Posts Tagged ‘Vettel’

Non solo la strategia…

novembre 15, 2010  |  Formula 1  |  58 Commenti  |  Lascia un commento

L’amarezza dei tifosi Ferrari è il leit-motiv di queste ore. Dal grande entusiasmo alla terribile delusione il passo è stato breve e come sempre si finisce per esagerare nei giudizi.
Evito, volutamente, di entrare sulla stagione appena conclusa perché, bella e appassionante com’è stata, richiederebbe un discorso troppo lungo e troppo articolato per esaurirlo in un solo commento. L’ultima gara merita però un’analisi un po’ meno scontata di come i commentatori della Rai hanno fatto, calcando la mano con forza sugli errori di strategia al muretto, spostando sempre i problemi sugli operativi della squadra. Una volta Alonso vince grazie ai velocissimi meccanici (Monza, anche se non erano stati i più veloci), una volta Alonso perde il titolo per essere stato richiamato troppo in fretta (vero, probabilmente).
La verità è che chi fa sbaglia, e questo può succedere: se gli andava bene al box erano degli strateghi (e a mossa appena effettuata erano partiti gli applausi anche dei telecronisti…), sbagliando sono diventati degli stupidi. Dopo, a bocce ferme, è sempre facile bacchettare, ma le scelte si prendono al volo e per questioni di attimi si vince o si perde, così come accade con i sorpassi: quando riescono si è fenomeni, quando non riescono si è dei pirla (Alboreto dixit).
Invece la Ferrari non ha perso il mondiale, lì. Lo ha perso prima, nella settimana tra il Brasile e Abu Dhabi. In quei giorni nella testa degli uomini del Cavallino ha preso corpo l’idea che il titolo fosse già in tasca, a patto di non commettere il minimo errore.
Poi ci hanno pensato le prove di qualifica a complicare le cose, con Webber troppo indietro per essere vero. A quel punto tutti i giochi sembravano fatti: Webber è della stessa squadra di Briatore (il manager che gestisce sia Alonso che l’australiano) e a quel punto, ormai fuori dai giochi, di sicuro una mano a Vettel col fischio che Mark gliel’avrebbe data dopo tutti gli sgarbi avuti nel corso dell’anno.
Ecco allora la preoccupante dichiarazione (per uno come lui) di Alonso già sabato pomeriggio: “Domani il solo problema sarà al via, e lì anche se Button mi dovesse passare non sarà un problema”. Un pensiero troppo minimalista per un due volte campione del mondo.
Poi al via ecco che puntualmente quello che aveva previsto si è avverato: porta aperta a Button con Webber ben distante a non disturbare. Tutto troppo facile, assolutamente fuori dallo spirito di una stagione iridata corsa sempre col coltello, con 5 piloti in lotta per il titolo fino a due gare dalla fine e poi con 4 all’ultima.
Ecco, probabilmente in Ferrari non hanno interpretato l’ultima gara come un Gran Premio all’arma bianca. Troppa sicurezza mescolata a troppa paura sono state un mix che ha portato quelli di Maranello fuori strada. Era invece lecito aspettarsi una prestazione come quella della McLaren, con entrambi i piloti a dare tutto, compreso Button che pur non aveva interessi di alcun genere ma che ha saputo correre sugli stessi tempi del compagno Hamilton proteggendogli le spalle fino all’ultimo giro perché non si sa mai.
Il Massa inesistente delle ultime corse, e l’Alonso.non-Alonso di Abu Dhabi hanno tradito il senso dell’appuntamento decisivo, a prescindere da come poi sono andate le cose. E’ come se la Ferrari tutta avesse un tarlo nel cervello già prima di cominciare la corsa, scordando che nelle corse di oggi l’imprevisto è sempre dietro l’angolo, e quasi non fosse noto a tutti che su questa pista i sorpassi sono impossibili. Bisognava partire col coltello tra i denti e non con il pallottoliere in mano: pronti a ragionare quando davvero sarebbe servito, cioè a gara già avviata e verso un finale scontato. Ma non perdenti già dal via.

Webber in Red Bull è “bruciato”

giugno 1, 2010  |  Formula 1  |  33 Commenti  |  Lascia un commento

Povero Webber, vive il momento migliore della sua già lunghissima carriera e nel suo team stanno meditando di farlo fuori. L’incidente di domenica scorsa in Turchia ha mandato su tutte le furie l’uomo potente del team, l’ex pilota Helmut Marko, talent scout e braccio destro del padrone Dietrich Mateschitz. Marko ha allevato sin da giovanissimo Sebastian Vettel e stravede per la stella tedesca. Dopo la gara è andato su tutte le furie e ha sparato parole di fuoco contro il leader del mondiale che lui proprio non sopporta perché sta facendo ombra al suo talentuoso pupillo. La sua esternazione pubblica: “Mark per una qualsiasi ragione era più lento e diventava sempre più lento giro dopo giro, mentre Vettel era nettamente più veloce anche perché incalzato sempre più da vicino da Hamilton e se fosse rimasto dietro a Webber sarebbe stato superato. È per questo che Sebastian ha dovuto agire. Mark sapendo di essere più lento lo avrebbe dovuto lasciar passare…” è una vera dichiarazione di guerra. Chi è vicino alla squadra giura che da adesso la vita per Webber si farà durissima, tanto che il suo manager già sa che deve trovare in fretta un volante per il suo assistito in ottica 2011 perché nel team Red Bull non ci sarà più posto.
Giusto che finisca così? Chi è vecchio del Circus non si stupisce: da sempre dentro le squadre c’è chi è più protetto e chi è sempre in discussione. Però, a scoprirlo, ci si resta sempre male. Webber, è indubbio, ha meno futuro di Vettel e probabilmente ha meno talento non tanto sul piano velocistico, quanto nella gestione delle difficoltà. Ma adesso era in paradiso, e il brusco ritorno sulla terra non potrà che sembrargli amarissimo.

Ma quella di Barcellona è una pista vera?

maggio 10, 2010  |  Formula 1  |  16 Commenti  |  Lascia un commento

Eravamo rimasti al possibile Gp alle porte di New York, l’ultima follia a parere di quasi tutti. Ma rivisto il circuito di Barcellona penso che a ben diritto qualsiasi altro tracciato possa entrare nel giro che conta.
Da dieci anni chi parte in pole nel Gp di Spagna poi vince. Perché è il più bravo o il più veloce, si potrebbe pensare, e in qualche caso sarà stato anche così. Di sicuro chi è dietro non sorpassa mai, o fatica tantissimo; persino se ha due secondi di margine nel piede, come si è visto a lungo con la Mercedes di Rosberg piantata dietro la Williams di Hulkenberg.
Una processione scontata dove Vettel, più veloce di Hamilton, nemmeno ci ha mai provato ad attccare per non rovinare le sue coperture, dove Button, sicuramente più veloce di Schumacher ci ha provato poi ha desistito perché il mestiere del tedesco gli ha fatto capire in fretta che non c’era trippa per gatti, e così via. Un Gran Premio per rassegnati dove i pochi sconvolgimenti sono avvenuti ancora una volta ai box, perché chi ha avuto qualche problema lo ha pagato perdendo posizioni (Vettel e Button tra i primi). Per il resto una rinuncia generalizzata che è parsa insopportabile in quanto, una volta tanto, nemmeno dettata da regolamenti tecnici sbagliati o da automobili incapaci di stare in scia. Semplicemente lì non si passa. Amen.
Ha vinto Webber, perfetto per tutto il fine settimana, sempre veloce quando si corre con condizioni ambientali ottimali. Iellatissimo Hamilton, che non merita probabilmente l’accanimento della sorte contro di lui, e sfortunato ma non troppo Vettel, ancora alle prese con freni che fanno le bizze (solo sulla sua monoposto, però…) in ogni caso in grado di finire la gara nella posizione che occupava prima dei problemi accusati, che già non è male.
Ottimo, infine, Alonso, e pure favorito dalla sorte. Da due gare si ritrova sul traguardo messo molto meglio che all’inizio del Gp perché safety car varie oppure i guai di chi lo precede gli spianano un po’ la strada. La storia insegna che ai grandi campioni accade spesso così, e non c’è da indignarsi. Per trarre vantaggi bisogna essere al posto giusto e lui c’è sempre. Ribadisco, quindi, un concetto già espresso prima dell’avvio del mondiale: la McLaren mi sembra la squadra favorita per il titolo costruttori e Alonso il favorito tra i piloti. Strada facendo ne sono sempre più convinto.
Restando alla McLaren questi primi cinque Gran Premi mi hanno riportato al 1984 quando nel team di Ron Dennis convivevano due campioni come Prost e Lauda. Allora Prost era lo scavezzacollo, il cavaliere senza macchia e senza paura (correndo così non vincerà mai un mondiale, profetizzavano in tanti) mentre Lauda era la formichina che non buttava via nulla e che arrivò al titolo con appena mezzo punto di vantaggio proprio su Prost. E’ troppo presto per profetizzare che finirà così tra i due galletti di oggi, ma qualche analogia in chi è vecchio la coppia attuale la suggerisce.
Ci sarebbe anche da parlare, molto, dei vari buchi a favore della migliore aerodinamica che obbligano i piloti a manovre assurde. Mi sembrano una vergogna, ma ci toerneremo sopra più diffusamente.

Motori fragili e sospensioni furbe

aprile 6, 2010  |  Formula 1  |  13 Commenti  |  Lascia un commento

E tre. Dopo Alonso e Button, ecco Vettel. Il mondiale si accende perché c’è varietà in testa e perché i primi sono raccolti in un pugno di punti, davvero pochi adesso che chi vince se ne porta a casa 25 alla volta. Ma sì, merita parlare dei nuovi punteggi e rifletterci un po’ su. Il tedeschino volante Vettel, per esempio, senza guai di affidabilità oggi potrebbe essere lassù, al comando con già 75 punti in saccoccia. Abituati ai vecchi numeri, ci parrebbe in fuga assoluta, imprendibile per chiunque. Invece è solo questione di abituarci a un mondiale dove, in teoria, un pilota imbattibile potrebbe chiudere la stagione a quota 475, praticamente tutti quelli conquistati in carriera da Mansell, ben più di quelli intascati da Lauda e Hakkinen.
In compenso il nuovo punteggio ha permesso allo stesso Vettel, con il colpaccio in Malesia, di essere prontamente tornato in corsa per la leadership mondiale, attaccato alla formichina Massa che guida il gruppo senza esaltare ma anche senza daludere. L’incertezza ne guadagna, e suggerisce un paio di ovvie considerazioni: la prima è che un pilota capace di vincere più della media, potrebbe arrivare facilmente al titolo pur con diverse gare buttate via. Esattamente quello che la Federazione voleva per incitare i piloti ad osare di più. La seconda contraddice invece la prima, e sostiene che senza una supremazia netta (quello che è accaduto fino ad oggi, cioè tre vincitori differenti in tre gare) la presenza costante nelle prime posizioni esalta i regolaristi ( Massa, ma anche Rosberg e Button) anche perché si è rivisto una volta di più che con fondo asciutto superare è quasi impossibile e le tenaci difese, senza particolari manovre al limite, di Sutil e Button nei confronti dei più veloci Hamilton e Alonso lo hanno testimoniato ampiamente.
Ed eccoci ad Alonso, autore di una gara strepitosa a sentire le gole profonde nel team Ferrari. Dicono loro che non ci si deve far trarre in inganno né dal sorpasso subito dallo spagnolo per opera di Button subito prima che l’inglese rientrasse per sostituire le gomme morbide con quelle più dure, né dalla sua incapacità di superare a sua volta Button nel finale di gara. Aveva sin dal via grossi guai con la frizione, quindi tanto di cappello. Però la Ferrari ha rotto un motore, tre li avevano già sostituiti in precedenza e neppure quelli sulla Sauber se la sono passata bene. Significa che qualche allarme c’è, e nell’ottica di una stagione lunghissima la cosa agita molto, anche perché i motori sono bloccati e non si può intervenire per sistemare quello che non va.
Aspettiamo allora la Cina con le nuove probabili sospensioni attive della McLaren a imitazione di quelle per adesso efficacissime, e contestatissime, della Red Bull. La Ferrari, che per adesso le ha regolabili manualmente, e la Mercedes che ne è del tutto priva, stanno alla finestra pronte ad adeguarsi il più in fretta possibile se anche al team britannico fosse concessa la “furbata” del 2010.

Ha vinto Button, anche se non se n’è accorto nessuno

marzo 29, 2010  |  Formula 1  |  27 Commenti  |  Lascia un commento

Qualcuno forse se n’è accorto, ma non in tanti; almeno se ci si limita a chi dovrebbe fare informazione. In Australia il Gp di F.1 l’ha vinto Button, il campione del mondo in carica, il pilota della McLaren. L’ha vinto alla sua maniera cioè mai buttando via un’occasione quando questa gli si presenta. Da sempre è la sua forza: magari inventa poco, ma sciupa nulla. Non ha la straripante irruenza di Hamilton, la sagacia tattica e il talento di Alonso, la velocità di Vettel, questo proprio no, ma per una squadra lui vale tanto oro quanto pesa.
La sua corsa è stata straordinaria e se la sua intuizione di cambiare per primo le gomme l’avessero avuta Alonso o Massa oggi avremmo le pagine piene di lodi e di lirica esagerata. Se, una volta in testa, un ferrarista avesse condotto la gara con la stessa sicurezza e lo stesso rispetto delle gomme che ha avuto l’inglese, idem come sopra. Paginate di lodi. Invece no, il leitmotiv è stato che la Ferrari a Melbourne ha allungato sugli avversari, concetto curioso quando il team del Cavallino ha incassato meno punti della McLaren.
Guardate, Button a parte, l’Australia ha detto alcune cose molto importanti. La prima è che Alonso è il più serio candidato al titolo mondiale; ha il passo per farcela e la testa per arrivarci. Poi che Hamilton a tratti è capace di tutto, probabilmente l’unico oggi che può provarci sempre e riuscirci spesso, un nuovo Mansell con ancora più talento. Infine che la McLaren ha la coppia di piloti che alla lunga può incamerare più punti. Il Gp ha sottolineato, però, altre cose, per esempio che la Ferrari non può tornarsene a casa contenta perché essere finita dietro alla Renault con un pilota che non ha avuto problemi non è proprio esaltante, stessa cosa per la Mercedes, anch’essa con un pilota che non ha avuto problemi. In quanto alla Red Bull, conferma i timori della vigilia: grande velocità (per quanto sospetta per un uso di regolazioni delle sospensioni molto ambiguo in qualifica) e un pilota oggi estremamente veloce, Webber, ma probabilmente al di sopra del suo limite. I troppi errori non hanno condizionato soltanto la sua corsa ma anche quella degli incolpevoli avversari, e questo non tranquillizza per le gare future e per difficile confronto con il suo compagno di squadra, Vettel.
Si torna a correre tra sette giorni, di nuovo al caldo, ma con l’umido e forse ancora con la pioggia. Potrebbe finire con un vincitore ulteriormente diverso e questo per l’interesse del campionato è sicuramente un bene, ma i valori in campo si sono già delineati con la sola eccezione di Schumacher. Il tedesco in qualifica è stato battuto per appena un decimo dal suo compagno (erano stati più di 3 in Bahrein), e in gara a parte l’incolpevole botto con Alonso ha patito anche un grosso ritardo al box nel cambio gomme quando la squadra non era pronta. Questo l’ha ributtato molto indietro e gli ha compromesso del tutto la gara. Vabbè, non se n’è accorto nessuno e non sorprende: oggi chi lo ha incensato per una vita è in prima linea nel “dare addosso al crucco”. Avanti pure.

Alonso, aprire vincendo porta sempre bene

marzo 15, 2010  |  Formula 1  |  23 Commenti  |  Lascia un commento

Se le statistiche contano ancora qualcosa, non c’è nulla di più confortante della doppietta Ferrari in Bahrain e soprattutto del colpaccio di Alonso: la storia insegna che praticamente sempre chi ha vinto la gara d’apertura della stagione poi ha fatto suo il titolo mondiale.
Vettel allora deve mangiarsi le mani? In assoluto sì, perché stava correndo una gara magnifica e autoritaria, ma, come si temeva alla vigilia, le Red Bull sono le monoposto del lotto di testa più a rischio per l’affidabilità.
La Ferrari, allora. Ci si aspettava una buona gara ed è uscita ottima, ci si aspettava un grande Alonso ed è parso ancor più autoritario del previsto. Si poteva sperare di più? No.
La McLaren ha un po’ deluso? Anche qui no, oppure sì, ma soltanto in qualifica dove doveva esprimere il suo meglio. Hamilton durante il Gran Premio aveva un passo in linea con i ferraristi, ma l’esser stato superato al via da Rosberg gli ha segnato la gara e, se non gli fosse riuscito il sorpasso del tedeschino ai box, sarebbe arrivato a mezzo minuto o giù di lì. Purtroppo, come tutti prevedevano, quest’anno le gare promettono di essere dei grandi trenini dove, anche se uno ha un secondo in tasca di potenziale, non può sperare di sopravanzare chi lo precede se non nei giri finali quando, a vettura senza benzina, le gomme vanno risparmiate di meno.
Mercedes. Per ora va più piano; non di molto, ma quanto basta per finire in fretta fuori lotta. Quei tre o quattro decimi che un anno fa la mettevano davanti a tutti, adesso mancano sia in qualifica sia nel passo gara. Una rondine non fa primavera, ma se non verranno trovati rimedi in fretta, il team tedesco, dei quattro di testa, sembra il più indietro.
Cambierà qualche cosa a Melbourne? Forse sì, perché è una pista più insidiosa con qualche staccata da brivido a mano a mano che il tracciato si sporca, come avviene sempre col passare dei giri e le divagazioni fuori pista di qualche concorrente. In Bahrain il tracciato nuovo ha tolto gli unici due punti da sorpasso che rendevano quel circuito il meno peggio di quelli disegnati da Tilke: capire perché si sia deciso di allungarlo per omologarlo ai peggiori resta un mistero. Si spera allora in qualche emozione in più, ma è difficile che succeda in fretta, almeno finché ingegneri e piloti non avranno le idee chiare sul comportamento delle gomme con il gran carico a bordo.
Schumacher, infine. Su di lui ognuno si sarà fatto un’opinione molto figlia delle attese, del fastidio per la fuga dalla Ferrari, o per l’amore legato al passato. Secondo me è andato come la sua auto gli permetteva. Terminare la gara dopo 300 km e nemmeno 4 secondi dal suo veloce compagno di squadra, partito oltretutto, due posizioni avanti testimonia che tanta ruggine non gli è rimasta addosso. Chiaro che tre anni di sosta lo obbligano a ritrovare il ritmo della gara e nel giro di tre o quattro Gp potrebbe essere il più veloce in casa Mercedes. Dopo, dipenderà tutto dall’auto di cui disporrà. Se da assoluto, vincerà, altrimenti no. Contro gente come Alonso, Hamilton e Vettel, con un mezzo inferiore non può farcela nessuno.

Ingaggi F.1 2009. Kimi re con grande margine

ottobre 30, 2009  |  Formula 1  |  13 Commenti  |  Lascia un commento

Alla vigilia del GP di Abu Dhabi il periodico economico “Arabian Business” ha pubblicato gli ingaggi dei piloti del mondiale F.1 riguardo la stagione corrente. Ovviamente si tratta dei soli accordi diretti tra squadra e pilota e non tengono conto di eventuali sponsor personali qualora il team li ammetta. Per questo alcuni piloti appaiono a ingaggio zero (il guadagno lo fanno con sponsor personali e presenze su tuta o casco). Balza all’occhio come Raikkonden sia nettamente il più pagato del lotto e come alcuni protagonisti della stagione, Button e soprattutto Barrichello abbiano guadagnato decisamente “poco” anche nel confronto con altri quasi esordienti. Barrichello, per sempio, pagato meno di Buemi sorprende un po’.
Voi che cosa ne pensate?

1. Kimi Raikkonen $45m
2. Lewis Hamilton $18m
3. Fernando Alonso $15m
4. Nico Rosberg $8.5m
5. Felipe Massa $8m
6. Jarno Trulli $6.5m
7. Sebastian Vettel $6m
8. Mark Webber $5.5m
9. Jenson Button $5m
10. Robert Kubica $4.5m
11. Heikki Kovalainen $3.5m
12. Nick Heidfeld $2.8m
13. Timo Glock $2m
14. Giancarlo Fisichella $1.5m
15. Sébastien Buemi $1.5m
16. Rubens Barrichello $1m
17. Jaime Alguersuari $0.5m
18. Vitantonio Liuzzi $0
19. Adrian Sutil $0
20. Romain Grosjean $0
21. Kazuki Nakajima $0

Button e Raikkonen i veri vincitori in Brasile

Button e Raikkonen i veri vincitori in Brasile

ottobre 19, 2009  |  Formula 1  |  28 Commenti  |  Lascia un commento

Leggere una gara è spesso andare oltre la classifica finale. E in questa logica il GP del Brasile ha avuto due protagonisti per molti versi inaspettati per il modo in cui si sono battuti.

Jenson Button si è portato a casa la corona iridata e il fatto in sé non dovrebbe sorprendere: è stato in testa dalla prima gara all’ultima, ha vinto più gare di tutti, ha colto più pole position di tutti, ha ottenuto più giri veloci in gara di tutti, ha commesso meno errori di tutti, è arrivato sempre a punti ad esclusione della gara di Spa dove il maldestro Grosjean lo ha buttato fuori nelle prime curve. Eppure in Brasile tutto giocava contro di lui, con l’idolo di casa, e suo avversario diretto per il titolo, Barrichello, in pole e lui solo quattordicesimo e ben lontano dalla zona punti. Poteva quindi starsene rassegnato e aspettare gli eventi, invece ha sfoderato il meglio del suo repertorio: due sorpassi già al via, poi, dopo la carambola a inizio secondo giro, ecco una serie di duelli scomodi, quelli che un campione non vorrebbe mai avere a che fare: con tre piloti esordienti o con niente da perdere (avrete notato la fatica fatta da Vettel, che è un super, per superare Nakajima…) fino al capolavoro con Buemi in fondo al rettilineo.

 Jenson, anche per mettere a tacere troppe pretestuose critiche, il suo titolo è andato a prenderselo prima che Barrichello forasse, ed era campione anche quando il brasiliano era terzo e ben lontano dall’imprendibile Kubica. Ribadisco un concetto che è ben chiaro a chi conosce bene Button: lui non spreca mai nulla. È un pilota che si sbatte soltanto quando ne vale davvero la pena (e questo è un po’ il suo vero limite), però se c’è un’occasione lui non la perde mai. In carriera soltanto una volta poteva vincere una gara, prima di quest’anno, e fu in Ungheria. Lì lui vinse. Quest’anno è la prima volta che ha avuto per le mani un’auto per puntare al mondiale e lui lo ha fatto suo, di fatto dominandolo. Ogni tanto accade che a vincere sia uno non previsto dalle grandi leggi e Briatore citò a inizio anno, parlando della Brawn, che è come se fosse davanti il Lecce in serie A. Ma la storia ricorda gli scudetti del Cagliari o del Verona; ebbene sì, quelle erano delle provinciali, ma nelle loro stagioni magiche giocarono meglio di tutti, per quello vinsero.

Ma oltre a Button, chi mi ha veramente impressionato in Brasile è stato Kimi Raikkonen. Il finlandese è stato scaricato dalla Ferrari, eppure sotto la pioggia battente della prima qualifica è stato strepitoso, con una guida al limite della follia. E in gara è partito con una spinta degna davvero di un ex campione del mondo. Senza il contatto con Webber (molto sospetto) poteva davvero lottare per la vittoria. In ogni caso, ripartito dal fondo dello schieramento è risalito in zona punti portando ossigeno al Cavallino tenendo ancora aperto lo spiraglio per il terzo posto tra i costruttori che se conquistato varrebbe una bella fetta del suo ingaggio. Ma sì, il finale di stagione di Kimi è strepitoso per correttezza e impegno e dice che Raikkonen è un professionista con la P maiuscola. Altri al suo posto si sarebbero prudentemente preservati per il nuovo datore di lavoro, lui invece mette un impegno che forse gli ha fatto difetto in altri momenti, quando probabilmente pativa la troppa attenzione verso il compagno di squadra.

Le Brawn, la Ferrari e... Liuzzi

Le Brawn, la Ferrari e… Liuzzi

settembre 14, 2009  |  Formula 1  |  17 Commenti  |  Lascia un commento

Di come Ross Brawn abbia impacchettato tutti i suoi rivali in questo mondiale abbiamo già parlato, e c’è ben poco da aggiungere; con una vettura buona e dei piloti buoni sta facendo il vuoto nonostante ogni tanto incontri sulla sua strada vetture più buone e piloti ottimi. Il mondiale costruttori è già in tasca ed è giusto dire con pieno merito (nella foto, Jenson Button e Rubens Barrichello).
Ma questo campionato è sempre più sorprendente e vivace perché continua a proporre risultati ben differenti da quello che si potrebbe credere alla vigilia di ogni singola gara. Finora hanno vinto sei piloti differenti e quattro costruttori differenti. Da quanto non accadeva? La Brawn era partita al massimo poi è parsa in declino sino a due resurrezioni firmate Barrichello che hanno preso in contropiede mezzo Circus. La Red Bull, partita bene, a un certo punto è parsa imbattibile: c’era solo il dubbio della scelta su chi doveva incoronarsi campione tra Vettel e Webber. Poi è venuta fuori di prepotenza la McLaren (quella di Hamilton, va detto, perché il depresso Kovalainen è una disperazione) e già si è vagheggiato che con sei vittorie di fila Hamilton si sarebbe confermato campione. Infine è toccato alla Ferrari balbettante dell’inizio trovare nel Kers e in un rivitalizzato Raikkonen un passo tale da far dire al finlandese alla vigilia di Monza che per il titolo c’è anche lui.
In più, come se non bastasse, è venuta fuori una Force India che va come la Ferrari, un secondo dietro la miglior Ferrari per due GP di fila e con due piloti differenti che potevano essere tre perché Liuzzi (nell’immagine a lato) è stato la grande rivelazione del GP d’Italia; lui che veniva da due anni di ozi e che si è qualificato pochissimo dietro al suo caposquadra Sutil pur avendo imbarcato 30 chili di carburante in più. Antonio più che bravo è stato portentoso: nell’Italia dei Fisichella (rimandato a Singapore) e dei Trulli ha mostrato un piglio così sfacciato da lasciare stupefatti. Vabbè, non ha finito la gara, ma con la tattica giusta che aveva adottato poteva davvero aspirare al podio. Io lo ammetto: non avrei scommesso un centesimo su di lui perché da troppo tempo lontano dalle corse. Ma adesso mi sa che qualche eurino lo rischierò, specie se gli allibratori continueranno a pagarlo tanto bene.

Schumi, mossa geniale o occasione persa?

luglio 30, 2009  |  Formula 1  |  25 Commenti  |  Lascia un commento

La mossa è di quelle che piacerebbero a Hollywood: il vecchio campione che torna a calcare le scene e magari rimette tutti ragazzini in riga dall’alto del suo mestiere e della sua classe cristallina. La Ferrari, richiamando quel Michael Schumacher che aveva obbligato a smettere perché c’era un nuovo disegno da portare avanti, ha centrato l’obiettivo di tornare al centro della scena in un anno che più magro non si può.

Dal punto di vista spettacolare non ci poteva essere mossa migliore: a Valencia torneranno i grandi numeri di audience e il mondo sarà calamitato e diviso da scommesse roventi. Ce la farà o non ce la farà? Sin qui niente da dire, il risultato mediatico ha una portata colossale, più ancora di quando tornò Lauda.

Ma se vi va di leggere un’opinione fuori dal coro ve la servo subito. Se tatticamente la mossa Schumi non si discute, dal punto di vista strategico è l’ennesima occasione che la Ferrari si fa sfuggire. In un anno ai margini delle posizioni che contano, senza classifiche per cui lottare, non osare un giovane è mortificante. Perché a Maranello debbono sempre inseguire a pacchi di milioni di euro i campioni affermati senza incrociare mai un talento che sta sbocciando?

Oggi si sbava per Vettel (che due anni fa non costava nulla e che adesso è imprendibile), si ammira Hamilton che la McLaren ha fatto debuttare bambino, si bramava il Kubica in mano ai tedeschi, ci si svenerà per Alonso non avendogli mai prestato un minimo d’attenzione quando vagava tra la Minardi e le formule addestrative.

Weber, il manager di Schumi, nelle ultime ore aveva suggerito di provare il suo nuovo pupillo Hulkenberg, baby di grande avvenire e leader della GP2, ma non è stato ascoltato. Meglio ancora, la Ferrari aveva già avuto modo di saggiare le immense qualità del giovanissimo Bortolotti che la Red Bull le ha soffiato con un contratto quinquennale ma che con una (oggi) misera penale di appena 100 mila euro potrebbe svincolarsi. Invece no, si è preferito l’usato sicurissimo, i titoloni dei giornali, l’emozione dei tifosi. Meglio la gallina oggi dell’uovo domani, insomma. Ma così non si programma, si vive sempre alla giornata.