Posts Tagged ‘Kubica’

Alla fine anche la Renault è scappata…

dicembre 16, 2009  |  Formula 1  |  11 Commenti  |  Lascia un commento

Dunque, la Renault è passata di mano. No, è vero, ufficialmente ancora no. Lo diranno il 4 gennaio, ma quello che si temeva, e che questo blog aveva previsto già nella scorsa primavera e cioè che la Renault zoppa va allora ad aggiungersi a BMW e Toyota, si è puntualmente avverato.
La Renault resta in F.1 ma solo come socia di minoranza della Genii Capital (che ha dietro a tutto Gerard Lopez, lussemburghese, proprietario della Gravity, società di management), con un budget ufficialmente dimezzato del 50% rispetto al 2009. I capi francesi non hanno usato giri di parole: “O si faceva così o si chiudeva del tutto”.

 


Adesso dovrebbe arrivare in squadra un nuovo team principal (si dice che verrà dal mondo delle corse, ma non dal giro F.1) mentre la Renault ha chiarito che resterà fino al 2012 con l’ambizione di fornire i motori anche ad altre squadre. Quello che però che la Renault non ha detto, ma che gli spifferi hanno fatto uscire, è che potrebbe scappare molto prima dalla F.1 se non riuscirà ad assicurarsi la fornitura del kers per tutte le squadre nel 2011.
Già, perché adesso salta fuori che non l’anno prossimo, ma tra due anni, si riprenderà il discorso del kers in versione più potente di quella vista nel 2009 (e abbandonata nel 2010), con la differenza che sarà un kers standard, cioè uguale per tutti; e la grande battaglia in gioco sarà quella di essere prescelti e spuntare un bel gruzzolo, un po’ come capitò anni fa con la centralina unica fornita dalla McLaren.
Anche i piloti non sono stati annunciati, o almeno è stato confermato il solo Kubica mentre il secondo dovrebbe essere un guidatore di medio livello fornito dalla Gravity Management stessa. Si fanno i nomi di Ho-Pin Tung, oppure Baguette o ancora D’Ambrosio. Insomma, si è visto di meglio.

Raikkonen, Rossi, Kubica e la smania per i rally

dicembre 1, 2009  |  Rally  |  16 Commenti  |  Lascia un commento

Passione, moda oppure puro divertimento. Una chiave ci deve essere se ormai c’è la fila di blasonati campioni che si dedicano o si vogliono dedicare ai rally. Kimi Raikkonen ha scoperto questa specialità quest’anno e ci ha preso tanto gusto da far balenare addirittura l’idea di correre il mondiale a tempo pieno tanto che si parla di un suo impiego nella squadra junior della Citroën nel 2010. Sarebbe clamoroso per un campione del mondo di F.1, ancora vincente e persino il più pagato del Circus. Fascino dei rally oppure un dispetto verso l’ambiente dorato dei Gran Premi (che comunque gli assicurerebbe un lauto stipendio da parte della Ferrari anche il prossimo anno dopo averlo appiedato con un contratto in essere)? Chi può dirlo. Di sicuro i rally sono la grande passione di Valentino Rossi che non appena può si diverte a fare pieghe sui percorsi stradali, possibilmente su quelli sterrati mai nascondendo la sua intenzione di voler chiudere la carriera correndo a tempo pieno in questa disciplina. Ma i rally stanno piacendo un sacco anche a Robert Kubica che dalla fine del mondiale non lascia passare una domenica senza correre un rally alla guida di una Renault oltretutto nemmeno da assoluto, da che è evidente che non cerca gloria ma puro piacere. E poi c’è Kovalainen che ha già detto che se non troverà un volante si darà lui pure ai rally anche se dove e con chi non è ancora chiaro. Si badi bene, in assoluto non è una novità perché in passato si ricordano divagazioni in questa disciplina da parte di altri grandissimi del Circus, da Clark a Graham Hill, da Ronnie Peterson ad Alain Prost, da Elfor a Reutemann per non parlare di Keke Rosberg che a suo tempo ne fece per un po’ una vera mania. Ma perché, secondo voi, i rally hanno tanto fascino proprio sui re della velocità?

Heidfeld, così bravo e così poco considerato

Heidfeld, così bravo e così poco considerato

novembre 2, 2009  |  Formula 1  |  6 Commenti  |  Lascia un commento

Ma sì, a campionato mondiale concluso penso sia giusto spendere qualche parola per un pilota di cui non si occupa mai nessuno: Nick Heidfeld. Corre da tre stagioni complete in squadra con Kubica, uno dei giovani a ragione considerati più talentuosi, e per due volte su tre ha concluso il mondiale con più punti in classifica del polacco.
Questo, in sé, non basta per affermare che Nick sia meglio di Robert, ma vale la pena di notarlo perché se di uno di si parla sempre, dell’altro non si parla mai.

In squadra BMW per Heidfeld peraltro stravedono: sostengono che è uno serissimo, che non si lamenta mai. Quando gli impongono di correre con il pieno e resistere su una sola sosta non fa una piega, se gli ordinano di provare soluzioni scomode lui si adegua, se gli chiedono di soffrire per portare comunque punti lui stringe i denti e non scuote mai il capo. Questo non gli vale di solito un titolo sui giornali, ma dentro un team sono medaglie che pesano.
Quando correva in F.3000 e vinse il titolo 1999 (letteralmente doppiando il secondo classificato) molti scrissero che correva contro nessuno, quando in F.1 nel 2001 corse in squadra con Raikkonen, gli arrivò davanti, ma in McLaren gli preferirono Kimi nonostante lui fosse sempre stato un pilota Mercedes. Dopo, con i suoi compagni la musica non è praticamente mai cambiata: nel 2002 in Sauber superò nettamente Massa (per forza, però era più giovane), nel 2004 in Jordan fece meglio di Pantano e Glock (ma chi erano questi due?), nel 2005 in Williams volava contro Webber ottenendo anche una pole e un secondo posto prima che due incidenti di cui uno extra corse gli negassero gli ultimi 5 Gran Premi (ma tornerà poi quello di prima?), nel 2006 umiliò Jacques Villeneuve (ma non era più il campione di un tempo…).
Insomma, è una vita che per una ragione o per l’altra lui è sempre bravo, però, però.
Ecco, mi sembra che meriti molto più rispetto, che sia giusto che gli appassionati lo trascurino meno, che, a farla breve, in carriera abbia più dato che ricevuto.

 

Kimi va, su Massa tanta pressione

settembre 29, 2009  |  Formula 1  |  24 Commenti  |  Lascia un commento

La Ferrari ha scelto: va via Raikkonen. Non c’è ancora l’annuncio ufficiale ma pare sia soltanto una formalità. Non è stato facile decidere e di sicuro le pressioni della Fiat saranno state importanti considerando che al momento il Brasile è il mercato più importante e più redditizio per il Gruppo torinese.

Kimi lascia dopo tre stagioni all’insegna di ombre e luci, imperlate dal titolo 2007 ma con un senso di incompiuto che non era prevedibile al momento del suo sbarco a Maranello. Considerando il valore assoluto del pilota, è indubbio che qualche cosa non abbia funzionato pur se non è questo il momento per attribuire colpe. Di sicuro il carattere del pilota può non avere aiutato, ma è altrettanto vero che negli ultimi due anni a Maranello troppi cambiamenti nella struttura del team hanno destato qualche perplessità.

Il pallino passa adesso nelle mani di Massa che al rientro sarà più che mai sotto pressione perché dovrà ritrovare la forma dei giorni migliori, non far rimpiangere l’addio a Kimi e reggere la sfida con un campione espertissimo quale Alonso.

Si merita un grosso in bocca al lupo perché per lui sarà durissima, ma anche Kimi avrà le sue gatte da pelare in McLaren, dove Hamilton non farà sconti. Non fosse altro che per questo giro di piloti (arricchito da Rosberg probabilmente in Brawn, Kubica – povero lui – in Renault e Hulkenberg in Williams) l’anno prossimo si avvia in maniera eccitante, tanto più che squadre come Red Bull e Brawn non potranno più essere considerate dei team minori, bensì scuderie molto più forti delle varie BMW, Toyota oppure Honda che avevano sì il blasone, ma che negli ultimi anni hanno fatto più da sparring partner a Ferrari e McLaren che essere vere rivali.

Schumi, mossa geniale o occasione persa?

luglio 30, 2009  |  Formula 1  |  25 Commenti  |  Lascia un commento

La mossa è di quelle che piacerebbero a Hollywood: il vecchio campione che torna a calcare le scene e magari rimette tutti ragazzini in riga dall’alto del suo mestiere e della sua classe cristallina. La Ferrari, richiamando quel Michael Schumacher che aveva obbligato a smettere perché c’era un nuovo disegno da portare avanti, ha centrato l’obiettivo di tornare al centro della scena in un anno che più magro non si può.

Dal punto di vista spettacolare non ci poteva essere mossa migliore: a Valencia torneranno i grandi numeri di audience e il mondo sarà calamitato e diviso da scommesse roventi. Ce la farà o non ce la farà? Sin qui niente da dire, il risultato mediatico ha una portata colossale, più ancora di quando tornò Lauda.

Ma se vi va di leggere un’opinione fuori dal coro ve la servo subito. Se tatticamente la mossa Schumi non si discute, dal punto di vista strategico è l’ennesima occasione che la Ferrari si fa sfuggire. In un anno ai margini delle posizioni che contano, senza classifiche per cui lottare, non osare un giovane è mortificante. Perché a Maranello debbono sempre inseguire a pacchi di milioni di euro i campioni affermati senza incrociare mai un talento che sta sbocciando?

Oggi si sbava per Vettel (che due anni fa non costava nulla e che adesso è imprendibile), si ammira Hamilton che la McLaren ha fatto debuttare bambino, si bramava il Kubica in mano ai tedeschi, ci si svenerà per Alonso non avendogli mai prestato un minimo d’attenzione quando vagava tra la Minardi e le formule addestrative.

Weber, il manager di Schumi, nelle ultime ore aveva suggerito di provare il suo nuovo pupillo Hulkenberg, baby di grande avvenire e leader della GP2, ma non è stato ascoltato. Meglio ancora, la Ferrari aveva già avuto modo di saggiare le immense qualità del giovanissimo Bortolotti che la Red Bull le ha soffiato con un contratto quinquennale ma che con una (oggi) misera penale di appena 100 mila euro potrebbe svincolarsi. Invece no, si è preferito l’usato sicurissimo, i titoloni dei giornali, l’emozione dei tifosi. Meglio la gallina oggi dell’uovo domani, insomma. Ma così non si programma, si vive sempre alla giornata.

Vettel troppo nel mirino

Vettel troppo nel mirino

giugno 8, 2009  |  Formula 1  |  13 Commenti  |  Lascia un commento

Salviamo il soldato Vettel. Il talentuoso giovanotto è sotto pressione; tutti pretendono da lui la gara della vita e questo ogni domenica in cui corre la F.1. Ma il tedesco non ha ancora compiuto 22 anni e non può superare ogni ostacolo con il solo enorme talento di cui dispone.
Quest’anno possiede un’auto molto competitiva però nessuno gli regala nulla. Attacca sempre a testa bassa, come è caratteristico dei giovanissimi, e spesso riesce a stupire, ciò nonostante ogni tanto sbaglia. Meno in passato, quando non aveva tutti i riflettori addosso, di più adesso. Chi si occupa di contabilità gli addebita l’incidente con Kubica in Australia che gli ha tolto punti preziosi (oltre ad aver compromesso la corsa del rivale), l’incidente a Montecarlo e lo svarione durante il primo giro in Turchia. Dopo sette Gran Premi il bilancio non è esaltante, eppure lui è uno dei pochi con potenzialità superiori. Da sempre mettere il dito sulle cose negative anziché porre l’accento sulla guida magistrale è un viziaccio dei critici. Hamilton stesso, che al primo anno ha compiuto manovre geniali e dato prova di una classe sopraffina, è stato messo sul banco degli accusati perché esagerava, come se andare sopra le righe a vent’anni sia una colpa anziché una regola. E chi è più vecchio ricorda la fatica che fece persino Senna ad essere accettato dai più. Bravino sì, ma troppo esuberante lo etichettarono in tanti nelle sue prime due stagioni. Giudizi impietosi con cui spesso quelli agli inizi debbono scontrarsi. Per fortuna il tempo è sempre galantuomo e i più bravi emergono comunque diventando poi intoccabili. Però un po’ di pazienza sarebbe gradita, e Vettel se la merita.