In F.1 i talenti si vedono subito

aprile 21, 2009  |  Formula 1  |  5 Commenti  |  Lascia un commento

Povera Formula 1! Povera se, nel giorno in cui si corre una delle gare più belle e appassionanti, in cui vince un ragazzino che ha talento da vendere, in cui come per magia si spengono sotto un acquazzone violento tutte le polemiche legate a sospetti diffusori perché a sbaragliare il lotto ci pensano due monoposto del tutto tradizionali, dalle prime pagine dei giornali spariscono i titoloni, si ridimensionano i servizi all’interno e si grida soltanto che le Rosse di Maranello sono ancora a bocca asciutta dopo tre gare.

La Ferrari arranca, questo è un dato di fatto, ma dopo aver dominato a lungo, dettato i tempi a tutti per oltre un decennio, è quasi fisiologico che qualche ciambella non riesca sempre col buco. Ma spegnere la luce sui Gran Premi soltanto perché le auto del Cavallino zoppicano è un insulto a una categoria che ha mille difetti e anche mille colpe, ma ancora tanti pregi come quello di riuscire sempre a reinventare motivi per far parlare di sé oltre all’immensa qualità di permettere in fretta a chi ha vera stoffa di emergere, a prescindere dall’auto che guida.

È sempre successo e sempre sarà così: Senna era parso a tutti un grande già con la modestissima Toleman, Schumi al debutto fece trasecolare il Circus col suo settimo tempo a Spa alla guida della Jordan, Alonso si era presentato da super guidando la Minardi. Vettel (nella foto in alto), che ha vinto domenica, era già un prospetto di assoluto valore da almeno due anni, quando muoveva i primi passi e aveva la falcata dei vincenti. Non ci vogliono solo auto da assoluto per farsi notare: Buemi (qui sopra) è già sul taccuino di tutti e ha corso appena due gare. Se è vero che senza l’auto migliore fai fatica a vincere, è anche vero che se sei uno che avrà un futuro si vede subito. In tempi di troppe polemiche e tanto veleno, almeno questo merito alla F.1 bisogna riconoscerlo.

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In F.1 fatte le leggi trovati gli inganni. È sempre stato così

aprile 15, 2009  |  Formula 1  |  7 Commenti  |  Lascia un commento

È finita come altrimenti non poteva finire, anche se da semplici spettatori è difficile stabilire se giustizia sia stata o non sia stata fatta. Semplicemente la storia era troppo intricata per uscirne diversamente. E non è la prima volta che la spunta chi ha saputo vedere più lontano in un mondo in cui i tecnici della Federazione sono pochi mentre quelli delle squadre tanti di più, e tutti a pensare a tempo pieno come aggirare le regolare per farla franca.

Oggi è andata bene a BrawnGp, Toyota e Williams, in passato sotto tiro ci sono state squadre di maggior blasone come Renault, Ferrari e McLaren, perché da sempre la massima espressione dell’automobilismo da corsa, la F.1, viaggia border line, caratteristica peraltro comune a tutti gli sport al più alto livello.

Le intuizioni di Chapman, il maestro inarrivabile di trovate geniali, ogni tanto la passavano liscia, altre volte venivano cassate, ma chi è senza peccato scagli la prima pietra. Poi, è vero, da sempre nel Circus c’è chi è più abile e chi lo è meno, chi ha la tendenza a farsi scoprire con le dita nella marmellata e chi la fa sempre franca. In un mondo di furbi il più furbo spesso vince. Brawn, che oggi è sotto tiro da Maranello, quando era in Ferrari era sotto tiro degli altri. Semmai chi rischia la beffa è la solita Toyota: tutti nel Circus la vorrebbero veder vincere almeno un GP per non correre il rischio che i giapponesi scappino via, e invece non ce la fa mai.

In febbraio tutti parlavano delle concessioni sul diffusore come di un chiaro aiutino ai jap, un boccone un po’ amaro da mandare giù nell’interesse generale. Una provvidenziale vittoria, si mormorava nel paddock, poi subito un pronto altolà nelle gare a venire. Invece si sono aggiunte la Williams e poi la Brawn e adesso tutto si è fatto più complicato: vince chi non doveva vincere, una frittata perfetta.

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Ferrari: Baldisserri punito o semplicemente spostato?

aprile 14, 2009  |  Formula 1  |  5 Commenti  |  Lascia un commento

“Ciascuno deve prendersi le sue responsabilità per quanto è accaduto, e questo è molto importante sia dal punto di vista delle prestazioni delle vetture sia da quello delle decisioni prese sul campo. Entrambe le cose non hanno funzionato bene e questo non è accettabile. Io, almeno, non lo accetto”.
Così parlò Domenicali, responsabile competizioni della Ferrari, nel dopo Gran Premio in Malesia. Parole forti che si possono interpretare in mille modi, ma che ai più sono sembrate un vero “j’accuse”. Verso chi?
Non è stato chiarito, ma adesso è arrivato come un fulmine a ciel sereno il cambio di destinazione per Luca Baldisserri, il team manager che adesso resterà in sede a coordinare i lavori mentre al suo posto è stato promosso Chris Dyer.
Non è una punizione hanno chiarito con forza a Maranello, però, per tempi e modi, lo sembra alquanto. E voi come la interpretate?

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Quella F.1 che aiutò i terremotati del Friuli

aprile 8, 2009  |  Formula 1  |  5 Commenti  |  Lascia un commento

Era davvero un’altra F.1 quella che nel 1976 aderì alla chiamata di “Autosprint” per una corsa benefica con l’incasso da devolvere ai terremotati del Friuli. Il 6 maggio la terra aveva tremato una prima volta con effetto devastante per la popolazione e già il 2 giugno fu indetta, nella allora giovane pista di Varano de Melegari, una gara, la “Corsa per il Friuli”, con incasso da destinare ai terremotati.

Furono scelte come vetture le Alfasud Trofeo, campionato che sui circuti italiani si disputava regolarmente, e ad affiancare i piloti proprietari delle vetture furono invitati gli assi della F.1 ma anche delle moto e dei rally. Aderirono in tanti, da Fittipaldi, già due volte campione del mondo, a Schecketer, da Brambilla a Merzario, da Jones a Laffite, da Peterson a Pace, ma vennero anche Agostini e Cecotto e il motonauta Molinari.

Il Gruppo Fiat arricciò un po’ il naso per via delle Alfa Romeo e limitò a una semplice esibizione a bordo di 131 Abarth, comunque molto apprezzata, Lauda, Regazzoni, Munari e Cambiaghi. Fu in ogni caso una grande festa che richiamò oltre undicimila spettatori (la pista ne poteva contenere appena 5 mila ma la gente si piazzò ovunque c’era un minimo spazio da cui intravvedere qualcosa: al di là del fiume, in lontananza su una collina) e pagarono tutti, vivaddio giornalisti compresi. Con l’incasso, fu poi edificata una scuola materna a Lusevera che esiste ancora e che porta il nome di Graham Hill, morto nel 1975.

Non voglio pensare se si volesse mettere in piedi oggi una cosa di questo genere: i piloti sarebbero tutti bloccati dai loro contratti blindati, dal calendario martellante, dagli impegni con gli sponsor. Nessuna squadra darebbe loro il permesso e credo che nessuno, ma spero quasi nessuno, forzerebbe la mano.

Per mia fortuna ero a Varano a organizzare quell’evento e mi ricordo bene gli assegni che i campioni staccarono spontaneamente per far crescere il ricavato finale. E ricordo anche che già allora si scriveva che la F.1 non era più quella di una volta, che stava diventando soltanto affari, interessi, lobby…

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Ferrari, che momentaccio!

aprile 6, 2009  |  Formula 1  |  16 Commenti  |  Lascia un commento

Dopo due Gran Premi, uno corso su un circuito cittadino e uno su una pista veloce e larga, uno disputato con il bel tempo e uno con la pioggia, ma entrambi caratterizzati da un vero e proprio disastro delle Ferrari occorre fare un primo bilancio sulle Rosse che non è certo un bilancio lusinghiero.
Non sono, comunque, gli zero punti in classifica a preoccupare; oppure lo sono, ma più per quello che ci sta dietro che per la casella vuota.

Al capitolo “che cosa non ha funzionato” si ascrivono troppe voci per non preoccupare seriamente: la monoposto, i piloti, le strategie in gara e la posizione ambigua di Schumacher.
Vediamole una per una. L’auto, per cominciare. Non ha l’estrattore sospetto e questa potrebbe non essere una colpa, però non appare la vettura migliore anche del lotto dei legalisti: non lo è né sul piano velocistico e neppure su quello dell’affidabilità. Il kers si rompe mentre regge altrove, le gomme supersoffici si consumano troppo e i vantaggi che dovrebbero essere decisivi sul passo di gara non si sono ancora percepiti.

I piloti. Per ora Massa si sbatte ma fatica a brillare, mentre Raikkonen non ritrova lo smalto perduto. Più veloce di Alonso in Malesia di quasi 3” al giro, Kimi ha faticato una vita prima di riuscire a superarlo; mentre in Australia è finito a muro con un errore abbastanza imbarazzante. Avrà anche smesso di bere (e questa è una bella notizia) ma ha anche smesso di mangiare (punti ai rivali) come sapeva fare, e bene come pochi altri, anni fa.

Le strategie. Gli errori si stanno ripetendo con una frequenza abbastanza inusuale e se sulle gomme supersoft in Australia ci possono essere teorie di pensiero differenti, sui due piloti tenuti fermi ai box nel primo turno di qualifiche e sulle gomme da bagnato montate a Raikkonen con troppo anticipo non ci sono scusanti, specie se si parla di una squadra con l’esperienza della Ferrari.

Schumacher. Il grande Schumi sta vagando troppo tra muretto e box per non generare sospetti. Che cosa ci fa lui ai Gran Premi? Sovrintende, suggerisce oppure guarda e riporta al presidente? Nessuno ha ben chiaro quale sia il suo ruolo vero, e i piloti friggono perché hanno già i loro problemi e tutto vorrebbero fuorché essere esaminati, guidati o peggio ancora comandati da un monumento sacro in bilico tra la pensione dorata e il ruolo di numero uno del team.

La situazione è disperata? Probabilmente no, perché dal primo GP europeo arriveranno grosse modifiche alla vettura e perché a Maranello le capacità di recupero sono immense. Non mancano. Infatti. né i soldi né la gente capace, però la perdita di un team straordinario come quello composto da Todt, Brawn e Byrne cui si aggiungeva in pista un mostro come il campione tedesco, che cavava sempre la castagne dal fuoco, non può non farsi sentire quando le cose si fanno più difficili. Una perdita all’anno è stata abilmente mascherata da chi ha continuato a lavorare, ma alla lunga è tutto il sistema a faticare. Le insuperabili vetture di Byrne, l’ossessione maniacale di Brawn per i minimi particolari e l’affidabilità, la visione più astuta che furba di Todt al muretto (senza parlare del suo peso politico) e l’assenza di uno come Schumi a duellare con i migliori, non si sostiuiscono facilmente. Fasciarsi la testa dopo un GP e mezzo è quindi da citrulli, ma preoccuparsi è doveroso pur con la convinzione che in Ferrari sapranno trovare i rimedi migliori.

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Trulli, Hamilton e l'ingordigia McLaren

Trulli, Hamilton e l’ingordigia McLaren

aprile 2, 2009  |  Formula 1  |  17 Commenti  |  Lascia un commento

C’è sempre l’ingordigia alla base di tutto ciò che danneggia la F.1 e la sua immagine. La notizia dell’ultima ora l’avete saputa: Trulli (foto a fianco) è tornato terzo nel GP d’Australia e Hamilton è stato tolto di classifica. Un ribaltone chiassoso che va raccontato per filo e per segno per essere capito bene.

Dunque i fatti: mancano pochi giri alla fine e la safety-car sta per entrare in pista dopo il botto tra Vettel e Kubica. Trulli arriva lungo e finisce sull’erba e Hamilton lo passa. Fin qui è storia.

A questo punto il campione del mondo chiama via radio la sua squadra e chiede che cosa deve fare. Dal muretto gli domandano a loro volta: “c’era già la safety-car?”.

“Non lo so, non ne sono del tutto sicuro” risponde Lewis.

“Allora per sicurezza fatti ripassare, che non succeda un altro episodio come a Spa!”.

Anche Trulli chiama via radio e la situazione è un po’ simile, ma con questo finale: “Nel dubbio riprenditi la tua posizione!”.

A fine gara Hamilton viene intervistato e dice ai microfoni delle radio e delle televisioni, oltre che a quelli dei cronisti che lo attorniano, che lui si è fatto ripassare perché glielo ha ordinato la squadra.

Più tardi Hamilton, sempre su suggerimento del team che nel frattempo sta valutando la ghiotta opportunità di guadagnare una posizione, è chiamato dal collegio dei commissari sportivi a cui dichiara: “non so bene che cosa sia successo perché io stavo guardando gli strumenti di bordo e improvvisamente mi sono visto Trulli di nuovo davanti”.

Se le cose stanno così non c’è scampo per Trulli a cui per regolamento tocca un passaggio per la corsia o box oppure, non essendoci più giri a disposizione essendo finita la gara, 25″ di penalità.

Tutto chiuso, con la Toyota che decide di non appellarsi anche per non incattivirsi l’ambiente visto anche che a breve ci sarà la sentenza sugli estrattori sospetti.

Nel frattempo, però, le interviste passano in radio e in televisione ed escono pure le dichiarazioni post gara sui giornali. A questo punto i commissari, insospettiti, chiedono di sentire le comunicazioni registrate tra il muretto box e il pilota McLaren scoprendo la verità.

Morale: Hamilton, negandone esistenza di un ordine ricevuto via radio, ha dichiarato il falso nel preciso intento di approfittare della situazione e incurante che così facendo avrebbe arrecato un grave danno ad un collega. Per questo, e soltanto per questo, viene di conseguenza tolto di classifica.

Bastava, insomma, dire esattamente com’erano andate le cose che sarebbero stati contenti tutti: Trulli perché era meritatamente finito sul podio e Hamilton perché, con un insperato quarto posto, aveva intascato punti preziosi pur partendo dal fondo dello schieramento.

Insomma l’ingordigia rimane il male di fondo della F.1, dove i quattrini fanno girare tutto e una posizione guadagnata vale un sacco di soldi per un team. Però la domanda rimane una sola: è vero che i piloti oggi sono dei professionisti profumatamente pagati, ma fino a che punto questo li obbliga a mentire rischiando figuracce ed possibili severe sanzioni?

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BrawnGP: tanti meriti, non solo sospetti

marzo 30, 2009  |  Formula 1  |  18 Commenti  |  Lascia un commento

Qualche considerazione dopo il GP d’apertura della stagione 2009 bisogna pur farla, e questo andando oltre la giornata manifestamente storta della Ferrari (vetture non velocissime e nemmeno affidabili) e l’inedito Hamilton in versione formichina, disposto ad accettare l’idea di un’auto decisamente fuori condizione cercando di prendere tutto quello che poteva venire, anche troppo alla fine.

Nel mirino, ovviamente, c’è la sontuosa prestazione delle monoposto di Ross Brawn, che presto sapremo se sono in regola oppure no anche se c’è da temere di sì perché il regolamento tecnico l’ha scritto lui assieme a Rory Byrne e se non lo interpreta fino in fondo chi lo ha pensato chi altro può farlo al meglio?

Al di là dell’estrattore sospetto, resta infatti impressionante come abbiano potuto, due vetture che hanno messo le ruote per terra appena quindici giorni prima del via, viaggiare a un così alto livello di competitività senza lamentare mai il minimo problema, fosse anche solo un bullone male avvitato o una panne elettrica. Diciamolo pure, Toyota e Williams, le altre presunte  monoposto irregolari, hanno lavorato per molto più tempo ma impressionato molto meno. Non c’è solo l’estrattore quindi, sotto la pelle delle BrawnGP.

Poi che Ross Brawn sia inglese fino all’osso, abile quindi a muoversi tra le pieghe regolamentari secondo una scuola che ha avuto a suo tempo in Colin Chapman il massimo maestro, non è una novità. Chi tira fuori adesso i precedenti sospetti ai tempi della Benetton ignora la lunga militanza in Ferrari dove, tra ali che flettevano e materiali a memoria di forma, non è che le discussioni siano state poche. Trovarlo ambiguo, dopo che per un decennio ha fatto davvero comodo, è abbastanza opportunistico.  Tanto di cappello, invece, per il suo capolavoro:  due vetture, affidate a piloti di buon livello ma non certo i più quotati del lotto, capaci di occupare la prima fila dello schieramento e i primi due posti sul podio.

A prescindere, avrebbe aggiunto il grande Totò.

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La F.1 2009 ha già un vincitore

La F.1 2009 ha già un vincitore

marzo 27, 2009  |  Formula 1  |  15 Commenti  |  Lascia un commento

Il campionato mondiale di F.1 2009 ha già un vincitore, un quasi ottantenne arzillo che da almeno dieci anni è giudicato pensionabile, Bernard Charles Ecclestone. L’uomo che nel 1974 ha dato vita all’associazione dei costruttori che ha rivoluzionato la F.1 continua a tenere in pugno questa disciplina a dispetto di tutti quelli che provano a mettersi sulla sua strada.

La Fota, l’attuale organizzazione dei costruttori, credeva di aver trovato una grande unità e quindi la forza per dettare legge contro la Federazione internazionale (e indirettamente anche contro Ecclestone che la controlla in maniera palese). Sotto la guida del presidente della Ferrari, Luca di Montezemolo, per tutto l’inverno la Fota è parsa in grado di imporre le sue regole. Uniti si vince, proclamavano con orgoglio i costruttori, e anche la frettolosa retromarcia sui criteri di aggiudicazione del mondiale legando il titolo a chi si sarebbe aggiudicato più gare ha portato acqua a quel mulino.

Ma la grande unità si è già frantumata per via dei diffusori posteriori sospetti che ha avvelenato la vigilia del GP d’Australia. Adesso ci sono sette squadre coalizzate contro tre squadre e qualunque dovesse essere il verdetto del Tribunale d’Appello la frattura resterà insanabile al di là delle dichiarazioni di facciata. Per la Fota trionfante rischia di profilarsi un’indecorosa Caporetto mentre per il diabolico Bernie sarà un’altra medaglia da appuntarsi al petto.

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