Posts Tagged ‘Red Bull’

Alonso: un podio e tanti musi lunghi

giugno 14, 2010  |  Formula 1  |  21 Commenti  |  Lascia un commento

A fine Gp del Canada Alonso aveva un muso così lungo che più lungo non si può. E Domenicali aveva già il sorriso in valigia pensando a un ritorno pieno di pensieri. Il podio, questa volta, non aveva soddisfatto nessuno per i pochi punti racimolati, e c’è un perché che va al di là della gara tormentata di Massa, fuori dai punti e dalla gara.
Re Fernando, l’uomo cui nulla è impossibile, ha subito due sorpassi che, con buona pace della televisione di stato e dei ferraristi in servizio permanente e effettivo, gridano vendetta. E’ vero, due doppiati si sono messi di mezzo, ma nelle corse i doppiati fanno parte del panorama e hanno avuto sempre ruoli da protagonisti nei sorpassi da leggenda della F.1. Chi ha buona memoria ricorderà il Johansson che a Budapest nel 1989 confuse per un attimo il grande Senna permettendo a Mansell, proprio con la Ferrari, di completare al meglio una gara capolavoro con una manovra da pelle d’oca sul brasiliano. E un decennio dopo il sorpasso a Spa operato da Hakkinen su Schumacher, anche in questa occasione approfittando di un doppiato dall’andatura un po’ indecisa.
I grandi campioni, si è sempre detto, sono quelli che sanno approfittare della minima opportunità per compiere mosse decisive, e in Canada sia Hamilton sia Button hanno infilato come un pollo allo spiedo il malcapitato Alonso apparso più incerto che sorpreso. Ecco spiegato il muso lungo, e la depressione che si è impadronita di Domenicali: se anche il più bravo di tutti continua a collezionare passi falsi (in qualifica e in gara) arrivare al titolo iridato si farà sempre più difficile. Perché gli altri non regalano nulla, perché la Red Bull è velocissima e la McLaren solidissima (di testa e di sostanza). Dare la colpa ai doppiati è una visione perdente delle cose e il primo a saperlo è proprio l’asso spagnolo che più che con il destino cinico e baro se l’è presa con se stesso. Ma può consolarsi: se con tutti i contrattempi sommati in questo tormentato inizio di stagione lui è ancora attaccato alla vetta della classifica, c’è da credere che se gli errori non si ripeteranno a lottare per la corona mondiale lui ci sarà fino all’ultimo. Però niente scuse, e soprattutto stantii avvocati difensori d’ufficio che sanno di servilismo ingiustificato.

Webber in paradiso, ma Raikkonen?

giugno 7, 2010  |  Formula 1  |  5 Commenti  |  Lascia un commento

Webber ha prolungato il suo accordo con la Red Bull anche per la stagione 2011. La notizia è buona per il pilota, meno buona per chi gli è ostile in seno alla squadra, ed è pessima per Kimi Raikkonen.
Ma che c’entra Kimi? Eccome se c’entra.
A fine 2009 l’ex ferrarista ha lasciato anzitempo il Cavallino per far posto ad Alonso. In realtà il finlandese aveva in mano un altro anno di contratto con quelli di Maranello, ma senza fare bizze e senza andare in isterie si è fatto da parte con una ricca (ricchissima) buonuscita e il conseguente impegno ad uscire dal giro della F.1 per un anno.
Per un ex campione del mondo, ancora nel pieno della maturità, è stato un sacrificio ben remunerato, ma pur sempre un sacrificio; in parte, ma solo in parte, compensato dalla partecipazione al mondiale rally, disciplina che lo intrigava e chi ha portato in tasca una cifra interessante, a livello dei migliori della specialità.
Il disegno era però chiaro: Raikkonen avrebbe corso quest’anno con la Citroen e i colori Red Bull per rientrare nel Circus nel 2011 proprio con la Red Bull. Ma adesso? E’ vero che nella squadra austriaca nessuno credeva che Webber si rendesse protagonista di una stagione a così alto livello, però è successo e questo ha maledettamente complicato le cose perché non si può mandare al macero un pilota nel momento che guida la classifica mondiale (ricordate? Capitò così in Ferrari ai tempi di Fiorio, quando Senna aveva già firmato un pre-contratto, ma non se ne fece nulla perché Prost era leader nel campionato e puntò i piedi).
Morale: adesso Raikkonen si avvia a un’altra stagione in purgatorio. Per la seconda stagione di fila prenderà i soldini pattuiti perché non si fai mai nulla per niente. La Red Bull lo pagherà profumatamente per non farlo correre, salvo che non si pensi di dirottarlo alla Toro Rosso. Ma lui, visto che peperino è Kimi, accetterà? Roba per avvocati, però in un mondo che parla continuamente di contenere le spese che si ripetano situazioni così è per lo meno imbarazzante.

Webber in Red Bull è “bruciato”

giugno 1, 2010  |  Formula 1  |  33 Commenti  |  Lascia un commento

Povero Webber, vive il momento migliore della sua già lunghissima carriera e nel suo team stanno meditando di farlo fuori. L’incidente di domenica scorsa in Turchia ha mandato su tutte le furie l’uomo potente del team, l’ex pilota Helmut Marko, talent scout e braccio destro del padrone Dietrich Mateschitz. Marko ha allevato sin da giovanissimo Sebastian Vettel e stravede per la stella tedesca. Dopo la gara è andato su tutte le furie e ha sparato parole di fuoco contro il leader del mondiale che lui proprio non sopporta perché sta facendo ombra al suo talentuoso pupillo. La sua esternazione pubblica: “Mark per una qualsiasi ragione era più lento e diventava sempre più lento giro dopo giro, mentre Vettel era nettamente più veloce anche perché incalzato sempre più da vicino da Hamilton e se fosse rimasto dietro a Webber sarebbe stato superato. È per questo che Sebastian ha dovuto agire. Mark sapendo di essere più lento lo avrebbe dovuto lasciar passare…” è una vera dichiarazione di guerra. Chi è vicino alla squadra giura che da adesso la vita per Webber si farà durissima, tanto che il suo manager già sa che deve trovare in fretta un volante per il suo assistito in ottica 2011 perché nel team Red Bull non ci sarà più posto.
Giusto che finisca così? Chi è vecchio del Circus non si stupisce: da sempre dentro le squadre c’è chi è più protetto e chi è sempre in discussione. Però, a scoprirlo, ci si resta sempre male. Webber, è indubbio, ha meno futuro di Vettel e probabilmente ha meno talento non tanto sul piano velocistico, quanto nella gestione delle difficoltà. Ma adesso era in paradiso, e il brusco ritorno sulla terra non potrà che sembrargli amarissimo.

Motori fragili e sospensioni furbe

aprile 6, 2010  |  Formula 1  |  13 Commenti  |  Lascia un commento

E tre. Dopo Alonso e Button, ecco Vettel. Il mondiale si accende perché c’è varietà in testa e perché i primi sono raccolti in un pugno di punti, davvero pochi adesso che chi vince se ne porta a casa 25 alla volta. Ma sì, merita parlare dei nuovi punteggi e rifletterci un po’ su. Il tedeschino volante Vettel, per esempio, senza guai di affidabilità oggi potrebbe essere lassù, al comando con già 75 punti in saccoccia. Abituati ai vecchi numeri, ci parrebbe in fuga assoluta, imprendibile per chiunque. Invece è solo questione di abituarci a un mondiale dove, in teoria, un pilota imbattibile potrebbe chiudere la stagione a quota 475, praticamente tutti quelli conquistati in carriera da Mansell, ben più di quelli intascati da Lauda e Hakkinen.
In compenso il nuovo punteggio ha permesso allo stesso Vettel, con il colpaccio in Malesia, di essere prontamente tornato in corsa per la leadership mondiale, attaccato alla formichina Massa che guida il gruppo senza esaltare ma anche senza daludere. L’incertezza ne guadagna, e suggerisce un paio di ovvie considerazioni: la prima è che un pilota capace di vincere più della media, potrebbe arrivare facilmente al titolo pur con diverse gare buttate via. Esattamente quello che la Federazione voleva per incitare i piloti ad osare di più. La seconda contraddice invece la prima, e sostiene che senza una supremazia netta (quello che è accaduto fino ad oggi, cioè tre vincitori differenti in tre gare) la presenza costante nelle prime posizioni esalta i regolaristi ( Massa, ma anche Rosberg e Button) anche perché si è rivisto una volta di più che con fondo asciutto superare è quasi impossibile e le tenaci difese, senza particolari manovre al limite, di Sutil e Button nei confronti dei più veloci Hamilton e Alonso lo hanno testimoniato ampiamente.
Ed eccoci ad Alonso, autore di una gara strepitosa a sentire le gole profonde nel team Ferrari. Dicono loro che non ci si deve far trarre in inganno né dal sorpasso subito dallo spagnolo per opera di Button subito prima che l’inglese rientrasse per sostituire le gomme morbide con quelle più dure, né dalla sua incapacità di superare a sua volta Button nel finale di gara. Aveva sin dal via grossi guai con la frizione, quindi tanto di cappello. Però la Ferrari ha rotto un motore, tre li avevano già sostituiti in precedenza e neppure quelli sulla Sauber se la sono passata bene. Significa che qualche allarme c’è, e nell’ottica di una stagione lunghissima la cosa agita molto, anche perché i motori sono bloccati e non si può intervenire per sistemare quello che non va.
Aspettiamo allora la Cina con le nuove probabili sospensioni attive della McLaren a imitazione di quelle per adesso efficacissime, e contestatissime, della Red Bull. La Ferrari, che per adesso le ha regolabili manualmente, e la Mercedes che ne è del tutto priva, stanno alla finestra pronte ad adeguarsi il più in fretta possibile se anche al team britannico fosse concessa la “furbata” del 2010.

Alonso, aprire vincendo porta sempre bene

marzo 15, 2010  |  Formula 1  |  23 Commenti  |  Lascia un commento

Se le statistiche contano ancora qualcosa, non c’è nulla di più confortante della doppietta Ferrari in Bahrain e soprattutto del colpaccio di Alonso: la storia insegna che praticamente sempre chi ha vinto la gara d’apertura della stagione poi ha fatto suo il titolo mondiale.
Vettel allora deve mangiarsi le mani? In assoluto sì, perché stava correndo una gara magnifica e autoritaria, ma, come si temeva alla vigilia, le Red Bull sono le monoposto del lotto di testa più a rischio per l’affidabilità.
La Ferrari, allora. Ci si aspettava una buona gara ed è uscita ottima, ci si aspettava un grande Alonso ed è parso ancor più autoritario del previsto. Si poteva sperare di più? No.
La McLaren ha un po’ deluso? Anche qui no, oppure sì, ma soltanto in qualifica dove doveva esprimere il suo meglio. Hamilton durante il Gran Premio aveva un passo in linea con i ferraristi, ma l’esser stato superato al via da Rosberg gli ha segnato la gara e, se non gli fosse riuscito il sorpasso del tedeschino ai box, sarebbe arrivato a mezzo minuto o giù di lì. Purtroppo, come tutti prevedevano, quest’anno le gare promettono di essere dei grandi trenini dove, anche se uno ha un secondo in tasca di potenziale, non può sperare di sopravanzare chi lo precede se non nei giri finali quando, a vettura senza benzina, le gomme vanno risparmiate di meno.
Mercedes. Per ora va più piano; non di molto, ma quanto basta per finire in fretta fuori lotta. Quei tre o quattro decimi che un anno fa la mettevano davanti a tutti, adesso mancano sia in qualifica sia nel passo gara. Una rondine non fa primavera, ma se non verranno trovati rimedi in fretta, il team tedesco, dei quattro di testa, sembra il più indietro.
Cambierà qualche cosa a Melbourne? Forse sì, perché è una pista più insidiosa con qualche staccata da brivido a mano a mano che il tracciato si sporca, come avviene sempre col passare dei giri e le divagazioni fuori pista di qualche concorrente. In Bahrain il tracciato nuovo ha tolto gli unici due punti da sorpasso che rendevano quel circuito il meno peggio di quelli disegnati da Tilke: capire perché si sia deciso di allungarlo per omologarlo ai peggiori resta un mistero. Si spera allora in qualche emozione in più, ma è difficile che succeda in fretta, almeno finché ingegneri e piloti non avranno le idee chiare sul comportamento delle gomme con il gran carico a bordo.
Schumacher, infine. Su di lui ognuno si sarà fatto un’opinione molto figlia delle attese, del fastidio per la fuga dalla Ferrari, o per l’amore legato al passato. Secondo me è andato come la sua auto gli permetteva. Terminare la gara dopo 300 km e nemmeno 4 secondi dal suo veloce compagno di squadra, partito oltretutto, due posizioni avanti testimonia che tanta ruggine non gli è rimasta addosso. Chiaro che tre anni di sosta lo obbligano a ritrovare il ritmo della gara e nel giro di tre o quattro Gp potrebbe essere il più veloce in casa Mercedes. Dopo, dipenderà tutto dall’auto di cui disporrà. Se da assoluto, vincerà, altrimenti no. Contro gente come Alonso, Hamilton e Vettel, con un mezzo inferiore non può farcela nessuno.

Tutto chiaro, anzi no

Tutto chiaro, anzi no

marzo 1, 2010  |  Formula 1  |  5 Commenti  |  Lascia un commento

Adesso che le prove sono finite e si farà sul serio nel primo Gran Premio della stagione, è già tempo di primi bilanci. Quattro lunghe sessioni di test su tre differenti circuiti in Spagna hanno messo in fila dubbi e certezze: si sa, per esempio, che le quattro squadre più accreditate saranno davvero in grado di battersi al più alto livello, si sa anche che mediamente l’affidabilità è molto alta e pure che sul giro secco anche Williams e Sauber potrebbero dire la loro.
Dati confortanti, insomma, per chi spera in una F.1 livellata in alto e con buoni motivi per gli appassionati si mettersi davanti al televisore per vedere come andrà a finire. Quello che invece non si è capito bene è se qualcuno ha barato (in senso buono) oppure no. E qui stanno le vere incertezze della vigilia.
Che la McLaren fosse velocissima lo si era anticipato su questo blog in tempi non sospetti perché le informazioni arrivavano da chi se ne intende ed era presente a Valencia. Nessuno però s’immaginava un Button così vicino nei tempi al formidabile Hamilton e questo è un bene perché ci sarà tanta incertezza in più essendo il neo campione del mondo uno di solito molto produttivo in termini di punti, di costanza e di strategia sul lungo termine.
Che la Ferrari fosse ad altissimo livello pure lo si era capito subito. Il passo è sembrato subito eccellente e anche se col passare delle sessioni di prova la superiorità si è un po’ affievolita, di sicuro le prestazioni della monoposto 2010 sono ben differenti da quelle deludenti dell’anno passato.
Ottima, come si prevedeva, anche la Red Bull, ma con qualche ombretta che non farà dormire sonni tranquilli ai suoi due piloti, Vettel e Webber, perché l’affidabilità è parsa la meno efficace del gruppo delle quattro big.
Infine la Mercedes, la squadra con più occhi addosso e con più misteri. Di test in test la prestazione è continuamente migliorata: i tempi si sono avvicinati a quelli dei migliori e l’affidabilità è parsa al solito al più alto livello. La sensazione di troppi osservatori attenti è però che Ross Brawn non abbia scoperto tutte le carte. Ogni volta che ci si aspettava un’uscita in pista a serbatoi vuoti per fare il tempo veniva sostituita da un test con carburante a bordo e il famoso retrotreno provvisorio è rimasto tale fino all’ultimo giorno. In Bahrein ci sarà davvero quello nuovo? E se sì, sarà efficace come quello di un anno fa? Ecco, il tarlo che buca i cervelli dei tecnici rivali si è già messo al lavoro e non lascia tranquillo nessuno. In più il vecchio Schumi non ha palesato cedimenti alla fatica, il suo ritmo di gara è parso quello dei bei tempi che furono e la parola finale rimarrà legata al mezzo che guiderà. Con quello visto in Spagna sarà sicuramente della partita, ma se sarà un pelo più sviluppato potrebbero invece essere dolori, e in fondo la vera curiosità sta tutta qui: la vera chiave per sapere se sarà un campionato equilibratissimo come tutti auspicano o sfacciatamente squilibrato come un anno fa. E forse Brawn e Schumi lo sanno già.

Toyota, un altro dinosauro se ne va

Toyota, un altro dinosauro se ne va

novembre 4, 2009  |  Formula 1  |  18 Commenti  |  Lascia un commento

Tadashi Yamashina, il presidente di Toyota Motorsport, e team principal per quello che riguarda la F.1, è scoppiato addirittura in lacrime durante la conferenza stampa indetta a Tokyo per annunciare il ritiro della prima Casa al mondo dal dorato Circus dei Gran Premi. Per lui, per tutta l’azienda, si è trattato di una sconfitta fragorosa dagli umilianti contorni: pur disponendo del budget più alto di tutti i tempi i giapponesi hanno chiuso la loro lunga avventura senza titoli e persino senza nemmeno una vittoria.
La Toyota esce di scena peraltro rispettando un copione che su questo blog è stato annunciato già ad inizio anno e più volte sottolineato con foga: il rischio che a fine anno Renault, Toyota e BMW scappassero via era chiarissimo, soltanto i più ciechi potevano credere a due campionati distinti, soltanto i più ignoranti di cose di questo mondo potevano arricciare il naso all’idea che potessero arrivare nuove squadre senza blasone a rimpinguare gli schieramenti.
Mosley ha solo detto male cose giustissime, e se i costruttori avessero accettato con serenità l’idea di avere team minori al loro fianco le fughe non ci sarebbero state perché un conto è per una Toyota e una BMW vivacchiare a centro schieramento, salvate dai piccoli a chiudere la griglia, e un conto è occupare le due ultime file come è successo a Montecarlo.
Per l’associazione dei costruttori questa è una caporetto: la BMW da tempo via, la Toyota che ha detto finalmente con chiarezza quello che tutti nel Circus sapevano da mesi, e la Renault che zitta zitta sta mollando tutto come da sempre auspicato dal suo capo Ghosn. Sì, perché se anche non l’avete letto da nessuna parte, tutto lascia credere che nel 2010 quella che correrà sarà la Megaphone-Renault, una squadra con capitali russi e motori Renault con dietro a tutto Flavio Briatore a tirare le file dell’operazione. In parole povere, e senza annunci ufficiali, anche la Renault si sta di fatto sfilando, scocciata di buttare via soldi per raccogliere mosche. È il solito refrain: a parte la Ferrari che ha le corse nel suo Dna, per i grandi costruttori lo sport è soltanto business e quando non ne vale più la pena si chiudono i rubinetti e l’interesse. Tutto il contrario per i team privati che invece con le corse ci debbono vivere e ben vengano questi ultimi, la F.1 potrà solo guadagnarne come accadeva ai bei tempi: bassa litigiosità e le competizioni avanti tutto.
Chi adesso trema commette un errore, il futuro può soltanto svoltare al bello e le regole si potranno scrivere senza i troppi interessi di bottega che imponevano soltanto vincoli incrociati per paura che questo o quel costruttore potesse averne dei vantaggi. Se n’è andata la Honda ed è arrivata la Brawn e la differenza si è vista, ha smobilitato la Renault ed è venuta fuori la Red Bull. Credete a un vecchio che questo mondo lo ha frequentato per una vita: oggi è un gran giorno per la F.1.

Le Brawn, la Ferrari e... Liuzzi

Le Brawn, la Ferrari e… Liuzzi

settembre 14, 2009  |  Formula 1  |  17 Commenti  |  Lascia un commento

Di come Ross Brawn abbia impacchettato tutti i suoi rivali in questo mondiale abbiamo già parlato, e c’è ben poco da aggiungere; con una vettura buona e dei piloti buoni sta facendo il vuoto nonostante ogni tanto incontri sulla sua strada vetture più buone e piloti ottimi. Il mondiale costruttori è già in tasca ed è giusto dire con pieno merito (nella foto, Jenson Button e Rubens Barrichello).
Ma questo campionato è sempre più sorprendente e vivace perché continua a proporre risultati ben differenti da quello che si potrebbe credere alla vigilia di ogni singola gara. Finora hanno vinto sei piloti differenti e quattro costruttori differenti. Da quanto non accadeva? La Brawn era partita al massimo poi è parsa in declino sino a due resurrezioni firmate Barrichello che hanno preso in contropiede mezzo Circus. La Red Bull, partita bene, a un certo punto è parsa imbattibile: c’era solo il dubbio della scelta su chi doveva incoronarsi campione tra Vettel e Webber. Poi è venuta fuori di prepotenza la McLaren (quella di Hamilton, va detto, perché il depresso Kovalainen è una disperazione) e già si è vagheggiato che con sei vittorie di fila Hamilton si sarebbe confermato campione. Infine è toccato alla Ferrari balbettante dell’inizio trovare nel Kers e in un rivitalizzato Raikkonen un passo tale da far dire al finlandese alla vigilia di Monza che per il titolo c’è anche lui.
In più, come se non bastasse, è venuta fuori una Force India che va come la Ferrari, un secondo dietro la miglior Ferrari per due GP di fila e con due piloti differenti che potevano essere tre perché Liuzzi (nell’immagine a lato) è stato la grande rivelazione del GP d’Italia; lui che veniva da due anni di ozi e che si è qualificato pochissimo dietro al suo caposquadra Sutil pur avendo imbarcato 30 chili di carburante in più. Antonio più che bravo è stato portentoso: nell’Italia dei Fisichella (rimandato a Singapore) e dei Trulli ha mostrato un piglio così sfacciato da lasciare stupefatti. Vabbè, non ha finito la gara, ma con la tattica giusta che aveva adottato poteva davvero aspirare al podio. Io lo ammetto: non avrei scommesso un centesimo su di lui perché da troppo tempo lontano dalle corse. Ma adesso mi sa che qualche eurino lo rischierò, specie se gli allibratori continueranno a pagarlo tanto bene.

Schumi non prova la F60, e allora?

agosto 4, 2009  |  Formula 1  |  21 Commenti  |  Lascia un commento

Non è questione di fare un dispetto, ma di rispetto delle regole. Alla stampa nazionale tutto quello che disturba la Ferrari genera grande scalpore, ma nel mondo non va così. Red Bull, Toro Rosso e Williams sono i tre team che sono venuti alla scoperto dichiarando pubblicamente il loro no alla possibilità per il sette volte campione del mondo Michael Schumacher di provare in via del tutto eccezionale la monoposto Ferrari di quest’anno.
La regola è chiara: non si può. E va rispettata. Si è adeguato il quasi-bambino Algersuari, che mai su una F.1 c’era salito, si adatterà prima di Valencia l’esordiente Grosjean che dovrà sostituire Piquet sulla Renault, non c’è quindi motivo di fare un’eccezione per un pilota esperto e di valore assoluto come il vecchio Schumi che di corse ne sa una più del diavolo.
Anzi, gli stessi tre team (ma anche tutti gli altri, compresi quindi quelli che lanciano il sasso ma nascondono la mano) hanno molto arricciato il naso per l’uso delle gomme slick sulla monoposto 2007 usata da Schumi al Mugello. Si trattava di gomme della Gp2? Loro non lo credono affatto e dicono che gli italiani al solito barano (e qui c’è la notizia: davvero c’è qualcuno in F1 che non bara?) e quindi sono ancora più fermi nel richiedere che anche per Schumi non si facciano eccezioni alla regola.
Va bene così. Michelone è talmente bravo che farà di tutto per portare l’acqua al mulino Ferrari: se ci riuscirà sarà merito suo, se non ce la farà non sarà perché ha potuto provare poco. Questo deve essere chiaro. In questa spettacolare operazione mediatica va bene tutto meno che accampare delle scuse. La Ferrari poteva pescare nel grande mare dei piloti allenati e a spasso, ma ha preferito andare sulla sua icona vincendo la sua gara già prima di correre. Ha sicuramente fatto benissimo, ma, di grazia, niente pianti preventivi. Solo i deboli fanno così, e non è il caso delle Rosse.

Tra Vettel e Webber, chi farà meglio?

luglio 14, 2009  |  Formula 1  |  5 Commenti  |  Lascia un commento

Sette giorni magici, l’arco di una settimana. Per i piloti australiani tutto sembra partire da qui: sabato 11 luglio 2009 Mark Webber ha colto la sua prima pole position (e domenica la prima vittoria), il 14 luglio di trent’anni fa Alan Jones centrò a sua volta la sua prima pole, e mezzo secolo fa, il 18 luglio, fu Jack Brabham a scattare per la prima volta della sua luminosissima carriera davanti a tutti.
Oggi tutti sembrano aver scoperto Webber, un pilota che da una vita è velocissimo in qualifica anche se spesso meno costante in gara, soprattutto quando ha dovuto confrontarsi con David Coulthard che era un osso duro, capace di portare in fondo la sua auto anche se doveva lottare con qualifiche sofferte e con carichi di carburante spesso inadeguati.
Come sempre la propria grandezza uno se la costruisce grazie a chi ha di fianco. Se Webber avesse vinto con l’autorità sfoggiata domenica scorsa al Nurburgring avendo in squadra ancora il vecchio David, tutti avrebbero scritto che oggi la Red Bull è una monoposto strepitosa, capace di far vincere persino uno come l’australiano. Battendo invece l’astro nascente, il predestinato Vettel, non si possono più legare i meriti alla sola vettura ma occorre sottolineare la guida del cangurone che, contro ogni pronostico, oggi nella classifica iridata ha appena 1,5 punti in meno del tedesco e che, sullo slancio dell’impresa recente, può ancora alzare il suo rendimento di pari passo con la crescita dell’autostima.
La sensazione, oggi, di molti addetti ai lavori, al di là del fatto che il giovanissimo Vettel gode di una miglior stampa, è che i favori del pronostico nella lotta interna alla Red Bull sono tutti per il tedesco se ci saranno GP bagnati e per Webber in caso contrario. E secondo voi?