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Jacky Ickx e la Scirocco a metano

ottobre 12, 2010  |  Ecologia, Formula 1, Volkswagen  |  72 Commenti  |  Lascia un commento

Sabato sera ho cenato con Jacques-Bernard Ickx detto Jacky, il formidabile asso belga capace di vincere in F.1, dominare la scena nelle gare riservate ai potentissimi prototipi, leggenda vivente legata ai suoi successi a Le Mans e grandissimo interprete dei rally-raid.

Ickx aveva appena finito di guidare la VW Scirocco R a metano come apripista al Rally Legend che si è corso tra ali di folla nei dintorni di San Marino, e mi ha raccontato cose mirabolanti di questa vettura che ha quasi 280 CV ed emissioni di CO2 dell’80% inferiori a un identico modello a benzina.

Uno come lui, che con la velocità ha stretto un patto trentennale, era come un bambino emozionato davanti a un regalo. Parlava delle prestazioni di quest’auto, troppo normale per uno che ha corso con tutto e vinto con tutto, come di un bolide dalle sensazioni inimmaginabili. “Va a metano – diceva – ma spinge con una rabbia che non ti puoi aspettare”.

Gli ho chiesto se il futuro può essere in auto così, poco inquinanti e molto potenti, e lui mi ha risposto che non lo sa, anche se è sicuro che un’auto elettrica brividi simili non li potrà mai dare.

Jacky ha gareggiato in un periodo che le corse piangevano un campione alla settimana, in cui i piloti di più alto livello correvano ogni domenica non importa su quali automobili “Perchè dove c’era un ingaggio si andava, e quando l’ingaggio non c’era si correva perché ci piaceva farlo” sottolineando di quanto sia contata la fortuna per riuscire a sopravvivere. “Ci infilavamo dentro vetture che ti fasciavano di benzina, con telai a traliccio pronti ad aprirsi in maniera miserevole al primo impatto, ci davamo ruotate su piste fitte di alberi e circondate da muretti; a Le Mans – corsa che lui ha vinto 6 volte – si arrivava ai 350 e ci volevano 500 metri per rallentare. Sì, tra la vita e la morte passava solo un alito e io quell’alito l’ho sentito vicino molto spesso, ma mi è sempre andata bene”.

Ha sfiorato due mondiali in F.1 e ne ha vinti due coi prototipi dominando persino la Parigi-Dakar. “Alla fine avevo la stessa voglia degli inizi, ma capivo che non era la stessa cosa. Io ogni domenica guardo Schumacher e mi dico che è un fenomeno. A quarant’anni prende pochissimi decimi dai più veloci e s’impegna come un ragazzino. Ma io lo so che per uno di quarant’anni non c’è niente da fare contro un rivale di venti se questo va forte come te. Non sbagli niente, però lui va un pelo di più. Non è il coraggio, è l’età che ti frega. E la F.1 non perdona chi è vecchio”.

Ero a bocca aperta nell’ascoltarlo: un fiume in piena, uno che ne ha viste tante, sazio di corse e di gloria. Però quando raccontava della Scirocco gli brillavano gli occhi e lì ho capito che le automobili, certe automobili, possono sorprenderti sempre, anche se vanno a metano; e che forse per questo ci sarà puntuale un modello che ci farà innamorare, che una macchina non sarà mai uguale a un elettrodomestico. E sono andato a letto sereno.

Ferrari, strategia perfetta. McLaren e Mercedes dietro la lavagna

maggio 17, 2010  |  Formula 1  |  32 Commenti  |  Lascia un commento

Beh, non accadeva da un bel po’ che la Ferrari le mosse le azzeccasse in maniera determinante, invece a Montecarlo è successo ed è stato un colpo magistrale. Far partire Alonso dall’ultimo posto con le gomme più tenere (in apparenza un controsenso) sperando nell’intervento della Safety Car nelle fasi iniziali di gara per effettuare poi il cambio obbligatorio senza perdere tempo rispetto ai rivali, è stata una scommessa azzardata ma vincente. Ed è giusto notarlo dopo che le teste pensanti al muretto delle Rosse avevano destato negli ultimi tempi non poche perplessità.
Chi invece ha fatto una figura da pescivendolo è stata la McLaren. Mandare sulla griglia di partenza la monoposto del leder del mondiale con un tappo su un radiatore è roba che nemmeno ai dilettanti succede. E Button l’ha pagata cara, con il motore arrosto dopo appena tre giri. Notare che ai tempi di Ron Dennis in pista non sarebbe mai successo è adesso troppo facile.
Infine la Mercedes. L’ordine mandato via radio a Schumi di passare Alonso subito dopo l’uscita della Safety Car (messaggio peraltro inviato anche a Rosberg) lascia perplessi. Ross Brawn di solito le azzecca tutte, questa volta invece l’ha toppata di grosso. In compenso a Montecalo si è rivisto lo Schumacher che ben conosciamo e non solo perché in pista ha avuto il piglio giusto e un passo come mai quest’anno, ma soprattutto perché si è riproposto con una furbata come era solito fare. Per i non ferraristi questa non è una notizia, quello che invece ha colpito è l’indignazione dei tifosi di Maranello. Ma come? Quando si comportava così in passato (ed è successo tante volte) era un volpone, adesso invece è diventato un delinquente. Lo dicevano i latini, sic transit gloria mundi, ma non vi sembra ridicolo?

Ma quella di Barcellona è una pista vera?

maggio 10, 2010  |  Formula 1  |  16 Commenti  |  Lascia un commento

Eravamo rimasti al possibile Gp alle porte di New York, l’ultima follia a parere di quasi tutti. Ma rivisto il circuito di Barcellona penso che a ben diritto qualsiasi altro tracciato possa entrare nel giro che conta.
Da dieci anni chi parte in pole nel Gp di Spagna poi vince. Perché è il più bravo o il più veloce, si potrebbe pensare, e in qualche caso sarà stato anche così. Di sicuro chi è dietro non sorpassa mai, o fatica tantissimo; persino se ha due secondi di margine nel piede, come si è visto a lungo con la Mercedes di Rosberg piantata dietro la Williams di Hulkenberg.
Una processione scontata dove Vettel, più veloce di Hamilton, nemmeno ci ha mai provato ad attccare per non rovinare le sue coperture, dove Button, sicuramente più veloce di Schumacher ci ha provato poi ha desistito perché il mestiere del tedesco gli ha fatto capire in fretta che non c’era trippa per gatti, e così via. Un Gran Premio per rassegnati dove i pochi sconvolgimenti sono avvenuti ancora una volta ai box, perché chi ha avuto qualche problema lo ha pagato perdendo posizioni (Vettel e Button tra i primi). Per il resto una rinuncia generalizzata che è parsa insopportabile in quanto, una volta tanto, nemmeno dettata da regolamenti tecnici sbagliati o da automobili incapaci di stare in scia. Semplicemente lì non si passa. Amen.
Ha vinto Webber, perfetto per tutto il fine settimana, sempre veloce quando si corre con condizioni ambientali ottimali. Iellatissimo Hamilton, che non merita probabilmente l’accanimento della sorte contro di lui, e sfortunato ma non troppo Vettel, ancora alle prese con freni che fanno le bizze (solo sulla sua monoposto, però…) in ogni caso in grado di finire la gara nella posizione che occupava prima dei problemi accusati, che già non è male.
Ottimo, infine, Alonso, e pure favorito dalla sorte. Da due gare si ritrova sul traguardo messo molto meglio che all’inizio del Gp perché safety car varie oppure i guai di chi lo precede gli spianano un po’ la strada. La storia insegna che ai grandi campioni accade spesso così, e non c’è da indignarsi. Per trarre vantaggi bisogna essere al posto giusto e lui c’è sempre. Ribadisco, quindi, un concetto già espresso prima dell’avvio del mondiale: la McLaren mi sembra la squadra favorita per il titolo costruttori e Alonso il favorito tra i piloti. Strada facendo ne sono sempre più convinto.
Restando alla McLaren questi primi cinque Gran Premi mi hanno riportato al 1984 quando nel team di Ron Dennis convivevano due campioni come Prost e Lauda. Allora Prost era lo scavezzacollo, il cavaliere senza macchia e senza paura (correndo così non vincerà mai un mondiale, profetizzavano in tanti) mentre Lauda era la formichina che non buttava via nulla e che arrivò al titolo con appena mezzo punto di vantaggio proprio su Prost. E’ troppo presto per profetizzare che finirà così tra i due galletti di oggi, ma qualche analogia in chi è vecchio la coppia attuale la suggerisce.
Ci sarebbe anche da parlare, molto, dei vari buchi a favore della migliore aerodinamica che obbligano i piloti a manovre assurde. Mi sembrano una vergogna, ma ci toerneremo sopra più diffusamente.

Ha vinto Button, anche se non se n’è accorto nessuno

marzo 29, 2010  |  Formula 1  |  27 Commenti  |  Lascia un commento

Qualcuno forse se n’è accorto, ma non in tanti; almeno se ci si limita a chi dovrebbe fare informazione. In Australia il Gp di F.1 l’ha vinto Button, il campione del mondo in carica, il pilota della McLaren. L’ha vinto alla sua maniera cioè mai buttando via un’occasione quando questa gli si presenta. Da sempre è la sua forza: magari inventa poco, ma sciupa nulla. Non ha la straripante irruenza di Hamilton, la sagacia tattica e il talento di Alonso, la velocità di Vettel, questo proprio no, ma per una squadra lui vale tanto oro quanto pesa.
La sua corsa è stata straordinaria e se la sua intuizione di cambiare per primo le gomme l’avessero avuta Alonso o Massa oggi avremmo le pagine piene di lodi e di lirica esagerata. Se, una volta in testa, un ferrarista avesse condotto la gara con la stessa sicurezza e lo stesso rispetto delle gomme che ha avuto l’inglese, idem come sopra. Paginate di lodi. Invece no, il leitmotiv è stato che la Ferrari a Melbourne ha allungato sugli avversari, concetto curioso quando il team del Cavallino ha incassato meno punti della McLaren.
Guardate, Button a parte, l’Australia ha detto alcune cose molto importanti. La prima è che Alonso è il più serio candidato al titolo mondiale; ha il passo per farcela e la testa per arrivarci. Poi che Hamilton a tratti è capace di tutto, probabilmente l’unico oggi che può provarci sempre e riuscirci spesso, un nuovo Mansell con ancora più talento. Infine che la McLaren ha la coppia di piloti che alla lunga può incamerare più punti. Il Gp ha sottolineato, però, altre cose, per esempio che la Ferrari non può tornarsene a casa contenta perché essere finita dietro alla Renault con un pilota che non ha avuto problemi non è proprio esaltante, stessa cosa per la Mercedes, anch’essa con un pilota che non ha avuto problemi. In quanto alla Red Bull, conferma i timori della vigilia: grande velocità (per quanto sospetta per un uso di regolazioni delle sospensioni molto ambiguo in qualifica) e un pilota oggi estremamente veloce, Webber, ma probabilmente al di sopra del suo limite. I troppi errori non hanno condizionato soltanto la sua corsa ma anche quella degli incolpevoli avversari, e questo non tranquillizza per le gare future e per difficile confronto con il suo compagno di squadra, Vettel.
Si torna a correre tra sette giorni, di nuovo al caldo, ma con l’umido e forse ancora con la pioggia. Potrebbe finire con un vincitore ulteriormente diverso e questo per l’interesse del campionato è sicuramente un bene, ma i valori in campo si sono già delineati con la sola eccezione di Schumacher. Il tedesco in qualifica è stato battuto per appena un decimo dal suo compagno (erano stati più di 3 in Bahrein), e in gara a parte l’incolpevole botto con Alonso ha patito anche un grosso ritardo al box nel cambio gomme quando la squadra non era pronta. Questo l’ha ributtato molto indietro e gli ha compromesso del tutto la gara. Vabbè, non se n’è accorto nessuno e non sorprende: oggi chi lo ha incensato per una vita è in prima linea nel “dare addosso al crucco”. Avanti pure.

Alonso, aprire vincendo porta sempre bene

marzo 15, 2010  |  Formula 1  |  23 Commenti  |  Lascia un commento

Se le statistiche contano ancora qualcosa, non c’è nulla di più confortante della doppietta Ferrari in Bahrain e soprattutto del colpaccio di Alonso: la storia insegna che praticamente sempre chi ha vinto la gara d’apertura della stagione poi ha fatto suo il titolo mondiale.
Vettel allora deve mangiarsi le mani? In assoluto sì, perché stava correndo una gara magnifica e autoritaria, ma, come si temeva alla vigilia, le Red Bull sono le monoposto del lotto di testa più a rischio per l’affidabilità.
La Ferrari, allora. Ci si aspettava una buona gara ed è uscita ottima, ci si aspettava un grande Alonso ed è parso ancor più autoritario del previsto. Si poteva sperare di più? No.
La McLaren ha un po’ deluso? Anche qui no, oppure sì, ma soltanto in qualifica dove doveva esprimere il suo meglio. Hamilton durante il Gran Premio aveva un passo in linea con i ferraristi, ma l’esser stato superato al via da Rosberg gli ha segnato la gara e, se non gli fosse riuscito il sorpasso del tedeschino ai box, sarebbe arrivato a mezzo minuto o giù di lì. Purtroppo, come tutti prevedevano, quest’anno le gare promettono di essere dei grandi trenini dove, anche se uno ha un secondo in tasca di potenziale, non può sperare di sopravanzare chi lo precede se non nei giri finali quando, a vettura senza benzina, le gomme vanno risparmiate di meno.
Mercedes. Per ora va più piano; non di molto, ma quanto basta per finire in fretta fuori lotta. Quei tre o quattro decimi che un anno fa la mettevano davanti a tutti, adesso mancano sia in qualifica sia nel passo gara. Una rondine non fa primavera, ma se non verranno trovati rimedi in fretta, il team tedesco, dei quattro di testa, sembra il più indietro.
Cambierà qualche cosa a Melbourne? Forse sì, perché è una pista più insidiosa con qualche staccata da brivido a mano a mano che il tracciato si sporca, come avviene sempre col passare dei giri e le divagazioni fuori pista di qualche concorrente. In Bahrain il tracciato nuovo ha tolto gli unici due punti da sorpasso che rendevano quel circuito il meno peggio di quelli disegnati da Tilke: capire perché si sia deciso di allungarlo per omologarlo ai peggiori resta un mistero. Si spera allora in qualche emozione in più, ma è difficile che succeda in fretta, almeno finché ingegneri e piloti non avranno le idee chiare sul comportamento delle gomme con il gran carico a bordo.
Schumacher, infine. Su di lui ognuno si sarà fatto un’opinione molto figlia delle attese, del fastidio per la fuga dalla Ferrari, o per l’amore legato al passato. Secondo me è andato come la sua auto gli permetteva. Terminare la gara dopo 300 km e nemmeno 4 secondi dal suo veloce compagno di squadra, partito oltretutto, due posizioni avanti testimonia che tanta ruggine non gli è rimasta addosso. Chiaro che tre anni di sosta lo obbligano a ritrovare il ritmo della gara e nel giro di tre o quattro Gp potrebbe essere il più veloce in casa Mercedes. Dopo, dipenderà tutto dall’auto di cui disporrà. Se da assoluto, vincerà, altrimenti no. Contro gente come Alonso, Hamilton e Vettel, con un mezzo inferiore non può farcela nessuno.

Brawn su Schumi sembra troppo sicuro…

gennaio 26, 2010  |  Formula 1  |  12 Commenti  |  Lascia un commento

Come deve essere letta l’esagerata fiducia su Michael Schumacher, e sul suo intatto livello di competitività, ostentata da Ross Brawn in occasione della presentazione ufficiale del team Mercedes? Poche volte, in tanti anni di lavoro a contatto con il mondo della F.1, mi è capitato di sentire un team manager esporsi tanto. Brawn non è di primo pelo ed ha vinto come pochissimi altri; nel Circus è considerato come merita e di solito ha sempre fatto sfoggio di una grande prudenza. Eppure su Schumi, sul suo potenziale ancora intatto, è parso sin troppo sicuro: lo ha fatto perché ne è veramente convinto, oppure per esorcizzare la paura che non sia così?
Il tema è avvincente e ci porta ai primi test con ancora più curiosità. Sentir dire da Ross che: “ Michael è ancora un ragazzino, che non ci saranno problemi perché lui è un atleta eccezionale e questo non va mai dimenticato…”.
E ancora: “Mi aspetto che lui renderà esattamente come ha saputo fare in passato… Parlando con lui ho capito che non è cambiato, che non perso nulla della sua voglia di vincere e di fare tutto al meglio perché ciò accada… So che sarà concentrato in ogni corsa, in ogni minuto del giorno, in ogni giro che percorrerà in pista… Sono stato troppo tempo con lui per non capire che non è cambiato nulla… Vedrete che sarà ancora incredibilmente veloce e che si rivelerà molto più giovane dei 41 anni che si porta addosso…”.
Beh, se non è convinzione questa non so che cosa lo sia, e conoscendo i modi di fare e di agire di Brown resto molto impressionato. Mi verrebbe da dire che non bluffa, ma tanta fiducia mi sconcerta un po’. Non è troppa?

Schumi in Mercedes: chi trema di più?

dicembre 23, 2009  |  Formula 1  |  24 Commenti  |  Lascia un commento

Adesso è ufficiale: il più vecchio pilota sullo schieramento nel primo GP della stagione 2010 di F.1 sarà il tedesco Michael Schumacher. Lui e la Mercedes si sono definitivamente accordati per un impegno triennale (!) e con un obiettivo preciso: vincere il titolo mondiale.

Schumi ha 41 anni e a sentire molta gente del Circus tutto da perdere in un rientro tanto clamoroso quanto difficile. La Brawn nel 2009 ha fatto il pieno di titoli e di vittorie, lui è quello che ha vinto di più, però non sempre l’unione delle eccellenze equivale a un matrimonio di successo.

Però Schumi, stando ai rumors che già girano, potrebbe intascare nella sola prima stagione una cifra più vicina ai 70 milioni di Euro che ai 60, il frutto di un generoso contratto con la Mercedes e il ritorno di tutti i suoi sponsor personali disposti questa volta a spendere molto di più del solito perché un evento così non ha uguali nella storia della F.1, pertanto parlare di “rischi” è molto relativo se non sul piano più romantico, quello cioè che governa da un trentennio in qua tutte le cose del Circus…

Schumi non è più un ragazzino, ma come ha fatto notare il presidente Montezemolo, ha un fisico molto allenato e una volontà che ha pochi uguali tra i piloti in circolazione. Se subito dopo la firma ha voluto dichiarare che punta seriamente al titolo iridato, va preso con molta attenzione non essendo uno che parla mai a caso. Significa che si sente molto pronto. Oltretutto davanti a lui si apre una nuova era per la F.1, dove l’esperienza conterà molto di più della velocità pura. Gestire vetture a inizio gara con il pieno e poi via via più leggere sarà molto complesso, specie per quei piloti giovani abituati a correre sempre e soltanto a piede giù.

Per tutta la F.1 questo è uno spot che fa benissimo: di sicuro ci sarà molta attesa e tutti si aspettano ascolti record almeno gare che apriranno i giochi. Chi avrà vita più dura sarà Rosberg, gioco forza confinato nell’ombra alla prima grande opportunità della carriera. La convivenza per lui sarà molto complicata, certo che se dovesse svettare avrebbe l’avvenire assicurato.

Tutti, comunque, si aspettano adesso l’impossibile con la sola eccezione dei ferraristi (intesi quelli della Ferrari Squadra Corse) che temono e tremano. Loro conoscono come nessuno il tedesco, e parlando con loro si percepisce chiaramente che non sono per niente tranquilli.

Schumi perché non smentisci?

dicembre 11, 2009  |  Formula 1  |  19 Commenti  |  Lascia un commento

Ormai la voce è diventata un boato. Tutti i media europei strillano che Michael Schumacher, sette titoli mondiali, uomo simbolo della grande Ferrari con Luca di Montezemolo presidente, è in procinto di correre per la Mercedes in F.1 riformando la formidabile accoppiata con Ross Brawn.
Sarà proprio così? Lanciarsi in pronostici non è opportuno, anche perché in F.1 tutto può sempre succedere. In un mondo dove il denaro comanda tutto non c’è mossa che non trovi una buona ragione di volta in volta motivata con la disaffezione, la voglia di rivincita, la scommessa più rischiosa, l’amore per le corse…
Schumi, in ogni caso, non ha ancora smentito. E questa è la notizia vera, la cosa che più insospettisce gli addetti ai lavori. Perché questo tam tam non smette? In condizioni normali l’impiegato di lusso della Ferrari avrebbe già dovuto urlare che queste sono soltanto speculazioni, invece non l’ha fatto. Così corrono i ragionamenti più disparati: dal fatto che Alonso non lo voglia tra i piedi ai box delle Rosse, all’ipotesi piuttosto ardita che lui comunque tragga un rendiconto dalla Casa della Stella per il ritorno pubblicitario che in questi giorni arriva a Stoccarda, al fatto, infine, che ci stia proprio pensando.
Secondo voi andrà?

Adesso sotto con Fisichella

settembre 3, 2009  |  Formula 1  |  25 Commenti  |  Lascia un commento

Alla fine l’ha spuntata il Fisico. Anche questo un premio alla carriera, quasi che ci fosse un’asticella al di sotto della quale non si poteva andare: Schumacher, Badoer, Fisichella. Tutti in zona quaranta, la temperatura giusta per la febbre dei tifosi Ferrari.

Adesso non ci sono più scuse. Se Michelone avesse mai fallito sarebbe stato perché era da troppo tempo lontano dalle piste; con Badoer, che ha clamorosamente toppato, si è giustamente sottolineato che da uno fuori dalle gare da addirittura dieci anni non ci si poteva aspettare niente di più; invece da Fisichella, in fase indubbiamente discendente di carriera per via dell’età e non certo dello spirito, non si potranno comunque accampare scuse vista la corsa in Belgio dove è arrivato a un solo secondo da Raikkonen, il vincitore.

Conosco Giancarlo dai tempi del kart, quando era il più bravo di tutti e da tutti riconosciuto come il più forte anche se non riuscì mai ad arrivare a un titolo sicuramente alla sua portata. Allora si diceva che era la copia di Senna perché pure Ayrton stradominò con i kart ma collezionò “zero tituli” per jella e per la forza strafottente di un Fullerton che aggiungeva troppo mestiere a grandi qualità.

Quando Giancarlo arrivò in F.1 in tanti vedevano in lui un predestinato, poi però le cose hanno preso una piega strana con un bilancio che non gli rende merito. In Ferrari arriva alla soglia della pensione e con un contratto a tempo che non è mai il massimo della vita. Però Fisico è un duro, uno che porta sulla pelle molte cicatrici per torti subiti. Darà il suo massimo, questo è sicuro, e non deluderà. Il suo inossidabile ottimismo gli farà credere persino che questo sia un premio, ma se andrà forte magari si convincerà che forse è una beffa. Tutto troppo tardi e per troppo poco tempo.

Super Kimi. E adesso?

agosto 31, 2009  |  Formula 1  |  49 Commenti  |  Lascia un commento

Che sia stato Giancarlo Fisichella l’uomo principe del GP di Spa non ci piove, ma che Kimi Raikkonen sia adesso il pilota al centro della F.1 è altrettanto vero.

Il finlandese, sulla pista regina del mondiale, è stato freddo, implacabile e cinico. È vero che ha approfittato della safety-car per sbarazzarsi in fretta di Fisichella, ma è altrettanto vero che senza la scia di Raikkonen il pilota italiano non sarebbe scappato, e prima o poi il ferrarista avrebbe avuto buon gioco a infilarlo di potenza.

Oggi Kimi sta ritrovando smalto e convinzione; pare proprio che da quando non c’è più nel team il brasiliano Massa a imporre le sue soluzioni tecniche l’auto si cucia meglio addosso al campione del mondo di due anni fa. Fatto sta che lo stato di forma di Raikkonen diventa un vero problema per gli uomini di Maranello, sempre più sulle spine sul da farsi. Chi lo voleva fuori della squadra per la coppia Alonso-Massa, pur con il problema di un contratto onerosissimo da risolvere, adesso vacilla. E se Felipe non tornerà quello di prima? Se impiegherà più tempo del previsto? E ancora: se Kimi va in un altro team, pagato in toto o in parte da noi, e poi magari ci sta davanti?

Tormenti che spiegano bene le indecisioni sul sostituto del brasiliano: Schumi era perfetto sul piano mediatico; un giovane avrebbe avuto senso come strategia ma se poi se la fosse cavata bene avrebbe generato malumori nell’opinione pubblica per un suo appiedamento, oggi si parla di Fisichella ma il rischio che sia molto veloce potrebbe complicare ancora di più la situazione in seno al team in ottica 2010 quando una coppia di piloti bisognerà pur ufficializzarla. Badoer, tra le tante, era la situazione più comoda e, paradossalmente, lo è ancora per quanto i dubbi della vigilia, sull’impiego di un ex pilota che era stato velocissimo ma che da dieci anni era lontano dalle corse, si siano rivelati fondati.

Ma non è la seconda guida il problema del Reparto Corse in questo momento. A Monza qualcuno guiderà e gli appassionati batteranno comunque le mani come sempre succede con la Ferrari. Quello che assilla i capi delle Rosse è il ritrovato Raikkonen. Se dovesse continuare, o addirittura migliorare ancora, la patata bollente scotterà le mani di qualcuno. E nessuno, a Maranello, vuole essere quel qualcuno.