Posts Tagged ‘Button’

Alonso: un podio e tanti musi lunghi

giugno 14, 2010  |  Formula 1  |  21 Commenti  |  Lascia un commento

A fine Gp del Canada Alonso aveva un muso così lungo che più lungo non si può. E Domenicali aveva già il sorriso in valigia pensando a un ritorno pieno di pensieri. Il podio, questa volta, non aveva soddisfatto nessuno per i pochi punti racimolati, e c’è un perché che va al di là della gara tormentata di Massa, fuori dai punti e dalla gara.
Re Fernando, l’uomo cui nulla è impossibile, ha subito due sorpassi che, con buona pace della televisione di stato e dei ferraristi in servizio permanente e effettivo, gridano vendetta. E’ vero, due doppiati si sono messi di mezzo, ma nelle corse i doppiati fanno parte del panorama e hanno avuto sempre ruoli da protagonisti nei sorpassi da leggenda della F.1. Chi ha buona memoria ricorderà il Johansson che a Budapest nel 1989 confuse per un attimo il grande Senna permettendo a Mansell, proprio con la Ferrari, di completare al meglio una gara capolavoro con una manovra da pelle d’oca sul brasiliano. E un decennio dopo il sorpasso a Spa operato da Hakkinen su Schumacher, anche in questa occasione approfittando di un doppiato dall’andatura un po’ indecisa.
I grandi campioni, si è sempre detto, sono quelli che sanno approfittare della minima opportunità per compiere mosse decisive, e in Canada sia Hamilton sia Button hanno infilato come un pollo allo spiedo il malcapitato Alonso apparso più incerto che sorpreso. Ecco spiegato il muso lungo, e la depressione che si è impadronita di Domenicali: se anche il più bravo di tutti continua a collezionare passi falsi (in qualifica e in gara) arrivare al titolo iridato si farà sempre più difficile. Perché gli altri non regalano nulla, perché la Red Bull è velocissima e la McLaren solidissima (di testa e di sostanza). Dare la colpa ai doppiati è una visione perdente delle cose e il primo a saperlo è proprio l’asso spagnolo che più che con il destino cinico e baro se l’è presa con se stesso. Ma può consolarsi: se con tutti i contrattempi sommati in questo tormentato inizio di stagione lui è ancora attaccato alla vetta della classifica, c’è da credere che se gli errori non si ripeteranno a lottare per la corona mondiale lui ci sarà fino all’ultimo. Però niente scuse, e soprattutto stantii avvocati difensori d’ufficio che sanno di servilismo ingiustificato.

McLaren, che capolavoro!

maggio 31, 2010  |  Formula 1  |  14 Commenti  |  Lascia un commento

Tanto di cappello alla McLaren. Per la doppietta in Turchia, naturalmente, ma anche per tutto quello che si può leggere dietro questo risultato. Così come un anno fa, anche nel 2010 lo sforzo compiuto settimana dopo settimana per aggiornare la monoposto rispetto alla concorrenza più agguerrita è da applausi. La Red Bull appena due Gp fa, in Spagna, sembrava anni luce più avanti di tutti, invece adesso è stata quasi completamente ripresa. Non è facile sviluppare parti nuove quando è vietato provare, però a Woking ci riescono con efficacia, sfruttando come soltanto loro sanno fare il simulatore dentro al quale si racconta che il pilota tester Gary Paffett passi ormai gli anni migliori della sua vita.
E da applausi è stata anche la gestione dei piloti dopo la disastrosa figuraccia di Montecarlo, con la vettura del leader del campionato, Button, mandato in griglia con un tappo sul radiatore.
In Turchia i cervelli McLaren hanno fatto il meglio che si potesse in ottica stagionale: hanno vinto la gara, hanno portato a casa una preziosa doppietta e hanno badato soprattutto a non deprimere il morale, già piuttosto scosso, del loro cavallo di razza, Lewis Hamilton. Il moretto aveva assolutamente bisogno di una vittoria per non entrare in un pericoloso cortocircuito, e il team ha fatto in modo che questo non succedesse perché nel resto della stagione sarà indispensabile che entrambi i piloti diano il massimo.
A Istanbul, nel finale di gara, Button ne aveva tanto di più perché, al solito, aveva preservato le sue coperture sia nell’ipotesi che la pioggia arrivasse davvero quando non c’era più tempo per rientrare (e magari c’erano ancora le due Red Bull da passare in tromba) sia perché la sua guida gentile poteva permettergli la zampata quando chi lo precedeva meno poteva aspettarselo.
Per quattro giri, prima del riuscito sorpasso su Hamilton, Button aveva fatto segnare tempi inferiori di mezzo secondo rispetto al compagno di squadra e quanto ne avesse di più si è visto benissimo per la facilità con cui aveva superato Lewis prima della pronta, generosa e disperata risposta del compagno che proprio non poteva subire un affronto di questa portata.
Lì la squadra è stata formidabile: ha capito che se avesse vinto Button il morale di Hamilton sarebbe andato a carte quarantotto e ha imposto un alt perentorio, palesemente amplificato da Jenson che si è subito staccato d’una cinquantina di metri per far capire che obbediva.
Difficile adesso dire se i punti persi in Turchia potranno essere fatali in un arrivo in volata se mai fosse Button a lottare per il titolo, ma a mio avviso è stata una mossa saggia. Nessuna squadra può rischiare di giocarsi il pilota con più pepe in squadra: imponendo ai due di rispettare le posizioni, la McLaren li ha tenuti entrambi in lotta, ha dato ad Hamilton un segnale forte che la squadra lo protegge come si deve fare con le razze in via d’estinzione e ha lasciato Button con la convinzione che nulla gli è precluso. Per uno che ha scelto di correre al fianco del più forte per dimostrare che, contro lo scetticismo generale, non è da meno, anche un secondo posto può valere tantissimo.

Ma quella di Barcellona è una pista vera?

maggio 10, 2010  |  Formula 1  |  16 Commenti  |  Lascia un commento

Eravamo rimasti al possibile Gp alle porte di New York, l’ultima follia a parere di quasi tutti. Ma rivisto il circuito di Barcellona penso che a ben diritto qualsiasi altro tracciato possa entrare nel giro che conta.
Da dieci anni chi parte in pole nel Gp di Spagna poi vince. Perché è il più bravo o il più veloce, si potrebbe pensare, e in qualche caso sarà stato anche così. Di sicuro chi è dietro non sorpassa mai, o fatica tantissimo; persino se ha due secondi di margine nel piede, come si è visto a lungo con la Mercedes di Rosberg piantata dietro la Williams di Hulkenberg.
Una processione scontata dove Vettel, più veloce di Hamilton, nemmeno ci ha mai provato ad attccare per non rovinare le sue coperture, dove Button, sicuramente più veloce di Schumacher ci ha provato poi ha desistito perché il mestiere del tedesco gli ha fatto capire in fretta che non c’era trippa per gatti, e così via. Un Gran Premio per rassegnati dove i pochi sconvolgimenti sono avvenuti ancora una volta ai box, perché chi ha avuto qualche problema lo ha pagato perdendo posizioni (Vettel e Button tra i primi). Per il resto una rinuncia generalizzata che è parsa insopportabile in quanto, una volta tanto, nemmeno dettata da regolamenti tecnici sbagliati o da automobili incapaci di stare in scia. Semplicemente lì non si passa. Amen.
Ha vinto Webber, perfetto per tutto il fine settimana, sempre veloce quando si corre con condizioni ambientali ottimali. Iellatissimo Hamilton, che non merita probabilmente l’accanimento della sorte contro di lui, e sfortunato ma non troppo Vettel, ancora alle prese con freni che fanno le bizze (solo sulla sua monoposto, però…) in ogni caso in grado di finire la gara nella posizione che occupava prima dei problemi accusati, che già non è male.
Ottimo, infine, Alonso, e pure favorito dalla sorte. Da due gare si ritrova sul traguardo messo molto meglio che all’inizio del Gp perché safety car varie oppure i guai di chi lo precede gli spianano un po’ la strada. La storia insegna che ai grandi campioni accade spesso così, e non c’è da indignarsi. Per trarre vantaggi bisogna essere al posto giusto e lui c’è sempre. Ribadisco, quindi, un concetto già espresso prima dell’avvio del mondiale: la McLaren mi sembra la squadra favorita per il titolo costruttori e Alonso il favorito tra i piloti. Strada facendo ne sono sempre più convinto.
Restando alla McLaren questi primi cinque Gran Premi mi hanno riportato al 1984 quando nel team di Ron Dennis convivevano due campioni come Prost e Lauda. Allora Prost era lo scavezzacollo, il cavaliere senza macchia e senza paura (correndo così non vincerà mai un mondiale, profetizzavano in tanti) mentre Lauda era la formichina che non buttava via nulla e che arrivò al titolo con appena mezzo punto di vantaggio proprio su Prost. E’ troppo presto per profetizzare che finirà così tra i due galletti di oggi, ma qualche analogia in chi è vecchio la coppia attuale la suggerisce.
Ci sarebbe anche da parlare, molto, dei vari buchi a favore della migliore aerodinamica che obbligano i piloti a manovre assurde. Mi sembrano una vergogna, ma ci toerneremo sopra più diffusamente.

Alonso ha chiarito le cose in squadra

Alonso ha chiarito le cose in squadra

aprile 21, 2010  |  Formula 1  |  25 Commenti  |  Lascia un commento

Archiviato anche il GP di Cina, che senza la safety car intervenuta giustamente per liberare la pista dai detriti dell’ala di Alguersuari Button poteva vincere con 40” di vantaggio sul secondo classificato (nessuno lo ha sottolineato, ma non è una novità), l’argomento che più ha tenuto banco è stato il sorpasso di Alonso su Massa nella corsia che porta ai box.
Tutta l’attenzione mediatica è stata allora messa sul dopo-fattaccio, cioè sulle possibili polemiche e sugli eventuali rancori tra i due piloti, con gli incendiari schierati da una parte e i pompieri dall’altra, ma il nocciolo della questione andrebbe tutto focalizzato sul prima, sul perché il “fatto” è successo.
Alonso è un campionissimo, ha già vinto due titoli mondiali, si sente la prima guida del team ed è pagato come tale. In Ferrari, però, Massa è ottimamente piazzato; ha talento e qualità di guida, ha dato molto alla squadra, in più nessuno, nel reparto corse, si sente di considerarlo una seconda guida, almeno finché la situazione di classifica o l’andamento del campionato non chiariscano sul campo le gerarchie.
Sottolineare che tutto questo allo spagnolo non vada molto a genio è superfluo: Fernando è intelligente e sempre di più un ottimo gestore di emozioni, però in carriera ha già vissuto qualcosa di abbastanza simile ai tempi della McLaren e vorrebbe uscire in fretta da questo incubo. Nelle prime tre gare si è adeguato al bon ton, ha accettato di non attaccare il compagno di squadra e ha atteso invano ordini di squadra che non sono arrivati e che, onestamente, non potevano nemmeno arrivare non essendoci un allenatore sul campo talmente autorevole da potersi permettere scelte impopolari. Ci voleva, pertanto, un’occasione, un episodio, per sparigliare le carte e imporre la legge del più forte. Giacché di strategie differenti tra i due piloti non se ne parla mai, e proprio per non scontentare nessuno, Alonso non ci ha pensato due volte quando ha visto un pertugio (rischioso, feroce, ma lecito) per sopravanzare il compagno guadagnando poi posizioni, credito e leadership. Sorpassando Massa al limite dello sfregio, ha insomma chiarito chi è che comanda in squadra. Adesso si è preso il pallino e di conseguenza, se non commetterà altri errori un po’ inutili come la partenza anticipata in Cina o la foga della Malesia, sarà lui il pilota di punta delle Rosse. Il campionato è ancora lungo, ma non gettare nessuna opportunità sarà indispensabile tanto più che, come si era già scritto qui già prima del via della stagione, la McLaren sembra avere un vantaggio evidente in ottica mondiale costruttori grazie alla coppia decisamente più solida per andare sempre a punti. Tutto il contrario per il titolo piloti: Alonso è ancora uno dei favoriti, lo può vincere e lui lo vuole fortemente. Contro Massa non ha (ancora) nulla: semplicemente se l’è voluto togliere dai piedi prima che in Ferrari si facessero altre idee…

Motori fragili e sospensioni furbe

aprile 6, 2010  |  Formula 1  |  13 Commenti  |  Lascia un commento

E tre. Dopo Alonso e Button, ecco Vettel. Il mondiale si accende perché c’è varietà in testa e perché i primi sono raccolti in un pugno di punti, davvero pochi adesso che chi vince se ne porta a casa 25 alla volta. Ma sì, merita parlare dei nuovi punteggi e rifletterci un po’ su. Il tedeschino volante Vettel, per esempio, senza guai di affidabilità oggi potrebbe essere lassù, al comando con già 75 punti in saccoccia. Abituati ai vecchi numeri, ci parrebbe in fuga assoluta, imprendibile per chiunque. Invece è solo questione di abituarci a un mondiale dove, in teoria, un pilota imbattibile potrebbe chiudere la stagione a quota 475, praticamente tutti quelli conquistati in carriera da Mansell, ben più di quelli intascati da Lauda e Hakkinen.
In compenso il nuovo punteggio ha permesso allo stesso Vettel, con il colpaccio in Malesia, di essere prontamente tornato in corsa per la leadership mondiale, attaccato alla formichina Massa che guida il gruppo senza esaltare ma anche senza daludere. L’incertezza ne guadagna, e suggerisce un paio di ovvie considerazioni: la prima è che un pilota capace di vincere più della media, potrebbe arrivare facilmente al titolo pur con diverse gare buttate via. Esattamente quello che la Federazione voleva per incitare i piloti ad osare di più. La seconda contraddice invece la prima, e sostiene che senza una supremazia netta (quello che è accaduto fino ad oggi, cioè tre vincitori differenti in tre gare) la presenza costante nelle prime posizioni esalta i regolaristi ( Massa, ma anche Rosberg e Button) anche perché si è rivisto una volta di più che con fondo asciutto superare è quasi impossibile e le tenaci difese, senza particolari manovre al limite, di Sutil e Button nei confronti dei più veloci Hamilton e Alonso lo hanno testimoniato ampiamente.
Ed eccoci ad Alonso, autore di una gara strepitosa a sentire le gole profonde nel team Ferrari. Dicono loro che non ci si deve far trarre in inganno né dal sorpasso subito dallo spagnolo per opera di Button subito prima che l’inglese rientrasse per sostituire le gomme morbide con quelle più dure, né dalla sua incapacità di superare a sua volta Button nel finale di gara. Aveva sin dal via grossi guai con la frizione, quindi tanto di cappello. Però la Ferrari ha rotto un motore, tre li avevano già sostituiti in precedenza e neppure quelli sulla Sauber se la sono passata bene. Significa che qualche allarme c’è, e nell’ottica di una stagione lunghissima la cosa agita molto, anche perché i motori sono bloccati e non si può intervenire per sistemare quello che non va.
Aspettiamo allora la Cina con le nuove probabili sospensioni attive della McLaren a imitazione di quelle per adesso efficacissime, e contestatissime, della Red Bull. La Ferrari, che per adesso le ha regolabili manualmente, e la Mercedes che ne è del tutto priva, stanno alla finestra pronte ad adeguarsi il più in fretta possibile se anche al team britannico fosse concessa la “furbata” del 2010.

Ha vinto Button, anche se non se n’è accorto nessuno

marzo 29, 2010  |  Formula 1  |  27 Commenti  |  Lascia un commento

Qualcuno forse se n’è accorto, ma non in tanti; almeno se ci si limita a chi dovrebbe fare informazione. In Australia il Gp di F.1 l’ha vinto Button, il campione del mondo in carica, il pilota della McLaren. L’ha vinto alla sua maniera cioè mai buttando via un’occasione quando questa gli si presenta. Da sempre è la sua forza: magari inventa poco, ma sciupa nulla. Non ha la straripante irruenza di Hamilton, la sagacia tattica e il talento di Alonso, la velocità di Vettel, questo proprio no, ma per una squadra lui vale tanto oro quanto pesa.
La sua corsa è stata straordinaria e se la sua intuizione di cambiare per primo le gomme l’avessero avuta Alonso o Massa oggi avremmo le pagine piene di lodi e di lirica esagerata. Se, una volta in testa, un ferrarista avesse condotto la gara con la stessa sicurezza e lo stesso rispetto delle gomme che ha avuto l’inglese, idem come sopra. Paginate di lodi. Invece no, il leitmotiv è stato che la Ferrari a Melbourne ha allungato sugli avversari, concetto curioso quando il team del Cavallino ha incassato meno punti della McLaren.
Guardate, Button a parte, l’Australia ha detto alcune cose molto importanti. La prima è che Alonso è il più serio candidato al titolo mondiale; ha il passo per farcela e la testa per arrivarci. Poi che Hamilton a tratti è capace di tutto, probabilmente l’unico oggi che può provarci sempre e riuscirci spesso, un nuovo Mansell con ancora più talento. Infine che la McLaren ha la coppia di piloti che alla lunga può incamerare più punti. Il Gp ha sottolineato, però, altre cose, per esempio che la Ferrari non può tornarsene a casa contenta perché essere finita dietro alla Renault con un pilota che non ha avuto problemi non è proprio esaltante, stessa cosa per la Mercedes, anch’essa con un pilota che non ha avuto problemi. In quanto alla Red Bull, conferma i timori della vigilia: grande velocità (per quanto sospetta per un uso di regolazioni delle sospensioni molto ambiguo in qualifica) e un pilota oggi estremamente veloce, Webber, ma probabilmente al di sopra del suo limite. I troppi errori non hanno condizionato soltanto la sua corsa ma anche quella degli incolpevoli avversari, e questo non tranquillizza per le gare future e per difficile confronto con il suo compagno di squadra, Vettel.
Si torna a correre tra sette giorni, di nuovo al caldo, ma con l’umido e forse ancora con la pioggia. Potrebbe finire con un vincitore ulteriormente diverso e questo per l’interesse del campionato è sicuramente un bene, ma i valori in campo si sono già delineati con la sola eccezione di Schumacher. Il tedesco in qualifica è stato battuto per appena un decimo dal suo compagno (erano stati più di 3 in Bahrein), e in gara a parte l’incolpevole botto con Alonso ha patito anche un grosso ritardo al box nel cambio gomme quando la squadra non era pronta. Questo l’ha ributtato molto indietro e gli ha compromesso del tutto la gara. Vabbè, non se n’è accorto nessuno e non sorprende: oggi chi lo ha incensato per una vita è in prima linea nel “dare addosso al crucco”. Avanti pure.

Tutto chiaro, anzi no

Tutto chiaro, anzi no

marzo 1, 2010  |  Formula 1  |  5 Commenti  |  Lascia un commento

Adesso che le prove sono finite e si farà sul serio nel primo Gran Premio della stagione, è già tempo di primi bilanci. Quattro lunghe sessioni di test su tre differenti circuiti in Spagna hanno messo in fila dubbi e certezze: si sa, per esempio, che le quattro squadre più accreditate saranno davvero in grado di battersi al più alto livello, si sa anche che mediamente l’affidabilità è molto alta e pure che sul giro secco anche Williams e Sauber potrebbero dire la loro.
Dati confortanti, insomma, per chi spera in una F.1 livellata in alto e con buoni motivi per gli appassionati si mettersi davanti al televisore per vedere come andrà a finire. Quello che invece non si è capito bene è se qualcuno ha barato (in senso buono) oppure no. E qui stanno le vere incertezze della vigilia.
Che la McLaren fosse velocissima lo si era anticipato su questo blog in tempi non sospetti perché le informazioni arrivavano da chi se ne intende ed era presente a Valencia. Nessuno però s’immaginava un Button così vicino nei tempi al formidabile Hamilton e questo è un bene perché ci sarà tanta incertezza in più essendo il neo campione del mondo uno di solito molto produttivo in termini di punti, di costanza e di strategia sul lungo termine.
Che la Ferrari fosse ad altissimo livello pure lo si era capito subito. Il passo è sembrato subito eccellente e anche se col passare delle sessioni di prova la superiorità si è un po’ affievolita, di sicuro le prestazioni della monoposto 2010 sono ben differenti da quelle deludenti dell’anno passato.
Ottima, come si prevedeva, anche la Red Bull, ma con qualche ombretta che non farà dormire sonni tranquilli ai suoi due piloti, Vettel e Webber, perché l’affidabilità è parsa la meno efficace del gruppo delle quattro big.
Infine la Mercedes, la squadra con più occhi addosso e con più misteri. Di test in test la prestazione è continuamente migliorata: i tempi si sono avvicinati a quelli dei migliori e l’affidabilità è parsa al solito al più alto livello. La sensazione di troppi osservatori attenti è però che Ross Brawn non abbia scoperto tutte le carte. Ogni volta che ci si aspettava un’uscita in pista a serbatoi vuoti per fare il tempo veniva sostituita da un test con carburante a bordo e il famoso retrotreno provvisorio è rimasto tale fino all’ultimo giorno. In Bahrein ci sarà davvero quello nuovo? E se sì, sarà efficace come quello di un anno fa? Ecco, il tarlo che buca i cervelli dei tecnici rivali si è già messo al lavoro e non lascia tranquillo nessuno. In più il vecchio Schumi non ha palesato cedimenti alla fatica, il suo ritmo di gara è parso quello dei bei tempi che furono e la parola finale rimarrà legata al mezzo che guiderà. Con quello visto in Spagna sarà sicuramente della partita, ma se sarà un pelo più sviluppato potrebbero invece essere dolori, e in fondo la vera curiosità sta tutta qui: la vera chiave per sapere se sarà un campionato equilibratissimo come tutti auspicano o sfacciatamente squilibrato come un anno fa. E forse Brawn e Schumi lo sanno già.

La McLaren si nasconde?

febbraio 8, 2010  |  Formula 1  |  7 Commenti  |  Lascia un commento

Ho fatto un po’ di telefonate con amici del Circus che erano a Valencia per i primi test stagionali. Gente che nel giro ci lavora da anni, ben infiltrata e soprattutto molto esperta. Ebbene la cosa che mi ha sorpreso di più è sentire un po’ da tutti lo stesso ritornello: l’auto che ha fatto più impressione, al di là dei tempi fatti segnare, sarebbe stata non la velocissima Ferrari, non la tradizionale Mercedes che stando ai si dice potrebbe cambiare a sorpresa il retrotreno, bensì la McLaren che… “avrebbe addirittura volato”. Vox populi vox dei, ma la sconcerto rimane. A giudizio di troppi tecnici, peraltro con l’occhio assai allenato, Hamilton avrebbe ottenuto il suo già ottimo tempo con una disarmante facilità, limitandosi poi a girare con serbatoi mezzi pieni per testare tantissimi particolari. Lo stesso sarebbe successo poi con Button, quasi a non voler far capire (ancora) il reale potenziale della monoposto.
Vero? Non vero? Sarei tentato dal pensare il contrario, ma troppi che contano mi hanno inculcato il dubbio. Probabilmente a Jerez ne sapremo di più, ma non è detto.

L’italiano della McLaren

gennaio 7, 2010  |  Formula 1  |  9 Commenti  |  Lascia un commento

Metti una sera a cena, tra Natale e capodanno, con il responsabile delle sospensioni anteriori della McLaren. Un prezioso personaggio e una bella storia, che gratifica la scuola italiana mai abbastanza celebrata. Il giovanotto è vispo, intelligente e ovviamente bravo se gli affidano le sorti degli ultimi due campioni del mondo, ma soprattutto è italiano. Giovanni Banzola è un malato di auto sin da quando era bambino, e ai tempi dell’università aveva dato vita a un gruppetto di appassionati studenti di ingegneria che invitavano grandi personaggi del mondo delle corse a raccontarsi di fronte a una platea di studenti a bocca aperta.

Appena laureato, il giovane Giovanni ha trovato lavoro alla Minardi, poi è passato per diversi anni a Colonia alla Toyota e da due stagioni è alla McLaren. Sapere che un team anglofilo come la McLaren, dove a capo (più o meno occulto) c’è un perfezionista come Ron Dennis, ha scelto per uno dei reparti più delicati un ingegnere italiano dobbiamo considerarlo come un grande orgoglio.

Non è il solo dei nostri in giro per il Circus, anzi sono davvero in diversi in posizioni importanti, però Banzola come referente chiave per le vetture di Hamilton e Button entusiasma e testimonia di come a volte, senza raccomandazioni, senza essere figli di qualcuno, si può salire in alto contando soltanto sulle proprie capacità.

Ingaggi F.1 2009. Kimi re con grande margine

ottobre 30, 2009  |  Formula 1  |  13 Commenti  |  Lascia un commento

Alla vigilia del GP di Abu Dhabi il periodico economico “Arabian Business” ha pubblicato gli ingaggi dei piloti del mondiale F.1 riguardo la stagione corrente. Ovviamente si tratta dei soli accordi diretti tra squadra e pilota e non tengono conto di eventuali sponsor personali qualora il team li ammetta. Per questo alcuni piloti appaiono a ingaggio zero (il guadagno lo fanno con sponsor personali e presenze su tuta o casco). Balza all’occhio come Raikkonden sia nettamente il più pagato del lotto e come alcuni protagonisti della stagione, Button e soprattutto Barrichello abbiano guadagnato decisamente “poco” anche nel confronto con altri quasi esordienti. Barrichello, per sempio, pagato meno di Buemi sorprende un po’.
Voi che cosa ne pensate?

1. Kimi Raikkonen $45m
2. Lewis Hamilton $18m
3. Fernando Alonso $15m
4. Nico Rosberg $8.5m
5. Felipe Massa $8m
6. Jarno Trulli $6.5m
7. Sebastian Vettel $6m
8. Mark Webber $5.5m
9. Jenson Button $5m
10. Robert Kubica $4.5m
11. Heikki Kovalainen $3.5m
12. Nick Heidfeld $2.8m
13. Timo Glock $2m
14. Giancarlo Fisichella $1.5m
15. Sébastien Buemi $1.5m
16. Rubens Barrichello $1m
17. Jaime Alguersuari $0.5m
18. Vitantonio Liuzzi $0
19. Adrian Sutil $0
20. Romain Grosjean $0
21. Kazuki Nakajima $0