Aria nuova dal Vietnam

Aria nuova dal Vietnam

ottobre 3, 2018  |  Senza categoria  |  27 Commenti  |  Lascia un commento

Nel disperante contesto del Salone dell’auto di Parigi, dove le troppe assenze hanno intristito i grandi padiglioni di quello che fu il Mondial de l’Automobile, uno stand ha richiamato una vera folla di curiosi, quella della prima marca vietnamita di auto, la Vinfast.
Grande e spettacolare, piazzato di fronte alla Ferrari, ha sorpreso per sfacciataggine e convinzione, un modo di affacciarsi al grande giro internazionale ben differente dalle prime volte dei cinesi – sempre relegati in posti angusti e defilati – e prima ancora dei coreani.
La Vinfast è un’industria giovanissima che muove da uno stabilimento costato un miliardo e mezzo di dollari e che ambisce a migliorare il livello di vita della popolazione locale. A un tiro di schioppo dalla Thailandia dove si costruiscono oltre 3 milioni di veicoli l’anno ma in fabbriche di proprietà estera (soprattutto marche giapponesi) questa azienda vietnamita vuole imporsi subito e ha presentato due vetture piuttosto imponenti, una filante berlina e una SUV pretenziosa, dove si mescolano competenze importanti: lo stile della Pininfarina più le tecnologie di BMW e Magna Steyr.
Il messaggio trasmesso al mondo è che la Vinfast non vuole assolutamente essere una semplice car company bensì diventare la vera grande industria nazionale: non a caso a breve verranno lanciate una citycar, una vettura elettrica e anche una moto elettrica. In un mercato locale che è in continua crescita per quello che attiene alle vendite di automobili, tutte d’importazione, è facile inserirsi in fretta. Più difficile sarà imporsi fuori dai confini, però i tempi sono molto cambiati. Mezzo secolo fa per gli orientali invadere l’Europa oppure gli Stati Uniti era un’impresa quasi impossibile. Adesso invece la strada è stata aperta e molti pregiudizi sono caduti, in più chi si affaccia al mondo adesso lo fa con automobili riuscite come design e sempre con una qualità tecnica inappuntabile. Prendere sottogamba i nuovi competitor è un errore che non si può più permettere nessuno e non succederà. Se poi vi fidate del vostro vecchio mestierante, queste Vinfast con motori due litri turbo benzina e oltre 230 CV, più un cambio automatico 8 marce, troveranno in fretta un pubblico interessato se, come promettono, potranno anche contare su un prezzo decisamente invitante.



27 Commenti


  1. I cinesi hanno comperato la Candy e pure la Moto Morini.E’ solo questione di tempo che gli “orientali” cinesi o coreani,acquistino la FCA anche se nei comunicati ufficiali chi vende si affretta a dire che “sarà per aumentare la produzione per entrare in nuovi mercati……e ” il cervello e la dirigenza” starà in Italia e via dicendo.

  2. Firmate da Pininfarina, con motori BMW e voilà, in un sol colpo, la Vinfast ha una gamma, per ora piccola, ma già sovrapponibile a quella dell’Alfa (Giulietta mezza bollita a parte): ci sarebbe da sorriderne…ma non mi riesce !

    • E’ vero Stefano, ma tieni conto di una piccola differenza, anzi forse due.
      Alfa Romeo fa parte di un gruppo che pochi anni fa si è salvato dalla bancarotta per il rotto della cuffia, per creare una gamma da zero che possa competere con i mostri sacri tedeschi occorrono soldi, tanti soldi. Ma tanti tanti.
      Questa marca vietnamita non credo abbia le stesse ambizioni. Non ambisce insomma ad essere nuovamente punto di riferimento per la sportività, ma credo piu’ prosaicamente a fare tanti numeri di vendita.
      E poi appunto, guarda un po’ cos’è: non ha speso nulla per crearsi da sè, ha comprato sia lo stile che la tecnologia dall’esterno. Chiaro che su queste basi sviluppare una gamma costa molto, ma molto di meno. Pero’ non dà garanzie per il futuro, perchè anche i futuri guadagni ne risentiranno (prendi ad esempio la Daewoo). E poi, onestamente, un’ Alfa con tecnologia bavarese mai sarebbe stata possibile (BMW che dà propria tecnologia a un concorrente diretto??). Nella migliore delle ipotesi sarebbe stata la sua sorella povera, come fu ai suoi tempi la Rover.

      • Federico, non mi ‘do pace’, ogni volta che leggo notizie del genere e questa dal Vietnam è stata quasi un colpo di grazia… Mi sono pure comprato un libro su Marchionne per cercare di razionalizzare la questione, ma continua lo stesso a ronzarmi nella testa la lapidaria e non inedita analisi di uno storico della Fiat, Berta, letta pochi giorni fa: per raggiungere l’obiettivo del pareggio di bilancio M ha di fatto bloccato da anni gli investimenti. Tutto qui. Finché ha potuto, lo ha fatto con la scusa che non aveva senso presentare nuovi modelli in una fase di recessione, da tempo la scusa è improponibile ed FCA, Jeep esclusa, segna vistosamente il passo su tutti i fronti. Sei giorni di cassa integrazione a Cassino a fine mese, per oltre 4000 dipendenti: credo basti per farsi un’idea della gravità della situazione, almeno al di qua dell’oceano. Insomma, che la coperta sia corta è ormai sotto gli occhi di tutti; non vorrei essere nei panni di Gorlier che dovrà gestire…il vuoto pneumatico fino al 2020 inoltrato (se va bene), anche considerando che lo stratagemma del continuo ricorso alle ‘serie speciali’ , con i loro insulsi nomi ‘evocativi’ (B tech et c.), ha stufato da un pezzo.
        Ps: stamattina ho dato un’occhiata dal vivo alla nuova Wrangler: anch’essa, come la nuova serie 3, mi sembra un restyling pesante più che un nuovo modello; per giunta, la Rubicon a tre porte lo è per soli 58000 euro… Che cosa ne sarà quando a breve uscirà la nuova Defender ? La coperta è corta, credimi.

        • Icone come la Wrangler è giusto che cambino molto sotto pelle e poco sopra. Maestra di questo è la Porsche con la 911 e non mi pare messa malaccio. Jeep è, nel suo ambito, un marchio ormai premium e quindi si paga, che piaccia o no.

      • Statmaz, finalmente un commento di un “esterno” che riflette realmente la situazione che hanno in fca da 3 anni….il famoso “blocco di tutto” voluto dal canadese nel settembre 2015.
        Unica cosa che non concordo è wrangler, hanno storia come bmw fanno modelli quasi tutti nuovi perchè sono icone, non hanno bisogno di copiare come ha fatto fca con giulià, tra l’altro in alcuni aspetti migliorando sr3, nè di creare improbabili rivoluzioni come pare farà land con nuova defender…che se sarà come sembra non infastidirà affatto l’icona non stravolta di jeep.

        • Anche a me piace la nuova Wrangler e certo non mi aspettavo stravolgimenti, ma per farsi largo anche nel nostro mercato secondo me avrebbe dovuto brillare o per maggiori innovazioni o per un migliorato rapporto qualità/prezzo. Mi sembra che in Italia i numeri di vendita siano stati sin qui molto deludenti – solo la Cherokee fa peggio – e non vedo come potrebbe esserci un’inversione di rotta con il ‘nuovo’ modello a questi prezzi, staremo a vedere…

          • la Wrangler si rivolge a un pubblico di ultranicchia, tanto quanto la G-Klasse e la Defender. Ma fa immagine. Molto. Percio’ assolutamente la linea va mantenuta identica. Per quanto riguarda le innovazioni, rispetto al modello che va a sostituire sembra un’astronave…

          • Su Wrangler e forse solo su quella:-)….concordo in pieno con la politica FCA, è un’auto prettamente da states li vende benissimo e fa numeroni, inutile in eu a svenderla o a snaturarla nelle caratteristiche per cercare di venderne qualcuna in più da noi. Cmq vedeva che la 5porte è “in offerta” da 42k euro un buon investimento per gli amanti del genere.

          • io sul concordare estenderei anche all’intera gamma Jeep (Cherokee è stato un incidente di percorso, piu’ che altro perchè messa in un segmento sbagliato in Europa), nonchè RAM. E tutto sommato anche Maserati, anche se avrei (ma io sono io) presentato i modelli in un ordine differente (Levante molto prima di Ghibli, che avrei fatto uscire dopo il D-SUV), in modo da fare il prima possibile margini che con una berlina segm E si fatica a fare. E le “diavolerie elettroniche” adesso sono diventate prioritarie anche pwer FCA, pare ;-)

      • @Stefano e Stefano :-)
        Certo, che la coperta sia corta è sotto gli occhi di tutti, e nessuno lo nega (se escludi i troll). La motivazione pero’ è sempre la stessa: I SOLDI. Stiam parlando di un gruppo che prima era tecnicamente fallito e poi pesantemente indebitato. Senza quella zavorra avrebbe potuto fare molto di piu’. E’ lo stesso identico discorso che si puo’ fare per il debito pubblico italiano. Con quel peso, a meno di voler rischiare la bancarotta, i margini di manovra sono molto ma molto ridotti. Ora, è il segreto di pulcinella che avere un debito a zero non basta ad attirare investitori o acquirenti, che anzi badano di piu’ al valore intrinseco del portfoglio di modelli… proprio per questo vedo il piano di SM come una specie di ristrutturazione lacrime e sangue che possa poi liberare risorse importanti per un futuro a breve-medio termine. Per quanto riguarda i piani Alfa, Jeep, Maserati e RAM i piani ci sono. Vedranno la luce tra mesi, è vero, ma nel frattempo per lo meno il gruppo è sopravvissuto. Poi diciamola anche tutta: il piano era stato fatto perchè la presenza di SM da sola garantiva fiducia degli investitori (un po’ cme Musk per Tesla). La sua morte, per molti inaspettata, è probabilmente il fattore piu’ destabilizzante per il gruppo, molto piu’ del ritardo di un anno nella presentazione di alcuni modelli.

        • Dopo averti letto qua, mi sono riproposto di fare il bravo almeno per un po’, poi mi è caduto l’occhio sulla fresca notizia che l’ibrido FCA scenderà sulla terra solo, e genericamente, nel 2020 (4R di ottobre lo dava presentato sulla Renegade a gennaio ‘19) e sono subito ripiombato nella sindrome da astinenza… ; )

          • ahahahaha! Ma Stefano, guarda che il tuo pensiero è assolutamente comprensibile. Da appassionati d’auto, noi ovviamente abbiamo ben altre emozioni rispetto a chi i conti li deve far quadrare. Credo anzi che se io e te fossimo a capo di FCA il gruppo fallirebbe in venti minuti :-)

          • Fede esiste anche una via di mezzo tra il nulla, da 3 anni e un mese non sbloccano nulla di definitivo come dicevo ma c’è chi non ci credeva…..e fare auto “senza senso” come ad esempio, ultima in elenco, t-roc cabrio:-).

  3. per il momento, solo i nomi delle due vetture sembrano improponibili (ma impareranno presto a dare dei nomi decenti)

  4. Mi viene in mente un’esperienza simile, la Soroq. Tecnologia tedesca, design italiano e prototipazione Magna (io l’ho anche vista girare per Graz). Debutto in Slovacchia, e poi?
    Io non posseggo informazioni per dire se questa avventura è diversa da quella cinese, ma temo che seguirà le stesse orme, soprattutto se vanno diretti al mercato premium.

    • Intendevi forse la Qoros? Quella ha fatto un po’ la fine di molte marche cinesi partite con l’idea di spaccare il mercato europeo e poi arenatesi ancor prima di cominciare.. tipo la Martin Motors Bubble, quella specie di copia malriuscita della Smart…

  5. E’ molto facile fare buoni prodotti a basso costo sfruttando differenze enormi in fatto di costo del lavoro, burocrazia che lega i paesi come l’Italia, legislazione sovranazionale soffocante che segue la corrente del momento (Europa), mercati aperti in solo senso e paesi occidentali che se ne sbattono ampiamente del loro futuro.

    • Giusto Maurizio, ma non è certo con i prodotti di Stati illiberali come il Vietnam o la Cina che dovremmo confrontarci: la sfida è già persa da un pezzo. Il problema della nostra industria dell’auto è quello di non riuscire più a stare al passo con i concorrenti europei – quindi con costi del lavoro sovrapponibili – anche se ci hanno raccontato e stanno tuttora provando (in FCA) a raccontarci una storiella diversa.

      • Jeep nel suo ambito ha un’immagine premium e non teme la concorrenza, Abarth è un’icona così come la 500 Fiat, Giulia e Stelvio sono superiori alla concorrenza. 14 anni fa non c’era una lista così. Certo, non è ancora molto lunga, ma anche BMW a inizio anni ’60 non era nessuno e aveva anche difficoltà finanziarie, dopo 30 anni ha iniziato ad essere un marchio attraente e ora è dove è. Ma di anni ne sono passati altri 25…. Tutto sta a vedere che intenzioni ha la proprietà, se tenere e tentare la gloria oppure vendere al miglior offerente, appiattendosi sui tanti imprenditori italiani che lo hanno fatto. I marchi, Ferrari, Maserati, Alfa, Jeep, ecc. ci sono, chi ce li ha così prestigiosi? Tutto sta se sono capaci di valorizzarli oppure se sono semplici imprenditorucoli-faccendieri come tanti. Vedremo.

  6. Fa impressione leggere del declino del salone di Parigi, addirittura bollato dal Direttore con l’espressione “disperante contesto”. Proprio in concomitanza con l’ennesimo stop al Motor Show di Bologna. Pesi diversi tra i due eventi, ovvio, soprattutto da quando Cazzola ha lasciato, nel 2006, il resto è stato un penoso accanimento terapeutico. Vorrebbero spostarlo a Modena, ma ho idea che anche lì non durerà. Altri tempi. Mi sa che le case, ormai, scelgono giusto un paio di rassegne -al massimo- per mostrare la gamma, non di più, una è Ginevra, l’altra forse negli States. Il declino di questi saloni permette di dare spazio a marchi emergenti, come i vietnamiti. Per loro, in ogni caso, è una vetrina ottima, impensabile sino a pochi anni fa. E fanno benissimo a presentarsi. Poi, sulla bontà del prodotto, si vedrà. PS: non è però detto che possa bastare una linea con griffe italiana per far subito breccia, mi viene in mente al riguardo la Hyundai Pony degli anni 80, ma anche in questo caso credo siano cambiati i tempi e non penso che ci si possa affacciare in Europa con mezzi troppo “indietro”. PPS: ma che tristezza…stavo giusto pensando al Memorial Bettega, e al numero speciale del suo ex settimanale dedicato alle Fiat e Lancia negli anni d’oro dei rally. Ma vedo che non sono solo io ad essere abbastanza nostalgico, da qualche tempo noto la stessa cosa anche ad Autosprint…

    • Il Motor Show, fantastico! Ha avuto luogo per la prima volta nel 1976, come confermato a p 109 di un certo libro, vero Carlo?

    • Ho letto sul Corriere che Milano potrebbe diventare nel giro di qualche anno sede di un importante salone internazionale dell’auto con caratteristiche innovative. La rinascita di Milano è così evidente (anche per effetto del declino del resto della nazione) che non mi sembra affatto una prospettiva campata per aria. Le risulta, Direttore ?

      • La voglia di rilevare i passati fasti del Motorshow di Bologna è sempre viva nel capoluogo lombardo, e il fatto che a capo della Fiera di Milano ci sia Curci che è stato in capo al brand Alfa Romeo fino allo scorso anno lascia intendere che sia un manager legato ai motori. Ma oggi pensare a un Salone dell’Auto è un’ambizione che fa tremare i polsi. La vedo difficile ma non impossibile.

  7. Aria nuova dal vietnam?aria nuova dall estremo oriente?….è solo questione di tempo,prima o poi gli asiatici invaderanno il mondo,come già fatto in altri settori,succederà anche in quello dell’automobile.D’altra parte è difficile pensare che l’unione europea con un tasso di crescita medio degli ultimi 10 anni del 1% e l’estremo oriente con l’8% possa pensare di globalizzare i mercati.I costruttori e di managers europei dell’auto come al solito dormono e,non vedono 10 cm più in là dal propio naso,tanto per ora guadagnano…domani chissà.15/20 anni fà nessuno comprava certi marchi o modelli asiatici per diversi motivi,affidabilità?design?fiducia nel marchio?ora vedendo le foto della Vinfast,non si può certo ribadirlo.hyundai in 40 anni è diventato il terzo costruttore al mondo.Prevedo bagni di sangue per i costruttori europei che ora fanno cassa.

 

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