Posts Tagged ‘Raikkonen’

Webber in paradiso, ma Raikkonen?

giugno 7, 2010  |  Formula 1  |  5 Commenti  |  Lascia un commento

Webber ha prolungato il suo accordo con la Red Bull anche per la stagione 2011. La notizia è buona per il pilota, meno buona per chi gli è ostile in seno alla squadra, ed è pessima per Kimi Raikkonen.
Ma che c’entra Kimi? Eccome se c’entra.
A fine 2009 l’ex ferrarista ha lasciato anzitempo il Cavallino per far posto ad Alonso. In realtà il finlandese aveva in mano un altro anno di contratto con quelli di Maranello, ma senza fare bizze e senza andare in isterie si è fatto da parte con una ricca (ricchissima) buonuscita e il conseguente impegno ad uscire dal giro della F.1 per un anno.
Per un ex campione del mondo, ancora nel pieno della maturità, è stato un sacrificio ben remunerato, ma pur sempre un sacrificio; in parte, ma solo in parte, compensato dalla partecipazione al mondiale rally, disciplina che lo intrigava e chi ha portato in tasca una cifra interessante, a livello dei migliori della specialità.
Il disegno era però chiaro: Raikkonen avrebbe corso quest’anno con la Citroen e i colori Red Bull per rientrare nel Circus nel 2011 proprio con la Red Bull. Ma adesso? E’ vero che nella squadra austriaca nessuno credeva che Webber si rendesse protagonista di una stagione a così alto livello, però è successo e questo ha maledettamente complicato le cose perché non si può mandare al macero un pilota nel momento che guida la classifica mondiale (ricordate? Capitò così in Ferrari ai tempi di Fiorio, quando Senna aveva già firmato un pre-contratto, ma non se ne fece nulla perché Prost era leader nel campionato e puntò i piedi).
Morale: adesso Raikkonen si avvia a un’altra stagione in purgatorio. Per la seconda stagione di fila prenderà i soldini pattuiti perché non si fai mai nulla per niente. La Red Bull lo pagherà profumatamente per non farlo correre, salvo che non si pensi di dirottarlo alla Toro Rosso. Ma lui, visto che peperino è Kimi, accetterà? Roba per avvocati, però in un mondo che parla continuamente di contenere le spese che si ripetano situazioni così è per lo meno imbarazzante.

Kimi, ci vuole tempo non coraggio

Kimi, ci vuole tempo non coraggio

marzo 9, 2010  |  Rally  |  7 Commenti  |  Lascia un commento

È davvero dura la vita per Kimi Raikkonen nel Mondiale Rally, ancora una volta ritirato per incidente, e non potrebbe essere altrimenti perché la disciplina è molto specialistica e l’asso finlandese è soltanto alla sua settima gara in assoluto, la seconda nel calendario iridato. Kimi corre con una vettura estremamente competitiva e su fondi a lui decisamente poco noti (neve in Svezia, terra in Messico): l’esperienza non si inventa e questa lacuna è difficile da accettare per uno abituato a combattere al più alto livello.
Il suo problema rimane la voglia di ottenere prestazioni velocistiche da assoluto. Se si accontentasse di terminare le corse nei primi dieci, visto il mezzo di cui dispone e delle sua naturali grandi doti di guida, non avrebbe problemi. Al primo anno, senza una carriera nei rally alle spalle, sarebbero risultati che farebbero la gioia di qualsiasi altro pilota, ma essendo lui un campione del mondo, oltretutto della disciplina più importante delle quattro ruote, non gli basta. Lui vuole lottare per la vittoria e questo lo porta ad osare al limite delle sue capacità.
Oggi nei rally si prova troppo poco e un pilota al suo primo anno non può conoscere i percorsi avendo potuto effettuare ricognizioni limitate. I suoi rivali hanno in mano le strade e hanno tecniche collaudate alle spalle, un vantaggio troppo grosso e oggettivamente incolmabile.
Ma Kimi è testardo. È arrivato in F.1 dopo pochissime gare in monoposto (per di più con la piccola F.Renault) e non ha avuto problemi con le vetture più potenti del Circus. Nei rally è diverso. I fondi cambiano, le manovre improvvisate non si… improvvisano, i segreti si scoprono soltanto gradualmente. Insomma non ci vuole più coraggio, ci vuole più tempo. Raikkonen, quando non sbatte non va per niente piano e sull’asfalto se la caverà probabilmente molto meglio, ma non può farsi illusioni di impadronirsi in fretta della specialità.
A indisporre, semmai, sono i risolini di quelli dei rally, un mondo straordinario che però vive sempre con fastidio l’arrivo di celebrati campioni da altri mondi. Quando Loeb, talento eccelso, si è presentato per correre a Le Mans nessuno lo ha guardato con disgusto e nessuno, in cuor suo, ha sperato che facesse una figuraccia. Nei rally accade un po’ il contrario, soprattutto tra gli appassionati. Era successo così con Valentino Rossi e accadrà ancora: i rallisti soffrono perché la loro disciplina non ha il ritorno mediatico della F.1 o del Motomondiale, però quando arriva l’interesse dei media, trainato dalle stelle che vanno a correre sulle strade soprattutto per divertirsi, si chiudono a riccio e sperano soltanto che gli intrusi tornino a casa. Peccato che sia così: in fondo per gli assi dei rally è la grande opportunità di far vedere quanto sono bravi.

Heidfeld, così bravo e così poco considerato

Heidfeld, così bravo e così poco considerato

novembre 2, 2009  |  Formula 1  |  6 Commenti  |  Lascia un commento

Ma sì, a campionato mondiale concluso penso sia giusto spendere qualche parola per un pilota di cui non si occupa mai nessuno: Nick Heidfeld. Corre da tre stagioni complete in squadra con Kubica, uno dei giovani a ragione considerati più talentuosi, e per due volte su tre ha concluso il mondiale con più punti in classifica del polacco.
Questo, in sé, non basta per affermare che Nick sia meglio di Robert, ma vale la pena di notarlo perché se di uno di si parla sempre, dell’altro non si parla mai.

In squadra BMW per Heidfeld peraltro stravedono: sostengono che è uno serissimo, che non si lamenta mai. Quando gli impongono di correre con il pieno e resistere su una sola sosta non fa una piega, se gli ordinano di provare soluzioni scomode lui si adegua, se gli chiedono di soffrire per portare comunque punti lui stringe i denti e non scuote mai il capo. Questo non gli vale di solito un titolo sui giornali, ma dentro un team sono medaglie che pesano.
Quando correva in F.3000 e vinse il titolo 1999 (letteralmente doppiando il secondo classificato) molti scrissero che correva contro nessuno, quando in F.1 nel 2001 corse in squadra con Raikkonen, gli arrivò davanti, ma in McLaren gli preferirono Kimi nonostante lui fosse sempre stato un pilota Mercedes. Dopo, con i suoi compagni la musica non è praticamente mai cambiata: nel 2002 in Sauber superò nettamente Massa (per forza, però era più giovane), nel 2004 in Jordan fece meglio di Pantano e Glock (ma chi erano questi due?), nel 2005 in Williams volava contro Webber ottenendo anche una pole e un secondo posto prima che due incidenti di cui uno extra corse gli negassero gli ultimi 5 Gran Premi (ma tornerà poi quello di prima?), nel 2006 umiliò Jacques Villeneuve (ma non era più il campione di un tempo…).
Insomma, è una vita che per una ragione o per l’altra lui è sempre bravo, però, però.
Ecco, mi sembra che meriti molto più rispetto, che sia giusto che gli appassionati lo trascurino meno, che, a farla breve, in carriera abbia più dato che ricevuto.

 

Button e Raikkonen i veri vincitori in Brasile

Button e Raikkonen i veri vincitori in Brasile

ottobre 19, 2009  |  Formula 1  |  28 Commenti  |  Lascia un commento

Leggere una gara è spesso andare oltre la classifica finale. E in questa logica il GP del Brasile ha avuto due protagonisti per molti versi inaspettati per il modo in cui si sono battuti.

Jenson Button si è portato a casa la corona iridata e il fatto in sé non dovrebbe sorprendere: è stato in testa dalla prima gara all’ultima, ha vinto più gare di tutti, ha colto più pole position di tutti, ha ottenuto più giri veloci in gara di tutti, ha commesso meno errori di tutti, è arrivato sempre a punti ad esclusione della gara di Spa dove il maldestro Grosjean lo ha buttato fuori nelle prime curve. Eppure in Brasile tutto giocava contro di lui, con l’idolo di casa, e suo avversario diretto per il titolo, Barrichello, in pole e lui solo quattordicesimo e ben lontano dalla zona punti. Poteva quindi starsene rassegnato e aspettare gli eventi, invece ha sfoderato il meglio del suo repertorio: due sorpassi già al via, poi, dopo la carambola a inizio secondo giro, ecco una serie di duelli scomodi, quelli che un campione non vorrebbe mai avere a che fare: con tre piloti esordienti o con niente da perdere (avrete notato la fatica fatta da Vettel, che è un super, per superare Nakajima…) fino al capolavoro con Buemi in fondo al rettilineo.

 Jenson, anche per mettere a tacere troppe pretestuose critiche, il suo titolo è andato a prenderselo prima che Barrichello forasse, ed era campione anche quando il brasiliano era terzo e ben lontano dall’imprendibile Kubica. Ribadisco un concetto che è ben chiaro a chi conosce bene Button: lui non spreca mai nulla. È un pilota che si sbatte soltanto quando ne vale davvero la pena (e questo è un po’ il suo vero limite), però se c’è un’occasione lui non la perde mai. In carriera soltanto una volta poteva vincere una gara, prima di quest’anno, e fu in Ungheria. Lì lui vinse. Quest’anno è la prima volta che ha avuto per le mani un’auto per puntare al mondiale e lui lo ha fatto suo, di fatto dominandolo. Ogni tanto accade che a vincere sia uno non previsto dalle grandi leggi e Briatore citò a inizio anno, parlando della Brawn, che è come se fosse davanti il Lecce in serie A. Ma la storia ricorda gli scudetti del Cagliari o del Verona; ebbene sì, quelle erano delle provinciali, ma nelle loro stagioni magiche giocarono meglio di tutti, per quello vinsero.

Ma oltre a Button, chi mi ha veramente impressionato in Brasile è stato Kimi Raikkonen. Il finlandese è stato scaricato dalla Ferrari, eppure sotto la pioggia battente della prima qualifica è stato strepitoso, con una guida al limite della follia. E in gara è partito con una spinta degna davvero di un ex campione del mondo. Senza il contatto con Webber (molto sospetto) poteva davvero lottare per la vittoria. In ogni caso, ripartito dal fondo dello schieramento è risalito in zona punti portando ossigeno al Cavallino tenendo ancora aperto lo spiraglio per il terzo posto tra i costruttori che se conquistato varrebbe una bella fetta del suo ingaggio. Ma sì, il finale di stagione di Kimi è strepitoso per correttezza e impegno e dice che Raikkonen è un professionista con la P maiuscola. Altri al suo posto si sarebbero prudentemente preservati per il nuovo datore di lavoro, lui invece mette un impegno che forse gli ha fatto difetto in altri momenti, quando probabilmente pativa la troppa attenzione verso il compagno di squadra.

Kimi va, su Massa tanta pressione

settembre 29, 2009  |  Formula 1  |  24 Commenti  |  Lascia un commento

La Ferrari ha scelto: va via Raikkonen. Non c’è ancora l’annuncio ufficiale ma pare sia soltanto una formalità. Non è stato facile decidere e di sicuro le pressioni della Fiat saranno state importanti considerando che al momento il Brasile è il mercato più importante e più redditizio per il Gruppo torinese.

Kimi lascia dopo tre stagioni all’insegna di ombre e luci, imperlate dal titolo 2007 ma con un senso di incompiuto che non era prevedibile al momento del suo sbarco a Maranello. Considerando il valore assoluto del pilota, è indubbio che qualche cosa non abbia funzionato pur se non è questo il momento per attribuire colpe. Di sicuro il carattere del pilota può non avere aiutato, ma è altrettanto vero che negli ultimi due anni a Maranello troppi cambiamenti nella struttura del team hanno destato qualche perplessità.

Il pallino passa adesso nelle mani di Massa che al rientro sarà più che mai sotto pressione perché dovrà ritrovare la forma dei giorni migliori, non far rimpiangere l’addio a Kimi e reggere la sfida con un campione espertissimo quale Alonso.

Si merita un grosso in bocca al lupo perché per lui sarà durissima, ma anche Kimi avrà le sue gatte da pelare in McLaren, dove Hamilton non farà sconti. Non fosse altro che per questo giro di piloti (arricchito da Rosberg probabilmente in Brawn, Kubica – povero lui – in Renault e Hulkenberg in Williams) l’anno prossimo si avvia in maniera eccitante, tanto più che squadre come Red Bull e Brawn non potranno più essere considerate dei team minori, bensì scuderie molto più forti delle varie BMW, Toyota oppure Honda che avevano sì il blasone, ma che negli ultimi anni hanno fatto più da sparring partner a Ferrari e McLaren che essere vere rivali.

Le Brawn, la Ferrari e... Liuzzi

Le Brawn, la Ferrari e… Liuzzi

settembre 14, 2009  |  Formula 1  |  17 Commenti  |  Lascia un commento

Di come Ross Brawn abbia impacchettato tutti i suoi rivali in questo mondiale abbiamo già parlato, e c’è ben poco da aggiungere; con una vettura buona e dei piloti buoni sta facendo il vuoto nonostante ogni tanto incontri sulla sua strada vetture più buone e piloti ottimi. Il mondiale costruttori è già in tasca ed è giusto dire con pieno merito (nella foto, Jenson Button e Rubens Barrichello).
Ma questo campionato è sempre più sorprendente e vivace perché continua a proporre risultati ben differenti da quello che si potrebbe credere alla vigilia di ogni singola gara. Finora hanno vinto sei piloti differenti e quattro costruttori differenti. Da quanto non accadeva? La Brawn era partita al massimo poi è parsa in declino sino a due resurrezioni firmate Barrichello che hanno preso in contropiede mezzo Circus. La Red Bull, partita bene, a un certo punto è parsa imbattibile: c’era solo il dubbio della scelta su chi doveva incoronarsi campione tra Vettel e Webber. Poi è venuta fuori di prepotenza la McLaren (quella di Hamilton, va detto, perché il depresso Kovalainen è una disperazione) e già si è vagheggiato che con sei vittorie di fila Hamilton si sarebbe confermato campione. Infine è toccato alla Ferrari balbettante dell’inizio trovare nel Kers e in un rivitalizzato Raikkonen un passo tale da far dire al finlandese alla vigilia di Monza che per il titolo c’è anche lui.
In più, come se non bastasse, è venuta fuori una Force India che va come la Ferrari, un secondo dietro la miglior Ferrari per due GP di fila e con due piloti differenti che potevano essere tre perché Liuzzi (nell’immagine a lato) è stato la grande rivelazione del GP d’Italia; lui che veniva da due anni di ozi e che si è qualificato pochissimo dietro al suo caposquadra Sutil pur avendo imbarcato 30 chili di carburante in più. Antonio più che bravo è stato portentoso: nell’Italia dei Fisichella (rimandato a Singapore) e dei Trulli ha mostrato un piglio così sfacciato da lasciare stupefatti. Vabbè, non ha finito la gara, ma con la tattica giusta che aveva adottato poteva davvero aspirare al podio. Io lo ammetto: non avrei scommesso un centesimo su di lui perché da troppo tempo lontano dalle corse. Ma adesso mi sa che qualche eurino lo rischierò, specie se gli allibratori continueranno a pagarlo tanto bene.

Adesso sotto con Fisichella

settembre 3, 2009  |  Formula 1  |  25 Commenti  |  Lascia un commento

Alla fine l’ha spuntata il Fisico. Anche questo un premio alla carriera, quasi che ci fosse un’asticella al di sotto della quale non si poteva andare: Schumacher, Badoer, Fisichella. Tutti in zona quaranta, la temperatura giusta per la febbre dei tifosi Ferrari.

Adesso non ci sono più scuse. Se Michelone avesse mai fallito sarebbe stato perché era da troppo tempo lontano dalle piste; con Badoer, che ha clamorosamente toppato, si è giustamente sottolineato che da uno fuori dalle gare da addirittura dieci anni non ci si poteva aspettare niente di più; invece da Fisichella, in fase indubbiamente discendente di carriera per via dell’età e non certo dello spirito, non si potranno comunque accampare scuse vista la corsa in Belgio dove è arrivato a un solo secondo da Raikkonen, il vincitore.

Conosco Giancarlo dai tempi del kart, quando era il più bravo di tutti e da tutti riconosciuto come il più forte anche se non riuscì mai ad arrivare a un titolo sicuramente alla sua portata. Allora si diceva che era la copia di Senna perché pure Ayrton stradominò con i kart ma collezionò “zero tituli” per jella e per la forza strafottente di un Fullerton che aggiungeva troppo mestiere a grandi qualità.

Quando Giancarlo arrivò in F.1 in tanti vedevano in lui un predestinato, poi però le cose hanno preso una piega strana con un bilancio che non gli rende merito. In Ferrari arriva alla soglia della pensione e con un contratto a tempo che non è mai il massimo della vita. Però Fisico è un duro, uno che porta sulla pelle molte cicatrici per torti subiti. Darà il suo massimo, questo è sicuro, e non deluderà. Il suo inossidabile ottimismo gli farà credere persino che questo sia un premio, ma se andrà forte magari si convincerà che forse è una beffa. Tutto troppo tardi e per troppo poco tempo.

Super Kimi. E adesso?

agosto 31, 2009  |  Formula 1  |  49 Commenti  |  Lascia un commento

Che sia stato Giancarlo Fisichella l’uomo principe del GP di Spa non ci piove, ma che Kimi Raikkonen sia adesso il pilota al centro della F.1 è altrettanto vero.

Il finlandese, sulla pista regina del mondiale, è stato freddo, implacabile e cinico. È vero che ha approfittato della safety-car per sbarazzarsi in fretta di Fisichella, ma è altrettanto vero che senza la scia di Raikkonen il pilota italiano non sarebbe scappato, e prima o poi il ferrarista avrebbe avuto buon gioco a infilarlo di potenza.

Oggi Kimi sta ritrovando smalto e convinzione; pare proprio che da quando non c’è più nel team il brasiliano Massa a imporre le sue soluzioni tecniche l’auto si cucia meglio addosso al campione del mondo di due anni fa. Fatto sta che lo stato di forma di Raikkonen diventa un vero problema per gli uomini di Maranello, sempre più sulle spine sul da farsi. Chi lo voleva fuori della squadra per la coppia Alonso-Massa, pur con il problema di un contratto onerosissimo da risolvere, adesso vacilla. E se Felipe non tornerà quello di prima? Se impiegherà più tempo del previsto? E ancora: se Kimi va in un altro team, pagato in toto o in parte da noi, e poi magari ci sta davanti?

Tormenti che spiegano bene le indecisioni sul sostituto del brasiliano: Schumi era perfetto sul piano mediatico; un giovane avrebbe avuto senso come strategia ma se poi se la fosse cavata bene avrebbe generato malumori nell’opinione pubblica per un suo appiedamento, oggi si parla di Fisichella ma il rischio che sia molto veloce potrebbe complicare ancora di più la situazione in seno al team in ottica 2010 quando una coppia di piloti bisognerà pur ufficializzarla. Badoer, tra le tante, era la situazione più comoda e, paradossalmente, lo è ancora per quanto i dubbi della vigilia, sull’impiego di un ex pilota che era stato velocissimo ma che da dieci anni era lontano dalle corse, si siano rivelati fondati.

Ma non è la seconda guida il problema del Reparto Corse in questo momento. A Monza qualcuno guiderà e gli appassionati batteranno comunque le mani come sempre succede con la Ferrari. Quello che assilla i capi delle Rosse è il ritrovato Raikkonen. Se dovesse continuare, o addirittura migliorare ancora, la patata bollente scotterà le mani di qualcuno. E nessuno, a Maranello, vuole essere quel qualcuno.

Schumi non torna. Tre cose da non dimenticare

agosto 11, 2009  |  Formula 1  |  19 Commenti  |  Lascia un commento

Alla fine Schumi ha detto no. Colpa del collo che fa le bizze e a un campione come lui bisogna credere mettendo subito a tacere le chiacchiere che già girano su molti siti internazionali riguardo la sua paura di non essere più all’altezza delle aspettative.

Al suo posto, anzi al posto di Massa com’è più corretto dire, ci sarà Luca Badoer che dalle gare vere è lontano da molto più tempo ma che con la F60 ha maggiore confidenza. Per Badoer è un giusto riconoscimento visto che ha scelto di rinunciare a una carriera al volante per quella non meno rischiosa e sicuramente meno gratificante del tester, ma il suo ritorno è pieno di incognite e di sicuro non lo farà dormire tranquillo.

Di Schumacher, del suo clamoroso possibile rientro, restano in ogni caso tre cose che vale la pena di sottolineare perché nella vita nulla va buttato.

La prima: l’entusiasmo degli appassionati. Il Kaiser è ancora il Numero Uno e il fermento che ha generato in tutto il mondo lo ha testimoniato ampiamente. Amato alla follia (o anche detestato come sempre accade con i campionissimi) con il suo annuncio ha ridato entusiasmo a un ambiente che si stava spegnendo dietro a troppe beghe spesso inopportune. La mossa mediatica è stata colossale e l’audience della gara di Valencia avrebbe di sicuro raggiunto dati da capogiro.

La seconda: la frase di Hamilton. “Schumacher è svantaggiato perché non ha alle spalle gli stessi GP degli altri. E sarebbe scorretto da parte mia gioire se finissi davanti a lui a Valencia. Il ritorno di Michael è elettrizzante. Una leggenda di questo sport. Sarà un onore e un privilegio competere con lui, tutto il mondo starà a guardare”. Il giovane campione del mondo ha reso merito al possibile rientro di Michael sintetizzando al meglio da un lato i possibili problemi a cui poteva andare incontro il tedesco e l’emozione che un campione di fresca laurea poteva provare a competere al fianco del recordman di tutti i tempi. Il moretto, evidentemente, non ha classe soltanto quando guida.

La terza: il commento di Raikkonen. Il ferrarista Kimi ha dichiarato al quotidiano tedesco “Bild” di essere rimasto impassibile alla notizia del ritorno di Schumacher al volante di una vettura del Cavallino. “Chi sia il mio compagno di squadra mi è indifferente” ha affermato il pilota finlandese.
Ma sì, che il finnico sia un tipo freddo lo si sa da sempre. Però un po’ di rispetto non avrebbe guastato, specie quando si viene da due stagioni in pista piuttosto da dimenticare. Di sicuro questa sua dichiarazione a Maranello non passerà inosservata.

Addio scambio Massa-Alonso?

luglio 27, 2009  |  Formula 1  |  7 Commenti  |  Lascia un commento

Il disgraziato incidente in cui è stato coinvolto Felipe Massa, al di là delle conseguenze non ancora molto chiare sul fisico del malcapitato pilota brasiliano, complica all’improvviso i piani Ferrari per gli anni a venire.
Nel giustificato marasma del dopo-qualifiche sono circolate molte voci e una delle più succose parlava di un progetto che i vertici di Maranello stavano mettendo a punto nell’ottica di portare in Ferrari lo spagnolo Fernando Alonso già nella prossima stagione.
Il problema stava (e sta) nel contratto che lega anche per il 2010 Kimi Raikkonen alle Rosse, un accordo profumatamente remunerato cui il finlandese non intende in alcun modo rinunciare. Una delle soluzioni pensate riguardava allora proprio Massa: il brasiliano, oggi molto veloce e molto quotato, sarebbe stato oggetto di scambio con la Renault con la coppia Raikkonen-Alonso a correre per la Scuderia nel 2010.
Il progetto adesso ovviamente salta perché bisognerà vedere prima lo stato di salute di Felipe, poi valutarne le sue reazioni una volta che torna al volante e quindi pensare a qualsiasi altra possibile soluzione. Ma il piano c’era e si vocifera che alla base ci fosse la voglia di liberarsi del manager di Massa, il figlio di Jean Todt, che al momento non è molto gradito come non lo è più nulla che si leghi all’ex capo della gestione sportiva. Questo spiega anche la freddezza della Ferrari verso l’ipotesi di Todt come successore di Mosley, a prescindere dalle dichiarazioni di facciata. Che cosa sia successo non è dato a sapere, ma pare proprio che del vecchio amore (e della doverosa riconoscenza) sia rimasto ben poco. Anzi nulla.