Addio scambio Massa-Alonso?

luglio 27, 2009  |  Formula 1  |  7 Commenti  |  Lascia un commento

Il disgraziato incidente in cui è stato coinvolto Felipe Massa, al di là delle conseguenze non ancora molto chiare sul fisico del malcapitato pilota brasiliano, complica all’improvviso i piani Ferrari per gli anni a venire.
Nel giustificato marasma del dopo-qualifiche sono circolate molte voci e una delle più succose parlava di un progetto che i vertici di Maranello stavano mettendo a punto nell’ottica di portare in Ferrari lo spagnolo Fernando Alonso già nella prossima stagione.
Il problema stava (e sta) nel contratto che lega anche per il 2010 Kimi Raikkonen alle Rosse, un accordo profumatamente remunerato cui il finlandese non intende in alcun modo rinunciare. Una delle soluzioni pensate riguardava allora proprio Massa: il brasiliano, oggi molto veloce e molto quotato, sarebbe stato oggetto di scambio con la Renault con la coppia Raikkonen-Alonso a correre per la Scuderia nel 2010.
Il progetto adesso ovviamente salta perché bisognerà vedere prima lo stato di salute di Felipe, poi valutarne le sue reazioni una volta che torna al volante e quindi pensare a qualsiasi altra possibile soluzione. Ma il piano c’era e si vocifera che alla base ci fosse la voglia di liberarsi del manager di Massa, il figlio di Jean Todt, che al momento non è molto gradito come non lo è più nulla che si leghi all’ex capo della gestione sportiva. Questo spiega anche la freddezza della Ferrari verso l’ipotesi di Todt come successore di Mosley, a prescindere dalle dichiarazioni di facciata. Che cosa sia successo non è dato a sapere, ma pare proprio che del vecchio amore (e della doverosa riconoscenza) sia rimasto ben poco. Anzi nulla.

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Tra Vettel e Webber, chi farà meglio?

luglio 14, 2009  |  Formula 1  |  5 Commenti  |  Lascia un commento

Sette giorni magici, l’arco di una settimana. Per i piloti australiani tutto sembra partire da qui: sabato 11 luglio 2009 Mark Webber ha colto la sua prima pole position (e domenica la prima vittoria), il 14 luglio di trent’anni fa Alan Jones centrò a sua volta la sua prima pole, e mezzo secolo fa, il 18 luglio, fu Jack Brabham a scattare per la prima volta della sua luminosissima carriera davanti a tutti.
Oggi tutti sembrano aver scoperto Webber, un pilota che da una vita è velocissimo in qualifica anche se spesso meno costante in gara, soprattutto quando ha dovuto confrontarsi con David Coulthard che era un osso duro, capace di portare in fondo la sua auto anche se doveva lottare con qualifiche sofferte e con carichi di carburante spesso inadeguati.
Come sempre la propria grandezza uno se la costruisce grazie a chi ha di fianco. Se Webber avesse vinto con l’autorità sfoggiata domenica scorsa al Nurburgring avendo in squadra ancora il vecchio David, tutti avrebbero scritto che oggi la Red Bull è una monoposto strepitosa, capace di far vincere persino uno come l’australiano. Battendo invece l’astro nascente, il predestinato Vettel, non si possono più legare i meriti alla sola vettura ma occorre sottolineare la guida del cangurone che, contro ogni pronostico, oggi nella classifica iridata ha appena 1,5 punti in meno del tedesco e che, sullo slancio dell’impresa recente, può ancora alzare il suo rendimento di pari passo con la crescita dell’autostima.
La sensazione, oggi, di molti addetti ai lavori, al di là del fatto che il giovanissimo Vettel gode di una miglior stampa, è che i favori del pronostico nella lotta interna alla Red Bull sono tutti per il tedesco se ci saranno GP bagnati e per Webber in caso contrario. E secondo voi?

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Toyota, stop al Fuji e presto alla F.1

luglio 7, 2009  |  Formula 1  |  10 Commenti  |  Lascia un commento

L’annuncio shock è stato battuto dalle agenzie in piena notte per l’Europa, mattina presto in Giappone. La Toyota ha annunciato che nel 2010, e poi pure negli anni a venire, non si correrà più il Gran Premio del Giappone di F.1 sulla pista di proprietà del primo Gruppo automobilistico del mondo, il circuito del Fuji dove il Circus era tornato a correre nel 2007 per ufficializzare i trionfi economici e commerciali della Casa giapponese.

La ragione ufficiale è puramente legata ai soldi: organizzare la gara al Fuji costa ogni anno alla Toyota la bellezza di oltre 15 milioni di euro, una cifra oggi giudicata fuori da ogni logica in tempi di crisi mondiale.

La notizia non deve comunque sorprendere, perlomeno non chi ha avuto la pazienza di leggere questo blog negli ultimi mesi. Da tempo qui si fa notare che quattro grandi costruttori impegnati in F.1 stanno studiando una fuga dalla F.1 il meno spettacolare possibile, ma pur sempre una fuga. La querelle Fota-Fia per molti (Ferrari esclusa) era una buona occasione per una ritirata strategica, giustificata e mascherata dall’impossibilità di convivere con una Federazione che cambiava di continuo le regole. Poi però è arrivata la Ferrari con la resistenza dura e l’ipotesi di dar vita a una serie alternativa all’organizzazione della quale dovevano impegnarsi tutti i team attualmente riuniti sotto l’egida della Fota. Una prospettiva terribile per chi di investire nel Circus non ha più voglia né passione, una resistenza passiva che di fatto ha portato all’accordo in extremis facendo tirare un sospirone di sollievo a BMW, Toyota, Renault e Mercedes, terrorizzate dall’idea di sottoscrivere un impegno fuori dalla loro volontà. Adesso ecco i primi cedimenti: la Toyota annuncia lo stop con il GP di casa e a breve darà l’addio alla massima serie. Sarà sola? Difficile crederlo, e meno male che si sono affacciate altre squadre (minori, è vero, ma almeno vive) se no il rischio è di avere schieramenti talmente poveri di partenti era pressoché certo.

Max Mosley è stato arrogante, ottuso e ostinato, ma aveva visto giusto: la sua ansia di preservare il campionato da ritirate repentine andava in questa direzione. Sapeva che contro aveva una Ferrari agguerrita ma in buona fede, perché per il Cavallino le corse sono il sale della vita, ma temeva quei costruttori spendaccioni oggi disposti a scialacquare ma anche prontissimi a chiudere i rubinetti quando gli interessi sarebbero girati da un’altra parte. Anche lo scivolo col buco doveva servire a far vincere finalmente la Toyota affinché non scappasse via. Peccato che la Brawn abbia rovinato tutti i piani.

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Todt, Vatanen o chi per il dopo Mosley

giugno 30, 2009  |  Senza categoria  |  12 Commenti  |  Lascia un commento

Si parla tanto dell’addio, molto probabile anche in un mondo come quello delle corse dove “mai dire mai”, di Max Mosley. Il presidente della Fia ha dichiarato nei giorni scorsi che è stanco, aggiungendo che “quando ho iniziato l’attività ero già vecchio abbastanza per essere padre del più giovane pilota impegnato in F.1, e oggi sono vecchio al punto di poter essere nonno di molti dei piloti che corrono gli attuali Gran Premi”.

Ovviamente, se Mosley si farà davvero da parte occorrerà trovare un degno sostituto, e il concetto di degno va sottolineato. Presiedere la Fia non significa solamente occuparsi di F.1 come troppi credono. L’organismo mondiale dell’automobile si occupa a tempo pieno dei problemi legati all’auto di tutti i giorni, e qui le battaglie di Mosley per i crash test, per ridurre gli incidenti stradali, per imporre ai governi nazionali regole più attente e ai costruttori obblighi importanti per migliorare le vetture sul piano della sicurezza, sono state apprezzatissime al punto che molti arrivano a dire che mai prima di lui si era lavorato tanto e tanto bene. In questa logica è sbagliato credere che siano le squadre di F.1 a decidere chi sarà il suo successore e non è nemmeno detto che si tratti di un uomo di sport.

Jean Todt è un nome che circola molto e, anche se è osteggiato dai team non ferraristi, ha buone chances perché è considerato uno di larghe vedute e interessi che vanno oltre le semplici competizioni. In particolare l’attività che adesso ha messo in piedi con il dottor Saillant sui traumi post incidenti sono una buona arma da spendere.

Ma come lui, o più di lui, è molto considerato Ari Vatanen, l’asso finlandese dei rally che per Todt ha corso e che ha vinto un titolo mondiale nel 1981 proprio battendo Todt (che era navigatore) e il suo pilota Frequélin. Vatanen da tempo si è dato alla politica arrivando ad essere eletto per due mandati consecutivi al parlamento europeo, prima in Finlandia e poi in Francia dove adesso vive e ha una fattoria con annessa cantina.

Vatanen, che al volante era considerato un vero matto, è una persona pacatissima e di saldi principi (anche quando correva non brindava mai con champagne ma esclusivamente con latte). E se Todt ha sempre avuto rapporti molto stretti con Mosley (troppo a sentire i suoi detrattori) Vatanen è sempre stato fuori dai giochi della Federazione e appare per questo più limpido. In più viene dalla Finlandia, quindi da un Paese dove non ci sono costruttori automobilistici, quindi viene reputato più indipendente proprio nell’ottica di legiferare in campo automobilistico extra gare. Vedremo chi la spunterà, e soprattutto se si farà avanti anche lì il fatidico terzo uomo che potrebbe mettere d’accordo tutti.

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Pace fatta. Era ora!

giugno 24, 2009  |  Formula 1  |  9 Commenti  |  Lascia un commento

Alla fine hanno fatto pace, e non poteva essere altrimenti. Mosley, l’uomo che un anno fa era già stato fatto fuori se non fosse intervenuta di peso la Ferrari a salvarlo, oggi potrebbe davvero farsi da parte. Se così fosse, chiuderebbe male una lunga carriera impreziosita da tante cose buone a cominciare dalla sicurezza delle monoposto che lui ha perseguito con ogni mezzo, spesso scontentando i costruttori sempre mal disposti a spendere denaro per questioni lontane dai loro interessi diretti. Jean Marie Balestre, il dittatore della Fia che aveva preceduto Mosley, era stato nel mirino non meno dell’avvocato inglese, ma è una storia che si ripete sempre: chi deve legiferare pesta sempre i piedi a chi mette i suoi interessi personali davanti a quelli del sistema. Accade in tutte le federazioni dove le guerre con le leghe sono sempre all’ordine del giorno.
Comunque quello che conta è che si è arrivati a un accordo. L‘unico possibile, il solo logico. Si ripartirà da quello che c’è oggi (e che, sia chiaro, non va bene) sperando che davvero tutte le squadre restino al loro posto, cosa per nulla sicura. Il rischio, va detto con largo anticipo, è che si arrivi a un tutti contenti con uno schieramento impoverito e dimezzato. Sarebbe una vera beffa.

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Ecclestone, fatti vivo!

giugno 19, 2009  |  Formula 1  |  14 Commenti  |  Lascia un commento

Adesso tocca a Bernie Ecclestone, il solo che ha il potere, il carisma e i mezzi giusti per risolvere una situazione assurda che si è incancrenita per il braccio di ferro, ostinato tra Max Mosley e Luca Montezemolo.

L’idea dei due campionati è folle e oggettivamente senza prospettive. In più nessuno ci crede fino in fondo che possa succedere, anche se, a forza di minacciare, e poi pur di non perdere la faccia, si rischia davvero di arrivare a una rottura che potrebbe non portare da nessuna parte.

Ecclestone, fino a oggi, non si è mischiato nella faccenda lasciando che a sfidarsi fossero da una parte il potere sportivo e dall’altra la lega dei costruttori i cui interessi restano ovviamente… interessati. Il vecchio Bernie si è tenuto fuori perché lui si occupa esclusivamente dei diritti commerciali legati alla F.1, ma a questo punto deve farlo. È il solo che conosce i punti deboli di tutti i contendenti e possiede anche le leve giuste per sistemare le cose. Se la F.1 è diventata una disciplina planetaria lo si deve al piccolo boss che ha sempre messo d’accordo tutti restando il solo capace di una visione delle cose a vantaggio del sistema.

Nulla è perduto (al di là delle minacce e degli insulti) però non è più tempo di aspettare. Ecclestone è chiamato a sistemare le faccende per salvare la sua creatura. Tutti si aspettano (e agognano, di qua e di là) il suo intervento. Che lo faccia, allora.

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Torna Audetto, la BMW a Sauber, Renault a Briatore…

giugno 15, 2009  |  Formula 1  |  8 Commenti  |  Lascia un commento

L’ultima soffiata è una notizia non ancora ufficiale, ma che nel marasma che sta ammorbando la F.1 porta un po’ di sollievo. Daniele Audetto, uno dei personaggi più positivi, più bravi e più simpatici del Circus, torna sulla scena come team manager del team di Adrian Campos che correrà l’anno prossimo con le vetture Dallara. Audetto, che in tempi recenti era stato capace di fare miracoli con le vetture Super Aguri, è stato voluto personalmente da Bernie Ecclestone, ansioso di trasmettere agli appassionati che attorno alle squadre nuove non c’è l’improvvisazione che troppi vanno dicendo in giro, ma che al contrario si tratta di squadre serie, capaci e ben decise a vendere cara la pelle.
Le voci su Audetto si aggiungono ad altre che toccano invece squadroni di vertice, segnatamente la Renault e la BMW. Anche se in seno alla Fota, l’associazione dei costruttori, tutto viene tenuto sotto coperta per non indebolire la posizione intransigente contro Mosley, già stanno prendendo forma le prossime mosse di chi dalla F.1 non vede l’ora di scappare. La Renault dovrebbe finire in mano a Briatore che da grande capo diventerà il proprietario, mentre la BMW dovrebbe trovare la via di fuga meno indecorosa rivendendo tutto (o regalando, si vedrà) a Sauber che continuerebbe con le sue forze così come aveva iniziato.
E la Ferrari? E tutte le storie che si stanno leggendo? L’impressione che arriva forte e chiara da chi vive all’estero e guarda con più distacco alle cose, è che la rissa verbale tra Montezemolo e Mosley sia andata un po’ troppo avanti, ma che nel contempo il rapporto che lega la Casa di Maranello alla Federazione ricordi troppo da vicino quello di certe vecchie coppie dove si litiga continuamente senza arrivare mai a un vero divorzio perché nessuno dei due ha i soldi sufficienti per formalizzare l’atto. Ma sì, siamo sempre al punto di partenza: la querelle finirà non appena verrà trovato un accordo che non faccia perdere la faccia a chi sta litigando.

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Vettel troppo nel mirino

Vettel troppo nel mirino

giugno 8, 2009  |  Formula 1  |  13 Commenti  |  Lascia un commento

Salviamo il soldato Vettel. Il talentuoso giovanotto è sotto pressione; tutti pretendono da lui la gara della vita e questo ogni domenica in cui corre la F.1. Ma il tedesco non ha ancora compiuto 22 anni e non può superare ogni ostacolo con il solo enorme talento di cui dispone.
Quest’anno possiede un’auto molto competitiva però nessuno gli regala nulla. Attacca sempre a testa bassa, come è caratteristico dei giovanissimi, e spesso riesce a stupire, ciò nonostante ogni tanto sbaglia. Meno in passato, quando non aveva tutti i riflettori addosso, di più adesso. Chi si occupa di contabilità gli addebita l’incidente con Kubica in Australia che gli ha tolto punti preziosi (oltre ad aver compromesso la corsa del rivale), l’incidente a Montecarlo e lo svarione durante il primo giro in Turchia. Dopo sette Gran Premi il bilancio non è esaltante, eppure lui è uno dei pochi con potenzialità superiori. Da sempre mettere il dito sulle cose negative anziché porre l’accento sulla guida magistrale è un viziaccio dei critici. Hamilton stesso, che al primo anno ha compiuto manovre geniali e dato prova di una classe sopraffina, è stato messo sul banco degli accusati perché esagerava, come se andare sopra le righe a vent’anni sia una colpa anziché una regola. E chi è più vecchio ricorda la fatica che fece persino Senna ad essere accettato dai più. Bravino sì, ma troppo esuberante lo etichettarono in tanti nelle sue prime due stagioni. Giudizi impietosi con cui spesso quelli agli inizi debbono scontrarsi. Per fortuna il tempo è sempre galantuomo e i più bravi emergono comunque diventando poi intoccabili. Però un po’ di pazienza sarebbe gradita, e Vettel se la merita.

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Danica, una donna per la Formula 1

maggio 25, 2009  |  Formula 1  |  33 Commenti  |  Lascia un commento

Si parla tanto delle possibili squadre che potrebbero arrivare in F.1, e tra queste del team USF1, una squadra a stelle e strisce con piloti americani al cento per cento. Tra i nomi ci sono quelli di Marco Andretti, l’ultimo della gloriosa stirpe, e dell’affascinante Danica Patrick (nella foto), velocissima fanciulla che svetta sempre tra i migliori delle gare Indycar e capace anche di metterseli tutti dietro un anno fa a Motegi.
Da tempo in F.1 non si vede più gareggiare una donna, e sarebbe davvero ora che il gentil sesso trovasse un posto in griglia anche se molti ostinati pseudo puristi storceranno la bocca ritenendo le corse in auto un territorio riservato alle scorrerie dei maschietti.
Beh, domenica scorsa la bella Danica ha perso in volata la 500 Miglia di Indianapolis, la gara più famosa del mondo, quasi 800 km a piede giù, a una media oraria da far accapponare la pelle. La Patrick è finita sul podio, terza a 2 secondi dal vincitore Castroneves mostrando, con una prestazione sensazionale, di reggere la fatica di una battaglia prolungata e sempre sul filo dei trecentocinquanta orari. Roba per duri e puri, insomma, e una pilotessa così dovrebbe davvero arrivare in F.1. Per l’interesse della disciplina sarebbe un acquisto, oltre che gradevole, che farebbe molto discutere gli appassionati portando pepe ad un ambiente da troppo tempo cloroformizzato, se non per beghe esclusivamente legate ai soldi (e solo ai soldi).

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Ferrari, tutto va sempre più storto

maggio 20, 2009  |  Formula 1  |  10 Commenti  |  Lascia un commento

Ancora una batosta, questa volta in Tribunale. Per la Ferrari è davvero un momentaccio che riporta a tempi e anni davvero lontani. Gli appassionati si erano abituati bene: vittorie a catena, organizzazione formidabile, affidabilità assoluta, potere di condizionamento senza uguali sulla federazione sportiva. Era soltanto ieri eppure pare una vita fa.
Diciamolo chiaramente: ogni singolo passo falso in sé ci può stare. È la somma degli intoppi che agita e che non lascia prevedere nulla di buono. Con Todt sul ponte di comando o non si andava in causa oppure si era certi di vincere. Con Brawn al muretto non c’erano mai errori e con lui in fabbrica la parola “rotture” non era inserita dal vocabolario. Infine, con Schumi in pista, nessun traguardo pareva precluso (anche se ovviamente non si vinceva sempre).
Poteva continuare sempre così? Ovvio che no, però il salto dal paradiso all’inferno è troppo crudele da sopportare. Si dirà, ma Mosley è impazzito. Forse sarà anche vero, ma l’uomo che le Rosse adesso vedono con fastidio è quello che a suo tempo ha sempre dato una grossa mano a Maranello tanto che nei giorni del caso sadomaso in cui l’inglese finì coinvolto, gli unici a tendergli la mano furono quelli della Ferrari.
Che cosa è successo tanto in fretta da lasciare tutti sconcertati? Difficile dirlo e ognuno avrà in testa le sue personalissime idee. Io temo però che in Italia tutto il sistema dia sempre troppo consenso al Cavallino, come per default. Parola di re, si sarebbe detto un tempo. Invece anche i più bravi possono sbagliare e dirlo ogni tanto non sarebbe male. Possibile che nessuno abbia ancora provato a chiedersi che cosa valga davvero la minaccia di Maranello di mettere in piedi un altro campionato? Nell’ambiente nessuno ci crede e questo invece che preoccupare fa scrollare le spalle al Circus. Sono anch’io dell’idea che la F.1 senza la Ferrari sia zoppa, ma credo che sia senza gambe anche la Ferrari senza la F.1. I grandi costruttori, quelli come la Renault, la Bmw e la Toyota, rischiano di sparire a prescindere dai regolamenti più o meno giusti. In realtà cercano di approfittare delle beghe attuali per avere una buona scusa per una ritirata indecorosa dettata dai quattrini che non hanno più. Figuriamoci se hanno voglia di dar vita a un nuovo campionato dove dovrebbero investire ancora più denaro magari impegnandosi per un programma poliennale e con più monoposto da schierare.
Tutto il contrario della Ferrari che delle corse ha un bisogno vitale, la ragione per cui alla fine un accordo, molto mascherato, salterà fuori. Ci si può scommettere: sarà una soluzione che farà uscire tutti vincitori. Fosse vivo il poeta titolerebbe la storia “la quiete dopo la tempesta”. Ma i veri problemi non stanno nelle polemiche, bensì nei troppi passi falsi a catena in cui le Rosse stanno incappando. È di questo che bisogna davvero preoccuparsi.

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