Adesso sotto con Fisichella

settembre 3, 2009  |  Formula 1  |  25 Commenti  |  Lascia un commento

Alla fine l’ha spuntata il Fisico. Anche questo un premio alla carriera, quasi che ci fosse un’asticella al di sotto della quale non si poteva andare: Schumacher, Badoer, Fisichella. Tutti in zona quaranta, la temperatura giusta per la febbre dei tifosi Ferrari.

Adesso non ci sono più scuse. Se Michelone avesse mai fallito sarebbe stato perché era da troppo tempo lontano dalle piste; con Badoer, che ha clamorosamente toppato, si è giustamente sottolineato che da uno fuori dalle gare da addirittura dieci anni non ci si poteva aspettare niente di più; invece da Fisichella, in fase indubbiamente discendente di carriera per via dell’età e non certo dello spirito, non si potranno comunque accampare scuse vista la corsa in Belgio dove è arrivato a un solo secondo da Raikkonen, il vincitore.

Conosco Giancarlo dai tempi del kart, quando era il più bravo di tutti e da tutti riconosciuto come il più forte anche se non riuscì mai ad arrivare a un titolo sicuramente alla sua portata. Allora si diceva che era la copia di Senna perché pure Ayrton stradominò con i kart ma collezionò “zero tituli” per jella e per la forza strafottente di un Fullerton che aggiungeva troppo mestiere a grandi qualità.

Quando Giancarlo arrivò in F.1 in tanti vedevano in lui un predestinato, poi però le cose hanno preso una piega strana con un bilancio che non gli rende merito. In Ferrari arriva alla soglia della pensione e con un contratto a tempo che non è mai il massimo della vita. Però Fisico è un duro, uno che porta sulla pelle molte cicatrici per torti subiti. Darà il suo massimo, questo è sicuro, e non deluderà. Il suo inossidabile ottimismo gli farà credere persino che questo sia un premio, ma se andrà forte magari si convincerà che forse è una beffa. Tutto troppo tardi e per troppo poco tempo.

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Super Kimi. E adesso?

agosto 31, 2009  |  Formula 1  |  49 Commenti  |  Lascia un commento

Che sia stato Giancarlo Fisichella l’uomo principe del GP di Spa non ci piove, ma che Kimi Raikkonen sia adesso il pilota al centro della F.1 è altrettanto vero.

Il finlandese, sulla pista regina del mondiale, è stato freddo, implacabile e cinico. È vero che ha approfittato della safety-car per sbarazzarsi in fretta di Fisichella, ma è altrettanto vero che senza la scia di Raikkonen il pilota italiano non sarebbe scappato, e prima o poi il ferrarista avrebbe avuto buon gioco a infilarlo di potenza.

Oggi Kimi sta ritrovando smalto e convinzione; pare proprio che da quando non c’è più nel team il brasiliano Massa a imporre le sue soluzioni tecniche l’auto si cucia meglio addosso al campione del mondo di due anni fa. Fatto sta che lo stato di forma di Raikkonen diventa un vero problema per gli uomini di Maranello, sempre più sulle spine sul da farsi. Chi lo voleva fuori della squadra per la coppia Alonso-Massa, pur con il problema di un contratto onerosissimo da risolvere, adesso vacilla. E se Felipe non tornerà quello di prima? Se impiegherà più tempo del previsto? E ancora: se Kimi va in un altro team, pagato in toto o in parte da noi, e poi magari ci sta davanti?

Tormenti che spiegano bene le indecisioni sul sostituto del brasiliano: Schumi era perfetto sul piano mediatico; un giovane avrebbe avuto senso come strategia ma se poi se la fosse cavata bene avrebbe generato malumori nell’opinione pubblica per un suo appiedamento, oggi si parla di Fisichella ma il rischio che sia molto veloce potrebbe complicare ancora di più la situazione in seno al team in ottica 2010 quando una coppia di piloti bisognerà pur ufficializzarla. Badoer, tra le tante, era la situazione più comoda e, paradossalmente, lo è ancora per quanto i dubbi della vigilia, sull’impiego di un ex pilota che era stato velocissimo ma che da dieci anni era lontano dalle corse, si siano rivelati fondati.

Ma non è la seconda guida il problema del Reparto Corse in questo momento. A Monza qualcuno guiderà e gli appassionati batteranno comunque le mani come sempre succede con la Ferrari. Quello che assilla i capi delle Rosse è il ritrovato Raikkonen. Se dovesse continuare, o addirittura migliorare ancora, la patata bollente scotterà le mani di qualcuno. E nessuno, a Maranello, vuole essere quel qualcuno.

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Mosse magistrali, nessuno come Brawn

agosto 24, 2009  |  Formula 1  |  10 Commenti  |  Lascia un commento

Ci sono mosse che da sole valgono un Mondiale. Ross Brawn, ai bei tempi in Ferrari, ci aveva abituato bene al punto che tutto sembrava normale anziché straordinario. Poi, partito lui, i colpi d’ala sono svaniti nel nulla.
Ma a Valencia ai più attenti non possono essere sfuggite due sfumature decisive per gli interessi della BrawnGP, tappe probabilmente fondamentali per portare questa squadra nata dalle ceneri della Honda alla clamorosa conquista del titolo iridato per costruttori.
Riviviamole perché chi non se ne fosse accorto può capire com’è che si può agire magistralmente operando dal muretto dei box.
La prima. Barrichello è in pista in testa alla gara perché il leader Hamilton è rientrato al 37° giro per il suo rifornimento (disastroso) che gli fa perdere 6”. Il brasiliano ha a disposizione diversi giri per frapporre tra lui e l’inglese un margine di assoluta sicurezza, eppure al 40° giro è richiamato in tutta fretta dal team per la sua sosta. Perché? Perché in pista Nakajima ha appena dechappato una gomma e Brawn teme il possibile ingresso della safety-car. Il brasiliano esce qualche secondo davanti a Hamilton, non con tutto il vantaggio che poteva accumulare con altri tre giri in pista, ma è comunque davanti, cosa che non sarebbe successa se fosse entrata la safety-car e lui fosse dovuto rientrare appunto in regime di safety-car.
La seconda. Due giri dopo, succede che Button entra precipitosamente ai box con almeno un giro di anticipo sul previsto. Che cosa è successo? Brawn si è accorto che Webber, tallonato da Button, ha appena raggiunto Heidfeld che è davanti ma gira più lentamente. Ross intuisce subito che passare il tedesco sarà difficilissimo per Webber e richiama in pit il suo pilota. La Red Bull fa altrettanto il giro dopo, ma è troppo tardi: il tempo perso da Webber dietro a Heidfeld gli costa la posizione rispetto a Button, un sorpasso che in ottica Mondiale piloti è un vero capolavoro.

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Schumi non torna. Tre cose da non dimenticare

agosto 11, 2009  |  Formula 1  |  19 Commenti  |  Lascia un commento

Alla fine Schumi ha detto no. Colpa del collo che fa le bizze e a un campione come lui bisogna credere mettendo subito a tacere le chiacchiere che già girano su molti siti internazionali riguardo la sua paura di non essere più all’altezza delle aspettative.

Al suo posto, anzi al posto di Massa com’è più corretto dire, ci sarà Luca Badoer che dalle gare vere è lontano da molto più tempo ma che con la F60 ha maggiore confidenza. Per Badoer è un giusto riconoscimento visto che ha scelto di rinunciare a una carriera al volante per quella non meno rischiosa e sicuramente meno gratificante del tester, ma il suo ritorno è pieno di incognite e di sicuro non lo farà dormire tranquillo.

Di Schumacher, del suo clamoroso possibile rientro, restano in ogni caso tre cose che vale la pena di sottolineare perché nella vita nulla va buttato.

La prima: l’entusiasmo degli appassionati. Il Kaiser è ancora il Numero Uno e il fermento che ha generato in tutto il mondo lo ha testimoniato ampiamente. Amato alla follia (o anche detestato come sempre accade con i campionissimi) con il suo annuncio ha ridato entusiasmo a un ambiente che si stava spegnendo dietro a troppe beghe spesso inopportune. La mossa mediatica è stata colossale e l’audience della gara di Valencia avrebbe di sicuro raggiunto dati da capogiro.

La seconda: la frase di Hamilton. “Schumacher è svantaggiato perché non ha alle spalle gli stessi GP degli altri. E sarebbe scorretto da parte mia gioire se finissi davanti a lui a Valencia. Il ritorno di Michael è elettrizzante. Una leggenda di questo sport. Sarà un onore e un privilegio competere con lui, tutto il mondo starà a guardare”. Il giovane campione del mondo ha reso merito al possibile rientro di Michael sintetizzando al meglio da un lato i possibili problemi a cui poteva andare incontro il tedesco e l’emozione che un campione di fresca laurea poteva provare a competere al fianco del recordman di tutti i tempi. Il moretto, evidentemente, non ha classe soltanto quando guida.

La terza: il commento di Raikkonen. Il ferrarista Kimi ha dichiarato al quotidiano tedesco “Bild” di essere rimasto impassibile alla notizia del ritorno di Schumacher al volante di una vettura del Cavallino. “Chi sia il mio compagno di squadra mi è indifferente” ha affermato il pilota finlandese.
Ma sì, che il finnico sia un tipo freddo lo si sa da sempre. Però un po’ di rispetto non avrebbe guastato, specie quando si viene da due stagioni in pista piuttosto da dimenticare. Di sicuro questa sua dichiarazione a Maranello non passerà inosservata.

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Schumi non prova la F60, e allora?

agosto 4, 2009  |  Formula 1  |  21 Commenti  |  Lascia un commento

Non è questione di fare un dispetto, ma di rispetto delle regole. Alla stampa nazionale tutto quello che disturba la Ferrari genera grande scalpore, ma nel mondo non va così. Red Bull, Toro Rosso e Williams sono i tre team che sono venuti alla scoperto dichiarando pubblicamente il loro no alla possibilità per il sette volte campione del mondo Michael Schumacher di provare in via del tutto eccezionale la monoposto Ferrari di quest’anno.
La regola è chiara: non si può. E va rispettata. Si è adeguato il quasi-bambino Algersuari, che mai su una F.1 c’era salito, si adatterà prima di Valencia l’esordiente Grosjean che dovrà sostituire Piquet sulla Renault, non c’è quindi motivo di fare un’eccezione per un pilota esperto e di valore assoluto come il vecchio Schumi che di corse ne sa una più del diavolo.
Anzi, gli stessi tre team (ma anche tutti gli altri, compresi quindi quelli che lanciano il sasso ma nascondono la mano) hanno molto arricciato il naso per l’uso delle gomme slick sulla monoposto 2007 usata da Schumi al Mugello. Si trattava di gomme della Gp2? Loro non lo credono affatto e dicono che gli italiani al solito barano (e qui c’è la notizia: davvero c’è qualcuno in F1 che non bara?) e quindi sono ancora più fermi nel richiedere che anche per Schumi non si facciano eccezioni alla regola.
Va bene così. Michelone è talmente bravo che farà di tutto per portare l’acqua al mulino Ferrari: se ci riuscirà sarà merito suo, se non ce la farà non sarà perché ha potuto provare poco. Questo deve essere chiaro. In questa spettacolare operazione mediatica va bene tutto meno che accampare delle scuse. La Ferrari poteva pescare nel grande mare dei piloti allenati e a spasso, ma ha preferito andare sulla sua icona vincendo la sua gara già prima di correre. Ha sicuramente fatto benissimo, ma, di grazia, niente pianti preventivi. Solo i deboli fanno così, e non è il caso delle Rosse.

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Schumi, mossa geniale o occasione persa?

luglio 30, 2009  |  Formula 1  |  25 Commenti  |  Lascia un commento

La mossa è di quelle che piacerebbero a Hollywood: il vecchio campione che torna a calcare le scene e magari rimette tutti ragazzini in riga dall’alto del suo mestiere e della sua classe cristallina. La Ferrari, richiamando quel Michael Schumacher che aveva obbligato a smettere perché c’era un nuovo disegno da portare avanti, ha centrato l’obiettivo di tornare al centro della scena in un anno che più magro non si può.

Dal punto di vista spettacolare non ci poteva essere mossa migliore: a Valencia torneranno i grandi numeri di audience e il mondo sarà calamitato e diviso da scommesse roventi. Ce la farà o non ce la farà? Sin qui niente da dire, il risultato mediatico ha una portata colossale, più ancora di quando tornò Lauda.

Ma se vi va di leggere un’opinione fuori dal coro ve la servo subito. Se tatticamente la mossa Schumi non si discute, dal punto di vista strategico è l’ennesima occasione che la Ferrari si fa sfuggire. In un anno ai margini delle posizioni che contano, senza classifiche per cui lottare, non osare un giovane è mortificante. Perché a Maranello debbono sempre inseguire a pacchi di milioni di euro i campioni affermati senza incrociare mai un talento che sta sbocciando?

Oggi si sbava per Vettel (che due anni fa non costava nulla e che adesso è imprendibile), si ammira Hamilton che la McLaren ha fatto debuttare bambino, si bramava il Kubica in mano ai tedeschi, ci si svenerà per Alonso non avendogli mai prestato un minimo d’attenzione quando vagava tra la Minardi e le formule addestrative.

Weber, il manager di Schumi, nelle ultime ore aveva suggerito di provare il suo nuovo pupillo Hulkenberg, baby di grande avvenire e leader della GP2, ma non è stato ascoltato. Meglio ancora, la Ferrari aveva già avuto modo di saggiare le immense qualità del giovanissimo Bortolotti che la Red Bull le ha soffiato con un contratto quinquennale ma che con una (oggi) misera penale di appena 100 mila euro potrebbe svincolarsi. Invece no, si è preferito l’usato sicurissimo, i titoloni dei giornali, l’emozione dei tifosi. Meglio la gallina oggi dell’uovo domani, insomma. Ma così non si programma, si vive sempre alla giornata.

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BMW scappa. A chi tocca adesso?

luglio 29, 2009  |  Formula 1  |  12 Commenti  |  Lascia un commento

Qui è stato detto e ridetto, ma mai troppo creduto. I costruttori non ne vogliono più sapere di gettare soldi in F.1, considerano questo impegno come poco politico in tempi in cui si debbono operare tagli tra i dipendenti oppure si deve ricorrere alla cassa integrazione. Se i piccoli team privati hanno nelle competizione la loro unica ragione di vita, le Case usano le corse quando fanno loro comodo e le lasciano quando l’interesse diventa minore se non proprio una scomodità.
Per questo Mosley (male, va detto) voleva a tutti i costi squadre pronte a rimpolpare gli schieramenti, ma predicava (male) a sordi che non ci volevano proprio sentire, eppure erano già con la valigia in mano.
Adesso è la BMW ad annunciare ufficialmente il suo ritiro a fine anno, e si teme che in fretta arrivino altri due no (Toyota e Renault i costruttori più fortemente sospettati). Chi credeva ingenuamente in un nuovo campionato alternativo adesso è servito: altro che due campionati, c’è già da leccarsi i gomiti se si riuscirà ad averne uno con un parco partenti decente e non robaccia come la Moto GP dove corrono in sedici e di questi oltre la metà sono di team che prendono due secondi al giro in qualifica.

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Addio scambio Massa-Alonso?

luglio 27, 2009  |  Formula 1  |  7 Commenti  |  Lascia un commento

Il disgraziato incidente in cui è stato coinvolto Felipe Massa, al di là delle conseguenze non ancora molto chiare sul fisico del malcapitato pilota brasiliano, complica all’improvviso i piani Ferrari per gli anni a venire.
Nel giustificato marasma del dopo-qualifiche sono circolate molte voci e una delle più succose parlava di un progetto che i vertici di Maranello stavano mettendo a punto nell’ottica di portare in Ferrari lo spagnolo Fernando Alonso già nella prossima stagione.
Il problema stava (e sta) nel contratto che lega anche per il 2010 Kimi Raikkonen alle Rosse, un accordo profumatamente remunerato cui il finlandese non intende in alcun modo rinunciare. Una delle soluzioni pensate riguardava allora proprio Massa: il brasiliano, oggi molto veloce e molto quotato, sarebbe stato oggetto di scambio con la Renault con la coppia Raikkonen-Alonso a correre per la Scuderia nel 2010.
Il progetto adesso ovviamente salta perché bisognerà vedere prima lo stato di salute di Felipe, poi valutarne le sue reazioni una volta che torna al volante e quindi pensare a qualsiasi altra possibile soluzione. Ma il piano c’era e si vocifera che alla base ci fosse la voglia di liberarsi del manager di Massa, il figlio di Jean Todt, che al momento non è molto gradito come non lo è più nulla che si leghi all’ex capo della gestione sportiva. Questo spiega anche la freddezza della Ferrari verso l’ipotesi di Todt come successore di Mosley, a prescindere dalle dichiarazioni di facciata. Che cosa sia successo non è dato a sapere, ma pare proprio che del vecchio amore (e della doverosa riconoscenza) sia rimasto ben poco. Anzi nulla.

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Tra Vettel e Webber, chi farà meglio?

luglio 14, 2009  |  Formula 1  |  5 Commenti  |  Lascia un commento

Sette giorni magici, l’arco di una settimana. Per i piloti australiani tutto sembra partire da qui: sabato 11 luglio 2009 Mark Webber ha colto la sua prima pole position (e domenica la prima vittoria), il 14 luglio di trent’anni fa Alan Jones centrò a sua volta la sua prima pole, e mezzo secolo fa, il 18 luglio, fu Jack Brabham a scattare per la prima volta della sua luminosissima carriera davanti a tutti.
Oggi tutti sembrano aver scoperto Webber, un pilota che da una vita è velocissimo in qualifica anche se spesso meno costante in gara, soprattutto quando ha dovuto confrontarsi con David Coulthard che era un osso duro, capace di portare in fondo la sua auto anche se doveva lottare con qualifiche sofferte e con carichi di carburante spesso inadeguati.
Come sempre la propria grandezza uno se la costruisce grazie a chi ha di fianco. Se Webber avesse vinto con l’autorità sfoggiata domenica scorsa al Nurburgring avendo in squadra ancora il vecchio David, tutti avrebbero scritto che oggi la Red Bull è una monoposto strepitosa, capace di far vincere persino uno come l’australiano. Battendo invece l’astro nascente, il predestinato Vettel, non si possono più legare i meriti alla sola vettura ma occorre sottolineare la guida del cangurone che, contro ogni pronostico, oggi nella classifica iridata ha appena 1,5 punti in meno del tedesco e che, sullo slancio dell’impresa recente, può ancora alzare il suo rendimento di pari passo con la crescita dell’autostima.
La sensazione, oggi, di molti addetti ai lavori, al di là del fatto che il giovanissimo Vettel gode di una miglior stampa, è che i favori del pronostico nella lotta interna alla Red Bull sono tutti per il tedesco se ci saranno GP bagnati e per Webber in caso contrario. E secondo voi?

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Toyota, stop al Fuji e presto alla F.1

luglio 7, 2009  |  Formula 1  |  10 Commenti  |  Lascia un commento

L’annuncio shock è stato battuto dalle agenzie in piena notte per l’Europa, mattina presto in Giappone. La Toyota ha annunciato che nel 2010, e poi pure negli anni a venire, non si correrà più il Gran Premio del Giappone di F.1 sulla pista di proprietà del primo Gruppo automobilistico del mondo, il circuito del Fuji dove il Circus era tornato a correre nel 2007 per ufficializzare i trionfi economici e commerciali della Casa giapponese.

La ragione ufficiale è puramente legata ai soldi: organizzare la gara al Fuji costa ogni anno alla Toyota la bellezza di oltre 15 milioni di euro, una cifra oggi giudicata fuori da ogni logica in tempi di crisi mondiale.

La notizia non deve comunque sorprendere, perlomeno non chi ha avuto la pazienza di leggere questo blog negli ultimi mesi. Da tempo qui si fa notare che quattro grandi costruttori impegnati in F.1 stanno studiando una fuga dalla F.1 il meno spettacolare possibile, ma pur sempre una fuga. La querelle Fota-Fia per molti (Ferrari esclusa) era una buona occasione per una ritirata strategica, giustificata e mascherata dall’impossibilità di convivere con una Federazione che cambiava di continuo le regole. Poi però è arrivata la Ferrari con la resistenza dura e l’ipotesi di dar vita a una serie alternativa all’organizzazione della quale dovevano impegnarsi tutti i team attualmente riuniti sotto l’egida della Fota. Una prospettiva terribile per chi di investire nel Circus non ha più voglia né passione, una resistenza passiva che di fatto ha portato all’accordo in extremis facendo tirare un sospirone di sollievo a BMW, Toyota, Renault e Mercedes, terrorizzate dall’idea di sottoscrivere un impegno fuori dalla loro volontà. Adesso ecco i primi cedimenti: la Toyota annuncia lo stop con il GP di casa e a breve darà l’addio alla massima serie. Sarà sola? Difficile crederlo, e meno male che si sono affacciate altre squadre (minori, è vero, ma almeno vive) se no il rischio è di avere schieramenti talmente poveri di partenti era pressoché certo.

Max Mosley è stato arrogante, ottuso e ostinato, ma aveva visto giusto: la sua ansia di preservare il campionato da ritirate repentine andava in questa direzione. Sapeva che contro aveva una Ferrari agguerrita ma in buona fede, perché per il Cavallino le corse sono il sale della vita, ma temeva quei costruttori spendaccioni oggi disposti a scialacquare ma anche prontissimi a chiudere i rubinetti quando gli interessi sarebbero girati da un’altra parte. Anche lo scivolo col buco doveva servire a far vincere finalmente la Toyota affinché non scappasse via. Peccato che la Brawn abbia rovinato tutti i piani.

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