L'orgoglio italiano tiene banco anche a Hong Kong

L’orgoglio italiano tiene banco anche a Hong Kong

febbraio 1, 2019  |  Senza categoria  |  14 Commenti  |  Lascia un commento


Fuori dai confini l’Italia tira sempre, soprattutto quando si parla di motori. Hong Kong per esempio è, per cantarla con Lucio Dalla, dall’altra parte della luna eppure per lanciare al meglio il nuovo Salone internazionale dell’Auto (14-19 dicembre 2019) tutto ha avuto i contorni del tricolore.
Nel regno della finanza internazionale, dove i quattrini scorrono a fiumi e dove non esiste un disoccupato alla faccia degli oltre sette milioni di abitanti ficcati uno sull’altro negli altissimi grattacieli della città, la lingua italiana per qualche ora è andata per la maggiore. I padroni di casa erano i cinesi della Leviosa Ltd, una società guidata da due ricche donne giovani e ambiziose, ma in bella mostra c’erano tre prototipi sportivi ed elettrici di tre brand dal nome che a noi risuona gentile: Giugiaro, Pininfarina e Bertone con i loro rappresentanti a raccontare come viene visto il futuro da chi ha fatto così bene in passato. Ma anche sul palco, a introdurre come sarà l’Hong Kong International Motor Show, c’era l’italianissimo Rino Drogo in qualità di responsabile delle operazioni, e ai piedi del palco ma vigile che tutto filasse per il meglio c’era un altro dei nostri, Luca Perotti, un passato in FCA e ora a capo di una società, la Alian con base a Martigny in Svizzera, che gestisce tutto l’evento per conto dei cinesi. E guarda caso la prima azienda che ha annunciato la sua presenza al Salone è stata la Lamborghini perché saremo pure tanto lontani ma su quelle strade, dove le supercar si sprecano e le Tesla elettriche sono di più che le utilitarie, il made in Italy tira che è una bellezza e se non ti fai una Ferrari oppure non sogni una Pagani sei proprio un fallito.
Come spesso succede, lontano da casa, l’italianità ha quindi un senso e inorgoglisce. Il Ministro del Turismo e dei Trasporti Benjamin Wong, che di recente è stato a Matera per i festeggiamenti per l’elezione della città a capitale della cultura, ha avuto parole amabili per la nostra terra ed era informatissimo su tutto, anche sugli strepitosi bilanci appena presentati dalla Ferrari e relativi all’anno 2018. Là dov’è il regno delle griffe del lusso i manager locali stanno molto attenti anche ai numeri. E noi, i pochi giornalisti che eravamo lì a fare da spettatori, ci siamo sentiti della partita, accumunati nel successo tricolore anche se una supercar come si deve non ce la potremo permettere mai.



14 Commenti


  1. non sono sorpreso:lavoro da sempre(piu’ di trentacinque anni,ormai,ed ancora per pochi mesi…)nel comparto tessile comasco,la celebre seta,ed i mercati per questi prodotti sempre piu’ sono i ricchi asiatici.gli Italiani(maiuscolo,per una volta con orgoglio)hanno mani straordinarie e gusto allevato dalla Bellezza che vedono continuamente:sanno FARE cose magnifiche,non sempre sanno venderle,troppo spesso non sanno fare gruppo,persi a pensare al proprio “particulare”(mi scusi,Guicciardini,che ci comprese cosi’ bene cinque secoli fa,se rubo la sua espressione…)

  2. Nelle ore in cui viene certificato il crollo verticale delle vendite di FCA in Italia (dati di gennaio), con un -16% pure di Jeep, questo interesse per il made in Italy in Estremo Oriente può o dovrebbe confortare.

  3. E tutto ciò con la classe dirigente ( industriale e politica) che ci ritroviamo.
    Se avessimo persone non dico geni ma normali andremmo su Giove…
    Ma ci rendiamo conto che ai posti di comando di FCA / CNH non si trova un italiano? E che da quando i musei più importanti d’ Italia sono gestiti da stranieri le cose vanno decisamente meglio ?
    Non penso serva aggiungere altro.

    • sarei d’accordo,ma se non abbiamo classi dirigenti di livello adeguato forse la colpa e’ di noi italiani.per dire:la parola inglese “leadership” non ha corrispondenza nella nostra lingua…

      • A livello manageriale può essere anche vero che all’estero ci sia una densità di buoni manager maggiore che in Italia (dove è veramente bassa). Tra l’altro spesso quelli buoni che abbiamo vengono criticati (vedi Marchionne). A livello politico stenderei un velo pietoso anche sugli stranieri.

      • Leadership = capacità di comando/guida.
        Diciamo piuttosto che non esiste la corrispondente parola “inglese” per management, visto che deriva dal latino maneggiare. Mentre noi utilizziamo il termine più nobile di: dirigente/direttore.
        Visto che siamo su Quattroruote, aggiungo che CAR deriva da CARRO. Quindi, chi vuol sembrare meno provinciale, sappia che parla di un carro (con relativi cavalli) e non una macchina/auto-mobile (che già nel nome indica la mancanza di cavalli)

        Scusate, ma sono un po’ integralista della lingua italiana.

      • PS. in un articolo che parla dell’orgoglio italiano, ho dato un piccolo contributo in nome dell’orgoglio della lingua italiana

        • apprezzo la difesa della nostra lingua,sempre piu’ vilipesa,ma le parole si trasformano e passando dal latino(o dalle originali arcaiche lingue indoeuropee)ad altre lingue come l’inglese cambiano significato,anche di parecchio,33stradale ha ben definito quello che troppo spesso e’ il significato pratico di “leadership” in italiano…

      • Certo che è colpa nostra; infatti non avendo corrispondenza nella nostra lingua sa come viene intesa tale parola ?

        Ovvero la capacità dei sottoposti di risolvere i problemi senza disturbare i capi i quali si sentono tali solo quando devono fare il piano smaltimento ferie arretrate dei loro collaboratori.
        E mi fermo qui…

  4. Direttore posso andare OT? (al limite cancelli il mio post)
    è uscita la notizia che Alfa Romeo Racing potrebbe diventare tutta di FCA. In base alla sua competenza e conoscenza, vuol dire che Ferrari sparirà dalla F1 con il 2021?
    Grazie e scusi

  5. l’orgoglio italiano è quello che ucciso il “made in italy” de facto.Gli italiani sono ossessionati per design,tradizioni,rituali.La pizza di fatto nel mondo è conosciuta perchè gli ammmerigani di di domino’s pizza e pizza hut l’hanno esportata ovunque.Basta chiedere in thailandia o in minnesota e vi risponderanno che la pizza è americana ,non italiana.Per non parlare poi del caffè ci ha pensato starbucks in 20 anni a farlo un prodotto made in usa.Abbiamo i migliori prodotti che ci rendono orgogliosi dall’automotive,al cibo,al design,ma,non abbiamo una catena di distribuzione internazionale come ikea o carrefour.Gli italiani di tutte le classi sociali e status non hanno mai voluto confrontarsi a livello internazionale,hanno sempre guardato il propio orticello.Questo si riflette anche nel settore auto ed industriale in genere.Gli imprenditori italici sono i più bravi a non competere sui mercati,ma,i più bravi a chiedere aiuti all’europa,governo a chiunque,basta raccattare,trascurando del tutto e per molti anni produttività e management o leadership,perchè non erano questi due ultimi che contavano,che facevano andar avanti un’azienda.Un leader o un manager ad un’azienda italiana non è mai servito.Non è che l’orgoglio italiano lontano da casa mi inorgoglisca molto quando vedo che tutti mangiano pizza del michigan o vedo un’automobile che di italiano ormai ha solo il nome.Mi rattrista.

  6. Saremo orgogliosi all’estero, ma internamente non riusciamo a valorizzarci.

 

Lascia un commento

Devi essere registrato e loggato per lasciare un commento. Accedi al Club Motori.