Posts Tagged ‘Brawn’

Ferrari, strategia perfetta. McLaren e Mercedes dietro la lavagna

maggio 17, 2010  |  Formula 1  |  32 Commenti  |  Lascia un commento

Beh, non accadeva da un bel po’ che la Ferrari le mosse le azzeccasse in maniera determinante, invece a Montecarlo è successo ed è stato un colpo magistrale. Far partire Alonso dall’ultimo posto con le gomme più tenere (in apparenza un controsenso) sperando nell’intervento della Safety Car nelle fasi iniziali di gara per effettuare poi il cambio obbligatorio senza perdere tempo rispetto ai rivali, è stata una scommessa azzardata ma vincente. Ed è giusto notarlo dopo che le teste pensanti al muretto delle Rosse avevano destato negli ultimi tempi non poche perplessità.
Chi invece ha fatto una figura da pescivendolo è stata la McLaren. Mandare sulla griglia di partenza la monoposto del leder del mondiale con un tappo su un radiatore è roba che nemmeno ai dilettanti succede. E Button l’ha pagata cara, con il motore arrosto dopo appena tre giri. Notare che ai tempi di Ron Dennis in pista non sarebbe mai successo è adesso troppo facile.
Infine la Mercedes. L’ordine mandato via radio a Schumi di passare Alonso subito dopo l’uscita della Safety Car (messaggio peraltro inviato anche a Rosberg) lascia perplessi. Ross Brawn di solito le azzecca tutte, questa volta invece l’ha toppata di grosso. In compenso a Montecalo si è rivisto lo Schumacher che ben conosciamo e non solo perché in pista ha avuto il piglio giusto e un passo come mai quest’anno, ma soprattutto perché si è riproposto con una furbata come era solito fare. Per i non ferraristi questa non è una notizia, quello che invece ha colpito è l’indignazione dei tifosi di Maranello. Ma come? Quando si comportava così in passato (ed è successo tante volte) era un volpone, adesso invece è diventato un delinquente. Lo dicevano i latini, sic transit gloria mundi, ma non vi sembra ridicolo?

Brawn su Schumi sembra troppo sicuro…

gennaio 26, 2010  |  Formula 1  |  12 Commenti  |  Lascia un commento

Come deve essere letta l’esagerata fiducia su Michael Schumacher, e sul suo intatto livello di competitività, ostentata da Ross Brawn in occasione della presentazione ufficiale del team Mercedes? Poche volte, in tanti anni di lavoro a contatto con il mondo della F.1, mi è capitato di sentire un team manager esporsi tanto. Brawn non è di primo pelo ed ha vinto come pochissimi altri; nel Circus è considerato come merita e di solito ha sempre fatto sfoggio di una grande prudenza. Eppure su Schumi, sul suo potenziale ancora intatto, è parso sin troppo sicuro: lo ha fatto perché ne è veramente convinto, oppure per esorcizzare la paura che non sia così?
Il tema è avvincente e ci porta ai primi test con ancora più curiosità. Sentir dire da Ross che: “ Michael è ancora un ragazzino, che non ci saranno problemi perché lui è un atleta eccezionale e questo non va mai dimenticato…”.
E ancora: “Mi aspetto che lui renderà esattamente come ha saputo fare in passato… Parlando con lui ho capito che non è cambiato, che non perso nulla della sua voglia di vincere e di fare tutto al meglio perché ciò accada… So che sarà concentrato in ogni corsa, in ogni minuto del giorno, in ogni giro che percorrerà in pista… Sono stato troppo tempo con lui per non capire che non è cambiato nulla… Vedrete che sarà ancora incredibilmente veloce e che si rivelerà molto più giovane dei 41 anni che si porta addosso…”.
Beh, se non è convinzione questa non so che cosa lo sia, e conoscendo i modi di fare e di agire di Brown resto molto impressionato. Mi verrebbe da dire che non bluffa, ma tanta fiducia mi sconcerta un po’. Non è troppa?

Schumi in Mercedes: chi trema di più?

dicembre 23, 2009  |  Formula 1  |  24 Commenti  |  Lascia un commento

Adesso è ufficiale: il più vecchio pilota sullo schieramento nel primo GP della stagione 2010 di F.1 sarà il tedesco Michael Schumacher. Lui e la Mercedes si sono definitivamente accordati per un impegno triennale (!) e con un obiettivo preciso: vincere il titolo mondiale.

Schumi ha 41 anni e a sentire molta gente del Circus tutto da perdere in un rientro tanto clamoroso quanto difficile. La Brawn nel 2009 ha fatto il pieno di titoli e di vittorie, lui è quello che ha vinto di più, però non sempre l’unione delle eccellenze equivale a un matrimonio di successo.

Però Schumi, stando ai rumors che già girano, potrebbe intascare nella sola prima stagione una cifra più vicina ai 70 milioni di Euro che ai 60, il frutto di un generoso contratto con la Mercedes e il ritorno di tutti i suoi sponsor personali disposti questa volta a spendere molto di più del solito perché un evento così non ha uguali nella storia della F.1, pertanto parlare di “rischi” è molto relativo se non sul piano più romantico, quello cioè che governa da un trentennio in qua tutte le cose del Circus…

Schumi non è più un ragazzino, ma come ha fatto notare il presidente Montezemolo, ha un fisico molto allenato e una volontà che ha pochi uguali tra i piloti in circolazione. Se subito dopo la firma ha voluto dichiarare che punta seriamente al titolo iridato, va preso con molta attenzione non essendo uno che parla mai a caso. Significa che si sente molto pronto. Oltretutto davanti a lui si apre una nuova era per la F.1, dove l’esperienza conterà molto di più della velocità pura. Gestire vetture a inizio gara con il pieno e poi via via più leggere sarà molto complesso, specie per quei piloti giovani abituati a correre sempre e soltanto a piede giù.

Per tutta la F.1 questo è uno spot che fa benissimo: di sicuro ci sarà molta attesa e tutti si aspettano ascolti record almeno gare che apriranno i giochi. Chi avrà vita più dura sarà Rosberg, gioco forza confinato nell’ombra alla prima grande opportunità della carriera. La convivenza per lui sarà molto complicata, certo che se dovesse svettare avrebbe l’avvenire assicurato.

Tutti, comunque, si aspettano adesso l’impossibile con la sola eccezione dei ferraristi (intesi quelli della Ferrari Squadra Corse) che temono e tremano. Loro conoscono come nessuno il tedesco, e parlando con loro si percepisce chiaramente che non sono per niente tranquilli.

Toyota, un altro dinosauro se ne va

Toyota, un altro dinosauro se ne va

novembre 4, 2009  |  Formula 1  |  18 Commenti  |  Lascia un commento

Tadashi Yamashina, il presidente di Toyota Motorsport, e team principal per quello che riguarda la F.1, è scoppiato addirittura in lacrime durante la conferenza stampa indetta a Tokyo per annunciare il ritiro della prima Casa al mondo dal dorato Circus dei Gran Premi. Per lui, per tutta l’azienda, si è trattato di una sconfitta fragorosa dagli umilianti contorni: pur disponendo del budget più alto di tutti i tempi i giapponesi hanno chiuso la loro lunga avventura senza titoli e persino senza nemmeno una vittoria.
La Toyota esce di scena peraltro rispettando un copione che su questo blog è stato annunciato già ad inizio anno e più volte sottolineato con foga: il rischio che a fine anno Renault, Toyota e BMW scappassero via era chiarissimo, soltanto i più ciechi potevano credere a due campionati distinti, soltanto i più ignoranti di cose di questo mondo potevano arricciare il naso all’idea che potessero arrivare nuove squadre senza blasone a rimpinguare gli schieramenti.
Mosley ha solo detto male cose giustissime, e se i costruttori avessero accettato con serenità l’idea di avere team minori al loro fianco le fughe non ci sarebbero state perché un conto è per una Toyota e una BMW vivacchiare a centro schieramento, salvate dai piccoli a chiudere la griglia, e un conto è occupare le due ultime file come è successo a Montecarlo.
Per l’associazione dei costruttori questa è una caporetto: la BMW da tempo via, la Toyota che ha detto finalmente con chiarezza quello che tutti nel Circus sapevano da mesi, e la Renault che zitta zitta sta mollando tutto come da sempre auspicato dal suo capo Ghosn. Sì, perché se anche non l’avete letto da nessuna parte, tutto lascia credere che nel 2010 quella che correrà sarà la Megaphone-Renault, una squadra con capitali russi e motori Renault con dietro a tutto Flavio Briatore a tirare le file dell’operazione. In parole povere, e senza annunci ufficiali, anche la Renault si sta di fatto sfilando, scocciata di buttare via soldi per raccogliere mosche. È il solito refrain: a parte la Ferrari che ha le corse nel suo Dna, per i grandi costruttori lo sport è soltanto business e quando non ne vale più la pena si chiudono i rubinetti e l’interesse. Tutto il contrario per i team privati che invece con le corse ci debbono vivere e ben vengano questi ultimi, la F.1 potrà solo guadagnarne come accadeva ai bei tempi: bassa litigiosità e le competizioni avanti tutto.
Chi adesso trema commette un errore, il futuro può soltanto svoltare al bello e le regole si potranno scrivere senza i troppi interessi di bottega che imponevano soltanto vincoli incrociati per paura che questo o quel costruttore potesse averne dei vantaggi. Se n’è andata la Honda ed è arrivata la Brawn e la differenza si è vista, ha smobilitato la Renault ed è venuta fuori la Red Bull. Credete a un vecchio che questo mondo lo ha frequentato per una vita: oggi è un gran giorno per la F.1.

Button e Raikkonen i veri vincitori in Brasile

Button e Raikkonen i veri vincitori in Brasile

ottobre 19, 2009  |  Formula 1  |  28 Commenti  |  Lascia un commento

Leggere una gara è spesso andare oltre la classifica finale. E in questa logica il GP del Brasile ha avuto due protagonisti per molti versi inaspettati per il modo in cui si sono battuti.

Jenson Button si è portato a casa la corona iridata e il fatto in sé non dovrebbe sorprendere: è stato in testa dalla prima gara all’ultima, ha vinto più gare di tutti, ha colto più pole position di tutti, ha ottenuto più giri veloci in gara di tutti, ha commesso meno errori di tutti, è arrivato sempre a punti ad esclusione della gara di Spa dove il maldestro Grosjean lo ha buttato fuori nelle prime curve. Eppure in Brasile tutto giocava contro di lui, con l’idolo di casa, e suo avversario diretto per il titolo, Barrichello, in pole e lui solo quattordicesimo e ben lontano dalla zona punti. Poteva quindi starsene rassegnato e aspettare gli eventi, invece ha sfoderato il meglio del suo repertorio: due sorpassi già al via, poi, dopo la carambola a inizio secondo giro, ecco una serie di duelli scomodi, quelli che un campione non vorrebbe mai avere a che fare: con tre piloti esordienti o con niente da perdere (avrete notato la fatica fatta da Vettel, che è un super, per superare Nakajima…) fino al capolavoro con Buemi in fondo al rettilineo.

 Jenson, anche per mettere a tacere troppe pretestuose critiche, il suo titolo è andato a prenderselo prima che Barrichello forasse, ed era campione anche quando il brasiliano era terzo e ben lontano dall’imprendibile Kubica. Ribadisco un concetto che è ben chiaro a chi conosce bene Button: lui non spreca mai nulla. È un pilota che si sbatte soltanto quando ne vale davvero la pena (e questo è un po’ il suo vero limite), però se c’è un’occasione lui non la perde mai. In carriera soltanto una volta poteva vincere una gara, prima di quest’anno, e fu in Ungheria. Lì lui vinse. Quest’anno è la prima volta che ha avuto per le mani un’auto per puntare al mondiale e lui lo ha fatto suo, di fatto dominandolo. Ogni tanto accade che a vincere sia uno non previsto dalle grandi leggi e Briatore citò a inizio anno, parlando della Brawn, che è come se fosse davanti il Lecce in serie A. Ma la storia ricorda gli scudetti del Cagliari o del Verona; ebbene sì, quelle erano delle provinciali, ma nelle loro stagioni magiche giocarono meglio di tutti, per quello vinsero.

Ma oltre a Button, chi mi ha veramente impressionato in Brasile è stato Kimi Raikkonen. Il finlandese è stato scaricato dalla Ferrari, eppure sotto la pioggia battente della prima qualifica è stato strepitoso, con una guida al limite della follia. E in gara è partito con una spinta degna davvero di un ex campione del mondo. Senza il contatto con Webber (molto sospetto) poteva davvero lottare per la vittoria. In ogni caso, ripartito dal fondo dello schieramento è risalito in zona punti portando ossigeno al Cavallino tenendo ancora aperto lo spiraglio per il terzo posto tra i costruttori che se conquistato varrebbe una bella fetta del suo ingaggio. Ma sì, il finale di stagione di Kimi è strepitoso per correttezza e impegno e dice che Raikkonen è un professionista con la P maiuscola. Altri al suo posto si sarebbero prudentemente preservati per il nuovo datore di lavoro, lui invece mette un impegno che forse gli ha fatto difetto in altri momenti, quando probabilmente pativa la troppa attenzione verso il compagno di squadra.

Kimi va, su Massa tanta pressione

settembre 29, 2009  |  Formula 1  |  24 Commenti  |  Lascia un commento

La Ferrari ha scelto: va via Raikkonen. Non c’è ancora l’annuncio ufficiale ma pare sia soltanto una formalità. Non è stato facile decidere e di sicuro le pressioni della Fiat saranno state importanti considerando che al momento il Brasile è il mercato più importante e più redditizio per il Gruppo torinese.

Kimi lascia dopo tre stagioni all’insegna di ombre e luci, imperlate dal titolo 2007 ma con un senso di incompiuto che non era prevedibile al momento del suo sbarco a Maranello. Considerando il valore assoluto del pilota, è indubbio che qualche cosa non abbia funzionato pur se non è questo il momento per attribuire colpe. Di sicuro il carattere del pilota può non avere aiutato, ma è altrettanto vero che negli ultimi due anni a Maranello troppi cambiamenti nella struttura del team hanno destato qualche perplessità.

Il pallino passa adesso nelle mani di Massa che al rientro sarà più che mai sotto pressione perché dovrà ritrovare la forma dei giorni migliori, non far rimpiangere l’addio a Kimi e reggere la sfida con un campione espertissimo quale Alonso.

Si merita un grosso in bocca al lupo perché per lui sarà durissima, ma anche Kimi avrà le sue gatte da pelare in McLaren, dove Hamilton non farà sconti. Non fosse altro che per questo giro di piloti (arricchito da Rosberg probabilmente in Brawn, Kubica – povero lui – in Renault e Hulkenberg in Williams) l’anno prossimo si avvia in maniera eccitante, tanto più che squadre come Red Bull e Brawn non potranno più essere considerate dei team minori, bensì scuderie molto più forti delle varie BMW, Toyota oppure Honda che avevano sì il blasone, ma che negli ultimi anni hanno fatto più da sparring partner a Ferrari e McLaren che essere vere rivali.

Le Brawn, la Ferrari e... Liuzzi

Le Brawn, la Ferrari e… Liuzzi

settembre 14, 2009  |  Formula 1  |  17 Commenti  |  Lascia un commento

Di come Ross Brawn abbia impacchettato tutti i suoi rivali in questo mondiale abbiamo già parlato, e c’è ben poco da aggiungere; con una vettura buona e dei piloti buoni sta facendo il vuoto nonostante ogni tanto incontri sulla sua strada vetture più buone e piloti ottimi. Il mondiale costruttori è già in tasca ed è giusto dire con pieno merito (nella foto, Jenson Button e Rubens Barrichello).
Ma questo campionato è sempre più sorprendente e vivace perché continua a proporre risultati ben differenti da quello che si potrebbe credere alla vigilia di ogni singola gara. Finora hanno vinto sei piloti differenti e quattro costruttori differenti. Da quanto non accadeva? La Brawn era partita al massimo poi è parsa in declino sino a due resurrezioni firmate Barrichello che hanno preso in contropiede mezzo Circus. La Red Bull, partita bene, a un certo punto è parsa imbattibile: c’era solo il dubbio della scelta su chi doveva incoronarsi campione tra Vettel e Webber. Poi è venuta fuori di prepotenza la McLaren (quella di Hamilton, va detto, perché il depresso Kovalainen è una disperazione) e già si è vagheggiato che con sei vittorie di fila Hamilton si sarebbe confermato campione. Infine è toccato alla Ferrari balbettante dell’inizio trovare nel Kers e in un rivitalizzato Raikkonen un passo tale da far dire al finlandese alla vigilia di Monza che per il titolo c’è anche lui.
In più, come se non bastasse, è venuta fuori una Force India che va come la Ferrari, un secondo dietro la miglior Ferrari per due GP di fila e con due piloti differenti che potevano essere tre perché Liuzzi (nell’immagine a lato) è stato la grande rivelazione del GP d’Italia; lui che veniva da due anni di ozi e che si è qualificato pochissimo dietro al suo caposquadra Sutil pur avendo imbarcato 30 chili di carburante in più. Antonio più che bravo è stato portentoso: nell’Italia dei Fisichella (rimandato a Singapore) e dei Trulli ha mostrato un piglio così sfacciato da lasciare stupefatti. Vabbè, non ha finito la gara, ma con la tattica giusta che aveva adottato poteva davvero aspirare al podio. Io lo ammetto: non avrei scommesso un centesimo su di lui perché da troppo tempo lontano dalle corse. Ma adesso mi sa che qualche eurino lo rischierò, specie se gli allibratori continueranno a pagarlo tanto bene.

Mosse magistrali, nessuno come Brawn

agosto 24, 2009  |  Formula 1  |  10 Commenti  |  Lascia un commento

Ci sono mosse che da sole valgono un Mondiale. Ross Brawn, ai bei tempi in Ferrari, ci aveva abituato bene al punto che tutto sembrava normale anziché straordinario. Poi, partito lui, i colpi d’ala sono svaniti nel nulla.
Ma a Valencia ai più attenti non possono essere sfuggite due sfumature decisive per gli interessi della BrawnGP, tappe probabilmente fondamentali per portare questa squadra nata dalle ceneri della Honda alla clamorosa conquista del titolo iridato per costruttori.
Riviviamole perché chi non se ne fosse accorto può capire com’è che si può agire magistralmente operando dal muretto dei box.
La prima. Barrichello è in pista in testa alla gara perché il leader Hamilton è rientrato al 37° giro per il suo rifornimento (disastroso) che gli fa perdere 6”. Il brasiliano ha a disposizione diversi giri per frapporre tra lui e l’inglese un margine di assoluta sicurezza, eppure al 40° giro è richiamato in tutta fretta dal team per la sua sosta. Perché? Perché in pista Nakajima ha appena dechappato una gomma e Brawn teme il possibile ingresso della safety-car. Il brasiliano esce qualche secondo davanti a Hamilton, non con tutto il vantaggio che poteva accumulare con altri tre giri in pista, ma è comunque davanti, cosa che non sarebbe successa se fosse entrata la safety-car e lui fosse dovuto rientrare appunto in regime di safety-car.
La seconda. Due giri dopo, succede che Button entra precipitosamente ai box con almeno un giro di anticipo sul previsto. Che cosa è successo? Brawn si è accorto che Webber, tallonato da Button, ha appena raggiunto Heidfeld che è davanti ma gira più lentamente. Ross intuisce subito che passare il tedesco sarà difficilissimo per Webber e richiama in pit il suo pilota. La Red Bull fa altrettanto il giro dopo, ma è troppo tardi: il tempo perso da Webber dietro a Heidfeld gli costa la posizione rispetto a Button, un sorpasso che in ottica Mondiale piloti è un vero capolavoro.

Brawn, la Fota e le furbate

maggio 8, 2009  |  Formula 1  |  8 Commenti  |  Lascia un commento

Interrogato dal nostro lettore Roberto Torta sul fatto che potesse essersi approfittato del suo ruolo di consulente tecnico della Fota per tirare un colpo basso agli avversari (risposte ad altre domande saranno sul numero di giugno di “Quattroruote”) Ross Brawn ha chiarito quanto segue:

“Il Gruppo di lavoro tecnico della Fota non stabilisce le regole. Quello lo fa la Fia. Le regole con cui corriamo oggi vennero decise dalla Fia prima ancora che, nello scorso settembre, la Fota stessa venisse costituita. Le regole erano già fissate dalla Fia a quell’epoca e, personalmente – visto che stiamo parlando della fine del 2007 – non ero ancora neppure tornato in attività in F.1 quando vennero stabilite. La Fota lavora a proposte per il futuro da discutere con la Fia, per ridurre i costi, per migliorare lo spettacolo… ma non a questo regolamento. Se in F.1 vuoi limitare a 100 le prestazioni, ti conviene cercare di fissare regole pensando di bloccarle a 50 perché gli ingegneri sono talmente brillanti che arriveranno a 100; devi sapere che se fissi il limite a 100 ti troverai con 150, è inevitabile. Vedendo le regole create a fine 2007, avevo ad un certo punto suggerito di porre certi limiti al regolamento perché a mio avviso c’erano spazi liberi d’interpretazione, ma a rifiutare la mia proposta fu proprio un certo numero di squadre che oggi si lamentano. Per questo trovo frustranti questi commenti su di me, visto che la situazione attuale è il risultato di tutto ciò e di regole votate a fine 2007”.

Brawn è certamente uno molto furbetto, ma è anche uno che parla chiaro.
Voi che cosa ne pensate?

In F.1 fatte le leggi trovati gli inganni. È sempre stato così

aprile 15, 2009  |  Formula 1  |  7 Commenti  |  Lascia un commento

È finita come altrimenti non poteva finire, anche se da semplici spettatori è difficile stabilire se giustizia sia stata o non sia stata fatta. Semplicemente la storia era troppo intricata per uscirne diversamente. E non è la prima volta che la spunta chi ha saputo vedere più lontano in un mondo in cui i tecnici della Federazione sono pochi mentre quelli delle squadre tanti di più, e tutti a pensare a tempo pieno come aggirare le regolare per farla franca.

Oggi è andata bene a BrawnGp, Toyota e Williams, in passato sotto tiro ci sono state squadre di maggior blasone come Renault, Ferrari e McLaren, perché da sempre la massima espressione dell’automobilismo da corsa, la F.1, viaggia border line, caratteristica peraltro comune a tutti gli sport al più alto livello.

Le intuizioni di Chapman, il maestro inarrivabile di trovate geniali, ogni tanto la passavano liscia, altre volte venivano cassate, ma chi è senza peccato scagli la prima pietra. Poi, è vero, da sempre nel Circus c’è chi è più abile e chi lo è meno, chi ha la tendenza a farsi scoprire con le dita nella marmellata e chi la fa sempre franca. In un mondo di furbi il più furbo spesso vince. Brawn, che oggi è sotto tiro da Maranello, quando era in Ferrari era sotto tiro degli altri. Semmai chi rischia la beffa è la solita Toyota: tutti nel Circus la vorrebbero veder vincere almeno un GP per non correre il rischio che i giapponesi scappino via, e invece non ce la fa mai.

In febbraio tutti parlavano delle concessioni sul diffusore come di un chiaro aiutino ai jap, un boccone un po’ amaro da mandare giù nell’interesse generale. Una provvidenziale vittoria, si mormorava nel paddock, poi subito un pronto altolà nelle gare a venire. Invece si sono aggiunte la Williams e poi la Brawn e adesso tutto si è fatto più complicato: vince chi non doveva vincere, una frittata perfetta.