Piemonte, un po’ di Liguria e altri posti a macchia di leopardo, il 112 chiama ancora i carabinieri e non il numero di emergenza europeo. Infatti l’Italia è stata sanzionata dalla UE per non essersi adeguata nei tempi prescritti. Vogliamo immaginarci il caos e i tempi di risposta? Anche qui di chi è la colpa del ritardo? Di una classe politica che verso la circolazione stradale, le automobili e la sicurezza ha sempre un’attenzione impalpabile, più vicina al disinteresse che al dovere.

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Il sud e le troppe vecchie carrette

marzo 19, 2018  |  Senza categoria  |  120 Commenti  |  Lascia un commento

Questa a suo modo può sembrare una lettera aperta ai nuovi Borboni, i neo eletti del Movimento 5 Stelle che regnano adesso nella parte bassa dello Stivale. In realtà è invece una preghiera a favore della riduzione dell’inquinamento che, a ragione, tanto sta a cuore ai nuovi padroni del vapore.
La loro guerra al diesel è cosa nota, e in chiesa potrebbero anche dire che è cosa buona e giusta, ma prima che concentrarsi a senso unico nella crociata contro le auto a gasolio, soprattutto quelle nuove, si può fare tanto per migliorare l’aria che da Roma in giù si respira a pieni polmoni: togliere dalle strade le vetture veramente inquinanti, in particolare tutte quelle che sono arrivate sul mercato prima dell’Euro 3, cioè 17 anni fa.
Auto che nascevano 25 volte più tossiche rispetto alle attuali e che col passare del tempo hanno anche peggiorato le loro emissioni. In tutta Italia di nonne inadeguate ne circolano circa 10 milioni su un totale di 36 milioni di mezzi reali su strada (l’ACI ne conte oltre 38 milioni, ma almeno un paio sono finiti dal demolitore senza regolare denuncia di scomparsa). La cifra mette paura perché dal punto di vista dell’inquinamento sarebbe come se circolassero 250 milioni di automobili in aggiunta ai 25 milioni di altre sorelle assolutamente più pulite (o comunque molto meno sporche).
Ma dove si trovano, che strade battono, le vecchie carrette? Soprattutto nel centro Sud e sulle isole più grandi, secondo i dati puntuali del il Centro Studi e Statistiche dell’UNRAE. Il quadro è disarmante, con la Campania sul podio potendo vantarsi di quasi il 40% del suo circolante che è più vecchio dei 17 anni sopra citati, seguita a ruota dalla Calabria e dalla Sicilia. Si accodano, in questa graduatoria per niente amica dell’ambiente, Basilicata, Molise, Puglia, Sardegna, Abruzzo, Umbria e Lazio. Una top ten dello smog di cui tutti i politici ignorano la portata e ben si guardano dal pensare soluzioni per rinnovare, almeno in quelle zone, il parco circolante.
Se poi volete anche la top ten dei capoluoghi di provincia peggiori d’Italia, dove i sindaci stanno a guardare senza agire, eccovela: Napoli, Catania, Salerno, Palermo, Caserta, Bari, Cosenza, Lecce, Messina e Reggio Calabria.
Cambierà qualcosa con il Movimento 5 Stelle che adesso è la voce preferita di questa parte del Paese? Grillo a suo tempo esaltava l’auto ad aria compressa – progettata e miseramente naufragata non per colpa dei poteri forti del petrolio, ma semplicemente perché non funzionava proprio – che aveva trovato sponde autorevoli sulla stampa non specializzata come la soluzione di tutti i mali. Era un’idea salvifica sulla carta che però aveva il limite di non funzionare su strada, una trovata di cui ovviamente non parla più nessuno. Rimane l’imprinting verde del fondatore del Movimento e dei suoi adepti che adesso hanno la grande occasione per darsi da fare visto che il bubbone da divellere è proprio nelle terre di fresca conquista.

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