Alla ricerca della marca perduta

luglio 28, 2010  |  Renault  |  41 Commenti  |  Lascia un commento

Per i francesi della Renault il recupero del marchio Alpine sta diventando un’angoscia. Da anni, a momenti alterni, se ne parla e poi non se ne fa niente. Adesso si mormora che se mai si farà davvero la versione stradale del concept DeZir che si vedrà al Salone di Parigi (e che con le sue linee arrotondate anticipa il nuovo frontale delle future Renault), potrebbe appunto cucirsi addosso il logo Alpine. L’auto sarebbe elettrica, con 150 CV, e s’inserirebbe tra la cittadina Zoé e la un po’ insipida Fluence per rendere l’offerta elettrica il più completa ed eccitante possibile. Il tormentone Alpine testimonia l’ansia dei costruttori che negli anni hanno fatto incetta di marchi e che adesso se li ritrovano in casa. Si parla del Gruppo PSA che sta per rimettere in strada il nome Talbot per una serie di vetture low cost per la Cina dove tirano soltanto le auto più grandi e più ricche (di conseguenza non si vuole svilire il valore dei nomi Peugeot e Citroen), si parla anche del Gruppo Volkswagen che sta pensando di resuscitare il nome NSU per rinfrescare in chiave europea eventuali moto frutto dell’accordo con Suzuki. E c’è sempre il nome Innocenti che ogni tanto torna in ballo per le low cost di casa Fiat.
Insomma, dopo che il mercato registra ogni giorno la chiusura di etichette americane famose (Oldsmobile, Plymouth, Saturn, Mercury, Hummer, Pontiac) l’Europa potrebbe andare in controtendenza. Ma ha senso?



41 Commenti


  1. Caro direttore è evidente che resuscitare un marchio per un costruttore Europeo sembra il modo per tutelarsi da eventuali fallimenti. I Francesi lo sanno bene vedi Alpine e Talbot. Memtre Fiat con ABARTH ha fatto bingo con buoni numeri ed un ritorno d’immagine notevole per tutto il gruppo.

  2. Nell’attuale mercato auto l’unica cosa da non fare è presentarsi con disordinate strategie. I numeri delle vendite dicono che bisogna produrne di meno. Ognuno cerchi di posizionarsi le sue quote, auto costose si è capito che, in questo momento economico, se ne fanno a meno. Siccome il mercato non migliorerà chi prima si adegua prima riuscirà a galleggiare. Non si può raschiare il barile se è vuoto. Un accordo quadro tra le case per distribuirsi il mercato sarebbe una cosa logica e con un avvenire programmato. Invece di recuperare marchi senza prospettiva sarebbe bene investire sulla tecnologia dell’ibrido che è già pronta e manca solo di vetture alla portata della massa del mercato. Leggo che BMW, Mercedes, Audi sfornano vetture sempre più costose, le venderanno? Noi almeno facciamo a meno della 164, della Thesis, almeno ci proviamo. Un saluto.

  3. Io credo che abbia senso, ma ad una condizione.
    La “resurrezione” di un marchio glorioso serve solo se non è una mera operazione di marketing.
    riproponendo un vecchio marchio bisogna tenere conto dell’identità (seppur annebbiata) del marchio stesso, altrimenti lo si snaturerebbe, perdendo quell’alone e quel blasone che la Casa intendeva riproporre.
    Un’esempio eclatante è proprio Renault, che, riproponendo il marchio Gordini, lo ha relegato a mero allestimento delle RS.
    Un encomio va invece a Fiat, che con Abarth ha riproposto l’identità sportiva del marchio, dopo anni di oblio.
    Dunque, se proprio bisogna riproporre un marchio, meglio farlo “con tutti i crismi”, altrimenti meglio inventarsi dei marchi inediti.

  4. Io credo che operazioni del genere possano avere senso se condotte:
    – Nel rispetto della filosofia, delle caratteristiche, dello spirito di quel marchio cui voler ridar linfa vitale;
    – E, dunque, nel puro rispetto spirituale-filosofico-estetico di quel marchio concedere a tutti noi – noi che di ricordo viviamo, ma anche coloro che mai hanno visto alcune marche e loro modelli circolar per strada – un sano tuffo nel passato. 40 anni fa, infatti, era così – ed era “cosa buona e giusta”: tanti marchi, grandi e piccoli, ognuno ben specializzato e caratterizzato, a fronte di una doverosa gamma assai più “corta” per ciascuna azienda, tanto che v’erano case automobilistiche tali da annoverare solo uno o al massimo due modelli in produzione;
    – Conseguentemente e parallelamente, allora: si aggiungano nuovi marchi – rispolverati dal passato ognuno forte della propria tipicità, specificità, personalità e caratterizzazione – a fronte di un sano, doveroso, auspicato ampio sfoltire le gamme di tutti i marchi, sia in termine di modelli che di allestimenti. Sana semplificazione onde permettere al pubblico di muoversi meglio, attraverso maggior chiarezza e facilità nel panorama della produzione automobilistica.
    Parimenti: la situazione permetterebbe una migliore e più chiara impaginazione dei listini in coda al mensile “Quattroruote”. Vi sembra poco?
    * * *
    Qualche esempio pratico
    La cosiddetta Nuova-(falsa)-Giulietta-che-Giulietta-non-è-e-neppur-AlfaRomeo-e-dagli-“Alfisti”-vien-giustamente-derisa-o-meglio-snobbata la quale, oggi, si fregia del marchio Alfa Romeo: in realtà il suo vero nome – quello, ovvero, con cui la chiamano non solo tutti gli appassionati, ma soprattutto le altre automobili nel salutarsi incrociandosi per strada – risponde ad Autobianchi Primula.
    Vetture come gli attuali modelli a marchio Dacia avrebbero potuto fregiarsi dello stemma Simca, giacché non lontane dall’essenza semplice eppur carica di glamour che caratterizzava la costola d’Oltralpe di Fiat.
    Modelli classificati come “suv” che, attualmente, si collocano insensatamente sotto marchi come Porsche o Mercedes, ma anche BMW o le stesse Audi e Volkswagen troverebbe miglior collocazione anagrafica in adeguati stemmi di riferimento dal passato rispolverati. Per esempio: già la dizione Auto Union, o meglio ancora DKW, differenzierebbe dalla stessa Audi i prodotti “uso fuori strada” evitando di “sporcar” la gamma stradale e offrendo al pubblico vie più mirate da imboccare a seconda della bisogna.
    Modelli da città, sul tipo “utilitaria”, di piccole dimensioni prodotti in quel di Monaco di Baviera potrebbero fregiarsi del mitico marchio Iso come doveroso riconoscimento al cavalier Renzo Rivolta che aiutò l’elica bavarese a risollevar le proprie sorti sul finire dei Cinquanta e, parallelamente, quale contributo a sfoltir gamma e listini.
    Francesco

  5. Ha senso solo se riusciremo, soprattutto noi italiani, a far rivivere i mitici anni Sessanta! Allora esistevano tanti marchi che si contendevano il mercato sia nel settore sportivo (chi non ricorda le potenti Iso?) sia nel settore delle piccole economiche, anche di nicchia. Ricordate l’Innocenti 950 Spider? Non era la fine del mondo, ma era pur sempre una simpatica ed economica piccola spider che lottava contro la Fiat 850 Spider per conquistarsi i favori della “gioventù dorata” borghese di quegli anni favolosi e per certi versi irripetibili. Certo l’Innocenti era una marca a sé, avente sede a Lambrate, nell’hinterland milanese, mentre ora tale marchio dovrebbe essere gestito da Marchionne & C.! Cosa potrebbero produrre utilizzando tale marchio se non sono neppure capaci di presentare una gamma appetibile con il marchio generalista Fiat?
    Vedo invece meglio le marche francesi, soprattutto PSA, perché i nostri cugini transalpini hanno un forte senso di identità nazionale ed un sano rispetto delle tradizioni “galliche”: usare il marchio Talbot può portare utili insospettati nei Paesi di incipiente motorizzazione di massa (non dimentichiamo che il marchio Talbot non è poi di così poco blasone come alcuni credono: alla fine degli anni Quaranta la potente Talbot Lago da corsa se la vedeva ad armi pari con le Alfetta da corsa della Casa del Biscione!).
    Per le marche tedesche, almeno a livello automobilistico, non credo in un futuro di revival di marchi storici come DKW, NSU, Auto-Union, ecc., ma c’è da dire che i tedeschi utilizzano così tanti marchi, teutonici (Maybach, Alpina-Bmw, Smart ecc.) e di altra origine (Skoda, Seat, Rolls-Royce, Bentley, Lamborghini ecc. ecc.) che non vedo proprio cosa altro doversi inventare per coprire tutte le possibili esigenze del mercato automobilistico!
    Cordiali saluti
    Salvatore

  6. La nostalgia è un altro metodo del marketing per vendere.
    Tutti quelli con più di 40 anni, hanno sentito e ammirato svariate marche che ora non esitono più, e solo all’idea di avere una di queste marche sotto il sedere, ti porta a molte vecchie ma mai passite sensazioni.
    Trovo però controproducente mettere vecchie marche su modelli ibridi o elettrici, ma questa è solo una mia opinione.

  7. Ripescare un brand ha un senso se il prodotto proposto ha delle caratteristiche in linea con la tradizione del marchio, altrimenti rimane una semplice e discutibile operazione di marketing. Nel panorama attuale le sinergie giocate a forza di pattaforme e powertrain comuni a molti modelli ha ucciso la varietà dell’offerta, per essere chiari, tutti producono tutti i tipi di auto con rarissime differenze sul piano tecnico. Prima di reintrodurre i vecchi marchi e vista la grossa concentrazione di case sotto sempre meno gruppi industriali, sarebbe il caso di impiegare parte delle grosse risorse disponibili per dare vita ad alcune proposte nuove che potrebbero degnamente portare alcuni marchi ormai defunti.
    P.S. l’Alpine elettrica ispirata alla Fluence, non voglio essere frettoloso nel giudizio, ma mi pare un pò azzardata!

  8. Quando un uomo ha nostalgia dei tempi, degli oggetti e deglli amici di un tempo vuol dire che non è appagato dal presente. Perchè invece di rispolverare un nome per produrre un’auto nuova non creiamo un marchio nuovo? Magari tra quarant’anni i nostri nipoti guarderanno con nostalgia le auto di oggi…

    C’è stallo nel mondo dell’auto, il pubblico comincia a mormorare……

  9. Beh forse un senso c’è ed è quello di dire:siamo noi ma non siamo noi. Nel bene e nel male chiaramente, perchè ci si può dissociare da un marchio diciamo così a basso profilo, come fosse un qualcosa lontano da me. Al tempo stesso però quello di prestigio diventa un qualcosa in più, quel qualcosa che ha spinto ad esempio Toyota e Nissan a inventare nuovi marchi di sana pianta, tipo Lexus e Infinity. Poi certi marchi hanno avuto un passato importante e quindi è un riappellarsi, riaffidarsi a quel passato, come se si volesse rinnovarne lo spirito e la tradizione. Certo Maglionne non ha problemi a crearne di nuovi di marchi, già inguaiato com’è a salvare dall’affondamento marchi storici e di prestigio come quelli che possiede e che spero ardentemente almeno per uno, che vada nell’orbita tedesca.
    @@@
    Egregio Dott. Cavicchi, dal momento in cui Lei ha assunto la Direzione di codesta nostra amatissima rivista, questa è la prima volta che partecipo ad un suo blog. Questo perchè fatico un momento a ritrovarmi in questo spazio dove per ora ci manca un appiglio importante, un Amico che oramai ci conosceva tutti uno ad uno. Lei sta piano piano insediandosi nei nostri Computer e dobbiamo sforzarci a visualizzarla, conoscerla, stimarla. Piano piano così che il progetto di venire a trovare la Redazione tutta e magari anche la Pista, possa concretizzarsi. Adesso comprendo il perchè Tedeschini, dopo averci incoraggiato a organizzare questa “giterella” non abbia dato alcun seguito e appoggio alla cosa e ora comprendo perfettamente le Sue motivazioni. Aspettiamo che la sua fatica d’introdursi nelle nostre mentalità, nei nostri concetti, nei nostri cuori come era in precedenza, sia a buon punto e poi mi prenderò l’onore, l’onere, la briga di non dico organizzare quest’incontro ma quanto meno iniziare a mettere dei paletti. Che ne dice se magari lo riprendiamo in primavera questo discorso? Dopo Ginevra magari così che almeno sulla carta non dovrebbero esserci impegni pressanti e magari avere noi una stagione più propizia.
    Adesso (ma chi so io per fare questo??) un piccolo rimprovero ma forse avremmo gradito un piccolo cenno di presentazione, di introduzione della Sua persona in questo Blog. Non tutti hanno o hanno avuto la fortuna di conoscerla precedentemente (giornalisticamente parlando) come il sottoscritto che la segue dalle pagine di Autosprint da alcuni secoli.
    Infine (dopo di che sarò bannato per sempre da questo forum) non crede che magari uno sdoppiamento del blog possa essere necessario così com’era prima? Gli argomenti bollenti sono molti e trattandoli tutti insieme si finisce per mortificarli senza averne discusso ampiamente e profondamente.
    Caro Dott Cavicchi mi creda non sono sempre così prolisso e rompiglioni, qualche volta sono… peggio!
    Auguroni comunque e per favore traghettiamo verso il prossimo centenario questa nostra amatissima rivista e blog con spirito verve acume intelligenza sobrietà onestà chiarezza e tutto il necessario affinchè ridiventi la rivista simbolo della nostra tanto amata quattroruote (quella vera, quella di metallo)

  10. Caro “multiplex”, prometto che l’idea di un incontro con i fedelissimi del blog lo faremo di sicuro. Sono già in contatto via mail con alcuni di voi. Va bene in primavera, ma io non ho problemi ad anticipare la cosa anche all’inizio dell’autunno. Dipenderà anche da voi e dalle vostre esigenze (oltre che dal numero, perché una cosa è incontrare 20/50/100 oppure 1000 persone). Però ci proveremo, così come proveremo a cambiare diverse cose sulla rivista già dal numero di ottobre, cioè il primo raggiungibile in tempi umani perchè quello in costruzione è molto condizionato dalla chiusura dell’azienda per 15 giorni.
    Ne approfitto anche per scusarmi con quelli che si aspettavano un intervento di saluto sul blog. Non l’ho fatto per timidezza, sapendo di entrare in un mondo ancora turbato per l’uscita di uno bravo (e amico) come Tedeschini. Probabilmente ho sbagliato, ma mi pareva che parlare di me potesse venire interpretato come una forma di megalomania. Se ho irritato qualcuno mi dispiace due volte

  11. del direttore, intervento 10:
    “Ne approfitto anche per scusarmi con quelli che si aspettavano un intervento di saluto sul blog. Non l’ho fatto per timidezza, sapendo di entrare in un mondo ancora turbato per l’uscita di uno bravo (e amico) come Tedeschini. Probabilmente ho sbagliato, ma mi pareva che parlare di me potesse venire interpretato come una forma di megalomania. Se ho irritato qualcuno mi dispiace due volte”
    OOOOOOOOOOOOOOOOOOOOH!!!!!! SIETE CONTENTI????? MO BASTA, Sù, LASCIATELO IN PACE e PARLIAMO DI AUTO….!
    * * * *
    PER QUANTO RIGUARDA I “nuovi” MARCHI LOW COST, la sostanza è questa: i vari brands hanno paura di sputtanarsi. Perfino un marchio da sempre popolare come Fiat si dà le arie e ha paura di mettere a listino un’automobilina semplice da 7000 euro; e quindi va in cerca di Zastava, Innocenti e schifezze simili. A me dispiace, è un atteggiamento delle varie grandi case che davvero non mi piace….perciò non comprerò MAI un’auto con questi marchi (brutti e retrogradi solo a nominarli).
    Sergio Autiero (NA)

  12. Errare è umano, caro Direttore.
    E ancor più umano – ovvero carico e, scriverei anche, forte di umana comprensione – quando l’errore, se errore c’è, è frutto di sensibilità che rende inevitabilmente incerto l’incedere.
    Con il Suo predecessore – il (giustamente) bravo e ancor di più amico (ché così, davvero, lo si sentiva, anche grazie al suo esser partecipe, a volte molto a volte meno, ma comunque vicino) Ted – si è nell’ultimo suo post da direttore scritto circa la saggezza utile del dubitare.
    Meglio, allora, il passo carico di dubbi che fa, anche, incorrere nell’errore fonte di esperienza invece che l’incedere marziale “tutto d’un pezzo” sterile e lontano dalla saggezza del Futuro.
    * * *
    Scrive giustamente, a mio pensare, l’amico Multiplex riguardo alcune impressioni che lasciano titubanti riguardo l’attuale conformazione (configurazione? Configurazione: 2.0) del blog “Via Mazzocchi” che, infatti, ancor risponde all’indirizzo web “andiamodicorse.quattroruote.it” slash varie, eccetera, eccetera.
    Deformazione professionale – meglio: attitudine e forma mentis che mi han, anche, condotto alla professione – mi porta a visualizzare ogni aspetto del vivere e dell’operare in chiara forma nella mia mente.
    Il portale web di “Quattroruote” si offre, alla vista privilegiata che ho nella mia mente dall’attico panoramico dei miei occhi scuri, come un grattacielo, una torre, un campanile, una costruzione. Meglio specificando: una palazzina razionalista e limpida, lineare e stilizzata come fosse generata dalla mano felice di Luigi Moretti o di Marcello Piacentini.
    E se ai piani alti, come fossero le terrazze della Farnesina che svetta silente e luminosa sul Foro Mussolini, vedo novità e servizi fotografici: nelle ampie cantine, che quasi definirei segrete, v’è il regno quasi “carbonaro” del Ted, ove il Direttore con il suo blog riunisce noi amici per chiacchierare in santa santissima pace.
    Ma se il vino per divenir buono ha bisogno di botte piccola – non poi, sempre, così vero: chiedere al Nebbiolo… – la cantina ha da essere ampia e luminosa, ordinata e spaziosa, ombrosa e scura sì, però accogliente.
    Così “Via Mazzocchi, 1”.
    * * *
    Ecco: l’impressione visiva che offre la versione “resettata” 2.0 è di ristrettezza, spazi cui riesce difficile muoversi con facilità e aprirsi con la medesima piacevolezza e semplicità di allora…
    Ovvio che per un 2.0 c’è sempre un 2.1, magari anche un 2.1.5: chi vivrà vedrà, si suol dire.
    Noi, gentile Direttore: vivremo, sicuramente. E, ne son certo, sicuramente vedremo… Vedremo bene, in spazi magari più accoglienti!
    Francesco

  13. Inanzitutto i complimenti per la nomina a direttore di Quattroruote, sperando che la nostra rivista torni quella che era, ultimamente era un po’ appannata….
    per quanto riguarda il recupero dei marchi in disuso, credo che sarebbe anche ora!!
    Innocenti, potrebbe si essere il marchi low-cost di casa Fiat, ma a patto di non mettersi a vendere modelli ex-fiat con nuovo nome (Uno-Mille; Duna-Elba) altrimenti la gente li bollerà come obsoleti….
    Autobianchi, potrebbe tornare ad essere il marchio per sperimentare nuove tecnologie (elettrico, ibrido) come a suo tempo si fece con la Primula e la trazione anteriore.
    sentire che in Germania vogliono recuperare NSU, mi fa solo pacere. avere magari un’erede della Prinz non spiacerebbe

  14. Egregio Direttore,
    Alpine è stato un modello che nasce per le corse e se non si crea la stessa alchimia che ha generato la prima Alpine Renault è meglio lasciare il tutto dove sta, piuttosto che fare un pasticcio.
    A chi manca Talbot? Ed Innocenti? Fiat, Peugeot e Citroen non vogliono svilire il marchio con modelli low cost? Parlassimo di Ferrari, Porsche, Mercedes (che peraltro produce anche veicoli commerciali senza svilire il marchio) o BMW capirei, ma qui parliamo di generalisti puri ed attualmente pure abbastanza cari, i quali in passato modelli “low cost” in gamma ne hanno avuti (vedasi Fiat 500 e Citroen 2CV).
    Le moto NSU chi le ricorda? Vale la pena riportare in vita marchi che non ricorda più nessuno ed il cui passato non è nemmeno tanto glorioso?Secondo me bene hanno fatto gli americani a segare i rami secchi che non davano frutti, sia avessero un importante passato alle spalle (Oldsmobile, Pontiac) sia fossero ancora giovani e senza storia (Saturn, Hummer).
    Generare nuovi marchi oggi può rappresentare pesante zavorra da mantenere in un futuro momento di flessione, rischiando di generare un pachiderma difficile da governare come è stato per GM.
    Marco

  15. Buongiorno Direttore
    non voglio fare l’avvocato di nessuno, però, a parte l’umana comprensione per chi sente la mancanza del sig. Tedeschini (anche a me dispiace che abbia lasciato il suo incarico), però non sono d’accordo con chi si lamenta, soprattutto adesso, perchè penso che il tempo a sua disposizione (tra cose da fare e vacanze imminenti) sia veramente ristretto, quindi penso che abbia optato x continuare un percorso già tracciato (da qui Via Mazzocchi 2.0) senza grandi modifiche ma ovviamente con le sue caratteristiche personali.
    Perciò diamo un po di tempo al sig. Cavicchi affinchè possa organizzare ed organizzarsi, e poi si sarebbe bello poter incontrarsi x creare un modo nuovo (e + realistico) di interazione tra la testata e gli utilizzatori reali delle auto.
    Se la linea “editoriale” poi non piacerà… ok, poi si potrà criticare… ma diamo un attimo di tempo !!! Saluti da Adriano

  16. @Italian Dandy # 21

    Tenendo conto che sono uno dei cattivoni che ha “criticato” il Direttore Cavicchi, mi sento chiamato in causa.

    Sinceramente si sono soddisfatto.
    Mi fa piacere che un personaggio pubblico (io lo ritengo tale), che seguo ed apprezzo nei suoi interventi a Griglia di Partenza (per favore Direttore non mi dica che non ci andrà più!), abbia tale sensibilità.

    @Direttore Cavicchi
    colgo l’occasione (in ritardo anche io sbaglio!) per farle gli auguri per il nuovo incarico.Auspico un miglioramento nelle prove su strada della rivista (come le hanno già suggerito altri navigatori analisi qualitative, prove di durata con smontaggi a fine prova per analisi accurate,etc etc).

    tornando in argomento…

    Sinceramente non sento tutta questa necessità di nuovi marchi, secondo me ci sono già troppi marchi in giro da far girare la testa dalla confusione.
    Se poi arriveranno anche i (ma qaunti sono?) marchi cinesi non basterà tutto 4R per il solo listino.

    Approvo in pieno l’operazione Ford di liberarsi di tutti i marchi non-ford e svilupparsi in casa tutte le varie tipologie di auto marchiandole ford (per esempio Kuga).L’idea sembra stia dando ragione a Mullaly.

    Non vedo per quale motivo i “furbi francesi” debbano rovinare l’immagine Talbot facendo auto low-cost per la Cina.
    Io lo vedo come una stupidaggine di dimensioni colossali.
    Lo facesse Fiat con il marchio Autobianchi (oppure anche solo Bianchi, Chiribiri come minimo ci sarebbero 200 post contro.

    un saluto

  17. @ Pisione # 16
    Potevo lasciarti solo?
    Gentile Carlo Cavicchi,
    in bocca al lupo.
    Vorrei spiegare meglio lo sfogo avuto a caldo:
    un conto è fare il direttore su carta (editoriale a Settembre a disposizione per, con calma, pesare le parole e fare ciò che da 40 anni fa con successo), un conto è moderare un blog, che ha tempi di reazione più veloci, forse troppo.
    Mi scuso e, venendo all’argomento, la risposta è SI’!
    Bmw con Mini ha fatto un’operazione esemplare in tal senso, ed io comprerei un’auto con un marchio ripreso dal passato.
    Il problema è sempre il contenuto, se si tratta di ribrendizzare una Clio ’98 come ha fatto Logan e spacciarla come Low cost è prenderci e prendersi in giro, perchè quando al prezzo ridotto si avrà vera innovazione Logan sarà in crisi.
    Possiamo regalare quattro Dacia Logan ad Alonso, Massa, Rob, e Domenicali, i fantastici quattro della domenica, per fargli capire cosa volu dire prendere per il naso il prossimo?

  18. Quando circolavano meno (molte meno) auto le case stavano molto meglio, man mano che la richiesta è cresciuta, le case hanno iniziato a sentire sempre più il peso del mercato… il che superficialmente è strano dato che, se si chiedono più auto, teoricamente, si dovrebbe anche star meglio finanziariamente…
    Lasciando da parte questa breve digressione non credo che rigenerare marche su marche possa far particolarmente male al mercato o alle aziende, escludendo il caso particolare della Smart, queste non sono vere e proprie marche ma brand, ossia placchette che vengono montate al posto di quelle della casa madre… niente più, nessun amministratore delegato a se stante, nessun consiglio di amministrazione che decide per la singola… niente di niente, quindi, l’unico male che possono fare lo fanno agli appassionati che vedono i propri “miti” dilaniati e buttati nella fossa dei leoni armati solo di mutande (diciamo slip per essere “alla moda”, come le low cost, che di low hanno soprattutto la mentalità di chi le compra…).
    Tutti pensano a che marca dare ai modelli che verranno ma nessuno pensa a risolvere in via definitiva il problema che attanaglia il mercato di oggi: se lo stipendio medio di una persona (un lavoratore generico) si aggira intorno ai 900/1100 euro (e in quei 200 euro c’è una gran bella differenza) al mese, come possono pensare che qualcuno sborsi come se niente fosse 15.000 euro per una Punto, o una Polo o per un qualsiasi altro modello? Il problema è questo, nel 2000 con questa cifra ci si portava a casa il top di gamma, con, forse, svariati optional su, oggi invece si riesce a fatica a comprare un qualcosa che sta in mezzo alla gamma, senza optional e con un numero limitato di accessori… con queste premesse è assi ovvio che il mercato sia in crisi nera, altro che star a pensare alle marche nuove…

  19. Buon lavoro Direttore, spero che Quattroruote torni presto ad una impaginazione più comoda e leggibile dei listini che, messi di traverso, sono scomodi, soprattutto perchè le legende delle caratteristiche, poste solo in alto, vanno bene solo per i listini immediatamente vicini. E poi è un continuo girare la rivista! Circa riesumare i marchi, bisognerebbe imparare da ciò che ha fatto la BMW con la Mini.

  20. Gentile Direttore,

    ha mai fatto caso al fiorire di prodotti sempre nuovi in un supermercato, di qualunque genere siano? Le aziende di qualunque settore creano doppioni per avere sullo scaffale sempre più spazio espositivo, e quindi più visibilità di fronte al cliente.
    Le auto non si possono certo mettere sugli scaffali, un costruttore italocinese ha provato qualcosa di simile con risultati non disprezzabili, ma non credo sia questo il futuro di un bene, l’ auto, in cui il post vendita è molto importante ( e ahinoi trascurato ) a differenza di un barattolo di pelati o un detersivo che te li porti a casa e amen.
    Allora cosa fanno i costruttori per avere visibilità? Usano le sinergie e creano tante proposte diverse ma nella sostanza simili ( quanta Renault c’ è in Dacia, quanta Volkswagen in Seat e Skoda !).
    Creano così vari marchi e li adattano ai vari mercati nazionali ( in medio oriente Sandero ha il marchio Renault, e si pensi al cambio Daewoo – Chevrolet fatto in Italia, la opel Astra in Inghilterra era Vaxhuall Nava ) di modo che giocando in squadra i vari modelli – doppioni uniscano i loro sforzi per la cattura del cliente.
    I veri assi sono quelli che abbandonano simili calcoli da ragionieri e si affidano all’ intuito per creare e sviluppare come si deve in produzioni di nicchia dei brand che siano vincenti a sè: complimenti per esempio a BMW per quel che ha fatto con Mini ( rivolta ai nostalgici ), e a Toyota per la sua costola Lexus ( rivolta ai ” futuristi “).

  21. Se fossi nei panni dei francesi non mi affannerei più di tanto: come marchio di prestigio (si fa per dire) rimane loro sostanzialmente Peugeot, visto che Citroen ne è un clone. Renault produce solo auto popolari ( fiaschi tipo Twingo compresi) e quando s’azzarda ad alzare il tiro con l’alta gamma non ne imbrocca una. Quale ragione ha PSA per andare a recuperare per la seconda volta un marchio bollito come Talbot ? Usi Citroen e saremo tutti contenti.
    D’accordo quindi con chi si augura che i ‘brand’ semmai si riducano anche per consentire a 4R di avere un listino meno pesante e ridondante, a vantaggio degli argomenti che interessano gli appassionati. Sfogliare quattro o cinque pagine del listino solo per le infinite varianti di allestimento di uno stesso modello – tedesco, di solito – è gia per me una pena: mancano solo le Talbot (o le Autobianchi) !
    All’indomito Francy (4): da un pezzo non leggevo tuoi strali sulla Giulietta; cominciavo a preoccuparmi…Cordiali saluti.

  22. Appoggio in pieno il commento #18 di Niko46. Effettivamente adesso le auto sono troppo costose e con manovre pseudoecologiste ti costringono a cambiarle ogni pochi anni per far girare il mercato.
    Riguardo ai marchi riesumati dalla tomba sono d’accordo ma solo se viene mantenuta la tipologia originaria del marchio. Fiat con Abarth è riuscita in discreta parte nell’intento. A frenare il raggiungimento massimo, a mio parere, sono le leggi. Fiat dovrebbe spingere a rendere libero il tuning come in Germania e Svizzera. A questo punto Abarth diventerebbe anche una casa di componenti da cui gli appassionati possono comprare kit di miglioramento e potenziamento per le proprie Fiat (ad esempio i freni dell’Abarth sulla GPunto, oppure centraline modificate, filtri cda, scarichi ecc, ecc).
    Alpine potrebbe essere un marchio attizzante…. ma un’Alpine elettrica noooooo!!!

  23. Beh, in merito ai ‘marchi’ la discussione potrebbe essere infinita, ma resta il fatto che nei manuali di marketing si parla chiaramente di ‘potere evocativo’ del brand di un prodotto… è chiaro che è la sostanza a fare o non fare la fortuna di un’automobile, tuttavia è ben chiaro che in un mondo fortemente ‘emotivo’ ed emozionale come quello automobilistico (specie nel settore ‘premium-alto di gamma’) la ‘forza’ di un marchio sta proprio nel trasmettere uno storico ad un’ automobile… mi spiego: quando uno ha la fortuna di comprarsi un Ferrari 458, oltre a staccare un bell’assegno, ha la certezza di portarsi a casa il non plus ultra della tecnologia sportiva e prestazionale, ma anche un pezzo di storia dell’automobilismo… perchè dietro la tecnologia di un marchio c’è tutto il background di un passato sportivo fatto di gare, passione, successi, ma anche personaggi che hanno accompagnato la vita di una casa… per tornare all’esempio che ho citato, nella 458 c’è sempre e sempre ci sarà lo ‘spirito’ di Enzo Ferrari: in quei pezzi di alluminio e carbonio c’è anche ‘un po’ del Drake’ e il bagaglio intero di 60 anni di corse e sfide tecnologiche…
    Chiusa l’introduzione, mi pare sensato che Renault desideri ‘rispolverare’ e valorizzare il brand Alpine, nonostante gli errori del passato… perchè la casa di Dieppe, insieme a Matra è l’unico marchio francese con un palmarès ‘sportivo’ spendibile in termini produzione, almeno a livello recente, perchè sennò bisognerebbe scomodare le ‘vecchie’ Bugatti, Delage, Delahaye, Talbot Lago, etc… quindi Alpine (in abbinamento a Gordini) è un marchio che facilmente può essere portatore di ‘pedigree’ sportivo per le nuove produzioni… certo Renault Sport ha vinto molto, ma la Regiè è un marchio generalista, c’è poco da fare, e se non ce la fa VW a proporsi come marchio premium… personalmente credo che recuperando i pianali Lotus Elise ed Evora, e trapiantando rispettivamente i motori della Megane RS e della Nissan 370Z, potrebbero nascere a costi di progettazione estremamente contenuti due ottime sportive ‘vere’, eredi delle A110 e A310-610… i francesi, tradizionalmente sciovinisti, secondo me non aspettano altro, ma anche da noi ed in generale vetture Alpine fatte ‘come si deve’ potrebbero trovare successo, proponendosi come varianti snob della varie Cayman-911, audi R4-R8, etc…

    Per Talbot ugualmente concordo con la riesumazione… ormai nessuno si ricorda delle varie Talbot Lago, pertanto lo ‘scempio’ filologico è già stato fatto nel 1979, quando PSA decise di rimarchiare con lo storico marchio le Chrysler-Simca dell’epoca e le nascente Samba e Tagora… ormai Talbot per chi ha più di 40 anni è sinonimo di Horizon e Solara, ed in generale di vetture semplici, affidabili, senza troppi fronzoli, e con un buon rapporto qualità-prezzo… quindi l’ideale competitor per Dacia, almeno in Francia…

    Infine, visto che il direttore già anticipava di ‘novità ‘ per il giornale, almeno dal numero di ottobre, alcune suggerimenti, se mi è concesso, dal momento che sono lettore dal mese di settembre 1983, e possiedo anche le annate dal 1978 in poi:
    > capitolo prove su strada: da sempre il vanto di QR, hanno attraversato fasi alterne per completezza e qualità: personalmente ritengo che il biennio migliore sia stato il 1980-1981 (vedere per credere), ma le prove della Fiat Uno e Tipo se le ricordano ancora tutti: evento nell’evento. Recentemente, da luglio 2008, c’è stato un buon recupero rispetto agli anni scorsi, ed ho molto apprezzato in particolare le foto più ampie e il maxi formato di quella relativa alla plancia con relative descrizioni dei comandi… ma urge secondo me un’impaginazione più chiara, ispirata a quella ‘per argomenti’ del passato (esterno, interno, qualità costruttiva, accessori, scheda tecnica, prestazioni, confronto sintetico con le concorrenti)
    > QR negli anni 70 e 80 ha sempre offerto un discreto reportage in merito agli eventi sportivi più significativi, in particolare relativi al campionato mondiale di F1 e Rally… ebbene, è vero che ci sono riviste specifiche a tal proposito, ma è necessario secondo me recuperare gli spazi autorevoli di commento, al tempo gestiti da P.Frere, Franco Lini, Clay Regazzoni, etc, perchè l’auto si ‘nutre’ della competizione, anche a livello di prodotto.
    > una richiesta molto semplice: RADDRIZZATE IL LISTINO!!! Non se ne può più di farsi venire il torcicollo per leggere il prezzo di una vettura… e gli ‘Optional’ vanno messi a piè di pagina, come su Auto, perchè così non si capisce niente e le indicazioni sono marginali/incomplete.
    > infine l’usato: non so con che criteri vengono scelti i modelli di riferimento, ma francamente non trovo MAI quello che cerco, e credetemi non cerco cose strane…

    Bene, saluto rinnovando il mio personale augurio di buon lavoro al neo-direttore, e scusandomi per essermi forse dilungato troppo… ma è una passionaccia e non ci posso fare niente!

  24. Gentile direttore, lei ci chiede se ha senso creare nuovi marchi durante la crisi.
    Secondo me, può avere un senso per “mettere ordine” nella gamma elefantiaca dei cosiddetti “costruttori generalisti.”
    Come lei ben sa, fino ai primi anni ’90 ciascun costruttore generalista proponeva 5, 6 modelli al massimo. Poi, nella tendenza ad occupare tutte le “nicchie” di mercato, c’è stata una enorme proliferazione. Oggi, un costruttore generalista propone almeno 15-20 modelli, con monovolume, CC e Suv di ogni taglia possibile. Questo genera confusione nel povero consumatore, che quando entra in una concessionaria trova due o tre vetture della stessa marca che gli andrebbero bene per dimensioni/motore/prezzo.
    Ecco allora la trovata di frazionare la gamma attraverso non dei brand, ma dei “sub-brand” come DS, Gordini e Abarth. Prendiamo proprio DS. DS3 è semplicemente la C3 a tre porte. DS4 la C4 a tre porte, erede dell’odierna “C4 coupé). Stesso discorso si può fare per eventuali sub-brand “low cost”, come sarebbero Talbot e Innocenti. Ma ad Innocenti credo poco. Fiat ormai ha troppi marchi, non può pemettersene un altro.
    ***
    In verità Alpine, la nostra musa di oggi, non mi sembra appartenere però a questa casistica. Da quello che mi è sembrato di capire, il marchio Alpine dovrebbe vestire un modello originale. La mia personale interpretazione è che Renault, grazie alle sinergie con Nissan (e a breve, anche con Daimler) abbia l’intenzione di proporre dei modelli un pò insoliti per il marchio. Di qui l’idea di riesumare Alpine, marchio che sa di sport e di tecnologia, ma che essendo “in naftalina” può essere reinterpretato un pò a piacimento.
    Non mi sembra un’idea malvagia, ma io personalmente, prima di riesumare marchi in naftalina, avrei provato a colonizzare qualcuno dei veri costruttori sportivi ancora liberi. Un nome su tutti: Aston Martin. Quando Ford lo ha lasciato, pensavo che scattasse un’asta pazzesca: invece non l’ha voluta nessuno! (nessuno dei grandi costruttori mondiali) D’accordo, parliamo di sportive ma soprattutto di nuove tecnologie, quindi di modelli destinati ad uscire più da un supertecnologico centro di ricerca che da una factory semi-artigianale. E soprattutto parliamo di 150 CV che mi sembrano un pò pochini per una Aston. Ma i 150 sono solo elettrici… se magari ci aggiugessimo il motore della Megane RS (250 CV) avremmo una Sportiva ibrida da 400 CV, niente male! Ricordiamoci che le mode si impongono dall’alto. Una supercar farebbe molto più effetto di un’auto “da famiglia” o di una citycar. Forse però Renault vuole puntare sull’elettrico puro, quindi la mia speculazione resterà la mia solita fantainziativa da megalomane.
    ***
    Vorrei spendere qualche altra parolina per i marchi americani. GM è l’esempio di come non si dovrebbero gestire dei marchi automobilistici. Nell’ultima gamma Pontiac, oltre alla carinissima Solstice (è lo sfondo del mio pc, tra l’altro), c’erano la G3 (Daewoo Kalos) la Vibe (Toyota Verso) e la Torrent (il solito scialbo SUV). Insomma il marchio era stato infarcito di prodotti estranei alla sua tradizione ed ai suoi valori. E’ un pò come se noi prendessimo Alfa Romeo e ci infilassimo dentro una Punto ed una Bravo restylizzate. :(
    La mentalità americana del marketing è quella del supermarket e porta inevitabilmente alla scomparsa di tutto ciò che è tipico ed originale. Anche Saturn, che doveva essere il marchio “anti-giap” alla fine si è ridotto ad essere uno stemma da apporre sulle Opel d’importazione: ottime auto (apprezzo le Opel) ma personalità zero agli occhi del pubblico. Io comunque spero che prima o poi qualcuno vada a recuperare in futuro questo patrimonio di marchi (ovviamente valorizzandoli nel modo giusto).
    Buona serata a tutti!

  25. DIRETTORE LEGGA QUI, LA PREGO!!!!!
    LEGGA!
    LEGGA!
    LEGGA!
    LEGGA!
    LEGGA!
    LEGGA!
    LEGGA!
    Poichè qualcuno (direi tanti) approfitta per chiedere migliorie a Quattroruote, beh, mi aggiungo anch’io.
    Quattroruote mi piace, ma a volte sembra una brochure presa in concessionaria!!!
    A volte nelle prove su strada si usano toni da depliant, da volantino pubblicitario!
    Non è raro leggere cose del genere:
    “Il sedile è comodo, e poco importa se la manopola per la regolazione dello schienale si raggiunge a fatica, dall’auto non si scende affaticati anche dopo diverse ore di guida”.
    Va bene, dico io, siamo tutti contenti, l’auto è comoda. Ma VOGLIO UNA RISPOSTA: perchè quando si tratta di far notare un difetto dite sempre “e poco importa”?? Perchè sminuite i difetti delle auto??
    Non sarebbe più giusto scrivere così??
    “Il sedile è comodo, si scende dall’auto poco affaticati anche dopo diverse ore di viaggio, ma la manopola per la regolazione dello schienale è raggiungibile con un po’ di difficoltà”. E stop, senza furbetti giri e giochi di parole….
    Sergio Autiero (NA)

  26. Ciao a tutti di nuovo… volevo solo scusarmi per gli strafalcioni di grammatica e sintassi… tante sono le idee e tanta la voglia di esprimerle.
    Onore al direttore Cavicchi che ci propone degli argomenti interessanti e onore a tutti voi, amici, che con i vostri commenti mi invogliate sempre a partecipare :)
    Buonanotte!

  27. Behhh, io trovo che non ha senso avere sotto lo stesso marchio un prodotto (oserei dire) ‘premium’ come la 500 ed una economica nuova Uno brasiliana.
    Uno scorporamento dei prodotti economy in un sottomarchio un senso lo avrebbero. Mi meraviglio di Marchionne. Ma oggigiorno chi é che non lo fá??
    ————————————————————————————————————-
    “ma ha un senso?”
    ……voglio trovare un senso a questa storia anche se questa storia un senso non ce l’ha……V.R.
    Giuseppe, da Stoccarda con pioggia a brevi intervalli e temperatura odierna max di 18° – sembra settembre, altro che cabriolet

  28. Alla base di tutti i possibili ragionamenti sui marchi e sulle case principali non dobbiamo dimenticarci che per alcuni mercati la crisi e’ solo all’inizio e le vendite saranno sempre minori mentre le sofferenze sui crediti sempre maggiori; in questa situazione non li vedo proprio gli azionisti principali di dette società o delle nuove società procedere a spron battuno per far battere nuove macchine o macchine appena cambiate di logo quanto gia’ ora molte fabbriche procedono al lumicino o in cassaintegrazione.
    Altro problema e’ l’odierna mancanza di idee e la mancaza di feeling personale di un marchio ; abbiamo gia’ ripetuto tante volte che TROPPE auto si assomigliano in modo pazzesco e non all’interno delle stesso gruppo bensi’ in gruppi che dieci anni fa erano totalmente differenti nel pensiero e nei clienti, questi ultimi oramai il piu’ delle volte comprano l’auto passivamente , piu’ per la scontistica (magari statale) che per vera convinzione di causa.
    Al di la delle top car i vari poli ingegneristici delle case sfornano auto uguali , internamente ed esternamente persimo negli optional …..

  29. Riesumare vecchie glorie del passato che senso ha?
    Per me è inutile.
    Se si sbandiera tanto il low cost, non sarebbe meglio togliere il superfluo?

  30. @ Statmaz
    Hai assolutamente ragione: ultimamente anche io stesso ero piuttosto preoccupato a causa del mio calo d’interesse riguardo alla (falsa) Giulietta.
    Non vedere alcun esemplare in giro, evidentemente, aveva fatto sì che abbassassi notevolmente la guardia…
    Poi, qualche giorno fa, la “rivelazione”: a un semaforo, la cui lanterna era appena posizionatasi sul rosso, mi ritrovo dinanzi uno strano esemplare color grigio metallizzato di evidente nuovissima serie di Audi A3, con le luci di stop a led accese a sottolinearne la frenata. «Ohibò – rifletto – non mi risulta che sia uscita sul mercato una nuova serie della A3… Ma no! Ma… Sì: è la (falsa) Giulietta! Con il suo bel posteriore “Ingolstadt-style”!».
    E sì che il posteriore (molto bello) è il lato migliore della Giulietta!
    Per fortuna che è più facile incontrare una Giulia Gt “scalino” con ancor la scritta “Milano” sullo stemma: almeno gli occhi ritrovano pace!
    Simpaticamente,
    Francesco

  31. Penso che nessuna casa si vorrà mai privare dell’opportunità di sfruttare un “sottomarchio” per meglio collocare le proprie vetture sul mercato.
    Di fatto, oggi il livello qualitativo delle auto è talmente livellato verso l’alto che nessuno storce il naso all’idea che Mercedes o BMW utilizzino rispettivamente componenti Renault o PSA; ciò che fa la differenza è il blasone, il livello di finitura e il costo del prodotto finito.
    Già in passato sono stati usati marchi low cost per riciclare vecchi prodotti (vedi Innocenti e Dacia) o sono stati creati dal nulla finti blasoni per scollarsi di dosso l’immagine di generalisti di qualità (Lexus, Acura e Infiniti) o per creare artificiosi empirei (Maybach).
    Gordini e Alpine fanno parte del patrimonio Renault (prima di tutto quello storico) e sarebbe sciocco non valorizzarli in un momento come questo in cui per la Regie le cose girano abbastanza bene (ha gli scaffali pieni di componenti di qualità provenienti dalle sue joint-venture)!
    Infondo, la stessa BMW dopo la disastrosa campagna d’Inghilterra, oltre a trasformare un modello in un marchio da declinare in tutte le taglie possibili ed immaginabili (Mini) ha conservato il possesso del marchio Riley (che negli anni ’90 avrebbe voluto trasformare in una sorta di atelier esclusivo e sportivo di Rover), blasonato -ma per noi semisconosciuto- brand della British Leyland (a proposito, in un epoca di revival, che bello sarebbe un Morris Traveller in chiave moderna! Chi li avvisa i cinesi?).
    In Italia la questione è un po’ più complessa! Alfa dev’essere ridimensionata come immagine e competere con VW (ma come immagine anonima e noiosa o come inavvicinabili numeri?), la Maserati occupare il posto che fin’oggi era di Alfa (non era meglio avere come target Porche?), mi auguro con i giusti finanziamenti… di questo passo la Ferrari farà un SUV e una quattroporte assemblati in Cina! Lancia è virtualmente uno stemmino da appiccicare sulle Chrysler nel continente europeo, FIAT è a livelli sub VW (se quelli deve presidiarli Alfa), ovvero Skoda. Dunque, come immagine cosa c’è al di sotto della Skoda? Forse giusto la Dacia! Allora, perché sporcare l’immagine di marchi storici dell’automobilismo di massa (e della lotta sindacale) come Autobianchi e Innocenti? Meglio commercializzare le low cost col marchio Zastava, o Yugo: farebbero più tenerezza e facile breccia nel cuore degli ultimi irricucibili Compagni.

  32. Un benvenuto al nuovo Direttore, che ha assunto il comando di una rivista prestigiosa ma in netto declino (paradossalmente la cosa migliore era questo blog…). Ho 31 anni, e da piccolo sono pure io cresciuto con i mitici Autosprint che comprava mio padre (e in più, da un amico meccanico leggevo le annate di fine anni 70…che tempi!), oltre a Quattroruote. Mi fa piacere che siano in programma delle modifiche, la rivista è stata stravolta troppo e male negli ultimi 2 anni, c’è a mio modesto avviso da fare tabula rasa, migliorare foto, prove e contenuti (una frivolezza: ci son voluti 5 anni per pubblicare le velocità massime del club 4 secondi; ci voleva tanto? l’articolo del 2006 si intitolava “sul filo dei trecento”, salvo verificare ciò spendendo per il dossier…). E vedo con gioa che c’è chi come me (appena avevo 2 lire, una quindicina di anni fa, ho recuperato un mucchio di annate sino a fine anni 70, ma ho numeri anche degli anni 60) ritiene che i periodi migliori furono quelli dei primi anni 80: nel numero del febbraio 81, venticinquennale, si anticipava il 3 cilindri Volkswagen che in futuro sarebbe arrivato con la Lupo 3l; prove e testi esaurienti, risposte alle lettere di Steno Siccoli, che scriveva benissimo, e Rohrl che provava la R5 turbo, Audi Quattro ma anche la Ritmo Abarth…e listini correttamente posizionati…
    Discorso marchi da recuperare: probabilmente le case in possesso di alcuni di questi le idee di rilancio le avrebbero, ma bissare il successo di Mini è dura, quindi si limitano a piazzare la dicitura Gordini sulle Twingo (ma ci starebbe bene pure su una Clio), o Abarth su una Punto (in questo caso con maggior applicazione tecnica). Io una sorta di nuova A112 Abarth la vedrei bene….

  33. buon lavoro al nuovo direttore, le critiche che avete scritto mi sembrano strumentali. Per quanto riguarda l’argomento in questione credo che ci siano già sufficienti marchi e quelli “chiusi” debbano essere resciuscitati solo per proporre modelli completamente nuovi e che si differenzino da quelli della casa madre, es la renault con la dacia propone auto diverse, più economiche rispetto a quelle renaualt oppure la fiat con la abarth produce auto sportive che si riferiscono a una diversa clientela rispetto a quella Fiat perchè più sportiva.
    Credo che in questo modo possa funzionare, nel caso si propongano auto uguali i vari marchi si tolgono clienti a vicenda come accade secondo me per Skoda e Seat. La innocenti si può recuperare per lanciare modelli low cost come poteva essere la palio oppure come può essere la Uno in progettazione in modo tale che il clielnte li valuti come auto economiche. Cordiali saluti

  34. @cherub #31
    “…o per creare artificiosi empirei (Maybach).”

    la Maybach fu fondata nel 1909 per produrre motori per dirigibili.Poi alla fine della prima guerra mondiale, a causa del divieto di produrre aerei e dirigibili imposto alla Germania dal trattato di Versailles, iniziarono a produrre automobili.Causa lo scoppio della seconda guerra mondiale la produzione di tali gioielli venne interrotta.Nel 1960 l’ha acquistata Daimler Benz e fino al 2002 (debutto del modello 57/62) si è occupata dello sviluppo dei motori diesel.

    direi che non è stata una creazione artificiosa, le Maybach degli anni 20 e 30 erano auto di lusso indiscutibile al pari di R-R, Lancia (mi piange il cuore), Bentley, Daimler-Benz etc

  35. L’importante è dare un’immagine chiara di un marchio. I francesi non hanno una grande tradizione in fatto di sportive però il marchio Alpine è abbastanza famoso. Però adesso Renault ha anche Nissan che una tradizione sportiva ce l’ha, quindi io sarei un po’ indeciso. Se invece Fiat sfruttasse Innocenti per le low cost, sono sicuro che al marchio principale gioverebbe.
    Per incontrarsi io preferirei tra la primavera e l’estate, perché le giornate sono più lunghe e il clima migliore, mentre in autunno fa buio alle cinque. Se siamo in 1000, organiziamo un po’ di turni, in quel caso però per quelli di 4r sarebbe un tour de force.

  36. @pisione #34
    Grazie, conosco bene la storia Maybach, la inserivo tra i “riesumati”, ma mi sono espresso in maniera poco chiara.
    Non si può negare che non vi sia alcun legame tra la vecchia e la nuova Maybach, un po’ come è accaduto a Bugatti e come più volte si è paventato di fare per marchi come Horch, Isotta Fraschini, Iso, ecc.
    Mi ha sempre turbato l’idea che Mercedes avesse avuto bisogno di creare un marchio di lusso, credo si tratti di un leggittimo turbamento!

  37. Direi di si, anzi sarebbe un’ottima idea; dove magari si potrebbe continuare la produzione di modelli andati fuori produzione col marchio fiat o lancia (es. punto classic, quella prima della grande punto) ma a prezzi decisamente concorrenziali magari rinunciando a qualche optional costoso (climatizzatore automatico)

  38. Fiat ha dimostrato con il riesumare il marchio Abarth, che si possono far soldi seguendo la voglia degli automobilisti di avere un prodotto “unico”, differenziato da quello della massa. Copiare è lecito. Vedremo se saranno bravi anche loro.

  39. Gentilissimo Direttore,
    Facendo leva sulla nostalgia, le case costruttrici rimettono in pista marchi scomparsi, dei quali si ha un ricordo positivo.

    Purtroppo, non è detto che i nuovi prodotti posseggano le caratteristiche tecniche distintive di quel marchio.

    Mi spiego:

    Citroen era interessante per le sospensioni idropneumatiche, ora produce normalissime vetture con sospensioni a molla che non hanno più quella diversità che le faceva apprezzare per comfort e tenuta di strada.

    Alfa Romeo – Aveva motori con valvole al sodio, trazione posteriore, ponte De Dion – caratteristiche che un alfista era disposto a pagare, pur di guidare un’auto con cui si sentiva sicuro.
    Quali caratteristica ha la Mito?
    Parliamo delle sider?

    Lancia – Motori a V, interni raffinati, portiere dalla chiusura proverbiale (I carrozzai ti mettevano a punto le porte e nel consegnarti l’auto dicevano: “ora si chiude come un’Aurelia”)
    Sempre Lancia aveva prodotto una coupè che vinceva i rally.
    Parliamo dell’ultima Delta?
    Quali coupè ha in produzione?

    Il marchio, da solo non basta.
    Secondo me serve una filosofia costruttiva che porti, in chiave moderna, le caratteristiche tipiche che avevano le auto prodotte con quel marchio.

    Cordiali saluti.
    Giovanni.

  40. Ormai siamo finiti nel baratro.
    I nostri legislatori, invece di far rispettare le leggi esistenti le appesantiscono e quel povero diavolo che viene colto in fallo una sola volta le paga per tutti.

    Bambini sui seggiolini ?? Ma stiamo scherzando ?? Quella mentalità appartiene ai paesi e alle persone civili, noi genitori vogliamo così bene ai nostri pargoli che ce li teniamo stretti sul posto passeggero e per non farli stare scomodi non ci mettiamo neanche la cintura di sicurezza ….
    Poi se tamponiamo qualcuno e con l’airbag qualcuno si fa male, facciamo causa alla causa costruttrice

  41. Sono davvero felice che il Direttore abbia preso a cuore un costume dannatamente radicato e diffuso sulle nostre strade. Così come a mio avviso è dannatamente frequente l’uso repressivo e non educativo delle Forze dell’Ordine. Con ciò non intendo e non pretendo che non si elevino verbali grazie (?) all’Autovelox, ma gradirei che le suddette Forze si “sporcassero” di più le mani andando a sanzionare i comportamenti e non le infrazioni. Nessuno di noi, credo, sia un santo al volante, ma proprio per questo, in un’ottica di rieducazione, ciascuno accetterebbe meglio le ammonizioni. Mi riferisco a tanti comportamenti, o anche semplicemente all’applicare il Codice ad esempio quando alcuni veicoli procedono troppo lentamente o non tengono minimamente la destra, quando si circola con fari bruciati o totalmente storti. E così via. E le Case? Un bel cicalino anche per cinture posteriori non guasterebbe. Le cinture, già…magari le usassero di più anche le nostre Forze dell’Ordine e le scorte…

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