Posts Tagged ‘Alonso’

Non solo la strategia…

novembre 15, 2010  |  Formula 1  |  58 Commenti  |  Lascia un commento

L’amarezza dei tifosi Ferrari è il leit-motiv di queste ore. Dal grande entusiasmo alla terribile delusione il passo è stato breve e come sempre si finisce per esagerare nei giudizi.
Evito, volutamente, di entrare sulla stagione appena conclusa perché, bella e appassionante com’è stata, richiederebbe un discorso troppo lungo e troppo articolato per esaurirlo in un solo commento. L’ultima gara merita però un’analisi un po’ meno scontata di come i commentatori della Rai hanno fatto, calcando la mano con forza sugli errori di strategia al muretto, spostando sempre i problemi sugli operativi della squadra. Una volta Alonso vince grazie ai velocissimi meccanici (Monza, anche se non erano stati i più veloci), una volta Alonso perde il titolo per essere stato richiamato troppo in fretta (vero, probabilmente).
La verità è che chi fa sbaglia, e questo può succedere: se gli andava bene al box erano degli strateghi (e a mossa appena effettuata erano partiti gli applausi anche dei telecronisti…), sbagliando sono diventati degli stupidi. Dopo, a bocce ferme, è sempre facile bacchettare, ma le scelte si prendono al volo e per questioni di attimi si vince o si perde, così come accade con i sorpassi: quando riescono si è fenomeni, quando non riescono si è dei pirla (Alboreto dixit).
Invece la Ferrari non ha perso il mondiale, lì. Lo ha perso prima, nella settimana tra il Brasile e Abu Dhabi. In quei giorni nella testa degli uomini del Cavallino ha preso corpo l’idea che il titolo fosse già in tasca, a patto di non commettere il minimo errore.
Poi ci hanno pensato le prove di qualifica a complicare le cose, con Webber troppo indietro per essere vero. A quel punto tutti i giochi sembravano fatti: Webber è della stessa squadra di Briatore (il manager che gestisce sia Alonso che l’australiano) e a quel punto, ormai fuori dai giochi, di sicuro una mano a Vettel col fischio che Mark gliel’avrebbe data dopo tutti gli sgarbi avuti nel corso dell’anno.
Ecco allora la preoccupante dichiarazione (per uno come lui) di Alonso già sabato pomeriggio: “Domani il solo problema sarà al via, e lì anche se Button mi dovesse passare non sarà un problema”. Un pensiero troppo minimalista per un due volte campione del mondo.
Poi al via ecco che puntualmente quello che aveva previsto si è avverato: porta aperta a Button con Webber ben distante a non disturbare. Tutto troppo facile, assolutamente fuori dallo spirito di una stagione iridata corsa sempre col coltello, con 5 piloti in lotta per il titolo fino a due gare dalla fine e poi con 4 all’ultima.
Ecco, probabilmente in Ferrari non hanno interpretato l’ultima gara come un Gran Premio all’arma bianca. Troppa sicurezza mescolata a troppa paura sono state un mix che ha portato quelli di Maranello fuori strada. Era invece lecito aspettarsi una prestazione come quella della McLaren, con entrambi i piloti a dare tutto, compreso Button che pur non aveva interessi di alcun genere ma che ha saputo correre sugli stessi tempi del compagno Hamilton proteggendogli le spalle fino all’ultimo giro perché non si sa mai.
Il Massa inesistente delle ultime corse, e l’Alonso.non-Alonso di Abu Dhabi hanno tradito il senso dell’appuntamento decisivo, a prescindere da come poi sono andate le cose. E’ come se la Ferrari tutta avesse un tarlo nel cervello già prima di cominciare la corsa, scordando che nelle corse di oggi l’imprevisto è sempre dietro l’angolo, e quasi non fosse noto a tutti che su questa pista i sorpassi sono impossibili. Bisognava partire col coltello tra i denti e non con il pallottoliere in mano: pronti a ragionare quando davvero sarebbe servito, cioè a gara già avviata e verso un finale scontato. Ma non perdenti già dal via.

La Ferrari, lo stile e la multa

luglio 26, 2010  |  Formula 1  |  82 Commenti  |  Lascia un commento

Ci sono temi che vanno oltre lo sport e che in fretta diventano tormentoni infiniti. Quello che è successo in Germania, nel Gp di Hockenheim, va sintetizzato così: la Ferrari ha dato una grande dimostrazione di forza ed è riuscita nell’impresa per niente facile di uscire sconfitta da una domenica memorabile. Nel Circus nessuno contesta l’ordine di scuderia: in un mondiale che si deciderà con distacchi minimi, un team deve fare prima di tutto i suoi interessi. C’è però un regolamento bigotto fin che si vuole ma che punta a tutelare lo spettatore. Banalizzandolo, pretende che si facciano pure i cavolacci propri ma in maniera non sfacciata, non plateale, ma con un minimo di rispetto per chi sulle tribune o a casa non deve provare disgusto. Ed eccoci al punto: qualcosa non ha proprio funzionato nella comunicazione tra il muretto e i piloti in pista, pertanto in Ferrari faranno bene ad indagare perché l’ingegnere di Felipe abbia dato un ordine così palese (con un inutile ringraziamento successivo al suo pilota) e perché Massa, che pur è super pagato per fare il professionista, abbia rovinato tutto con un rallentamento pacchiano che ha messo in crisi lo stesso Alonso, uscito più amareggiato che felice da una giornata che doveva e poteva essere di festa. Ecco spiegata, di conseguenza, la multa nel dopo-gara. Tende a evitare che anche gli altri team (che alla bisogna si comporteranno anche loro facendo i loro interessi) siano tentati dall’operare in maniera così scoperta. Insomma c’è modo e modo. Ed è davvero un peccato che un Gran Premio del quale tutti avrebbero parlato in maniera inebriante si sia ridimensionato a un episodio maldestro.

Ferrari nelle mani di Luca

luglio 13, 2010  |  Formula 1  |  34 Commenti  |  Lascia un commento

Domenica scorsa la Ferrari ha toccato il suo punto più basso o ci potrà ancora essere del peggio? Ma sì, le regole poco chiare, i commissari che ce l’hanno con le Rosse, la sfortuna cinica e bara ancor più del destino; però gli altri ogni tanto ne sbagliano una e ogni tanto ne infilano un’altra giusta. A Maranello, se si esclude la mossa riuscita di Montecarlo con la strategia in ottica safety car, c’è ben poco di buono da ricordare in questo disgraziato 2010.

Alonso sembra la controfigura del grande campione che è stato: ce la mette tutta, ogni tanto ha colpi d’ala geniali, ma nel suo bilancio gli errori pesano più delle prodezze, e per uno con il suo passato dietro le spalle non è un bel segnale. Massa, da parte sua, il colpo migliore messo a segno è l’intempestivo rinnovo del contratto che lega le mani alla Ferrari e che non si è tramutato in un vantaggio in pista.

Si dirà: ma anche in Red Bull non è che se la passano meglio. Un po’ è vero, ma lì le auto volano e poi tutto è più chiaro: in squadra c’è un pilota superprotetto e uno palesemente sopportato. A rigor di logica le monoposto da discoteca dovrebbero essere imprendibili e in fuga in entrambi i campionati, e se non è così è anche perché errori e dispetti si sommano anziché elidersi. Ma almeno quasi ogni gara c’è qualcosa con cui consolarsi e su cui pensare di ripartire per la gara successiva (doppiette, vittorie singole o comunque sfacciate pole positions). Al contrario in Ferrari per cosa ci si può consolare? Per gli sgarbi della Federazione, per le regole sempre cucite addosso agli altri? Robaccia buona solo per consolare i quaquaraqua della stampa compiacente.

Voci maligne raccontano da tempo di un presidente sul piede di partenza, chiacchiere di retrobottega per ora sempre senza conferma.
Però è certo che l’ambiente non è sereno, che le decisioni al muretto sono puntualmente tardive o sbagliate, che la monoposto continuamente aggiornata è sempre “quasi” pronta per vincere la prossima gara.

A questo punto c’è una sola possibilità: che Montezemolo si faccia sentire con il piglio e l’ardore di un tempo. Soltanto lui può dare la svolta; anche perché se mai dovesse davvero lasciare il Cavallino sarà bene prepararsi a tempi bui come quelli ben conosciuti da chi come me ha troppi anni sulle spalle e la memoria ancora in buono stato. Dio ci scampi da manager Fiat senza nel sangue la passione per le corse: abbiamo già dato.

Alonso: un podio e tanti musi lunghi

giugno 14, 2010  |  Formula 1  |  21 Commenti  |  Lascia un commento

A fine Gp del Canada Alonso aveva un muso così lungo che più lungo non si può. E Domenicali aveva già il sorriso in valigia pensando a un ritorno pieno di pensieri. Il podio, questa volta, non aveva soddisfatto nessuno per i pochi punti racimolati, e c’è un perché che va al di là della gara tormentata di Massa, fuori dai punti e dalla gara.
Re Fernando, l’uomo cui nulla è impossibile, ha subito due sorpassi che, con buona pace della televisione di stato e dei ferraristi in servizio permanente e effettivo, gridano vendetta. E’ vero, due doppiati si sono messi di mezzo, ma nelle corse i doppiati fanno parte del panorama e hanno avuto sempre ruoli da protagonisti nei sorpassi da leggenda della F.1. Chi ha buona memoria ricorderà il Johansson che a Budapest nel 1989 confuse per un attimo il grande Senna permettendo a Mansell, proprio con la Ferrari, di completare al meglio una gara capolavoro con una manovra da pelle d’oca sul brasiliano. E un decennio dopo il sorpasso a Spa operato da Hakkinen su Schumacher, anche in questa occasione approfittando di un doppiato dall’andatura un po’ indecisa.
I grandi campioni, si è sempre detto, sono quelli che sanno approfittare della minima opportunità per compiere mosse decisive, e in Canada sia Hamilton sia Button hanno infilato come un pollo allo spiedo il malcapitato Alonso apparso più incerto che sorpreso. Ecco spiegato il muso lungo, e la depressione che si è impadronita di Domenicali: se anche il più bravo di tutti continua a collezionare passi falsi (in qualifica e in gara) arrivare al titolo iridato si farà sempre più difficile. Perché gli altri non regalano nulla, perché la Red Bull è velocissima e la McLaren solidissima (di testa e di sostanza). Dare la colpa ai doppiati è una visione perdente delle cose e il primo a saperlo è proprio l’asso spagnolo che più che con il destino cinico e baro se l’è presa con se stesso. Ma può consolarsi: se con tutti i contrattempi sommati in questo tormentato inizio di stagione lui è ancora attaccato alla vetta della classifica, c’è da credere che se gli errori non si ripeteranno a lottare per la corona mondiale lui ci sarà fino all’ultimo. Però niente scuse, e soprattutto stantii avvocati difensori d’ufficio che sanno di servilismo ingiustificato.

Massa prolunga. Perché tanta fretta?

giugno 10, 2010  |  Formula 1  |  18 Commenti  |  Lascia un commento

Follia, una vera follia. La Ferrari, con una fretta che non si spiega in nessun modo, se non con delle allusioni a interessi sottobanco che non vale la pena di riportare qui, ha firmato per altri due anni Felipe Massa a far da spalla a Fernando Alonso. Si fermino qui tutti i tifosi del bravo brasiliano, qui non è in discussione il suo talento, ma la logica di una conferma troppo anticipata. Perchè farlo con tanto anticipo quando non c’era nessun rischio che Massa potesse finire da qualche altra parte? Felipe è bravo e veloce, ma con le squadre al top con già in mano piloti legati da contratti pluriennali, chi poteva fargli la corte trovando l’ interesse del pilota di San Paolo? Nessuno. Non la Williams, non la Sauber, non la Renault, non la Force india e nemmeno la Toro Rosso, tralasciando l’ipotesi delle squadre ultime arrivate e non certo ricche di fascino o di soldi. Quindi?
Con l’accordo biennale, in Ferrari si sono chiuse tutte le possibilità di cambiare qualcosa se il bilancio della stagione 2010 finisse per richiederlo. Infatti, al di là delle sue doti, chi può adesso dire che questa finirà per essere una stagione travolgente per Massa? Nessuno. Sì, è vero, adesso è messo benino in classifica ma sarà così anche tra quattro mesi? Se sarà così, ecco che in quella data si sarebbe potuto trattare il prolungamento del contratto, in caso contrario si sarebbe potuto scegliere un altro nome, magari un pilota che si fosse definitivamente proposto a suon di risultati. Kubica non avrebbe chiesto di meglio che correre per Maranello, ma anche altri al richiamo in rosso non si sarebbero mai tirati indietro.
Pertanto, eccole ancora qui le malelingue: perchè dietro una mossa così intempestiva (e mal digerita anche da tanti all’interno della squadra proprio per le ragioni su dette) possono prendere corpo soltanto cattivi pensieri. Tralasciando i sospetti di tresche legate all’ingaggio del pilota (un po’ a te, un po’ a me e un pochettino al diretto interessato), l’ipotesi più gettonata è che gli sia stato chiesto esplicitamente di giocare un ruolo di fedele gregario, di non portare via punti al suo più pagato compagno di squadra. Con patti chiari, la rincorsa al titolo potrebbe essere meno complicata di quanto si stia presentando adesso, e per non avere due scomodi galli nel pollaio modenese l’unica possibilità poteva essere quella di calmare le giuste ambizioni di quello che a Maranello è considerato il meno forte dei due. Io ti assicuro il futuro, tu non mi complichi la vita. Concetto brutale che però rende l’idea.
Ci potrebbe poi anche essere la possibilità che chi tira le fila in squadra sia convinto che il migliore sulla piazza sia proprio il brasiliano e che, prima che ce lo soffino gli altri, è meglio premunirsi. Ma c’è veramente qualcuno, anche su questo blog, convinto che lo si sia fatto per questo?

Webber in paradiso, ma Raikkonen?

giugno 7, 2010  |  Formula 1  |  5 Commenti  |  Lascia un commento

Webber ha prolungato il suo accordo con la Red Bull anche per la stagione 2011. La notizia è buona per il pilota, meno buona per chi gli è ostile in seno alla squadra, ed è pessima per Kimi Raikkonen.
Ma che c’entra Kimi? Eccome se c’entra.
A fine 2009 l’ex ferrarista ha lasciato anzitempo il Cavallino per far posto ad Alonso. In realtà il finlandese aveva in mano un altro anno di contratto con quelli di Maranello, ma senza fare bizze e senza andare in isterie si è fatto da parte con una ricca (ricchissima) buonuscita e il conseguente impegno ad uscire dal giro della F.1 per un anno.
Per un ex campione del mondo, ancora nel pieno della maturità, è stato un sacrificio ben remunerato, ma pur sempre un sacrificio; in parte, ma solo in parte, compensato dalla partecipazione al mondiale rally, disciplina che lo intrigava e chi ha portato in tasca una cifra interessante, a livello dei migliori della specialità.
Il disegno era però chiaro: Raikkonen avrebbe corso quest’anno con la Citroen e i colori Red Bull per rientrare nel Circus nel 2011 proprio con la Red Bull. Ma adesso? E’ vero che nella squadra austriaca nessuno credeva che Webber si rendesse protagonista di una stagione a così alto livello, però è successo e questo ha maledettamente complicato le cose perché non si può mandare al macero un pilota nel momento che guida la classifica mondiale (ricordate? Capitò così in Ferrari ai tempi di Fiorio, quando Senna aveva già firmato un pre-contratto, ma non se ne fece nulla perché Prost era leader nel campionato e puntò i piedi).
Morale: adesso Raikkonen si avvia a un’altra stagione in purgatorio. Per la seconda stagione di fila prenderà i soldini pattuiti perché non si fai mai nulla per niente. La Red Bull lo pagherà profumatamente per non farlo correre, salvo che non si pensi di dirottarlo alla Toro Rosso. Ma lui, visto che peperino è Kimi, accetterà? Roba per avvocati, però in un mondo che parla continuamente di contenere le spese che si ripetano situazioni così è per lo meno imbarazzante.

Ferrari, strategia perfetta. McLaren e Mercedes dietro la lavagna

maggio 17, 2010  |  Formula 1  |  32 Commenti  |  Lascia un commento

Beh, non accadeva da un bel po’ che la Ferrari le mosse le azzeccasse in maniera determinante, invece a Montecarlo è successo ed è stato un colpo magistrale. Far partire Alonso dall’ultimo posto con le gomme più tenere (in apparenza un controsenso) sperando nell’intervento della Safety Car nelle fasi iniziali di gara per effettuare poi il cambio obbligatorio senza perdere tempo rispetto ai rivali, è stata una scommessa azzardata ma vincente. Ed è giusto notarlo dopo che le teste pensanti al muretto delle Rosse avevano destato negli ultimi tempi non poche perplessità.
Chi invece ha fatto una figura da pescivendolo è stata la McLaren. Mandare sulla griglia di partenza la monoposto del leder del mondiale con un tappo su un radiatore è roba che nemmeno ai dilettanti succede. E Button l’ha pagata cara, con il motore arrosto dopo appena tre giri. Notare che ai tempi di Ron Dennis in pista non sarebbe mai successo è adesso troppo facile.
Infine la Mercedes. L’ordine mandato via radio a Schumi di passare Alonso subito dopo l’uscita della Safety Car (messaggio peraltro inviato anche a Rosberg) lascia perplessi. Ross Brawn di solito le azzecca tutte, questa volta invece l’ha toppata di grosso. In compenso a Montecalo si è rivisto lo Schumacher che ben conosciamo e non solo perché in pista ha avuto il piglio giusto e un passo come mai quest’anno, ma soprattutto perché si è riproposto con una furbata come era solito fare. Per i non ferraristi questa non è una notizia, quello che invece ha colpito è l’indignazione dei tifosi di Maranello. Ma come? Quando si comportava così in passato (ed è successo tante volte) era un volpone, adesso invece è diventato un delinquente. Lo dicevano i latini, sic transit gloria mundi, ma non vi sembra ridicolo?

Ma quella di Barcellona è una pista vera?

maggio 10, 2010  |  Formula 1  |  16 Commenti  |  Lascia un commento

Eravamo rimasti al possibile Gp alle porte di New York, l’ultima follia a parere di quasi tutti. Ma rivisto il circuito di Barcellona penso che a ben diritto qualsiasi altro tracciato possa entrare nel giro che conta.
Da dieci anni chi parte in pole nel Gp di Spagna poi vince. Perché è il più bravo o il più veloce, si potrebbe pensare, e in qualche caso sarà stato anche così. Di sicuro chi è dietro non sorpassa mai, o fatica tantissimo; persino se ha due secondi di margine nel piede, come si è visto a lungo con la Mercedes di Rosberg piantata dietro la Williams di Hulkenberg.
Una processione scontata dove Vettel, più veloce di Hamilton, nemmeno ci ha mai provato ad attccare per non rovinare le sue coperture, dove Button, sicuramente più veloce di Schumacher ci ha provato poi ha desistito perché il mestiere del tedesco gli ha fatto capire in fretta che non c’era trippa per gatti, e così via. Un Gran Premio per rassegnati dove i pochi sconvolgimenti sono avvenuti ancora una volta ai box, perché chi ha avuto qualche problema lo ha pagato perdendo posizioni (Vettel e Button tra i primi). Per il resto una rinuncia generalizzata che è parsa insopportabile in quanto, una volta tanto, nemmeno dettata da regolamenti tecnici sbagliati o da automobili incapaci di stare in scia. Semplicemente lì non si passa. Amen.
Ha vinto Webber, perfetto per tutto il fine settimana, sempre veloce quando si corre con condizioni ambientali ottimali. Iellatissimo Hamilton, che non merita probabilmente l’accanimento della sorte contro di lui, e sfortunato ma non troppo Vettel, ancora alle prese con freni che fanno le bizze (solo sulla sua monoposto, però…) in ogni caso in grado di finire la gara nella posizione che occupava prima dei problemi accusati, che già non è male.
Ottimo, infine, Alonso, e pure favorito dalla sorte. Da due gare si ritrova sul traguardo messo molto meglio che all’inizio del Gp perché safety car varie oppure i guai di chi lo precede gli spianano un po’ la strada. La storia insegna che ai grandi campioni accade spesso così, e non c’è da indignarsi. Per trarre vantaggi bisogna essere al posto giusto e lui c’è sempre. Ribadisco, quindi, un concetto già espresso prima dell’avvio del mondiale: la McLaren mi sembra la squadra favorita per il titolo costruttori e Alonso il favorito tra i piloti. Strada facendo ne sono sempre più convinto.
Restando alla McLaren questi primi cinque Gran Premi mi hanno riportato al 1984 quando nel team di Ron Dennis convivevano due campioni come Prost e Lauda. Allora Prost era lo scavezzacollo, il cavaliere senza macchia e senza paura (correndo così non vincerà mai un mondiale, profetizzavano in tanti) mentre Lauda era la formichina che non buttava via nulla e che arrivò al titolo con appena mezzo punto di vantaggio proprio su Prost. E’ troppo presto per profetizzare che finirà così tra i due galletti di oggi, ma qualche analogia in chi è vecchio la coppia attuale la suggerisce.
Ci sarebbe anche da parlare, molto, dei vari buchi a favore della migliore aerodinamica che obbligano i piloti a manovre assurde. Mi sembrano una vergogna, ma ci toerneremo sopra più diffusamente.

Alonso ha chiarito le cose in squadra

Alonso ha chiarito le cose in squadra

aprile 21, 2010  |  Formula 1  |  25 Commenti  |  Lascia un commento

Archiviato anche il GP di Cina, che senza la safety car intervenuta giustamente per liberare la pista dai detriti dell’ala di Alguersuari Button poteva vincere con 40” di vantaggio sul secondo classificato (nessuno lo ha sottolineato, ma non è una novità), l’argomento che più ha tenuto banco è stato il sorpasso di Alonso su Massa nella corsia che porta ai box.
Tutta l’attenzione mediatica è stata allora messa sul dopo-fattaccio, cioè sulle possibili polemiche e sugli eventuali rancori tra i due piloti, con gli incendiari schierati da una parte e i pompieri dall’altra, ma il nocciolo della questione andrebbe tutto focalizzato sul prima, sul perché il “fatto” è successo.
Alonso è un campionissimo, ha già vinto due titoli mondiali, si sente la prima guida del team ed è pagato come tale. In Ferrari, però, Massa è ottimamente piazzato; ha talento e qualità di guida, ha dato molto alla squadra, in più nessuno, nel reparto corse, si sente di considerarlo una seconda guida, almeno finché la situazione di classifica o l’andamento del campionato non chiariscano sul campo le gerarchie.
Sottolineare che tutto questo allo spagnolo non vada molto a genio è superfluo: Fernando è intelligente e sempre di più un ottimo gestore di emozioni, però in carriera ha già vissuto qualcosa di abbastanza simile ai tempi della McLaren e vorrebbe uscire in fretta da questo incubo. Nelle prime tre gare si è adeguato al bon ton, ha accettato di non attaccare il compagno di squadra e ha atteso invano ordini di squadra che non sono arrivati e che, onestamente, non potevano nemmeno arrivare non essendoci un allenatore sul campo talmente autorevole da potersi permettere scelte impopolari. Ci voleva, pertanto, un’occasione, un episodio, per sparigliare le carte e imporre la legge del più forte. Giacché di strategie differenti tra i due piloti non se ne parla mai, e proprio per non scontentare nessuno, Alonso non ci ha pensato due volte quando ha visto un pertugio (rischioso, feroce, ma lecito) per sopravanzare il compagno guadagnando poi posizioni, credito e leadership. Sorpassando Massa al limite dello sfregio, ha insomma chiarito chi è che comanda in squadra. Adesso si è preso il pallino e di conseguenza, se non commetterà altri errori un po’ inutili come la partenza anticipata in Cina o la foga della Malesia, sarà lui il pilota di punta delle Rosse. Il campionato è ancora lungo, ma non gettare nessuna opportunità sarà indispensabile tanto più che, come si era già scritto qui già prima del via della stagione, la McLaren sembra avere un vantaggio evidente in ottica mondiale costruttori grazie alla coppia decisamente più solida per andare sempre a punti. Tutto il contrario per il titolo piloti: Alonso è ancora uno dei favoriti, lo può vincere e lui lo vuole fortemente. Contro Massa non ha (ancora) nulla: semplicemente se l’è voluto togliere dai piedi prima che in Ferrari si facessero altre idee…

Motori fragili e sospensioni furbe

aprile 6, 2010  |  Formula 1  |  13 Commenti  |  Lascia un commento

E tre. Dopo Alonso e Button, ecco Vettel. Il mondiale si accende perché c’è varietà in testa e perché i primi sono raccolti in un pugno di punti, davvero pochi adesso che chi vince se ne porta a casa 25 alla volta. Ma sì, merita parlare dei nuovi punteggi e rifletterci un po’ su. Il tedeschino volante Vettel, per esempio, senza guai di affidabilità oggi potrebbe essere lassù, al comando con già 75 punti in saccoccia. Abituati ai vecchi numeri, ci parrebbe in fuga assoluta, imprendibile per chiunque. Invece è solo questione di abituarci a un mondiale dove, in teoria, un pilota imbattibile potrebbe chiudere la stagione a quota 475, praticamente tutti quelli conquistati in carriera da Mansell, ben più di quelli intascati da Lauda e Hakkinen.
In compenso il nuovo punteggio ha permesso allo stesso Vettel, con il colpaccio in Malesia, di essere prontamente tornato in corsa per la leadership mondiale, attaccato alla formichina Massa che guida il gruppo senza esaltare ma anche senza daludere. L’incertezza ne guadagna, e suggerisce un paio di ovvie considerazioni: la prima è che un pilota capace di vincere più della media, potrebbe arrivare facilmente al titolo pur con diverse gare buttate via. Esattamente quello che la Federazione voleva per incitare i piloti ad osare di più. La seconda contraddice invece la prima, e sostiene che senza una supremazia netta (quello che è accaduto fino ad oggi, cioè tre vincitori differenti in tre gare) la presenza costante nelle prime posizioni esalta i regolaristi ( Massa, ma anche Rosberg e Button) anche perché si è rivisto una volta di più che con fondo asciutto superare è quasi impossibile e le tenaci difese, senza particolari manovre al limite, di Sutil e Button nei confronti dei più veloci Hamilton e Alonso lo hanno testimoniato ampiamente.
Ed eccoci ad Alonso, autore di una gara strepitosa a sentire le gole profonde nel team Ferrari. Dicono loro che non ci si deve far trarre in inganno né dal sorpasso subito dallo spagnolo per opera di Button subito prima che l’inglese rientrasse per sostituire le gomme morbide con quelle più dure, né dalla sua incapacità di superare a sua volta Button nel finale di gara. Aveva sin dal via grossi guai con la frizione, quindi tanto di cappello. Però la Ferrari ha rotto un motore, tre li avevano già sostituiti in precedenza e neppure quelli sulla Sauber se la sono passata bene. Significa che qualche allarme c’è, e nell’ottica di una stagione lunghissima la cosa agita molto, anche perché i motori sono bloccati e non si può intervenire per sistemare quello che non va.
Aspettiamo allora la Cina con le nuove probabili sospensioni attive della McLaren a imitazione di quelle per adesso efficacissime, e contestatissime, della Red Bull. La Ferrari, che per adesso le ha regolabili manualmente, e la Mercedes che ne è del tutto priva, stanno alla finestra pronte ad adeguarsi il più in fretta possibile se anche al team britannico fosse concessa la “furbata” del 2010.