Posts Tagged ‘Bmw’

Se al semaforo c’è qualcuno che…

ottobre 15, 2010  |  Bmw, Nuove tecnologie  |  115 Commenti  |  Lascia un commento

Quelli della Bmw, guardando avanti, pensano a tutto: anche al tempo che uno passa a bordo dell’auto nei tempi morti. Nelle soste al semaforo, per esempio.

Così è saltata fuori un’idea (ma forse è già molto di più di un’idea) che si può sintetizzare così: grazie a una webcam a bordo, aspettando il verde, il conducente può avviare un’applicazione che va a pescare a caso una connessione tra le persone aderenti al network che in quel momento si trovano anch’esse alla guida, ferme ad un altro semaforo, in qualunque parte del mondo. Non appena la connessione si stabilisce, queste persone possono vedersi e salutarsi, scambiare qualche parola prima dell’addio definitivo quando il semaforo ritorna verde e bisognerà avviarsi. La connessione, infatti, è assolutamente fortuita ed è quasi impossibile ribeccare la stessa persona un’altra volta.

Pensata originale? Sicuramente sì. Ma con la nostra privacy come la mettiamo? Insomma, può piacerci l’idea che qualcuno, a caso, entri nel nostro mondo virtualmente, seppur per qualche attimo?

Parigi, la Hyundai e una riflessione

ottobre 4, 2010  |  Industria, Volkswagen  |  125 Commenti  |  Lascia un commento

In giro per il Salone di Parigi mi sono soffermato con i colleghi Roberto Boni (tecnica) e Roberto Lo Vecchio (auto notizie/anteprime) sullo stand della Hyundai dove erano in bella vista diversi esemplari della ix20, il monovolume del segmento B che è l’interpretazione su base Hyundai della Kia Venga.
Oggetto della nostra curiosità non era tanto la linea della vettura ma la sostanza della stessa – per lo stile altri modelli hanno catturato il mio interesse con una spiccata ammirazione per il Coupé Serie 6 della Bmw, la Range Rover Evoque e l’Astra Gtc tra i tanti – e questo per verificare la previsione di Winterkorn, grande capo di Volkswagen, che aveva vaticinato che i veri rivali del Gruppo tedesco negli anni a venire saranno i coreani (segnatamente Hyundai e Kia).
Ebbene la piccola ix20 ha risposto alle attese. Una bella linea, proporzionata per quanto non rivoluzionaria, interni di buona qualità, finiture di carrozzeria apparentemente superiori, vernici luminose, e così via.
In sintesi: un prodotto a prima vista tranquillizzante, con molto del meglio che c’è in circolazione senza nessuna ambizione da segmento premium ma ottima risposta sul piano delle attese.
I coreani, insomma, non volano alti, non propongono mai niente di non già visto, ma quello che montano è tutto ben soppesato trasmettendo un senso di tranquillità al cliente. Auto con tutte le cose al posto giusto che si sposano a listini senza trappole (pochi optional, poche aggiunte frivole).
Eravamo in tre con età differenti e soprattutto con gusti probabilmente differenti, ma siamo rimasti tutti e tre colpiti positivamente. Al punto di convenire che forse Winterkorn ha davvero visto giusto nel temerli, sul breve, più di qualsiasi altro costruttore. Questi ogni anno avanzano, e vendono su tutti i mercati senza essere mai modaioli, senza godere mai di troppa stampa amica, ma un po’ come aveva fatto a suo tempo la Toyota: proponendo prodotti solidi. Non gridano ma convincono; e sgretolano ogni giorno che passa i troppi pregiudizi che ci sono ancora contro di loro.

BMW scappa. A chi tocca adesso?

luglio 29, 2009  |  Formula 1  |  12 Commenti  |  Lascia un commento

Qui è stato detto e ridetto, ma mai troppo creduto. I costruttori non ne vogliono più sapere di gettare soldi in F.1, considerano questo impegno come poco politico in tempi in cui si debbono operare tagli tra i dipendenti oppure si deve ricorrere alla cassa integrazione. Se i piccoli team privati hanno nelle competizione la loro unica ragione di vita, le Case usano le corse quando fanno loro comodo e le lasciano quando l’interesse diventa minore se non proprio una scomodità.
Per questo Mosley (male, va detto) voleva a tutti i costi squadre pronte a rimpolpare gli schieramenti, ma predicava (male) a sordi che non ci volevano proprio sentire, eppure erano già con la valigia in mano.
Adesso è la BMW ad annunciare ufficialmente il suo ritiro a fine anno, e si teme che in fretta arrivino altri due no (Toyota e Renault i costruttori più fortemente sospettati). Chi credeva ingenuamente in un nuovo campionato alternativo adesso è servito: altro che due campionati, c’è già da leccarsi i gomiti se si riuscirà ad averne uno con un parco partenti decente e non robaccia come la Moto GP dove corrono in sedici e di questi oltre la metà sono di team che prendono due secondi al giro in qualifica.

Toyota, stop al Fuji e presto alla F.1

luglio 7, 2009  |  Formula 1  |  10 Commenti  |  Lascia un commento

L’annuncio shock è stato battuto dalle agenzie in piena notte per l’Europa, mattina presto in Giappone. La Toyota ha annunciato che nel 2010, e poi pure negli anni a venire, non si correrà più il Gran Premio del Giappone di F.1 sulla pista di proprietà del primo Gruppo automobilistico del mondo, il circuito del Fuji dove il Circus era tornato a correre nel 2007 per ufficializzare i trionfi economici e commerciali della Casa giapponese.

La ragione ufficiale è puramente legata ai soldi: organizzare la gara al Fuji costa ogni anno alla Toyota la bellezza di oltre 15 milioni di euro, una cifra oggi giudicata fuori da ogni logica in tempi di crisi mondiale.

La notizia non deve comunque sorprendere, perlomeno non chi ha avuto la pazienza di leggere questo blog negli ultimi mesi. Da tempo qui si fa notare che quattro grandi costruttori impegnati in F.1 stanno studiando una fuga dalla F.1 il meno spettacolare possibile, ma pur sempre una fuga. La querelle Fota-Fia per molti (Ferrari esclusa) era una buona occasione per una ritirata strategica, giustificata e mascherata dall’impossibilità di convivere con una Federazione che cambiava di continuo le regole. Poi però è arrivata la Ferrari con la resistenza dura e l’ipotesi di dar vita a una serie alternativa all’organizzazione della quale dovevano impegnarsi tutti i team attualmente riuniti sotto l’egida della Fota. Una prospettiva terribile per chi di investire nel Circus non ha più voglia né passione, una resistenza passiva che di fatto ha portato all’accordo in extremis facendo tirare un sospirone di sollievo a BMW, Toyota, Renault e Mercedes, terrorizzate dall’idea di sottoscrivere un impegno fuori dalla loro volontà. Adesso ecco i primi cedimenti: la Toyota annuncia lo stop con il GP di casa e a breve darà l’addio alla massima serie. Sarà sola? Difficile crederlo, e meno male che si sono affacciate altre squadre (minori, è vero, ma almeno vive) se no il rischio è di avere schieramenti talmente poveri di partenti era pressoché certo.

Max Mosley è stato arrogante, ottuso e ostinato, ma aveva visto giusto: la sua ansia di preservare il campionato da ritirate repentine andava in questa direzione. Sapeva che contro aveva una Ferrari agguerrita ma in buona fede, perché per il Cavallino le corse sono il sale della vita, ma temeva quei costruttori spendaccioni oggi disposti a scialacquare ma anche prontissimi a chiudere i rubinetti quando gli interessi sarebbero girati da un’altra parte. Anche lo scivolo col buco doveva servire a far vincere finalmente la Toyota affinché non scappasse via. Peccato che la Brawn abbia rovinato tutti i piani.

Torna Audetto, la BMW a Sauber, Renault a Briatore…

giugno 15, 2009  |  Formula 1  |  8 Commenti  |  Lascia un commento

L’ultima soffiata è una notizia non ancora ufficiale, ma che nel marasma che sta ammorbando la F.1 porta un po’ di sollievo. Daniele Audetto, uno dei personaggi più positivi, più bravi e più simpatici del Circus, torna sulla scena come team manager del team di Adrian Campos che correrà l’anno prossimo con le vetture Dallara. Audetto, che in tempi recenti era stato capace di fare miracoli con le vetture Super Aguri, è stato voluto personalmente da Bernie Ecclestone, ansioso di trasmettere agli appassionati che attorno alle squadre nuove non c’è l’improvvisazione che troppi vanno dicendo in giro, ma che al contrario si tratta di squadre serie, capaci e ben decise a vendere cara la pelle.
Le voci su Audetto si aggiungono ad altre che toccano invece squadroni di vertice, segnatamente la Renault e la BMW. Anche se in seno alla Fota, l’associazione dei costruttori, tutto viene tenuto sotto coperta per non indebolire la posizione intransigente contro Mosley, già stanno prendendo forma le prossime mosse di chi dalla F.1 non vede l’ora di scappare. La Renault dovrebbe finire in mano a Briatore che da grande capo diventerà il proprietario, mentre la BMW dovrebbe trovare la via di fuga meno indecorosa rivendendo tutto (o regalando, si vedrà) a Sauber che continuerebbe con le sue forze così come aveva iniziato.
E la Ferrari? E tutte le storie che si stanno leggendo? L’impressione che arriva forte e chiara da chi vive all’estero e guarda con più distacco alle cose, è che la rissa verbale tra Montezemolo e Mosley sia andata un po’ troppo avanti, ma che nel contempo il rapporto che lega la Casa di Maranello alla Federazione ricordi troppo da vicino quello di certe vecchie coppie dove si litiga continuamente senza arrivare mai a un vero divorzio perché nessuno dei due ha i soldi sufficienti per formalizzare l’atto. Ma sì, siamo sempre al punto di partenza: la querelle finirà non appena verrà trovato un accordo che non faccia perdere la faccia a chi sta litigando.

Ferrari, tutto va sempre più storto

maggio 20, 2009  |  Formula 1  |  10 Commenti  |  Lascia un commento

Ancora una batosta, questa volta in Tribunale. Per la Ferrari è davvero un momentaccio che riporta a tempi e anni davvero lontani. Gli appassionati si erano abituati bene: vittorie a catena, organizzazione formidabile, affidabilità assoluta, potere di condizionamento senza uguali sulla federazione sportiva. Era soltanto ieri eppure pare una vita fa.
Diciamolo chiaramente: ogni singolo passo falso in sé ci può stare. È la somma degli intoppi che agita e che non lascia prevedere nulla di buono. Con Todt sul ponte di comando o non si andava in causa oppure si era certi di vincere. Con Brawn al muretto non c’erano mai errori e con lui in fabbrica la parola “rotture” non era inserita dal vocabolario. Infine, con Schumi in pista, nessun traguardo pareva precluso (anche se ovviamente non si vinceva sempre).
Poteva continuare sempre così? Ovvio che no, però il salto dal paradiso all’inferno è troppo crudele da sopportare. Si dirà, ma Mosley è impazzito. Forse sarà anche vero, ma l’uomo che le Rosse adesso vedono con fastidio è quello che a suo tempo ha sempre dato una grossa mano a Maranello tanto che nei giorni del caso sadomaso in cui l’inglese finì coinvolto, gli unici a tendergli la mano furono quelli della Ferrari.
Che cosa è successo tanto in fretta da lasciare tutti sconcertati? Difficile dirlo e ognuno avrà in testa le sue personalissime idee. Io temo però che in Italia tutto il sistema dia sempre troppo consenso al Cavallino, come per default. Parola di re, si sarebbe detto un tempo. Invece anche i più bravi possono sbagliare e dirlo ogni tanto non sarebbe male. Possibile che nessuno abbia ancora provato a chiedersi che cosa valga davvero la minaccia di Maranello di mettere in piedi un altro campionato? Nell’ambiente nessuno ci crede e questo invece che preoccupare fa scrollare le spalle al Circus. Sono anch’io dell’idea che la F.1 senza la Ferrari sia zoppa, ma credo che sia senza gambe anche la Ferrari senza la F.1. I grandi costruttori, quelli come la Renault, la Bmw e la Toyota, rischiano di sparire a prescindere dai regolamenti più o meno giusti. In realtà cercano di approfittare delle beghe attuali per avere una buona scusa per una ritirata indecorosa dettata dai quattrini che non hanno più. Figuriamoci se hanno voglia di dar vita a un nuovo campionato dove dovrebbero investire ancora più denaro magari impegnandosi per un programma poliennale e con più monoposto da schierare.
Tutto il contrario della Ferrari che delle corse ha un bisogno vitale, la ragione per cui alla fine un accordo, molto mascherato, salterà fuori. Ci si può scommettere: sarà una soluzione che farà uscire tutti vincitori. Fosse vivo il poeta titolerebbe la storia “la quiete dopo la tempesta”. Ma i veri problemi non stanno nelle polemiche, bensì nei troppi passi falsi a catena in cui le Rosse stanno incappando. È di questo che bisogna davvero preoccuparsi.

F1: chi è in fuga e chi pensa a scappare via

aprile 27, 2009  |  Formula 1  |  5 Commenti  |  Lascia un commento

Robert KubicaDietro al divertente GP del Bahrein (a proposito, le regole saranno pure pensate a capocchia, ma adesso le auto stanno molto più vicine e qualche sorpasso finalmente si vede) è andata in scena la prima puntata di una nuova guerra per la sopravvivenza che durerà molti mesi e che promette di lasciare molti caduti sul campo.

Le disastrose BMW, confinate nelle retrovie, non promettono niente di buono per la permanenza della Casa tedesca nel Circus (nella foto sopra, Robert Kubica). Ma nemmeno la Renault che arranca è un bel segnale. Carlos Ghosn, il boss che a Parigi scuce i quattrini e che non ha mai nutrito un grande amore per le competizioni (servono soltanto se si vince…), ha dato una sorta di aut aut a Briatore (nella seconda foto) e questo spiega il nervosismo del nostro deflagrato nelle recenti dichiarazioni. In più ci sono gli azionisti della Mercedes che chiedono di interrompere l’impegno della Casa della stella e i dubbi Toyota all’ultimo treno: o si vince quest’anno oppure tutti a spasso.

In questo panorama si sono fatti avanti almeno tre nuovi possibili sostituti: la Lola, l’Aston Martin di David Richards (il nome però potrebbe essere differente) e gli americani dell’USF1. Troppe tre squadre per due soli possibili posti nella griglia che prevede al via il massimo di 12 team; ma alla luce degli scricchiolii malamente nascosti anche con tre nuovi ingressi potremmo assistere ad uno schieramento di partenza tutt’altro che completo. Altro che diffusori o diavolerie aerodinamiche più o meno furbette, il rischio di una fuga di massa è molto concreto perché non sono le regole che mancano, bensì i quattrini. E questo serve a capire quanto certi malumori, le urlate proteste, i troppi mugugni nascondano una realtà con ben differenti problematiche.