Torna Audetto, la BMW a Sauber, Renault a Briatore…

giugno 15, 2009  |  Formula 1  |  8 Commenti  |  Lascia un commento

L’ultima soffiata è una notizia non ancora ufficiale, ma che nel marasma che sta ammorbando la F.1 porta un po’ di sollievo. Daniele Audetto, uno dei personaggi più positivi, più bravi e più simpatici del Circus, torna sulla scena come team manager del team di Adrian Campos che correrà l’anno prossimo con le vetture Dallara. Audetto, che in tempi recenti era stato capace di fare miracoli con le vetture Super Aguri, è stato voluto personalmente da Bernie Ecclestone, ansioso di trasmettere agli appassionati che attorno alle squadre nuove non c’è l’improvvisazione che troppi vanno dicendo in giro, ma che al contrario si tratta di squadre serie, capaci e ben decise a vendere cara la pelle.
Le voci su Audetto si aggiungono ad altre che toccano invece squadroni di vertice, segnatamente la Renault e la BMW. Anche se in seno alla Fota, l’associazione dei costruttori, tutto viene tenuto sotto coperta per non indebolire la posizione intransigente contro Mosley, già stanno prendendo forma le prossime mosse di chi dalla F.1 non vede l’ora di scappare. La Renault dovrebbe finire in mano a Briatore che da grande capo diventerà il proprietario, mentre la BMW dovrebbe trovare la via di fuga meno indecorosa rivendendo tutto (o regalando, si vedrà) a Sauber che continuerebbe con le sue forze così come aveva iniziato.
E la Ferrari? E tutte le storie che si stanno leggendo? L’impressione che arriva forte e chiara da chi vive all’estero e guarda con più distacco alle cose, è che la rissa verbale tra Montezemolo e Mosley sia andata un po’ troppo avanti, ma che nel contempo il rapporto che lega la Casa di Maranello alla Federazione ricordi troppo da vicino quello di certe vecchie coppie dove si litiga continuamente senza arrivare mai a un vero divorzio perché nessuno dei due ha i soldi sufficienti per formalizzare l’atto. Ma sì, siamo sempre al punto di partenza: la querelle finirà non appena verrà trovato un accordo che non faccia perdere la faccia a chi sta litigando.

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Vettel troppo nel mirino

Vettel troppo nel mirino

giugno 8, 2009  |  Formula 1  |  13 Commenti  |  Lascia un commento

Salviamo il soldato Vettel. Il talentuoso giovanotto è sotto pressione; tutti pretendono da lui la gara della vita e questo ogni domenica in cui corre la F.1. Ma il tedesco non ha ancora compiuto 22 anni e non può superare ogni ostacolo con il solo enorme talento di cui dispone.
Quest’anno possiede un’auto molto competitiva però nessuno gli regala nulla. Attacca sempre a testa bassa, come è caratteristico dei giovanissimi, e spesso riesce a stupire, ciò nonostante ogni tanto sbaglia. Meno in passato, quando non aveva tutti i riflettori addosso, di più adesso. Chi si occupa di contabilità gli addebita l’incidente con Kubica in Australia che gli ha tolto punti preziosi (oltre ad aver compromesso la corsa del rivale), l’incidente a Montecarlo e lo svarione durante il primo giro in Turchia. Dopo sette Gran Premi il bilancio non è esaltante, eppure lui è uno dei pochi con potenzialità superiori. Da sempre mettere il dito sulle cose negative anziché porre l’accento sulla guida magistrale è un viziaccio dei critici. Hamilton stesso, che al primo anno ha compiuto manovre geniali e dato prova di una classe sopraffina, è stato messo sul banco degli accusati perché esagerava, come se andare sopra le righe a vent’anni sia una colpa anziché una regola. E chi è più vecchio ricorda la fatica che fece persino Senna ad essere accettato dai più. Bravino sì, ma troppo esuberante lo etichettarono in tanti nelle sue prime due stagioni. Giudizi impietosi con cui spesso quelli agli inizi debbono scontrarsi. Per fortuna il tempo è sempre galantuomo e i più bravi emergono comunque diventando poi intoccabili. Però un po’ di pazienza sarebbe gradita, e Vettel se la merita.

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Danica, una donna per la Formula 1

maggio 25, 2009  |  Formula 1  |  33 Commenti  |  Lascia un commento

Si parla tanto delle possibili squadre che potrebbero arrivare in F.1, e tra queste del team USF1, una squadra a stelle e strisce con piloti americani al cento per cento. Tra i nomi ci sono quelli di Marco Andretti, l’ultimo della gloriosa stirpe, e dell’affascinante Danica Patrick (nella foto), velocissima fanciulla che svetta sempre tra i migliori delle gare Indycar e capace anche di metterseli tutti dietro un anno fa a Motegi.
Da tempo in F.1 non si vede più gareggiare una donna, e sarebbe davvero ora che il gentil sesso trovasse un posto in griglia anche se molti ostinati pseudo puristi storceranno la bocca ritenendo le corse in auto un territorio riservato alle scorrerie dei maschietti.
Beh, domenica scorsa la bella Danica ha perso in volata la 500 Miglia di Indianapolis, la gara più famosa del mondo, quasi 800 km a piede giù, a una media oraria da far accapponare la pelle. La Patrick è finita sul podio, terza a 2 secondi dal vincitore Castroneves mostrando, con una prestazione sensazionale, di reggere la fatica di una battaglia prolungata e sempre sul filo dei trecentocinquanta orari. Roba per duri e puri, insomma, e una pilotessa così dovrebbe davvero arrivare in F.1. Per l’interesse della disciplina sarebbe un acquisto, oltre che gradevole, che farebbe molto discutere gli appassionati portando pepe ad un ambiente da troppo tempo cloroformizzato, se non per beghe esclusivamente legate ai soldi (e solo ai soldi).

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Ferrari, tutto va sempre più storto

maggio 20, 2009  |  Formula 1  |  10 Commenti  |  Lascia un commento

Ancora una batosta, questa volta in Tribunale. Per la Ferrari è davvero un momentaccio che riporta a tempi e anni davvero lontani. Gli appassionati si erano abituati bene: vittorie a catena, organizzazione formidabile, affidabilità assoluta, potere di condizionamento senza uguali sulla federazione sportiva. Era soltanto ieri eppure pare una vita fa.
Diciamolo chiaramente: ogni singolo passo falso in sé ci può stare. È la somma degli intoppi che agita e che non lascia prevedere nulla di buono. Con Todt sul ponte di comando o non si andava in causa oppure si era certi di vincere. Con Brawn al muretto non c’erano mai errori e con lui in fabbrica la parola “rotture” non era inserita dal vocabolario. Infine, con Schumi in pista, nessun traguardo pareva precluso (anche se ovviamente non si vinceva sempre).
Poteva continuare sempre così? Ovvio che no, però il salto dal paradiso all’inferno è troppo crudele da sopportare. Si dirà, ma Mosley è impazzito. Forse sarà anche vero, ma l’uomo che le Rosse adesso vedono con fastidio è quello che a suo tempo ha sempre dato una grossa mano a Maranello tanto che nei giorni del caso sadomaso in cui l’inglese finì coinvolto, gli unici a tendergli la mano furono quelli della Ferrari.
Che cosa è successo tanto in fretta da lasciare tutti sconcertati? Difficile dirlo e ognuno avrà in testa le sue personalissime idee. Io temo però che in Italia tutto il sistema dia sempre troppo consenso al Cavallino, come per default. Parola di re, si sarebbe detto un tempo. Invece anche i più bravi possono sbagliare e dirlo ogni tanto non sarebbe male. Possibile che nessuno abbia ancora provato a chiedersi che cosa valga davvero la minaccia di Maranello di mettere in piedi un altro campionato? Nell’ambiente nessuno ci crede e questo invece che preoccupare fa scrollare le spalle al Circus. Sono anch’io dell’idea che la F.1 senza la Ferrari sia zoppa, ma credo che sia senza gambe anche la Ferrari senza la F.1. I grandi costruttori, quelli come la Renault, la Bmw e la Toyota, rischiano di sparire a prescindere dai regolamenti più o meno giusti. In realtà cercano di approfittare delle beghe attuali per avere una buona scusa per una ritirata indecorosa dettata dai quattrini che non hanno più. Figuriamoci se hanno voglia di dar vita a un nuovo campionato dove dovrebbero investire ancora più denaro magari impegnandosi per un programma poliennale e con più monoposto da schierare.
Tutto il contrario della Ferrari che delle corse ha un bisogno vitale, la ragione per cui alla fine un accordo, molto mascherato, salterà fuori. Ci si può scommettere: sarà una soluzione che farà uscire tutti vincitori. Fosse vivo il poeta titolerebbe la storia “la quiete dopo la tempesta”. Ma i veri problemi non stanno nelle polemiche, bensì nei troppi passi falsi a catena in cui le Rosse stanno incappando. È di questo che bisogna davvero preoccuparsi.

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Raikkonen nei rally a caccia d’affetto?

maggio 11, 2009  |  Formula 1, Rally  |  9 Commenti  |  Lascia un commento

Anno davvero duro per Kimi Raikkonen, l’asso della Rossa che una volta non rende lui e una volta lo mortifica la sua squadra. Le voci di un suo taglio a fine anno a favore di Alonso si moltiplicano, rendendogli le cose sempre più difficili anche se lui, finlandese, dovrebbe essere freddo e insensibile a tutto.
Come allo stadio, con le squadre in difficoltà, gli ci vorrebbe una bella iniezione di fiducia dal pubblico, cioè dai suoi sostenitori che gli sono ancora grati per il titolo iridato vinto in volata due stagioni fa. Ma come fare se il mondiale corre lontano dall’Italia?
Una soluzione c’è, e potrebbe rivelarsi formidabile. Kimi, infatti, dovrebbe correre il rally della Marca a Treviso il 30 maggio. Al volante della Fiat Grande Punto S2000 con cui ha già gareggiato sulle nevi del nord a inizio stagione, l’asso delle Ferrari sarà la grande attrazione della gara. Problemi di ordine pubblico? Il rischio esiste perché il bagno di folla potrebbe prendere in contropiede i pur bravi organizzatori del Motoring Club Sernaglia che hanno una grande esperienza alle spalle, ma un Kimi a portata di mano di folla sarà un grande colpo e per lui una boccata d’affetto di portata clamorosa. Con un dubbio: alla fine la Ferrari lo lascerà davvero correre o all’ultimo momento qualcuno ci ripenserà?

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Brawn, la Fota e le furbate

maggio 8, 2009  |  Formula 1  |  8 Commenti  |  Lascia un commento

Interrogato dal nostro lettore Roberto Torta sul fatto che potesse essersi approfittato del suo ruolo di consulente tecnico della Fota per tirare un colpo basso agli avversari (risposte ad altre domande saranno sul numero di giugno di “Quattroruote”) Ross Brawn ha chiarito quanto segue:

“Il Gruppo di lavoro tecnico della Fota non stabilisce le regole. Quello lo fa la Fia. Le regole con cui corriamo oggi vennero decise dalla Fia prima ancora che, nello scorso settembre, la Fota stessa venisse costituita. Le regole erano già fissate dalla Fia a quell’epoca e, personalmente – visto che stiamo parlando della fine del 2007 – non ero ancora neppure tornato in attività in F.1 quando vennero stabilite. La Fota lavora a proposte per il futuro da discutere con la Fia, per ridurre i costi, per migliorare lo spettacolo… ma non a questo regolamento. Se in F.1 vuoi limitare a 100 le prestazioni, ti conviene cercare di fissare regole pensando di bloccarle a 50 perché gli ingegneri sono talmente brillanti che arriveranno a 100; devi sapere che se fissi il limite a 100 ti troverai con 150, è inevitabile. Vedendo le regole create a fine 2007, avevo ad un certo punto suggerito di porre certi limiti al regolamento perché a mio avviso c’erano spazi liberi d’interpretazione, ma a rifiutare la mia proposta fu proprio un certo numero di squadre che oggi si lamentano. Per questo trovo frustranti questi commenti su di me, visto che la situazione attuale è il risultato di tutto ciò e di regole votate a fine 2007”.

Brawn è certamente uno molto furbetto, ma è anche uno che parla chiaro.
Voi che cosa ne pensate?

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Senza la Ferrari sì, senza la Ferrari no

maggio 4, 2009  |  Formula 1  |  14 Commenti  |  Lascia un commento

Ormai le decisioni che contano vengono discusse attraverso i giornali. La Ferrari, capintesta dei grandi team della F.1, è del tutto contraria al tetto di spesa che permetterebbe a piccole squadre di entrare nel Circus con meno soldi a disposizione ma più libertà progettuali. “Non è ammissibile che ci sia una F.1 a due velocità”, tuona il presidente del Cavallino Luca di Montezemolo. “Non lo accetteremo a costo di dar vita a una serie parallela alla F.1, e per la F.1 sarà la fine senza la Ferrari”.
Una minaccia che ha fatto il giro di tutti i quotidiani la scorsa settimana generando scalpore e apprensione. Max Mosley, presidente della Federazione internazionale, non si è però fatto intimorire e attraverso le colonne del “Financial Times” ha ribattuto: “Lo sport potrà sopravvivere anche senza la Ferrari”, ma per non caricare troppo i toni ha anche aggiunto che “sarebbe però triste perderla, perché è il vero team nazionale italiano”.
Guerra aperta? Beh, in effetti sì. Ma a tirare le fila c’è sempre Bernie Ecclestone che ha affidato il suo pensiero al “Times” chiarendo: “Non lascerò che Mosley distrugga la Ferrari tanto più che nessuno vuole che accada. Io credo che, sull’idea del tetto salariale, tutti, Ferrari compresa, possano essere d’accordo. L’importante è fissare una cifra che vada bene a ciascuno. Si lavorerà per questo”.
Come andrà a finire? Che oggi pensare a due campionati distinti è una pura follia visto che si fa già fatica a mettere insieme un parco partenti decenti; quindi si farà un po’ di polemica poi si arriverà a una soluzione condivisa che sarà verso l’alto se le squadre che adesso sono sul piede di partenza, perché i vari management non ne vogliono più sapere delle corse per via degli alti costi, si impegneranno a continuare, oppure sarà verso il basso se sarà indispensabile imbarcare nuovi soggetti per avere uno schieramento di partenza se non ottimale almeno passabile.
Voi, invece, credete alla possibilità di due campionati distinti?

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F1: chi è in fuga e chi pensa a scappare via

aprile 27, 2009  |  Formula 1  |  5 Commenti  |  Lascia un commento

Robert KubicaDietro al divertente GP del Bahrein (a proposito, le regole saranno pure pensate a capocchia, ma adesso le auto stanno molto più vicine e qualche sorpasso finalmente si vede) è andata in scena la prima puntata di una nuova guerra per la sopravvivenza che durerà molti mesi e che promette di lasciare molti caduti sul campo.

Le disastrose BMW, confinate nelle retrovie, non promettono niente di buono per la permanenza della Casa tedesca nel Circus (nella foto sopra, Robert Kubica). Ma nemmeno la Renault che arranca è un bel segnale. Carlos Ghosn, il boss che a Parigi scuce i quattrini e che non ha mai nutrito un grande amore per le competizioni (servono soltanto se si vince…), ha dato una sorta di aut aut a Briatore (nella seconda foto) e questo spiega il nervosismo del nostro deflagrato nelle recenti dichiarazioni. In più ci sono gli azionisti della Mercedes che chiedono di interrompere l’impegno della Casa della stella e i dubbi Toyota all’ultimo treno: o si vince quest’anno oppure tutti a spasso.

In questo panorama si sono fatti avanti almeno tre nuovi possibili sostituti: la Lola, l’Aston Martin di David Richards (il nome però potrebbe essere differente) e gli americani dell’USF1. Troppe tre squadre per due soli possibili posti nella griglia che prevede al via il massimo di 12 team; ma alla luce degli scricchiolii malamente nascosti anche con tre nuovi ingressi potremmo assistere ad uno schieramento di partenza tutt’altro che completo. Altro che diffusori o diavolerie aerodinamiche più o meno furbette, il rischio di una fuga di massa è molto concreto perché non sono le regole che mancano, bensì i quattrini. E questo serve a capire quanto certi malumori, le urlate proteste, i troppi mugugni nascondano una realtà con ben differenti problematiche.

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In F.1 i talenti si vedono subito

aprile 21, 2009  |  Formula 1  |  5 Commenti  |  Lascia un commento

Povera Formula 1! Povera se, nel giorno in cui si corre una delle gare più belle e appassionanti, in cui vince un ragazzino che ha talento da vendere, in cui come per magia si spengono sotto un acquazzone violento tutte le polemiche legate a sospetti diffusori perché a sbaragliare il lotto ci pensano due monoposto del tutto tradizionali, dalle prime pagine dei giornali spariscono i titoloni, si ridimensionano i servizi all’interno e si grida soltanto che le Rosse di Maranello sono ancora a bocca asciutta dopo tre gare.

La Ferrari arranca, questo è un dato di fatto, ma dopo aver dominato a lungo, dettato i tempi a tutti per oltre un decennio, è quasi fisiologico che qualche ciambella non riesca sempre col buco. Ma spegnere la luce sui Gran Premi soltanto perché le auto del Cavallino zoppicano è un insulto a una categoria che ha mille difetti e anche mille colpe, ma ancora tanti pregi come quello di riuscire sempre a reinventare motivi per far parlare di sé oltre all’immensa qualità di permettere in fretta a chi ha vera stoffa di emergere, a prescindere dall’auto che guida.

È sempre successo e sempre sarà così: Senna era parso a tutti un grande già con la modestissima Toleman, Schumi al debutto fece trasecolare il Circus col suo settimo tempo a Spa alla guida della Jordan, Alonso si era presentato da super guidando la Minardi. Vettel (nella foto in alto), che ha vinto domenica, era già un prospetto di assoluto valore da almeno due anni, quando muoveva i primi passi e aveva la falcata dei vincenti. Non ci vogliono solo auto da assoluto per farsi notare: Buemi (qui sopra) è già sul taccuino di tutti e ha corso appena due gare. Se è vero che senza l’auto migliore fai fatica a vincere, è anche vero che se sei uno che avrà un futuro si vede subito. In tempi di troppe polemiche e tanto veleno, almeno questo merito alla F.1 bisogna riconoscerlo.

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In F.1 fatte le leggi trovati gli inganni. È sempre stato così

aprile 15, 2009  |  Formula 1  |  7 Commenti  |  Lascia un commento

È finita come altrimenti non poteva finire, anche se da semplici spettatori è difficile stabilire se giustizia sia stata o non sia stata fatta. Semplicemente la storia era troppo intricata per uscirne diversamente. E non è la prima volta che la spunta chi ha saputo vedere più lontano in un mondo in cui i tecnici della Federazione sono pochi mentre quelli delle squadre tanti di più, e tutti a pensare a tempo pieno come aggirare le regolare per farla franca.

Oggi è andata bene a BrawnGp, Toyota e Williams, in passato sotto tiro ci sono state squadre di maggior blasone come Renault, Ferrari e McLaren, perché da sempre la massima espressione dell’automobilismo da corsa, la F.1, viaggia border line, caratteristica peraltro comune a tutti gli sport al più alto livello.

Le intuizioni di Chapman, il maestro inarrivabile di trovate geniali, ogni tanto la passavano liscia, altre volte venivano cassate, ma chi è senza peccato scagli la prima pietra. Poi, è vero, da sempre nel Circus c’è chi è più abile e chi lo è meno, chi ha la tendenza a farsi scoprire con le dita nella marmellata e chi la fa sempre franca. In un mondo di furbi il più furbo spesso vince. Brawn, che oggi è sotto tiro da Maranello, quando era in Ferrari era sotto tiro degli altri. Semmai chi rischia la beffa è la solita Toyota: tutti nel Circus la vorrebbero veder vincere almeno un GP per non correre il rischio che i giapponesi scappino via, e invece non ce la fa mai.

In febbraio tutti parlavano delle concessioni sul diffusore come di un chiaro aiutino ai jap, un boccone un po’ amaro da mandare giù nell’interesse generale. Una provvidenziale vittoria, si mormorava nel paddock, poi subito un pronto altolà nelle gare a venire. Invece si sono aggiunte la Williams e poi la Brawn e adesso tutto si è fatto più complicato: vince chi non doveva vincere, una frittata perfetta.

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