Button e Raikkonen i veri vincitori in Brasile

Button e Raikkonen i veri vincitori in Brasile

ottobre 19, 2009  |  Formula 1  |  28 Commenti  |  Lascia un commento

Leggere una gara è spesso andare oltre la classifica finale. E in questa logica il GP del Brasile ha avuto due protagonisti per molti versi inaspettati per il modo in cui si sono battuti.

Jenson Button si è portato a casa la corona iridata e il fatto in sé non dovrebbe sorprendere: è stato in testa dalla prima gara all’ultima, ha vinto più gare di tutti, ha colto più pole position di tutti, ha ottenuto più giri veloci in gara di tutti, ha commesso meno errori di tutti, è arrivato sempre a punti ad esclusione della gara di Spa dove il maldestro Grosjean lo ha buttato fuori nelle prime curve. Eppure in Brasile tutto giocava contro di lui, con l’idolo di casa, e suo avversario diretto per il titolo, Barrichello, in pole e lui solo quattordicesimo e ben lontano dalla zona punti. Poteva quindi starsene rassegnato e aspettare gli eventi, invece ha sfoderato il meglio del suo repertorio: due sorpassi già al via, poi, dopo la carambola a inizio secondo giro, ecco una serie di duelli scomodi, quelli che un campione non vorrebbe mai avere a che fare: con tre piloti esordienti o con niente da perdere (avrete notato la fatica fatta da Vettel, che è un super, per superare Nakajima…) fino al capolavoro con Buemi in fondo al rettilineo.

 Jenson, anche per mettere a tacere troppe pretestuose critiche, il suo titolo è andato a prenderselo prima che Barrichello forasse, ed era campione anche quando il brasiliano era terzo e ben lontano dall’imprendibile Kubica. Ribadisco un concetto che è ben chiaro a chi conosce bene Button: lui non spreca mai nulla. È un pilota che si sbatte soltanto quando ne vale davvero la pena (e questo è un po’ il suo vero limite), però se c’è un’occasione lui non la perde mai. In carriera soltanto una volta poteva vincere una gara, prima di quest’anno, e fu in Ungheria. Lì lui vinse. Quest’anno è la prima volta che ha avuto per le mani un’auto per puntare al mondiale e lui lo ha fatto suo, di fatto dominandolo. Ogni tanto accade che a vincere sia uno non previsto dalle grandi leggi e Briatore citò a inizio anno, parlando della Brawn, che è come se fosse davanti il Lecce in serie A. Ma la storia ricorda gli scudetti del Cagliari o del Verona; ebbene sì, quelle erano delle provinciali, ma nelle loro stagioni magiche giocarono meglio di tutti, per quello vinsero.

Ma oltre a Button, chi mi ha veramente impressionato in Brasile è stato Kimi Raikkonen. Il finlandese è stato scaricato dalla Ferrari, eppure sotto la pioggia battente della prima qualifica è stato strepitoso, con una guida al limite della follia. E in gara è partito con una spinta degna davvero di un ex campione del mondo. Senza il contatto con Webber (molto sospetto) poteva davvero lottare per la vittoria. In ogni caso, ripartito dal fondo dello schieramento è risalito in zona punti portando ossigeno al Cavallino tenendo ancora aperto lo spiraglio per il terzo posto tra i costruttori che se conquistato varrebbe una bella fetta del suo ingaggio. Ma sì, il finale di stagione di Kimi è strepitoso per correttezza e impegno e dice che Raikkonen è un professionista con la P maiuscola. Altri al suo posto si sarebbero prudentemente preservati per il nuovo datore di lavoro, lui invece mette un impegno che forse gli ha fatto difetto in altri momenti, quando probabilmente pativa la troppa attenzione verso il compagno di squadra.

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Massa accusa: Alonso complice nel pasticcio Renault

ottobre 15, 2009  |  Formula 1  |  18 Commenti  |  Lascia un commento

No Felipe, non cominciare così. Il benvenuto di Massa al neo compagno di squadra Alonso non poteva essere più improvvido: “Alonso sapeva tutto del caso Singapore”.
Felipe ha ragione, e questo non lo sa soltanto lui, ma anche tutti nel paddock, ed è convinzione diffusa nel giro più allargato della F.1, perché è impossibile che il leader di una squadra non sia al corrente di cose che lo riguardano in maniera diretta. Però, detto dal brasiliano della Ferrari alla vigilia di una stagione che lo vedrà costretto a convivere con un campione bravissimo e scomodo, porta subito una zizzania di cui il Cavallino, adesso molto meno forte che in passato in quanto a direzione sportiva, non ha proprio bisogno.
Insomma, ci sono verità ovvie che non è indispensabile ribadire, anche se così facendo Felipe lascia capire che non si sente in nessun modo seconda guida e che non teme né lo scontro verbale né quello in pista. Che lui si senta sicuro della sua forza è un fatto positivo, ma partire subito con una polemica di questa portata non fa l’interesse della scuderia e probabilmente nemmeno il suo perché quel signorino con cui dovrà confrontarsi non è di primo pelo. E soprattutto non è uno che dimentica.
Voi che cosa ne pensate?

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Perché tutto finirà ad Abu Dhabi

Perché tutto finirà ad Abu Dhabi

ottobre 6, 2009  |  Formula 1  |  18 Commenti  |  Lascia un commento

Ma sì, proteggiamo Abu Dhabi, l’ultimo Gran Premio della stagione, il nuovo entrato nel grande giro della F.1. Gli organizzatori sognavano un mondiale che si decideva lì, magari con la Ferrari a spuntarlo sull’odiata McLaren per dare impulso al grande parco tematico nel nome delle Rosse.
Purtroppo da almeno sei mesi è parso chiaro a tutti che un finale all’insegna del Cavallino non sarebbe stato possibile e da almeno tre mesi anche il nome del costruttore oltre che quello del pilota sembrava pure già scritto. Jenson Button (nella foto), con grande fastidio di molta stampa italiana, si sta meritando questo titolo perché è in testa dal primo GP, ha vinto più corse di tutti, è scattato dalla pole più volte di tutti, non ha mai commesso un errore e ha terminato tutte le gare a punti tranne che a Spa dove è stato buttato fuori in maniera assurda da uno scriteriato Grosjean. Però Button campione troppo presto non poteva far gioco al sistema F.1 e, un po’ come capitò con Mansell ai tempi della Williams-Honda, da metà stagione in avanti tutto si è fatto difficile per l’inglese. Il criterio con cui è stato penalizzato (diversamente da Barrichello) in Giappone non lascia perplessi perché sa troppo di film già visto. Con una posizione in più di penalizzazione, l’inglese poteva imbarcare benzina a piacimento, trasformando l’handicap in vantaggio, con due in meno partiva già in zona punti e avvicinare il titolo poteva essere un gioco da ragazzi, perfetto quindi il decimo posto, la soluzione peggiore per lui.
Il Circus in questi casi sa sempre operare in maniera scientifica e così è successo anche questa volta: Jenson, se vuole il suo mondiale, dovrà pazientare fino all’ultima gara. Bernie Ecclestone lo ha ribadito molte volte: è questione di politica reale dove l’interesse dei più sopravanza l’interesse del singolo. Si rassegni Button: a meno di incidenti di percorso dei suoi rivali (una rottura, un incidente) la suspense verrà tirata fino alla fine e probabilmente anche al via dell’ultima corsa potrebbero esserci sorprese (qualcuno si ricorda Jerez nel 1997 con Villeneuve, Schumi e Frentzen con l’identico tempo?). Già ad Abu Dhabi non ci saranno spettatori in pista, volete che qualcuno rischi il deserto anche in televisione?

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Kimi va, su Massa tanta pressione

settembre 29, 2009  |  Formula 1  |  24 Commenti  |  Lascia un commento

La Ferrari ha scelto: va via Raikkonen. Non c’è ancora l’annuncio ufficiale ma pare sia soltanto una formalità. Non è stato facile decidere e di sicuro le pressioni della Fiat saranno state importanti considerando che al momento il Brasile è il mercato più importante e più redditizio per il Gruppo torinese.

Kimi lascia dopo tre stagioni all’insegna di ombre e luci, imperlate dal titolo 2007 ma con un senso di incompiuto che non era prevedibile al momento del suo sbarco a Maranello. Considerando il valore assoluto del pilota, è indubbio che qualche cosa non abbia funzionato pur se non è questo il momento per attribuire colpe. Di sicuro il carattere del pilota può non avere aiutato, ma è altrettanto vero che negli ultimi due anni a Maranello troppi cambiamenti nella struttura del team hanno destato qualche perplessità.

Il pallino passa adesso nelle mani di Massa che al rientro sarà più che mai sotto pressione perché dovrà ritrovare la forma dei giorni migliori, non far rimpiangere l’addio a Kimi e reggere la sfida con un campione espertissimo quale Alonso.

Si merita un grosso in bocca al lupo perché per lui sarà durissima, ma anche Kimi avrà le sue gatte da pelare in McLaren, dove Hamilton non farà sconti. Non fosse altro che per questo giro di piloti (arricchito da Rosberg probabilmente in Brawn, Kubica – povero lui – in Renault e Hulkenberg in Williams) l’anno prossimo si avvia in maniera eccitante, tanto più che squadre come Red Bull e Brawn non potranno più essere considerate dei team minori, bensì scuderie molto più forti delle varie BMW, Toyota oppure Honda che avevano sì il blasone, ma che negli ultimi anni hanno fatto più da sparring partner a Ferrari e McLaren che essere vere rivali.

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Ferrari-Alonso: è l’ora di decidere

settembre 22, 2009  |  Formula 1  |  11 Commenti  |  Lascia un commento

Adesso non è più il momento di aspettare. Archiviato il caso Renault-Singapore con nessun coinvolgimento per Fernando Alonso (ma non le polemiche, perché strascichi ci saranno per forza) è l’ora che in Ferrari si decidano sullo spagnolo perché non è più tempo di rinvii: tutto il mercato piloti è bloccato in attesa delle mosse incrociate tra il due volte campione del mondo e la squadra italiana.
E’ vero, a Maranello non sanno come comportarsi: vorrebbero lo spagnolo ma per reggere l’impatto economico del suo ingaggio dovrebbero liberarsi del fardello Raikkonen che è legato alla squadra per un altro anno, e costa a sua volta una cifra ben sopra la media. C’è però il problema Massa, sul cui conto tutti si dichiarano sicuri che tornerà quello di prima o addirittura migliore, che è convalescente e che dovrà mettersi alla prova. La Ferrari non “può” scaricarlo ma qualche dubbio circola sulle sue reali condizioni di salute e c’è la paura di disfarsi a caro prezzo di Kimi (nessun altro team può permettersi l’ingaggio del finlandese, quindi un aiuto sostanzioso da Maranello dovrà arrivare) per poi ritrovarsi in casa un pilota meno competitivo. Quindi si prende tempo, col risultato che tutte le suggestioni diventano possibili: restare con i due di oggi, parcheggiare Massa, parcheggiare Kimi.
Non è una decisione facile, questo è giusto dirlo, però occorre scegliere prima che siano gli eventi a decidere e non la logica di squadra. Alonso è lì che aspetta e la nuova Renault probabilmente legherà alla sua presenza il restare o meno in F.1. Se lo spagnolo va è molto probabile che il team trovi una scusa per uscire dal giro con scorno della Fota che teme che questo accada minando la credibilità dell’associazione. La Ferrari è quindi tra due fuochi: sostiene la Fota e vuole la Renault tra i soci, però allo stesso tempo vorrebbe lo spagnolo. Il gioco è intricatissimo e nessuno sta compiendo la prima mossa con il rischio che la Scuderia resti alla fine con il cerino in mano.

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Briatore va via, la Renault anche?

settembre 17, 2009  |  Formula 1  |  12 Commenti  |  Lascia un commento

Il caso Renault ha tenuto banco per quindici giorni, ma l’addio di Briatore farà parlare per anni. Succede sempre così quando ci sono di mezzo gli uomini, soprattutto quelli che nel bene (e anche nel male) hanno segnato pagine molto importanti.
Il fattaccio in cui la Renault è coinvolta è gravissimo. Questo va chiarito prima di avventurarsi in qualsiasi altra considerazione. Le scorrettezze sono un ritornello che in F.1 è di casa, con pagine e pagine nere venute alla luce e verosimilmente tante altre di più che sono rimaste nascoste, ma nella vicenda Singapore c’è un’aggravante: l’imposizione all’anello debole (il giovane Piquet a rischio di non rinnovo di contratto) di commettere un’azione decisamente antisportiva.
Adesso Briatore passa un po’ per martire e, sull’onda emotiva, si tende a dimenticare l’eventuale nefandezza perché il personaggio, oltre che simpatico e abile, era anche molto funzionale al sistema. Però, se la malefatta c’è stata, non poteva finire diversamente. In particolare era inevitabile che a intervenire fosse stata prima la Renault della stessa Federazione: A Parigi il fastidio avrà raggiunto i massimi e il grande capo Carlos Ghosn (che con Flavio ha avuto sempre un rapporto di amor e odio) ha probabilmente chiesto la sua testa, un piacere che non ha lasciato ad altri che pur già se lo pregustavano.
La curiosità degli addetti ai lavori si concentra allora su che cosa farà la Renault orfana del suo faro: continuerà lo stesso, o i francesi prenderanno la palla al balzo per scappare via come da tempo stanno già cullando?

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Le Brawn, la Ferrari e... Liuzzi

Le Brawn, la Ferrari e… Liuzzi

settembre 14, 2009  |  Formula 1  |  17 Commenti  |  Lascia un commento

Di come Ross Brawn abbia impacchettato tutti i suoi rivali in questo mondiale abbiamo già parlato, e c’è ben poco da aggiungere; con una vettura buona e dei piloti buoni sta facendo il vuoto nonostante ogni tanto incontri sulla sua strada vetture più buone e piloti ottimi. Il mondiale costruttori è già in tasca ed è giusto dire con pieno merito (nella foto, Jenson Button e Rubens Barrichello).
Ma questo campionato è sempre più sorprendente e vivace perché continua a proporre risultati ben differenti da quello che si potrebbe credere alla vigilia di ogni singola gara. Finora hanno vinto sei piloti differenti e quattro costruttori differenti. Da quanto non accadeva? La Brawn era partita al massimo poi è parsa in declino sino a due resurrezioni firmate Barrichello che hanno preso in contropiede mezzo Circus. La Red Bull, partita bene, a un certo punto è parsa imbattibile: c’era solo il dubbio della scelta su chi doveva incoronarsi campione tra Vettel e Webber. Poi è venuta fuori di prepotenza la McLaren (quella di Hamilton, va detto, perché il depresso Kovalainen è una disperazione) e già si è vagheggiato che con sei vittorie di fila Hamilton si sarebbe confermato campione. Infine è toccato alla Ferrari balbettante dell’inizio trovare nel Kers e in un rivitalizzato Raikkonen un passo tale da far dire al finlandese alla vigilia di Monza che per il titolo c’è anche lui.
In più, come se non bastasse, è venuta fuori una Force India che va come la Ferrari, un secondo dietro la miglior Ferrari per due GP di fila e con due piloti differenti che potevano essere tre perché Liuzzi (nell’immagine a lato) è stato la grande rivelazione del GP d’Italia; lui che veniva da due anni di ozi e che si è qualificato pochissimo dietro al suo caposquadra Sutil pur avendo imbarcato 30 chili di carburante in più. Antonio più che bravo è stato portentoso: nell’Italia dei Fisichella (rimandato a Singapore) e dei Trulli ha mostrato un piglio così sfacciato da lasciare stupefatti. Vabbè, non ha finito la gara, ma con la tattica giusta che aveva adottato poteva davvero aspirare al podio. Io lo ammetto: non avrei scommesso un centesimo su di lui perché da troppo tempo lontano dalle corse. Ma adesso mi sa che qualche eurino lo rischierò, specie se gli allibratori continueranno a pagarlo tanto bene.

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Adesso sotto con Fisichella

settembre 3, 2009  |  Formula 1  |  25 Commenti  |  Lascia un commento

Alla fine l’ha spuntata il Fisico. Anche questo un premio alla carriera, quasi che ci fosse un’asticella al di sotto della quale non si poteva andare: Schumacher, Badoer, Fisichella. Tutti in zona quaranta, la temperatura giusta per la febbre dei tifosi Ferrari.

Adesso non ci sono più scuse. Se Michelone avesse mai fallito sarebbe stato perché era da troppo tempo lontano dalle piste; con Badoer, che ha clamorosamente toppato, si è giustamente sottolineato che da uno fuori dalle gare da addirittura dieci anni non ci si poteva aspettare niente di più; invece da Fisichella, in fase indubbiamente discendente di carriera per via dell’età e non certo dello spirito, non si potranno comunque accampare scuse vista la corsa in Belgio dove è arrivato a un solo secondo da Raikkonen, il vincitore.

Conosco Giancarlo dai tempi del kart, quando era il più bravo di tutti e da tutti riconosciuto come il più forte anche se non riuscì mai ad arrivare a un titolo sicuramente alla sua portata. Allora si diceva che era la copia di Senna perché pure Ayrton stradominò con i kart ma collezionò “zero tituli” per jella e per la forza strafottente di un Fullerton che aggiungeva troppo mestiere a grandi qualità.

Quando Giancarlo arrivò in F.1 in tanti vedevano in lui un predestinato, poi però le cose hanno preso una piega strana con un bilancio che non gli rende merito. In Ferrari arriva alla soglia della pensione e con un contratto a tempo che non è mai il massimo della vita. Però Fisico è un duro, uno che porta sulla pelle molte cicatrici per torti subiti. Darà il suo massimo, questo è sicuro, e non deluderà. Il suo inossidabile ottimismo gli farà credere persino che questo sia un premio, ma se andrà forte magari si convincerà che forse è una beffa. Tutto troppo tardi e per troppo poco tempo.

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Super Kimi. E adesso?

agosto 31, 2009  |  Formula 1  |  49 Commenti  |  Lascia un commento

Che sia stato Giancarlo Fisichella l’uomo principe del GP di Spa non ci piove, ma che Kimi Raikkonen sia adesso il pilota al centro della F.1 è altrettanto vero.

Il finlandese, sulla pista regina del mondiale, è stato freddo, implacabile e cinico. È vero che ha approfittato della safety-car per sbarazzarsi in fretta di Fisichella, ma è altrettanto vero che senza la scia di Raikkonen il pilota italiano non sarebbe scappato, e prima o poi il ferrarista avrebbe avuto buon gioco a infilarlo di potenza.

Oggi Kimi sta ritrovando smalto e convinzione; pare proprio che da quando non c’è più nel team il brasiliano Massa a imporre le sue soluzioni tecniche l’auto si cucia meglio addosso al campione del mondo di due anni fa. Fatto sta che lo stato di forma di Raikkonen diventa un vero problema per gli uomini di Maranello, sempre più sulle spine sul da farsi. Chi lo voleva fuori della squadra per la coppia Alonso-Massa, pur con il problema di un contratto onerosissimo da risolvere, adesso vacilla. E se Felipe non tornerà quello di prima? Se impiegherà più tempo del previsto? E ancora: se Kimi va in un altro team, pagato in toto o in parte da noi, e poi magari ci sta davanti?

Tormenti che spiegano bene le indecisioni sul sostituto del brasiliano: Schumi era perfetto sul piano mediatico; un giovane avrebbe avuto senso come strategia ma se poi se la fosse cavata bene avrebbe generato malumori nell’opinione pubblica per un suo appiedamento, oggi si parla di Fisichella ma il rischio che sia molto veloce potrebbe complicare ancora di più la situazione in seno al team in ottica 2010 quando una coppia di piloti bisognerà pur ufficializzarla. Badoer, tra le tante, era la situazione più comoda e, paradossalmente, lo è ancora per quanto i dubbi della vigilia, sull’impiego di un ex pilota che era stato velocissimo ma che da dieci anni era lontano dalle corse, si siano rivelati fondati.

Ma non è la seconda guida il problema del Reparto Corse in questo momento. A Monza qualcuno guiderà e gli appassionati batteranno comunque le mani come sempre succede con la Ferrari. Quello che assilla i capi delle Rosse è il ritrovato Raikkonen. Se dovesse continuare, o addirittura migliorare ancora, la patata bollente scotterà le mani di qualcuno. E nessuno, a Maranello, vuole essere quel qualcuno.

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Mosse magistrali, nessuno come Brawn

agosto 24, 2009  |  Formula 1  |  10 Commenti  |  Lascia un commento

Ci sono mosse che da sole valgono un Mondiale. Ross Brawn, ai bei tempi in Ferrari, ci aveva abituato bene al punto che tutto sembrava normale anziché straordinario. Poi, partito lui, i colpi d’ala sono svaniti nel nulla.
Ma a Valencia ai più attenti non possono essere sfuggite due sfumature decisive per gli interessi della BrawnGP, tappe probabilmente fondamentali per portare questa squadra nata dalle ceneri della Honda alla clamorosa conquista del titolo iridato per costruttori.
Riviviamole perché chi non se ne fosse accorto può capire com’è che si può agire magistralmente operando dal muretto dei box.
La prima. Barrichello è in pista in testa alla gara perché il leader Hamilton è rientrato al 37° giro per il suo rifornimento (disastroso) che gli fa perdere 6”. Il brasiliano ha a disposizione diversi giri per frapporre tra lui e l’inglese un margine di assoluta sicurezza, eppure al 40° giro è richiamato in tutta fretta dal team per la sua sosta. Perché? Perché in pista Nakajima ha appena dechappato una gomma e Brawn teme il possibile ingresso della safety-car. Il brasiliano esce qualche secondo davanti a Hamilton, non con tutto il vantaggio che poteva accumulare con altri tre giri in pista, ma è comunque davanti, cosa che non sarebbe successa se fosse entrata la safety-car e lui fosse dovuto rientrare appunto in regime di safety-car.
La seconda. Due giri dopo, succede che Button entra precipitosamente ai box con almeno un giro di anticipo sul previsto. Che cosa è successo? Brawn si è accorto che Webber, tallonato da Button, ha appena raggiunto Heidfeld che è davanti ma gira più lentamente. Ross intuisce subito che passare il tedesco sarà difficilissimo per Webber e richiama in pit il suo pilota. La Red Bull fa altrettanto il giro dopo, ma è troppo tardi: il tempo perso da Webber dietro a Heidfeld gli costa la posizione rispetto a Button, un sorpasso che in ottica Mondiale piloti è un vero capolavoro.

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