Posts Tagged ‘Renault’

Se il caso delle false spie…

marzo 15, 2011  |  Industria, Renault  |  40 Commenti  |  Lascia un commento

È finita a tarallucci e vino, con tante scuse e un “piccolo” sacrificio economico. Ma niente dimissioni di Carlos Ghosn, numero uno di Nissan-Renault e neppure del suo numero due, Patrick Pélata. Il consiglio di amministrazione in tarda serata di lunedì ha stabilito così, con Ghosn che è andato al primo canale televisivo francese, Tf1, a umiliarsi pubblicamente per le false accuse di spionaggio contro tre dipendenti, licenziati e svergognati davanti a tutto il mondo con la denuncia di aver passato alla concorrenza informazioni preziosissime sulla progettazione delle auto elettriche del Gruppo.
Un finale indecoroso per una brutta vicenda in cui è stato pure arrestato il numero due della sicurezza di Renault, Dominique Gevrey, per aver certificato l’esistenza di conti correnti all’estero su cui sarebbero stati versati dei quattrini per comperare i segreti dai tre “traditori”. Conti, poi, rivelatisi inesistenti.
Ghosn, il capo d’industria più pagato di Francia (9,2 milioni di euro nel 2010) dovrà rinunciare a circa 1,6 milioni di euro di bonus, ma la sua immagine esce molto danneggiata da questa brutta vicenda dove, alla fine, va in gattabuia soltanto un dirigente di medio livello.
Ma sì, in Renault, probabilmente volevano soltanto togliersi dalle scatole quei tre uomini, maldestramente accusati senza prove credibili, però l’operazione è fallita miseramente e con grande vergogna. E se fosse successo da noi? Se al posto di Ghosn ci fosse stato Marchionne, che cosa si sarebbe scatenato?

Alla ricerca della marca perduta

luglio 28, 2010  |  Renault  |  41 Commenti  |  Lascia un commento

Per i francesi della Renault il recupero del marchio Alpine sta diventando un’angoscia. Da anni, a momenti alterni, se ne parla e poi non se ne fa niente. Adesso si mormora che se mai si farà davvero la versione stradale del concept DeZir che si vedrà al Salone di Parigi (e che con le sue linee arrotondate anticipa il nuovo frontale delle future Renault), potrebbe appunto cucirsi addosso il logo Alpine. L’auto sarebbe elettrica, con 150 CV, e s’inserirebbe tra la cittadina Zoé e la un po’ insipida Fluence per rendere l’offerta elettrica il più completa ed eccitante possibile. Il tormentone Alpine testimonia l’ansia dei costruttori che negli anni hanno fatto incetta di marchi e che adesso se li ritrovano in casa. Si parla del Gruppo PSA che sta per rimettere in strada il nome Talbot per una serie di vetture low cost per la Cina dove tirano soltanto le auto più grandi e più ricche (di conseguenza non si vuole svilire il valore dei nomi Peugeot e Citroen), si parla anche del Gruppo Volkswagen che sta pensando di resuscitare il nome NSU per rinfrescare in chiave europea eventuali moto frutto dell’accordo con Suzuki. E c’è sempre il nome Innocenti che ogni tanto torna in ballo per le low cost di casa Fiat.
Insomma, dopo che il mercato registra ogni giorno la chiusura di etichette americane famose (Oldsmobile, Plymouth, Saturn, Mercury, Hummer, Pontiac) l’Europa potrebbe andare in controtendenza. Ma ha senso?

Alla fine anche la Renault è scappata…

dicembre 16, 2009  |  Formula 1  |  11 Commenti  |  Lascia un commento

Dunque, la Renault è passata di mano. No, è vero, ufficialmente ancora no. Lo diranno il 4 gennaio, ma quello che si temeva, e che questo blog aveva previsto già nella scorsa primavera e cioè che la Renault zoppa va allora ad aggiungersi a BMW e Toyota, si è puntualmente avverato.
La Renault resta in F.1 ma solo come socia di minoranza della Genii Capital (che ha dietro a tutto Gerard Lopez, lussemburghese, proprietario della Gravity, società di management), con un budget ufficialmente dimezzato del 50% rispetto al 2009. I capi francesi non hanno usato giri di parole: “O si faceva così o si chiudeva del tutto”.

 


Adesso dovrebbe arrivare in squadra un nuovo team principal (si dice che verrà dal mondo delle corse, ma non dal giro F.1) mentre la Renault ha chiarito che resterà fino al 2012 con l’ambizione di fornire i motori anche ad altre squadre. Quello che però che la Renault non ha detto, ma che gli spifferi hanno fatto uscire, è che potrebbe scappare molto prima dalla F.1 se non riuscirà ad assicurarsi la fornitura del kers per tutte le squadre nel 2011.
Già, perché adesso salta fuori che non l’anno prossimo, ma tra due anni, si riprenderà il discorso del kers in versione più potente di quella vista nel 2009 (e abbandonata nel 2010), con la differenza che sarà un kers standard, cioè uguale per tutti; e la grande battaglia in gioco sarà quella di essere prescelti e spuntare un bel gruzzolo, un po’ come capitò anni fa con la centralina unica fornita dalla McLaren.
Anche i piloti non sono stati annunciati, o almeno è stato confermato il solo Kubica mentre il secondo dovrebbe essere un guidatore di medio livello fornito dalla Gravity Management stessa. Si fanno i nomi di Ho-Pin Tung, oppure Baguette o ancora D’Ambrosio. Insomma, si è visto di meglio.

Toyota, un altro dinosauro se ne va

Toyota, un altro dinosauro se ne va

novembre 4, 2009  |  Formula 1  |  18 Commenti  |  Lascia un commento

Tadashi Yamashina, il presidente di Toyota Motorsport, e team principal per quello che riguarda la F.1, è scoppiato addirittura in lacrime durante la conferenza stampa indetta a Tokyo per annunciare il ritiro della prima Casa al mondo dal dorato Circus dei Gran Premi. Per lui, per tutta l’azienda, si è trattato di una sconfitta fragorosa dagli umilianti contorni: pur disponendo del budget più alto di tutti i tempi i giapponesi hanno chiuso la loro lunga avventura senza titoli e persino senza nemmeno una vittoria.
La Toyota esce di scena peraltro rispettando un copione che su questo blog è stato annunciato già ad inizio anno e più volte sottolineato con foga: il rischio che a fine anno Renault, Toyota e BMW scappassero via era chiarissimo, soltanto i più ciechi potevano credere a due campionati distinti, soltanto i più ignoranti di cose di questo mondo potevano arricciare il naso all’idea che potessero arrivare nuove squadre senza blasone a rimpinguare gli schieramenti.
Mosley ha solo detto male cose giustissime, e se i costruttori avessero accettato con serenità l’idea di avere team minori al loro fianco le fughe non ci sarebbero state perché un conto è per una Toyota e una BMW vivacchiare a centro schieramento, salvate dai piccoli a chiudere la griglia, e un conto è occupare le due ultime file come è successo a Montecarlo.
Per l’associazione dei costruttori questa è una caporetto: la BMW da tempo via, la Toyota che ha detto finalmente con chiarezza quello che tutti nel Circus sapevano da mesi, e la Renault che zitta zitta sta mollando tutto come da sempre auspicato dal suo capo Ghosn. Sì, perché se anche non l’avete letto da nessuna parte, tutto lascia credere che nel 2010 quella che correrà sarà la Megaphone-Renault, una squadra con capitali russi e motori Renault con dietro a tutto Flavio Briatore a tirare le file dell’operazione. In parole povere, e senza annunci ufficiali, anche la Renault si sta di fatto sfilando, scocciata di buttare via soldi per raccogliere mosche. È il solito refrain: a parte la Ferrari che ha le corse nel suo Dna, per i grandi costruttori lo sport è soltanto business e quando non ne vale più la pena si chiudono i rubinetti e l’interesse. Tutto il contrario per i team privati che invece con le corse ci debbono vivere e ben vengano questi ultimi, la F.1 potrà solo guadagnarne come accadeva ai bei tempi: bassa litigiosità e le competizioni avanti tutto.
Chi adesso trema commette un errore, il futuro può soltanto svoltare al bello e le regole si potranno scrivere senza i troppi interessi di bottega che imponevano soltanto vincoli incrociati per paura che questo o quel costruttore potesse averne dei vantaggi. Se n’è andata la Honda ed è arrivata la Brawn e la differenza si è vista, ha smobilitato la Renault ed è venuta fuori la Red Bull. Credete a un vecchio che questo mondo lo ha frequentato per una vita: oggi è un gran giorno per la F.1.

Kimi va, su Massa tanta pressione

settembre 29, 2009  |  Formula 1  |  24 Commenti  |  Lascia un commento

La Ferrari ha scelto: va via Raikkonen. Non c’è ancora l’annuncio ufficiale ma pare sia soltanto una formalità. Non è stato facile decidere e di sicuro le pressioni della Fiat saranno state importanti considerando che al momento il Brasile è il mercato più importante e più redditizio per il Gruppo torinese.

Kimi lascia dopo tre stagioni all’insegna di ombre e luci, imperlate dal titolo 2007 ma con un senso di incompiuto che non era prevedibile al momento del suo sbarco a Maranello. Considerando il valore assoluto del pilota, è indubbio che qualche cosa non abbia funzionato pur se non è questo il momento per attribuire colpe. Di sicuro il carattere del pilota può non avere aiutato, ma è altrettanto vero che negli ultimi due anni a Maranello troppi cambiamenti nella struttura del team hanno destato qualche perplessità.

Il pallino passa adesso nelle mani di Massa che al rientro sarà più che mai sotto pressione perché dovrà ritrovare la forma dei giorni migliori, non far rimpiangere l’addio a Kimi e reggere la sfida con un campione espertissimo quale Alonso.

Si merita un grosso in bocca al lupo perché per lui sarà durissima, ma anche Kimi avrà le sue gatte da pelare in McLaren, dove Hamilton non farà sconti. Non fosse altro che per questo giro di piloti (arricchito da Rosberg probabilmente in Brawn, Kubica – povero lui – in Renault e Hulkenberg in Williams) l’anno prossimo si avvia in maniera eccitante, tanto più che squadre come Red Bull e Brawn non potranno più essere considerate dei team minori, bensì scuderie molto più forti delle varie BMW, Toyota oppure Honda che avevano sì il blasone, ma che negli ultimi anni hanno fatto più da sparring partner a Ferrari e McLaren che essere vere rivali.

Ferrari-Alonso: è l’ora di decidere

settembre 22, 2009  |  Formula 1  |  11 Commenti  |  Lascia un commento

Adesso non è più il momento di aspettare. Archiviato il caso Renault-Singapore con nessun coinvolgimento per Fernando Alonso (ma non le polemiche, perché strascichi ci saranno per forza) è l’ora che in Ferrari si decidano sullo spagnolo perché non è più tempo di rinvii: tutto il mercato piloti è bloccato in attesa delle mosse incrociate tra il due volte campione del mondo e la squadra italiana.
E’ vero, a Maranello non sanno come comportarsi: vorrebbero lo spagnolo ma per reggere l’impatto economico del suo ingaggio dovrebbero liberarsi del fardello Raikkonen che è legato alla squadra per un altro anno, e costa a sua volta una cifra ben sopra la media. C’è però il problema Massa, sul cui conto tutti si dichiarano sicuri che tornerà quello di prima o addirittura migliore, che è convalescente e che dovrà mettersi alla prova. La Ferrari non “può” scaricarlo ma qualche dubbio circola sulle sue reali condizioni di salute e c’è la paura di disfarsi a caro prezzo di Kimi (nessun altro team può permettersi l’ingaggio del finlandese, quindi un aiuto sostanzioso da Maranello dovrà arrivare) per poi ritrovarsi in casa un pilota meno competitivo. Quindi si prende tempo, col risultato che tutte le suggestioni diventano possibili: restare con i due di oggi, parcheggiare Massa, parcheggiare Kimi.
Non è una decisione facile, questo è giusto dirlo, però occorre scegliere prima che siano gli eventi a decidere e non la logica di squadra. Alonso è lì che aspetta e la nuova Renault probabilmente legherà alla sua presenza il restare o meno in F.1. Se lo spagnolo va è molto probabile che il team trovi una scusa per uscire dal giro con scorno della Fota che teme che questo accada minando la credibilità dell’associazione. La Ferrari è quindi tra due fuochi: sostiene la Fota e vuole la Renault tra i soci, però allo stesso tempo vorrebbe lo spagnolo. Il gioco è intricatissimo e nessuno sta compiendo la prima mossa con il rischio che la Scuderia resti alla fine con il cerino in mano.

Briatore va via, la Renault anche?

settembre 17, 2009  |  Formula 1  |  12 Commenti  |  Lascia un commento

Il caso Renault ha tenuto banco per quindici giorni, ma l’addio di Briatore farà parlare per anni. Succede sempre così quando ci sono di mezzo gli uomini, soprattutto quelli che nel bene (e anche nel male) hanno segnato pagine molto importanti.
Il fattaccio in cui la Renault è coinvolta è gravissimo. Questo va chiarito prima di avventurarsi in qualsiasi altra considerazione. Le scorrettezze sono un ritornello che in F.1 è di casa, con pagine e pagine nere venute alla luce e verosimilmente tante altre di più che sono rimaste nascoste, ma nella vicenda Singapore c’è un’aggravante: l’imposizione all’anello debole (il giovane Piquet a rischio di non rinnovo di contratto) di commettere un’azione decisamente antisportiva.
Adesso Briatore passa un po’ per martire e, sull’onda emotiva, si tende a dimenticare l’eventuale nefandezza perché il personaggio, oltre che simpatico e abile, era anche molto funzionale al sistema. Però, se la malefatta c’è stata, non poteva finire diversamente. In particolare era inevitabile che a intervenire fosse stata prima la Renault della stessa Federazione: A Parigi il fastidio avrà raggiunto i massimi e il grande capo Carlos Ghosn (che con Flavio ha avuto sempre un rapporto di amor e odio) ha probabilmente chiesto la sua testa, un piacere che non ha lasciato ad altri che pur già se lo pregustavano.
La curiosità degli addetti ai lavori si concentra allora su che cosa farà la Renault orfana del suo faro: continuerà lo stesso, o i francesi prenderanno la palla al balzo per scappare via come da tempo stanno già cullando?

BMW scappa. A chi tocca adesso?

luglio 29, 2009  |  Formula 1  |  12 Commenti  |  Lascia un commento

Qui è stato detto e ridetto, ma mai troppo creduto. I costruttori non ne vogliono più sapere di gettare soldi in F.1, considerano questo impegno come poco politico in tempi in cui si debbono operare tagli tra i dipendenti oppure si deve ricorrere alla cassa integrazione. Se i piccoli team privati hanno nelle competizione la loro unica ragione di vita, le Case usano le corse quando fanno loro comodo e le lasciano quando l’interesse diventa minore se non proprio una scomodità.
Per questo Mosley (male, va detto) voleva a tutti i costi squadre pronte a rimpolpare gli schieramenti, ma predicava (male) a sordi che non ci volevano proprio sentire, eppure erano già con la valigia in mano.
Adesso è la BMW ad annunciare ufficialmente il suo ritiro a fine anno, e si teme che in fretta arrivino altri due no (Toyota e Renault i costruttori più fortemente sospettati). Chi credeva ingenuamente in un nuovo campionato alternativo adesso è servito: altro che due campionati, c’è già da leccarsi i gomiti se si riuscirà ad averne uno con un parco partenti decente e non robaccia come la Moto GP dove corrono in sedici e di questi oltre la metà sono di team che prendono due secondi al giro in qualifica.

Addio scambio Massa-Alonso?

luglio 27, 2009  |  Formula 1  |  7 Commenti  |  Lascia un commento

Il disgraziato incidente in cui è stato coinvolto Felipe Massa, al di là delle conseguenze non ancora molto chiare sul fisico del malcapitato pilota brasiliano, complica all’improvviso i piani Ferrari per gli anni a venire.
Nel giustificato marasma del dopo-qualifiche sono circolate molte voci e una delle più succose parlava di un progetto che i vertici di Maranello stavano mettendo a punto nell’ottica di portare in Ferrari lo spagnolo Fernando Alonso già nella prossima stagione.
Il problema stava (e sta) nel contratto che lega anche per il 2010 Kimi Raikkonen alle Rosse, un accordo profumatamente remunerato cui il finlandese non intende in alcun modo rinunciare. Una delle soluzioni pensate riguardava allora proprio Massa: il brasiliano, oggi molto veloce e molto quotato, sarebbe stato oggetto di scambio con la Renault con la coppia Raikkonen-Alonso a correre per la Scuderia nel 2010.
Il progetto adesso ovviamente salta perché bisognerà vedere prima lo stato di salute di Felipe, poi valutarne le sue reazioni una volta che torna al volante e quindi pensare a qualsiasi altra possibile soluzione. Ma il piano c’era e si vocifera che alla base ci fosse la voglia di liberarsi del manager di Massa, il figlio di Jean Todt, che al momento non è molto gradito come non lo è più nulla che si leghi all’ex capo della gestione sportiva. Questo spiega anche la freddezza della Ferrari verso l’ipotesi di Todt come successore di Mosley, a prescindere dalle dichiarazioni di facciata. Che cosa sia successo non è dato a sapere, ma pare proprio che del vecchio amore (e della doverosa riconoscenza) sia rimasto ben poco. Anzi nulla.

Toyota, stop al Fuji e presto alla F.1

luglio 7, 2009  |  Formula 1  |  10 Commenti  |  Lascia un commento

L’annuncio shock è stato battuto dalle agenzie in piena notte per l’Europa, mattina presto in Giappone. La Toyota ha annunciato che nel 2010, e poi pure negli anni a venire, non si correrà più il Gran Premio del Giappone di F.1 sulla pista di proprietà del primo Gruppo automobilistico del mondo, il circuito del Fuji dove il Circus era tornato a correre nel 2007 per ufficializzare i trionfi economici e commerciali della Casa giapponese.

La ragione ufficiale è puramente legata ai soldi: organizzare la gara al Fuji costa ogni anno alla Toyota la bellezza di oltre 15 milioni di euro, una cifra oggi giudicata fuori da ogni logica in tempi di crisi mondiale.

La notizia non deve comunque sorprendere, perlomeno non chi ha avuto la pazienza di leggere questo blog negli ultimi mesi. Da tempo qui si fa notare che quattro grandi costruttori impegnati in F.1 stanno studiando una fuga dalla F.1 il meno spettacolare possibile, ma pur sempre una fuga. La querelle Fota-Fia per molti (Ferrari esclusa) era una buona occasione per una ritirata strategica, giustificata e mascherata dall’impossibilità di convivere con una Federazione che cambiava di continuo le regole. Poi però è arrivata la Ferrari con la resistenza dura e l’ipotesi di dar vita a una serie alternativa all’organizzazione della quale dovevano impegnarsi tutti i team attualmente riuniti sotto l’egida della Fota. Una prospettiva terribile per chi di investire nel Circus non ha più voglia né passione, una resistenza passiva che di fatto ha portato all’accordo in extremis facendo tirare un sospirone di sollievo a BMW, Toyota, Renault e Mercedes, terrorizzate dall’idea di sottoscrivere un impegno fuori dalla loro volontà. Adesso ecco i primi cedimenti: la Toyota annuncia lo stop con il GP di casa e a breve darà l’addio alla massima serie. Sarà sola? Difficile crederlo, e meno male che si sono affacciate altre squadre (minori, è vero, ma almeno vive) se no il rischio è di avere schieramenti talmente poveri di partenti era pressoché certo.

Max Mosley è stato arrogante, ottuso e ostinato, ma aveva visto giusto: la sua ansia di preservare il campionato da ritirate repentine andava in questa direzione. Sapeva che contro aveva una Ferrari agguerrita ma in buona fede, perché per il Cavallino le corse sono il sale della vita, ma temeva quei costruttori spendaccioni oggi disposti a scialacquare ma anche prontissimi a chiudere i rubinetti quando gli interessi sarebbero girati da un’altra parte. Anche lo scivolo col buco doveva servire a far vincere finalmente la Toyota affinché non scappasse via. Peccato che la Brawn abbia rovinato tutti i piani.