Posts Tagged ‘Cina’

Ancora i cinesi, povero me…

settembre 20, 2010  |  Industria, Nuove tecnologie  |  82 Commenti  |  Lascia un commento

Un interessantissimo articolo di Massimo Gaggi, apparso sabato scorso sulle pagine del Corriere della sera, iniziava così: “Venti di guerra commerciale tra Washington e Pechino che non solo continua a mantenere artificialmente basso il cambio della sua valuta, ma ora minaccia le industrie automobilistiche straniere: se volete entrare nel nostro mercato dovete darci la vostra tecnologia”.
L’argomento scotta, perché io ho iniziato il mio rapporto con voi proprio parlando della Cina e infilandomi in un vespaio fatto di accuse di razzismo, di protezionismo e di scarsa prospettiva. Il tema cinese però esiste e non lo si può liquidare con un semplice: lasciamoli lavorare.
Vi immaginate se la Fiat imponesse ai costruttori stranieri che vogliono vendere in Italia di cedere le loro tecnologie? Scoppierebbe un putiferio e anche su questo blog si alzerebbero alti lai di indignazione.
Oggi la Cina è per molti costruttori un’ottima opportunità per fare cassa: si vende bene e tanto e i bilanci ringraziano. Per i grandi manager che regnano nel breve volgere di qualche stagione è una vera manna: si fanno affari subito e poi saranno problemi di chi verrà. Saranno soprattutto problemi per le nuove generazioni, ma chissenefrega dei giovani. Chi è sul ponte di comando pensa all’oggi, a fare lui bella figura e magari saltare sul timone di un’altra azienda profumatamente pagato, forte dei risultati ottenuti nel breve.
Nessuno è così cieco da non vedere che la Cina è destinata a colonizzare tutto il mondo (sono intelligenti, furbi, lavoratori indefessi e hanno un culto del denaro da far impallidire qualsiasi paese capitalista), nessuno crede nemmeno che impiegheranno molto a produrre le auto migliori perché possono permettersi di sperimentare le novità più ardite su un pubblico che si avvicina alle quattro ruote adesso e non ha la cultura, le associazioni dei consumatori a sua tutela, e nemmeno la possibilità di opporsi ai collaudi di massa.
Ricordo pochi mesi fa a Shanghai una magnifica illustrazione dove si vedeva un occidentale che aveva l’auto e sognava la bicicletta contrapposto a un cinese che ha la bicicletta e sogna l’auto. Un poster parlante.
Io, al riguardo, ho le mie idee in testa, ma sono curioso di conoscere le vostre.
Provate allora voi a concludere, con parole vostre, questo blog. Dare un finale alle premesse di cui sopra.

Che errore la Volvo ai cinesi!

agosto 3, 2010  |  Industria  |  82 Commenti  |  Lascia un commento

Ieri la Volvo è definitivamente passata sotto il controllo della Geely, il costruttore di Shanghai che ha saldato l’acquisto dalla Ford sulla base di un miliardo e mezzo di dollari. La cifra spesa è tutto sommato ridicola, se si tiene conto di quanto la pagò a suo tempo la Ford (sei volte di più) e soprattutto se si pensa che cosa si è ceduto ai cinesi.

Già, perché l’industria occidentale tutto doveva fare fuorché permettere un regalo di questo genere, a costo di coinvolgere tutti i produttori a un acquisto in comune pur di non dare ai gialli questa opportunità.

Premesso che non si può impedire il corso della storia, e che i cinesi diventeranno padroni del pianeta lo sostengono un po’ tutti gli analisti internazionali, si poteva comunque evitare di spianar loro la strada con regali di questa portata. La Volvo, infatti, non è un’azienda come le altre. Il suo impegno per la sicurezza non ha avuto uguali e i cinesi, comperandola, non si sono portati in casa soltanto lo stato dell’arte, ma cassetti pieni di errori compiuti in mezzo secolo di esperimenti. Perché sono proprio tutti i tentativi andati a vuoto il vero patrimonio dell’ex marca svedese: grazie a ciò i cinesi eviteranno di gettare tempo e denaro per perseguire strade sbagliate.

Cedendola per un tozzo di pane, la Ford ha sistemato i suoi bilanci, ma i danni li pagheranno tutti gli altri. E ben gli starà, perché non hanno fatto nulla per impedire questa mossa. Ma sì, per dirla con Lenin, abbiamo venduto ai cinesi le corde con cui ci impiccheranno.

Alla ricerca della marca perduta

luglio 28, 2010  |  Renault  |  41 Commenti  |  Lascia un commento

Per i francesi della Renault il recupero del marchio Alpine sta diventando un’angoscia. Da anni, a momenti alterni, se ne parla e poi non se ne fa niente. Adesso si mormora che se mai si farà davvero la versione stradale del concept DeZir che si vedrà al Salone di Parigi (e che con le sue linee arrotondate anticipa il nuovo frontale delle future Renault), potrebbe appunto cucirsi addosso il logo Alpine. L’auto sarebbe elettrica, con 150 CV, e s’inserirebbe tra la cittadina Zoé e la un po’ insipida Fluence per rendere l’offerta elettrica il più completa ed eccitante possibile. Il tormentone Alpine testimonia l’ansia dei costruttori che negli anni hanno fatto incetta di marchi e che adesso se li ritrovano in casa. Si parla del Gruppo PSA che sta per rimettere in strada il nome Talbot per una serie di vetture low cost per la Cina dove tirano soltanto le auto più grandi e più ricche (di conseguenza non si vuole svilire il valore dei nomi Peugeot e Citroen), si parla anche del Gruppo Volkswagen che sta pensando di resuscitare il nome NSU per rinfrescare in chiave europea eventuali moto frutto dell’accordo con Suzuki. E c’è sempre il nome Innocenti che ogni tanto torna in ballo per le low cost di casa Fiat.
Insomma, dopo che il mercato registra ogni giorno la chiusura di etichette americane famose (Oldsmobile, Plymouth, Saturn, Mercury, Hummer, Pontiac) l’Europa potrebbe andare in controtendenza. Ma ha senso?

Alonso ha chiarito le cose in squadra

Alonso ha chiarito le cose in squadra

aprile 21, 2010  |  Formula 1  |  25 Commenti  |  Lascia un commento

Archiviato anche il GP di Cina, che senza la safety car intervenuta giustamente per liberare la pista dai detriti dell’ala di Alguersuari Button poteva vincere con 40” di vantaggio sul secondo classificato (nessuno lo ha sottolineato, ma non è una novità), l’argomento che più ha tenuto banco è stato il sorpasso di Alonso su Massa nella corsia che porta ai box.
Tutta l’attenzione mediatica è stata allora messa sul dopo-fattaccio, cioè sulle possibili polemiche e sugli eventuali rancori tra i due piloti, con gli incendiari schierati da una parte e i pompieri dall’altra, ma il nocciolo della questione andrebbe tutto focalizzato sul prima, sul perché il “fatto” è successo.
Alonso è un campionissimo, ha già vinto due titoli mondiali, si sente la prima guida del team ed è pagato come tale. In Ferrari, però, Massa è ottimamente piazzato; ha talento e qualità di guida, ha dato molto alla squadra, in più nessuno, nel reparto corse, si sente di considerarlo una seconda guida, almeno finché la situazione di classifica o l’andamento del campionato non chiariscano sul campo le gerarchie.
Sottolineare che tutto questo allo spagnolo non vada molto a genio è superfluo: Fernando è intelligente e sempre di più un ottimo gestore di emozioni, però in carriera ha già vissuto qualcosa di abbastanza simile ai tempi della McLaren e vorrebbe uscire in fretta da questo incubo. Nelle prime tre gare si è adeguato al bon ton, ha accettato di non attaccare il compagno di squadra e ha atteso invano ordini di squadra che non sono arrivati e che, onestamente, non potevano nemmeno arrivare non essendoci un allenatore sul campo talmente autorevole da potersi permettere scelte impopolari. Ci voleva, pertanto, un’occasione, un episodio, per sparigliare le carte e imporre la legge del più forte. Giacché di strategie differenti tra i due piloti non se ne parla mai, e proprio per non scontentare nessuno, Alonso non ci ha pensato due volte quando ha visto un pertugio (rischioso, feroce, ma lecito) per sopravanzare il compagno guadagnando poi posizioni, credito e leadership. Sorpassando Massa al limite dello sfregio, ha insomma chiarito chi è che comanda in squadra. Adesso si è preso il pallino e di conseguenza, se non commetterà altri errori un po’ inutili come la partenza anticipata in Cina o la foga della Malesia, sarà lui il pilota di punta delle Rosse. Il campionato è ancora lungo, ma non gettare nessuna opportunità sarà indispensabile tanto più che, come si era già scritto qui già prima del via della stagione, la McLaren sembra avere un vantaggio evidente in ottica mondiale costruttori grazie alla coppia decisamente più solida per andare sempre a punti. Tutto il contrario per il titolo piloti: Alonso è ancora uno dei favoriti, lo può vincere e lui lo vuole fortemente. Contro Massa non ha (ancora) nulla: semplicemente se l’è voluto togliere dai piedi prima che in Ferrari si facessero altre idee…