Posts Tagged ‘Barrichello’

Ingaggi F.1 2009. Kimi re con grande margine

ottobre 30, 2009  |  Formula 1  |  13 Commenti  |  Lascia un commento

Alla vigilia del GP di Abu Dhabi il periodico economico “Arabian Business” ha pubblicato gli ingaggi dei piloti del mondiale F.1 riguardo la stagione corrente. Ovviamente si tratta dei soli accordi diretti tra squadra e pilota e non tengono conto di eventuali sponsor personali qualora il team li ammetta. Per questo alcuni piloti appaiono a ingaggio zero (il guadagno lo fanno con sponsor personali e presenze su tuta o casco). Balza all’occhio come Raikkonden sia nettamente il più pagato del lotto e come alcuni protagonisti della stagione, Button e soprattutto Barrichello abbiano guadagnato decisamente “poco” anche nel confronto con altri quasi esordienti. Barrichello, per sempio, pagato meno di Buemi sorprende un po’.
Voi che cosa ne pensate?

1. Kimi Raikkonen $45m
2. Lewis Hamilton $18m
3. Fernando Alonso $15m
4. Nico Rosberg $8.5m
5. Felipe Massa $8m
6. Jarno Trulli $6.5m
7. Sebastian Vettel $6m
8. Mark Webber $5.5m
9. Jenson Button $5m
10. Robert Kubica $4.5m
11. Heikki Kovalainen $3.5m
12. Nick Heidfeld $2.8m
13. Timo Glock $2m
14. Giancarlo Fisichella $1.5m
15. Sébastien Buemi $1.5m
16. Rubens Barrichello $1m
17. Jaime Alguersuari $0.5m
18. Vitantonio Liuzzi $0
19. Adrian Sutil $0
20. Romain Grosjean $0
21. Kazuki Nakajima $0

Button e Raikkonen i veri vincitori in Brasile

Button e Raikkonen i veri vincitori in Brasile

ottobre 19, 2009  |  Formula 1  |  28 Commenti  |  Lascia un commento

Leggere una gara è spesso andare oltre la classifica finale. E in questa logica il GP del Brasile ha avuto due protagonisti per molti versi inaspettati per il modo in cui si sono battuti.

Jenson Button si è portato a casa la corona iridata e il fatto in sé non dovrebbe sorprendere: è stato in testa dalla prima gara all’ultima, ha vinto più gare di tutti, ha colto più pole position di tutti, ha ottenuto più giri veloci in gara di tutti, ha commesso meno errori di tutti, è arrivato sempre a punti ad esclusione della gara di Spa dove il maldestro Grosjean lo ha buttato fuori nelle prime curve. Eppure in Brasile tutto giocava contro di lui, con l’idolo di casa, e suo avversario diretto per il titolo, Barrichello, in pole e lui solo quattordicesimo e ben lontano dalla zona punti. Poteva quindi starsene rassegnato e aspettare gli eventi, invece ha sfoderato il meglio del suo repertorio: due sorpassi già al via, poi, dopo la carambola a inizio secondo giro, ecco una serie di duelli scomodi, quelli che un campione non vorrebbe mai avere a che fare: con tre piloti esordienti o con niente da perdere (avrete notato la fatica fatta da Vettel, che è un super, per superare Nakajima…) fino al capolavoro con Buemi in fondo al rettilineo.

 Jenson, anche per mettere a tacere troppe pretestuose critiche, il suo titolo è andato a prenderselo prima che Barrichello forasse, ed era campione anche quando il brasiliano era terzo e ben lontano dall’imprendibile Kubica. Ribadisco un concetto che è ben chiaro a chi conosce bene Button: lui non spreca mai nulla. È un pilota che si sbatte soltanto quando ne vale davvero la pena (e questo è un po’ il suo vero limite), però se c’è un’occasione lui non la perde mai. In carriera soltanto una volta poteva vincere una gara, prima di quest’anno, e fu in Ungheria. Lì lui vinse. Quest’anno è la prima volta che ha avuto per le mani un’auto per puntare al mondiale e lui lo ha fatto suo, di fatto dominandolo. Ogni tanto accade che a vincere sia uno non previsto dalle grandi leggi e Briatore citò a inizio anno, parlando della Brawn, che è come se fosse davanti il Lecce in serie A. Ma la storia ricorda gli scudetti del Cagliari o del Verona; ebbene sì, quelle erano delle provinciali, ma nelle loro stagioni magiche giocarono meglio di tutti, per quello vinsero.

Ma oltre a Button, chi mi ha veramente impressionato in Brasile è stato Kimi Raikkonen. Il finlandese è stato scaricato dalla Ferrari, eppure sotto la pioggia battente della prima qualifica è stato strepitoso, con una guida al limite della follia. E in gara è partito con una spinta degna davvero di un ex campione del mondo. Senza il contatto con Webber (molto sospetto) poteva davvero lottare per la vittoria. In ogni caso, ripartito dal fondo dello schieramento è risalito in zona punti portando ossigeno al Cavallino tenendo ancora aperto lo spiraglio per il terzo posto tra i costruttori che se conquistato varrebbe una bella fetta del suo ingaggio. Ma sì, il finale di stagione di Kimi è strepitoso per correttezza e impegno e dice che Raikkonen è un professionista con la P maiuscola. Altri al suo posto si sarebbero prudentemente preservati per il nuovo datore di lavoro, lui invece mette un impegno che forse gli ha fatto difetto in altri momenti, quando probabilmente pativa la troppa attenzione verso il compagno di squadra.

Perché tutto finirà ad Abu Dhabi

Perché tutto finirà ad Abu Dhabi

ottobre 6, 2009  |  Formula 1  |  18 Commenti  |  Lascia un commento

Ma sì, proteggiamo Abu Dhabi, l’ultimo Gran Premio della stagione, il nuovo entrato nel grande giro della F.1. Gli organizzatori sognavano un mondiale che si decideva lì, magari con la Ferrari a spuntarlo sull’odiata McLaren per dare impulso al grande parco tematico nel nome delle Rosse.
Purtroppo da almeno sei mesi è parso chiaro a tutti che un finale all’insegna del Cavallino non sarebbe stato possibile e da almeno tre mesi anche il nome del costruttore oltre che quello del pilota sembrava pure già scritto. Jenson Button (nella foto), con grande fastidio di molta stampa italiana, si sta meritando questo titolo perché è in testa dal primo GP, ha vinto più corse di tutti, è scattato dalla pole più volte di tutti, non ha mai commesso un errore e ha terminato tutte le gare a punti tranne che a Spa dove è stato buttato fuori in maniera assurda da uno scriteriato Grosjean. Però Button campione troppo presto non poteva far gioco al sistema F.1 e, un po’ come capitò con Mansell ai tempi della Williams-Honda, da metà stagione in avanti tutto si è fatto difficile per l’inglese. Il criterio con cui è stato penalizzato (diversamente da Barrichello) in Giappone non lascia perplessi perché sa troppo di film già visto. Con una posizione in più di penalizzazione, l’inglese poteva imbarcare benzina a piacimento, trasformando l’handicap in vantaggio, con due in meno partiva già in zona punti e avvicinare il titolo poteva essere un gioco da ragazzi, perfetto quindi il decimo posto, la soluzione peggiore per lui.
Il Circus in questi casi sa sempre operare in maniera scientifica e così è successo anche questa volta: Jenson, se vuole il suo mondiale, dovrà pazientare fino all’ultima gara. Bernie Ecclestone lo ha ribadito molte volte: è questione di politica reale dove l’interesse dei più sopravanza l’interesse del singolo. Si rassegni Button: a meno di incidenti di percorso dei suoi rivali (una rottura, un incidente) la suspense verrà tirata fino alla fine e probabilmente anche al via dell’ultima corsa potrebbero esserci sorprese (qualcuno si ricorda Jerez nel 1997 con Villeneuve, Schumi e Frentzen con l’identico tempo?). Già ad Abu Dhabi non ci saranno spettatori in pista, volete che qualcuno rischi il deserto anche in televisione?

Le Brawn, la Ferrari e... Liuzzi

Le Brawn, la Ferrari e… Liuzzi

settembre 14, 2009  |  Formula 1  |  17 Commenti  |  Lascia un commento

Di come Ross Brawn abbia impacchettato tutti i suoi rivali in questo mondiale abbiamo già parlato, e c’è ben poco da aggiungere; con una vettura buona e dei piloti buoni sta facendo il vuoto nonostante ogni tanto incontri sulla sua strada vetture più buone e piloti ottimi. Il mondiale costruttori è già in tasca ed è giusto dire con pieno merito (nella foto, Jenson Button e Rubens Barrichello).
Ma questo campionato è sempre più sorprendente e vivace perché continua a proporre risultati ben differenti da quello che si potrebbe credere alla vigilia di ogni singola gara. Finora hanno vinto sei piloti differenti e quattro costruttori differenti. Da quanto non accadeva? La Brawn era partita al massimo poi è parsa in declino sino a due resurrezioni firmate Barrichello che hanno preso in contropiede mezzo Circus. La Red Bull, partita bene, a un certo punto è parsa imbattibile: c’era solo il dubbio della scelta su chi doveva incoronarsi campione tra Vettel e Webber. Poi è venuta fuori di prepotenza la McLaren (quella di Hamilton, va detto, perché il depresso Kovalainen è una disperazione) e già si è vagheggiato che con sei vittorie di fila Hamilton si sarebbe confermato campione. Infine è toccato alla Ferrari balbettante dell’inizio trovare nel Kers e in un rivitalizzato Raikkonen un passo tale da far dire al finlandese alla vigilia di Monza che per il titolo c’è anche lui.
In più, come se non bastasse, è venuta fuori una Force India che va come la Ferrari, un secondo dietro la miglior Ferrari per due GP di fila e con due piloti differenti che potevano essere tre perché Liuzzi (nell’immagine a lato) è stato la grande rivelazione del GP d’Italia; lui che veniva da due anni di ozi e che si è qualificato pochissimo dietro al suo caposquadra Sutil pur avendo imbarcato 30 chili di carburante in più. Antonio più che bravo è stato portentoso: nell’Italia dei Fisichella (rimandato a Singapore) e dei Trulli ha mostrato un piglio così sfacciato da lasciare stupefatti. Vabbè, non ha finito la gara, ma con la tattica giusta che aveva adottato poteva davvero aspirare al podio. Io lo ammetto: non avrei scommesso un centesimo su di lui perché da troppo tempo lontano dalle corse. Ma adesso mi sa che qualche eurino lo rischierò, specie se gli allibratori continueranno a pagarlo tanto bene.

Mosse magistrali, nessuno come Brawn

agosto 24, 2009  |  Formula 1  |  10 Commenti  |  Lascia un commento

Ci sono mosse che da sole valgono un Mondiale. Ross Brawn, ai bei tempi in Ferrari, ci aveva abituato bene al punto che tutto sembrava normale anziché straordinario. Poi, partito lui, i colpi d’ala sono svaniti nel nulla.
Ma a Valencia ai più attenti non possono essere sfuggite due sfumature decisive per gli interessi della BrawnGP, tappe probabilmente fondamentali per portare questa squadra nata dalle ceneri della Honda alla clamorosa conquista del titolo iridato per costruttori.
Riviviamole perché chi non se ne fosse accorto può capire com’è che si può agire magistralmente operando dal muretto dei box.
La prima. Barrichello è in pista in testa alla gara perché il leader Hamilton è rientrato al 37° giro per il suo rifornimento (disastroso) che gli fa perdere 6”. Il brasiliano ha a disposizione diversi giri per frapporre tra lui e l’inglese un margine di assoluta sicurezza, eppure al 40° giro è richiamato in tutta fretta dal team per la sua sosta. Perché? Perché in pista Nakajima ha appena dechappato una gomma e Brawn teme il possibile ingresso della safety-car. Il brasiliano esce qualche secondo davanti a Hamilton, non con tutto il vantaggio che poteva accumulare con altri tre giri in pista, ma è comunque davanti, cosa che non sarebbe successa se fosse entrata la safety-car e lui fosse dovuto rientrare appunto in regime di safety-car.
La seconda. Due giri dopo, succede che Button entra precipitosamente ai box con almeno un giro di anticipo sul previsto. Che cosa è successo? Brawn si è accorto che Webber, tallonato da Button, ha appena raggiunto Heidfeld che è davanti ma gira più lentamente. Ross intuisce subito che passare il tedesco sarà difficilissimo per Webber e richiama in pit il suo pilota. La Red Bull fa altrettanto il giro dopo, ma è troppo tardi: il tempo perso da Webber dietro a Heidfeld gli costa la posizione rispetto a Button, un sorpasso che in ottica Mondiale piloti è un vero capolavoro.