Bene il piano FCA, ma qualche domanda l’avrei

Bene il piano FCA, ma qualche domanda l’avrei

novembre 30, 2018  |  Senza categoria  |  96 Commenti  |  Lascia un commento


Dunque Mike Manley e soprattutto il nuovo capo EMEA di FCA, Pietro Gorlier, hanno parlato. Era dalla prematura è drammatica dipartita di Sergio Marchionne che non arrivavano messaggi sul futuro degli stabilimenti italiani, dei progetti e dei programmi, e va detto che nell’ambiente il nervosismo era palese.
Adesso invece sappiamo due cose importanti: che FCA vuole investire una cifra molto pesante, oltre 5 miliardi di euro, per nuovi modelli e qualche restyling, e ancor più che nel giro di un triennio tutti gli stabilimenti italiani gireranno a piena occupazione.
Nel messaggio di qualche giorno fa non è stato detto però tutto, anche perché degli impianti FCA in Europa si parlerà in un secondo tempo, in particolare di quelli in Polonia, in Serbia e in Turchia che dovranno anche loro lavorare a buon regime per restare attivi. Chi si affiancherà alla 500 a Tychy? Qualcosa lì servirà perché oggi i numeri della reginetta di casa non sono più quelli di un decennio fa, quindi si può supporre che la nuova Lancia Ypsilon sia stata dirottata da quelle parti visto che girerebbe sulla stessa piattaforma che è poi la stessa della Panda. E in Serbia? Pare ormai certo che la 500 L avrà un seguito, forse affiancata da un nuovo modello che qualcuno suggerisce possa essere un piccolo crossover Fiat. Vedremo. Diverso il discorso turco dove potrebbe esserci molto fermento ma per prodotti che non dovrebbero arrivare da noi considerando che il caso della Tipo rimanga un’eccezione.
E in casa nostra? Nessuno ha parlato dell’Alfieri e qui ci sono due correnti di pensiero: che i modelli Gt e cabrio previsti a Modena riguardino proprio la tanto bella granturismo che sta invecchiando prima di vedere la sua luce, oppure che il piano annunciato si limiti a un prolungamento dei modelli attuali in attesa della sua venuta. Mah.
Infine si è parlato di una nuova Panda. Ma sarà davvero nuova? Già perché da oltre tre anni esiste un progetto entusiasmante e avveniristico in attesa della benedetta approvazione, rallentato si vocifera per i costi troppo alti. Magari si trattasse di questo, ma la paura (per noi vecchi innamorati di una Fiat che sulle utilitarie era sempre un decennio avanti sulla concorrenza) è che si ripieghi su una vettura più convenzionale anziché osare davvero come buona tradizione.
Infine, dai piani annunciati, è sparita la Jeeppina, su base Panda, che pare bellissima e che prevederebbe anche una versione con la copertura in tela come le Jeep degli inizi, quella diventata famosa durante la seconda guerra mondiale. Doveva nascere a Pomigliano per essere poi venduta in tutto il mondo, ma oggi il suo posto è stato preso dalla SUV piccola dell’Alfa Romeo. Non sarà che dopo le minacce di mettere tasse esagerate sulle vetture d’importazione, alla fine verrà prodotta negli States?
Vorrei spendere due parole anche sulla scelta di rinviare lo stop alla produzione di motori diesel. Mi pare corretta, e forse le proteste dei francesi giungono al momento giusto. Non ci sono soltanto quelli che abitano nei grandi centri dove le limitazioni al traffico sono pressanti, ma c’è anche anche un’altra Italia che lavora e si sposta in altre aree dove le distanze sono grandi e che dei vantaggi che trova nel diesel non vuole rinunciare.

Ps. Da qualche giorno sono in un posto molto lontano dove fatico a trovare la linea. Mi scuso se qualche vostro intervento verrà pubblicato con un po’ di ritardo.



96 Commenti


  1. Credo che un vero giudizio si potrà dare solo durante la concreta realizzazione di questo piano, perché conterà molto il come.
    Però, così a sensazione, mi pare un approccio più timido di quello dell’era Marchionne, soprattutto per Alfa Romeo e Maserati.

    In primis, la scelta di tornare su una piattaforma non esclusiva per il piccolo suv Alfa e, di conseguenza, per una nuova ipotetica Giulietta.
    Sarebbe stata più interessante la scelta di “Giorgio” anche per per i modelli segmento C, che avrebbero avuto un’eslusività tecnica probabilmente unica nel segmento.
    Inoltre, niente mi pare sia stato detto sulle future sportive Alfa (Gtv e Spider?), né sul crossover di segmento E (seppur su questo, personalmente avrei dubbi).

    Mi auguro, infine, che per Alfa e Maserati ci sia un cambio di passo circa lo stile: serve più bellezza e personalità.

  2. vedo che parla ancora di Ypsilon, spero che vada in porto la cosa. Per il B UV addirittura si dice che il progetto si chiama 601

  3. La promessa della piena occupazione in FCA è vecchia quanto la costituzione del Gruppo e non è mai stata onorata. Dei 13 modelli nel triennio di cui si parla, quasi tutti sono in realta’ restyling più o meno pesanti e le vere novita’ si limitano alla 500 elettrica, il mini SUV Alfa e le motorizzazioni ibride. Considerate le cifre astronomiche degli investimenti dei principali gruppi automobilistici mondiali, nella fase di riconversione verso la mobilità ibrida, elettrica, semi o totalmente autonoma, gli 8 miliardi di euro complessivi (e i 5 in italia) certificano l’impossibilità di recuperare su questi terreni (e quindi sul futuro dell’auto) del Gruppo FCA. E’ un Piano di galleggiamento (sempre meglio di niente) ma mi pare che il destino verso una nuova fusione di tutto o parte del Gruppo sia segnato.

    • Giusto per avere un paragone, notizia di oggi è che il marchio Audi investirà da qui al 2025 40 miliardi di Euro, di cui la metà almeno sui progetti di elettrificazione della gamma e sulla guida autonoma. Queste sono ormai le cifre in ballo per un costruttore non “generalista” come FCA che intende esserci anche fra 5 anni (cioè domani).

      • Per investire ci vogliono i quattrini e per fare i quattrini bisogna prima di tutto non fallire.

        • Perfettamente d’accordo. Ma il problema è che con questi prodotti (l’auto più venduta di FCA, la geniale Panda ha 0 stelle in sicurezza!) soldi non se ne faranno mai abbastanza. E’ tempo di pensare ad una exit strategy (alleanza, fusione) prima che sia troppo tardi, pensando in primis al futuro dei lavoratori, naturalmente.

          • alla fusione è da ‘mo che ci stanno pensando. Non ti ricordi tutti i tentativi di SM per fondersi con GM? Approcci sdegnosamente rifiutati dalla “geniale” Barra, che ora deve fare di necessità virtu’ e chiudere stabilimenti a raffica, dopo aver dovuto cedere quella immane succhiasoldi di Opel. Io fossi negli investitori GM una cosi’ l’avrei già defenestrata, visto che per mere questioni di poter mantenere il controllo dell’azienda sta impoverendo in modo catastrofico il valore dell’azienda.
            Credo che nel breve periodo piu’ che a fusioni comunque si procederà con alleanze mirate, cosa già iniziata con le partnerships per la guida autonoma. Ovviamente queste sono cose che è bene non vengano annunciate che a giochi fatti.
            PS. Con la Panda i soldi non si sono mai fatti, quelli sono modelli che fanno numero, ma con un margine ridotto all’osso. Non è un caso se la nuova Panda è ancora in stand-by.

  4. Domanda: ma la Jeepina su base Panda non la potrebbero fare a Tychy a fianco o al posto della Ypsilon? Non si tratta della medesima piattaforma?
    Quanto alla Ypilon, spero che non sia un’utilitaria di segmento A/B come oggi. La gente vuole SUV, spero facciano un crossover piccolo su piattaforma 500.
    Altra assente dalle news e’ la 500 giardiniera: Serbia? Magari al posto della 500L e a fianco di un SUV al di sotto della 500X?

  5. Di piani ormai ne abbiamo visti tanti e mi sembrava che l’ultimo prevedesse la fine della cassa integrazione per gli stabilimenti italiani nel 2018: sappiamo qual è la situazione.
    Ora, mi sembra che in questi anni FCA abbia cercato di galleggiare (o dovrei dire sopravvivere) cercando di utilizzare al meglio le opportunità che riusciva a mettere in campo: prima, come sola Fiat, la 500, poi in questi anni, il marchio Jeep. Poco però in confronto a quello che ha fatto la concorrenza, e soprattutto poco se si volevano raggiungere i 7 milioni di esemplari venduti/anno. Per fare questi numeri bisogna essere presenti con una gamma di ampia dell’attuale, però il farlo richiedeva e richiede investimenti oltre la portata di FCA. Il problema è che risalire la china e guadagnare numeri di vendita è molto, molto difficile, perchè i concorrenti sono agguerriti, e soprattutto hanno più soldi (almeno alcuni) da mettere sulla bilancia per gli investimenti. Concludo pensando che FCA continuerà a galleggiare attuando solo in parte i piani promessi, per arrivare, prima o poi, ad uno spezzatino, con i marchi italiani destinati (spero) a finire in mano a chi riuscirà a tenerli in vita, magari per produzioni di nicchia, o solo in Italia cone è successo per Vauxhall (brand inglese di Opel). Il pericolo più grosso lo corre il marchio Fiat, perchè ormai nell’area EMEA sta perdendo sempre più posizioni: Mi dispiace perchè le auto fiat sono state e sono tuttora (forse anche per motivi sentimentali) una costante nella mia famiglia, da generazioni

    • In tutta onestà nel nuovo piano le vetture specialistiche di Alfa Romeo sono promesse a Modena… è vero che non si è parlato dell’E-SUV. Nasceva per gli Stati Uniti, ma adesso con le minacce di Trump la vedo dura per le auto europee importate.

      • Sul tavolo di Manley c’e’ anche la questione di come mantenere l’occupazione negli stabilimenti statunitensi, in particolare quelli canadesi dove si producono modelli che si fanno fatica a vendere sul mercato (MPV e berline). Non avrebbe senso utilizzare la piattaforma Giorgio in Nord America per produrre la Grand Cherokee e contemporaneamente utilizzare la stessa piattaforma per l’erede della Durango e l’E-SUV Alfa in una fabbrica diversa dal Jefferson North Assembly plant di Detroit (che e’ gia’ al limite della capacita’)? Personalmente credo di si, ma sono anche abbastanza sicuro che non si fara’ perche’ la nuova GC e’ data in produzione ad Aprile 2020 nello stesso stabilimento in cui e’ prodotta oggi. Credo che l’utilizzo di una nuova piattaforma richieda investimenti per la ristrutturazione della linea produttiva. Ma al momento in FCA ci sono pochi soldi (vedi voci di vendita delal COMAU), almeno per investimenti.

  6. condivido i suoi dubbi direttore e aggiungo che per Alfa è stato citato solo il C-SUV, mentre nulla si è detto riguardo E-SUV, GTV e Specialties riportate nel piano di giugno

  7. Credo che al di là delle opinioni su quale fossero i nuovi modelli da produrre in Italia (ho sempre pensato che fosse più realistico per l’Alfa puntare sulla Suv compatta piuttosto che sulla gemella della Levante), la vera scommessa sarà sull’attendibilità del piano, di cui, se dovesse essere realizzato nei tempi previsti, tutto si potrebbe dire tranne che sia meno coraggioso di quelli di Marchionne, che – al netto di tutti i meriti indiscutibili che gli riconosciamo – ha partorito 4 sole nuove Alfa in ben quattordici anni di mandato, lasciando un “vuoto” di idee e di modelli che durerà in tutto, se andrà bene, quattro anni (la Stelvio è stata presentata quasi due anni fa e per il nuovo C-Suv si parla di fine 2020). Insomma, aspetto i fatti, dei buoni propositi di FCA non se ne può oggettivamente più…

  8. Mi sembrano obbiettivi molto ambiziosi perché per fare investimenti elevati per nuovi modelli,occorre vendere molto e con margini elevati.Mi ricordo che anni addietro si diceva che Alfa sarebbe arrivata a produrre 400.000 auto nel 2019 o 2020?A oggi la Giulia almeno in Italia dai dati di questa rivista.ha venduto da gennaio a ottobre circa 6200 pezzi e considerando anche Stelvio e Giulietta e con MiTo uscita di produzione,mi sembrano dati difficilmente raggiungibili nei prossimi anni anche perché si parla di un altro rallentamento a livello mondiale della economia.Staremo a vedere.

  9. Mi fa piacere che lei ricordi che non tutti i 60 milioni di italiani abitino a Milano e Roma e hanno *bisogno* del diesel (che oltretutto, nella modernità attuale non inquina più delle altre motorizzazioni). Il proibizionismo (questa volta dovuto all’ignoranza) non ha mai portato da nessuna parte.

  10. wiliamspreafichi@alice.it

    Ma la 500 Giardiniera che fine ha fatto??? Comunque anche questo piano mi lascia perplesso su alcune cose, bene il nuovo Suv Maserati più piccolo della Levante su pianale Giorgio….ma non capisco perchè insistere ancora sulla produzione delle attuali Granturismo e Grancabrio ormai vecchie,non sarebbe meglio sostituirle con un qualcosa di nuovo e più moderno??? E la Giulietta….si continua vociferare di un “aggiornamento” o roba del genere,anche in questo caso non sarebbe meglio rifarla completamente nuova magari sul pianale Giorgio accorciato a trazione posteriore???Sarebbe davvero un bel biglietto da visita soprattutto visto che adesso la prossima Bmw Serie 1 sarà a trazione anteriore. Discorso Panda…dispiacerebbe anche a me se si limitassero a un “semplice” rifacimento scartando definitivamente la versione “avveniristica” ed “entusiasmante” di cui si parla…..un po di coraggio ci vuole…la vendita di Magneti Marelli a cosa è servita???

  11. Volevo riflettere solo sulle ultime parole.
    Per disincentivare il diesel non serve chissà cosa. E secondo come viene fatto la cosa sarebbe accettabile anche per chi abita fuori città. Se si parla sempre di motori a combustione interna e considerando che il prezzo dei carburanti da noi (in Europa) è composto maggiormente da tasse ed accise, basta scaricare di accise la benzina e renderla conveniente al diesel. A quel punto, se il fine è diminuire le vetture diesel, anche chi percorre più km acquisterebbe una vettura a benzina. Il problema è solo che piuttosto aumenterebbero le accise sul diesel aumentando solo i costi per tutti.

    A mio parere i politici non hanno ancora capito cosa vogliono… o meglio cosa fare. Parlano come se la maggior parte delle persone vivesse e lavorasse in grandi città con problemi di smog e traffico. Si rendano conto che non è così.
    O forse come negli USA, i dem prendono i voti soprattutto dai luoghi dell’alta finanza e dei benestanti radical chic.

    • Una tassazione neutra dovrebbe essere in % la stessa su tutti i carburanti, poi dovrebbe essere lasciata al mercato la scelta. E’ altamente stupido favorire una tecnologia piuttosto di un’altra. Lo stato si dovrebbe limitare a porre dei limiti di inquinamento ed eventualmente di CO2 per tutti e poi sarebbero i costruttori e il mercato a decidere.

  12. Io ne avrei una sola che mi interessa-
    Perchè non hanno il CORAGGIO di VENDERE LANCIA ??

    Le offerte le hanno, piu’ di una e di vario genere. Lo stesso Audetto si è presentato ai piani alti Fca con acquirente importante pronto ad acquistare Lancia..
    E chiunque ha sempre ricevuto la risposta che c’è ferma intenzione di non vendere.
    Possibile che faccia cosi’ paura Lancia in mano ad altri? …ma non ci raccontano da decenni, dall’epoca disgraziata del distruttore cantarella che Lancia non ha appeal? …e allora perche non vendono? su.. su.. fca abbiate coraggio

    • Mi farebbe davvero piacere sapere il nome di un costruttore interessato al marchio Lancia. Se lo sa, lo dica. In quanto ad Audetto, io sono un suo grande amico da mezzo secolo e ci sentiamo di continuo, ma a me di possibili acquirenti per la Lancia non ha mai parlato.

      • Secondo me se trovano uno, vero (non un nome che non sta né in cielo né in terra) non solo gliela vendono di corsa, ma forse gliela regalano anche. Il problema è che non esiste.

        • Concordo.Come già sentito dire da esperti del settore,il marchio Lancia è conosciuto solo in Italia e quanti sarebbero disposti ad acquistare una berlina di alta gamma rinunciando ai marchi premium tedeschi che danno l’idea che sei uno “arrivato” nella vita e che per ogni modello hanno una o più varianti con il listino di 4 Ruote che per i 4 marchi tedeschi,ha oltre 7 pagine contro una pagina del marchio Alfa che dovrebbe essere il concorrente più diretto.L’Alfa Romeo che è ancora un marchio “rispettato” in Germania tant’è che anni addietro il gruppo VW mi pare avesse fatto una proposta di acquisto poi respinta,fatica nelle vendite perché solo lo Stelvio ha numeri interessati,la Giulia forse in Italia non arriverà nel 2018 a vendere 10.000 pz e la Giulietta è già nella fase calante e ci vorrebbe da subito una erede.Facile chiedere di investire con i soldi degli altri.

        • concordo col Direttore- Per ora gli unici che hanno a parole detto di essere interessati sono gente tipo Manenti o mister Bee.
          Ma di offerte vere non ce n’è manco mezza.

    • Avessimo una classe politica lungimirante, un acquirente ci poteva essere eccome.
      Doveva essere lo Stato a dire che l’automotive è un settore industriale chiave per il paese, e prendersi Lancia con Magneti Marelli, per dare vita a un polo pubblico per l’auto elettrica e autonoma.

      Sarebbe bastata una manciata della valanga infinita di miliardi buttati nei pozzi senza fondi di banche portate al fallimento da manager corrotti, 80 euro e bonus vari, pensioni di cittadinanza e improbabili flat tax improvvisate.

      Purtroppo si pensa al consenso elettorale, piuttosto che a creare lavoro e futuro.

      • Allora se lo stato dovesse tornare a produrre automobili perché è un settore chiave per il paese come ai tempi della Alfa Romeo che sotto la gestione Luraghi produceva utili e addirittura il tanto vituperato stabilimento Alfa Sud fu completato in tempi record risparmiando 25 miliardi dell’epoca rispetto ai costi preventivati,dovrebbe riprendersi anche le autostrade che se gestite con criteri manageriali,ogni giorno entra denaro fresco,anche la Telecom che a oggi è proprietaria della rete dove passano dati sensibili e magari anche il settore acciaierie che è la materia prima per la nostra industria meccanica.E’ meglio che lo stato faccia leggi per invogliare gli stranieri a investire da noi invece di leggere che nel 2019 forse,dovrebbero aumentare le tasse alla imprese per trovare i soldi per le promesse elettorali.E qui mi fermo perché è un blog di auto e non di politica.

        • Che l’Alfa Romeo facesse soldi ai tempi dell’Iri è una sua opinione, che rispetto, ma che è molto lontana dalla realtà. E se l’esempio per la nazionalizzazione delle autostrade deve essere l’Anas provi a percorrere la E 45 da Cesena a Orte e la confronti che so, con la A1 poi si risponda da solo.

          • Dott. Cavicchi, con tutto il rispetto e la stima che ho nei Suoi confronti cito una fonte che dà ragione a berma1954:
            ” Negli anni sessanta i conti dell’ Alfa sono in attivo, nonostante forti ammortamenti e investimenti. Tra il 1966 e il 1972 la casa milanese presenta risultati di tutto rispetto. Nel ’66 il bilancio chiude con un utile netto di 13 milioni dopo ammortamenti per 8,7 miliardi, nel 67 l’ utile sale 4,3 miliardi con 9,2 di ammortamenti…”
            Ancora: ” la gestione Luraghi presenta sempre un rendiconto positivo”
            Fonte: libro di Rinaldo Gianola – LURAGHI L’ UOMO CHE INVENTO’ LA GIULIETTA pag. 91 -92.
            Mi è sembrata doverosa questa citazione soprattutto in ricordo dei Grandi Uomini dell’ Alfa Romeo come sempre oscurati dalle vicende negative di questa Azienda che non esiste più per i motivi ben noti.

          • L’Alfa Romeo ė stata sotto l’IRI oltre mezzo secolo, ma i suoi conti non sono quasi mai tornati (spesso anche ritoccati per far contento il Duce). In ogni caso i bilanci Alfa Romeo sono stati in attivo per un decennio fino al 71 per tre buone ragioni: Luraghi era un grande capo d’azienda, molte spese erano in carico ad altre aziende sempre dell’IRI, e negli anni del boom economico l’autobile era al centro di tutto. I nodi sono venuti al pettine con la crisi energetica e poi con i politici (De Mita in testa) che hanno voluto spostare parte della produzione al sud convinti che ci fosse sempre un mercato pronto a recepire come se niente fosse tutto quello che veniva messo in vendita. I limiti delle aziende statali stanno tutti lì: a decidere non sono mai i tecnici ma gli interessi politici.

          • Mi sono riallacciato al discorso dell’amico Andresb che auspicava una entrata dello stato nel settore auto e come provocazione,ho aggiunto autostrade,telefoni e accierie che se fossero gestiti con criteri manageriali e non ovviamente come ora,produrebbero utili e ho terminato con la pia illusione che lo stato dovrebbe limitarsi ad invogliare imprese a investire in Italia invece di aumentare la tassazione a chi produce.Quanto alla Alfa,mi pare che sino agli anni ’60 sotto la
            gestione Luraghi producesse utili o almeno in pareggio.Il baratro è iniziato con la produzione della vettura Alfa Sud con assenteismo e scioperi in continuo e pressioni su Luraghi per assumere amici degli amici tant’è che diede le dimissioni.Lungi da me l’idea di uno stato imprenditore e se ha capito il contrario,me ne scuso.

          • Fo notare che aziende come Eni, Leonardo, Enel, oltre a fare centinaia di migliaia di occupati e sviluppare tecnologie all’avanguardia, fanno utili da decenni e contribuiscono a tenere in piedi il complicato bilancio statale – e l’Italia fra i paesi industrialmente avanzati.

            Quest’idea che le aziende pubbliche non funzionino mi pare di origine sostanzialmente ideologica: dipende da come sono amministrate e gestite.
            Non conosco i conti dell’Alfa Romeo, ma una cosa è certa: se quest’azienda ha la storia, il blasone e il prestigio che oggi ha in tutto il mondo, merito è di decenni di gestione statale, durante la quale sono stati ideati, progettati e costruiti decine e decine di capolavori della tecnica e del design.

            Detto ciò, l’idea di una statalizzazione, lungi dall’essere una visione radicale, è stata suggerita nel corso degli ultimi 15 anni da numerosi economisti anche di stampo liberista, in base al presupposto che per un paese industriale sia una follia perdere un settore quale l’automotive.
            Aggiungo che Calenda stava lavorando a un ruolo dello Stato circa la vicenda Magneti Marelli, tanto per sottolineare come non si tratti di idee campate in aria.

          • Infine, se dovessimo giudicare Alfa Romeo in base ai bilanci, di certo la gestione Fiat non sarebbe tanto più rosea di quella statale. Però, meno convincente e instabile – alti e bassi – nei risultati industriali e sportivi.

          • Va bene tutto, ma non confondiamo aziende pubbliche con aziende partecipate. Tutti gli esempi citati si riferiscono a società quotate in borsa, in cui lo Stato detiene una partecipazione ancorchè di rilievo. E’ ovvio che il concetto sia profondamente diverso e si avvicini molto di piu’ a una società privata in cui lo Stato è semplicemente un importante (o il piu’ importante) azionista. Con tutti gli obblighi che ne conseguono. Ma non l’unico proprietario come accadeva con l’IRI, ad esempio.

          • Vero, ma è anche vero che sono aziende strocamente statali, cui nel tempo è stato fatto entrare azionariato privato – con la gestione che rimane dello Stato, quale azionista controllore.

            Ad ogni modo, al di là del modello scelto, il succo rimane questo: ci sono aziende statali o comunque a guida statale gestite molto bene, come no (come, peraltro, è vero nel privato – basti vedere come si son ridotte molte aziende privatizzate negli anni 90).
            Manca, nel paese, un piano industriale a lungo termine che definisca i settori chiave – e per un paese industriale e manufatturiero con una tradizione immensa nel settore dei mezzi di trasporto, perdere l’automotive (o almeno una sua fetta importante) sarebbe un disastro.
            Come per le grandi opere pubbliche, a mio parere, un intervento forte pubblico sarebbe necessario.

          • @andresb
            dipende proprio da cosa intendiamo per partecipazione/intervento pubblico. Il vecchio concetto di nazionalizzazione (lo Stato è proprietario e gestisce l’impresa da sè) è pericolosissimo, soprattutto in un Paese dove gli scambi di favori sono il pane quotidiano. E il motivo principale per cui molte grandi aziende, finchè erano pubbliche facevano solo perdite. E quando facevano utili, preferivano tornare in perdita pur di accontentare amici e amici degli amici (vedi l’esempio li Luraghi).
            Quello che funziona è il modello a cmpartecipazione, in cui effettivamente lo Stato non è proprietario, ma investitore in un’azienda la cui gestione è squisitamente privata.
            In questo senso, un intervento pubblico diventerebbe un investimento. Ma ci vorrebbe il capitale…

        • Ne buttano via tanti di soldi, ne potrebbero impiegare un po’ dove hanno almeno la speranza di un ritorno economico….

      • queste cose meglio lasciarle al mercato(e,tra l’altro,abbiamo visto i risultati quando lo Stato si e’ fatto imprenditore…)

    • A mio modesto parere, se il marchio Lancia ( e lo dico con tutto l’ affetto personale per tale marchio ) avesse avuto un’ immagine forte già da tempo sarebbe stato rivalutato con un’ operazione tipo Alfa Romeo benché quest’ ultima discutibile in quanto non si sta sul mercato con un modello e mezzo.
      La caduta è cominciata nel 1972 con la Beta, poi il declino sembrava rallentato o addirittura invertito con la Delta ma soprattutto con la Thema del 1984.
      La definitiva data di morte fu stilata nel 2003 quando fu stoppato quella meraviglia di proto della Fulvia coupè: sarebbe stato il primo modello di una credibile rinascita.
      Poi va detto anche che il mercato è cambiato: quando ( dati mercato Italia ) le suv si pappano il 40% del mercato e le berline medie poco più del 2% che stimoli ci sono a realizzare una pur bella e valida vettura a tre volumi come dio comanda ?
      Certo che se pensiamo che qualcuno ha trovato il modo di rivalutare Seat e Skoda…
      Da ultimo una considerazione: vi ricordate i tempi in cui nei singoli plant si producevano più modelli ? Ad Arese, per esempio si sono prodotte
      contemporaneamente: Giulia berlina e Gt, Alfa 2000 berlina, Alfetta berlina e Gt, spider ( solo montaggio meccanica ).
      Mentre ora i plant almeno quelli FCA sono praticamente mono modello: così è più facile chiuderli ?

      • La Lancia con la gestione FIAT dal 1979,ha rinunciato a produrre auto con guida a destra rinunciando di fatto a paese come Gran Bretagna e Giappone per citare i più importanti che non hanno mai visto la Delta con tutte le sue varianti e la Thema quella vera:non quella americana con il logo Lancia e poi auto fallimentari immesse sul mercato dopo la Thema:la K e la Thesis prodotta mi pare in neanche 30.000 pz quando al debutto,la produzione annua sarebbe dovuta essere di ben oltre i 30.000 pz per poter rientrare nei costi di progettazione e allestimento linea di produzione.

        • Volevo dire “gestione FIAT dal 1969″ anno in cui fu acquistata al prezzo simbolico di 1 £.

        • La Thesis credo sia figlia della imperante abitudine in FCA a fare il passo piu’ lungo della gamba senza avere poi le risorse per proseguire. Sulla Thesis sono stati investiti fior di quattrini (mi pare di ricordare qualcosa tipo mezzo miliardo di euro) e in effetti è stato fatto un salto qualitativo notevole. Tanto che come qualità la Thesis era probabilmente superiore a A6 e BMW5. Ma … intanto è stata approvata una linea onestamente poco digeribile per il grande pubblico, ancor piu’ per il pubblico naturale acquirente di berlinone segm. E, derivata da un concept che è stato difficilissimo ingegnerizzare. E poi, mancante di gran parte di cio’ che era standard all’epoca: una carrozzeria SW, una versione passo lungo per alcuni mercati e una dotazione di motori adeguati. Ricordiamoci che all’epoca le concorrenti tedesche avevano anche 4 varianti di motori diesel (tipo la serie 5 aveva la 520d, 525d, 530d, 535d) e ancor piu’ di benzina. La Thesis aveva uno spompato 2.4 benzina da 170cv, un 2 litri turbo e un 3 litri aspirato (cui poi si è aggiunto il 3.2). Diesel? Solo il 2.4, declinato in due livelli di potenza (peraltro molto vicini tra loro). E poi, parliamo di accessori? Di colori? Di possibilità di personalizzazione? I tedeschi avevano 3 pagine per elencare gli accessori (pensiamo solo a quanti diversi tipi di cerchi in lega…), la Thesis forse 4 righe.
          Dopo il lancio, avrebbero dovuto investire massicciamente per attualizzarla, ma niente. Nemmeno per la pubblicità sono stati spesi soldi. Chiaramente, visto che poi Fiat sarebbe quasi fallita.
          E il piano attuale Alfa temo sia stato deliberato senza aver ben chiari i costi che ne sarebbero conseguiti per poterlo portare a compimento.

          • C’è da ricordare che la Thesis venne lanciata in pompa magna a fine 2001, ma le vendite iniziarono mesi dopo: 4R la mise in copertina nel dicembre 2001, ma la prova su strada fu pubblicata solo durante l’estate successiva. Ci furono vari problemi che ritardarono la messa in vendita, roba di elettronica se ricordo bene. E, con quella linea controversa, unita alle rogne, non è che si potessero far miracoli. Fosse stata una bella macchina, qualcosa in più avrebbe venduto: erano gli anni in cui le Mercedes soffrivano anch’esse di problemi di elettronica, mi pare. Purtroppo, dopo quasi 15 anni, si è avuta la stessa (o quasi: almeno qui l’auto è davvero bella) situazione con la Giulia: presentata nel 2015, messa in vendita 11 mesi dopo. Troppo. Per giunta con 2 motori in croce e uno, straordinario, troppo fuori portata (la Quadrifoglio).
            PS. Ora che ci penso, erano anni in cui si azzardava parecchio con il design. Thesis, Citroen C6, Renault Avantime e Vel Satis, la serie 5 di Bangle (meno bella della precedente, spettacolare ancora oggi)…

          • La Thesis, che aveva una linea molto particolare ma a suo modo molto fascinosa per quanto controversa, pagò oltre ai problemi di elettronica il momento di grande crisi della Fiat che sia avviava al tracollo e il problema cronico della Lancia, invisibile in Europa. In sintesi aveva problemi suoi, problemi di soldi e problemi di mercati. Sperare che una berlina di lusso potesse funzionare coi soli numeri italiani era una vera utopia.

          • Il Direttore ha ragione. Ricordo bene oltretutto come in una “Lettera da Stoccarda” su 4R, Fischer denunciava il fatto che per la quasi totalità le berline segm E venivano acquistate in Europa in leasing. E che a causa del basso valore residuo, una Thesis costava piu’ di una classe E come rata mensile. Oltre a questo, riferiva che i capi di industria per una questione di immagine DOVEVANO presentarsi a bordo di un’auto tedesca. Il che ha causato il flop oltre che di Thesis anche di tutte le varie ammiraglie francesi.

      • eh vabbè 33 stradale, ma onestamente, avresti davvero voluto per Alfa un piano di rilancio come per Seat, che si limita a ricarrozzare le Skoda? Perchè questo è Seat, null’altro che una versione lievemente piu’ dinamica di una Skoda. Per la quale oltretutto giova ricordare che sono state messe in atto semplicemente semplificazioni di tecniche già viste su VW, facendone di fatto un’ IKEA dell’automobile. Avere un’ Alfa con quel portfolio modelli farebbe rabbrividire. E lo dico seriamente: ora ci si lamenta (giustamente) di aver fatto solo due modelli e di ritardare all’infinito l’ampliamento della gamma, ma i soldi Skoda con che modelli li fa? Volevamo davvero una Alfa Fabia, Rapid, Octavia, Karoq ecc.. ? Non saremmo finiti come qualche anno fa, quando tutti si lamentavano perchè Lancia e Alfa avevano solo Fiat ricarrozzate?

        • Per SEAT può funzionare, in quanto marchio con una storia ancora più umile di quella di Skoda.
          Ma tutto sommato può funzionare anche per Audi, che di storia vera ne ha pochina.

          Per Alfa Romeo o Maserati no.

        • Caro the_blond_surfer ,
          di mostri come quelli da te paventati ne abbiamo visto, eccome;
          qualche esempio ? 164 turbo benzina 4 cilindri ( motore Croma -Thema, grazie a dio quasi subito sparita) 155 Q4, stesso motore.

          Bastava che nel 1987 non venisse “buttato assieme all’ acqua sporca ( tanta ) il bambino”, costituito dalle conoscenze e dai tanti progetti nel cassetto mai usciti per tutta una serie di motivazioni suicide.

          • ecco, appunto… quando Fiat provava a fare come ha fatto VW con Skoda e Seat, i risultati sono stati quelli. Credo quindi siamo d’accordo sul fatto che certi orrori non vadano ripetuti…

  13. Caro Sig. Cavicchi io invece debbo dirle che non sono affatto contento di questo nuovo (ennesimo) piano di rilancio. Il motivo è semplice: non vedo nessun nuovo impegno, a parte in quello dell’elettrico, in nuovi investimenti da parte del gruppo come ad esempio in una nuova architettura magari modulare dove poter costruire diverse tipologie di vetture di marchi differenti come hanno fatto o stanno facendo molti gruppi automobilistici. Senza stare a nominare i soliti ( gruppi tedeschi) vorrei fare l’esempio di quello che stanno facendo i francesi di PSA con lo sviluppo della nuova piattaforme cmp1 sulla quale baseranno la prossima 208 ( e via via tutti i prossimi modelli previsti dei vari marchi sui segmenti B-C ) e di cui ne avete dedicato un articolo sull’ultimo numero di Quattroruote. Trovo assolutamente giusto e molto concorrenziale come stanno gestendo ed affrontando le nuove sfide che il mercato propone, cercando miratamente di investire ed innovare in tutti i segmenti possibili e profittevoli senza abbandonarli. Ecco è questo il punto: non mi spiego il perchè invece un marchio come Fiat capace un tempo di dominare diverse fette di mercato decida oggi di abbandonarle! Capisco che ognuno adotti la propria strategia per ricavarne piu profitti possibili ( d’altronde i numeri rimangono pur sempre importanti per la salvaguardia dei gruppi ) ma mi chiedo che cosa spinga in FCA a non investire su piattaforme comuni? Qual’è il metro di paragone che spinge i dirigenti a non investire soldi su questo tipo di tecnologie? D’accordo; le spese per le piattaforme sono forse quelle più ingenti da affrontare per un costruttore automobilistico, ma rifacendo di nuovo l’esempio dei francesi, qualche anno fa loro non è che navigassero in buone acque finanziarie, e limando un po qui e un po la e facendo gli investimenti giusti, negli ultimi tempi stanno sfornando molti modelli interessanti e si sono comprati pure la Opel. Per fortuna il compianto Marchionne è riuscito nei sui 14 anni di comando a costruire un gruppo solido e forte finanziariamente, ma ora servono modelli! Questi soldi devono essere investiti in modelli! Perchè io temo che Fiat non possa sopravvivere a lungo con solo Panda e tutte le declinazioni possibili di 500, a lungo andare i clienti perderebbero interesse su questo marchio. Perchè non creare una gamma di suv che vada dal segmento A a quello D?? Su una semplice piattaforme che accomuni tutti i modelli? Devono per forza rimanere in gamma con una sola suv? Perchè non creare una gamma di vetture sulla stessa base costruttiva da condividere con i marchi Fiat e Lancia?? Davvero, queste sono domande che mi faccio ormai da anni. Io non capisco perchè devono essere la pecora nera del mercato, perchè devono differenziarsi dagli altri cosi tanto? Sono diventato uno di quelli che spera che prima o poi decidano di vendere i marchi che stanno pian piano uccidendo. Negli ultimi anni stanno puntando sul mercato premium, e quindi tutte le risorse le stanno concentrando sul quel mercato, trascurando quello generalista. Quindi le risorse non possono essere condivise: o l’uno o l’altro? Per anni abbiamo cercato, desiderato, agognato un rilancio dell’Alfa Romeo che pare essere arrivato ( ma anche qui nutro ancora molti dubbi… ) pero ora che Alfa è tornata dobbiamo assistere alla lenta morte della Fiat che era la punta di diamante dell’intero gruppo! Gli altri gruppi come fanno ad investire e rendere riconoscibili i vari e diversi marchi che hanno? Cioè non voglio pensare che tutti i soldi che girano in FCA finiscano in mano ad azionisti e ad Exor… Per tutti questi motivi non sono contento di questo piano, ci sono ancora molti dubbi ed incognite che gravano sul futuro dei marchi e del gruppo, e mi limito a parlare di Fiat perchè se tocchiamo l’argomento Lancia si aprirebbe un altro lungo capitolo….Saluti

    • Purtroppo in questi anni Fiat, poi FCA, ha cercato di sopravvivere perchè nel 2003 era tecnicamente pressochè fallita. Marchionne è stato un eccellente finanziere, ma non ha impedito il declino industriale commerciale di FCA: è riuscito però a salvare Exor e la famiglia Agnelli, che lo hanno lautamente ricompensato per questo. Oggi il mercato dell’auto richiede investimenti che FCA non può fare e quindi centellina con il contagocce i nuovi modelli, galleggiando in attesa di un probabile spezzatino che consentirà ad Exor di uscire da un settore che non assicura i lauti profitti di cui la ormai ex famiglia Agnelli, ora Elkann, necessita per il proprio stile di vita. Si aprono le scommesse circa i soggetti a cui andranno le varie porzioni di spezzatino: Jeep a GM? CNH Industrial a Volvo o MAN? Il marchio Fiat ai coreani o ai cinesi?

      • in realtà potrebbe farlo.
        Essendo il debito azzerato, non credo che la posizione sarebbe tanto scomoda se si decidesse di re-indebitarsi in modo oculato investendo dove serve. Con la vendita di MM il valore dell’azienda si è ridotto, ma il risultato finanziario è stato consolidato. Il problema è la non voglia di indebitarsi.

        • Visti i recenti trascorsi, forse è anche comprensibile che non abbiano tanta voglia di indebitarsi….

          • certamente. E’ comprensibilissimo. Ma resta il fatto che trovare i soldi con quanto hanno in casa puo’ rivelarsi assai complesso. Vendere certi assets puo’ pagare nel breve periodo, ma nel lungo no (vedasi ad esempio la cessione del brevetto common rail alla Bosch)

      • Le voci dicono di un accordo con i coreani che hanno già l’ibrido,pluge-in e forse celle idrogeno per fare auto a marchio FCA un po’ come l’accordo a
        suo tempo con SUZUKI per la FIAT 16 e ora con la 124/Mazda per poi ven-
        dere il tutto e tenersi la Ferrari con margini altissimi di guadagno e che si vendono da sole indipendentemente dai risultati della F1.Chi vivrà vedrà.

  14. berma1954
    2 dicembre , 2018 alle 11:30 am

    Luraghi diede le dimissioni il 10 gennaio 1974, in quanto si rifiutò di obbedire al diktat dei politici DC che volevano lo spostamento della produzione dell’ Alfetta al sud in un nuovo stabilimento e per tale ragione fu estromesso.
    La data sopra la considero quella ufficiale della morte dell’ Alfa Romeo, 23 anni dopo “si sparò su un cadavere”.

    • Concordo.Luraghi è stato un imprenditore lungimirante e non un “boiardo di stato” avendo lavorato in precedenza in Pirelli e Lanerossi con ottimi risultati oltre a essere uno scrittore.Lo stabilimento Alfa Sud costruito su terreni Alfa era stato fatto per portare lavoro al sud e impedire le migrazioni al nord con persone che erano costrette a dormire in tanti in stanze in affitto o alloggi di fortuna perché c’erano i cartelli”non si affitta a meridionali” persone,che hanno contribuito a far crescere FIAT e altre industrie e a tal proposito Gianni Agnelli disse che il suo compito era fare auto e non occuparsi di alloggi o problemi di chi veniva a lavorare al nord.Se penso che BMW a Alfa a inizio anni ’70 producevano quasi ii medesimo numero di auto:circa 170.000 e BMW, a inizio anni ’50 si era salvata dal fallimento producendo una vetturetta a 3 ruote avendo comperato la licenza della Isetta quando Alfa metteva sul mercato la Giulietta sprint e poi la berlina con un motore bialbero che mi pare non avesse sulle auto sportive neanche la Ferrari,con valvole di scarico riempite di sodio(retaggio di quando producevano motori per aerei)per aumentare il raffreddamento e Ford I quando vedeva passare una Alfa Romeo si toglieva il cappello,a come è oggi…mi viene il magone !

      • E’ il solito discorso, noi italiani non sappiamo salvaguardare le nostre ricchezze; ci fu un presidente Alfa Romeo del dopo Luraghi che di fronte allo sfacelo politico – sindacale avrebbe voluto trasportare in Svizzera lo stabilimento di Arese…

      • Si sa, i pochi dirigenti italiani che sono stati degni di esserlo, e questo vale per tanti settori, spesso non sono stati seguiti da gente all’altezza. Se poi ci mettiamo una classe politica tra le peggiori del mondo (ed è tutto dire) e l’esterofilia congenita della maggioranza degli italiani, è già un miracolo la situazione attuale.

  15. Direi luci e ombre per questo piano. L’entità dell’investimento e la piena occupazione negli stabilimenti italiani nel giro di tre anni sono ottimi segnali. Da profano mi sembra che al centro del piano ci sia proprio l’obiettivo di arrivare alla piena occupazione (e questo è chiaramente un bene), investendo con razionalità le risorse disponibili, a dispetto magari dello sviluppo dei singoli brand, Jeep a parte. Perché se vedo bene la Maserati D-Suv, che con l’eccellente piattaforma che ha debuttato sulle nuove Alfa, e si spera una dotazione tecnologica all’altezza (leggasi infotainment), avrà tutto per fare bene e contribuire sensibilmente alla causa Maserati (e come abbiamo visto recentemente ce ne sarebbe bisogno). Un pò meno bene per Alfa: senz’altro il Crossover di segmento medio andrà benissimo da noi, ma dopo aver perso per strada la berlina di segmento E, ora anche l’E-SUV; capisco che era destinato agli USA e le minacce di Trump in tal senso non aiutino, ma è un peccato. Penso che sarebbe stato importante proseguire sulla strada intrapresa con Giulia e Stelvio.
    Tanto più che, per quanto mi riguarda, la Maserati dovrebbe spostarsi di più sul “luxury”: per capirci per me la Ghibli dovrebbe essere un’Alfa Romeo non una Maserati. Certo lo so, da qui è facile, senza conti da far tornare.

    Un saluto a tutti,
    Luca

    • per Alfa la vedo un po’ come te: ottima l’idea del C-SUV, ma l’E-SUV sarebbe altrettanto necessario. Non per altro.. per quanto molti concorrenti appunto abbiano a listino un SUV compatto (tipo XC90 o X1 o Q3…), è anche vero che nessuno, dico nessuno ha rinunciato ad attualizzare il proprio E-SUV. Certo, spesso la forma di tutti questi E-SUV è simile tra le varie case, il che fa pensare a investimenti non troppo elevati, ma resta il fatto che questa categoria è tutt’altro che defunta. E la nascita di nuovi premium- o luxury SUV nei segmenti superiori (tipo la nuova X7) danno un’idea di quanto sia sbagliato rinunciare a questo tipo di auto. Tanto piu’ in Alfa, dove davvero sarebbe sufficiente ricarrozzare la Levante.

      • intendevo ovviamente XC40

      • Per me l’E-suv e’ solo rimandato o sara’ prodotto negli USA. Se rimanesse in Italia, e’ probabile che venga prodotto a Grugliasco. A quel punto sarebbe necessario aggiornare le linee produttive, perche’ Levante, Ghigli e 4Porte non sono costruite su pianale Giorgio. Quindi forse questa e’ la ragione per cui non e’ stato menzionato nel piano. Fingers crossed (anche se, in ogni caso, un E-suv nuovo non me lo potrei permettere).

    • Io invece non sono d’accordo. FCA fatica oltre modo a vendere la Levante e vorrei capire perché dovrebbe investire soldi per una variante Alfa dello stesso modello, destinata probabilmente – su queste basi – ad analoga sorte dopo l’eventuale fiammata iniziale. La realtà è che le stesse vendite di Stelvio (per non parlare di Giulia e di Ghibli) sono inferiori alle attese, per vari motivi, molti dei quali più volte discussi anche qua. Se non hai le forze per dotare le due uniche novità Alfa di una vera connessione internet, o di fari a led, a quasi tre anni dal lancio, è opportuno aprire un altro fronte nel segmento superiore ? Maserati ha tutte le carte in regola (storia e prestigio) per pescare clienti nei segmenti di lusso, se finora ci è riuscita solo in parte è proprio perché FCA stenta ad aggiornare con costanza e tempestività i suoi prodotti Premium al pari della migliore concorrenza. Ha ragione quindi Manley, se non è una bufala, a puntare sul miglioramento delle dotazioni in attesa di tempi migliori, facendo per giunta di necessità virtù. La C-SUV Alfa è invece indispensabile, come il pane: il successo del segmento è un fenomeno europeo e la tendenza è oggettivamente crescente in quella direzione, a scapito dei segmenti superiori (con buona pace del tuo elegante” barcone”, Federico…; )). Del resto, in un mercato in cui la stessa Golf ormai soffre tantissimo, accerchiata dai suoi insulsi cloni “suvvizzati”, mi sembra arduo sostenere il contrario.

      • per un motivo molto semplice. Stranamente, fare cloni della stessa auto porta ad un aumento delle vendite complessive. Un esempio in altro segmento è il trio Up, Mii, Citigo. Oppure F-pace e Velar ;-) Ma se badi, la stessa cosa la fa anche VW e in generale chiunque abbia piu’ di un marchio.
        Il perchè è intuitivo: i costi di sviluppo sono molto, molto bassi visto che il grosso è stato fatto. Ed è sufficiente che la linea piaccia di piu’ per avere un aumento delle vendite. Il principio secondo il quale la concorrenza interna cannibalizza i prodotti è stato una delle cause del suicidio di Fiat negli anni ’90, quando per paura di farsi concorrenza interna ha spianato la strada alla concorrenza esterna.
        PS. Maserati non ha tutta quella immagine che credi… è nella migliore delle ipotesi pari ad Alfa, e Levante ha scontato in parte le ingenuità di gioventu’ che citi. Chiaro che se in occasione del restyling si presentasse anche un’Alfa…

        • Se però non hai la forza di fare cloni (fra i muri di questo blog ancora risuonano gli storici ‘litigi’ sulla loro opportunità…), devi scegliere ed è quindi meglio puntare sul segmento di maggior successo e remunerazione. Se fossi Di Maio, direi che Manley mi ha dato retta…!!!

          • Stefano… difficilmente un clone di una Maserati riscuoterebbe lo stesso disgusto di un clone Fiat. Una Levante non è una Tempra

          • Federico, sembri me sulla questione del NLT ! Non riescono a piazzare né la Stelvio né, ancor meno, la Levante come e dove dovrebbero e tu proponi una variante di quest’ultima… Non quadra affatto, almeno a rigor di logica, almeno che tu non li voglia ‘morti’, ma in questo caso basterà la supertassa sulle emissioni proposta ieri dai grillini per precederti…

          • ma Stefano, è proprio tutto il contrario. Tu prova solo a pensare agli altri esempi di cloni che ho fatto…
            secondo te se il trio delle meraviglie -_- up, Mii e Citigo avesse avuto in portfolio solo la Mii, parleremmo di modelli di successo? Come ti dicevo, Maserati non ha tutta questa immagine che noi le attribuiamo, anzi spesso Alfa come immagine è superiore. E allora non vale la pena secondo te investire veramente poco per avere una vettura che già parte con le diavolerie elettroniche che sulla Levante verranno messe con l’aggiornamento e magari con una linea che piace ancora di piu’? Ti darei ragione se si trattasse di sviluppare un modello ex-novo, ma in questo caso, il gioco varrebbe parecchio la candela.

          • Levante ed Alfa E-Suv avrebbero la stessa intonazione sportiva e lo stesso target di clientela, a differenza di Velar ed Fpace, e quindi si cannibalizzerebbero a dovere; quanto al paragone con le tre scatoline VW, lascerei perdere: non sono cloni di un bel nulla, ma sono esattamente la stessa auto con tre diversi nomi, altro che Tempra e 155…La supposizione che il marchio Alfa funzioni meglio di quello Maserati come viatico per l’affermazione in Usa l’ho creduto, in buona compagnia, ai tempi del lancio oltreoceano della Stelvio dopo il flop della Giulia: credo che non mi si possa dare torto se non ci credo più. Il fatto poi che Manley, uomo di prodotto anche per te, abbia archiviato la pratica fino a data da destinarsi, vorrà pur dire qualcosa. Come dice il Direttore qua sotto siamo tutti manager, ma c’è chi lo è più di noi, stiamo a vedere ; )

        • Io credo che un E-SUV marchiato Alfa, clone del Maserati E-SUV, magari leggermente riposizionato, venderebbe negli USA più dell’altro.

  16. mi pare un piano un pò improvvisato senza un’idea in testa,rinvio panda x costi,chiudo uno stablimento di quà nè apro uno di là,poi per l’europa vedremo,per gli usa anche.L’unica cosa buona è il rinvio della jeppina,per fortuna quello che ha rovinato il marchio jeep in questo non è riuscito,sarebbe stata la rovina definitiva del marchio relegata alla stregua di lancia,alfa,maserati,ferrari,quando si vuole amplificare la propia magnitudo od imporre un marchio non ci si và di certo a confrontarsi con il mercatino,o imtando altri che occupano già segmenti sovraffollati,si fà branding e si impongono i prodotti sul mercato a suon di investimenti come fà ad esempio bmw che spende il 70% del perso di ogni motociclo e veicolo in pubblicità.In giappone che certo non sono un popolo di sprovveduti,con una scusa qualsiasi hanno arrestato quello che gli stava rovinando la casa di yokohama.Da noi si parla di piani industriali

    • La rovina definitiva del marchio? Ma se Jeep non è mai stata in salute come adesso…

    • “quello che gli stava rovinando la casa di yokohama”
      Cioè quello che dal fallimento ha portato Nissan a macinare utili su utili?
      Forse si confondono le dinamiche politiche interne con quelle economico-commerciali.

      • Federico, mi hai bruciato la risposta. È proprio così: guai confondere la bravura straordinaria del manager con le vicende personali. A parte che pare un piano preciso studiato dai giapponesi per tagliare le gambe all’uomo che voleva mettere Renault a comandare nel gruppo dove i grandi numeri vengono ormai da quella Nissan che senza il suo salvatore da tempo sarebbe fallita.

    • E’ una battuta quella sulla Jeep ? Avesse rovinato anche l’Alfa e la Maserati allo stesso modo non staremmo qua a discutere…

      • Stefano, la Maserati quando l’ha presa in mano Montezemolo vendeva 1400 pezzi. È arrivata a 40 volte di più. E davvero non ci credeva nessuno che arrivasse anche solo a cinque volte di più. Ricordo perfettamente lo scetticismo di colleghi e analisti internazionali.

        • È vero, Direttore, che i numeri di Maserati sono buoni rispetto alla gestione Montezemolo, ma mi sembra innegabile che da almeno un paio d’anni stiano ben sotto alle attese e che quindi un rinnovato scetticismo prenda piede: Grugliasco con le berline fa quasi più giorni di cassa che di lavoro almeno da fine 2015 e anche la Levante da un annetto e forse più…non sta troppo bene. Insomma, secondo me sul rilancio di Alfa e Maserati grava quell’oggettivo stato di incompiutezza per cui, appunto, periodicamente s’infervorano le nostre discussioni. Non così per Jeep. Un piccolo esempio, anche sulla base della mia esperienza. La Renegade ha subito costanti e significativi aggiornamenti in ognuno dei quattro anni trascorsi dal lancio: il modello tira ancora benissimo. Per la Giulia si sono succedute solo serie speciali, con mal celati giochi di prestigio sulla dotazione dei soliti accessori: le vendite in Europa, che non hanno mai entusiasmato, ora però si stanno riducendo al lumicino. Insomma, sotto lo stesso tetto sembra convivano figli e figliastri ; )…

  17. Per quanto riguarda la 500 si sbaglia. Nel 2017 ha fatto il record di vendite in Europa e sembrerebbe che il 2018 verrà chiuso con un nuovo record

  18. @CarloCavicchi sicuramente mi sbaglierò ma le somme si tirano alla fine,vedremo fra 20 o 30 anni che fine farà jeep,son sicuro che starà peggio di altri marchi

  19. Leggo adesso la notizia delle Zero stelle NCAP ottenute (??) dalla Panda, e dalla sola stella della Wrangler. Gli altri modelli esaminati passano i test con onore. Era già successo con la Punto, mi pare. Ora, non si parla di bare viaggianti e di carrozzerie di cartapesta: sono cambiati i parametri dei test. Ma a livello di immagine non è sicuramente positivo. Indice di modelli “vecchi” che non vengono adeguatamente aggiornati o sostituiti. Possibile che FCA trascuri aspetti simili, che non fanno certo buona pubblicità?

  20. Queste domande però le avrei viste bene se poste alla persona (Rip) che prima imperversava in FCA: le scelte a livello di prodotto sono state fatte prima di questo piano industriale (che è solamente di galleggiamento). All’epoca si avallava tutto ad una persona che finanziariamente era (veramente) un genio, ma a livello di prodotto era (secondo me) un incompetente totale.

    • Potremmo sapere da che pulpito viene un giudizio così: a livello di prodotto era un incompetente totale? No, perché vanno bene i social dove tutti sono allenatori di calcio, ministri delle finanze e manager automobilistici. Però un po’ di pudore non guasterebbe.

    • mah, incompetente totale no. Certo, non era il suo punto di forza, mentre Manley ha tutt’altre competenze in materia.
      Ma qualche prodotto buono l’ha azzeccato pure lui, il problema maggiore è che ha dovuto muoversi in una sottilissima strada cercando di salvaguardare conti e necessità industriali. E spesso le due cose non vanno di pari passo. Paradossalmente, il piano fatto da SM in cui i prodotti c’erano ed erano veramente ottimi (Alfa) è quello che finanziariamente si è rivelato un buco nero e sta rischiando di trascinare a fondo FCA. Anche perchè per sostenere questo piano servirebbero ben altri denari…

  21. Questo giudizio non viene da nessun pulpito, viene semplicemente da considerazioni sui risultati delle vendite dei vari modelli lanciati sotto il suo regno ed anche dai mancanza reiterata di investimenti sul core business di FCA. Mi pare (e penso di non dire castronerie) che se FCA è quello che è oggi lo debba a Marchionne sia nel bene (debito azzerato) che nel male (gamma ridotta al lumicino soprattutto in area Emea e arretratezza tecnologica sul fronte delle motorizzazioni). Non penso che Marchionne verrà ricordato per l’attenzione al prodotto e per l’innovazione, quindi pudore o non pudore, non capisco che cosa ho detto di sbagliato.

  22. Buongiorno Direttore, il mio giudizio non arriva da nessun pulpito, ma semplicemente da considerazioni sul prodotto (soprattutto area Emea) che nel periodo di regno di Marchionne (Rip) è stato sviluppato/messo in vendita. Se FCA è quello che è ora lo deve sia nel bene (debito azzerato) sia nel male (mancanza cronica e reiterata di investimenti e mancanza di adeguamento tecnologico a livello di motorizzazioni) a lui. Di sicuro Marchionne non verrà ricordato come un “car guy” e come un innovatore. Le chiedo allora dove ho sbagliato: io non ho trovato termine più appropriato per definirlo. Sono ben altre le persone che possono essere additate per aver avuto competenza nel prodotto (Ghidellla in primis).

    • @allpet66. Sono d’accordo col suo giudizio e trovo che la vicenda della Panda, che rimedia 0 stelle all’Euro NCAP , in interminabile attesa di una sostituta, ne avvalori la fondatezza in modo sconcertante; spero che la sberla abbia almeno effetti salutari.

      • Dal sito di TopGear, a commento dei punteggi ottenuti da Panda e Wrangler (1 sola stella contro le 3 della nuova Jimmy) nei recenti test Euro NCAP: “the company is now responsible for the three worst scorers (la terza è la Punto) in NCAP history, it’s hard not to argue…”.
        Appunto.

 

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