Posts Tagged ‘McLaren’

Hamilton è superbravo e superprotetto

giugno 28, 2010  |  Formula 1  |  41 Commenti  |  Lascia un commento

Ci risiamo, il moretto della McLaren ha infilato un’altra perla e combinato un altro pasticcio pagato al solito meno caro del dovuto.
Non è la prima volta che i commissari hanno per lui occhi dolci, e questo manda su tutte le furie i rivali che cominciano ad averne le tasche piene del trattamento gentile di cui è spesso fatto oggetto l’inglesotto di colore.
Hamilton meritava il secondo posto e la leadership del campionato pur con il sorpasso vietato alla safety car? Per la sua guida sicuramente sì, ma con una penalizzazione più tempestiva avrebbe di sicuro compromesso la sua gara (o quantomeno l’avrebbe dovuta vivacizzare operando sorpassi che altrimenti non si sono visti tranne che al via o nell’ultimo giro grazie a Kobayashi e le sue gomme fresche).
In Ferrari gridano allo scandalo, le altre squadre si alterano un po’, il suo compagno di squadra si limita a notare (con molto fair play) che “gli è andata di lusso”, resta però il fatto che in un campionato così combattuto se un pilota gode contemporaneamente di tutta la protezione del suo team e di quella di chi deve far rispettare le regole qualche cosa di anomalo c’è.

Alonso: un podio e tanti musi lunghi

giugno 14, 2010  |  Formula 1  |  21 Commenti  |  Lascia un commento

A fine Gp del Canada Alonso aveva un muso così lungo che più lungo non si può. E Domenicali aveva già il sorriso in valigia pensando a un ritorno pieno di pensieri. Il podio, questa volta, non aveva soddisfatto nessuno per i pochi punti racimolati, e c’è un perché che va al di là della gara tormentata di Massa, fuori dai punti e dalla gara.
Re Fernando, l’uomo cui nulla è impossibile, ha subito due sorpassi che, con buona pace della televisione di stato e dei ferraristi in servizio permanente e effettivo, gridano vendetta. E’ vero, due doppiati si sono messi di mezzo, ma nelle corse i doppiati fanno parte del panorama e hanno avuto sempre ruoli da protagonisti nei sorpassi da leggenda della F.1. Chi ha buona memoria ricorderà il Johansson che a Budapest nel 1989 confuse per un attimo il grande Senna permettendo a Mansell, proprio con la Ferrari, di completare al meglio una gara capolavoro con una manovra da pelle d’oca sul brasiliano. E un decennio dopo il sorpasso a Spa operato da Hakkinen su Schumacher, anche in questa occasione approfittando di un doppiato dall’andatura un po’ indecisa.
I grandi campioni, si è sempre detto, sono quelli che sanno approfittare della minima opportunità per compiere mosse decisive, e in Canada sia Hamilton sia Button hanno infilato come un pollo allo spiedo il malcapitato Alonso apparso più incerto che sorpreso. Ecco spiegato il muso lungo, e la depressione che si è impadronita di Domenicali: se anche il più bravo di tutti continua a collezionare passi falsi (in qualifica e in gara) arrivare al titolo iridato si farà sempre più difficile. Perché gli altri non regalano nulla, perché la Red Bull è velocissima e la McLaren solidissima (di testa e di sostanza). Dare la colpa ai doppiati è una visione perdente delle cose e il primo a saperlo è proprio l’asso spagnolo che più che con il destino cinico e baro se l’è presa con se stesso. Ma può consolarsi: se con tutti i contrattempi sommati in questo tormentato inizio di stagione lui è ancora attaccato alla vetta della classifica, c’è da credere che se gli errori non si ripeteranno a lottare per la corona mondiale lui ci sarà fino all’ultimo. Però niente scuse, e soprattutto stantii avvocati difensori d’ufficio che sanno di servilismo ingiustificato.

McLaren, che capolavoro!

maggio 31, 2010  |  Formula 1  |  14 Commenti  |  Lascia un commento

Tanto di cappello alla McLaren. Per la doppietta in Turchia, naturalmente, ma anche per tutto quello che si può leggere dietro questo risultato. Così come un anno fa, anche nel 2010 lo sforzo compiuto settimana dopo settimana per aggiornare la monoposto rispetto alla concorrenza più agguerrita è da applausi. La Red Bull appena due Gp fa, in Spagna, sembrava anni luce più avanti di tutti, invece adesso è stata quasi completamente ripresa. Non è facile sviluppare parti nuove quando è vietato provare, però a Woking ci riescono con efficacia, sfruttando come soltanto loro sanno fare il simulatore dentro al quale si racconta che il pilota tester Gary Paffett passi ormai gli anni migliori della sua vita.
E da applausi è stata anche la gestione dei piloti dopo la disastrosa figuraccia di Montecarlo, con la vettura del leader del campionato, Button, mandato in griglia con un tappo sul radiatore.
In Turchia i cervelli McLaren hanno fatto il meglio che si potesse in ottica stagionale: hanno vinto la gara, hanno portato a casa una preziosa doppietta e hanno badato soprattutto a non deprimere il morale, già piuttosto scosso, del loro cavallo di razza, Lewis Hamilton. Il moretto aveva assolutamente bisogno di una vittoria per non entrare in un pericoloso cortocircuito, e il team ha fatto in modo che questo non succedesse perché nel resto della stagione sarà indispensabile che entrambi i piloti diano il massimo.
A Istanbul, nel finale di gara, Button ne aveva tanto di più perché, al solito, aveva preservato le sue coperture sia nell’ipotesi che la pioggia arrivasse davvero quando non c’era più tempo per rientrare (e magari c’erano ancora le due Red Bull da passare in tromba) sia perché la sua guida gentile poteva permettergli la zampata quando chi lo precedeva meno poteva aspettarselo.
Per quattro giri, prima del riuscito sorpasso su Hamilton, Button aveva fatto segnare tempi inferiori di mezzo secondo rispetto al compagno di squadra e quanto ne avesse di più si è visto benissimo per la facilità con cui aveva superato Lewis prima della pronta, generosa e disperata risposta del compagno che proprio non poteva subire un affronto di questa portata.
Lì la squadra è stata formidabile: ha capito che se avesse vinto Button il morale di Hamilton sarebbe andato a carte quarantotto e ha imposto un alt perentorio, palesemente amplificato da Jenson che si è subito staccato d’una cinquantina di metri per far capire che obbediva.
Difficile adesso dire se i punti persi in Turchia potranno essere fatali in un arrivo in volata se mai fosse Button a lottare per il titolo, ma a mio avviso è stata una mossa saggia. Nessuna squadra può rischiare di giocarsi il pilota con più pepe in squadra: imponendo ai due di rispettare le posizioni, la McLaren li ha tenuti entrambi in lotta, ha dato ad Hamilton un segnale forte che la squadra lo protegge come si deve fare con le razze in via d’estinzione e ha lasciato Button con la convinzione che nulla gli è precluso. Per uno che ha scelto di correre al fianco del più forte per dimostrare che, contro lo scetticismo generale, non è da meno, anche un secondo posto può valere tantissimo.

Ferrari, strategia perfetta. McLaren e Mercedes dietro la lavagna

maggio 17, 2010  |  Formula 1  |  32 Commenti  |  Lascia un commento

Beh, non accadeva da un bel po’ che la Ferrari le mosse le azzeccasse in maniera determinante, invece a Montecarlo è successo ed è stato un colpo magistrale. Far partire Alonso dall’ultimo posto con le gomme più tenere (in apparenza un controsenso) sperando nell’intervento della Safety Car nelle fasi iniziali di gara per effettuare poi il cambio obbligatorio senza perdere tempo rispetto ai rivali, è stata una scommessa azzardata ma vincente. Ed è giusto notarlo dopo che le teste pensanti al muretto delle Rosse avevano destato negli ultimi tempi non poche perplessità.
Chi invece ha fatto una figura da pescivendolo è stata la McLaren. Mandare sulla griglia di partenza la monoposto del leder del mondiale con un tappo su un radiatore è roba che nemmeno ai dilettanti succede. E Button l’ha pagata cara, con il motore arrosto dopo appena tre giri. Notare che ai tempi di Ron Dennis in pista non sarebbe mai successo è adesso troppo facile.
Infine la Mercedes. L’ordine mandato via radio a Schumi di passare Alonso subito dopo l’uscita della Safety Car (messaggio peraltro inviato anche a Rosberg) lascia perplessi. Ross Brawn di solito le azzecca tutte, questa volta invece l’ha toppata di grosso. In compenso a Montecalo si è rivisto lo Schumacher che ben conosciamo e non solo perché in pista ha avuto il piglio giusto e un passo come mai quest’anno, ma soprattutto perché si è riproposto con una furbata come era solito fare. Per i non ferraristi questa non è una notizia, quello che invece ha colpito è l’indignazione dei tifosi di Maranello. Ma come? Quando si comportava così in passato (ed è successo tante volte) era un volpone, adesso invece è diventato un delinquente. Lo dicevano i latini, sic transit gloria mundi, ma non vi sembra ridicolo?

Alonso ha chiarito le cose in squadra

Alonso ha chiarito le cose in squadra

aprile 21, 2010  |  Formula 1  |  25 Commenti  |  Lascia un commento

Archiviato anche il GP di Cina, che senza la safety car intervenuta giustamente per liberare la pista dai detriti dell’ala di Alguersuari Button poteva vincere con 40” di vantaggio sul secondo classificato (nessuno lo ha sottolineato, ma non è una novità), l’argomento che più ha tenuto banco è stato il sorpasso di Alonso su Massa nella corsia che porta ai box.
Tutta l’attenzione mediatica è stata allora messa sul dopo-fattaccio, cioè sulle possibili polemiche e sugli eventuali rancori tra i due piloti, con gli incendiari schierati da una parte e i pompieri dall’altra, ma il nocciolo della questione andrebbe tutto focalizzato sul prima, sul perché il “fatto” è successo.
Alonso è un campionissimo, ha già vinto due titoli mondiali, si sente la prima guida del team ed è pagato come tale. In Ferrari, però, Massa è ottimamente piazzato; ha talento e qualità di guida, ha dato molto alla squadra, in più nessuno, nel reparto corse, si sente di considerarlo una seconda guida, almeno finché la situazione di classifica o l’andamento del campionato non chiariscano sul campo le gerarchie.
Sottolineare che tutto questo allo spagnolo non vada molto a genio è superfluo: Fernando è intelligente e sempre di più un ottimo gestore di emozioni, però in carriera ha già vissuto qualcosa di abbastanza simile ai tempi della McLaren e vorrebbe uscire in fretta da questo incubo. Nelle prime tre gare si è adeguato al bon ton, ha accettato di non attaccare il compagno di squadra e ha atteso invano ordini di squadra che non sono arrivati e che, onestamente, non potevano nemmeno arrivare non essendoci un allenatore sul campo talmente autorevole da potersi permettere scelte impopolari. Ci voleva, pertanto, un’occasione, un episodio, per sparigliare le carte e imporre la legge del più forte. Giacché di strategie differenti tra i due piloti non se ne parla mai, e proprio per non scontentare nessuno, Alonso non ci ha pensato due volte quando ha visto un pertugio (rischioso, feroce, ma lecito) per sopravanzare il compagno guadagnando poi posizioni, credito e leadership. Sorpassando Massa al limite dello sfregio, ha insomma chiarito chi è che comanda in squadra. Adesso si è preso il pallino e di conseguenza, se non commetterà altri errori un po’ inutili come la partenza anticipata in Cina o la foga della Malesia, sarà lui il pilota di punta delle Rosse. Il campionato è ancora lungo, ma non gettare nessuna opportunità sarà indispensabile tanto più che, come si era già scritto qui già prima del via della stagione, la McLaren sembra avere un vantaggio evidente in ottica mondiale costruttori grazie alla coppia decisamente più solida per andare sempre a punti. Tutto il contrario per il titolo piloti: Alonso è ancora uno dei favoriti, lo può vincere e lui lo vuole fortemente. Contro Massa non ha (ancora) nulla: semplicemente se l’è voluto togliere dai piedi prima che in Ferrari si facessero altre idee…

Motori fragili e sospensioni furbe

aprile 6, 2010  |  Formula 1  |  13 Commenti  |  Lascia un commento

E tre. Dopo Alonso e Button, ecco Vettel. Il mondiale si accende perché c’è varietà in testa e perché i primi sono raccolti in un pugno di punti, davvero pochi adesso che chi vince se ne porta a casa 25 alla volta. Ma sì, merita parlare dei nuovi punteggi e rifletterci un po’ su. Il tedeschino volante Vettel, per esempio, senza guai di affidabilità oggi potrebbe essere lassù, al comando con già 75 punti in saccoccia. Abituati ai vecchi numeri, ci parrebbe in fuga assoluta, imprendibile per chiunque. Invece è solo questione di abituarci a un mondiale dove, in teoria, un pilota imbattibile potrebbe chiudere la stagione a quota 475, praticamente tutti quelli conquistati in carriera da Mansell, ben più di quelli intascati da Lauda e Hakkinen.
In compenso il nuovo punteggio ha permesso allo stesso Vettel, con il colpaccio in Malesia, di essere prontamente tornato in corsa per la leadership mondiale, attaccato alla formichina Massa che guida il gruppo senza esaltare ma anche senza daludere. L’incertezza ne guadagna, e suggerisce un paio di ovvie considerazioni: la prima è che un pilota capace di vincere più della media, potrebbe arrivare facilmente al titolo pur con diverse gare buttate via. Esattamente quello che la Federazione voleva per incitare i piloti ad osare di più. La seconda contraddice invece la prima, e sostiene che senza una supremazia netta (quello che è accaduto fino ad oggi, cioè tre vincitori differenti in tre gare) la presenza costante nelle prime posizioni esalta i regolaristi ( Massa, ma anche Rosberg e Button) anche perché si è rivisto una volta di più che con fondo asciutto superare è quasi impossibile e le tenaci difese, senza particolari manovre al limite, di Sutil e Button nei confronti dei più veloci Hamilton e Alonso lo hanno testimoniato ampiamente.
Ed eccoci ad Alonso, autore di una gara strepitosa a sentire le gole profonde nel team Ferrari. Dicono loro che non ci si deve far trarre in inganno né dal sorpasso subito dallo spagnolo per opera di Button subito prima che l’inglese rientrasse per sostituire le gomme morbide con quelle più dure, né dalla sua incapacità di superare a sua volta Button nel finale di gara. Aveva sin dal via grossi guai con la frizione, quindi tanto di cappello. Però la Ferrari ha rotto un motore, tre li avevano già sostituiti in precedenza e neppure quelli sulla Sauber se la sono passata bene. Significa che qualche allarme c’è, e nell’ottica di una stagione lunghissima la cosa agita molto, anche perché i motori sono bloccati e non si può intervenire per sistemare quello che non va.
Aspettiamo allora la Cina con le nuove probabili sospensioni attive della McLaren a imitazione di quelle per adesso efficacissime, e contestatissime, della Red Bull. La Ferrari, che per adesso le ha regolabili manualmente, e la Mercedes che ne è del tutto priva, stanno alla finestra pronte ad adeguarsi il più in fretta possibile se anche al team britannico fosse concessa la “furbata” del 2010.

Alonso, aprire vincendo porta sempre bene

marzo 15, 2010  |  Formula 1  |  23 Commenti  |  Lascia un commento

Se le statistiche contano ancora qualcosa, non c’è nulla di più confortante della doppietta Ferrari in Bahrain e soprattutto del colpaccio di Alonso: la storia insegna che praticamente sempre chi ha vinto la gara d’apertura della stagione poi ha fatto suo il titolo mondiale.
Vettel allora deve mangiarsi le mani? In assoluto sì, perché stava correndo una gara magnifica e autoritaria, ma, come si temeva alla vigilia, le Red Bull sono le monoposto del lotto di testa più a rischio per l’affidabilità.
La Ferrari, allora. Ci si aspettava una buona gara ed è uscita ottima, ci si aspettava un grande Alonso ed è parso ancor più autoritario del previsto. Si poteva sperare di più? No.
La McLaren ha un po’ deluso? Anche qui no, oppure sì, ma soltanto in qualifica dove doveva esprimere il suo meglio. Hamilton durante il Gran Premio aveva un passo in linea con i ferraristi, ma l’esser stato superato al via da Rosberg gli ha segnato la gara e, se non gli fosse riuscito il sorpasso del tedeschino ai box, sarebbe arrivato a mezzo minuto o giù di lì. Purtroppo, come tutti prevedevano, quest’anno le gare promettono di essere dei grandi trenini dove, anche se uno ha un secondo in tasca di potenziale, non può sperare di sopravanzare chi lo precede se non nei giri finali quando, a vettura senza benzina, le gomme vanno risparmiate di meno.
Mercedes. Per ora va più piano; non di molto, ma quanto basta per finire in fretta fuori lotta. Quei tre o quattro decimi che un anno fa la mettevano davanti a tutti, adesso mancano sia in qualifica sia nel passo gara. Una rondine non fa primavera, ma se non verranno trovati rimedi in fretta, il team tedesco, dei quattro di testa, sembra il più indietro.
Cambierà qualche cosa a Melbourne? Forse sì, perché è una pista più insidiosa con qualche staccata da brivido a mano a mano che il tracciato si sporca, come avviene sempre col passare dei giri e le divagazioni fuori pista di qualche concorrente. In Bahrain il tracciato nuovo ha tolto gli unici due punti da sorpasso che rendevano quel circuito il meno peggio di quelli disegnati da Tilke: capire perché si sia deciso di allungarlo per omologarlo ai peggiori resta un mistero. Si spera allora in qualche emozione in più, ma è difficile che succeda in fretta, almeno finché ingegneri e piloti non avranno le idee chiare sul comportamento delle gomme con il gran carico a bordo.
Schumacher, infine. Su di lui ognuno si sarà fatto un’opinione molto figlia delle attese, del fastidio per la fuga dalla Ferrari, o per l’amore legato al passato. Secondo me è andato come la sua auto gli permetteva. Terminare la gara dopo 300 km e nemmeno 4 secondi dal suo veloce compagno di squadra, partito oltretutto, due posizioni avanti testimonia che tanta ruggine non gli è rimasta addosso. Chiaro che tre anni di sosta lo obbligano a ritrovare il ritmo della gara e nel giro di tre o quattro Gp potrebbe essere il più veloce in casa Mercedes. Dopo, dipenderà tutto dall’auto di cui disporrà. Se da assoluto, vincerà, altrimenti no. Contro gente come Alonso, Hamilton e Vettel, con un mezzo inferiore non può farcela nessuno.

Tutto chiaro, anzi no

Tutto chiaro, anzi no

marzo 1, 2010  |  Formula 1  |  5 Commenti  |  Lascia un commento

Adesso che le prove sono finite e si farà sul serio nel primo Gran Premio della stagione, è già tempo di primi bilanci. Quattro lunghe sessioni di test su tre differenti circuiti in Spagna hanno messo in fila dubbi e certezze: si sa, per esempio, che le quattro squadre più accreditate saranno davvero in grado di battersi al più alto livello, si sa anche che mediamente l’affidabilità è molto alta e pure che sul giro secco anche Williams e Sauber potrebbero dire la loro.
Dati confortanti, insomma, per chi spera in una F.1 livellata in alto e con buoni motivi per gli appassionati si mettersi davanti al televisore per vedere come andrà a finire. Quello che invece non si è capito bene è se qualcuno ha barato (in senso buono) oppure no. E qui stanno le vere incertezze della vigilia.
Che la McLaren fosse velocissima lo si era anticipato su questo blog in tempi non sospetti perché le informazioni arrivavano da chi se ne intende ed era presente a Valencia. Nessuno però s’immaginava un Button così vicino nei tempi al formidabile Hamilton e questo è un bene perché ci sarà tanta incertezza in più essendo il neo campione del mondo uno di solito molto produttivo in termini di punti, di costanza e di strategia sul lungo termine.
Che la Ferrari fosse ad altissimo livello pure lo si era capito subito. Il passo è sembrato subito eccellente e anche se col passare delle sessioni di prova la superiorità si è un po’ affievolita, di sicuro le prestazioni della monoposto 2010 sono ben differenti da quelle deludenti dell’anno passato.
Ottima, come si prevedeva, anche la Red Bull, ma con qualche ombretta che non farà dormire sonni tranquilli ai suoi due piloti, Vettel e Webber, perché l’affidabilità è parsa la meno efficace del gruppo delle quattro big.
Infine la Mercedes, la squadra con più occhi addosso e con più misteri. Di test in test la prestazione è continuamente migliorata: i tempi si sono avvicinati a quelli dei migliori e l’affidabilità è parsa al solito al più alto livello. La sensazione di troppi osservatori attenti è però che Ross Brawn non abbia scoperto tutte le carte. Ogni volta che ci si aspettava un’uscita in pista a serbatoi vuoti per fare il tempo veniva sostituita da un test con carburante a bordo e il famoso retrotreno provvisorio è rimasto tale fino all’ultimo giorno. In Bahrein ci sarà davvero quello nuovo? E se sì, sarà efficace come quello di un anno fa? Ecco, il tarlo che buca i cervelli dei tecnici rivali si è già messo al lavoro e non lascia tranquillo nessuno. In più il vecchio Schumi non ha palesato cedimenti alla fatica, il suo ritmo di gara è parso quello dei bei tempi che furono e la parola finale rimarrà legata al mezzo che guiderà. Con quello visto in Spagna sarà sicuramente della partita, ma se sarà un pelo più sviluppato potrebbero invece essere dolori, e in fondo la vera curiosità sta tutta qui: la vera chiave per sapere se sarà un campionato equilibratissimo come tutti auspicano o sfacciatamente squilibrato come un anno fa. E forse Brawn e Schumi lo sanno già.

La McLaren si nasconde?

febbraio 8, 2010  |  Formula 1  |  7 Commenti  |  Lascia un commento

Ho fatto un po’ di telefonate con amici del Circus che erano a Valencia per i primi test stagionali. Gente che nel giro ci lavora da anni, ben infiltrata e soprattutto molto esperta. Ebbene la cosa che mi ha sorpreso di più è sentire un po’ da tutti lo stesso ritornello: l’auto che ha fatto più impressione, al di là dei tempi fatti segnare, sarebbe stata non la velocissima Ferrari, non la tradizionale Mercedes che stando ai si dice potrebbe cambiare a sorpresa il retrotreno, bensì la McLaren che… “avrebbe addirittura volato”. Vox populi vox dei, ma la sconcerto rimane. A giudizio di troppi tecnici, peraltro con l’occhio assai allenato, Hamilton avrebbe ottenuto il suo già ottimo tempo con una disarmante facilità, limitandosi poi a girare con serbatoi mezzi pieni per testare tantissimi particolari. Lo stesso sarebbe successo poi con Button, quasi a non voler far capire (ancora) il reale potenziale della monoposto.
Vero? Non vero? Sarei tentato dal pensare il contrario, ma troppi che contano mi hanno inculcato il dubbio. Probabilmente a Jerez ne sapremo di più, ma non è detto.

A piede giù come mai prima

febbraio 2, 2010  |  Formula 1  |  3 Commenti  |  Lascia un commento

Evviva, finalmente dei test veri. Di solito le prime uscite stagionali con le auto nuove offrivano parametri controversi: monoposto abbastanza finte, prestazioni piuttosto mascherate e piloti più concentrati a capire le auto che a spingere a fondo. Ma quest’anno non si può barare troppo perché un campionato che proporrà quattro campioni del mondo e 11 piloti che hanno vinto almeno un Gran Premio cambia completamento lo scenario. Se è vero che le auto devono muovere i primi passi, i campioni che le guidano devono in fretta stabilire delle gerarchie e non possono accettare programmi differenti di lavoro. Un tempo la seconda guida si occupava del lavoro “sporco” mentre il leader della squadra badava a cercare le prestazioni, ma adesso questo non è possibile perché in almeno tre team (Ferrari, McLaren e Mercedes) nessuno vuole partire con il ruolo di spalla. È questione di orgoglio prima ancora che di logica, così è certo che prima di passare la vettura al compagno ognuno proverà ad arrivare al tempone, e questo rende elettrica l’atmosfera come raramente era successo in passato.
Il mese abbondante che ci separa dal primo GP della stagione promette allora di rivelarsi al calor bianco, con scintille che anticiperanno quello che verrà. Per lo sviluppo delle vetture potrebbe non essere il massimo (anche se niente fa bene a una monoposto come essere portata al limite del suo potenziale per scoprirne i limiti e provvedere in fretta a migliorarla) ma di sicuro ci sarà da divertirsi. Già giovedì prossimo, dopo la fine della prima sessione di test, ci saranno dei musi lunghi; e chi è più attento potrà già leggere molto di quello che poi, più avanti, scopriranno tutti.