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Raikkonen, Rossi, Kubica e la smania per i rally

dicembre 1, 2009  |  Rally  |  16 Commenti  |  Lascia un commento

Passione, moda oppure puro divertimento. Una chiave ci deve essere se ormai c’è la fila di blasonati campioni che si dedicano o si vogliono dedicare ai rally. Kimi Raikkonen ha scoperto questa specialità quest’anno e ci ha preso tanto gusto da far balenare addirittura l’idea di correre il mondiale a tempo pieno tanto che si parla di un suo impiego nella squadra junior della Citroën nel 2010. Sarebbe clamoroso per un campione del mondo di F.1, ancora vincente e persino il più pagato del Circus. Fascino dei rally oppure un dispetto verso l’ambiente dorato dei Gran Premi (che comunque gli assicurerebbe un lauto stipendio da parte della Ferrari anche il prossimo anno dopo averlo appiedato con un contratto in essere)? Chi può dirlo. Di sicuro i rally sono la grande passione di Valentino Rossi che non appena può si diverte a fare pieghe sui percorsi stradali, possibilmente su quelli sterrati mai nascondendo la sua intenzione di voler chiudere la carriera correndo a tempo pieno in questa disciplina. Ma i rally stanno piacendo un sacco anche a Robert Kubica che dalla fine del mondiale non lascia passare una domenica senza correre un rally alla guida di una Renault oltretutto nemmeno da assoluto, da che è evidente che non cerca gloria ma puro piacere. E poi c’è Kovalainen che ha già detto che se non troverà un volante si darà lui pure ai rally anche se dove e con chi non è ancora chiaro. Si badi bene, in assoluto non è una novità perché in passato si ricordano divagazioni in questa disciplina da parte di altri grandissimi del Circus, da Clark a Graham Hill, da Ronnie Peterson ad Alain Prost, da Elfor a Reutemann per non parlare di Keke Rosberg che a suo tempo ne fece per un po’ una vera mania. Ma perché, secondo voi, i rally hanno tanto fascino proprio sui re della velocità?

Ingaggi F.1 2009. Kimi re con grande margine

ottobre 30, 2009  |  Formula 1  |  13 Commenti  |  Lascia un commento

Alla vigilia del GP di Abu Dhabi il periodico economico “Arabian Business” ha pubblicato gli ingaggi dei piloti del mondiale F.1 riguardo la stagione corrente. Ovviamente si tratta dei soli accordi diretti tra squadra e pilota e non tengono conto di eventuali sponsor personali qualora il team li ammetta. Per questo alcuni piloti appaiono a ingaggio zero (il guadagno lo fanno con sponsor personali e presenze su tuta o casco). Balza all’occhio come Raikkonden sia nettamente il più pagato del lotto e come alcuni protagonisti della stagione, Button e soprattutto Barrichello abbiano guadagnato decisamente “poco” anche nel confronto con altri quasi esordienti. Barrichello, per sempio, pagato meno di Buemi sorprende un po’.
Voi che cosa ne pensate?

1. Kimi Raikkonen $45m
2. Lewis Hamilton $18m
3. Fernando Alonso $15m
4. Nico Rosberg $8.5m
5. Felipe Massa $8m
6. Jarno Trulli $6.5m
7. Sebastian Vettel $6m
8. Mark Webber $5.5m
9. Jenson Button $5m
10. Robert Kubica $4.5m
11. Heikki Kovalainen $3.5m
12. Nick Heidfeld $2.8m
13. Timo Glock $2m
14. Giancarlo Fisichella $1.5m
15. Sébastien Buemi $1.5m
16. Rubens Barrichello $1m
17. Jaime Alguersuari $0.5m
18. Vitantonio Liuzzi $0
19. Adrian Sutil $0
20. Romain Grosjean $0
21. Kazuki Nakajima $0

Le Brawn, la Ferrari e... Liuzzi

Le Brawn, la Ferrari e… Liuzzi

settembre 14, 2009  |  Formula 1  |  17 Commenti  |  Lascia un commento

Di come Ross Brawn abbia impacchettato tutti i suoi rivali in questo mondiale abbiamo già parlato, e c’è ben poco da aggiungere; con una vettura buona e dei piloti buoni sta facendo il vuoto nonostante ogni tanto incontri sulla sua strada vetture più buone e piloti ottimi. Il mondiale costruttori è già in tasca ed è giusto dire con pieno merito (nella foto, Jenson Button e Rubens Barrichello).
Ma questo campionato è sempre più sorprendente e vivace perché continua a proporre risultati ben differenti da quello che si potrebbe credere alla vigilia di ogni singola gara. Finora hanno vinto sei piloti differenti e quattro costruttori differenti. Da quanto non accadeva? La Brawn era partita al massimo poi è parsa in declino sino a due resurrezioni firmate Barrichello che hanno preso in contropiede mezzo Circus. La Red Bull, partita bene, a un certo punto è parsa imbattibile: c’era solo il dubbio della scelta su chi doveva incoronarsi campione tra Vettel e Webber. Poi è venuta fuori di prepotenza la McLaren (quella di Hamilton, va detto, perché il depresso Kovalainen è una disperazione) e già si è vagheggiato che con sei vittorie di fila Hamilton si sarebbe confermato campione. Infine è toccato alla Ferrari balbettante dell’inizio trovare nel Kers e in un rivitalizzato Raikkonen un passo tale da far dire al finlandese alla vigilia di Monza che per il titolo c’è anche lui.
In più, come se non bastasse, è venuta fuori una Force India che va come la Ferrari, un secondo dietro la miglior Ferrari per due GP di fila e con due piloti differenti che potevano essere tre perché Liuzzi (nell’immagine a lato) è stato la grande rivelazione del GP d’Italia; lui che veniva da due anni di ozi e che si è qualificato pochissimo dietro al suo caposquadra Sutil pur avendo imbarcato 30 chili di carburante in più. Antonio più che bravo è stato portentoso: nell’Italia dei Fisichella (rimandato a Singapore) e dei Trulli ha mostrato un piglio così sfacciato da lasciare stupefatti. Vabbè, non ha finito la gara, ma con la tattica giusta che aveva adottato poteva davvero aspirare al podio. Io lo ammetto: non avrei scommesso un centesimo su di lui perché da troppo tempo lontano dalle corse. Ma adesso mi sa che qualche eurino lo rischierò, specie se gli allibratori continueranno a pagarlo tanto bene.